ANDY – ROMANZO GAY 12

Dopo una pausa di diversi anni, riprendo la pubblicazione di ANDY – Romanzo gay.
Pubblico qui di seguito il dodicesimo capitolo uno di quelli che amo di più di tutto il romanzo.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli dal primo al quattordicesimo sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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– Cucciolo, mi vuoi bene?
– Dai, Birillo, lo sai benissimo!
– Ma tu dimmelo di nuovo! Che ti costa? A me fa piacere sentirlo! …Va be’ va’ lasciamo perdere, forse hai ragione, è meglio che faccio le cose un po’ più serie… Cucciolo…
– Che c’è Birillo?
– Ma tu hai mai pensato che io sono un po’ stupido?
– No, stupido proprio no, strano, almeno un po’, quello sì, qualche volta l’ho pensato.
– E perché?
– Be’ qualche volta… ma Birillo, lo sai benissimo e te l’ho pure detto…
– Sì, ma tu pensi che non sono maturo?
– No, che c’entra, io credo che tu abbia un modo di reagire che io non capisco sempre bene, ma è tutto qui.
– Anch’io qualche volta ho pensato che tu fossi un po’ strano, soprattutto quando non capivi quello che mi passava per la testa… Cucciolo… mi coccoli un po’…
– Vieni, Birillo! Mettiti qua.
– Mi piace tanto appoggiarmi a te, mi sento… non lo so nemmeno io perché ma mi sento in un modo che mi piace.
– Birillo…
– Che c’è?
– Ma tu sei felice? Voglio dire… ti senti a tuo agio?
– A mio agio sì… felice non lo so… forse no… ma non penso che si possa essere felici del tutto.
– Birillo, io adesso sto proprio benissimo, ci sei tu e io mi sento felice… che ti devo dire, sarà una cosa stupida ma a me una cosa del genere mi fa stare bene.
– Forse sarà perché a me mi prendono sempre le malinconie, che ne so, io sto bene qui, adesso, ma me la sento un po’ di malinconia dentro… che ti posso dire… credo che mi sentirò sempre insoddisfatto… ma non di te, credo proprio di me stesso, non credo che avrei potuto avere dalla vita più di quello che ho avuto, non lo so, certo che mi sento sempre un po’ strano, ma non lo so nemmeno io perché…
– Birillo…
– Sì…
– Io ti voglio bene, l’ho pensato dal primo momento che vicino a te sarei stato felice, non lo so, ma credo che tu sia il mio complemento biologico, starti vicino per me è proprio una necessità fisiologica, quando non ci sei io sto male…
– Cucciolo, quello pure io… certo, quando non ci sei mi manchi, la sento anche io la differenza, però… quando poi ci sei non riesco ad essere felice del tutto… non lo so… però un po’ di malinconia dentro mi resta lo stesso.
– Sai, Birillo, io credo che passerà col tempo…
– Io credo di no… credo che non ci sarà molto da fare… comunque, certo, meglio di come sto adesso non sono mai stato, voglio dire che questo per me è il massimo, almeno credo…
– Birillo…
– Sì.
– Ma come fai ad essere così tenero?
– Dai, non mi sfottete!
– Non ti sto sfottendo… è che non mi vorrei allontanare da te nemmeno per cinque minuti…
– Cucciolo… ma tu mi vuoi bene veramente?
– Birillo, lo sai benissimo.
– Qualche volta penso che anche tu stia un po’ recitando, io certe volte lo faccio, adesso quando ti ho chiesto se mi vuoi bene veramente te l’ho chiesto perché a te fa piacere sentirlo, certe volte io faccio un po’ di sceneggiata per te… aspetta, non fare quella faccia… io non ti inganno mai, almeno credo, ma un po’ di recita di quella che può piacere anche a te la faccio… ma la faccio a fin di bene e penso che anche tu possa finire per recitare un po’ nei miei confronti, certe volte penso che ti piace molto la parte dell’innamorato, di quello che sta cercando di dirmi in tutti i modi che mi vuole bene… insomma, tu ti sei scelto una parte e stai cercando di recitarla come si deve… non credo che tu dica cose false, ma le carichi un po’… non ti arrabbiare, voglio dire che ci metti qualche sottolineatura di colore in più e che ti piace fare così, io qualche volta un po’ lo percepisco, lo so che mi vuoi bene ma sei un pochino teatrale, la tua parte in commedia ti piace e cerchi di recitarla al meglio… Cucciolo, io lo so che è così… Non ti preoccupare non mi dispiace mica, anzi, certe volte aiuti anche me un po’ a recitare, certe volte sembriamo due amanti quasi perfetti… ma secondo te lo siamo?
– Sì, Birillo, io credo di sì.
– Dilla tutta, Cucciolo…
– Be’, va bene, in un certo senso hai ragione, ma adesso non mi demolire questa storia d’amore.
– Io non la demolisco, sto solo cercando di capire come stanno veramente le cose… che sono cose importanti lo so benissimo, lo sento, però… non lo so, ma tu credi che non si dovrebbe cercare di togliere certe atmosfere… non è che mi sembrino false ma non sono vere al cento per cento. Forse sto cercando di sminuire.. ma no, non credo, forse sto cercando di dimostrare che mi vuoi bene al di là di tutto… ma tu che pensi?
– Io penso solo che tu sei il mio Birillo e che ti voglio bene, se vuoi te lo posso dire in un modo meno enfatico, che mi piace stare con te, che mi sento a mio agio solo quando ci sei, che quando non ci sei mi manchi, però alla fine il senso è lo stesso.
– Ma tu sogni su di me ne hai mai fatti.. voglio dire progetti? Cioè ci sono cose che tu ti aspetti da me?
– Sì, altroché, mi sembra ovvio…
– E cioè?
– Be’ io sogno di restare sempre con te, vorrei che fossimo una cosa sola.
– E tu pensi che sarebbe possibile?
– In genere non mi sembrerebbe una cosa possibile, voglio dire che se non si trattasse di noi non mi sembrerebbe possibile… ma visto che siamo noi due mi sembra ovvio… non credo che ci sarebbe nessun bisogno di prevedere o di programmare nulla, verrebbe, anzi verrà, tutto da sé.
– E la libertà?
– La mia o la tua?
– Io alla mia credo di poterci rinunciare senza grossi problemi, ma la tua?
– Dici sul serio, Birillo?
– Sì, credo di sì, adesso mi sembra una cosa naturale, quasi ovvia, ma tu alla tua ci rinunceresti per me?
– Birillo, io ci ho già rinunciato da tanto tempo e non me ne sono nemmeno accorto e poi che significa rinunciare, io non ho rinunciato a nulla, io ho scelto di stare con te, non è una rinuncia, la mia libertà è quando sto con te.
– Be’, lo vedi, sei più generoso di me, a me sembra ancora una rinuncia, una rinuncia che farei volentieri ma in qualche modo una rinuncia, però quello che dici è vero pure per me, io ho scelto liberamente il mio Cucciolo… è bello quello che hai detto, mi piace! Lo faccio mio! E poi perché te l’ho messa in questi termini? … Lo vedi! E’ la mia piccineria mentale! Io sono una mezza cartuccia in tutto, anche in questo!
– Andy! Tu non sai quante volte mi fermo a pensare a te… certe volte la mattina ti guardo mentre sei ancora addormentalo e poi penso che io sto vicino a te e mi sembra che non si possa desiderare niente di più bello. E anche adesso, quando ti guardo mi sembri bellissimo, mi piacciono le tue incertezze, mi piace sentire che per te sono una persona rassicurante, mi piace pensare che posso farti stare meglio, mi posso sentire importante, penso che per te sono importante…
– Questo è vero, Cucciolo, per me sei un punto di riferimento fondamentale, sei la mia famiglia, mio fratello, il mio ragazzo, il Cucciolo… Chissà dove starei adesso se non ci fossi stato tu…
– Ma tu lo sai che prima non mi ero mai innamorato di nessuno? Sesso sì, qualche interesse di quel genere l’ho provato, ma non mi ero mai innamorato, proprio mai. Non avevo mai pensato che qualcuno potesse essere veramente importante per me. Cioè proprio la vita a due non la concepivo, pensavo che un ragazzo gay avrebbe dovuto comunque accettare di stare solo, qualche amico, un po’ di sesso, ma una vita di coppia non me la immaginavo proprio, erano sogni ma non la consideravo un’ipotesi reale.
– Nemmeno io, Cucciolo, di queste cose ne sentivo il bisogno ma non le conoscevo affatto, non mi erano mai capitate, e poi se non c’è un’affinità di fondo certe molle non scattano e non credo nemmeno che sia un problema di sesso, io credo che adesso, per assurdo, se tu ti innamorassi di una ragazza io ti vorrei bene lo stesso, cioè mi piaci come persona, come serietà, come modo di reagire, io di te ho un rispetto profondo perché so che sei uno come si deve, cioè mi piaci proprio come persona, te l’ho detto se tu non potessi stare con me come facciamo noi io ti vorrei bene lo stesso e credo che alla fine anche se tu stessi con una ragazza continueresti a volermi bene lo stesso perché non è solo una questione di sesso…
– Be’ sì… credo che sarebbe più o meno così, comunque sono solo ipotesi teoriche, però credo che certe cose di fondo non si perderebbero comunque, e il discorso vale pure per te, in teoria anche tu te ne potresti andare per metterti con una ragazza o con un ragazzo e forse non è nemmeno un’ipotesi così remota, non credo che per questo ti vorrei bene di meno, non lo sentirei nemmeno come un tradimento, lo sentirei come un’impossibilità, mi dispiacerebbe tantissimo ma lo accetterei, quello che non sopporterei sarebbe l’idea di perderti del tutto, quello mi farebbe stare malissimo…
– Io qualche volta l’ho anche pensato che avrei potuto mettermi con una ragazza, ma prima, adesso non mi viene più in mente, a un ragazzo non ci ho mai pensato, ce ne sono di carucci e li guardo anche ma non c’è quel feeling… con te c’è stato… se tu ti mettessi con un ragazzo ci rimarrei malissimo, credo, ti vorrei bene lo stesso, probabilmente sì, penso che da quel punto di vista non cambierebbe nulla, adesso qualche volta mi sento ancora un po’ geloso di te, sarà stupido ma voglio che tu non sia distratto da altri interessi, devi essere mio. Non so come dire, Cucciolo, ma se ti dovessi stancare di me, ecco, questo è il punto, non tanto se ti dovessi innamorare di un altro, ma proprio se ti stancassi di me, mi sentirei malissimo, mi sentirei tradito, lo so che questi termini non significano nulla, lo so che i sentimenti non si possono controllare… però, almeno mi piacerebbe che tu me lo dicessi subito, che non facessi la commedia, questo non lo sopporterei perché mi distruggerebbe l’immagine seria che ho di te… Il mio Cucciolo con me deve essere onesto fino in fondo, mi può dire che non mi ama più o che si è innamorato di un altro ma me lo deve dire subito, non deve fare la commedia…
– Birillo! Non ti preoccupare, non scappo! Da quando stiamo insieme non ho mai pensato a nessun altro, qualche volta ho pensato che non sarei riuscito a vivere con te perché non riuscivo a capire quello che ti passava per la testa, certe volte sono stato veramente sul punto di chiudere tutto, mi sembrava che rimanere solo sarebbe stata una cosa più tranquilla, tu mi esasperavi… ma non ho mai pensato a nessun’altro. Certe volte credo di averti odiato, … veramente, mi sembravi invadente, violento, altre volte mi sembravi un caso patologico, uno che non è in grado di capire come stanno realmente le cose, uno fissato che vive delle sue fissazioni e basta, anche fissazioni di sesso, ma fissazioni, poi ho visto che avevi sbalzi di umore fortissimi e che eri tu il primo a starci malissimo… e poi quando vedo che tu stai male io non riesco ad allontanarmi da te, non so come dire, mi fai una tenerezza totale, in quei momenti passerei sopra qualunque cosa, quando ti ho visto a pezzi la rabbia mi è passata subito, quando ho visto che cercavi di tornare indietro e di non fare crollare tutto mi sono sentito dentro una tenerezza fortissima… Però non ho mai pensato che sarei stato meglio con qualcun altro, solo forse sì, ma con un altro certamente no… e poi adesso stiamo qui a parlare e stiamo abbracciati così e ci diciamo tutto… ma tu credi che cose del genere possano esistere in altre situazioni? E poi non credo che certe cose si posano perdere, e non credo nemmeno che mi potrei innamorare di nessun altro… non riesco nemmeno a pensarla una cosa simile… io non mi staccherei mai da te…
– Lo so, Cucciolo, questo lo so… Ma tu pensi che arriveremo ad avere un lavoro serio in comune, che tutta la storia dell’università andrà in porto? Io certe volte comincio a pensare che sia possibile ma poi penso che mi sto illudendo e che alla fine avremo solo passato qualche anno insieme, qualche anno bello ma non per l’università e per le prospettive di lavoro, ma qualche anno bello perché siamo stati insieme, ecco questo è il fatto… però qualche volta credo anch’io che la cosa sia possibile, prima non mi veniva proprio in testa, adesso, qualche prospettiva mi sembra che ci possa anche essere… non fosse altro che per papà e mamma… mannaggia, poveretti… si sono fatti in quattro per noi… lo sai che a me questa cosa sembra quasi incredibile… loro ci credono quasi più di te, sì, l’hai visto benissimo… credo che loro adesso stiano tirando un po’ la cinghia per farci stare bene… e io campo a ricasco, … mi hanno proprio adottato.
– Birillo, ma anch’io campo a ricasco…
– E allora mi sa che è meglio che ce la mettiamo tutta per cercare di arrivare a destinazione il più presto possibile… Cucciolo, ci dobbiamo comprare una casa grande in campagna con due appartamenti uno per noi e uno per papà e mamma, così almeno la vecchiaia se la possono passare in modo più tranquillo, mi piacerebbe veramente vivere insieme con loro, in due appartamenti separati ma vicini, d’altra parte se vivessimo proprio nella stessa casa credo che ci sarebbe un certo condizionamento reciproco, non mi sentirei completamente libero… lo so che lo sanno e che lo accettano, ma credo che non mi sentirei completamente libero comunque, magari ti potrei abbracciare mentre stiamo vedendo la televisione ma sesso credo che ne potremmo fare poco… Cucciolo… che pensi?
– Penso al futuro, penso che sarebbe veramente bello riuscire a costruire tutte queste cose e penso che col mio Birillo vicino ci riuscirò, che ci riusciremo. Quando stavo solo, prima di conoscerti, non riuscivo a fare niente, il tempo mi scivolava fra le mani e non riuscivo a concludere nulla, proprio nulla, ero abulico rispetto allo studio, ci avevo provato tante volte ma mai seriamente, un motivo vero per fare le cose serie non ce l’avevo… sì, è vero che papà e mamma si aspettavano qualche cosa da me… ma mi ci vedi tu a prendere da solo un librone come quelli e a mettermi a ripetere.
– Però lo sai Cucciolo che abbiamo fatto un lavoro veramente enorme… alla fine siamo riusciti a stare nei programmi, io all’inizio non l’avrei mai pensato, mi sembravano solo fantasie ma adesso stiamo già un pezzettino avanti… Cucciolo… e se adesso ci rimettessimo a studiare?
– Veramente non mi va proprio… però… mh, mi sa che forse sarebbe meglio. Birillo… dammi un bacetto, uno solo, e poi ci rimettiamo a studiare.
– Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma tu pensi che stiamo perdendo troppo tempo?
– No! Perché?
– Certe volte ho l’impressione che ti faccio perdere tempo e un po’ mi dispiace… no, no, va be’, adesso lasciamo perdere e cerchiamo di rimetterci a lavorare.
– Ma tu ti senti costretto?
– Non lo so, forse un pochettino, ma no, non credo, dai, su, su, non perdiamo altro tempo.
Marco prese il libro e cominciò a leggere stando seduto al tavolo, Andy si accomodò in poltrona, lavorarono per quasi due ore con una certa buona volontà che non poteva certo dirsi entusiasmo, poi Andy si fermò.
– Dai, Cucciolo, adesso facciamo una pausa, mi sono stufato.
– Dobbiamo proprio?
– Sì, dai, dieci minuti, facciamo mezz’ora, e poi ti prometto che mi rimetto a studiare ma adesso vieni qui, siediti vicino a me.
– Ma com’è che ti piace tanto farti coccolare?
– Cucciolo, adesso stai qui e abbracciami, sì, così e cerca di stare zitto, non c’è bisogno di dire niente mi piace stare così come se stessi per addormentarmi, così. Cuuuucciolo… Chissà che pensi?
– Be’ io..
– St! Zitto, non dire niente, tanto lo so quello che stai pensando.
Marco si limitò a sorridere.
– Cucciolo, ma a te ti vengono mai dei momenti di tenerezza come questa?
– Birillo…
– Zitto, non dire niente, tanto io lo so, te l’ho detto, … ma adesso stiamo zitti e fermi finché non è passata la mezz’ora, questi minuti me li voglio godere, mi piace sentirti respirare, sentire il tuo calore…
– Birillo, però così non è giusto.. devi stare zitto pure tu, pure io lo so quello che stai provando, perciò zitto!
– Ok.
Rimasero per qualche minuto in silenzio, Marco seduto sul divano e Andy steso, con il capo in grembo a Marco, entrambi avevano gli occhi chiusi, poi Andy si mise seduto vicino a Marco cercando di aderire a lui il più possibile, con il capo reclinato tra il collo e la spella di Marco. Andy non si muoveva. Marco aprì gli occhi e se lo vide vicino con un’espressione di beatitudine e di serenità totale, in quel momento anche Marco si sentì totalmente appagato, il pensiero del futuro non li preoccupava nemmeno un po’, il loro equilibrio sembrava perfetto, avevano davanti tutta una vita da vivere, una vita per amarsi, per vivere uno in funzione dell’altro per costruire il loro mondo adulto, per essere se stessi fino in fondo, per essere due ragazzi che si amano, nessuno dei due aveva in quei momenti il minimo dubbio che quello fosse amore, avevano superato la solitudine ed erano entrati in un’insperata vita di coppia, che appariva ad entrambi come l’unica cosa verso la quale si fossero sentiti sempre attratti, era in un certo senso il loro destino. A un certo punto Andy strinse Marco fortissimo, poi gli passò le mani tra i capelli e gli disse:
– Ti voglio bene, Cucciolo!… Dai adesso rimettiamoci a studiare, adesso ho ricaricato le batterie!
Marco fece cenno di mandargli un bacio e si alzarono insieme dal divano.
– Cucciolo, hai visto, non siamo eccitati, a me sembrava strano che non mi fosse successo, ma non è successo nemmeno a te.
Marco non sapeva che dire.
– Non c’è niente da dire, Cucciolo, io mi sento benissimo e tu?
– E me lo chiedi?
– Dai, adesso un caffè in cinque minuti e poi sotto coi libri.
Se ne andarono in cucina a preparare il caffè.
– Cucciolo, ma com’è che tra noi è stato tutto così facile? Cioè voglio dire che abbiamo fatto centro al primo tentativo… ma tu pensi che se fossimo stati un uomo e una donna sarebbe stato diverso?
– Francamente non lo so, non riesco proprio a immaginami una cosa del genere ma penso che tra un uomo e una donna il fatto che ci sono molte possibilità sia solo una complicazione, più o meno penso che ci si possa provare un po’ con tutti, per noi è il contrario, io di gente etero che ha avuto tante storielle più o meno serie ne ho conosciuta tanta…
– Ma io credo che succeda pure tra i gay, almeno tra quelli che frequentano i locali gay, fra quelli che si sono dichiarati pubblicamente… in fondo andare in quei posti significa andare a cercarci compagnia e avventure, un po’ come fanno gli etero chissà come sono le storie degli altri? Io credo che siano molto più complicate della nostra, a noi è andato tutto liscio…
– Be’, un po’ di problemini li abbiamo avuti anche noi…
– Sì, va be’, Cucciolo, ma quelli erano già problemi di coppia, erano proprio cose nostre, ma in effetti noi di gelosie e di forme di delusione vere non ne abbiamo avute.
– Sì, in sostanza è così…
– E poi voglio dire… non abbiamo avuto nemmeno fenomeni di disturbo esterni, non ci hanno mai messo in un giro di chiacchiere, non abbiamo mai subito i pettegolezzi di nessuno…
– Ma Birillo…i pettegolezzi di chi? Noi non conosciamo nessuno, è per quello che non ci hanno mai messo in mezzo, credo solo per quello, perché se facessimo vita sociale, anche solo un po’, che ne so, all’università o andando alle feste… vedresti che taglia e cuci, ma noi facciamo la vita dei frati…
– Be’, non proprio…
– Va be’, non dico da quel punto di vista, però certo noi andiamo poco girando.
– Cucciolo, ma a te manca la vita sociale, chessò, gli amici, le comitive?
– Ma per carità, lasciamo perdere! Stiamo così bene così!
