ANDY – ROMANZO GAY 13

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli dal primo al quattordicesimo sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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Nella mente di Marco fluivano rapidissime le sensazioni, Andy era tra le sue braccia, sembrava contento, sorrideva, scherzava, manifestava in ogni modo il suo sentirsi al suo posto, ma Marco era sconvolto, Andy era con lui, avrebbero fatto l’amore, ma Andy reclamava la sua libertà, forse voleva solo provare, almeno provare, che cosa fosse l’innamorarsi di una ragazza, voleva tentare di farsi accompagnare da Marco verso altri orizzonti e altre felicità, Andy non sapeva nemmeno se qualcuna delle felicità in cui sperava sarebbe mai esistita, ma voleva provare a staccarsi da Marco, per lo meno voleva provare a cercare una sua strada. Marco lo aveva amato con tutto se stesso ma sempre con l’idea che la sua felicità e quella di Andy sarebbero state una cosa sola, Marco non aveva mai pensato realmente che Andy potesse allontanarsi da lui, tutto questo per lui era stato sempre e totalmente relegato nel regno delle possibilità teoriche, forse il suo amore per Andy dipendeva proprio da questo presupposto: essere due ma essere totalmente una sola cosa. Marco cominciava a rendersi conto che Andy non era un altro Marco, che aveva una sua storia affettiva, un suo mondo di sentimenti e di paure che Marco non conosceva, ne aveva sentito parlare da Andy, ma non sapeva di che cosa si trattasse in realtà. L’idea della identificazione aveva retto dall’interno il loro rapporto fin dall’inizio, Marco ci aveva creduto totalmente, Andy solo in modo parziale. Eppure Andy si stringeva a Marco e voleva fare l’amore con lui. Marco era assalito da sensazioni contraddittorie, amava Andy e lo sentiva vicinissimo e totalmente disponibile nei suoi confronti ma nello stesso tempo cominciava a pensare che Andy, prima o poi, se ne sarebbe andato per la sua strada, o che almeno questo sarebbe stato possibile, non lo sentiva più suo in senso totale, cominciava ad avere se non la certezza almeno il timore di perderlo. Fece appello a tutte le sue doti di altruismo e cercò di vedere Andy da un altro punto di vista, che in fondo era quello che sarebbe piaciuto di più a Andy, cercò di accettare la prospettiva di vivere in funzione di Andy, della sua felicità, dei suoi sogni, cercò di accettare l’idea di dedicarsi totalmente a realizzare la felicità di Andy mettendo da parte la propria, per Marco, alla fine dei conti, tutto questo non appariva nemmeno come una cosa particolarmente difficile, in fondo anche Andy lo amava e lo amava in modo totale, compatibilmente con il suo io più profondo e con i sogni stratificati nella sua anima, Marco sapeva bene che Andy lo amava veramente e che non avrebbe voluto in nessun modo farlo stare male, che anche per Andy la lotta contro se stesso sarebbe stata difficilissima, anche Andy avrebbe dovuto distruggere un mondo di sogni per cercare di essere se stesso, avrebbe dovuto cercare il coraggio di andare per la sua strada o almeno di cercarla e anche per lui sarebbe stato un cammino difficilissimo. Marco comprendeva che Andy aveva necessità di staccarsi da lui in modo morbido, senza traumi, sentendosi sempre amato e con la certezza di poter tornare indietro in qualsiasi momento, tutto questo in teoria per Marco avrebbe potuto essere difficilissimo da accettare eppure in quei momenti non gli sembrava che fosse così, dentro di sé pensava ancora che Andy alla fine sarebbe comunque tornato da lui, ma di tanto in tanto gli veniva in mente l’idea di doverlo perdere per il bene stesso di Andy. Marco non riusciva a capire che cosa potesse passare esattamente per la mente di Andy, prese il coraggio a due mani e cominciò a parlare chiaro mentre accarezzava Andy, perché non si sentisse nemmeno sfiorato dal sospetto di non essere amato.

– Birillo, mannaggia… lo sai che mi metti un po’ in crisi?

– Lo so, Cucciolo, lo so e mi dispiace…

– No, non ti deve dispiacere, tu devi cercare una tua strada, è giusto che sia così.

Andy provò un attimo di terrore, sentì come il rifiuto di Marco, ma Marco continuò.

– Però, Andy, tu mi devi permettere di starti vicino lo stesso, io ti voglio bene… non so come dirtelo, Birillo, vorrei che tu non ti sentissi solo neanche un istante, ti voglio stare vicino… lo so che devi cercare la tua strada ma non la devi cercare da solo, ci voglio essere pure io vicino a te, almeno finché tu vorrai, … io ti voglio vedere felice…

– Cucciolo…

– Sì.

– Io voglio che mi ci porti tu alla mia felicità, lo so che mi vuoi bene, il tuo amore lo sento fortissimo e non ne posso fare a meno, però non so se è la mia strada vera, questo non lo so, Cucciolo, non ti so dire quello che succederà, ho paura che sia stata solo una fase, che la tua presenza sia servita a farmi maturare, a farmi cercare dentro me stesso, tu hai già avuto una funzione enorme per me, io prima ero una nullità totale, poi sono stato vicino a te e sto crescendo, sono molto incerto di me stesso, ma mi sento molto più forte di prima, tu mi hai dato una spinta affettiva fortissima, adesso io sto vicino a te, ci stiamo abbracciando, per me è una cosa tenerissima, io non ho segreti per te, almeno cerco di non averne, a nessun livello… però la mia vita vera, quella di fondo, potrebbe essere un’altra, tutte queste cose non me le dimenticherò mai, sono state la mia vita e lo sono ancora adesso, ma potrebbero non esserlo più in futuro, ma Cucciolo, io ti dico potrebbero, perché quello che succederà io non lo so, penso che potrei conoscere una ragazza e potrei sposarmi e avere figli, non mi dispiacerebbe affatto, però continuerei a pensare a te cento volte al giorno… magari poi chissà mi potrebbero venire dei momenti neri anche in quella situazione e potrei avere bisogno di stare vicino a te… non lo so, Cucciolo, non lo so… però non mi sento di mettere da parte a priori l’idea di una vita diversa… certe volte penso che quella potrebbe essere veramente la mia strada, mi sento frenato perché so che ti sto facendo male, questo non lo posso sopportare perché tu non te lo meriti, io vorrei riuscire a fare tutte e due le cose: cercare la mia strada e nello stesso tempo rimanerti vicino, ma non so se una cosa del genere sarà possibile…

– Birillo, una cosa del genere sta già succedendo, se non potrò avere Andy come amante almeno avrò un amico come si deve, uno che mi capisce fino in fondo, e poi non è una questione di ruolo, io non voglio perdere il mio Andy, che sarà sempre e comunque mio, potrà avere moglie e figli ma sarà sempre il mio Birillo…

– Cucciolo, ma tu pensi veramente che funzionerebbe?

– Sì, ne sono sicuro.

– E papà e mamma come ci resterebbero?

– Ti vorrebbero bene come prima, tra noi non cambierebbe nulla.

– Tu pensi?

– Sì, Birillo, ne sono certo.

– Allora domani mi accompagni alla fermata.

– Certo che ti accompagno alla fermata.

– E adesso ti va di fare l’amore con me?

– Birillo…

Fecero l’amore in modo struggente, come se fossero sul punto di separarsi per sempre, Andy sentì tutto l’amore di Marco, tutta la sua dedizione. Marco stava facendo in modo che Andy si sentisse amato, totalmente amato e senza nessuna condizione e nessuna riserva. Dopo rimasero abbracciati per un po’.

– Notte Cucciolo.

– Notte Birillo.

Si addormentarono l’uno nelle braccia dell’altro.

Al mattino Andy si alzò per primo, andò a preparare la colazione ma non fece la doccia, quando tutto fu pronto chiamò Marco con un bacio leggero.

– Cucciolo… è ora di alzarsi…

– Mh… vengo, vengo subito…

– Dai, che facciamo la doccia, la colazione è pronta e poi mi accompagni all’autobus…

– Arrivo, Birillo…

Entrarono nel box della doccia insieme, come succedeva tutte le mattine.

– Dai, Cucciolo, dammi una lavata come si deve… oggi mi devo fare bello…

– Ma tu non ne hai nessun bisogno.

Si insaponarono a vicenda e terminarono la doccia in pochi minuti senza allusioni sessuali, si asciugarono ciascuno per conto proprio, Marco ripensò a quando Andy voleva farsi asciugare da lui ed ebbe un attimo di malinconia, ma la scacciò subito. Andy volle che Marco gli facesse la barba come succedeva nei giorni importanti.

– Ma sei narcisista forte! Ma tanto sei bello di natura, non c’è proprio bisogno che ti atteggi… aspetta, una goccia di dopobarba profumato, … così… sei proprio irresistibile…

– Cucciolo, vieni di là… la colazione è pronta.

Si sedettero al tavolo.

– Cucciolo… che c’è?

– Niente… mi fa uno strano effetto…

– Lo so però cerca di sorridere… ecco, così!

– Io ti vedo così, bellissimo, irresistibile… mannaggia pensare che non sei solo per me… ma… niente! Va bene così, io voglio un Andy splendido…

– Cucciolo, io torno all’ora di pranzo e ti racconto tutto ma tu cerca di stare sereno, lo so che non è facile… che stai pensando adesso?

– Che ti vorrei accompagnare fino all’università e non fino alla fermata…

– Va bene…

– No, forse è meglio di no.

– Cucciolo, lo so che mi vuoi bene, non c’è bisogno che tu mi dia delle conferme… però adesso all’università mi ci accompagni…

– Almeno quello…

– Non mi fare il geloso, ti prego, non mi mettere in crisi, anche per me è già tanto difficile così…

– Scusa, Birillo, dai, finisci di prepararti e andiamo.

– Mi porto il telefonino, per ogni evenienza, tu però il tuo portatelo sempre appresso…

– Me lo porto, me lo porto…

– E tu che fai stamattina?

– Studiare non mi pare il caso, tanto studiamo insieme il pomeriggio, non lo so, forse me ne vado un po’ a spasso a prendere un po’ di sole, da papà non ci vado, il discorso è troppo prematuro… o semplicemente me ne vado a letto…

– No, a letto no…

– Perché?

– No, così, non c’è nessuna ragione specifica…

In macchina il discorso si fece più pericoloso.

– Cucciolo, però non mi devi odiare per quello che sto facendo…

– Io non ti potrei odiare per nessun motivo e poi tu adesso stai solo cercando la tua strada e io non ho nessun motivo per volerti bene meno di prima… ricordatelo, Birillo, ci sono e ci voglio rimanere qualunque cosa accada.

Le pause si facevano più lunghe e discorsi più assertivi e ripetitivi, entrambi avevano trovato il loro modo di comportarsi in una situazione come quella, poi Andy si fece più ardito.

– Cucciolo, è sicuro che non hai niente altro da dirmi?

– Birillo… io ce la sto mettendo tutta ma non mi stressare troppo.

– Scusa, Cucciolo, sono uno stupido, certe volte passo i limiti…

– No, non passi proprio niente… è che io non lo so come reagirò dentro, adesso credo che reagirò bene ma in sostanza non lo so, io ci proverò in tutte le maniere e con tutta la buona volontà ma quello che succederà io non lo so…

– Cucciolo, ma non è colpa mia, prova a metterti nei miei panni…

– E tu prova a metterti nei miei, hai ragione quando dici che non è colpa tua ma questo non mi risolve il problema, Birillo, io sono innamorato di te e non so se ce le farò a pensare che tu stai andando verso altri lidi, non è così facile…

– Lo so, Cucciolo, lo so, … mannaggia come mi sento strano, anch’io lo sento quasi come un tradimento, anche se tu non me lo dici…

– Ma non è un tradimento, Birillo, tu devi cercare la tua strada… non posso fare finta di non capirlo, significherebbe che ti voglio male e che mi sono innamorato di te solo perché puoi essere l’oggetto dei miei desideri ma mi sembra che sia una cosa squallida, solo che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… io tutte queste cose razionalmente le so, ma quando mi trovo a metterle in pratica lo sento eccome il senso della difficoltà…

– Cucciolo, siamo arrivati… che faccio? Dimmelo tu, io non so più che fare…

– Vai Birillo, non ci pensare due volte, ti aspetto a casa per pranzo e se ti capita qualche cosa di interessante mi fai un colpo di telefono e ci vediamo per cena… Ti voglio bene, Birillo!

– Ciao, Marco, ci vediamo a casa a ora di pranzo.

Andy scese e Marco mise in moto solo dopo che Andy ebbe girato l’angolo.