– Mi sa che hai ragione, io prima avevo qualche volta un po’ di fantasie di andare un po’ più girando, ma poi mi sono passate, io sto bene solo quando sto con te, come adesso, Cucciolo, così quando parliamo, non solo quello… sì però sto bene quando posso discutere con te, non sei permaloso, non credi di essere il Padre eterno, mi rispondi in modo tranquillo, e poi mi piace quello che dici, mi ci ritrovo. Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma se ci fosse stato il rischio di finire in mezzo alle chiacchiere tu che avresti fatto?
– In che senso?
– Cioè se per stare con me tu avessi dovuto correre il rischio dei pettegolezzi, che avresti fatto?
– Mh! Be’ non è così facile da dire… credo che avrei corso il rischio se fosse stato un rischio inevitabile ma se fosse stata una cosa in qualche modo voluta da te, chessò per esibizionismo o solo per la voglia di chiacchierare troppo con gente poco affidabile… non lo so, ma non credo che mi sarei buttato, avrei pensato che per te la pubblicità valesse più che la cosa in sé, che tu non fossi capace di dare valore alle cose che contano veramente, che avessi più bisogno di fare chiacchiere che di volermi bene e queste cose non mi sarebbero piaciute… voglio dire che la riservatezza deve essere assoluta, quando è impossibile per ragioni ambientali, alla fine, si può anche cercare di sopportare il pettegolezzo, ma se se ne può fare a meno è stupido mettere a rischio delle cose importanti per motivi del genere… non ti è piaciuta Birillo?
– No, in fondo hai ragione, solo uno stupido potrebbe mettere a rischio una cosa come quella che stiamo vivendo noi per la smania di chiacchierare troppo, io credo che alla fine è proprio per questo che ce ne siamo stati lontani da tutto e da tutti… e poi anche a me non sono mai piaciuti i ragazzi che vogliono essere gay in modo strillato, quelli troppo dichiaratamente gay, per carità, serve anche quello un po’ a muovere l’opinione pubblica, ma non è il mio tipo, quando ti ho notato alla festa, al primo momento non sapevo che pensare, mi lasciavi nel dubbio, stavi fuori del giro e questo mi faceva pensare molto ma non avevi nessuna caratteristica da gay teatrale, anzi… però non ballavi, non andavi a fare la corte o i complimenti alle ragazze… ma una cosa del genere non è poi così significativa…
– E tu allora? Se non ti fossi avvicinato tu io non lo avrei fatto, in fondo il primo passo l’hai fatto tu, neanche tu ballavi, qualche complimento e qualche sorriso alle ragazze lo facevi e tante volte all’università lo fai anche adesso e la cosa mi lasciava perplesso, ti ricordi quando sei venuto vicino al buffet e si è avvicinata quella ragazza e vi siete messi a parlare? Be’, io l’avrei ammazzata…
– In effetti ha dato fastidio anche a me, ma quella poveretta che ne poteva sapere di quello che ci passava per la testa, anzi erano cose con non avrebbe mai immaginato.
– Però io pure temevo che tu fossi etero, avevo cercato di decifrare tutti i segni possibili e immaginabili ma mi restavano comunque dei dubbi piuttosto grossi, te l’ho detto, se non ti fossi buttato tu io non l’avrei fatto, me ne sarei tornato a casa a farmi prendere dalle malinconie ma non l’avrei fatto.
– Proprio un Cucciolo imbranato! Pensa tu dove staremmo adesso se non mi fossi deciso…
– Non mi ci fare pensare, tanto adesso stiamo qui ed è quello che conta… Andy, ma lo sai che hai fatto bene a fare quello che hai fatto?
– Lo so, lo so… Ma tu sempre broccolo! Qua, se non rischio io, tu non ci pensi nemmeno…
– No, per pensare ci penso eccome, magari poi non mi butto…
– E hai detto niente!
– Birillo… dopo il caffè a studiare…
– Lo so, Cucciolo, non ti preoccupare, non ti faccio perdere tempo, adesso certe cose comincio a capirle da solo… dai, non perdiamo tempo… che facciamo? Leggi tu o leggo io?
– Tu, Birillo, comincia tu!
– Va be’, allora eravamo alla pagina…
Lo studio andò avanti con un certo entusiasmo per buona parte del pomeriggio.
– Cucciolo… scusa ma io sono stanco morto, forse ce la farei ancora…
– Be’, comunque abbiamo lavorato bene e abbiamo pure concluso molto… va bene, va’. Per oggi basta.
– Cucciolo, ma tu la rosa la guardi mai?
– Certo che la guardo, e pure tante volte, hai visto, cinque roselline le ha fatte, forse sono poche ma la piantina all’inizio era mezza distrutta ma adesso mi pare che stia benino.
– Non è vero…
– Come non è vero?
– Non sta benino, sta bene, e si vede… Mannaggia, Cucciolo, tu sminuisci sempre… e poi hai visto che sta tirando fuori tre rami a foglia.
– …
– Sì. Tre rami a foglia, vieni a vedere.
– Quelli lì?
– Sì quelli.
– E come fai a dire che non sono boccioli di fiori?
– Perché sono verde chiaro e non sono scuri come i bocciolo dei fiori.
– Ma non è che ci vuole un po’ d’acqua?
– No, ce l’ho già messa, va bene così. Cucciolo, me lo faresti un favore?
– Tutto quello che vuoi.
– Io sto crollando dal sonno, perché non ce ne andiamo a dormire?
– Senza cena?
– Sì, senza cena, ma guada che non è una proposta erotica, sono proprio sfinito.
– Ok, Birillo, come vuoi tu… subito?
– Sì, è meglio, credo che non ce la farei più a lavorare, sono stanco morto (fece un larghissimo sbadiglio).
– Andy…
– Che c’è?
– Lo sai che sei proprio bellissimo, sei assolutamente a tuo agio, si sente.
– Be’, ci mancherebbe… sono stanco morto, ma sto col mio Cucciolo… non riesco a pensare di stare meglio di così… Cucciolo, ma lo sai che dovremmo chiamare papà e mamma, non li sentiamo da tre giorni e loro non si sono fatti sentire.
– E’ vero, ma adesso è un po’ tardi…
– Perché non li chiamiamo lo stesso? Penso che a loro farebbe piacere anche se è mezzanotte, dai.
– Ok! Chiamo io?
– No, chiamo io, lascia…
La risposta arrivò solo al quinto squillo.
– Ciao mamma, sono Andy.
– Che bella sorpresa… come stai? Va tutto bene?
– Va tutto benissimo… è solo che stavamo parlando di voi e abbiamo pensato di chiamarvi subito… come state?
– Be’, papà sta benino, io ho un po’ di cistite e devo prendere gli antibiotici, però tutto sommato sto benino… e voi?
– Qui va tutto bene, ma è un po’ che non ci vediamo… perché non cerchiamo di combinare…
– Quando vuoi tu a noi sta benissimo, ci fa proprio piacere, volete venire domani a pranzo… o la sera… quando volete voi, quando vi porta meno disturbo, per noi è una festa quando venite… Andy, tu lo sai…
– Allora facciamo così, ci vediamo domani verso le due.
– Benissimo! Adesso ti passo un attimo papà che ti vuole parlare.
– Ciao Andy… lo stai mettendo sotto a Marco eh? Avete fatto già tante cose, state lavorando proprio bene.
– Aspetta, te lo passo un attimo.
– Ciao papà…
– Andy ti sta mettendo sotto a studiare eh!
– Certe volte non lo reggo proprio, è un cilindro compressore, però mi sembra proprio di cambiare vita, mi torna addirittura la voglia di studiare… allora domani alle due?
– Sì, sì, domani alle due…
– Ti ripasso Andy.
– Ciao papà, allora a domani.
– Ciao Andy… e ci ha fatto proprio piacere, questa telefonata è proprio una cosa bella… Andy…
– Papà, il merito è tutto di Marco, ha detto lui di chiamare.
– Allora a domani… Ciao e buona notte anche a Marco.
– Ciao papà e buona notte.
Chiusero il telefono.
– Birillo, ma perché gli hai detto che l’idea era stata la mia?
– Perché è meglio così…
– Lo vedi Birillo… come si fa a non innamorarsi di te? … Sei proprio dolcissimo.
– Cucciolo, io non ho fatto nulla… so solo che ti voglio bene, io prima facevo le cose per ripicca, quasi per odio, che si potesse fare una cosa per amore non lo pensavo nemmeno… poi ho trovato il Cucciolo, poi sono stato adottato e adesso non penso nemmeno a quello che devo fare, non premedito più le mie azioni, mi vengono da sé.
– A nanna, Birillo, adesso a nanna e domani sveglia alle sette!
Si prepararono rapidamente per la notte.
– Notte Cucciolo! … Però abbiamo fatto bene a chiamare… io penso che siano stati contenti…
– Eccome Birillo! Io non so se sono stati loro che ti hanno adottato o sei stato tu ad adottarli…
– Noi ci siamo adottati a vicenda…
– E’ vero Birillo, è così… Notte Birillo!
– Cucciolo, ti posso chiedere una cosa?
– Che cosa?
– Ma tu alla morte ci pensi mai? Cioè proprio al fatto che potrebbe toccare a te oppure a me… non come problema in generale, ma proprio come una cosa che può capitare a noi?
– Che ti dico, Birillo? Veramente non so che dire… forse non ci ho mai pensato, almeno non ci ho mai pensato seriamente, no, forse non ci ho mai pensato, anzi certamente non ci ho mai pensato.
– Lo sai che invece ogni tanto ci penso, penso che se dovessi morire io non mi preoccuperebbe molto, ma se dovessi morire tu penso che per me sarebbe proprio una cosa spaventosa, cioè credo proprio che non riuscirei più a vivere, io ho sempre paura di soffrire, per questo mi spaventa l’idea della morte, non è la morte che mi spaventa ma il dolore, se dovesse succedere a te di soffrire io non riuscirei a sopportarlo, non lo so, forse ti ammazzerei prima o mi ammazzerei prima, non posso sopportare l’idea che quello che stiamo vivendo adesso possa finire, magari potrà cambiare con gli anni, ma finire no, non riesco ad accettarlo… tu adesso stai qui, io ti posso toccare, ho bisogno di te, separarmi da te mi sembrerebbe come staccarmi da me stesso, come essere diviso in due. Cucciolo, ma perché si deve morire? Non è giusto. E poi noi non abbiamo fatto niente di male però dobbiamo morire lo stesso e non è giusto.
– Ma anche se avessimo fatto chissà che cosa sarebbe comunque assurdo farci morire per quello.
– Sì, lo so, forse hai ragione, però forse si potrebbe accettare la morte come modo di finire di soffrire ma noi stiamo bene, siamo felici così, per noi la morte sarebbe la distruzione di tutto, cioè sarebbe finire di vivere prima di cominciare… mi sembra tutto assurdo.
– Birillo… ma perché adesso tutte queste idee strane?
– Mah! Te l’avevo detto che sono un po’ strano… e poi è che ho paura di perdere tutto quello che ho adesso, adesso tutte queste cose me le voglio godere, dico pure lo studio, perché no, anzi, è una delle cose più importanti, in fondo tra noi è una specie di collante, è un modo di vivre insieme, di costruire in due… Cucciolo… Cucciolo! Mannaggia! Però non ti devi addormentare mentre stiamo parlando…
– Eh … No, non mi sto addormentando, è che mi sto un po’ annebbiando, perdonami Birillo ma casco dal sonno…
– Perdonami tu, io quando prendo a chiacchierare a ruota libera non mi fermo più… Notte Cucciolo!
– Ti voglio bene! Notte Birillo!
Andy si svegliò per primo, la giornata era nuvolosa e coperta, sembrava che potesse piovere da un momento all’altro. In genere Andy non era indifferente al cima e al tempo, si girò verso Marco.
– Cucciolo…
– Mh… che c’è, Birillo?
– Hai visto che giornata?
– No, perché?
– E’ tutto coperto… mi piacciono di più le giornate di sole… Cucciolo…
– Sì.
– Perché non mi prepari la colazione, oggi toccherebbe a me ma non mi va tanto…
– Mh… va be’, ci vado io, ma tra qualche minuto…
– No, va be’, ci vado io… forse è meglio…
Marco colse al volo il tono di quel: forse è meglio.
– No, ci vado subito… resta lì.
Si alzò rapidamente, andò a sedersi sul letto dalla parte di Andy, si chinò per dargli un bacio leggero leggero, poi gli passò un braccio sotto la nuca e lo sollevò verso di sé.
– Andy, va tutto bene?
– Non lo so, mi sento un po’ strano, mannaggia, mi succede spesso, non ti so dire che cosa c’è ma quando mi sento così mi sento strano…
– Ma c’è qualche motivo particolare?
– No, non credo, vedi Cucciolo adesso mi è piaciuto tanto che sei venuto a sederti qui, se non lo avessi fatto ci sarei rimasto male… Cucciolo, non lo so, ma mi vengono un po’ di malinconie, forse sono cose stupide, ma mi sento strano…
– Ma strano nel senso che non riusciresti a studiare?
– No… però mi piacerebbe essere coccolato…
– Birillo, io sto qui…
Marco gli diede un altro bacio leggero.
– Aspetta, Cucciolo, mi alzo anch’io…
Se ne andarono in cucina insieme, l’umore di Andy sembrava essere già più sereno.
– Cucciolo, facciamo così… cerchiamo di studiare il più possibile… non si sa mai, forse le cose concrete mi faranno passare le malinconie, ma forse sono già passate…
Marco gli scarmigliò i capelli poi aprì la credenza, mise un po’ di marmellata su un biscotto e lo porse ad Andy.
– Grazie, Cucciolo… è buono… ma che marmellata è? E’ strana…
– E’ marmellata di marroni… non ti piace?
– No, anzi, non mi dispiace.
Marco preparò rapidamente per la colazione, fece scaldare il latte e preparò due toast. Andy non si muoveva, lo osservava senza dire nulla.
– Tutto bene Andy?
– Sì, non ci fare caso… se non ci fossi tu mi prenderebbe proprio male ma già è passata… credo… e poi che sono strano forte l’hai visto…
– Andy… spicciati, che dobbiamo andare a fare la doccia e poi ci dobbiamo mettere a studiare…
– Faccio presto presto, non ti preoccupare.
Nel dire così Andy si infilò in bocca il toast tutto intero.
– Calma! Non ti ingozzare! Non ce n’è bisogno…
– Fatto, Cucciolo, fatto.
Entrarono insieme nella doccia ma si percepiva qualche momento di imbarazzo, non sapevano come comportarsi.
– Cucciolo…
– Che c’è, Birillo?
– C’è qualche cosa che non va?
– No, Birillo, è che non so come comportarmi, mi sento un po’ in difficoltà.
– Si sente, Cucciolo… ma mi dispiace, mannaggia, ho rovinato tutto un’altra volta…
– Vieni, Birillo…
Marco si avvicinò a Andy e lo baciò, non sapeva se spogliarlo o evitare, pensò che avrebbe fatto meglio a spogliarsi per primo, non sapeva che fare.
– Cucciolo, non ti sentire in difficoltà, non stare a elucubrare troppo, comportati come ti viene.
– Birillo, dai, spogliamoci e andiamo a sederci sul fondo della doccia.
Si spogliarono insieme, l’atmosfera non dimostrava alcuna valenza sessuale, andarono a sedersi sul fondo della doccia poi Marco regolò il getto in modo che fosse lievissimo e si sedette accanto a Andy.
– Va tutto bene, Andy?
– No, Cucciolo, mi vengono delle malinconie brutte e non so perché… mi viene quasi da piangere, non so perché, mi sento strano, per fortuna ci sei tu… ma è come se non mi bastasse più, come se tu non potessi fare niente per me… io vorrei comunicarti quello che provo ma non lo so nemmeno io quello che provo, non ti vorrei tenere fuori ma non ci riesco, mi viene da chiudermi in me stesso, ho come l’impressione che tanto tu non puoi fare niente.. Cucciolo, non so che dire, non ho niente da dire ma non so nemmeno restare zitto, non ci riesco, ho bisogno di parlare lo steso, magari a vuoto…
– Birillo, ma ti manca qualche cosa? Non lo so ma magari ti mancano i tuoi…
– No, non lo so, non credo… certo potrebbe anche essere, ma è assurdo, io coi miei non ho più un rapporto vero da anni, però potrebbe anche essere, non lo so, Cucciolo, non lo so proprio, no, forse questo non c’entra proprio… vedi, adesso stiamo qui, in altri momenti la cosa avrebbe un interesse erotico, ma adesso non è così, adesso mi sembra importante stare nudi insieme, stare vicini e basta, così, senza segreti almeno dal punto di vista fisico… io è come se ce l’avessi qualche segreto dentro e come se non te lo volessi dire, la sensazione è quella ma poi non riesco a capire di che cosa si tratta, è come se volessi tenere qualche cosa per me, Cucciolo, proprio come se non ti volessi bene abbastanza, e poi per me volerti bene è difficile, io vado sempre con le mezze misure, non lo so fare quel tutto o niente. Mi sento una cosa misera, non lo so ma non mi vengono entusiasmi mi sento giù di tono, in certi giorni da te mi sento coinvolto fino in fondo ma in certi giorni non succede, è come se mi venisse da pensare che mi sento un po’ stretto, ma non è così, cioè io non desidero nient’altro eppure non riesco a stare bene lo stesso.
– Birillo…
– Sì…
– Queste cose capitano un po’ pure a me però io ce l’ho uno scopo… cioè io ho te, quando non ti vedo su di tono mi sento subito coinvolto in modo radicale… è strano ma è proprio quando ti sento nei momenti giù che mi sento vicinissimo a te, in un certo senso penso che la possibilità di farti stare bene ce l’ho solo io…
– Cucciolo, certe volte non ce l’hai nemmeno tu, certo, se tu non ci fossi starei proprio malissimo, adesso posso parlare con te, lo so che mi stai a sentire e che cerchi di fare di tutto per farmi stare bene, questo l’ho sempre saputo… però, Cucciolo, certe volte mi sento proprio impermeabile… è come se non ci fosse nulla capace di toccarmi veramente… mi sento tanto stupido, non so mai essere all’altezza della situazione, sto sempre uno scalino al di sotto, cerco di fare del mio meglio, ma quando uno gli entusiasmi non ce li ha non ce li ha… Mah! Passami un po’ di sciampo va’.
Uscirono dalla doccia dopo pochi minuti, il sesso tra loro sembrava un capitolo chiuso, o almeno messo da parte.
– Birillo… ci rimettiamo a studiare subito?
– Sì, Cucciolo, tanto se mi faccio prendere peggio dalle malinconie alla fine non concludiamo proprio niente… però tu non mi prendere troppo sul serio, dopo passa, vedrai che stasera è tutto passato…
– Allora Birillo… leggi tu?
– Sì, forse è meglio.
Continuarono a studiare dalle nove fino all’una, il lavoro procedeva in modo serio, Andy non perdeva la concentrazione e in qualche momento si faceva prendere a tal punto dal discorso da sembrare un’altra persona, in quei momenti Marco pensava che il problema fosse superato, ma il tono ritornava rapidamente quello normale dello studio di routine. All’una Andy chiuse il libro.
– Cucciolo, adesso dobbiamo andare da papà.
Uscirono senza cambiarsi d’abito. In strada la conversazione riprese e Marco si rese conto che la malinconia di Andy non era passata.
– Come va, Birillo?
– Beh, insomma, tanto lo sai, un po’ così… e tu?
– No, io bene… però ti vorrei vedere sorridere.
Andy fece un bel sorriso a Marco.
– Grazie, Birillo, un sorriso così mi ci voleva.
– Cucciolo… e adesso come possiamo fare con papà e mamma, mi sa che dovrei mettere su un po’ di faccia di circostanza, ma tanto non mi riesce… chissà che mi diranno? E se poi mi viene che me ne voglio andare via? … Però forse ci vuole questo pranzo da papà.
Per strada pioveva, per terra c’erano pozzanghere da tutte le parti. Parcheggiarono e andarono al citofono, Andy volle che suonasse Marco, salirono al primo piano. Rosa stava sul pianerottolo, quando vide Andy allargò le braccia.
– Vieni, vieni, ma che bella cosa che avete fatto oggi… oggi è una giornata speciale.
Rosa abbracciò Andy che rispose con un entusiasmo un po’ più contenuto del solito, Rosa se ne accorse e rimase imbarazzata ma andò avanti secondo il solito copione. Anche Marco salutò Rosa in modo un po’ più ufficiale. Entrarono in casa, in cucina Rocco li aspettava col mestolo nella mano destra in una nuvola di vapore, nella sinistra aveva una grossa scodella di fettuccine fumanti, la poggiò, abbracciò Andy calorosamente.
– Andy, bello, come stai?
Andy fece un cenno come per dire che non si poteva lamentare, Rocco colse la cosa al volo.
– C’è qualche cosa che non va? Eh?
– No, papà, va tutto bene, più o meno…
– Che c’è Andy? Ce lo puoi dire?
– Certo che te lo posso dire… mi sento un po’ giù, tutto qua… mi dispiace che quando mi prende così alla fine rovino pure la giornata di Marco, lui, poveretto, fa di tutto per farmi stare bene ma io certe volte non ci riesco proprio.
– Andy, adesso mi devi dare una mano perché dobbiamo grattare il formaggio e dobbiamo preparare l’insalata e poi si va a tavola… tu mi dirai: ma prima mi inviti a pranzo e poi mi fai preparare l’insalata… guarda apri il frigo, l’insalata è già lavata, la devi solo asciugare e tagliare.
– Asciugare?
– Sì, asciugare,
– Ma con un panno?
– No, con la centrifuga, sta lì, sopra il frigo, la metti dentro e giri e l’acqua scola via tutta.
Andy eseguì.
– E’ caruccia questa cosa, sembra un giocattolo.
– E’ un bell’aggeggio ed è pure utile… così! Bene, adesso la tagli col coltello e la metti nell’insalatiera… ti sei lavato le mani?
– No.
– Allora… qua.
Andy si lavò le mani nel lavandino della cucina e cominciò a tagliare l’insalata, poi fu coinvolto anche Marco.
– Marco, senti, adesso mi devi grattugiare il formaggio, la macchinetta sta al solito posto.
Marco tirò fuori il parmigiano dal frigo, ne tagliò un bel pezzo e lo mise nella grattugia a rullo, poi cominciò a girare.
Rocco prese le olive snocciolate da mettere nell’insalata e ne passò una a Andy e una a Marco, Rosa entrò per condire le fettuccine, aggiunse il ragù fumante, nel frattempo l’insalata era pronta e il formaggio era grattugiato.
– E adesso tutti a tavola.
I posti ormai erano stabiliti, Andy e Marco sedevano vicini sul lato lungo del tavolo di fronte al televisore, che però era spento, Rocco e Rosa sedevano ai lati più stretti. Rocco fece i piatti, quello di Andy era enorme.
– Papà, per favore, un po’ meno, sono troppe.
– Macché troppe, vedrai come te le mangi…
Andy evitò di insistere.
Rocco cercò di rompere in ghiaccio, ma evitò di coinvolgere Andy in modo diretto.
– Allora, voi state sempre a studiare e vi dovete pure sostenere… Andy, se non ti va, non ti preoccupare…
– Papà, guada che Andy oggi non è in vena, non ce l’ha con te ma è un po’ giù di tono.
– Marco, lascia perdere, già ho ammorbato te stamattina, ma non vorrei rompere la scatole pure a mamma e a papà.
– Andy… tu qui non rompi le scatole a nessuno… tu stai a casa tua e se non ti senti a casa tua qui noi che ci stiamo a fare?
– Ma non sono cose che dipendono da voi, nemmeno da Marco, ma è che io non sto troppo bene.
– Ma hai bisogno di un dottore?
– No, mamma, non c’entra niente, è che non mi sento tanto contento, non so nemmeno come dirlo, mi sembrano cose stupide… sto un po’ giù e basta.
– Andy, bello, noi ti vogliamo bene perché sì ‘nu bravo guaglione e a me mi dispiace quando ti vedo così… ma Marco lo sa il motivo?
– No, ma non lo so nemmeno io, stamattina abbiamo parlato tanto ma certe volte non so nemmeno io quello che devo dire.
– Andy… vogliamo fare una cosa?
– Che cosa?
– Ce ne andiamo all’oliveto oggi pomeriggio? Tanto sono pochi chilometri… eh? Ti faccio vedere il mio paradiso.
– No, un’altra volta.
– Andy! Io insisto… vuoi dire di no a papà?
– Va be’, andiamo dove vuoi tu… però, papà, non ti devi mettere in complimenti…
– In complimenti? Andy! Ma che dici? Mo’ mi metto a fare i complimenti con te? Io ti ci voglio portare e ti voglio fare vedere una cosa che per me conta tanto, questo è il motivo, … e non solo questo… e allora? Ma tu non mi devi dire di no.
– Va bene, va bene, facciamo come vuoi tu.
– Allora facciamo così. Niente vino per chi deve portare la macchina, chi la porta? Andy a te ti escludiamo così un bicchiere di vino te lo puoi bere e forse ti fa pure bene, è tra me e Marco.
– E va bene, papà, la macchina la porto io.
– E invece no, la macchina la porto io! E quando mai papà deve togliere qualche cosa a voi…
Rocco versò il vino a Marco e a Andy e versò solo acqua nel suo bicchiere.
– Però cerchiamo di fare in fretta.
Rosa si mise in mezzo.
– Facciamo così, i dolci ce li portiamo lì.
Andy nel frattempo aveva finito il suo enorme piatto di fettuccine.
– Hai visto, Andy, che te le sei finite… adesso una cotoletta e l’insalata e poi tutti in macchina.
– Papà ma non è che piove?
– E allora, lì c’è la casetta nostra, 65 metri quadrati, ma c’è, sono due stanzette il bagnetto e il cucinino. Andy… ti posso fare una proposta?
– Che cosa?
– Ci restereste anche stanotte? Ce ne potremmo andare tutti domani mattina presto, lì la mattina è una cosa meravigliosa anche quando piove, tanto c’è tutto, anche i letti, sta tutto a posto.
Andy sgranò gli occhi e guardò Marco con una certa aria di perplessità, poi si voltò di nuovo verso Rocco.
– Ma non è troppo fastidio?
– Ma quale fastidio?
– Allora va bene.
– Rosa, prendi tu quello che serve, ma facciamo presto…
– Non ti preoccupare, tanto c’è anche la cena pronta, la metto nei recipienti e ce ne possiamo andare via… anche la frutta ce la portiamo lì.
Il pranzo finì rapidamente, Rosa non preparò il caffè ma scesero insieme al bar sotto casa, Rocco pagò il conto senza nessuna discussione ormai la regola era chiara, poi salirono in macchina.
– Allora, Andy, oggi finalmente ti portiamo a vedere l’oliveto, non ti credere chissà che cosa, è una cosetta piccola, più per divertirsi e giocare un po’ che per altro, però vedrai che ti piacerà, io lo so che ti piacerà. Io ci vado quasi sempre solo, la Rosellina mia non ci viene quasi mai ma quando ci possiamo venire insieme è una cosa bella, stiamo soli soli, prima ci venivamo con Marco, quando era piccolo, e gli piaceva pure, ma adesso è grande…
– Papà, non sfottere! Prima di conoscere Andy ci venivo eccome e ci sono stato sempre bene…
– E mo’ ci potete venire lo stesso, ci venite tutti e due, da soli, mo’ vi faccio fare le chiavi, una per te e una per Andy, ci potete venire quando volete, è bello, si sta tranquilli e poi proprio la campagna è una cosa bella… Andy, quando vi viene in testa di fare una passeggiata in campagna quella è casa vostra, non me lo dovete nemmeno dire, fate quello che vi piace a basta, ma io dico che ci verrete… tu che dici?
– Be’, non lo so, non so che dire…
– Magari tu eri abituato alle cose in grande stile, qua è tutto familiare, è tutto piccolo, non è una villa, è una casetta, solo una casetta con un po’ di terra… però è un posto dove si può stare tranquilli e poi è vicinissimo a Roma, se volete ci potete venire con l’autostrada e non ci mettete nemmeno cinquanta minuti, anche senza correre, noi adesso stiamo andando con la Tiburtina perché dobbiamo fare vedere a Andy dove si compra il pane e dove si compra il prosciutto… quello noi non lo facciamo…
Rocco continuava a parlare ma si rendeva conto che il suo era un monologo, Andy rimaneva in silenzio, la cosa continuò così finché non arrivarono a Tivoli. Rocco parcheggiò l’auto.
– Andy, adesso compriamo il pane e il prosciutto… ti piace il pane nero o preferisci i panini?
– Non so, fai tu, quello che ci vuole…
– Allora prendiamo una pagnotta grande, tre etti di prosciutto di montagna, un litro di latte… e poi? Andy, qualche cosa che ti piace?
– No, va tutto benissimo così.
Uscirono dal negozio. Rocco continuava il suoi discorsi.
– Il vino ce l’abbiamo, le olive pure, pure i pomodori, le patate e qualche altra cosa…
Andy fece una domanda.
– Scusa papà, ma il latte a che serve?
– Per domani mattina, per la colazione…
Andy ebbe un attimo di disappunto.
– Ce ne possiamo andare benissimo stasera, ma così, se volete, ci possiamo trattenere fino a domani, se partiamo di là alle sei siamo a Roma prima delle sette, sempre se voi volete, ma a questo ci pensiamo quando è ora.
Arrivarono all’oliveto, Rocco scese per aprire il cancello, poi rimontò in macchina e parcheggiò vicino alla casa. Il cielo si era aperto, il terreno era in lieve pendenza e verso Roma, a valle, si notava una pesante cappa di smog, Andy provò una strana sensazione di liberà.
– Ma che brutta cappa di fumo nero che c’è su Roma, mamma mia, non l’avrei mai pensato, qui c’è proprio un’altra aria, papà, ma qui è tutto un giardino… ma quanti metri sono?
– Non sono pochissimi, sono quasi due ettari, ma il terreno è in pendenza, va bene per gli olivi ma non è terreno da costruzione o da lottizzazione, cioè non vale molto…
– Ma è tutto curato, tutto pulito, fiori dappertutto… che belle piante di rose! Ma sono proprio belle!
– Queste sono piante che hanno più di 15 anni, ormai vanno da sole, io le poto solo due volte all’anno e ci metto un po’ di letame e niente altro, al massimo a novembre una spruzzata di verderame…
– Che begli olivi e come sono curati e quelle che sono?
– Vai, vai, avvicinati…
– Ma che profumo… che cos’è?
– E’ timo, qui cresce che è una bellezza, e quella è salvia, il rosmarino non viene bene perché è troppo freddo, ma c’è la maggiorana, senti che profumo…
– Ma è incredibile…
– E senti questa…
– Bellissima, sa di limone, ma che cos’è?
– E’ cedrina, e questa è lavanda, qui ci viene benissimo perché è terra calcarea.
– Ma è profumatissima…
– Ci si fanno i profumi… questo è issopo, questa dietro la casa, all’ombra, è mentuccia, poi i pomodori li conosci e pure i cetrioli e i peperoni, quelli verdi piccoli, ci sono pure due zucchine che sono ormai zucche ma che si possono mangiare lo stesso… Andy adesso non ti voglio annoiare con le varietà delle olive, quelle te le faccio solo assaggiare, adesso vieni a vedere casa… Ecco, è piccola piccola.
– Ma è un gioiello, ci stanno pure le tendine alle finestre…
– E che vuoi fare, la Rosellina mia ha fatto tutto lei…
– Ma che dici, Rocco? Qua hai fatto tutto tu…
– Andy, vieni a vedere, c’è pure una specie di sotterraneo, anche quello piccolo piccolo ma areato, sempre con la circolazione d’aria, vieni, vieni… Attento ai gradini… quelli sono pomodori secchi, questo peperoncino, e là sta un bel po’ di vino, aspetta, prendi questa qua, ne apriamo una sola, se no ce ne dovremmo portare una smezzata a Roma…
– E quel mucchio di terra che cos’è?
– Li ci sono le patate, si conservano così, al buio e sotto uno strato di terra, così non seccano e non cicciano, aspetta adesso ne prendo qualcuna, così tre o quattro bastano, poi un po’ di olive, così.
Usciti dalla cantinetta, Rocco passò le patate a Rosa, poi uscì di casa portandosi sempre appresso Andy.
– Andy, adesso ti faccio vedere come si fa un’insalata come si deve… vedi, un cespo di lattuga, due cetrioli, le olive ce le abbiamo, due pomodori, due peperoni da mangiare crudi… ti piace l’aglio nell’insalata?
– Non lo so, non l’ho mai mangiato… però credo che mi piacerebbe…
– E allora un po’ di aglio fresco, che è proprio tutta un’altra cosa… e poi un po’ di erbette, a gusto tuo, guada, quello è origano fresco… ci mettiamo due foglie di origano e una di maggiorana e se vuoi un po’ di mentuccia, il timo va bene per la carne ma nell’insalata non ci sta bene… purtroppo non c’è il limone, qui non ci cresce ma vedrai che non ce ne sarà bisogno, adesso portiamo tutto a Rosa che prepara… ma Marco dov’è andato a finire?
– L’ho visto andare dentro casa…
– Andiamo a vedere va’…
Lo trovarono nella stanza piccola, aveva sistemato i letti per la notte.
– Marco! Ma tu hai fatto tutto da solo…
– Be’ almeno così dopo non hai nemmeno la scusa che bisogna fare il letto…
– Ma allora è una trappola?
La domanda era rivolta a Marco ma rispose Rocco.
– Se la vuoi mettere così…
– Ma vi siete messi d’accordo prima?
– Birillo, tanto papà non lo fermo… lo potresti fermare tu, tu questo potere ce l’hai ma mi pare che non ne hai alcuna intenzione…
Rocco si intromise.
– Ragazzi… che facciamo? Mettiamo due sedie a sdraio fuori e ci prendiamo un po’ di sole, quello che c’è…
– O se no?
Rispose Andy.
– Se no ci mettiamo a curare un po’ l’orto e il giardino, tanto lì non si finisce mai.
– Giardino, papà, giardino, io non ho mai preso una zappa in mano ma credo che mi piacerebbe…
– Allora, Marco ti fa vedere dove stanno i vestiti per la campagna, vi cambiate e ci vediamo qui tra dieci minuti.
Andy rientrò in camera con Marco. Marco gli passò dei vestiti suoi che usava per la campagna, ma erano vestiti puliti e stirati, si cambiarono.
– Marco… ma perché tutta questa cosa?
– E’ tutto per te, Birillo… papà ha capito che c’era qualche cosa che non girava bene e ha cercato di coinvolgerti e c’è riuscito almeno un po’…
– Mah! Forse non del tutto…
– Dagli tempo… tu non lo conosci…
– Andiamo va’, non lo facciamo aspettare.
Si misero a lavorare in campagna, per Andy tutto era assolutamente nuovo, dal silenzio, al vento che cambiava da istante a istante, dal camminare sulla terra e non su un pavimento, alle piante viste da vicino.
– Papà, ma questo paradiso l’hai fatto tutto tu?
– No, la casa c’era già, io l’ho rimessa a posto, ma stava già in buone condizioni, però la campagna me la sono messa tutta a posto da solo, gli olivi, è ovvio, c’erano già, ma era tutto una massa di calcinacci e di croste di cemento, calce da tutte le parti, ghiaia grossa e piccola, polverino di calcare… qui intorno ci sono le cave di travertino… però qui amianto non ce n’era, questo terreno era di un signore che aveva una piccola cava di travertino sotto Tivoli, lavoravano, cioè macinavano gli scarti di lavorazione del travertino e poi li stoccavano qui, in pratica era una deposito di materiali di cava destinati all’edilizia, ma solo questo, era tutto sporco ma di polvere di travertino, di calcare, come la polvere di marmo… ma solo quello, e la cosa è importante perché l’amianto fa male alla salute, prima non si sapeva ma adesso si sa, comunque qui non ce n’è mai stato, se guardi in giro puoi vedere nel terreno delle zone più chiare e sono quelle dove c’era più calcare, quello superficiale me lo sono portato via alla discarica, sacco per sacco, ma quello già mescolato col terreno è rimasto lì, ma sicuramente questo era un terreno calcareo anche prima che ci facessero il deposito, qui le piante calcifughe, quelle adatte ai terreni acidi, non ci crescono proprio, avevo provato con una gardenia ma non c’è stato niente da fare… ma è così in tutti i terreni, il terreno buono per tutte le piante non esiste.
– Papà, e per l’acqua come fate?
– Per quella da bene usiamo l’acqua minerale, per tutto il resto, anche per innaffiare, c’è un pozzo, ma qui non c’è molto bisogno di innaffiare, ci piove in genere anche d’estate e le piante seccano difficilmente, l’acqua ci vuole solo quando trapianti un alberetto o metti una piantina di quelle molto superficiali…
– Papà… senti, ti vorrei chiedere un piacere però… no, no, niente.
– Come niente? Di che si tratta, dimmi!
– Me la daresti qualche piantina da mettere sul balcone, ti prometto che te la tratto bene…
– Ti puoi prendere tutto quello che vuoi, pure un olivo… Andy, dietro la casa ci sono dei vasi, prima di andare via ci prendiamo le più belle piantine che possono stare bene sul terrazzo ma quelle cose è bene farle all’ultimo momento, dimmi tu quelle che ti piacerebbero…
– Un po’ di piantine fiorite, di rose no, nemmeno quelle piccole, sono piante troppo grosse… non lo so, scegli tu quello che pensi sia meglio…
– Non ti preoccupare, allora faccio io… Andy, sono contento che me lo hai chiesto…
Andy rispose con un sorriso disarmato. Continuarono a zappare intorno alle piantine finché la luce non cominciò a calare, Marco e Andy non parlavano tra loro ma sempre in tre con Rocco, piano piano l’atmosfera si era rasserenata, Andy ogni tanto aveva finito per sciogliersi un po’ e per dire la sua e non solo in tono di cortesia, Rocco non si lasciava scappare l’occasione di notare il lavoro di zappa molto ben fatto da Andy.
– Guarda che bel lavoro hai fatto qua, questo per queste piante è una benedizione, così senza erbacce possono respirare un po’ e poi così arriva aria alle radici… Andy! Ma lo sai che ci sai fare! Mi sa che tu per la campagna c’hai una vocazione.
– Ma no! Faccio tutto a occhio.
– Papà, tu non lo sai quello che mi combina a casa con la storia della rosellina, se la va a guardare cento volte al giorno, ci ha messo i cartoni intorno, muove sempre la terra sopra e poi si mette lì con la lente a vedere se ci sono pidocchi, ma non ne ha mai trovato uno.
– Andy, tanto di pidocchi lì non ne puoi trovare, io non ce ne ho mai visti, c’è troppo sole e ci fa troppo caldo, almeno una cosa positiva c’è…. Ragazzi, ma non vi siete stancati?
– Un pochetto sì.
– E allora adesso tutti dentro, ci cambiamo, ci laviamo e poi tutti a cena.
Andy ebbe un pensiero gentile.
– Papà… senti, gliela porto una rosa a mamma?
– E come no… vedrai che sarà contenta.
Andy scelse una rosa in boccio di colore chiaro. Rientrarono in casa, era tutto apparecchiato per la cena.
– Venite, venite, accomodatevi, avete lavorato tutto il pomeriggio. Andy! Che balla rosa, che bel pensiero hai avuto, mo’ la metto subito nel vaso, ma voi accomodatevi…
– Mamma, forse ci dovremmo dare una lavata…
Fecero un turno per la doccia, entrò prima Andy, poi Marco e per ultimo Rocco, Andy e Marco avrebbero fatto la doccia insieme ma ne fecero a meno, neanche mezz’ora dopo erano tutti e tre a tavola. In ogni piatto c’erano due grosse fette di pane nero imbottite di prosciutto, al centro della tavola troneggiava una enorme insalatiera piena di verdura coloratissima e profumata. La luce era piuttosto bassa, l’atmosfera distesa, non c’era televisione.
– Allora, Andy, che ti pare della casetta e della campagna?
– E’ bellissimo, è un posto che non avrei mai immaginato così, è tutto tranquillo, tutto ordinato e poi si può stare fuori… è bello, è veramente bello…
– Adesso qui ci potete venire quando volete, ve ne potete venire qui a studiare un pomeriggio o anche per qualche giorno di fila, hai capito, Andy… fate tutto quello che volete.
– Papà, ma per le piantine da portare a Roma come facciamo, se domani dobbiamo partire presto…
– Tu non ti preoccupare, domani mattina troverai tutto in ordine, te ne preparo tre, solo tre ma sono belle, le ho già scelte, vedrai che ti piaceranno…
– Questo non c’è bisogno di dirlo.
Andy finì il suo panino, poi prese l’iniziativa di prendersi l’insalata, mentre lo stava facendo ebbe un attimo di esitazione.
– Scusate… però deve essere così buona… insomma, io non aspetto, me la prendo e basta.
– Oh! Così mi piace… qui non si chiedono permessi.
Andy guardò Marco.
– Sei stanco, eh?
– Insomma… un po’ sì, e tu?
– No, io potrei ricominciare da capo anche subito, non mi stanco tanto facilmente.
Andy prese la pagnotta e se ne tagliò una fetta, poi mise un po’ di olio nel fondo del piatto, con un pizzico di sale e qualche oliva. A un certo punto gettò la schiena all’indietro.
– Ma come si sta bene qui!
– E vedrai adesso che dormita che ti farai e domani mattina quando ti svegli tutti i doloretti che senti adesso non li senti più.
– Rocco, ma che stai dicendo, loro sono giovani, i doloretti ce li abbiamo noi…
– Be’, qualche dolore me lo sento pure io, magari Andy no, lui fisicamente è molto resistente, ha una forza enorme e una resistenza incredibile.
Andy sembrava sereno, Rocco gli avrebbe chiesto della sua malinconia ma ebbe l’impressione che il problema fosse risolto. Finita la cena, Rocco mandò i ragazzi subito a letto.
– Allora! Adesso a letto, domani sveglia presto, ma adesso a dormire.
Andy pensò ai piatti sporchi.
– Papà, senti, adesso voi ve ne andate a dormire e noi facciamo i piatti…
– No, Andy, voi ve ne andate a dormire e non pensate ad altro, io e Rosa mettiamo a posto tutto… su, su, niente storie… buonanotte Andy, buonanotte Marco.