Andy non sapeva che fare, aveva portato con sé qualche libro nella borsa, se ne andò nella sala grande della biblioteca, quella dove aveva notato maggiore movimento, poggiò i libri sul tavolo e si mise a studiare, leggeva senza distrazione e la lettura di quel libro gli faceva tornare in mente Marco ma rimase lì, l’ambiente era tranquillissimo, non c’era quasi nessuno, gli appelli d’esame erano già tutti conclusi  e solo qualche raro studente si aggirava in quei locali alla vana ricerca di qualche collega. Andy ogni tanto alzava lo sguardo dal libro per vedere se ci fosse nei paraggi qualche viso conosciuto ma non vide nessuno, se non qualche ragazzo molto giovane che Andy non aveva mai visto prima all’università, in genere anche quei pochissimi passavano oltre e non si fermavano nella sala di lettura. Andy tornava di tanto i tanto a pensare a Marco, si diceva che avrebbero potuto studiare in modo utile per una mattinata e cercava di allontanare questo pensiero. Entrarono due ragazze, a Andy non piacevano, sbuffavano per il caldo e chiacchieravano in continuazione, si misero ad un altro tavolo, lontano, Andy si alzò e se ne andò a guardare fuori dalla finestra, nel cortile vide Sonia che leggeva un libro seduta su una panchina, era una ragazza che qualche volta aveva scambiato qualche sguardo con lui, Andy lasciò i libri sul tavolo e si diresse verso il cortile esterno per salutare Sonia, ma fece solo a tempo a vedere che saliva su una macchina e andava via con un’amica. Andy se ne tornò dentro e si rimise a leggere il libro, era arrivato alle otto e mezza e fino alle dieci e mezza non aveva scambiato una parola con nessuno, cominciava a fare caldo, Andy si stava annoiando e stava cominciando a pensare molto seriamente di chiamare Marco e di tornare a casa ma vide passare una ragazzo che conosceva, un certo Guido, lo salutò e quello si fermò a parlare con Andy, evidentemente Guido non aveva nulla da fare, si sedette vicino ad Andy, poi lo invitò a mettere i libri nella borsa e a uscire fuori, Andy non se lo fece ripetere, di Guido non sapeva nulla ma gli sembrava un ragazzo simpatico e tutto sommato niente male fisicamente. La conversazione partì dal banale.

– Com’è che stavi in biblioteca? Generalmente non ti ci vedo mai, e poi adesso qui non c’è più nessuno.

– E tu com’è che stai da queste parti?

– Io sto sempre qui, ci passo le giornate intere, non ci si sta male, c’è tanta gente, cioè non adesso, ma quando c’è lezione e ci sono gli esami, ci sono tanti amici…

Andy si buttò.

– Ci sono pure ragazze?

Seguì qualche istante di silenzio.

– … Certo!

– E tu ne conosci molte?

– Di qui, dell’università?

– Sì.

– Be’, no, qualcuna, qualcuna che conoscevo dai tempi del liceo, anche qualche altra…

Andy si fece più spavaldo.

– E allora che ci vieni a fare qui?

Guido lo guardò con un’aria tra perplessa e sorpresa.

– Ma guarda che non ci si vive solo per quello…

– Sì, va be’, però l’università così non mi piace proprio… è una desolazione…

– E poi di che ti lamenti tu che qui non ci metti mai piede?

– Ma in effetti all’università che ci si viene e fare? Ci saranno pure quelli che vengono per le lezioni, ma credo siano piuttosto pochi…

– Ma tu pensi a una cosa sola!

– No, va be’, si dice per dire…

– E quel ragazzo che studiava con te?

Andy tentò una manovra diversiva.

– Quale?

– Quello che ti somiglia… mi pare che si chiami Marco…

– Ma quale, quello un po’ grosso…

– No, uno secco, spiccicato a te.

– Ah, ho capito… l’ho visto qualche giorno fa, ma quello non è come me, quello c’ha voglia di lavorare, prima abbiamo provato a studiare insieme ma poi per me erano ritmi impossibili e ho lasciato perdere…

– Peccato, era uno serio e pure simpatico, qualche volta abbiamo pure parlato un po’…

– E di che?

– Così, della vita, degli esami… di tante cose… di ragazze no!

Guido sorrise e Andy notò che aveva un bel sorriso.

– Guido ma tu non ci vai in vacanza?

– Ma dove me ne vado, io devo studiare… e poi per andare in giro ci vogliono tanti quattrini…

– Be’ te ne vai qualche girono con la tua ragazza… non ci vogliono molti soldi.

– Meglio che non ci penso… cambiamo discorso, tu che esami devi fare?

Parlarono un po’ degli esami, Guido era più indietro di Andy e continuava a fare domande su domande e Andy rispondeva di buon grado entrando sempre di più nella parte del maestro, poi si buttò di nuovo su questioni pericolose.

– Ma tu non ce l’avresti qualche ragazza da presentarmi? Io adesso sono di nuovo scapolo e mi brucia un po’…

L’espressione impropria di Andy. “mi brucia un po’” venne colta al volo da Guido ma in un significato sexy, Andy notò un lampo negli occhi di Guido ma il discorso andò avanti come se nulla fosse successo.

– Mi dispiace, ma caschi proprio male, prova alla biblioteca del terzo piano, lì, dicono, se ne fanno proprio di tutti i colori…

– Mi ci accompagni?

– Perché no…

Salirono alla biblioteca del terzo piano ma era tutto chiuso con i lucchetti e le bacheche erano completamente vuote.

– Mh! Niente da fare! Mi sa che è meglio che ti rassegni. Che ore sono?

– Sono quasi le undici.

– Che fai resti qui? Io me ne vado.

– Aspetta va’, vengo anch’io, tanto qui non si batte chiodo.

– No, qui ormai siamo a fine stagione, se ne parla a settembre, quando arrivano le matricolette nuove e inesperte…

– Mah! Mi sa che è meglio che torno a settembre.

Se ne andarono alla fermata del tram, ma dovevano andare da parti opposte, si salutarono.

– Ah… Se vedi Marco salutamelo…

– Sì certo, non ti preoccupare…

Andy riprese il tram e si diresse verso casa, non sapeva come avrebbe trovato Marco.

Marco appena rientrato si era messo a dormire con la radio accesa, voleva pensare il meno possibile e sentire il meno possibile l’assenza di Andy, poi, verso le dieci e mezza si era alzato, aveva preparato il pranzo per due e si era rimesso di nuovo sul letto in stato di dormiveglia. Squillò il telefonino.

– Ciao Marco, sono in tram e sto tornando a casa, all’università non c’è nessuno, è tutto deserto, ho incontrato Guido che ti saluta…

– Ah, grazie… non so che dire… a parte che sono contento… Butto la pasta! Ti aspetto, Birillo.

– Ci vediamo tra pochi minuti, ciao.

Marco si affacciò al balcone e lo vide arrivare, lo chiamò ma Andy non sentì, allora Marco fece un fischio potentissimo e Andy guardò verso l’alto e fece un cenno di saluto. La salita in ascensore gli parve eccessivamente lunga, ma finalmente Andy era di nuovo a casa.

– Vieni, Birillo! Mannaggia come mi manchi quando non ci sei!

– Buono che mo’ ti racconto tutto… tanto è presto fatto, era tutto chiuso, ho incontrato solo Guido che mi ha parlato solo di te, io ho cercato di parlargli solo di ragazze e credo che mi abbia preso per un mezzo maniaco sessuale…

– Ma tu vai a parlare di ragazze proprio con Guido!

– Perché?

– Se tu ci avessi parlato di altre cose te ne saresti reso conto da solo…

– O Dio! Possibile?

– Possibile sì! Anzi ci scommetterei dieci a uno, con me certe volte ha fatto dei discorsi così pericolosi che io non li avrei fatti mai.

– Ma dici veramente?

– Certo, Birillo! E tu me lo vai a mettere in mezzo con discorsi di ragazze… povero Guido!

– Effettivamente, adesso che ci penso è stato molto sfuggente… e tu come sei stato?

– Prima ho dormito, poi ho cercato di non pensare… e adesso sto pensando che se invece di Guido tu avessi incontrato magari una ragazza carina adesso io starei di merda…

– Be’, forse Guido poteva essere sufficiente, ma io ho cominciato a fare i discorsi del deficiente e l’ho spiazzato subito… lo vedi, ti sei salvato in corner, se non mi fossi bruciato da solo come uno stupido io starei ancora a chiacchierare con Guido e magari non solo a chiacchierare… dopo tutto ti è andata bene… ma tanto io domani ci torno all’università…

– Secondo me puoi fare tutto quello che vuoi, ragazze zero e Guido ormai te lo scordi! Lo vedi che ci si guadagna a fare il grande viveur!

– In un certo senso hai ragione… ma è solo perché adesso è tempo di vacanze, ma tornerà pure settembre e allora povero te, me ne vado alla biblioteca del terzo piano, dove mi dicono che se ne fanno di tutti i colori…

– Questa l’ho sentita anch’io, ma non spetta certo a me darti le dritte giuste… adesso mangia ché poi dobbiamo studiare… tu pensa che abbiamo sprecato quattro ore di studio…

– Lo so, ma il pomeriggio ci rimettiamo in paro… aspetta, adesso vado a vedere le piante… in timo è un po’ giù e pure la gazania, solo la rosellina sta veramente bene…

– Ma la rosellina ormai si è ambientata, le altre piantine devono cominciare tutto da capo: allargare le radici, rimettersi dal trauma del trapianto, ecc. ecc. …

– Mi sa che pure per me non è tanto facile trapiantarmi… però se trovo una bella…

– Una bella che?

– No, niente… una bella ragazza.

– Mi sa che tu non stavi per dire ragazza…

– E allora? Non ho capito? Ma il sesso non ce l’hanno solo i ragazzi…

– Questo lo so anch’io, l’ho imparato a scuola…

– Però, Cucciolo, io una bella ragazza la potrei trovare veramente…

– Zitto, va, non girare il coltello nella piaga!

– Va  be’ è meglio che sto zitto. E dopo pranzo i piatti li lavo io…

– E’ il minimo che puoi fare per farti perdonare… di avere messo Guido in crisi…

– Mannaggia, ma se tu me l’avessi detto prima io magari potevo attaccare bottone con Guido, che non è poi così malaccio, anzi!

– Ma senti tu che commenti! Da uno che è andato all’università a caccia di ragazze non me lo sarei aspettato proprio… però se tu avessi trovato una ragazza che ti interessava che avresti fatto

– Lì ce ne erano due, ma erano due cozze, ho visto pure Sonia, sono uscito per parlarci ma l’ho vista andare via in macchina con un’amica…

– Allora almeno ci hai provato…

– Cucciolo, il caffè lo fai tu, io faccio i piatti… e poi ho pensato che se trovo veramente una ragazza che mi interessa con lei devo parlare chiaro e come faccio a raccontarle la nostra storia? Credo che per una ragazza innamorata sarebbe proprio una mazzata in testa terribile, poi magari mi chiederebbe di lasciarti su due piedi e io le dovrei dire di no… chissà se una ragazza l’accetterebbe una situazione come questa… io credo di no, però se fosse veramente innamorata dovrebbe passare sopra a tutto… io, se avesse avuto altri ragazzi, non mi formalizzerei…

– E se ne avesse uno contemporaneamente a te?

– Be’, quello sarebbe un po’ diverso, no, quello non lo sopporterei…

– E allora perché lei dovrebbe sopportare la mia presenza?

– Ma noi non andremmo più a letto insieme e il problema sarebbe risolto…

– Risolto? Ma tu non ti rendi proprio conto!

– Perché saremmo solo due buoni amici…

– E tu pensi che lei se la beve?

– Ma tu devi sempre sfottere, guarda che oggi è finita in barzelletta ma non è detto che finisca sempre così, se la trovo veramente una ragazza che mi piace… mh, mi sa che se succede il primo ad andare a pezzi sono io… senti lasciamo perdere, per oggi il malumore me l’hai fatto passare ma adesso pensiamo a studiare… dai non perdere tempo, io qui coi piatti ho finito, forza, prepara i libri e non perdere tempo.

– Birillo, tu dici che domani ci rivai all’università?

– No, tanto non c’è nessuno, ci potrei beccare solo Guido, ma adesso ho perso la faccia anche con lui…

– E allora, hai altri programmi?

– Senti, Cucciolo, smettila di sfottere, adesso l’abbiamo presa a ridere ma non si sa mai, quindi cerca di stare calmo…

– Birillo, il libro è pronto… allora?

– Vai! Che aspetti?

– Allora eravamo alla pagina 66. Dunque…

Lavorarono in pace per circa due ore.

– Pausa, Cucciolo, forse mi sbaglio ma ci sono delle cose strane, o sono io che non ho capito niente, tutta quella storia dei consulenti, del collegio peritale, mi sfugge proprio la logica di fondo, c’è un giudice monocratico e poi c’è un collegio peritale, ma allora il vero tribunale è il collegio peritale e tutta quella cosa sulla nomina del perito del tribunale è tutta una cosa che non ho capito, proviamo a rimettere un po’ in ordine le idee?