Andy non sapeva come rispondere alla buonanotte, poi prese il coraggio a due mani e andò a dare il bacio della buonanotte a Rosa che lo abbracciò.
– Oggi ci hai fatti contenti, grazie, bello, grazie e statti sereno… buonanotte.
Andy diede il bacio della buonanotte anche a Rocco che non lo abbracciò.
– Andy, adesso sono contento perché ti vedo contento, non ci sta più la malinconia… buonanotte Andy, e domani mattina vi chiamo io, non vi preoccupate di niente.
Anche Marco diede a Rosa e a Rocco il bacio della buonanotte, anche se in genere si limitava ad augurare la buonanotte, poi se ne andarono nella loro camera, dove i letti erano separati, ma si misero entrambi nello stesso letto. Sentivano i rumori di Rocco e Rosa che rigovernavano in cucina mentre loro stavano abbracciati nello stesso letto. Andy cominciò sussurrando per timore che la sua voce potesse arrivare oltre la porta.
– Cucciolo… ma tutta questa cosa l’hanno fatta per me?
– Perché avevi qualche dubbio?
– No, ma perché?
– Dai, lo sai benissimo, loro dipendono da te, ma pure io… quando ti vediamo un po’ più pensieroso… e poi uno come te dove potevano trovarlo, sei unico, Birillo, unico.
– Tutti sono unici!
– No, tu hai una risposta affettiva forte e loro lo sentono eccome.
– Si però pure papà e mamma sono persone uniche, cose del genere per me non le farebbe nessuno… ma lo capisci Cucciolo, noi stiamo qui e loro stanno lì a lavare i piatti… in qualche modo non mi sembra giusto… però sai che alla fine mi sento veramente più sereno, in fondo sono rassicuranti, il fatto che mi accettino per me è importante…
– Ma, Birillo, non ti accettano, ti vogliono bene e secondo me la loro gratificazione ce l’hanno eccome.
– Cucciolo…
– Sì…
– Ma lo sai che mi sta venendo sonno… ti devo dire una cosa ma non la prendere male…
– Cioè?
– Qui con te sto bene ma il letto per due è troppo stretto e rischio di cadere per terra, se non ti dispiace me ne vado nell’altro letto…
– Ci mancherebbe, Birillo, certo che ci devi andare.
Andy cambiò letto.
– Com’è bello avere le lenzuola di bucato, è una bellissima sensazione sulla pelle… Cucciolo, l’hanno fatto per me, hai capito, l’hanno fatto per me! Adesso mi sto zitto… però ti voglio bene e anche a papà e a mamma, … vi voglio bene. Notte Cucciolo!
– Ti vogliamo bene, notte Birillo!
Andy non riuscì ad addormentarsi, tutto gli sembrava così nuovo e così strano che il suo cervello rimaneva vigile e girava all’impazzata. I rumori nella cucina finirono e Andy si rese conto che Rocco e Rosa erano andati a dormire, cercò di prendere sonno ma la cosa non gli pareva possibile, si alzò e senza fare rumore si diresse verso il letto di Marco, scostò la coperta.
– Posso, Cucciolo?
– Ti stavo aspettando… ma fai piano perché qui si sente tutto, c’è troppo silenzio.
– Ma tanto papà e mamma come stanno le cose lo sanno…
– Sì va be’, ma non tiriamo troppo la corda…
– Allora lo vedi che non lo accettano…
– No, dai, Birillo, il problema non è questo… però cerchiamo di non dare troppo nell’occhio…
– Ma lo vedi come sei… tu ti vergogni di me… almeno della situazione…
– Buono, Birillo, stai buono… ma che ti viene in mente, senti, lo facciamo domani…
– No! Dai, adesso…
– Ma per te passare i limiti è un impulso irrefrenabile…
– Sì, Cucciolo, e se ci sentono è pure meglio…
Andy cominciò ad alzare il tono della voce.
– Parla piano! Mannaggia, quando fai così ti strozzerei, tu mi vuoi sputtanare per forza…
– Tanto… più sputtanati di così…
– Buono! Stai buono!
– Ah! Così mi piace! Mi piace tanto vedere che ti posso mettere in crisi… e poi se papà e mamma ci vogliono bene veramente ci devono accettare come siamo…
– Birillo, non tiriamo troppo la corda…
– No! Io la voglio tirare per vedere se si spezza oppure no…
– Mannaggia… statti fermo… stai zitto! Almeno non fare troppo chiasso… io non capisco se tu adesso vuoi fare l’amore o vuoi solo dare spettacolo…
– Va bene… ho capito, va’, qui non c’è trippa per gatti, me ne torno al letto mio (e fece il gesto di alzarsi)…
– Aspetta! Dove stai andando?
– Al letto mio…
– Dai, Birillo, stai qua, ma non facciamo troppo casino…
– Cucciolo, noi adesso facciamo l’amore e domani mattina mamma trova le lenzuola sporche di sperma… bello eh? Io lo farei apposta…
– Tu saresti capace…
– A me gli ipocriti non sono mai piaciuti… e tu saresti quello coi comportamenti liberi… Cucciolo…
– Che c’è?
– E se mi metto a fare un po’ di mugolii sessuali a voce alta?
– Se ci provi ti castro!
Andy cominciò ad alzare un po’ la voce, Marco gli pose immediatamente una mano davanti alla bocca e Andy si zittì.
– Buono! Per carità!
– Tu c’hai paura, lo vedi, tu c’hai paura! Perché non li mettiamo alla prova mamma e papà?
– Birillo! Un po’ di rispetto lo dovresti avere, non dico di me, ma di loro… certe cose non se le meritano… tu tuo padre l’hai distrutto, ma il mio non lo devi distruggere…
– Cucciolo, ma tu credi che sto pensando cose cattive?
– Cattive no, ma un po’ provocatorie e secondo me non lo dovresti fare perché papà e mamma ti vogliono bene veramente e tu non li devi mettere alla prova per divertimento…
– Mannaggia, Cucciolo, mi sa che hai ragione! Certe volte sono proprio stupido, faccio come facevo con mio padre… mi sa che pure a lui alla fine gli ho rotto le palle oltre ogni limite… però lui se lo meritava, … va be’, va’… me ne torno a letto veramente…
– Birillo! Non mi cambiare umore… in effetti mi piace di più quando hai voglia di giocare…
– Allora adesso mi metto a mugolare di piacere…
– Zitto! …
– Cucciolo…
– Sì.
– Adesso, va bene, non facciamo stranezze troppo strane, ma tu pensi che papà e mamma mi vogliano bene veramente?
– Birillo, non te lo devo dire io, lo vedi da solo…
– Però se io poi la facessi qualche stranezza grossa…
– Ma che ti passa per la testa?
– No, voglio dire, se facessi qualche stranezza grossa non voluta, cioè se loro fossero messi alla prova proprio dalle circostanze…
– Birillo, mi sa che li abbiamo messi alla prova oltre ogni limite umano, penso che non si stupirebbero più di nulla, forse di una cosa sì: della stupidità!
– Mannaggia, Cucciolo, ma sei cattivo forte, mi dai certe frecciate tremende…
– Però secondo me ci vuole…
– Sì, lo so che ci vuole, però cerca di farmelo capire in modo meno brusco… in effetti è vero, provocare sarebbe una cosa stupida… mannaggia, Cucciolo, ma tu hai sempre ragione!
– Zitto, Birillo, e cerchiamo di dormire…
– Di dormire? No… che dormire? Cucciolo io voglio fare l’amore con te, qui, in questa casa, mentre papà e mamma stanno nell’altra stanza, magari zitti zitti… però non ci voglio rinunciare… lo facciamo al buio o accendiamo la luce… al buio mi piace meno perché non ti poso guadare negli occhi… Cucciolo…
– Sì.
– Che bello quando ti chiamo e mi rispondi: sì! Mi piace tanto! … non lo so nemmeno se adesso mi va di fare l’amore con te, tanto non potrebbe essere una cosa più tenera di così e poi al tuo corpo mi sono così abituato che quasi non mi eccita più…
Marco rimase perplesso e gli allungò una mano tra le gambe.
– Bugiardo! Tu mi sfotti sempre!
– Dai, non ti arrabbiare.
Andy lo abbracciò strettissimo. Fecero l’amore con una grande carica di serenità e di dolcezza, la notte era tutta per loro ma non impiegarono molto tempo, Andy fece la massima attenzione a non sporcare le lenzuola.
– Cucciolo…
– Sì.
– Non è tanto piacevole fare l’amore dovendo stare attenti a non sporcare tutto…
– Lo so, ma…
– Ho capito, ho capito… mannaggia ma quante manovre, qui i cleenex non si contano più… ecco, così… mi pare che adesso è tutto a posto… Cucciolo, ti dispiace se mi ritiro nel mio letto.. se no domattina… Notte Cucciolo!
– Notte Birillo! … Sei meraviglioso!
– Questo lo sapevo. Notte Cucciolo!
Andy osservò l’orologio luminoso, non era nemmeno l’una e mezza. Verso mattina, quando si percepiva a stento la prima luminosità dell’alba fuori della finestra, Andy si svegliò, sentì dei rumori. Rocco si era alzato ed era uscito fuori di casa, Andy dopo qualche minuto sentì Rocco che apriva la macchina e sistemava alcune cose nel portabagagli, rientrò dopo una ventina di minuti. Andy sentì armeggiare in cucina, ma in modo molto cauto, come di uno che non vuole fare rumore, distinse il rumore dell’accendigas e provò una sensazione per lui nuovissima: Rocco gli stava preparando la colazione, la cosa fece su di Andy un effetto notevole, non aveva mai provato in modo così netto la sensazione che un’altra persona, diversa da Marco, potesse fare una cosa simile per lui, si voltò verso Marco che dormiva ancora e pensò che per Marco quei rumori erano cose normali, Marco poteva non farci caso, lui era abituato a sentirsi coccolato. Andy si alzò, diede un bacio leggerissimo a Marco e se ne andò in cucina.
– Andy, che fai, torna a dormire, c’è ancora quasi mezz’ora, vai a dormire…
– No, io voglio stare qua, c’è tutta un’atmosfera così strana, è ancora buio e poi ti ho sentito quando ti sei alzato…
– Mannaggia, Andy, mi dispiace, ho cercato di fare piano ma qui si sente tutto.
Andy pensò per un attimo a quello che era successo la sera prima.
– No, voglio dire che in effetti non mi riesce tanto di dormire… qui è tutto nuovo per me… anche il fatto che tu mi stai preparando la colazione, mi sembra così strano… però la cosa mi piace molto…
– Andy, mettiti un giaccone pesante che ti faccio vedere le piantine che ti ho preparato…
Andy si mise il giaccone e uscì appresso a Rocco.
– Ecco, guarda, sono solo tre ma sono vive vive e dovrebbero crescere bene sulla terrazza…
– Ma che piante sono?
– Sono una gazania, quella con quei fori gialli che sembrano margherite, un timo volgare e quello che sembra un tappetino verde è timo serpillo, il timo è profumato e la gazania è fiorita.
– Che belli… grazie…
– Vieni dentro che qui fa ancora freddo. Senti come si sta meglio dentro!
– E’ vero è proprio un’altra temperatura, ma c’è il riscaldamento?
– No, è che la casa accumula calore di giorno al sole e poi lo perde lentamente durante la notte…
– Papà, ti posso chiedere una cosa?
– Tutto quello che vuoi.
– Ma ieri notte avete sentito un po’ di trambusto?
– Sì, sì, l’abbiamo sentito… Ma mo’ intanto prenditi questo caffè bollente…
– Papà, ma ieri notte che avete pensato…
– Andy, non mi mettere in difficoltà! … Mannaggia ma mi devi mettere in crisi per forza…
– Scusa, ma volevo sapere… no, no, scusa, hai ragione…
– Andy… e tu l’hai sentito il trambusto che abbiamo fatto io e Rosa?
– No…
– Allora si vede che siamo stati più bravi di voi.
Andy rispose con un larghissimo sorriso.
– Ti piace con tanto caffè… così ti svegli meglio… o lo preferisci leggero…
– No, meglio carico…
– Vai a chiamare Marco che io vado a vedere se la mia Rosellina s’è svegliata.
– Papà, ma tu credi che mamma abbia sentito quello che abbiamo detto prima?
– Sì che l’ha sentito, non è mica sorda… ma non mi guadare con quella faccia… dai, vai a chiamare Marco!
Andy si sentiva strano, quello scambio di battute con Rocco aveva per lui quasi il valore di una rivelazione… lo avevano accettato veramente! Gli sembrava quasi incredibile, se ne andò da Marco, che era ancora addormentato, gli avrebbe raccontato tutto subito ma non c’era tempo di farlo, provò ad accennare la cosa sottovoce.
– Cucciolo, sveglia, andiamo a fare colazione… Cucciolo, la sai una cosa?
– Mh… che c’è? Che cosa?
– Lo sai che ieri sera ci hanno sentito, se ne sono accorti…
Marco lo guardò perplesso.
– Sì, se ne sono accorti, papà me l’ha detto un minuto fa e ha detto che pure loro… insomma, l’hanno capito, no, l’hanno proprio sentito ieri sera…
– Con tutta quella commedia che hai fatto se ne sarebbe accorto chiunque…
– Ma non ti dà fastidio?
– Be’ un po’ avrei preferito mantenere la nostra privacy ma la cosa non mi sconvolge…
– E allora tutta quella commedia che hai fatto ieri sera…
– Quella era per te… io lo sapevo che non l’avrebbero presa male, non sono mica stupidi…
– Andiamo, va’, non li facciamo aspettare.
Marco si alzò e si mise in ordine rapidamente, poi andarono insieme a fare colazione, Andy non sapeva fino a che punto poteva permettersi un comportamento disinvolto, poi decise di mantenere una certa riservatezza. Rosa non si era ancora alzata ma la colazione era pronta…
– Allora, ragazzi, su, che poi dobbiamo partire…
– E mamma?
– A mamma la colazione l’ho portata a letto, non sta tanto bene, ma non è niente di grave, voi preparatevi…
– Posso andare a salutarla?
– Certo, Andy, puoi fare tutto quello che vuoi…
Andy entrò nella camera di Rocco e Rosa.
– Ciao mamma, come stai?
– Niente, niente va tutto bene, e tu come vai?
– Io bene, ma tu non…
– No, Andy, non è niente, ho un po’ di doloretti, ma sono le solite cose, adesso, vai non ti preoccupare, va tutto bene…
Andy si avvicinò e le diede un bacio.
– Grazie, Andy, e statti sereno… hai capito?
– Sì, ho capito.
Finita la colazione misero a posto le ultime cose e si prepararono per la partenza, Rocco aveva già sistemato le piante nel portabagagli, sistemò anche quello che era rimasto delle provviste, poi arrivò anche Rosa, con due grosse sporte.
– Perché mi guardi, Andy? Questa è la biancheria e questa sono i vestiti della campagna.
– Ma tu lavi sempre tutto?
– E certo, così quando tornate qua vi trovate tutto sistemato…
– Allora… signori, si parte… ciao casetta, ciao campagna! Si torna a Roma…
In macchina parlarono pochissimo, Andy si addormentò quasi subito sulla spalla di Marco e non lo svegliarono. Quando arrivarono alla piccionaia, Marco gli diede una scossa.
– Birillo, sveglia, siamo arrivati…
– Mh… sì, ecco… Ciao papà, ciao mamma… quando ci torniamo?
– Quando volete voi, adesso la strada la sai, domani vi faccio avere le chiavi, così ci potete andare quando volete…
– Sì, va be’, ma quando ci torniamo tutti insieme?
– Andy, questo dipende solo da te, per noi va sempre bene, basta che ce lo fai sapere il girono prima, ma pure il giorno stesso va bene.
– Grazie! E’ stato bellissimo, proprio tutto bellissimo…
– Una cosa Andy…
– Sì…
– Non sei tu che devi dire grazie a noi, ma noi che dobbiamo dire grazie a voi… noi siamo due vecchietti, voi siete giovani…
– Va be’, va’, tanto avete capito…
– Ciao Andy, ciao Marco…
– Ciao papà, ciao mamma… Marco, su, andiamo…
Usciti dalla macchina continuarono a salutare finché la macchina di Rocco non svoltò l’angolo. Salirono a casa, ma dopo pochissimi minuti sentirono suonare il citofono, Andy andò a rispondere.
– Ciao Andy, sono papà, ci siamo dimenticati le piante, se mi apri il portone te le metto nell’ascensore e te le richiami su.
– Mannaggia, me ne ero dimenticato, ti mando subito l’ascensore.
– Ciao Andy, salutami Marco di nuovo.
– Ciao papà!
Nel dire così il tono della voce aveva un accento nuovo, un po’ più convinto. Uscì sul pianerottolo a prendere i vasi ma c’era anche un sacchetto di terra. Portò il tutto sul balcone.
– Cucciolo, adesso le dobbiamo mettere a posto subito, se no soffrono…
– Macché soffrono!
– No, Cucciolo, quelle sono piante, sono cose vive.
– Dai, ti do una mano così facciamo presto presto.
Si misero d’impegno, Andy fu meticolosissimo, scelse i vasi in ordine di grandezza, ci mise la terra nuova, poi girarono i vasi che avevano usato per portare le piantine con la massima cura per non rompere il pane di terra, e sistemarono le cose nel modo migliore, Andy aveva già deciso i posti: la gazzania nel posto più soleggiato d’angolo, e le due piante di timo subito sotto la rosa, l’insieme era gradevole e molto verde.
– Sai Cucciolo, papà ha detto che il timo serpillo cresce e riempie i vasi e si allarga, perciò l’ho messo nel vaso più basso e più largo, l’altro l’ho messo nel vaso conico perché accestisce a cespuglietto, anche la gazzania ha un vaso molto largo e poco profondo perché anche quella tende ad allargare e poi dovrebbe sopportare bene anche un po’ di siccità, ma tanto qui avranno tutta l’acqua che vorranno e pure il concime… Stanco, Cucciolo?
– No.
Risistemarono e ripulirono rapidamente la terrazza.
– Mannaggia, Cucciolo, che giornata!
– Perché?
– E’ stata una cosa stranissima, ma tu hai capito che loro ci hanno sentito ieri sera?
– Sì che ho capito… ma lo sapevano anche prima, secondo me l’hanno capito da quando ho detto che avevo conosciuto un ragazzo speciale…
– Be’, però io non mi aspettavo una reazione simile.
– Perché? Ti aspettavi che ti mangiassero?
– No, ma che fossero più distaccati, più formali…
– Andy, ma lo sai che si vede che una famiglia normale non l’hai avuta mai?
– Non è vero, io ho avuto una famiglia normale, è la tua che è una famiglia di marziani.
– Ma adesso ti è passata la malinconia?
– Mi pare di sì. Sì. Credo proprio di sì… però sai Cucciolo, tu non mi basti mica, tu da solo non ci saresti riuscito a farmi passare la malinconia, ma loro ci sono riusciti…
– Sì, perché tu l’amore ieri sera l’hai fatto con loro, non è vero?
– Ma che c’entra quando dico che loro ci sono riusciti voglio dire che ci sono riusciti insieme con te.
– Così va meglio!
– Cucciolo, lo sai che mi sta venendo sonno…
– No, Birillo, adesso dobbiamo lavorare, approfittiamo del fatto che è presto e non perdiamo tempo.
– Uffa! Che pizza! Tu devi sempre rovinare tutto… va be’, va’, si fa come vuoi tu, tanto qui si fa sempre come vuoi tu…
– Su, Birillo, tutte queste cose le hai già dette mille volte, cerca di inventartene altre…
– Quando fai così ti ammazzerei!
– Ci andiamo a prendere un caffè al bar?
– No, Cucciolo, lo facciamo a casa, i quattrini non li dobbiamo sprecare…
Mentre Andy preparò il caffè, Marco sistemò la stanza per cominciare il lavoro, dopo pochi minuti erano immersi nello studio, ma questa volta non si trattava solo di leggere e di ripetere, ogni tanto si accendevano discussioni animate su questioni di diritto, ma da una parte come dall’altra non si passavano i limiti di una discussione di carattere scientifico, quando Marco riconosceva che Andy aveva ragione, cosa per la verità piuttosto frequente, si ritirava di buon grado.
– Ok, mi pare che potresti avere ragione, aspetta, sì, hai ragione, hai ragione, aspetta, rifammi un po’ tutto il ragionamento, ma mi pare che hai ragione.
Andy si sentiva gratificato, esponeva tutta la sua teoria con la terminologia più accurata possibile cercando di sottolineare tutti i passaggi logici. Marco quando vedeva Andy totalmente coinvolto nel discorso si astraeva un po’ dalla discussione e ammirava la gioia sul volto di Andy, lo vedeva trasfigurato, in quei momenti non lo avrebbe invaso nessuna malinconia, si sentiva forte e anche utile e Marco cercava di accentuare il più possibile questa situazione ed effettivamente anche Marco cominciava ad avere un panorama più approfondito della materia, i ragionamenti di Andy lo avevano sveltito, gli avevano insegnato le malizie tipiche della disciplina e Marco aveva l’impressione di avere ormai in buona parte colmato il gap iniziale di preparazione, qualche volta, quando Andy si lanciava in affermazioni non perfettamente coerenti, Marco glielo faceva notare, Andy accettava l’osservazione, un po’ a malincuore ma l’accettava e Marco gli chiedeva subito un bacetto, come per rifare la pace.