– Sì, mi sa che è meglio, dai Birillo, leggi tu.

– Allora, riprendo dalla pag. 66, perdiamo tempo, ma almeno dopo abbiamo capito qualche cosa di più.

– Vai e non ti preoccupare… aspetta! Birillo, Un’idea, ma perché queste letture non le registriamo, così poi le possiamo risentire senza fatica, il registratore c’è e ci dovrebbero essere anche una decina di nastri, li prendo subito.

Marco montò il registratore e mise il microfono davanti ad Andy che cominciò la lettura recitata. Marco seguiva con la massima attenzione, quando il nastro finì fecero una breve interruzione per girarlo e Andy ricominciò a leggere, poco prima di finire il capitolo sui collegi peritali Andy fece cenno di chiudere il registratore. Marco chiuse esattamente al termine del capitolo. In un nastro erano entrate circa 30 pagine, compilarono l’adesivo con l’indicazione esatta dei contenuti e lo attaccarono al nastro, poi misero via il nastro.

– Bella idea Cucciolo, veramente bella…

– Un po’ costosa…

– Ma no, i nastri costano poco e così abbiamo tutto il libro in nastro e ce lo possiamo sentire quando ci pare… aspetta, adesso cerchiamo di riordinare le idee, provi tu o provo io.

– Provo io…

Finita la discussione sull’argomento, passarono al successivo capitolo e al nuovo nastro. All’ora di cena avevano letto quasi ottanta pagine e le avevano tutte registrate.

– Cucciolo, ci sono ancora delle cose che mi sembrano poco chiare sulla riunione dei procedimenti, sul litisconsorzio e tutte quelle cose lì…

– E sì, queste maledette cose sembrano tutte semplicissime e alla fine non sono semplici per niente, che facciamo risentiamo il pezzo del nastro?

– Sì, è tutto il terzo e la prima metà del quarto, dai mettiamolo subito.

Si misero ad ascoltare la lettura con la massima attenzione, Andy stava in piedi e sottolineava i ritmi della voce con i gesti delle mani, la lettura era enfatica e la comprensione ne era veramente facilitata. Il lavoro andò avanti ancora per due ore, alle undici e mezza il capitolo era stato riascoltato per intero e risultava molto più chiaro che alla prima lettura. Si guardano in faccia con una certa soddisfazione.

– Cucciolo, mi sa che il tempo perso di stamattina lo abbiamo recuperato integralmente, siamo anche più avanti di quanto avevamo programmato, non mi pare vero…

– Non ti gasare troppo, Birillo, il libro è molto facile e ci sono molte note che noi non leggiamo ma poi un discorso del genere dovremmo essere in grado di ripeterlo noi, non il registratore…

– Sì. Forse è pure vero, però ne abbiamo fatto un bel pezzo, domani, se lavoriamo pure la mattina ne possiamo fare il doppio e così il primo volume è arrivato a metà, cioè possiamo fare un volume ogni sei giorni, in venti giorni possiamo finire la prima lettura del mattone… che ne dici?

– Non sarebbe malaccio ma il peggio potrebbe stare tutto in fondo, succede spesso…

– Cucciolo, che ti faccio per cena?

– Oggi tocca a me!

– No, dai mi devo fare perdonare il tempo perso di stamattina, adesso gli entusiasmi stanno venendo pure a me… Cucciolo, se a novembre ci togliamo questa benedetta procedura civile poi possiamo cominciare a pensare al diritto penale e alla procedura penale, noi fino adesso abbiamo fatto solo cose di interesse pubblicistico e privatistico ma niente di penale, quello è proprio tutto un altro mondo, però se a novembre facciamo procedura civile, dobbiamo pure fare… Cucciolo, ne dobbiamo fare quattro a novembre, se no non stiamo nei tempi…

– E quali sarebbero?

– Due sono quelli che stiamo preparando, uno ce lo scegliamo noi, di quelli piccoli complementari e poi potremmo provare penale generale… Cucciolo, non è pazzesco, adesso siamo ancora ai primi di luglio, c’è tutto luglio, tutto agosto, tutto settembre e tutto ottobre, dei primi due stiamo già a buon punto, il terzo è piccolo, il problema potrebbe essere solo penale generale, io non ne so nulla, non so nemmeno com’è il libro… che facciamo, domani ce lo compriamo?

– Birillo, non so come stiamo messi a quattrini e poi ci vorrebbe pure un codice penale commentato… ci vorrebbero più o meno trecento euro, io ne ho da parte duecento…

– Io pure ne ho da parte più o meno altrettanti, ce la dovremmo fare, senza toccare quelli per i viveri e senza chiedere quattrini a papà. Allora domani si comincia anche penale, ok?

– Ok!

– Allora Cucciolo, che ti faccio per cena?

– Una cosa rapida rapida…

– No, oggi hai mangiato poco e adesso ti faccio due spaghetti, ho voglia di muovermi e di cucinare…

– Allora facciamo due spaghetti col tonno…

– Benissimo… intanto rimetti il primo nastro ché non lo abbiamo risentito e poi ci manca la seconda metà del quarto, vai!

Alla fine dei nastri la cena era ormai al termine e Marco pregustava l’idea di andare a dormire, ma Andy lo prevenne.

– Cucciolo, ti posso fare una propostaccia?

– Quale?

– Ci facciamo un altro capitolo? Sono solo venticinque pagine, se lo facciamo passiamo oltre la metà del primo volume ed è anche una cosa bella da vedere.

Andy fece scorrere tra le dita le pagine da leggere come per dire che si trattava di poca cosa.

– Ok, Birillo, ma solo quelle perché è già passata mezzanotte, dai, prendi il registratore.

Andy sembrava animato da un sacro fuoco, preparò il registratore ma volle che fosse Marco a leggere, per paura che si addormentasse. Marco ce la mise tutta, diverse pagine erano cariche di note e il testo da leggere non era più lungo di una quindicina di pagine piene, Marco le contava mentalmente, ma Andy lo osservava attentamente e non gli dava modo di distrarsi. Alla fine della lettura, quando vide ormai l’ultima pagina Andy si preparò a spegnere il registratore quando Marco avesse finito la lettura e il momento finalmente arrivò.

– Wow Cucciolo! Ce l’abbiamo fatta! Sei grande Cucciolo! Sei grande! E adesso ce ne possiamo andare a letto!

– Camere separate?

– Nooo! Ma che stupidaggine! Se non ti salto addosso stasera non sono più io! Cucciolo! Sei grande! Tu non te ne rendi conto ma sei grande! Mi hai fatto passare dalla testa un bel po’ di stupidaggini, sai tutta quella cosa sul fatto che potrei trovare una ragazza… al limite potrebbe essere pure vero, ma se capita capita, io non me la vado a cercare davvero, se dovrà essere sarà e quando sarà, ma io non mi posso rovinare il mio presente per aspettare cose che potrebbero anche succedere tra vent’anni o addirittura mai e poi io qui ci sto bene e adesso non mi passa per la testa che mi possono venire altre malinconie, se per caso mi pigliano tu mi devi cominciare a sfottere in modo violento, fino a farmi mettere da parte tutta la mia stupidità! Cucciolo, cuccioletto mio! Ieri mi sentivo in crisi ma adesso mi sembra di essere stato uno stupido totale… Cucciolo, ma mi ci vedi tu a correre dietro a una ragazza?

– Be’, non lo so, forse potrebbe pure succedere, dipende dal momento, adesso qualche paura più di prima ce l’ho, Birillo, seriamente, adesso ci scherzi sopra ma prima o poi certe cose torneranno a galla…

– Dai, adesso non fare così e andiamocene a letto, se mi fai il geloso mi smonti e mi perdo pure quel po’ di entusiasmo che mi hai fatto ritrovare…

– Scusa, Birillo, sono proprio uno stronzo, certe volte mi comporto come un imbecille…

– Adesso non ti buttare giù in questo modo, dai vieni a letto perché ti voglio coccolare un pochettino.

– Birillo, ma tu stasera sei felice veramente?

– Penso di sì, adesso non ho malinconie per la testa…

– Nemmeno piccole, nemmeno in fondo in fondo?

– No, nemmeno! Cucciolo, io con te sto bene, ma questo lo sai, perché? Ti sembra strano?

– No, ma mi piacerebbe che tu fossi mio senza riserve.

– Ma io riserve non ne ho affatto, adesso mi sento completamente del mio Cucciolo, in fondo io penso che alla fine non cambierà nulla e che col tempo sarò sempre di più del mio Cucciolo ma non ne sono certo al cento per cento, se ti dicessi il contrario ti imbroglierei, però io ti voglio bene, io sono innamorato del Cucciolo, senza riserve e poi se io mi innamorassi di una ragazza non ti vorrei bene di meno… forse è tutto una cosa ipotetica, non lo so, ma potrebbe essere una cosa vera, ma in ogni caso tu resteresti il mio Cucciolo, non so se continuerei a fare l’amore con te, forse non lo farei per riguardo a lei ma forse lo farei lo stesso, non lo so, ma dentro di me tu un posto importantissimo lo avresti comunque… che ti credi che certe cose si possono dimenticare? Ma tu lo sai benissimo come stanno le cose, tu sai benissimo che sono cotto di te, in qualche momento mi sembra che tutto questo non mi soddisfi, ma sono solo dei momenti, poi passa, poi anch’io scendo con i piedi per terra e mi accorgo che vicino a me c’è solo il mio Cucciolo… ti ricordi quella canzone napoletana della luna rossa?

E ‘a luna rossa mme parla ‘e te,

Io lle domando si aspiette a me,

e mme risponne: “Si ‘o vvuó’ sapé,

ccá nun ce sta nisciuna…”

E i’ chiammo ‘o nomme pe’ te vedé,

ma, tutt”a gente ca parla ‘e te,

risponne: “E’ tarde che vuó’ sapé?!

Ccá nun ce sta nisciuna!…”

Mi sa che io rischio di fare come quello della canzone… aspetta, aspetta e non ci sta nessuna! Cucciolo, ma tu mi fai pensare a un’altra canzone napoletana, cioè è una canzone che potresti cantare tu nei miei confronti…

– E cioè?

– Ciccio Formaggio, la canzone di Nino Taranto, aspetta, mi pare che fa così:

Si mme vulisse bene overamente,

nun mme facisse ‘ncujetá da ‘a gente…

Nun mme tirasse ‘e pile ‘a dint”e rrecchie,

nun mme mettisse ‘o dito dint’a ll’uocchie,

nun mme mettisse ‘a neve dint”a sacca,

nun mme squagliasse ‘ncapa ‘a ceralacca!

Si’ na ‘nfá’…si’ na ‘nfá’…si’ na ‘nfama…

Te n’abù’…te n’abù’…te n’abuse…

te n’abuse ca Ciccio Formaggio,

nun tene ‘o curaggio

nemmeno ‘e parlá!

… che dici? Ti ci ritrovi?

– Ma sei briccone forte! Adesso ti va di giocare, ieri sera sembravi uno deluso e depresso e adesso ti va di scherzare… però mi piace tanto quando ti vedo così, così sei il mio idolo… Birillo!!! Ti posso saltare addosso?

– E che stai aspettando?

– Be’…

– Proprio imbranato come Ciccio Formaggio…

– Andy! Quando ti vedo così mi sento in orbita… e abbiamo pure studiato da matti… ma che ci manca a noi?

– Non ci manca proprio nulla e lo sai benissimo come lo so io, io qualche volta me lo dimentico ma tu non te lo dimentichi mai… Cucciolo, sono quasi le due, non è più ora di fare l’amore! … No, aspetta, non fare quella faccia! Fermo! Calmo! Oh! Aspetta! Ma tu saresti quello tranquillo… mannaggia, ma ti vuoi stare fermo! Cucciolo, un momento solo, aspetta, poi ci scateniamo ma adesso dammi un momento solo, adesso voglio un momento Cucciolo, adesso mi devi stare vicino come si deve, ne ho bisogno, abbracciami, poi fai tutto quello che vuoi, ma adesso abbracciami e tienimi stretto stretto.

Marco si avvicinò e abbracciò Andy in modo avvolgente.

– Birillo… quando tu parli con la luna rossa e ti svegli non è vero che non trovi nessuno, trovi il tuo Cucciolo e quando io ho bisogno del mio Andy io lo so che sta sempre vicino a me, che mi pensa pure quando non siamo vicini fisicamente… un po’ mi ero messo paura stamattina ma un po’ mi sembrava una cosa così irreale che non sono stato male veramente…

– Ci risiamo, Cucciolo! Un’altra volta discorsi di gelosia e di trappole psicologiche!

– Senti, Birillo, io dico quello che mi pare, se ti sta bene bene, se non ti sta bene ti puoi cercare un’altra strada! Senti, Birillone mio, tu puoi pure mettermi in crisi per un po’ ma il bel gioco dura poco, a chi la vuoi andare a raccontare la storiella? Io alla befana non ci credo più, tu cerchi di raccontarmela bene la favola ma io ormai non ci credo più e ti metto alla prova… ma tanto tu torni sempre all’ovile e non è perché non sai dove andare ma perché qui ci stai bene!

– E allora? Hai fatto la scoperta dell’America! Dai adesso non continuare a sfottermi per sei mesi… ho capito, ho fatto la figura dell’imbecille! E allora? Perché tu la figura dell’imbecille non l’hai fatta mai? Ma adesso non ci roviniamo quello che ci resta delle notte. Cucciolo, domani ci dobbiamo alzare presto ma stanotte io voglio fare l’amore con te, per il motivo opposto a quello di ieri, ma lo voglio fare lo stesso e mi voglio scatenare… mannaggia, ma quanto sei bello!

– Non mi carezzare la barba contro pelo! Ho la barba lunga e mi fa male!

– E allora? Io lo faccio lo stesso! Se non ti sta bene picchiami!

– Bella forza! Tanto lo sai che sei più forte di me!

– Non è vero, Cucciolo, io sono più forte solo fisicamente ma tu sei più  forte in tutti gli altri sensi… lo sai che mi stai insegnando tantissime cose? Io adesso ho voglia di giocare, di perdere il controllo… Cucciolo, fatti baciare! La sai una cosa stupida… quando stamattina ho parlato con Guido gli ho detto che la mia ragazza mi aveva piantato e che mi bruciava ancora, lui ha fatto un minimo accenno di sorriso, deve avere pensato che a bruciarmi ancora era una certa cosa! … mh… secondo me l’ha pensato, gli si leggeva in faccia il pensierino sconcio, non lo ha detto ma lo ha pensato di certo…

– Ma quando mai!

– No! L’ha pensato sicuro!

– E tu te lo sei lasciato scappare! Che broccolo! Un’occasione così strepitosa sprecata per fare lo sciupafemmine… che broccolo!

– Ah! Ancora con questa storia! … Cucciolo, ma lo sai che sei veramente dolcissimo, adesso stai un po’ zitto che mi devo concentrare un po’! Se chiacchieri troppo finisco per diventare bisex!

– Non dico più una parola! St!

– Cucciolo, ma come sei eccitato stasera!

– St! Zitto, Birillo, se no divento bisex anch’io!

Rimasero a fare l’amore e a scherzare tra loro fino alle tre e oltre, poi si addormentarono.

La mattina molto presto, quando i primi raggi di sole quasi orizzontali filtravano dalle tapparelle, Andy cominciò a rigirarsi nel letto, piuttosto irrequieto, poi, cercando di non disturbare Marco, si alzò e se ne andò in bagno, si sentiva un po’ strano, aveva freddo, percepì nettamente sulla pelle la temperatura più bassa della mattina, e non gli capitava mai, aveva necessità di liberarsi, aveva la diarrea, se ne accorse ma non ci fece troppo caso, poi se ne tornò a letto, ma si sentiva sconvolto e soprattutto infreddolito, si accostò a Marco.

– Cucciolo, ti dispiace se mi accosto a te? Sento freddo, non fa freddo ma io lo sento lo stesso…

– Birillo, ma tu stai tremando…

Marco si alzò e tirò fuori dall’armadio una coperta pesante e la mise sopra Andy.

– Grazie, Cucciolo, ce ne era veramente bisogno, anche se io ho freddo lo stesso…

– Ma che c’è, Birillo, non ti senti bene?

– Sono andato in bagno e ho la diarrea e mi sento un po’ scombussolato…

Marco prese dall’armadio una maglione col collo alto e lo passò a Andy.

– Grazie, Cucciolo, così e meglio, mannaggia… be’ adesso va un po’ meglio… Cucciolo, vieni pure tu, così mi scaldi un po’.

– Vengo tra un po’, adesso vado a farti una tazza di tè caldo…

– Va bene, grazie, Cucciolo, tu sei sempre buono con me…

Dopo pochi minuti Marco si ripresentò con una enorme tazza di tè bollente.

– Andy, ecco, se te la bevi tutta ti riscalda un po’ e ti reintegra i liquidi che hai perduto…

Andy bevve avidamente anche se lentamente perché il tè era caldissimo, poi si rimise sotto la coperta e anche Marco entrò nel letto.

– Come vai, Birillo?

– Un po’ meglio, comincio a prendere calore…

Marco gli strinse la mano destra.

– Birillo, ma tu hai ancora le mani fredde…

– Le tue sono caldissime…

– Come vai, Andy?

– Meglio, Cucciolo, meglio! Mi sento un po’ stordito e stanco ma ho meno freddo di prima.

Marco gli si accostò.

– Andy! Ma che mi fai?

– No, niente, tra un po’ mi passa, … adesso mi sta tornando il sonno e non ho nemmeno voglia di parlare…

– E allora dormi, Birillo, nessuno ci corre dietro.

Marco gli passò una mano sulla fronte come con una carezza.

– Birillo, sei fresco, non credo che tu abbia febbre…

– No, non credo nemmeno io…

Marco gli riprese la mano e sentì il polso, con un occhio fisso alla sveglia.

– Anche la frequenza cardiaca è bassa, hai 67, non puoi avere febbre…

– Ma io non ho febbre e adesso non ho nemmeno più tanto freddo, adesso ho solo voglia di dormire. Buonanotte Cucciolo!

– Buonanotte Birillo.

Il sole cominciava ad alzarsi e le strisce di luce scendevano sempre più inclinate verso il pavimento, Andy era di nuovo addormentato e Marco lo guadava dormire, ogni tanto gli accarezzava la fronte, Andy prese calore e cominciò a scoprirsi, Marco lo svegliò.

– Birillo, vuoi che ti tolgo la coperta?

– Magari! E’ troppo pesante, adesso mi dà fastidio, ce ne vorrebbe una più leggera.

Marco ne prese una più leggera e la mise al posto di quella più pesante.

– Così va meglio, Birillo?

– Sì, grazie, sì…

– Come ti senti, Birillo?

– Ho una specie di pizzicorino alla gola ma da una parte sola, solo sulla destra…

– Posso vedere, Birillo?

Andy aprì la bocca e Marco osservò la sua gola.

– Hai la gola irritata, ti sei beccato un raffreddore in piena estate, adesso preparo la colazione e ti prendi uno Zerinol, preso subito potrebbe anche risolvere tutto.

Marco si rialzò e andò a preparare la colazione, poi la portò a Andy su un vassoio di quelli che si possono poggiare sul letto.

– Birillo, ecco…

Andy si tirò fuori dal letto e cominciò a mangiare con molto appetito, poi ingoiò la pastiglia e si rimise sotto la coperta.

– Adesso riposati, Birillo, hai la faccia un po’ sbattutella ed è meglio che ti riguardi un po’.

– Però resta a letto anche tu…

– Sì, come vuoi tu, ecco…

– Ma tu hai fatto colazione?

– Sì, ho mangiato tutto di corsa ma ho fatto colazione…

– Che pensi, Cucciolo? Che sono una peste e che mi devi accudire come i bambini piccoli?

– No, penso che adesso sto facendo per te quello che papà ha fatto per me qualche anno fa, in effetti sto ripetendo i suoi comportamenti e quasi i suoi gesti… ma tu come ti senti, Birillo?

– Meglio, mi sento molto pigro, sì, più pigro che stanco, ma non mi va di alzarmi… Cucciolo, anche se perdiamo un po’ di tempo poi lo recuperiamo…

– Adesso statti tranquillo è ancora molto presto e puoi dormire altre due ore e anche di più, se vuoi.

– Però rimettiti a letto pure tu.

– Arrivo, Birillo…  ma tu come ti senti?

– Piuttosto benino, Cucciolo, non ho voglia di fare nulla ma mi sento piuttosto benino, almeno mi sembra.

– Andy…

– Sì…

– Ti voglio bene!

– Lo so, Cucciolo, anch’io ti voglio bene, dai abbracciami, ché mi dai un po’ di calore… così, Cucciolo, così, è bello, si sta bene abbracciati stretti stretti…

– Andy… mannaggia, certi momenti lo sento fortissimo quanto sei importante per me, io non posso pensare che tu non stia bene…

– Cucciolo, ma è solo un po’ di diarrea, io sto bene, è che non ho tanta voglia di alzarmi e poi adesso con lo zerinol, piano piano comincio a sentirmi meglio… adesso resto a letto più per pigrizia che per altro, mi piace farmi coccolare… tra qualche minuto ci alziamo, facciamo così tra un’ora, metti la sveglia…

– Non ce n’è bisogno, la tengo d’occhio io.

– Però tienimi stretto, non ti girare dall’aperte tua, la sveglia lasciala perdere… ecco, bravo così, così è bello… Cucciolo e tu non lo sai in questi momenti come la sento forte io la tua presenza, non ne potrei fare più a meno, la mia vita è questa, la mia vita sei tu, senza il Cucciolo Andy non ha più senso.

Marco gli strinse forte la mano destra, Andy si voltò verso di lui e si baciarono per un attimo lunghissimo.

– Lo sai Birillo che hai un fiato profumato?

– Ma dai! Non mi sono nemmeno lavato i denti… e poi anche il tuo è gradevole, non lo sento come una cosa estranea, mi pare che tra noi ci sia una continuità totale anche quando respiro il tuo fiato… Cuuucciolo!

– Che c’è?

– Perché non mi scarmigli i capelli? Mi piace tanto…

– Questo non me lo avevi mai detto…

– Ecco, così… mh… che bello, fa proprio un certo effetto… e poi adesso mi sto scaldando un po’…

– Hai un po’ di barba, Birillo, mi piace tanto quando ti accarezzo il viso, mi piace pensare che tu puoi stare bene con me, mi pare un sogno, Andy, è bellissimo, è una cosa reciproca non sono io che sono innamorato di te e tu magari a chissà che pensi, no, pure tu mi vuoi bene e mi vuoi bene veramente… hai capito, Birillo, io voglio te e tu vuoi me, mi sembra una cosa quasi incredibile, Andy esiste! Non me lo sono sognato…

– No, Cucciolo, esisto sì! Sai che sto pensando?

– No, che cosa?

– Che certe volte bisognerebbe fermare il tempo, quella maledetta sveglia sta correndo e sono passati quasi quaranta minuti… ce ne rimangono solo venti ma io vorrei rimenare sempre così, senza mangiare, senza studiare, sempre a letto insieme, nemmeno a fare l’amore, non ce n’è bisogno, ma solo a letto insieme così, come adesso…

– Andy, Andy, Andy!

– Cucciolo! Cucciolo! Cucciolo! Dai, adesso ti coccolo un po’ io… hai due occhi che mi ci tufferei e poi quando accenni un po’ di sorriso ti illumini, come adesso… Cucciolo… Cucciolo di Andy… ti dovrei portare al guinzaglio, proprio come un cuccioletto… no, la museruola no.. se no come faccio a baciarti… ma forse nemmeno il guinzaglio, tanto tu non scappi, io magari qualche fantasia me la posso fare venire ma tu no… tu sei un Cucciolo fedele… pure io però, almeno fino adesso… non fare quella faccia, dico così per dire, quando fai quelle smorfie diventi più brutto e non mi piaci più… no, non esageriamo, mi piaci meno, anzi mi piaci lo stesso, ma io ti voglio vedere sorridere… ecco, Cucciolo, così… lo sai che è un po’ di tempo che non giochiamo più, stiamo diventando troppo seri, due studenti che non pensano che a studiare, che non fanno più a cuscinate, non fanno più la lotta, che non litigano più, be’, magari quello è meglio, ma dovremmo giocare di più…

– Birillo, ti posso dire una cosa sgradevole?

– Che cosa?

– E’ ora!

– Mannaggia lo so… ma perché tutti i sogni devono finire? Va be’ mi alzo però ce ne andiamo a fare la doccia insieme e subito…

– Sì, Birillo, come vuoi tu.

Entrarono insieme nel box.

– Ma lo sai, Cucciolo, che sono ancora un po’ a pezzettini, sto meglio di prima, ma non bene come quando tutto va proprio bene… fai tutto tu, Cucciolo, io mi siedo sul fondo.

Andy si sedette sul fondo del box e Marco lo insaponò, gli passò lo sciampo tra i capelli e poi lo risciacquò, Andy non si mosse nemmeno, poi Marco pensò a se stesso e fece in un attimo, ma la reazione di Andy gli sembrava troppo passiva, non lo vedeva come negli altri giorni.

– Va tutto bene, Birillo?

– Male non va, certo non mi sentirei di fare cento vasche di nuoto… Cucciolo, non ti preoccupare non c’è nessun problema, sono solo pigro.