– Cucciolo… la facciamo finita coi libri… non ne posso più, è dalle otto di stamattina e abbiamo fatto l’una…
– Va bene Birillo, però dopo pranzo ci rimettiamo a lavorare, io col codice faccio ancora fatica, ci sono troppe cose che non ho capito…
– Ma quando mai… ormai lo sappiamo a memoria.
– Tu lo sai a memoria…
– No, Cuccilolo, lo sai a memoria pure tu, prima mi hai messo i puntini sulle i tante volte e citando il codice a memoria.
– E allora andiamo avanti, cerchiamo di vedere se riusciamo a finire il libro…
– Quello non sarebbe male ma ne rimane più di metà, bisognerebbe mettersi sotto come si deve, ma proprio con ritmo di battaglia…
– Birillo, ci dobbiamo provare…
– Lo so, mannaggia, devo stare attento a non correre troppo con la fantasia, certe volte mi faccio i conti degli esami e dei tempi e mi sembra che si possa fare tutto molto in fretta… lo sai Cucciolo, certe volte comincio a crederci…
– Be’ guarda che oggettivamente ci sono tutti i presupposti per crederci, in effetti non solo abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare ma ci stiamo avvantaggiando per novembre…
– Be’, avvantaggiando no, stiamo lavorando perché ci sono tantissime cose da studiare, non ci stiamo avvantaggiando, se mai non stiamo perdendo tempo… senti, andiamo a vedere le piante e poi cuciniamo… Cucciolo, lo sai che sono veramente belle, la rosellina adesso è fiorita ma anche le piante verdi sono belle, anche questo timo serpillo è bello, fa tutto un prato di erbetta verde e secondo me questo crescerà pure, forse è pure più bello di quello a cespuglio… che faccio, ci metto un altro po’ d’acqua?
– No, Birillo, ce l’hai messa stamattina…
– Sì, forse è meglio, però mi sa che devo coprire i vasi come ho fatto per la rosa.
– Quello magari sarebbe utile.
– Allora forza, dammi una mano che facciamo in fretta e poi ci mettiamo a cucinare, però non mi dire di no, così il terrazzo è già molto più bello, è vivo, si vede che questa è una casa abitata…
– Sì, si vede che è la casa di Andy…, è vero, Birillo, è tutto curato… c’è qualcosa di femminile…
– No… Cucciolo, che c’entra, c’è solo un po’ di attenzione alle cose belle e vive… lo vedi che pregiudizi hai?
– Ma io dicevo così per dire…
– Però anche così per dire non mi è piaciuta.
– Scusa, Cucciolo, il balcone è molto maschile…
– Ma no, è solo più bello, è solo più nostro, Cucciolo, alla fine piace pure a te…
– E’ vero, mi piace e credo che cercherei di tenere bene le piante anche se non ci fossi tu, tu me l’hai insegnato ma io l’ho imparato.
– Guarda un po’, con questi cartoni così ti sembra che può andare?
– Non avresti potuto fare meglio…
– No! Non avremmo potuto fare meglio!
– Hai ragione… ma adesso in cucina…
– Che ti faccio, Cucciolo? Facciamo una cosa un po’ sfiziosa?
– Ho capito, hai voglia di perdere tempo!
– Senti brutto stronzone, se dici un’altra cosa come questa te la faccio pagare!
– Scusa… facciamo quello che vuoi tu!
– Lo vedi quanto sei stupido, questa è una risposta stupida, mi dovevi dire, chessò, mi piacerebbe una scaloppina o mi piacerebbe una pizza, ma tu rispondi in modo stupido!
– Allora facciamo un risotto coi funghi.
– Così va meglio.
– Birillo, mentre tu prepari io do una passata di aspirapolvere… però alle tre al massimo ricominciamo.
– Va bene alle tre ricominciamo, ma non mi ossessionare con queste cose, pure io voglio studiare ma non deve diventare un’ossessione.
– Però, Birillo, di cose ne abbiamo fatte tantissime e il libro che stiamo studiando adesso mi sembra piuttosto facile…
– Non cantare vittoria troppo presto, ma l’hai visto il manuale che cos’è? Mi fa spavento solo a guardarlo…
– Sì, ma se riuscissimo a finire il libro entro un paio di giorni potremmo passare al manuale già questa settimana… aspetta, facciamo così, invece di passare l’aspirapolvere ci leggiamo il primo capitolo del manuale, mentre tu cucini…
– Lo sapevo io che saremmo andati a finire così… va be’, però solo il primo capitolo, perché per il risotto non ci vuole più di mezz’ora…
– Ok, Birillo, grazie!
– Ma tu guarda questo! Mi deve torturare comunque… anche se in teoria per il mio bene…
– Allora, Birillo. Dunque: le problematiche giuprocessualistiche …
Andy entrò seriamente nell’argomento… quando il riso fu pronto lo mise nei piatti ma non interruppe Marco, il riso si freddò completamente e dopo quasi due ore il primo capitolo era stato letto. Cominciarono mangiare senza commentare il sapore del riso né il fatto che ormai fosse freddo.
– Cucciolo, però non sembra così difficile, ne abbiamo lette sessanta pagine…
– E’ vero ma quando una cosa sembra troppo facile bisogna diffidare sempre, forse non abbiamo capito niente…
– Certo è molto diverso dal diritto sostanziale, è proprio tutta un’altra logica, qui parla di figure, di rito… mi sa che queste cose sono molto più vicine alla pratica… chissà quanti processi si vincono e si perdono solo per questioni di procedura! Certo che chi ha in mano la tecnica del processo può riuscire a uscirne anche se ha torto…
– Birillo, ci mangiamo solo un po’ di frutta e ci rimettiamo a finire l’altro libro, se riusciamo a finirlo, dopodomani passiamo al manuale…
– Dai, Cucciolo, forza e coraggio… forse poi magari ci lascio la pelle il giorno prima di discutere la tesi… sai che meraviglia!
Lavorarono fino a tarda notte, senza interruzioni, le pagine andavano avanti facilmente, quasi troppo facilmente. Il terzo capitolo era ormai concluso, Marco si faceva portare dall’entusiasmo, Andy lo aveva seguito con la massima buona volontà, ma non voleva andare più avanti, era stanchissimo e non ce la faceva più.
– Dai, Cucciolo, adesso basta, ti prego, ne abbiamo fatto tantissimo…
– Va be’, sei stato bravissimo a tirare avanti fino a quest’ora, adesso basta… come va, Birillo?
– Dovrebbe andare tutto bene… però non lo so, forse sono troppo stanco…
– Ma veramente va tutto bene, Birillo?
– Cucciolo, io ti vedo entusiasta e questo mi fa piacere ma mi sembrano tutte cose strane, come fai a appassionarti a queste cose, sono cose che ti mettono di buon umore, si vede, ma a me sembra strano che tu ci possa trovare un entusiasmo, io ti seguo, Cucciolo, io ti voglio bene e non ti ostacolerei mai, anzi io cerco di fare tutto quello che ci può essere utile sotto questo punto di vista però l’entusiasmo non mi viene… adesso mi sento strano, parlo con te ma è come se non me ne importasse poi molto, è come se tu non mi potessi capire veramente, mi sembra inutile parlare con te, mi sembra di ripetere delle parti già scritte, io ti dico che mi vengono le malinconie e tu mi dici che non ce n’è nessuna ragione ecc. ecc., ma tu non lo sai che vuol dire avere dentro la malinconia, tu provi a fare la tua parte ma mi sembra che in effetti tu non riesca a capirmi, in certi momenti, non adesso, ma qualche volta è successo, avrei voluto rimanere solo, in certi momenti ho provato verso di te dei momenti di risentimento forte, come se tu mi stessi manovrando, lo so che non è così, razionalmente lo so, ma emotivamente certe volte reagisco male, mi sembra di non essere un uomo ma solo un giocattolo nelle tue mani, non lo penso sempre, ma quando mi sembra che tu non sia in sintonia perfetta con me, certe volte succede, anzi succede piuttosto spesso, quando capita io dentro di me ti rifiuto, mi chiudo e finisco per recitare un po’ la parte che tu vuoi sentire, in certi momenti mi verrebbe voglia di ribellarmi o forse vorrei solo che tu mi capissi di più… Cucciolo, mannaggia, mi sento strano, forse non mi va di parlare con te…
Marco gli fece cenno di andare a sedersi vicino a lui sul divano, Andy andò a sedersi e Marco si appoggiò alla sua spalla senza dire niente, erano entrambi assonnati, nessuno dei due aveva voglia di parlare o forse entrambi avevano paura delle parole, rimasero in silenzio, poi Marco poggiò la testa sulle ginocchia di Andy, generalmente succedeva il contrario, Andy si trovò un po’ spiazzato ma rimase in silenzio, passarono alcuni minuti.
– Birillo, che pensi?
– Non penso, sento che ci sei… è bello stare così, forse la comunicazione c’è più che con le parole… forse ci vorrà più tempo ma credo che finirai per capirmi veramente, adesso ti sento molto vicino…
– Anch’io, Birillo; è bello addormentarsi e farsi coccolare così, anche tu finirai per riuscire a capirmi fino in fondo… Andy…
– Che c’è?
– Ti voglio bene!
– Anch’io, Cucciolo. Chissà perché gli innamorati hanno sempre bisogno di conferme? … Ma tu ti senti innamorato veramente?
– Io sì, Birillo, dubbi non ne ho.
– Io i dubbi ce li ho, vorrei sentirmi innamorato di te, ma qualche volta non mi riesce e quando non mi riesce è brutto, mi sento solo, anzi, mi voglio sentire solo, certe volte penso alla morte, penso che non mi importa niente di niente, che la vita non ha senso, che io vado avanti solo perché ci sono e non faccio mai una cosa che voglio io veramente, adesso le cose che devo fare me le suggerisci tutte tu, a me sta bene così, ma certe volte lo sento che non sono cose mie…
– Per esempio?
– Per esempio l’università, non mi dice nulla, mi sembra un sogno tuo, non mio, a te piace l’idea di diventare avvocato, magari prima non ti ci eri messo come si deve e adesso sì, ma si vede che è una cosa che ti dà una spinta notevole, io ti vengo appresso, ma non è un sogno mio…
– Birillo, ma ti sarebbe piaciuta di più un’altra facoltà?
– No, per me una vale l’altra, e poi come ho scelto la facoltà universitaria lo sai, l’ho scelta solo per fare dispetto a mio padre e questo dice tutto.
– Ma a parte l’università ci sono altre cose che ti piacerebbe fare?
– Io avevo i miei sogni, ma erano tutti sogni affettivi, voglio dire che sognavo di trovare un ragazzo che mi volesse bene e non ne avrei mai potuto trovare uno meglio di te, e poi ci sono i tuoi… io da questo punto di vista sono contento, in effetti i miei sogni li ho realizzati però penso che ci sia qualche altra cosa che mi lascia perplesso, cioè io non lo so se questa è proprio la mia strada… Certe volte vorrei vivere diversamente, chessò avere una famiglia mia vera, con te sto bene, ma non è proprio una famiglia, io credo che potrei vivere con una ragazza, che mi potrei sposare, che potrei avere figli e penso che queste cose adesso mi mancano, lo so, è strano però una specie di tarlo di questo genere mi sta entrando nel cervello, credo che alla fine di una ragazza che mi volesse bene potrei anche innamorarmi, ma può esistere una ragazza che può volere bene a uno come me?
– Penso che potrebbe esistere eccome, non so se tu potresti essere la felicità di una ragazza, questo non lo posso capire, è troppo lontano dalla mia esperienza, ma credo, anzi so, che volerti bene è una cosa assolutamente naturale, tu sei uno come si deve e poi sei buono dentro, sei assolutamente onesto e questo è importantissimo… ma Birillo, tu hai già qualche idea più precisa in mente, cioè c’è una ragazza in particolare che ti piace?
– Non lo so, però forse sì, ho dei ricordi di qualche ragazza che non mi era indifferente, ricordi vaghi, ma ce li ho, ti sembra assurdo?
– No, Birillo, non mi sembra assurdo affatto, tu sei una persona diversa da me, anche se io ti adoro, puoi benissimo avere esigenze affettive diverse dalle mie, come il mio sogno sei tu, il tuo sogno può benissimo essere una ragazza, non c’è nulla di strano, anzi…
– Cucciolo, ma io dico sul serio, non sono discorsi solo teorici, qualche volta penso che con una ragazza potrei stare bene, non lo so ma questa sensazione mi è venuta e potrebbe essere una cosa molto seria, io qualche volta, anni fa, per una ragazza ho avuto anche un interesse sessuale… e forse neanche tanto banale…
– Birillo, quello che dici può essere molto importante… però una cosa voglio che tu la sappia: io ti voglio bene e ti vorrò bene sempre e comunque, non è per le cose che mi hai detto o per il fatto che potresti metterti con una ragazza che posso volerti meno bene, Birillo, starò sempre dalla parte tua…
– Cucciolo, che cose belle mi hai detto… lo sapevo che non ti saresti alterato… ma una cosa del genere te l’aspettavi?
– No, veramente no… forse un pochettino sì, ne hai parlato troppe volte perché possa essere una cosa detta tanto per dire…
– Ma ti mette in difficoltà?
– Che ti posso dire… non lo so, adesso mi sembra di no, poi magari potrebbe succedere… Birillo, io per te farei qualunque cosa, rinuncerei pure a te per farti stare bene, e poi in ogni caso credo che anche tu continueresti a volermi bene lo stesso…
– Cucciolo, ma tu l’accetteresti veramente una cosa del genere?
– Se fosse una cosa che ti fa stare bene sì, l’accetterei senz’altro.
– Ma tu pensi che una cosa del genere sarebbe possibile?
– Birillo, io ogni tanto li vedo i tuoi momenti di malinconia, si vede che quando ti capitano sei senza entusiasmo, una spinta come quella potrebbe essere veramente fondamentale…
– Però, Cucciolo, per entrare in un’altra orbita io potrei avere bisogno di staccarmi da te, cioè potrei avere bisogno di avere un mondo tutto mio…
– Birillo, se tu vuoi io me ne posso andare a vivere a casa di papà e tu puoi stare qua… per il resto tutto come prima…
– Non corriamo troppo, Cucciolo, andiamo per gradi penso che potrei cominciare da cose più piccole… non so se dirtelo, Cucciolo, non lo so…
– Che cosa?
– Io credo che dovrei staccarmi un po’ da te anche dal punto di vista sessuale, ti voglio bene e mi piaci moltissimo ma mi sento dipendente, mi tenti molto ma mi sento un po’ condizionato, mi sembra tutto troppo ovvio…
– Birillo, tutto quello che vuoi tu! Se vuoi ti chiamo Andy…
– No, non ha senso, anche due amici si possono chiamare con un soprannome… piuttosto, Cucciolo, si potrebbero separare i letti, cioè potrei andare a dormire nell’altra stanza…
– Va bene, Birillo, come vuoi, non ti preoccupare.
– Ma tu non la prendi male?
– Birillo, se certe cose non le senti tue al 100% non devi essere tu ad adattarti…
– Ma a te dispiace?
– Certo che mi dispiace, ma la tua libertà vale di più, io desidero che tu mi voglia bene, se andare a letto insieme può creare difficoltà se ne fa a meno, non ti preoccupare, almeno mi resta l’idea di avere fatto la cosa giusta.
– Cucciolo, però non stasera, stasera stiamo insieme… perché io col mio Cucciolo ci sto bene… Cucciolo, abbracciami, ti prego, abbracciami adesso…
– Marco lo strinse fortissimo e Andy cominciò a piangere.
– Mannaggia, io non sto mai bene da nessuna parte, non lo so nemmeno io quello che voglio, mentre parlavo di andarmene a dormire solo mi dicevo: ma che stai dicendo? Ma perché? Però quando sto con te alla fine non sto bene lo stesso… Cucciolo, non ce la faccio più.
– Non dire niente, Birillo, non c’è bisogno di dire niente, cerca di stare sereno… ti voglio bene, Birillo, ti vorrò bene sempre, comunque. Andy, tu mi hai fatto rivivere e io cercherò in tutti i modi di farti stare il meglio possibile…
– Cucciolo, io dico veramente quando dico che mi potrebbe mancare una ragazza però ho bisogno anche di te, mi ci devi portare tu ad essere felice, io da solo non ci arriverò mai, devi avere pazienza Cucciolo, mi devi stare vicino, io lo so che mi vuoi bene, nessuno mi ha mai voluto bene come hai fatto tu…
– Birillo…
– Che c’è?
– Come ti senti adesso?
– Non mi sento perfetto, non mi ci sento mai, ma sto bene… andiamocene a letto, va’ e poi i letti non li separiamo nemmeno domani, mi basta sapere che se mi dovessi sentire strano potrei andarmene a dormire da solo e tu non ci resteresti male…
Se ne andarono in camera da letto, Andy si sedette sulla sponda del letto e cominciò a spogliarsi ma continuava a parlare.
– Ma tu te lo immagini come deve essere andare a letto con una ragazza, tu pensi che quando lo fai poi può nascere un bambino… proprio un’altra persona vera, come me e come te, questo succede solo quando vai a letto con una ragazza, cioè la vita comincia così… Cucciolo, queste cose mi affascinano…
– Io le ho rimosse, cerco di non pensarci mai…
– Però sono cose vere, quella è la natura, quella è la vita e ci vuole una ragazza, ci vuole una donna… sai che ho notato una cosa, tu dici una ragazza, ma non dici mai una donna, la parola donna l’hai tolta dal vocabolario…
– Sì, in un certo senso è vero.
– Tu non sei misogino, l’ho notato tante volte, semplicemente per te le donne, nel senso di persone di sesso femminile non esistono, non fanno parte del tuo orizzonte…
– Più o meno è così…
– Ma io credo che anche tu potresti incontrare una ragazza capace di farti cambiare direzione…
– Be’, non ti allargare troppo… il teorema può valere per te ma per me non credo proprio, io pensieri come quelli che tu stai meditando adesso non ne ho mai avuti, proprio mai, le donne, diciamo la parola, le rispetto ma non le amo, non so perché, forse è tutto sbagliato, forse chissà perché… ma io non le amo, proprio come ci sono tanti ragazzi che per un altro ragazzo non potrebbero provare assolutamente un sentimento d’amore, perché non è nel loro archetipo…
Andy si infilò nel letto.
– Cucciolo, potremmo fare un esperimento, domani mattina me ne potrei andare all’università da solo… o la cosa ti sembra assurda?
– Non mi sembra assurda, mi sembrerebbe solo una perdita di tempo per lo studio, ma solo per quello, comunque anche con il libro siamo abbastanza avanti e credo che la cosa si possa fare.
– Va bene, però poi, quando torno non mi fare domande e non mi guardare strano…
– Promesso, Birillo, ce la metterò tutta per non essere invadente…
– No, non è per quello… se succede qualche cosa tanto sono io il primo a dirtela, ne posso parlare solo con te…
– Ok Birillo, domani facciamo come hai detto tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Domani me ne vado per conto mio ma stasera abbracciami.
Marco non se lo fece dire due volte.
– Birillo, mi rivolti come un pedalino, però per me sei tutto!
– No, Cucciolo, non mi dire queste cose, sono delle trappole psicologiche…
– Scusami Birillo, però quello che volevo dire lo hai capito lo stesso…
– Domani mi accompagni all’autobus…
– Se vuoi ti porto in macchina all’università…
– No, solo all’autobus… ma adesso abbracciami, non credo che sarà l’ultima volta, anzi penso proprio di no, però stanotte mi sento più libero… Cucciolo… pensi che sono pazzo?
– No, sento solo che ti voglio bene e che mi vuoi bene pure tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Ti andrebbe di fare l’amore… adesso?
– Birillo! Vieni più vicino!
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Potete trovare gli indici dei capitoli pubblicati in rete alla pagina:
http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html

Pubblico qui di seguito il Dodicesimo capitolo di Andy Romanzo Gay, è il capitolo che amo di più di tutto il romanzo.
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– Cucciolo, mi vuoi bene?
– Dai, Birillo, lo sai benissimo!
– Ma tu dimmelo di nuovo! Che ti costa? A me fa piacere sentirlo! …Va be’ va’ lasciamo perdere, forse hai ragione, è meglio che faccio le cose un po’ più serie… Cucciolo…
– Che c’è Birillo?
– Ma tu hai mai pensato che io sono un po’ stupido?
– No, stupido proprio no, strano, almeno un po’, quello sì, qualche volta l’ho pensato.
– E perché?
– Be’ qualche volta… ma Birillo, lo sai benissimo e te l’ho pure detto…
– Sì, ma tu pensi che non sono maturo?
– No, che c’entra, io credo che tu abbia un modo di reagire che io non capisco sempre bene, ma è tutto qui.
– Anch’io qualche volta ho pensato che tu fossi un po’ strano, soprattutto quando non capivi quello che mi passava per la testa… Cucciolo… mi coccoli un po’…
– Vieni, Birillo! Mettiti qua.