All’uscita dal box Andy volle che Marco lo asciugasse chiudendolo in un grande asciugamano, come facevano nei primissimi tempi, Marco lo strinse nell’asciugamano ma Andy anziché giocare o lasciarsi andare a qualche riferimento sessuale, sembrava piuttosto un malato che si fa lavare per dovere, non reagiva con il solito scatto, sorrideva sì, ma in modo più spento e malinconico. Marco evitò ogni contatto sessuale e rivestì Andy molto rapidamente, poi gli asciugò i capelli col fon e si limitò ad asciugare i propri in modo sommario, poi lo prese in braccio e lo riportò a letto. Andy aveva qualche brivido, dal modo in cui si tirò la coperta Marco si rese conto che Andy non stava troppo bene, prese il termometro, lo abbassò e lo passò a Andy che lo mise sotto l’ascella senza nemmeno chiedere perché, dopo cinque minuti Andy passò il termometro a Marco.

– Birillo, febbre non ne hai, hai 36.2, ma a quest’ora è una temperatura normalissima.

– Io però un po’ di freddo ce l’ho e mi pizzica la gola, mannaggia, mi sa che mi sono beccato un bel raffreddore… ho anche il naso che mi cola un po’… mannaggia, mi dispiace di doverti fare perdere tempo… Cucciolo, però, se vuoi, possiamo studiare lo stesso, tu stai qui e leggi al registratore e io ti ascolto, questo lo posso fare benissimo.

– Allora facciamo così, io adesso vado un po’ in cucina e preparo il pranzo, poi vengo qui e cominciamo a leggere, sempre se ti va…

– Mi va, Cucciolo, mi va… me la puoi dare una caramella, una di quelle di rabarbaro… ecco, grazie, così la gola mi pizzica meno…

Allora io vado in cucina e cerco di fare presto… la vuoi un’altra tazza di tè?

– Magari, me la porti quando hai finito di preparare il pranzo…

– Va bene, Birillo! Allora io vado…

– Però lascia la pota aperta, almeno ti sento.

– Ok, Birillo…

Marco mise a lessare mezzo pollo, sbucciò quattro pere e le mise a cuocere a vapore, poi mise il pentolino per l’acqua del tè, mise anche una pila d’acqua per lessare dei fagiolini, prese il libro e il registratore e dopo pochi minuti tornò da Andy.

– Tutto fatto, Birillo, adesso posso ricominciare a leggere.

– Vai, Cucciolo, proviamo…

– Lo sai, Cucciolo, le malinconie mi tornano in mente specialmente quando è un giornata molto bella, specialmente quando è primavera… mi viene in mente una canzone che avevo trovato in un vecchio disco a 78 giri, l’avevo sentita tante volte quando ero bambino, mi faceva venire una malinconia tremenda, si chiamava “Come le rose”, l’ho sentita tante di quelle volte che me la sono imparata a memoria, faceva così..

Son tornate a fiorire le rose

E le dolci carezze del sol

Le farfalle s’inseguon festose

Nell’azzurro con trepido vol

Ma le rose non sono più quelle

Che fiorirono un giorno per te

Queste rose son forse più belle

Ma non hanno profumo per me

Ma la tua voce gentile

Più non allieta il mio cuore

Come le rose d’aprille

Le gioie

D’amore son morte per me

Queste rose baciate dal sole

Nel silenzio dei vesperi d’or

Non sentiron le dolci parole

Che il tuo cuore diceva al mio cuor

Quelle rose non hanno più vita

Come i sogni di mia gioventù

È un ricordo ogni rosa appassita

Quelle rose non parlano più

– Che effetto ti fa, Cucciolo?

– Non lo so Birillo, non la sento troppo mia, forse ci vuole un’altra età per capire veramente che cosa significa, io la primavera la prendo ancora bene, mi sembra che sia ancora la mia primavera…

– A me fa un effetto diverso, è come se la mia vita fosse già passata, quando sentivo questa canzone mi venivano proprio le malinconie forti, mi veniva quasi da piangere, quando ero piccolo avevo già l’impressione che la mia vita fosse finita, fosse passata, fosse impossibile, adesso ci sei tu mai prima ero proprio solo, Rocco e Rosa ti hanno fatto vivere una vita ricca dal punto di vista affettivo, ma a casa mia io non avevo nulla, ero solo, ma solo in modo terribile e allora una canzone come questa mi faceva pensare alle cose impossibili, in fondo la vita mia, la mia felicità era impossibile… come cercare di rivivere cose belle già vissute, io le cose belle non le avevo mia vissute ma non le avrei mai vissute, per me la malinconia era la regola…

– Birillo, adesso che mi ci hai fatto pensare capisco perché la canzone ti piace, è un po’ come la tua canzone, Birillo… però tu adesso non sei più solo…

– Lo so… però, Cucciolo, certe ferite te le porti dentro… mh…

– Andy, adesso cerca di riposare.

– Non mi va, Cucciolo, e poi non mi piace quando mi zittisci e minimizzi, si vede che tu non ci sei passato e qualche volta penso che in fondo di me non te ne importa poi tanto… adesso devi pensare a dormire, che te ne importa di quello che io ho passato prima, in fondo io vengo a letto con te lo stesso, se non te lo racconto tu non mi devi stare a sentire ed è una scocciatura in meno… però così è brutto…

– Dai Birillo, non mi fare la lagna…

– Ma non è fare la lagna, se tu mi dovessi conquistare mi staresti a sentire per ore perché avresti una finalità, ma adesso questa fase è passata e a te non te ne importa più niente… sì, è così, ti credi che non me ne accorgo… all’inizio sembrava che tu vivessi solo per me, poi piano piano hai cominciato a dare tutto per scontato…

– Birillo, e basta! Cerchiamo di dormire…

– Ma che verme che sei, neanche mi stai a sentire, mi fai proprio rabbia…

– Birillo!

– Che c’è?

– Ti ricordi quando con me delle cose delle tua famiglia non volevi proprio parlare? Te lo ricordi?

– Sì, me lo ricordo…

– Ma tu in effetti di quello che hai vissuto prima mi ha detto tutto fino a un certo punto…

– Cioè?

– Io avrei voluto sapere quello che ti passava per la testa, le tue reazioni, quelle profonde, ma tu quando parli di quelle cose le racconti i modo asettico e sostanzialmente indifferente, come non fossero cose tue, come se le avessi già rimosse, poi tornano a galla quando meno te lo aspetti…

– Però, Cucciolo, non è mica bello ricordarsi delle umiliazioni subite, mi hanno messo sotto i piedi tante volte, ho subito e basta…

– Mah! Io non credo che sia esattamente così.

– E cioè?

– Probabilmente non eri abbastanza disperato e tenerti stretto il tuo ambiente di alto livello ti stava anche bene…

– Cucciolo, ma perché mi dici queste cattiverie?

– Perché penso che siano vere, tu adesso ti sei adattato a una situazione di vita completamente diversa, non dai peso al denaro perché non ne hai, ma quando ce l’avevi e quando avevi una prospettiva di vita agiata probabilmente i quattrini ti piacevano e tu cercavi di tirare avanti per non perdere una certa situazione di agiatezza, forse non te ne sarebbe rimasta molta ma alla fine almeno un po’ saresti riuscito a mantenerla… tu adesso fai a meno dei quattrini perché la situazione è maturata e tu sei maturato e compromessi ne fai di meno, prima mantenere la tua situazione avrebbe comportato solo la perdita di sogni poco reali, ma adesso dovresti perdere qualche cosa che esiste, prima bastava evitare di scegliere, adesso hai già scelto e non credo tu possa tornare indietro, adesso hai rinunciato ai sogni di gloria e di quattrini perché quattrini non ne hai, ormai è fatta e ti sei adeguato al muovo stato, ma io credo che tu non ti sia adeguato del tutto, certe volte in strada ho visto come guardi certe macchine, le smart in particolare, oppure come guardi certi negozi di vestiti… quelle sono tutte le cose che hai perso e che vorresti non avere perso… in effetti io credo che un po’ dell’Andy prima maniera continui a vivere sotto la cenere, qualche volta io penso che tu tutta questa situazione l’accetti perché non hai alternativa e che non parlare dei tuoi o parlarne male sia un mezzo per esorcizzare o per non pensare, io credo che se tu ne avessi l’opportunità qualche passo indietro lo faresti, magari non sostanziale, ma cercheresti di non perdere il gruzzolo grosso, adesso hai fatto una scelta radicale, quando l’hai fatta ti è sembrata liberatoria ed eroica ma adesso, forse un passetto indietro lo faresti, non tutta macchina indietro, questo no, ma tornare indietro tanto quanto basta a recuperare una fetta della torta grossa…

– Cucciolo, questo è vero, certe volte ho sperato che qualcuno dei miei, mia madre o mio padre, diciamo così, si sentisse male, io li andrei a trovare e credo che cercherei di rifare pace, ma forse non sarebbe nemmeno solo per la fetta di torta, veramente! Potrei anche farci pace, se solo avessero un po’ di rispetto, tanto però tutte queste cose non sono possibili, sono solo fantasie…

– Ma ti dispiace almeno un po’ avere rotto con i tuoi?

– Non lo so, Cucciolo, io li vorrei diversi, forse mi dispererebbe pure ma solo se me li immagino come Rocco e Rosa, ma non ci somigliano nemmeno un po’, per come sono realmente non mi dispiace affatto, io la mia scelta l’ho fatta guardando in faccia la realtà, adesso qualche scrupolo mi viene ma solo perché in qualche momento me li costruisco a fantasia e mi dimentico come sono veramente… è tutta una fantasia sul come vorrei ma loro non sono così…

– Birillo, ti hanno dato fastidio le cose che ti ho detto?

– No, Cucciolo, sono cose vere, le penso anch’io… vedi, tu tutti questi pensieri per la testa non li hai, tu hai papà e mamma… lo capisci che vuol dire? Io sono entrato nella tua famiglia perché non ne ho mai avuta una mia, con i tuoi sto bene  però… non lo so… non so che dire…

– Birillo!

– Sì.

– E tu pensi che se io avessi occasione di fare quattrini facendo compromessi li farei?

– Non lo so, non credo…

– Eppure mi vengono certi dubbi… io pure ce li ho i miei sogni di gloria e di quattrini, mi manca l’occasione ma se ci capitassi in mezzo non so proprio quello che potrei fare… metti per esempio tra qualche anno, quando faremo gli avvocati, lì ci sono eccome delle possibilità di manovra… certe volte ho paura che li farei eccome i compromessi e mi ci sentirei malissimo perché cose del genere papà non le tollererebbe proprio e io finirei per non parlargliene e mi sentirei la coscienza sporca, papà mi ha sempre insegnato a essere onesto, credo che lui impicci non ne abbia mai fatti, insomma se io finissi per venire a patti con la coscienza alla fine mi brucerebbe molto, magari mi piacerebbe farmi vedere da papà come uno arrivato, coi soldi, con la bella macchina e magari per fare una cosa simile finirei per fare qualche cosa che non si deve fare… io penso tante volte che dopo, nel mondo professionale, troveremo tante tentazioni pericolose… non ho paura che ci possano fregare, questo no, ma credo che alla fine avremo meno scrupoli e meno moralismo di adesso e questo non mi piace molto… e anche i tuoi, in fondo, una certa mentalità l’hanno respirata nell’aria da quando erano piccoli… voglio dire che a tutti i topi piace il formaggio ed è facile essere moralisti quando non si può approfittare della situazione, in fondo giudicare da fuori è troppo facile, noi potremmo finire per fare peggio dei tuoi… E poi anche i miei, sono come si deve perché in fondo un accesso alla torta grossa non l’hanno mai avuto, sono gente come si deve, è vero, ma di tentazioni grosse non ne hanno mai avute e in certi termini non è nemmeno troppo difficile rimanere persone oneste..

– Certo però noi non avremo figli e non li potremo condizionare in nessun modo… Cucciolo… lo sai che quando ero piccolo, ma non proprio tanto, dodici, tredici anni, avevo tanti giocattoli, chiamiamoli così: la mazza da baseball, il pallone dei mondiali, la racchetta da tennis, la canna da pesca, perfino i pesi e gli attrezzi per la ginnastica, quattro mazze da golf, la bicicletta super e tutta una serie di videogiochi da non credere, a baseball non ci ho mai giocato, a pallone solo qualche volta, a tennis solo quando andavo al circolo con i miei ma non mi piaceva perché mi avevano messo appresso un istruttore ed era un po’ come andare a scuola, a pesca non ci sono mai andato, a golf ho provato a giocare quando i miei andavano ai campi ma era una cosa noiosa, un po’ per vecchi, in bicicletta ci dovevo andare da solo e non mi facevano uscire da solo, mi ci rimaneva la ginnastica che si può fare pure da soli… e poi praticamente solo i videogiochi, quelli sì, per ore e ore tutti i giorni, mi sarebbe piaciuto avere qualche amico, qualche ragazzo della scuola per giocare insieme, ma non è mai successo, anche i miei compagni di scuola in effetti erano ragazzi che non esistevano, ripetevano i modelli dei loro genitori, parlavano nello stesso modo, ragionavano nello stesso modo, a undici o dodici anni parlavano del loro futuro… ho sempre pensato che deve essere molto brutto fare il principe ereditario e loro erano tutti così, tutti presi dai loro magnifici destini, si vantavano, come i ragazzini, ma con la falsa modestia dei grandi… Alle medie ce ne era uno che mi piaceva un po’, aveva un nome strano, un po’ aristocratico, forse Orso Maria, vedi tu che accoppiamenti, mi chiedevo perché avesse un nome da femmina, mi sembrava una cosa strana, era caruccio, forse il meno peggio, io avevo tentato qualche approccio sui compiti per cercare di farlo venire a casa o di andare a casa sua il pomeriggio, ma non ha voluto, si capiva benissimo che avrebbe voluto ma che c‘erano disposizioni insuperabili della famiglia… quando parlava con me era di una correttezza, cioè di una ipocrisia, da manuale, non si arrabbiava mai, era una recita perfetta, alla fine l’ho mollato, mi sembrava falso.

– Birillo, ma tu ti senti migliore rispetto agli altri?

– Migliore? No, non credo, non ci ho mai pensato, mi sembrano categorie che non uso… ma perché mi fai questa domanda?

– No, solo perché mi è venuto i testa.

– E tu ti sei mai sentito migliore?

– Io?

– Sì… e perché no?

– Insomma, non so se è proprio quello il senso, forse non migliore moralmente, ma più fortunato sì, mi sembra che gli altri tante cose non le capiscano, che non capiscano che cosa significa volersi bene, c’è tanta gente che parla troppo di sesso e magari non ne fa per niente, però ne parla troppo e non parla mai d’amore, tanta gente si vergogna a dire che ha bisogno di sentirsi amata.

– Cucciolo, ma tu tra la gente ci metti pure me?

– Birillo, onestamente, tu sei stato l’unico che ho sentito simile a me sotto questo punto di vista, tu un affetto l’hai cercato con la massima partecipazione, col massimo coinvolgimento, le tue necessità emotive si capivano benissimo…

– Mah, tu le capivi benissimo, ma solo tu, agli altri non gliene è mai fregato nulla, con te è andata bene ma è stata una combinazione, una cosa eccezionale… Mi torna in mente l’idea di essere migliore… in effetti io ai soldi non ho mai dato troppo valore, anzi ci ho proprio rinunciato.

– Beh, ti ci hanno portato le circostanze ma le cose potevano andate anche diversamente…

– E’ vero però non mi sono mai venduto l’anima per i soldi.

– Però ci hai provato…

– No, Cucciolo, adesso mi fai arrabbiare, io avrei fatto di tutto perché noi potessimo stare meglio ma questo non è prostituirsi per i quattrini e poi anche prima se mi fossero interessati i quattrini dei miei avrei fatto il bravo ragazzo e basta, io qui sto bene ma se fossi rimasto a casa dei miei come dicevano loro avrei potuto avere la BMW, Cucciolo, non mi guardare così, è vero io a quelle cose ci ho rinunciato.

– In un certo senso è vero…

– Cucciolo, ma tu di me non sai niente, come ti permetti di giudicare? E poi perché mi devi giudicare male?

– Male? No, non c’entra niente. Mi sembra ovvio che non rinunceresti a quello che hai adesso per i quattrini e non penso nemmeno che una idea del genere sia per te una tentazione, adesso le cose stanno così ma ci siamo arrivati piano piano, è venuto tutto da sé e non è stata nemmeno una scelta.

– Beh, va bene, questo è vero.

– Cucciolo, tu hai avuto una virtù grandissima e quella te le devo riconoscere: non hai mai avuto ripensamenti.

– Sì, è vero, ma io scelta non ne avevo e quindi non c’è stata nessuna scelta.

– Sì, va bene, ma non hai avuto rimpianti.

– No, certo non tornerei indietro e poi un po’ dei miei sogni li ho realizzati e attraverso di te forse… certo non mi dispiacerebbe diventare un grande avvocato… con te… no, ma che sto dicendo… non diventeremo due avvocati famosi, no, due avvocati normali…

– No, due avvocati gay.

– Sì, va bene, sempre se non incontro la biondina che… ma che hai da sghignazzare, quando mi guardi con quell’aria di sufficienza, come se avessi capito tutto di me, penso che sei superficiale… no, anzi… però che sei un po’ stronzo lo penso veramente… guarda che se fai così non ti invito al matrimonio!

– Birillo!

– Sì.

– Mi sa che se continuiamo così avvocati ci diventiamo veramente, quanto grandi non lo so, ma ci diventiamo veramente e forse pure piuttosto presto…

– Dai non mi illudere, per farmi venire a letto con te non c’è bisogno di queste cose…

– Andy! Mannaggia, quanto ti voglio bene! Non è solo sesso, è che con te mi ci ritrovo proprio, anche tutte queste chiacchiere apparentemente senza senso, le abbiamo fatte tante volte ma mi piacciono tanto…

– Pure a me, Cucciolo, pure a me! E poi mi piace tantissimo proprio parlare con te, non sei distratto, alle cose mie ci pensi veramente e le vedi in modo serio, le vedi anche meglio di me, prima mi sembrava che mi stessi dicendo delle cattiverie ma poi ho capito quello che mi volevi dire e mi sembrava tutto vero… E poi Cucciolo, è proprio bello stare a parlare con te… con mia madre parlavo poco, cioè quando ero piccolo parlavamo, poi, piano piano si è legata di più al marito e con me si sono raffreddati i rapporti, certe volte mi sarebbe piaciuto che mi mettessero in collegio, almeno lì avrei avuto i compagni e qualche possibilità di vivere la mia vita, specialmente quando ero un po’ più grande, ma loro mi hanno tenuto sempre a casa, sotto controllo, il perché non l’ho mai capito, avrebbero potuto fare come se io non esistessi, ma non l’hanno fatto, mi sono stati addosso in modo pesantissimo, in effetti se mi avessero scaricato in qualche collegio sarebbe stato meglio per tutti…

– Ma tu pensi che a te non ci tenessero affatto?

– Non lo so, forse all’inizio un po’ ci tenevano, non solo mamma, ma pure mio padre, diciamo così, un po’ ci teneva però mi volevano plasmare a modo loro e questo non lo sopportavo proprio.

– Ma non potrebbero avere sbagliato senza rendersene conto?

– No! Non credo proprio… al limite potrebbe pure essere ma non mi pare possibile, almeno io non ho mai avuto questa sensazione, loro non amavano me, amavano il loro sogno e siccome io non ero come mi volevano hanno tagliato i ponti con me.

– Però tu pure non dovevi essere proprio un angioletto, almeno da quello che mi hai detto…

– Va bene, ammettiamo anche questo, ma mia madre che ha fatto? Lei ha scelto e non ha scelto me, io ero la sua cattiva coscienza, le piaceva troppo fare la signora, meglio la signora che la mamma, lei le tentazioni dei quattrini le ha vissute eccome e alla fine sono state quelle le cose che l’hanno condizionata, quando si è trovata a scegliere ha fatto la sua scelta, io, almeno così com’ero, ero solo di impaccio…

– E se tua madre dentro di sé l’avesse vissuta in tutta un’altra maniera, diversissima da come pensi tu?

– Ma non è così, Cucciolo, sono cose che si sentono a pelle e poi una cosa non gliela posso perdonare… ma perché gay no? Tu capisci, Cucciolo, secondo loro, noi qui stiamo facendo solo porcate, quello che fanno loro a letto è fare l’amore mentre noi facciamo solo porcate! Rosa e Rocco ti hanno voluto bene senza condizioni, i miei l’idea che fossi gay non la digerivano proprio… e questo per un ragazzo gay è un condizionamento terribile. Fanno di tutto per cambiarti il cervello… ma questo vuol dire che non ti vogliono bene…

– Ma potrebbero pure non arrivare a capire…

– Rocco e Rosa ci sono arrivati benissimo… è che i miei non volevano capire, mettermi i piedi in testa sì, capire… e poi per voler capire bisogna volersi bene e questo i miei non me l’anno mai dimostrato… Cucciolo, quando sto con te e mi abbracci mi sembra bellissimo… io queste cose non le ho avute mai… e quando Rocco mi ha abbracciato qualche volta mi sembrava una cosa bellissima, c’è un contatto fisico, capisci che non si vergogna di te, ti considera uno come lui, fatto nello stesso modo… e Rosa che quando mi bacia mi stringe forte forte… Cucciolo, tu tutte queste cose le hai avute, io no! E’ per questo che ho bisogno di farmi coccolare, perché così mi sento sicuro, la prossimità fisica di un’altra persona che ami è una cosa che ti dà la forza di vivere… ma tu te l’immagini come sarebbe stare soli? Cucciolo, sarebbe terribile, ma come saresti stato tu senza Rocco e Rosa? Prova a immaginartelo, io sono stato solo in quel modo e pure peggio…

– Andy!

– Che c’è… ti sto assillando?

– No! Vieni qui e stringimi forte, anch’io ho bisogno di coccole, della presenza fisica di Andy.

Marco gli si accostò e lo baciò sulla bocca in modo leggerissimo.

– Cucciolo, se ti assillo me lo devi dire, io non mi controllo…

– Birillo! Dammi la mano e cerchiamo di dormire perché domani c’è tantissimo da lavorare.

– Hai ragione, scusa. Notte Cucciolo!

– Notte Birillo! Ti voglio bene!

– Anch’io!

Al mattino la giornata si presentava fresca e azzurrissima, Marco sembrava più stanco e sonnacchioso. Andy si voltò verso di lui.

– Cucciolo… lo sai che ore sono?

– Mhhh, che ore sono?

– Sono le sei… è ora di alzarsi…

– Tra un minuto, Birillo, tra un minuto.

– Ok, Cucciolo, vado a fare il caffè…

Andy se ne andò in cucina, poi uscì sul balcone, le quattro piante facevano un angolino fresco che sapeva di vita, qualche piccola ape volava sui fiori del timo… erano proprio piccole api, non vespe, Andy si fermò a guardarle, l’aria era pungente e fu costretto a rientrare, preparò il caffè e la colazione, poi tornò da Marco.

– Cucciolo, buon giorno!

– Mannaggia, sono distrutto… Mhhh non è che si potrebbe dormire ancora un pochettino?

– No, Cucciolo, questo è il caffè ed è bello ristretto, ce ne è ancora un pochettino ma quello te lo metto nel latte al posto dell’orzo.

– Andy, ti prego, lasciami dormire ancora un po’

– Va bene, Cucciolo, ma solo mezz’ora, dopo dobbiamo studiare.

Andy si stese sul letto vicino a Marco.

Cucciolo…

– Mh, che c’è?

– Ma tu quando dormi sogni?

– Birillo, ma che domande mi fai…

– Ma a te ti vengono mai gli incubi?

– No, praticamente quasi mai, anzi proprio mai… e a te?

– Io stanotte non ho dormito tranquillo, è per quello che mi sono alzato presto, ho sognato cose brutte… Cucciolo, ho bisogno che ti svegli…

– Va tutto bene, Birillo?