– Mi piace tanto appoggiarmi a te, mi sento… non lo so nemmeno io perché ma mi sento in un modo che mi piace.
– Birillo…
– Che c’è?
– Ma tu sei felice? Voglio dire… ti senti a tuo agio?
– A mio agio sì… felice non lo so… forse no… ma non penso che si possa essere felici del tutto.
– Birillo, io adesso sto proprio benissimo, ci sei tu e io mi sento felice… che ti devo dire, sarà una cosa stupida ma a me una cosa del genere mi fa stare bene.
– Forse sarà perché a me mi prendono sempre le malinconie, che ne so, io sto bene qui, adesso, ma me la sento un po’ di malinconia dentro… che ti posso dire… credo che mi sentirò sempre insoddisfatto… ma non di te, credo proprio di me stesso, non credo che avrei potuto avere dalla vita più di quello che ho avuto, non lo so, certo che mi sento sempre un po’ strano, ma non lo so nemmeno io perché…
– Birillo…
– Sì…
– Io ti voglio bene, l’ho pensato dal primo momento che vicino a te sarei stato felice, non lo so, ma credo che tu sia il mio complemento biologico, starti vicino per me è proprio una necessità fisiologica, quando non ci sei io sto male…
– Cucciolo, quello pure io… certo, quando non ci sei mi manchi, la sento anche io la differenza, però… quando poi ci sei non riesco ad essere felice del tutto… non lo so… però un po’ di malinconia dentro mi resta lo stesso.
– Sai, Birillo, io credo che passerà col tempo…
– Io credo di no… credo che non ci sarà molto da fare… comunque, certo, meglio di come sto adesso non sono mai stato, voglio dire che questo per me è il massimo, almeno credo…
– Birillo…
– Sì.
– Ma come fai ad essere così tenero?
– Dai, non mi sfottete!
– Non ti sto sfottendo… è che non mi vorrei allontanare da te nemmeno per cinque minuti…
– Cucciolo… ma tu mi vuoi bene veramente?
– Birillo, lo sai benissimo.
– Qualche volta penso che anche tu stia un po’ recitando, io certe volte lo faccio, adesso quando ti ho chiesto se mi vuoi bene veramente te l’ho chiesto perché a te fa piacere sentirlo, certe volte io faccio un po’ di sceneggiata per te… aspetta, non fare quella faccia… io non ti inganno mai, almeno credo, ma un po’ di recita di quella che può piacere anche a te la faccio… ma la faccio a fin di bene e penso che anche tu possa finire per recitare un po’ nei miei confronti, certe volte penso che ti piace molto la parte dell’innamorato, di quello che sta cercando di dirmi in tutti i modi che mi vuole bene… insomma, tu ti sei scelto una parte e stai cercando di recitarla come si deve… non credo che tu dica cose false, ma le carichi un po’… non ti arrabbiare, voglio dire che ci metti qualche sottolineatura di colore in più e che ti piace fare così, io qualche volta un po’ lo percepisco, lo so che mi vuoi bene ma sei un pochino teatrale, la tua parte in commedia ti piace e cerchi di recitarla al meglio… Cucciolo, io lo so che è così… Non ti preoccupare non mi dispiace mica, anzi, certe volte aiuti anche me un po’ a recitare, certe volte sembriamo due amanti quasi perfetti… ma secondo te lo siamo?
– Sì, Birillo, io credo di sì.
– Dilla tutta, Cucciolo…
– Be’, va bene, in un certo senso hai ragione, ma adesso non mi demolire questa storia d’amore.
– Io non la demolisco, sto solo cercando di capire come stanno veramente le cose… che sono cose importanti lo so benissimo, lo sento, però… non lo so, ma tu credi che non si dovrebbe cercare di togliere certe atmosfere… non è che mi sembrino false ma non sono vere al cento per cento. Forse sto cercando di sminuire.. ma no, non credo, forse sto cercando di dimostrare che mi vuoi bene al di là di tutto… ma tu che pensi?
– Io penso solo che tu sei il mio Birillo e che ti voglio bene, se vuoi te lo posso dire in un modo meno enfatico, che mi piace stare con te, che mi sento a mio agio solo quando ci sei, che quando non ci sei mi manchi, però alla fine il senso è lo stesso.
– Ma tu sogni su di me ne hai mai fatti.. voglio dire progetti? Cioè ci sono cose che tu ti aspetti da me?
– Sì, altroché, mi sembra ovvio…
– E cioè?
– Be’ io sogno di restare sempre con te, vorrei che fossimo una cosa sola.
– E tu pensi che sarebbe possibile?
– In genere non mi sembrerebbe una cosa possibile, voglio dire che se non si trattasse di noi non mi sembrerebbe possibile… ma visto che siamo noi due mi sembra ovvio… non credo che ci sarebbe nessun bisogno di prevedere o di programmare nulla, verrebbe, anzi verrà, tutto da sé.
– E la libertà?
– La mia o la tua?
– Io alla mia credo di poterci rinunciare senza grossi problemi, ma la tua?
– Dici sul serio, Birillo?
– Sì, credo di sì, adesso mi sembra una cosa naturale, quasi ovvia, ma tu alla tua ci rinunceresti per me?
– Birillo, io ci ho già rinunciato da tanto tempo e non me ne sono nemmeno accorto e poi che significa rinunciare, io non ho rinunciato a nulla, io ho scelto di stare con te, non è una rinuncia, la mia libertà è quando sto con te.
– Be’, lo vedi, sei più generoso di me, a me sembra ancora una rinuncia, una rinuncia che farei volentieri ma in qualche modo una rinuncia, però quello che dici è vero pure per me, io ho scelto liberamente il mio Cucciolo… è bello quello che hai detto, mi piace! Lo faccio mio! E poi perché te l’ho messa in questi termini? … Lo vedi! E’ la mia piccineria mentale! Io sono una mezza cartuccia in tutto, anche in questo!
– Andy! Tu non sai quante volte mi fermo a pensare a te… certe volte la mattina ti guardo mentre sei ancora addormentalo e poi penso che io sto vicino a te e mi sembra che non si possa desiderare niente di più bello. E anche adesso, quando ti guardo mi sembri bellissimo, mi piacciono le tue incertezze, mi piace sentire che per te sono una persona rassicurante, mi piace pensare che posso farti stare meglio, mi posso sentire importante, penso che per te sono importante…
– Questo è vero, Cucciolo, per me sei un punto di riferimento fondamentale, sei la mia famiglia, mio fratello, il mio ragazzo, il Cucciolo… Chissà dove starei adesso se non ci fossi stato tu…
– Ma tu lo sai che prima non mi ero mai innamorato di nessuno? Sesso sì, qualche interesse di quel genere l’ho provato, ma non mi ero mai innamorato, proprio mai. Non avevo mai pensato che qualcuno potesse essere veramente importante per me. Cioè proprio la vita a due non la concepivo, pensavo che un ragazzo gay avrebbe dovuto comunque accettare di stare solo, qualche amico, un po’ di sesso, ma una vita di coppia non me la immaginavo proprio, erano sogni ma non la consideravo un’ipotesi reale.
– Nemmeno io, Cucciolo, di queste cose ne sentivo il bisogno ma non le conoscevo affatto, non mi erano mai capitate, e poi se non c’è un’affinità di fondo certe molle non scattano e non credo nemmeno che sia un problema di sesso, io credo che adesso, per assurdo, se tu ti innamorassi di una ragazza io ti vorrei bene lo stesso, cioè mi piaci come persona, come serietà, come modo di reagire, io di te ho un rispetto profondo perché so che sei uno come si deve, cioè mi piaci proprio come persona, te l’ho detto se tu non potessi stare con me come facciamo noi io ti vorrei bene lo stesso e credo che alla fine anche se tu stessi con una ragazza continueresti a volermi bene lo stesso perché non è solo una questione di sesso…
– Be’ sì… credo che sarebbe più o meno così, comunque sono solo ipotesi teoriche, però credo che certe cose di fondo non si perderebbero comunque, e il discorso vale pure per te, in teoria anche tu te ne potresti andare per metterti con una ragazza o con un ragazzo e forse non è nemmeno un’ipotesi così remota, non credo che per questo ti vorrei bene di meno, non lo sentirei nemmeno come un tradimento, lo sentirei come un’impossibilità, mi dispiacerebbe tantissimo ma lo accetterei, quello che non sopporterei sarebbe l’idea di perderti del tutto, quello mi farebbe stare malissimo…
– Io qualche volta l’ho anche pensato che avrei potuto mettermi con una ragazza, ma prima, adesso non mi viene più in mente, a un ragazzo non ci ho mai pensato, ce ne sono di carucci e li guardo anche ma non c’è quel feeling… con te c’è stato… se tu ti mettessi con un ragazzo ci rimarrei malissimo, credo, ti vorrei bene lo stesso, probabilmente sì, penso che da quel punto di vista non cambierebbe nulla, adesso qualche volta mi sento ancora un po’ geloso di te, sarà stupido ma voglio che tu non sia distratto da altri interessi, devi essere mio. Non so come dire, Cucciolo, ma se ti dovessi stancare di me, ecco, questo è il punto, non tanto se ti dovessi innamorare di un altro, ma proprio se ti stancassi di me, mi sentirei malissimo, mi sentirei tradito, lo so che questi termini non significano nulla, lo so che i sentimenti non si possono controllare… però, almeno mi piacerebbe che tu me lo dicessi subito, che non facessi la commedia, questo non lo sopporterei perché mi distruggerebbe l’immagine seria che ho di te… Il mio Cucciolo con me deve essere onesto fino in fondo, mi può dire che non mi ama più o che si è innamorato di un altro ma me lo deve dire subito, non deve fare la commedia…
– Birillo! Non ti preoccupare, non scappo! Da quando stiamo insieme non ho mai pensato a nessun altro, qualche volta ho pensato che non sarei riuscito a vivere con te perché non riuscivo a capire quello che ti passava per la testa, certe volte sono stato veramente sul punto di chiudere tutto, mi sembrava che rimanere solo sarebbe stata una cosa più tranquilla, tu mi esasperavi… ma non ho mai pensato a nessun’altro. Certe volte credo di averti odiato, … veramente, mi sembravi invadente, violento, altre volte mi sembravi un caso patologico, uno che non è in grado di capire come stanno realmente le cose, uno fissato che vive delle sue fissazioni e basta, anche fissazioni di sesso, ma fissazioni, poi ho visto che avevi sbalzi di umore fortissimi e che eri tu il primo a starci malissimo… e poi quando vedo che tu stai male io non riesco ad allontanarmi da te, non so come dire, mi fai una tenerezza totale, in quei momenti passerei sopra qualunque cosa, quando ti ho visto a pezzi la rabbia mi è passata subito, quando ho visto che cercavi di tornare indietro e di non fare crollare tutto mi sono sentito dentro una tenerezza fortissima… Però non ho mai pensato che sarei stato meglio con qualcun altro, solo forse sì, ma con un altro certamente no… e poi adesso stiamo qui a parlare e stiamo abbracciati così e ci diciamo tutto… ma tu credi che cose del genere possano esistere in altre situazioni? E poi non credo che certe cose si posano perdere, e non credo nemmeno che mi potrei innamorare di nessun altro… non riesco nemmeno a pensarla una cosa simile… io non mi staccherei mai da te…
– Lo so, Cucciolo, questo lo so… Ma tu pensi che arriveremo ad avere un lavoro serio in comune, che tutta la storia dell’università andrà in porto? Io certe volte comincio a pensare che sia possibile ma poi penso che mi sto illudendo e che alla fine avremo solo passato qualche anno insieme, qualche anno bello ma non per l’università e per le prospettive di lavoro, ma qualche anno bello perché siamo stati insieme, ecco questo è il fatto… però qualche volta credo anch’io che la cosa sia possibile, prima non mi veniva proprio in testa, adesso, qualche prospettiva mi sembra che ci possa anche essere… non fosse altro che per papà e mamma… mannaggia, poveretti… si sono fatti in quattro per noi… lo sai che a me questa cosa sembra quasi incredibile… loro ci credono quasi più di te, sì, l’hai visto benissimo… credo che loro adesso stiano tirando un po’ la cinghia per farci stare bene… e io campo a ricasco, … mi hanno proprio adottato.
– Birillo, ma anch’io campo a ricasco…
– E allora mi sa che è meglio che ce la mettiamo tutta per cercare di arrivare a destinazione il più presto possibile… Cucciolo, ci dobbiamo comprare una casa grande in campagna con due appartamenti uno per noi e uno per papà e mamma, così almeno la vecchiaia se la possono passare in modo più tranquillo, mi piacerebbe veramente vivere insieme con loro, in due appartamenti separati ma vicini, d’altra parte se vivessimo proprio nella stessa casa credo che ci sarebbe un certo condizionamento reciproco, non mi sentirei completamente libero… lo so che lo sanno e che lo accettano, ma credo che non mi sentirei completamente libero comunque, magari ti potrei abbracciare mentre stiamo vedendo la televisione ma sesso credo che ne potremmo fare poco… Cucciolo… che pensi?
– Penso al futuro, penso che sarebbe veramente bello riuscire a costruire tutte queste cose e penso che col mio Birillo vicino ci riuscirò, che ci riusciremo. Quando stavo solo, prima di conoscerti, non riuscivo a fare niente, il tempo mi scivolava fra le mani e non riuscivo a concludere nulla, proprio nulla, ero abulico rispetto allo studio, ci avevo provato tante volte ma mai seriamente, un motivo vero per fare le cose serie non ce l’avevo… sì, è vero che papà e mamma si aspettavano qualche cosa da me… ma mi ci vedi tu a prendere da solo un librone come quelli e a mettermi a ripetere.
– Però lo sai Cucciolo che abbiamo fatto un lavoro veramente enorme… alla fine siamo riusciti a stare nei programmi, io all’inizio non l’avrei mai pensato, mi sembravano solo fantasie ma adesso stiamo già un pezzettino avanti… Cucciolo… e se adesso ci rimettessimo a studiare?
– Veramente non mi va proprio… però… mh, mi sa che forse sarebbe meglio. Birillo… dammi un bacetto, uno solo, e poi ci rimettiamo a studiare.
– Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma tu pensi che stiamo perdendo troppo tempo?
– No! Perché?
– Certe volte ho l’impressione che ti faccio perdere tempo e un po’ mi dispiace… no, no, va be’, adesso lasciamo perdere e cerchiamo di rimetterci a lavorare.
– Ma tu ti senti costretto?
– Non lo so, forse un pochettino, ma no, non credo, dai, su, su, non perdiamo altro tempo.
Marco prese il libro e cominciò a leggere stando seduto al tavolo, Andy si accomodò in poltrona, lavorarono per quasi due ore con una certa buona volontà che non poteva certo dirsi entusiasmo, poi Andy si fermò.
– Dai, Cucciolo, adesso facciamo una pausa, mi sono stufato.
– Dobbiamo proprio?
– Sì, dai, dieci minuti, facciamo mezz’ora, e poi ti prometto che mi rimetto a studiare ma adesso vieni qui, siediti vicino a me.
– Ma com’è che ti piace tanto farti coccolare?
– Cucciolo, adesso stai qui e abbracciami, sì, così e cerca di stare zitto, non c’è bisogno di dire niente mi piace stare così come se stessi per addormentarmi, così. Cuuuucciolo… Chissà che pensi?
– Be’ io..
– St! Zitto, non dire niente, tanto lo so quello che stai pensando.
Marco si limitò a sorridere.
– Cucciolo, ma a te ti vengono mai dei momenti di tenerezza come questa?
– Birillo…
– Zitto, non dire niente, tanto io lo so, te l’ho detto, … ma adesso stiamo zitti e fermi finché non è passata la mezz’ora, questi minuti me li voglio godere, mi piace sentirti respirare, sentire il tuo calore…
– Birillo, però così non è giusto.. devi stare zitto pure tu, pure io lo so quello che stai provando, perciò zitto!
– Ok.
Rimasero per qualche minuto in silenzio, Marco seduto sul divano e Andy steso, con il capo in grembo a Marco, entrambi avevano gli occhi chiusi, poi Andy si mise seduto vicino a Marco cercando di aderire a lui il più possibile, con il capo reclinato tra il collo e la spella di Marco. Andy non si muoveva. Marco aprì gli occhi e se lo vide vicino con un’espressione di beatitudine e di serenità totale, in quel momento anche Marco si sentì totalmente appagato, il pensiero del futuro non li preoccupava nemmeno un po’, il loro equilibrio sembrava perfetto, avevano davanti tutta una vita da vivere, una vita per amarsi, per vivere uno in funzione dell’altro per costruire il loro mondo adulto, per essere se stessi fino in fondo, per essere due ragazzi che si amano, nessuno dei due aveva in quei momenti il minimo dubbio che quello fosse amore, avevano superato la solitudine ed erano entrati in un’insperata vita di coppia, che appariva ad entrambi come l’unica cosa verso la quale si fossero sentiti sempre attratti, era in un certo senso il loro destino. A un certo punto Andy strinse Marco fortissimo, poi gli passò le mani tra i capelli e gli disse:
– Ti voglio bene, Cucciolo!… Dai adesso rimettiamoci a studiare, adesso ho ricaricato le batterie!
Marco fece cenno di mandargli un bacio e si alzarono insieme dal divano.
– Cucciolo, hai visto, non siamo eccitati, a me sembrava strano che non mi fosse successo, ma non è successo nemmeno a te.
Marco non sapeva che dire.
– Non c’è niente da dire, Cucciolo, io mi sento benissimo e tu?
– E me lo chiedi?
– Dai, adesso un caffè in cinque minuti e poi sotto coi libri.
Se ne andarono in cucina a preparare il caffè.
– Cucciolo, ma com’è che tra noi è stato tutto così facile? Cioè voglio dire che abbiamo fatto centro al primo tentativo… ma tu pensi che se fossimo stati un uomo e una donna sarebbe stato diverso?
– Francamente non lo so, non riesco proprio a immaginami una cosa del genere ma penso che tra un uomo e una donna il fatto che ci sono molte possibilità sia solo una complicazione, più o meno penso che ci si possa provare un po’ con tutti, per noi è il contrario, io di gente etero che ha avuto tante storielle più o meno serie ne ho conosciuta tanta…
– Ma io credo che succeda pure tra i gay, almeno tra quelli che frequentano i locali gay, fra quelli che si sono dichiarati pubblicamente… in fondo andare in quei posti significa andare a cercarci compagnia e avventure, un po’ come fanno gli etero chissà come sono le storie degli altri? Io credo che siano molto più complicate della nostra, a noi è andato tutto liscio…
– Be’, un po’ di problemini li abbiamo avuti anche noi…
– Sì, va be’, Cucciolo, ma quelli erano già problemi di coppia, erano proprio cose nostre, ma in effetti noi di gelosie e di forme di delusione vere non ne abbiamo avute.
– Sì, in sostanza è così…
– E poi voglio dire… non abbiamo avuto nemmeno fenomeni di disturbo esterni, non ci hanno mai messo in un giro di chiacchiere, non abbiamo mai subito i pettegolezzi di nessuno…
– Ma Birillo…i pettegolezzi di chi? Noi non conosciamo nessuno, è per quello che non ci hanno mai messo in mezzo, credo solo per quello, perché se facessimo vita sociale, anche solo un po’, che ne so, all’università o andando alle feste… vedresti che taglia e cuci, ma noi facciamo la vita dei frati…
– Be’, non proprio…
– Va be’, non dico da quel punto di vista, però certo noi andiamo poco girando.
– Cucciolo, ma a te manca la vita sociale, chessò, gli amici, le comitive?
– Ma per carità, lasciamo perdere! Stiamo così bene così!
– Mi sa che hai ragione, io prima avevo qualche volta un po’ di fantasie di andare un po’ più girando, ma poi mi sono passate, io sto bene solo quando sto con te, come adesso, Cucciolo, così quando parliamo, non solo quello… sì però sto bene quando posso discutere con te, non sei permaloso, non credi di essere il Padre eterno, mi rispondi in modo tranquillo, e poi mi piace quello che dici, mi ci ritrovo. Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma se ci fosse stato il rischio di finire in mezzo alle chiacchiere tu che avresti fatto?
– In che senso?
– Cioè se per stare con me tu avessi dovuto correre il rischio dei pettegolezzi, che avresti fatto?
– Mh! Be’ non è così facile da dire… credo che avrei corso il rischio se fosse stato un rischio inevitabile ma se fosse stata una cosa in qualche modo voluta da te, chessò per esibizionismo o solo per la voglia di chiacchierare troppo con gente poco affidabile… non lo so, ma non credo che mi sarei buttato, avrei pensato che per te la pubblicità valesse più che la cosa in sé, che tu non fossi capace di dare valore alle cose che contano veramente, che avessi più bisogno di fare chiacchiere che di volermi bene e queste cose non mi sarebbero piaciute… voglio dire che la riservatezza deve essere assoluta, quando è impossibile per ragioni ambientali, alla fine, si può anche cercare di sopportare il pettegolezzo, ma se se ne può fare a meno è stupido mettere a rischio delle cose importanti per motivi del genere… non ti è piaciuta Birillo?