– Be’, non proprio, stanotte ho sognato che avevo paura, che non sapevo che fare… ma nel sogno tu non c’eri, ero solo, era brutto, non c’erano cose spaventose, ma era una sensazione generale brutta, come non sapere che fare, sai quando stai in ansia e non sai nemmeno perché… io stavo a casa mia, ma non qualche mese fa, proprio adesso, in questo periodo, non sapevo che fare, dei miei non sapevo niente, a casa non c’era nessuno, giravo giravo ma non trovavo nessuno e non sapevo che fare, se stare lì o andarmene ma non sapevo nemmeno dove andare. Poi la scena è cambiata e stavo in Vietnam… tu mi dirai: che c’entra? E hai ragione perché non ha senso, c’era la guerra, le bombe, io stavo lì, nascosto da qualche parte e non sapevo nemmeno da che parte stavo, se ero un viet kong o un marine, avevo paura e basta, paura che mi trovassero, vedevo entrare e uscire da una base americana dei camion pieni di soldati, andavo avanti e indietro senza meta, con una grande paura addosso, ma senza capire nulla, poi la scena è cambiata ancora, stavo in una città che non era Roma, una città che non avevo mai visto, i posti mi ricordavano questo quartiere ma non era questo quartiere e non era Roma, mi sembrava di riconoscere i posti, mi aspettavo di vedere la farmacia all’angolo ma la farmacia non c’era, però le altre costruzioni somigliavano a quelle di questa zona ma non erano quelle, non erano molto diverse ma non erano quelle, quando mi sembrava di avere capito dove mi ritrovavo a un certo punto non capivo più nulla, non era nemmeno un’angoscia, era proprio uno stato di confusione, un po’ come sentirsi sballottato e non capire più nulla, io ho visto in ospedale persone che non connettevano troppo, mica matti da barzelletta, povera gente disperata che non ci si raccapezza più e che cerca punti di riferimento che non trova, è una cosa spaventosa e a me nel sogno succedeva proprio così, può darsi che sia rimasto suggestionato, non lo so, ma mi sentivo a disagio, smarrito… poi mi sono girato e mi sono svegliato, ho visto che c’era luce ma era ancora mattina prestissimo, svegliarti mi sembrava brutto, non volevo riprendere sonno e mi sono messo a pensare ai punti di riferimento… sì, proprio ai punti riferimento, ai punti cardinali, alla bussola, prima proprio pensando a quelli che navigavano per mare tanto tempo fa… poi piano piano mi sono venuti in mente altri riferimenti… i punti forti della mia vita… Cucciolo, quando ho pensato a te mi è venuto da sorridere… stavi qui vicino a me tutto raggomitolato e con una gamba fuori dal lenzuolo, poi ho pensato a papà e mamma e ci sono rimasto a lungo a pensare a papà e mamma… sono proprio persone come si deve, sono gente di vecchio stampo… io certe volte penso che mi ci vorrebbe proprio una rieducazione affettiva vera e propria e penso pure che non mi può venire da te, tu sei troppo simile a me, loro sono più grandi… non lo so ma è diverso, quando papà mi ha accennato al fatto che avevano sentito quando abbiamo fatto l’amore in campagna la cosa mi ha fatto un effetto fortissimo e adesso più ci ripenso più mi sembra che la loro approvazione per me è importantissima, quando vedo papà che mi tratta in modo così affettuoso e nello stesso tempo così autorevole mi pare che lui e mamma mi potrebbero dare una spinta molto positiva e qualche volta anche quando noi stiamo insieme mi mancano, quando parlo mi piacerebbe sapere quello che pensano delle cose che dico e poi quando parlano loro li starei a sentire per ore, ho l’impressione che abbiano tante cose da insegnarmi: quella pacatezza, quella determinazione affettiva, quel fare sempre la prima mossa e nello stesso tempo senza invadenza e senza presunzione, più ci penso più mi viene un senso di tenerezza profonda, per esempio, non mi prendere per pazzo, però mi piacerebbe che andassimo più spesso da papà… non ti offendere se te lo dico…

– Birillo, ma come faccio a offendermi per una cosa simile, tu pensi di papà e mamma quello che io ho sempre pensato… e poi non sono solo brave persone, ma ci vogliono  bene, Birillo il mondo nostro è fatto di quattro persone… se ci vogliamo andare più spesso io credo che i più contenti sarebbero loro, per loro tu non sei solo un figlio ma qualche cosa di più…

– In che senso, Cucciolo?

– Nel senso che la loro cotta per te se la sono presa pure loro, a modo loro e con tute le differenze ma secondo me si sono innamorati di Andy e questo fatto me li rende ancora più cari, se fosse possibile perché in fatto di persone hanno gli stessi gusti che ho io… non si sono innamorati del primo imbecille con un po’ di soldi in tasca, ma si sono innamorati di Andy… io a fare certe scelte l’ho imparato dai miei…

– Cucciolo, ci andiamo oggi?

– Pranzo o cena?

– Meglio cena perché si perde meno tempo per lo studio… che faccio li chiamo?

Marco si limitò a sorridere e Andy prese il telefono.

– Ciao mamma, come va?

– Andy, bello, come stai? Lo sai che oggi abbiamo parlato quasi tutta la giornata di voi io e Rocco…

– E che avete detto?

– Abbiamo detto che siamo contenti di Andy, che è un uomo come si deve, che gli vogliamo bene e che ci sta regalando dei momenti bellissimi…

– Dai, mamma, non esagerare…

– Andy, tu lo sai che è così…

– Senti mamma, ti volevamo chiedere se possiamo venire a cena da voi stasera…

– Andy… tu non lo sai ma io l’avevo appena finito di dire a Rocco ma lui mi aveva detto che non bisognava disturbarvi e che dovevate studiare… noi stiamo qui soli soli, due vecchietti, quando ci siete voi qui è festa… adesso Rocco è uscito per prendere il lattee non te lo posso passare… aspetta, aspetta… è lui, è arrivato… Rocco, è Andy, stasera vengono a cena… te l’avevo detto io!

– Andy, stasera ti faccio un risottino tutto vegetale, tutto ai profumi di campagna… mo’ mi devo sbizzarrire un pochettino…

– Papà non ti stancare… tu quello che ci piace a noi lo sai… allora facciamo alle nove?

– Alle nove, Andy, e buon lavoro.

– Aspetta, ti passo Marco…

Andy rimase ad ascoltare alla cornetta.

– Ciao papà… lo sai che Andy, da quando si è alzato non ha fatto che parlare di voi?

– E di che? Di noi non c’è molto da dire…

– Mi sa che Andy vi vuole bene!

– Marco, ma lo capisci tu che fortuna hai avuto a trovare uno come Andy? E che fortuna abbiamo avuto noi…

Andy era raggiante e si sentiva gratificato al massimo

– Papà, a fare certe scelte me l’hai insegnato tu… va be’, allora ci vediamo stasera alle nove…

– Vi aspettiamo ma fate tutto con comodo.

– Ciao papà.

– Ciao Marco.

Andy ripeté:

– Ciao papà.

– Ciao Andy, a stasera.

– Cucciolo hai visto, sono contenti.

– Questo lo sapevamo anche prima.

– Allora Cucciolo, ti alzi?

– Birillo ma com’è che fai sogni così strani?

– Non lo so, è successo oggi ma di solito non mi succede, anzi non sogno quasi mai, e soprattutto non sogno mai cose che sensate, io un po’ il cervello strano ce l’ho, che ci posso fare!

– Birillo, ma tu di fondo sei sereno, voglio dire adesso…

– Sì, credo di sì, forse ho bisogno di rassicurazioni, ma mi sento sereno, sì, perché no?

– Vieni qui Birillo, stenditi vicino a me, poi ci alziamo subito, ma adesso mettiti vicino a me…

– Cucciolo, pensi che sono strano eh?

– No, io nei tuoi sogni ci vorrei entrare, noi non dobbiamo stare insieme solo quando stiamo svegli, se no quando sogni resti solo e non mi piace che tu resti solo…

– Magari sarebbe meglio che entrassi io in un sogno tuo… ma non hai mai sognato…

– Sì, qualche volta ho sognato anche io…

– E che cosa sognavi?

– Be’ in genere mi ricordo solo i sogni erotici, gli altri non me li ricordo proprio…

– Raccontamene uno.

– Mah, non sono poi un gran che, non sono storie, non ci sono dialoghi, solo sensazioni, praticamente anche se con qualche variante la scena è più o meno sempre quella, io sto in uno spogliatoio e ci sono dei ragazzi che si mettono nudi con la massima naturalezza, che scherzano, che giocano un po’, io sto lì, non partecipo, in effetti nei sogni non partecipo mai, guardo, questo sì, guardo, in genere i ragazzi sorridono, c’è una bella atmosfera, intima e nello stesso tempo divertita, i ragazzi non fanno nemmeno sesso tra loro, giocano e basta ma senza troppe valenze sessuali… e poi da quando ci sei tu non ho più fatto sogni erotici, veramente non me ne ricordo nemmeno uno, forse non mi servono più…

– Cucciolo e, sogni erotici a parte, non mi hai mai sognato?

– No, credo di no, non mi pare…

– Io invece qualche volta ti sogno, esattamente come sei nella realtà, sogno che fai esattamente quello che fai sempre, non ti sogno mai in dimensione erotica, ma mentre lavi i piatti o mentre mi guardi negli occhi ma sono immagini brevi, storie non ne ho sognate mai.

Marco si voltò verso Andy e lo abbracciò.

– Birillo! Come sei bello la mattina quando non ti sei ancora fatto la barba!

– … Dai, Cucciolo, non è che non mi voglio fare coccolare… ma bisogna alzarsi e ci dobbiamo rimettere a lavorare.

Si alzarono in fretta,

– Andy, prima doccia o colazione?

– Prima doccia.

Entrarono insieme nel box senza nessun preliminare, ormai la cosa era assolutamente naturale.

– Cucciolo, faccio io, tu non pensare a nulla.

Andy versò lo sciampo sulla testa di Marco poi lo insaponò e lo sciacquò in fretta, poi pensò rapidamente a sé.

– Birillo, te la posso chiedere una cosa?

– Che cosa?

– Oggi non fare la barba!

– Però stasera ce la facciamo tutti e due prima di andare da papà penso che vederci con la barba mezza mezza non gli farebbe piacere…

– Mah, credo che non gliene importerebbe niente…

– No, Cucciolo, lo vedi, tu certe cose non le capisci… io non ho mai visto papà con la barba non fatta e poi la barba fatta sa più di bravo ragazzo…

– Ma che stai dicendo.

– Ma tu, scusa, se mi avessi visto capellone ti saresti innamorato lo stesso di me?

– Be’, penso di si… non lo so, sì, forse un po’ meno, a me piaci come sei adesso… anche con la barba fatta, anzi di più con la barba fatta… però con la barba non fatta sei un po’ più sexy, ma solo quando è la barba di un giorno, quella di due giorni già non mi piace più.

– E poi ci dobbiamo dare pure una spuntata ai capelli… pure tu perché ce ne è bisogno…

– Ok, Birillo, lo stilista sei tu.

La colazione fu rapida, si rimisero subito a studiare. Ogni tanto Andy interrompeva.

– Cucciolo, stasera andiamo da papà con camicia e cravatta?

– Perché? Non è una cerimonia, è una cena a casa di papà.

– Secondo me vale la pena…

– Beh, se vuoi si può pure fare, però non ti formalizzare…

– Io non mi formalizzo, è una questione di rispetto…

– Birillo, non dire scemenze… tu con papà e mamma devi essere meno formale possibile, secondo me camicia e cravatta sono fuori posto… la barba fatta è una cosa giusta, le scarpe pulite, queste cose vanno benissimo ma le cose troppo formali non sono adatte…

– E allora una rosa per mamma…

– Quello sarebbe un bel pensiero ma c’è il rischio che diventi anche quello una cosa eccessiva… Birillo, papà vuole che noi da lui ci sentiamo a casa nostra e ci comportiamo come faremmo a casa nostra, se facciamo così li facciamo contenti, se facciamo diversamente ci sentono meno figli…

– Mi sa che hai ragione… Cucciolo, e se dormissimo là?

– Beh, anche questo si può fare, anzi credo che una cosa del genere a loro potrebbe fare solo piacere, questa è una buona idea…

– Sì, però bisogna vedere come va la serata…

– Ma come vuoi che vada… non andiamo mica a fare un esame…

– Però io mi sento un po’ carico…

– Me ne sono accorto, Birillo, si vede benissimo.

– Dai, va’ adesso rimettiamoci a studiare

– Mi sa che forse è meglio… però, se mi devi dire che le cose che mi passano per la testa sono stupide fallo con prudenza perché la cosa mi da un po’ fastidio e la devo digerire piano piano, anche se hai ragione tu… dimmelo comunque con garbo, ti prego, cerca di stare più attento a queste cose…

– Te la sei presa, Birillo?

– No, lo so che hai ragione ma non mi piace troppo essere contraddetto, forse questo è proprio il segno che sono un po’ troppo suscettibile, quando mi riprendi fallo almeno con un sorriso…

– Birillo…

– Che c’è?

– Ti chiedo scusa, non me ne sono reso conto…

– Cucciolo, te l’ho detto, tu hai ragione ma devi avere pazienza, sono fatto male ma sono fatto così…

– No, sei fatto benissimo, e io lo so come sei fatto…

– No, Cucciolo, tu come sono fatto io dentro non lo sai ancora bene… cerca solo di avere un po’ più di pazienza…

– Però, Birillo, a me non sembrava di avere detto niente di aggressivo

– E allora perché mi hai chiesto scusa?

– Perché mi sembrava che tu ci fossi rimasto male…

– Ma non è una buona ragione, mi devi chiedere scusa quando che hai sbagliato lo pensi tu, non quando lo penso io, se no mi tratti proprio come un deficiente… comunque non ne parliamo più, sono cose da nulla… Cucciolo, dai prendi il libro e cominciamo a lavorare.

– Ti voglio bene, Birillo. E stasera la barba te la faccio io

– Anch’io ti voglio bene, anzi, Cucciolo, scusami tu per le stupidaggini che dico.

Marco fece il gesto di mandargli un bacetto.

Lo studio fu faticoso, Andy non lo prendeva troppo seriamente e Marco non sapeva come reagire, all’inizio la cosa sembrava solo momentanea, poi la distrazione e la superficialità di Andy passarono il segno e Marco si decise ad agire.

– Senti, Birillo, cerchiamo di mettercela tutta e di fare le cose un po’ più seriamente, mi sembra che non stiamo più lavorando tanto bene, oggi abbiamo perso un bel po’ di tempo…

– Vuoi dire che ti ho fatto perdere un bel po’ di tempo?

– Sì esattamente…

– E’ vero, Cucciolo, ma non mi va troppo di studiare, però non mi aggredire, hai ragione, non abbiamo lavorato bene e per colpa mia ma questo lo avevo capito anche da solo, Cucciolo, non so che mi prende ma non mi va troppo di studiare, anzi non mi va per niente… no, va be’, lasciamo perdere queste stupidaggini, hai ragione e basta, dai riproviamo… adesso cerco di non distrarmi… però non te la prendere, passami il libro che provo a leggere io… Allora…

Il lavoro riprese in modo un po’ diverso, Andy ci provava, leggeva ma poi doveva rileggere, si vedeva che era distratto.

– Birillo, dai, lasciamo perdere, riprendiamo domani, oggi non è aria…

– Mi sa che è meglio che sospendiamo veramente… Cucciolo, mi dispiace…

Andy aveva gli occhi rossi, Marco se ne accorse.

– Che c’è, Birillo?

– Non lo so, ma non mi sento all’altezza, ti sto facendo perdere tempo, ma io non vorrei… cioè vorrei studiare ma poi la testa non ci sta, mi dispiace, Cucciolo, mi dispiace, se vuoi ci riproviamo e ti giuro che questa volta mi ci metto seriamente…

– Birillo, ma hai qualche pensiero per la testa?

– No, almeno non credo, penso che stasera andiamo da papà, a quello ci penso un po’ ma non mi sembra una cosa che mi possa far distrarre dallo studio, Cucciolo, se vuoi adesso mi ci rimetto come si deve…

–  Ma ti va, Birillo?

– Be’, no, adesso no, veramente adesso no…

– Birillo, veramente non va nemmeno a me…

– Non è vero, lo dici solo per me…

– No, non mi va veramente, dai, Birillo, siediti qui.

Marco batté una mano sul divano e Andy andò a sedersi accanto a lui.

– Che pensi, Cucciolo? Pensi al libro che non avanti?

– No, penso a te e a papà.

– Cioè?

– Cioè credo che papà e mamma per te siano importanti più di quanto pensavo io…

– E ti dispiace?

– Per niente, anzi credo che loro abbiano delle possibilità di arrivare al cuore di Andy che io non ho.

– Ma che dici, Cucciolo!

– Ma non è una cosa strana, in fondo loro ti vogliono bene in modo ancora più incondizionato di come te ne voglio io, loro ti vogliono bene e basta…

– Secondo me anche loro si aspettano qualche cosa da me…

– E cioè?

– Secondo me loro ci tengono e lo sanno pure che su di me hanno una influenza enorme… non lo so, ma forse mi hanno adottato veramente, ma proprio nel senso serio del termine, voglio dire che non mi hanno accettato perché sono il tuo ragazzo ma proprio come persona… e poi loro di me hanno visto solo il lato migliore, quello peggiore l’hai visto solo tu…

– Perché, tu hai un lato peggiore?

– Be’, adesso magari certe cose te le sei dimenticate però sul momento ti hanno fatto un effetto decisamente negativo… ma tu sei passato oltre, tu lo sai a che cosa voglio alludere…

– No, non ho capito…

– A quando ti volevo violentare…

– Ma Birillo, tu pensi che oggi come oggi una cosa del genere mi lasci chissà quale ricordo negativo… io ho avuto paura che con te non ci potesse essere dialogo, allora una paura del genere l’ho provata, ma non è successo niente di tutto questo… anzi, quella è stata un’occasione per conoscerci meglio, lì per lì un po’ traumatica ma poi non è successo nulla di quello che avevo temuto… anzi… ma possibile che tu ci pensi ancora, francamente mi sembra proprio un’altra epoca… io penso che adesso dovremmo cercare di costruircelo il nostro futuro…

– E io ti faccio perdere tempo…

– Macché perdere tempo… Birillo, quante volte mi distraggo anch’io… e poi di lavoro serio ne abbiamo fatto tantissimo…

– Be’, questo è vero… Dai, Cucciolo, prendi il libro e facciamo altre venti pagine e poi sospendiamo, almeno non ci siamo fermati alla prima difficoltà.

– Però solo venti perché sono cotto anche io.

Ripresero a studiare con molta buona volontà e arrivarono alla fine delle venti pagine concordate più per non perdere l’onore delle bandiera che per altro.

– Basta! Adesso ci riposiamo un po’ e poi ce ne andiamo da papà. Cucciolo, che ore sono?

– E’ presto non sono nemmeno le cinque.

– Dai, Cucciolo, abbiamo tre ore tutte per noi… che facciamo?

– Tu che faresti?

– Mi metterei steso sul letto vicino a te per farmi coccolare un pochettino.

Nel dire queste cose Andy era alquanto malinconico.

– Birillo, come va?

– Te ne sei accorto eh?

– Mh!

– Però in fondo non va male, in fondo che cosa ci manca? … O forse è proprio che la malinconia uno se la porta dentro e basta e non sa nemmeno perché… Cucciolo, lo sai che è qualche giorno che mi è passata pure la voglia di sesso, prima mi sembrava una cosa importantissima, adesso molto meno, adesso non voglio stare solo ma non ho voglia di sesso, mi sembra una cosa che adesso non mi interessa proprio, è come se avessi la testa invasa da altre idee oppure la testa vuota, … forse è proprio così, una testa vuota, delle sensazioni più attutite, dei desideri meno violenti, il non pensare a nulla, un po’ il sentirsi vivere… Cucciolo, pensi che passerà?

– Be’, certo di queste cose il colore di fondo in qualche modo rimane ma penso che prima o poi un po’ di entusiasmo di quello tuo, forte, lo troverai sicuramente…

– Lo sai, Cucciolo, che io adesso mi sto sciogliendo molto, prima di queste cose non parlavo, nemmeno me ne rendevo conto, adesso, piano piano queste cose stanno venendo a galla e io te le dico… mi sembra quasi strano, non ho mai fatto discorsi del genere, almeno così diretti… è una cosa gradevole… Che dici, Cucciolo? Mi vedi diverso da prima?

– Onestamente no, adesso ci conosciamo meglio e c’è un’altra forma di confidenza, questo è vero, ma non ci vedo niente di veramente nuovo, io pensavo fin dal primo momento che prima o poi sarebbe successo…

– E papà questo lato del mio carattere se lo immagina?

– Mah! Non lo so, francamente non credo, tu con loro sei meno libero che con me, almeno in queste cose…

– Cucciolo, ma l’hai notato pure tu che c’è meno spinta sessuale? Voglio dire tu verso di me?

– No, Birillo, io non ho meno spinta sessuale nei tuoi confronti, anzi, se posso dire una cosa che mi è capitata spesso, io mi sento molto più attratto da te quando non ti gira bene… aspetta, cerca di capirmi, quando hai bisogno di un muretto su cui appoggiarti il fatto che quel muretto posso essere io, anzi posso essere solo io, mi dà una sensazione fortissima e mi sento totalmente fuso con te, anche spiritualmente, in quei momenti ti darei proprio l’anima…

– Ma adesso, te ne accorgi che sono meno disponibile nei tuoi confronti?

– No, Birillo, io non ho affatto questa impressione, uno che parla con me come fai tu lo sento già totalmente fuso con me, ci sei eccome, altro che indisponibilità… e poi il sesso è un modo… mi faresti male se ti chiudessi in te stesso, mi faresti malissimo se mi tenessi da parte, allora ne soffrirei proprio tantissimo… Cucciolo, ma tu lo capisci… ma chi ce l’ha un contatto forte come quello che abbiamo noi?

– Cucciolo, ma tu pensi che sono dipendente?

– E io allora? Ma quando ti innamori sei dipendente eccome se no che modo sarebbe di innamorarsi…

– Ma com’è che tu non fai lo stesso nei miei confronti?

– Non ho capito, che vuol dire?

– Tu con me delle tue malinconie non parli…

– Birillo, io, adesso almeno, malinconie per la testa non ne ho…

– Ma non hai l’impressine che io penso solo a me stesso? Cioè quando io comincio tutti questi arzigogoli, non ti senti un po’ trascurato?

– No, Birillo, trascurato da te non mi ci sento affatto…

– Ma tu sei generoso, nemmeno te ne accorgi, tu certe cose non le guardi, io qualche volta ho l’impressione che ti sfrutto, prima quando mi venivano questi pensieri pensavo solo alle questioni economiche, adesso penso che ti sfrutto anche psicologicamente, in fondo io parlo sempre e tu stai sempre a sentire e mi rispondi… ci sono ruoli fissi… non ti pare strano?

– Non ho capito, Birillo, che cosa mi dovrebbe sembrare strano?

– Tra noi non è tutto simmetrico…

– E allora?

– Già, e perché dovrebbe essere tutto simmetrico? Cucciolo…

– Sì?

– Mi vuoi bene?

– No!

– Quanto sei cattivo quando dici così…

Marco si voltò verso Andy e gli scarmigliò i capelli.

– Ecco, così va meglio!

– Andy, lo sai che adesso io non ho più paure che ti riguardino, mi sento sicuro su tutta la linea… io non potrei campare senza di te ma penso che nemmeno tu potresti stare senza di me…

– Mah! Cucciolo, questi sono teoremi che non si possono dimostrare… Certo senza il Cucciolo che mi coccola sarei una totale nullità, però questo vale per oggi…

– Lo so, Birillo, ma qualche entusiasmo lasciamelo passare, non mi razionalizzare tutto!

– Scusa, Cucciolo! In fondo sono discorsi teorici che abbiamo fatto tante volte… tanto piano piano le punte si smussano, le punte del ragionamento teorico, voglio dire, e si torna a ragionare in modo meno astratto…

– Birillo…

– Sì…

– Facciamo l’amore?

– Non mi viene Cucciolo, mi dispiace…

Marco si voltò verso Andy e lo abbracciò.

– Tanto io ti voglio bene lo stesso…

– Lo so, Cucciolo, magari stasera quando torniamo dopo cena…

– Quando vuoi tu, Birillo…

– Cucciolo, io non ho mica detto che non mi piace, anzi, mi sembra una cosa meno impellente di prima ma è tutto qui… e poi anche quel tipo di intimità ha un valore… io mi sono innamorato di te perché pensavo che tu fossi fisicamente perfetto… sei bellissimo, è vero…

– Ma che dici?

– Lasciami dire! Sei bellissimo, sì, ma non sei perfetto fisicamente, un po’ abbondantello un po’ cicciotello… prima, cioè quando me ne sono accorto, mi sembravano difetti, adesso mi piacciono tantissimo perché tu sei così… però potresti cercare di… No, vai bene anche così… e poi mi viene da pensare un po’ come una ragazza che si sposa: se non è bellissimo non fa nulla però è una brava persona e questo di te mi piace moltissimo, quasi più del fatto fisico, prima pensavo che queste cose contassero meno ma non è così… Cucciolo… Ci facciamo una tazza di tè?

– Te lo faccio subito…

– No! Ho detto ci facciamo! Guarda che tu con me non devi avere atteggiamenti servili… sono cose che mi piacciono, ma non mi trattare troppo come una ragazza da conquistare, non ce ne è bisogno… anzi il tè lo faccio io!

– E no! Lo facciamo insieme!

– Va bene, come vuoi tu!

– Io? … Come vuoi tu!

Però Cucciolo, adesso abbracciami un po’… sì, così, è bello sentire che il Cucciolo ti abbraccia.

Marco abbracciò Andy strettissimo e gli scarmigliò di nuovo i capelli, poi se ne andarono in cucina.

– Birillo, l’hai messa l’acqua alle piante?

– Certo che l’ho messa, se dovevano aspettare te stavano fresche! Tu non le innaffi mai, ti manca questo tipo di sensibilità…

– Non è vero, Birillo, io non le innaffio perché so che per te è un piacere e non te ne voglio privare…

– Dimmi la verità e non mi prendere in giro!

– E’ così, Birillo, è veramente così!

– Meglio così, perché se uno ama le piante ama le cose vive e quelli che amano le piante sono persone con un’altra sensibilità…

– Tipo tu!

– Be’, che c’è? Non sfottere!

– Birillo, accendiamo la TV?

– Noo! Per carità, non la accendiamo da parecchio ma è meglio così… Senti, va’, prepariamoci e ce ne andiamo da papà un po’ più presto.

– E forse non è nemmeno tanto presto.

____________

Potete trovare gli indici dei capitoli pubblicati in rete alla pagina:

http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html

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