– No, in fondo hai ragione, solo uno stupido potrebbe mettere a rischio una cosa come quella che stiamo vivendo noi per la smania di chiacchierare troppo, io credo che alla fine è proprio per questo che ce ne siamo stati lontani da tutto e da tutti… e poi anche a me non sono mai piaciuti i ragazzi che vogliono essere gay in modo strillato, quelli troppo dichiaratamente gay, per carità, serve anche quello un po’ a muovere l’opinione pubblica, ma non è il mio tipo, quando ti ho notato alla festa, al primo momento non sapevo che pensare, mi lasciavi nel dubbio, stavi fuori del giro e questo mi faceva pensare molto ma non avevi nessuna caratteristica da gay teatrale, anzi… però non ballavi, non andavi a fare la corte o i complimenti alle ragazze… ma una cosa del genere non è poi così significativa…
– E tu allora? Se non ti fossi avvicinato tu io non lo avrei fatto, in fondo il primo passo l’hai fatto tu, neanche tu ballavi, qualche complimento e qualche sorriso alle ragazze lo facevi e tante volte all’università lo fai anche adesso e la cosa mi lasciava perplesso, ti ricordi quando sei venuto vicino al buffet e si è avvicinata quella ragazza e vi siete messi a parlare? Be’, io l’avrei ammazzata…
– In effetti ha dato fastidio anche a me, ma quella poveretta che ne poteva sapere di quello che ci passava per la testa, anzi erano cose con non avrebbe mai immaginato.
– Però io pure temevo che tu fossi etero, avevo cercato di decifrare tutti i segni possibili e immaginabili ma mi restavano comunque dei dubbi piuttosto grossi, te l’ho detto, se non ti fossi buttato tu io non l’avrei fatto, me ne sarei tornato a casa a farmi prendere dalle malinconie ma non l’avrei fatto.
– Proprio un Cucciolo imbranato! Pensa tu dove staremmo adesso se non mi fossi deciso…
– Non mi ci fare pensare, tanto adesso stiamo qui ed è quello che conta… Andy, ma lo sai che hai fatto bene a fare quello che hai fatto?
– Lo so, lo so… Ma tu sempre broccolo! Qua, se non rischio io, tu non ci pensi nemmeno…
– No, per pensare ci penso eccome, magari poi non mi butto…
– E hai detto niente!
– Birillo… dopo il caffè a studiare…
– Lo so, Cucciolo, non ti preoccupare, non ti faccio perdere tempo, adesso certe cose comincio a capirle da solo… dai, non perdiamo tempo… che facciamo? Leggi tu o leggo io?
– Tu, Birillo, comincia tu!
– Va be’, allora eravamo alla pagina…
Lo studio andò avanti con un certo entusiasmo per buona parte del pomeriggio.
– Cucciolo… scusa ma io sono stanco morto, forse ce la farei ancora…
– Be’, comunque abbiamo lavorato bene e abbiamo pure concluso molto… va bene, va’. Per oggi basta.
– Cucciolo, ma tu la rosa la guardi mai?
– Certo che la guardo, e pure tante volte, hai visto, cinque roselline le ha fatte, forse sono poche ma la piantina all’inizio era mezza distrutta ma adesso mi pare che stia benino.
– Non è vero…
– Come non è vero?
– Non sta benino, sta bene, e si vede… Mannaggia, Cucciolo, tu sminuisci sempre… e poi hai visto che sta tirando fuori tre rami a foglia.
– …
– Sì. Tre rami a foglia, vieni a vedere.
– Quelli lì?
– Sì quelli.
– E come fai a dire che non sono boccioli di fiori?
– Perché sono verde chiaro e non sono scuri come i bocciolo dei fiori.
– Ma non è che ci vuole un po’ d’acqua?
– No, ce l’ho già messa, va bene così. Cucciolo, me lo faresti un favore?
– Tutto quello che vuoi.
– Io sto crollando dal sonno, perché non ce ne andiamo a dormire?
– Senza cena?
– Sì, senza cena, ma guada che non è una proposta erotica, sono proprio sfinito.
– Ok, Birillo, come vuoi tu… subito?
– Sì, è meglio, credo che non ce la farei più a lavorare, sono stanco morto (fece un larghissimo sbadiglio).
– Andy…
– Che c’è?
– Lo sai che sei proprio bellissimo, sei assolutamente a tuo agio, si sente.
– Be’, ci mancherebbe… sono stanco morto, ma sto col mio Cucciolo… non riesco a pensare di stare meglio di così… Cucciolo, ma lo sai che dovremmo chiamare papà e mamma, non li sentiamo da tre giorni e loro non si sono fatti sentire.
– E’ vero, ma adesso è un po’ tardi…
– Perché non li chiamiamo lo stesso? Penso che a loro farebbe piacere anche se è mezzanotte, dai.
– Ok! Chiamo io?
– No, chiamo io, lascia…
La risposta arrivò solo al quinto squillo.
– Ciao mamma, sono Andy.
– Che bella sorpresa… come stai? Va tutto bene?
– Va tutto benissimo… è solo che stavamo parlando di voi e abbiamo pensato di chiamarvi subito… come state?
– Be’, papà sta benino, io ho un po’ di cistite e devo prendere gli antibiotici, però tutto sommato sto benino… e voi?
– Qui va tutto bene, ma è un po’ che non ci vediamo… perché non cerchiamo di combinare…
– Quando vuoi tu a noi sta benissimo, ci fa proprio piacere, volete venire domani a pranzo… o la sera… quando volete voi, quando vi porta meno disturbo, per noi è una festa quando venite… Andy, tu lo sai…
– Allora facciamo così, ci vediamo domani verso le due.
– Benissimo! Adesso ti passo un attimo papà che ti vuole parlare.
– Ciao Andy… lo stai mettendo sotto a Marco eh? Avete fatto già tante cose, state lavorando proprio bene.
– Aspetta, te lo passo un attimo.
– Ciao papà…
– Andy ti sta mettendo sotto a studiare eh!
– Certe volte non lo reggo proprio, è un cilindro compressore, però mi sembra proprio di cambiare vita, mi torna addirittura la voglia di studiare… allora domani alle due?
– Sì, sì, domani alle due…
– Ti ripasso Andy.
– Ciao papà, allora a domani.
– Ciao Andy… e ci ha fatto proprio piacere, questa telefonata è proprio una cosa bella… Andy…
– Papà, il merito è tutto di Marco, ha detto lui di chiamare.
– Allora a domani… Ciao e buona notte anche a Marco.
– Ciao papà e buona notte.
Chiusero il telefono.
– Birillo, ma perché gli hai detto che l’idea era stata la mia?
– Perché è meglio così…
– Lo vedi Birillo… come si fa a non innamorarsi di te? … Sei proprio dolcissimo.
– Cucciolo, io non ho fatto nulla… so solo che ti voglio bene, io prima facevo le cose per ripicca, quasi per odio, che si potesse fare una cosa per amore non lo pensavo nemmeno… poi ho trovato il Cucciolo, poi sono stato adottato e adesso non penso nemmeno a quello che devo fare, non premedito più le mie azioni, mi vengono da sé.
– A nanna, Birillo, adesso a nanna e domani sveglia alle sette!
Si prepararono rapidamente per la notte.
– Notte Cucciolo! … Però abbiamo fatto bene a chiamare… io penso che siano stati contenti…
– Eccome Birillo! Io non so se sono stati loro che ti hanno adottato o sei stato tu ad adottarli…
– Noi ci siamo adottati a vicenda…
– E’ vero Birillo, è così… Notte Birillo!
– Cucciolo, ti posso chiedere una cosa?
– Che cosa?
– Ma tu alla morte ci pensi mai? Cioè proprio al fatto che potrebbe toccare a te oppure a me… non come problema in generale, ma proprio come una cosa che può capitare a noi?
– Che ti dico, Birillo? Veramente non so che dire… forse non ci ho mai pensato, almeno non ci ho mai pensato seriamente, no, forse non ci ho mai pensato, anzi certamente non ci ho mai pensato.
– Lo sai che invece ogni tanto ci penso, penso che se dovessi morire io non mi preoccuperebbe molto, ma se dovessi morire tu penso che per me sarebbe proprio una cosa spaventosa, cioè credo proprio che non riuscirei più a vivere, io ho sempre paura di soffrire, per questo mi spaventa l’idea della morte, non è la morte che mi spaventa ma il dolore, se dovesse succedere a te di soffrire io non riuscirei a sopportarlo, non lo so, forse ti ammazzerei prima o mi ammazzerei prima, non posso sopportare l’idea che quello che stiamo vivendo adesso possa finire, magari potrà cambiare con gli anni, ma finire no, non riesco ad accettarlo… tu adesso stai qui, io ti posso toccare, ho bisogno di te, separarmi da te mi sembrerebbe come staccarmi da me stesso, come essere diviso in due. Cucciolo, ma perché si deve morire? Non è giusto. E poi noi non abbiamo fatto niente di male però dobbiamo morire lo stesso e non è giusto.
– Ma anche se avessimo fatto chissà che cosa sarebbe comunque assurdo farci morire per quello.
– Sì, lo so, forse hai ragione, però forse si potrebbe accettare la morte come modo di finire di soffrire ma noi stiamo bene, siamo felici così, per noi la morte sarebbe la distruzione di tutto, cioè sarebbe finire di vivere prima di cominciare… mi sembra tutto assurdo.
– Birillo… ma perché adesso tutte queste idee strane?
– Mah! Te l’avevo detto che sono un po’ strano… e poi è che ho paura di perdere tutto quello che ho adesso, adesso tutte queste cose me le voglio godere, dico pure lo studio, perché no, anzi, è una delle cose più importanti, in fondo tra noi è una specie di collante, è un modo di vivre insieme, di costruire in due… Cucciolo… Cucciolo! Mannaggia! Però non ti devi addormentare mentre stiamo parlando…
– Eh … No, non mi sto addormentando, è che mi sto un po’ annebbiando, perdonami Birillo ma casco dal sonno…
– Perdonami tu, io quando prendo a chiacchierare a ruota libera non mi fermo più… Notte Cucciolo!
– Ti voglio bene! Notte Birillo!
Andy si svegliò per primo, la giornata era nuvolosa e coperta, sembrava che potesse piovere da un momento all’altro. In genere Andy non era indifferente al cima e al tempo, si girò verso Marco.
– Cucciolo…
– Mh… che c’è, Birillo?
– Hai visto che giornata?
– No, perché?
– E’ tutto coperto… mi piacciono di più le giornate di sole… Cucciolo…
– Sì.
– Perché non mi prepari la colazione, oggi toccherebbe a me ma non mi va tanto…
– Mh… va be’, ci vado io, ma tra qualche minuto…
– No, va be’, ci vado io… forse è meglio…
Marco colse al volo il tono di quel: forse è meglio.
– No, ci vado subito… resta lì.
Si alzò rapidamente, andò a sedersi sul letto dalla parte di Andy, si chinò per dargli un bacio leggero leggero, poi gli passò un braccio sotto la nuca e lo sollevò verso di sé.
– Andy, va tutto bene?
– Non lo so, mi sento un po’ strano, mannaggia, mi succede spesso, non ti so dire che cosa c’è ma quando mi sento così mi sento strano…
– Ma c’è qualche motivo particolare?
– No, non credo, vedi Cucciolo adesso mi è piaciuto tanto che sei venuto a sederti qui, se non lo avessi fatto ci sarei rimasto male… Cucciolo, non lo so, ma mi vengono un po’ di malinconie, forse sono cose stupide, ma mi sento strano…
– Ma strano nel senso che non riusciresti a studiare?
– No… però mi piacerebbe essere coccolato…
– Birillo, io sto qui…
Marco gli diede un altro bacio leggero.
– Aspetta, Cucciolo, mi alzo anch’io…
Se ne andarono in cucina insieme, l’umore di Andy sembrava essere già più sereno.
– Cucciolo, facciamo così… cerchiamo di studiare il più possibile… non si sa mai, forse le cose concrete mi faranno passare le malinconie, ma forse sono già passate…
Marco gli scarmigliò i capelli poi aprì la credenza, mise un po’ di marmellata su un biscotto e lo porse ad Andy.
– Grazie, Cucciolo… è buono… ma che marmellata è? E’ strana…
– E’ marmellata di marroni… non ti piace?
– No, anzi, non mi dispiace.
Marco preparò rapidamente per la colazione, fece scaldare il latte e preparò due toast. Andy non si muoveva, lo osservava senza dire nulla.
– Tutto bene Andy?
– Sì, non ci fare caso… se non ci fossi tu mi prenderebbe proprio male ma già è passata… credo… e poi che sono strano forte l’hai visto…
– Andy… spicciati, che dobbiamo andare a fare la doccia e poi ci dobbiamo mettere a studiare…
– Faccio presto presto, non ti preoccupare.
Nel dire così Andy si infilò in bocca il toast tutto intero.
– Calma! Non ti ingozzare! Non ce n’è bisogno…
– Fatto, Cucciolo, fatto.
Entrarono insieme nella doccia ma si percepiva qualche momento di imbarazzo, non sapevano come comportarsi.
– Cucciolo…
– Che c’è, Birillo?
– C’è qualche cosa che non va?
– No, Birillo, è che non so come comportarmi, mi sento un po’ in difficoltà.
– Si sente, Cucciolo… ma mi dispiace, mannaggia, ho rovinato tutto un’altra volta…
– Vieni, Birillo…
Marco si avvicinò a Andy e lo baciò, non sapeva se spogliarlo o evitare, pensò che avrebbe fatto meglio a spogliarsi per primo, non sapeva che fare.
– Cucciolo, non ti sentire in difficoltà, non stare a elucubrare troppo, comportati come ti viene.
– Birillo, dai, spogliamoci e andiamo a sederci sul fondo della doccia.
Si spogliarono insieme, l’atmosfera non dimostrava alcuna valenza sessuale, andarono a sedersi sul fondo della doccia poi Marco regolò il getto in modo che fosse lievissimo e si sedette accanto a Andy.
– Va tutto bene, Andy?
– No, Cucciolo, mi vengono delle malinconie brutte e non so perché… mi viene quasi da piangere, non so perché, mi sento strano, per fortuna ci sei tu… ma è come se non mi bastasse più, come se tu non potessi fare niente per me… io vorrei comunicarti quello che provo ma non lo so nemmeno io quello che provo, non ti vorrei tenere fuori ma non ci riesco, mi viene da chiudermi in me stesso, ho come l’impressione che tanto tu non puoi fare niente.. Cucciolo, non so che dire, non ho niente da dire ma non so nemmeno restare zitto, non ci riesco, ho bisogno di parlare lo steso, magari a vuoto…
– Birillo, ma ti manca qualche cosa? Non lo so ma magari ti mancano i tuoi…
– No, non lo so, non credo… certo potrebbe anche essere, ma è assurdo, io coi miei non ho più un rapporto vero da anni, però potrebbe anche essere, non lo so, Cucciolo, non lo so proprio, no, forse questo non c’entra proprio… vedi, adesso stiamo qui, in altri momenti la cosa avrebbe un interesse erotico, ma adesso non è così, adesso mi sembra importante stare nudi insieme, stare vicini e basta, così, senza segreti almeno dal punto di vista fisico… io è come se ce l’avessi qualche segreto dentro e come se non te lo volessi dire, la sensazione è quella ma poi non riesco a capire di che cosa si tratta, è come se volessi tenere qualche cosa per me, Cucciolo, proprio come se non ti volessi bene abbastanza, e poi per me volerti bene è difficile, io vado sempre con le mezze misure, non lo so fare quel tutto o niente. Mi sento una cosa misera, non lo so ma non mi vengono entusiasmi mi sento giù di tono, in certi giorni da te mi sento coinvolto fino in fondo ma in certi giorni non succede, è come se mi venisse da pensare che mi sento un po’ stretto, ma non è così, cioè io non desidero nient’altro eppure non riesco a stare bene lo stesso.
– Birillo…
– Sì…
– Queste cose capitano un po’ pure a me però io ce l’ho uno scopo… cioè io ho te, quando non ti vedo su di tono mi sento subito coinvolto in modo radicale… è strano ma è proprio quando ti sento nei momenti giù che mi sento vicinissimo a te, in un certo senso penso che la possibilità di farti stare bene ce l’ho solo io…
– Cucciolo, certe volte non ce l’hai nemmeno tu, certo, se tu non ci fossi starei proprio malissimo, adesso posso parlare con te, lo so che mi stai a sentire e che cerchi di fare di tutto per farmi stare bene, questo l’ho sempre saputo… però, Cucciolo, certe volte mi sento proprio impermeabile… è come se non ci fosse nulla capace di toccarmi veramente… mi sento tanto stupido, non so mai essere all’altezza della situazione, sto sempre uno scalino al di sotto, cerco di fare del mio meglio, ma quando uno gli entusiasmi non ce li ha non ce li ha… Mah! Passami un po’ di sciampo va’.
Uscirono dalla doccia dopo pochi minuti, il sesso tra loro sembrava un capitolo chiuso, o almeno messo da parte.
– Birillo… ci rimettiamo a studiare subito?
– Sì, Cucciolo, tanto se mi faccio prendere peggio dalle malinconie alla fine non concludiamo proprio niente… però tu non mi prendere troppo sul serio, dopo passa, vedrai che stasera è tutto passato…
– Allora Birillo… leggi tu?
– Sì, forse è meglio.
Continuarono a studiare dalle nove fino all’una, il lavoro procedeva in modo serio, Andy non perdeva la concentrazione e in qualche momento si faceva prendere a tal punto dal discorso da sembrare un’altra persona, in quei momenti Marco pensava che il problema fosse superato, ma il tono ritornava rapidamente quello normale dello studio di routine. All’una Andy chiuse il libro.
– Cucciolo, adesso dobbiamo andare da papà.
Uscirono senza cambiarsi d’abito. In strada la conversazione riprese e Marco si rese conto che la malinconia di Andy non era passata.
– Come va, Birillo?
– Beh, insomma, tanto lo sai, un po’ così… e tu?
– No, io bene… però ti vorrei vedere sorridere.
Andy fece un bel sorriso a Marco.
– Grazie, Birillo, un sorriso così mi ci voleva.
– Cucciolo… e adesso come possiamo fare con papà e mamma, mi sa che dovrei mettere su un po’ di faccia di circostanza, ma tanto non mi riesce… chissà che mi diranno? E se poi mi viene che me ne voglio andare via? … Però forse ci vuole questo pranzo da papà.
Per strada pioveva, per terra c’erano pozzanghere da tutte le parti. Parcheggiarono e andarono al citofono, Andy volle che suonasse Marco, salirono al primo piano. Rosa stava sul pianerottolo, quando vide Andy allargò le braccia.
– Vieni, vieni, ma che bella cosa che avete fatto oggi… oggi è una giornata speciale.
Rosa abbracciò Andy che rispose con un entusiasmo un po’ più contenuto del solito, Rosa se ne accorse e rimase imbarazzata ma andò avanti secondo il solito copione. Anche Marco salutò Rosa in modo un po’ più ufficiale. Entrarono in casa, in cucina Rocco li aspettava col mestolo nella mano destra in una nuvola di vapore, nella sinistra aveva una grossa scodella di fettuccine fumanti, la poggiò, abbracciò Andy calorosamente.
– Andy, bello, come stai?
Andy fece un cenno come per dire che non si poteva lamentare, Rocco colse la cosa al volo.
– C’è qualche cosa che non va? Eh?
– No, papà, va tutto bene, più o meno…
– Che c’è Andy? Ce lo puoi dire?
– Certo che te lo posso dire… mi sento un po’ giù, tutto qua… mi dispiace che quando mi prende così alla fine rovino pure la giornata di Marco, lui, poveretto, fa di tutto per farmi stare bene ma io certe volte non ci riesco proprio.
– Andy, adesso mi devi dare una mano perché dobbiamo grattare il formaggio e dobbiamo preparare l’insalata e poi si va a tavola… tu mi dirai: ma prima mi inviti a pranzo e poi mi fai preparare l’insalata… guarda apri il frigo, l’insalata è già lavata, la devi solo asciugare e tagliare.
– Asciugare?
– Sì, asciugare,
– Ma con un panno?
– No, con la centrifuga, sta lì, sopra il frigo, la metti dentro e giri e l’acqua scola via tutta.
Andy eseguì.
– E’ caruccia questa cosa, sembra un giocattolo.
– E’ un bell’aggeggio ed è pure utile… così! Bene, adesso la tagli col coltello e la metti nell’insalatiera… ti sei lavato le mani?
– No.
– Allora… qua.
Andy si lavò le mani nel lavandino della cucina e cominciò a tagliare l’insalata, poi fu coinvolto anche Marco.
– Marco, senti, adesso mi devi grattugiare il formaggio, la macchinetta sta al solito posto.
Marco tirò fuori il parmigiano dal frigo, ne tagliò un bel pezzo e lo mise nella grattugia a rullo, poi cominciò a girare.
Rocco prese le olive snocciolate da mettere nell’insalata e ne passò una a Andy e una a Marco, Rosa entrò per condire le fettuccine, aggiunse il ragù fumante, nel frattempo l’insalata era pronta e il formaggio era grattugiato.
– E adesso tutti a tavola.
I posti ormai erano stabiliti, Andy e Marco sedevano vicini sul lato lungo del tavolo di fronte al televisore, che però era spento, Rocco e Rosa sedevano ai lati più stretti. Rocco fece i piatti, quello di Andy era enorme.
– Papà, per favore, un po’ meno, sono troppe.
– Macché troppe, vedrai come te le mangi…
Andy evitò di insistere.
Rocco cercò di rompere in ghiaccio, ma evitò di coinvolgere Andy in modo diretto.
– Allora, voi state sempre a studiare e vi dovete pure sostenere… Andy, se non ti va, non ti preoccupare…
– Papà, guada che Andy oggi non è in vena, non ce l’ha con te ma è un po’ giù di tono.
– Marco, lascia perdere, già ho ammorbato te stamattina, ma non vorrei rompere la scatole pure a mamma e a papà.
– Andy… tu qui non rompi le scatole a nessuno… tu stai a casa tua e se non ti senti a casa tua qui noi che ci stiamo a fare?
– Ma non sono cose che dipendono da voi, nemmeno da Marco, ma è che io non sto troppo bene.
– Ma hai bisogno di un dottore?
– No, mamma, non c’entra niente, è che non mi sento tanto contento, non so nemmeno come dirlo, mi sembrano cose stupide… sto un po’ giù e basta.
– Andy, bello, noi ti vogliamo bene perché sì ‘nu bravo guaglione e a me mi dispiace quando ti vedo così… ma Marco lo sa il motivo?
– No, ma non lo so nemmeno io, stamattina abbiamo parlato tanto ma certe volte non so nemmeno io quello che devo dire.
– Andy… vogliamo fare una cosa?
– Che cosa?
– Ce ne andiamo all’oliveto oggi pomeriggio? Tanto sono pochi chilometri… eh? Ti faccio vedere il mio paradiso.
– No, un’altra volta.
– Andy! Io insisto… vuoi dire di no a papà?
– Va be’, andiamo dove vuoi tu… però, papà, non ti devi mettere in complimenti…
– In complimenti? Andy! Ma che dici? Mo’ mi metto a fare i complimenti con te? Io ti ci voglio portare e ti voglio fare vedere una cosa che per me conta tanto, questo è il motivo, … e non solo questo… e allora? Ma tu non mi devi dire di no.
– Va bene, va bene, facciamo come vuoi tu.
– Allora facciamo così. Niente vino per chi deve portare la macchina, chi la porta? Andy a te ti escludiamo così un bicchiere di vino te lo puoi bere e forse ti fa pure bene, è tra me e Marco.
– E va bene, papà, la macchina la porto io.
– E invece no, la macchina la porto io! E quando mai papà deve togliere qualche cosa a voi…
Rocco versò il vino a Marco e a Andy e versò solo acqua nel suo bicchiere.
– Però cerchiamo di fare in fretta.
Rosa si mise in mezzo.
– Facciamo così, i dolci ce li portiamo lì.
Andy nel frattempo aveva finito il suo enorme piatto di fettuccine.
– Hai visto, Andy, che te le sei finite… adesso una cotoletta e l’insalata e poi tutti in macchina.
– Papà ma non è che piove?
– E allora, lì c’è la casetta nostra, 65 metri quadrati, ma c’è, sono due stanzette il bagnetto e il cucinino. Andy… ti posso fare una proposta?
– Che cosa?
– Ci restereste anche stanotte? Ce ne potremmo andare tutti domani mattina presto, lì la mattina è una cosa meravigliosa anche quando piove, tanto c’è tutto, anche i letti, sta tutto a posto.
Andy sgranò gli occhi e guardò Marco con una certa aria di perplessità, poi si voltò di nuovo verso Rocco.
– Ma non è troppo fastidio?
– Ma quale fastidio?
– Allora va bene.
– Rosa, prendi tu quello che serve, ma facciamo presto…
– Non ti preoccupare, tanto c’è anche la cena pronta, la metto nei recipienti e ce ne possiamo andare via… anche la frutta ce la portiamo lì.
Il pranzo finì rapidamente, Rosa non preparò il caffè ma scesero insieme al bar sotto casa, Rocco pagò il conto senza nessuna discussione ormai la regola era chiara, poi salirono in macchina.
– Allora, Andy, oggi finalmente ti portiamo a vedere l’oliveto, non ti credere chissà che cosa, è una cosetta piccola, più per divertirsi e giocare un po’ che per altro, però vedrai che ti piacerà, io lo so che ti piacerà. Io ci vado quasi sempre solo, la Rosellina mia non ci viene quasi mai ma quando ci possiamo venire insieme è una cosa bella, stiamo soli soli, prima ci venivamo con Marco, quando era piccolo, e gli piaceva pure, ma adesso è grande…
– Papà, non sfottere! Prima di conoscere Andy ci venivo eccome e ci sono stato sempre bene…
– E mo’ ci potete venire lo stesso, ci venite tutti e due, da soli, mo’ vi faccio fare le chiavi, una per te e una per Andy, ci potete venire quando volete, è bello, si sta tranquilli e poi proprio la campagna è una cosa bella… Andy, quando vi viene in testa di fare una passeggiata in campagna quella è casa vostra, non me lo dovete nemmeno dire, fate quello che vi piace a basta, ma io dico che ci verrete… tu che dici?
– Be’, non lo so, non so che dire…
– Magari tu eri abituato alle cose in grande stile, qua è tutto familiare, è tutto piccolo, non è una villa, è una casetta, solo una casetta con un po’ di terra… però è un posto dove si può stare tranquilli e poi è vicinissimo a Roma, se volete ci potete venire con l’autostrada e non ci mettete nemmeno cinquanta minuti, anche senza correre, noi adesso stiamo andando con la Tiburtina perché dobbiamo fare vedere a Andy dove si compra il pane e dove si compra il prosciutto… quello noi non lo facciamo…
Rocco continuava a parlare ma si rendeva conto che il suo era un monologo, Andy rimaneva in silenzio, la cosa continuò così finché non arrivarono a Tivoli. Rocco parcheggiò l’auto.
– Andy, adesso compriamo il pane e il prosciutto… ti piace il pane nero o preferisci i panini?
– Non so, fai tu, quello che ci vuole…
– Allora prendiamo una pagnotta grande, tre etti di prosciutto di montagna, un litro di latte… e poi? Andy, qualche cosa che ti piace?
– No, va tutto benissimo così.
Uscirono dal negozio. Rocco continuava il suoi discorsi.
– Il vino ce l’abbiamo, le olive pure, pure i pomodori, le patate e qualche altra cosa…
Andy fece una domanda.
– Scusa papà, ma il latte a che serve?
– Per domani mattina, per la colazione…
Andy ebbe un attimo di disappunto.
– Ce ne possiamo andare benissimo stasera, ma così, se volete, ci possiamo trattenere fino a domani, se partiamo di là alle sei siamo a Roma prima delle sette, sempre se voi volete, ma a questo ci pensiamo quando è ora.
Arrivarono all’oliveto, Rocco scese per aprire il cancello, poi rimontò in macchina e parcheggiò vicino alla casa. Il cielo si era aperto, il terreno era in lieve pendenza e verso Roma, a valle, si notava una pesante cappa di smog, Andy provò una strana sensazione di liberà.
– Ma che brutta cappa di fumo nero che c’è su Roma, mamma mia, non l’avrei mai pensato, qui c’è proprio un’altra aria, papà, ma qui è tutto un giardino… ma quanti metri sono?
– Non sono pochissimi, sono quasi due ettari, ma il terreno è in pendenza, va bene per gli olivi ma non è terreno da costruzione o da lottizzazione, cioè non vale molto…
– Ma è tutto curato, tutto pulito, fiori dappertutto… che belle piante di rose! Ma sono proprio belle!
– Queste sono piante che hanno più di 15 anni, ormai vanno da sole, io le poto solo due volte all’anno e ci metto un po’ di letame e niente altro, al massimo a novembre una spruzzata di verderame…
– Che begli olivi e come sono curati e quelle che sono?
– Vai, vai, avvicinati…
– Ma che profumo… che cos’è?
– E’ timo, qui cresce che è una bellezza, e quella è salvia, il rosmarino non viene bene perché è troppo freddo, ma c’è la maggiorana, senti che profumo…
– Ma è incredibile…
– E senti questa…
– Bellissima, sa di limone, ma che cos’è?
– E’ cedrina, e questa è lavanda, qui ci viene benissimo perché è terra calcarea.
– Ma è profumatissima…
– Ci si fanno i profumi… questo è issopo, questa dietro la casa, all’ombra, è mentuccia, poi i pomodori li conosci e pure i cetrioli e i peperoni, quelli verdi piccoli, ci sono pure due zucchine che sono ormai zucche ma che si possono mangiare lo stesso… Andy adesso non ti voglio annoiare con le varietà delle olive, quelle te le faccio solo assaggiare, adesso vieni a vedere casa… Ecco, è piccola piccola.
– Ma è un gioiello, ci stanno pure le tendine alle finestre…
– E che vuoi fare, la Rosellina mia ha fatto tutto lei…
– Ma che dici, Rocco? Qua hai fatto tutto tu…
– Andy, vieni a vedere, c’è pure una specie di sotterraneo, anche quello piccolo piccolo ma areato, sempre con la circolazione d’aria, vieni, vieni… Attento ai gradini… quelli sono pomodori secchi, questo peperoncino, e là sta un bel po’ di vino, aspetta, prendi questa qua, ne apriamo una sola, se no ce ne dovremmo portare una smezzata a Roma…
– E quel mucchio di terra che cos’è?
– Li ci sono le patate, si conservano così, al buio e sotto uno strato di terra, così non seccano e non cicciano, aspetta adesso ne prendo qualcuna, così tre o quattro bastano, poi un po’ di olive, così.
Usciti dalla cantinetta, Rocco passò le patate a Rosa, poi uscì di casa portandosi sempre appresso Andy.
– Andy, adesso ti faccio vedere come si fa un’insalata come si deve… vedi, un cespo di lattuga, due cetrioli, le olive ce le abbiamo, due pomodori, due peperoni da mangiare crudi… ti piace l’aglio nell’insalata?
– Non lo so, non l’ho mai mangiato… però credo che mi piacerebbe…
– E allora un po’ di aglio fresco, che è proprio tutta un’altra cosa… e poi un po’ di erbette, a gusto tuo, guada, quello è origano fresco… ci mettiamo due foglie di origano e una di maggiorana e se vuoi un po’ di mentuccia, il timo va bene per la carne ma nell’insalata non ci sta bene… purtroppo non c’è il limone, qui non ci cresce ma vedrai che non ce ne sarà bisogno, adesso portiamo tutto a Rosa che prepara… ma Marco dov’è andato a finire?
– L’ho visto andare dentro casa…
– Andiamo a vedere va’…
Lo trovarono nella stanza piccola, aveva sistemato i letti per la notte.
– Marco! Ma tu hai fatto tutto da solo…
– Be’ almeno così dopo non hai nemmeno la scusa che bisogna fare il letto…
– Ma allora è una trappola?
La domanda era rivolta a Marco ma rispose Rocco.
– Se la vuoi mettere così…
– Ma vi siete messi d’accordo prima?
– Birillo, tanto papà non lo fermo… lo potresti fermare tu, tu questo potere ce l’hai ma mi pare che non ne hai alcuna intenzione…
Rocco si intromise.
– Ragazzi… che facciamo? Mettiamo due sedie a sdraio fuori e ci prendiamo un po’ di sole, quello che c’è…
– O se no?
Rispose Andy.
– Se no ci mettiamo a curare un po’ l’orto e il giardino, tanto lì non si finisce mai.
– Giardino, papà, giardino, io non ho mai preso una zappa in mano ma credo che mi piacerebbe…
– Allora, Marco ti fa vedere dove stanno i vestiti per la campagna, vi cambiate e ci vediamo qui tra dieci minuti.
Andy rientrò in camera con Marco. Marco gli passò dei vestiti suoi che usava per la campagna, ma erano vestiti puliti e stirati, si cambiarono.
– Marco… ma perché tutta questa cosa?
– E’ tutto per te, Birillo… papà ha capito che c’era qualche cosa che non girava bene e ha cercato di coinvolgerti e c’è riuscito almeno un po’…
– Mah! Forse non del tutto…
– Dagli tempo… tu non lo conosci…
– Andiamo va’, non lo facciamo aspettare.
Si misero a lavorare in campagna, per Andy tutto era assolutamente nuovo, dal silenzio, al vento che cambiava da istante a istante, dal camminare sulla terra e non su un pavimento, alle piante viste da vicino.
– Papà, ma questo paradiso l’hai fatto tutto tu?
– No, la casa c’era già, io l’ho rimessa a posto, ma stava già in buone condizioni, però la campagna me la sono messa tutta a posto da solo, gli olivi, è ovvio, c’erano già, ma era tutto una massa di calcinacci e di croste di cemento, calce da tutte le parti, ghiaia grossa e piccola, polverino di calcare… qui intorno ci sono le cave di travertino… però qui amianto non ce n’era, questo terreno era di un signore che aveva una piccola cava di travertino sotto Tivoli, lavoravano, cioè macinavano gli scarti di lavorazione del travertino e poi li stoccavano qui, in pratica era una deposito di materiali di cava destinati all’edilizia, ma solo questo, era tutto sporco ma di polvere di travertino, di calcare, come la polvere di marmo… ma solo quello, e la cosa è importante perché l’amianto fa male alla salute, prima non si sapeva ma adesso si sa, comunque qui non ce n’è mai stato, se guardi in giro puoi vedere nel terreno delle zone più chiare e sono quelle dove c’era più calcare, quello superficiale me lo sono portato via alla discarica, sacco per sacco, ma quello già mescolato col terreno è rimasto lì, ma sicuramente questo era un terreno calcareo anche prima che ci facessero il deposito, qui le piante calcifughe, quelle adatte ai terreni acidi, non ci crescono proprio, avevo provato con una gardenia ma non c’è stato niente da fare… ma è così in tutti i terreni, il terreno buono per tutte le piante non esiste.
– Papà, e per l’acqua come fate?
– Per quella da bene usiamo l’acqua minerale, per tutto il resto, anche per innaffiare, c’è un pozzo, ma qui non c’è molto bisogno di innaffiare, ci piove in genere anche d’estate e le piante seccano difficilmente, l’acqua ci vuole solo quando trapianti un alberetto o metti una piantina di quelle molto superficiali…
– Papà… senti, ti vorrei chiedere un piacere però… no, no, niente.
– Come niente? Di che si tratta, dimmi!
– Me la daresti qualche piantina da mettere sul balcone, ti prometto che te la tratto bene…
– Ti puoi prendere tutto quello che vuoi, pure un olivo… Andy, dietro la casa ci sono dei vasi, prima di andare via ci prendiamo le più belle piantine che possono stare bene sul terrazzo ma quelle cose è bene farle all’ultimo momento, dimmi tu quelle che ti piacerebbero…
– Un po’ di piantine fiorite, di rose no, nemmeno quelle piccole, sono piante troppo grosse… non lo so, scegli tu quello che pensi sia meglio…
– Non ti preoccupare, allora faccio io… Andy, sono contento che me lo hai chiesto…
Andy rispose con un sorriso disarmato. Continuarono a zappare intorno alle piantine finché la luce non cominciò a calare, Marco e Andy non parlavano tra loro ma sempre in tre con Rocco, piano piano l’atmosfera si era rasserenata, Andy ogni tanto aveva finito per sciogliersi un po’ e per dire la sua e non solo in tono di cortesia, Rocco non si lasciava scappare l’occasione di notare il lavoro di zappa molto ben fatto da Andy.
– Guarda che bel lavoro hai fatto qua, questo per queste piante è una benedizione, così senza erbacce possono respirare un po’ e poi così arriva aria alle radici… Andy! Ma lo sai che ci sai fare! Mi sa che tu per la campagna c’hai una vocazione.
– Ma no! Faccio tutto a occhio.
– Papà, tu non lo sai quello che mi combina a casa con la storia della rosellina, se la va a guardare cento volte al giorno, ci ha messo i cartoni intorno, muove sempre la terra sopra e poi si mette lì con la lente a vedere se ci sono pidocchi, ma non ne ha mai trovato uno.
– Andy, tanto di pidocchi lì non ne puoi trovare, io non ce ne ho mai visti, c’è troppo sole e ci fa troppo caldo, almeno una cosa positiva c’è…. Ragazzi, ma non vi siete stancati?
– Un pochetto sì.
– E allora adesso tutti dentro, ci cambiamo, ci laviamo e poi tutti a cena.
Andy ebbe un pensiero gentile.
– Papà… senti, gliela porto una rosa a mamma?
– E come no… vedrai che sarà contenta.
Andy scelse una rosa in boccio di colore chiaro. Rientrarono in casa, era tutto apparecchiato per la cena.
– Venite, venite, accomodatevi, avete lavorato tutto il pomeriggio. Andy! Che balla rosa, che bel pensiero hai avuto, mo’ la metto subito nel vaso, ma voi accomodatevi…
– Mamma, forse ci dovremmo dare una lavata…
Fecero un turno per la doccia, entrò prima Andy, poi Marco e per ultimo Rocco, Andy e Marco avrebbero fatto la doccia insieme ma ne fecero a meno, neanche mezz’ora dopo erano tutti e tre a tavola. In ogni piatto c’erano due grosse fette di pane nero imbottite di prosciutto, al centro della tavola troneggiava una enorme insalatiera piena di verdura coloratissima e profumata. La luce era piuttosto bassa, l’atmosfera distesa, non c’era televisione.
– Allora, Andy, che ti pare della casetta e della campagna?
– E’ bellissimo, è un posto che non avrei mai immaginato così, è tutto tranquillo, tutto ordinato e poi si può stare fuori… è bello, è veramente bello…
– Adesso qui ci potete venire quando volete, ve ne potete venire qui a studiare un pomeriggio o anche per qualche giorno di fila, hai capito, Andy… fate tutto quello che volete.
– Papà, ma per le piantine da portare a Roma come facciamo, se domani dobbiamo partire presto…
– Tu non ti preoccupare, domani mattina troverai tutto in ordine, te ne preparo tre, solo tre ma sono belle, le ho già scelte, vedrai che ti piaceranno…
– Questo non c’è bisogno di dirlo.
Andy finì il suo panino, poi prese l’iniziativa di prendersi l’insalata, mentre lo stava facendo ebbe un attimo di esitazione.
– Scusate… però deve essere così buona… insomma, io non aspetto, me la prendo e basta.
– Oh! Così mi piace… qui non si chiedono permessi.
Andy guardò Marco.
– Sei stanco, eh?
– Insomma… un po’ sì, e tu?
– No, io potrei ricominciare da capo anche subito, non mi stanco tanto facilmente.
Andy prese la pagnotta e se ne tagliò una fetta, poi mise un po’ di olio nel fondo del piatto, con un pizzico di sale e qualche oliva. A un certo punto gettò la schiena all’indietro.
– Ma come si sta bene qui!
– E vedrai adesso che dormita che ti farai e domani mattina quando ti svegli tutti i doloretti che senti adesso non li senti più.
– Rocco, ma che stai dicendo, loro sono giovani, i doloretti ce li abbiamo noi…
– Be’, qualche dolore me lo sento pure io, magari Andy no, lui fisicamente è molto resistente, ha una forza enorme e una resistenza incredibile.
Andy sembrava sereno, Rocco gli avrebbe chiesto della sua malinconia ma ebbe l’impressione che il problema fosse risolto. Finita la cena, Rocco mandò i ragazzi subito a letto.
– Allora! Adesso a letto, domani sveglia presto, ma adesso a dormire.
Andy pensò ai piatti sporchi.
– Papà, senti, adesso voi ve ne andate a dormire e noi facciamo i piatti…
– No, Andy, voi ve ne andate a dormire e non pensate ad altro, io e Rosa mettiamo a posto tutto… su, su, niente storie… buonanotte Andy, buonanotte Marco.
Andy non sapeva come rispondere alla buonanotte, poi prese il coraggio a due mani e andò a dare il bacio della buonanotte a Rosa che lo abbracciò.
– Oggi ci hai fatti contenti, grazie, bello, grazie e statti sereno… buonanotte.
Andy diede il bacio della buonanotte anche a Rocco che non lo abbracciò.
– Andy, adesso sono contento perché ti vedo contento, non ci sta più la malinconia… buonanotte Andy, e domani mattina vi chiamo io, non vi preoccupate di niente.
Anche Marco diede a Rosa e a Rocco il bacio della buonanotte, anche se in genere si limitava ad augurare la buonanotte, poi se ne andarono nella loro camera, dove i letti erano separati, ma si misero entrambi nello stesso letto. Sentivano i rumori di Rocco e Rosa che rigovernavano in cucina mentre loro stavano abbracciati nello stesso letto. Andy cominciò sussurrando per timore che la sua voce potesse arrivare oltre la porta.
– Cucciolo… ma tutta questa cosa l’hanno fatta per me?
– Perché avevi qualche dubbio?
– No, ma perché?
– Dai, lo sai benissimo, loro dipendono da te, ma pure io… quando ti vediamo un po’ più pensieroso… e poi uno come te dove potevano trovarlo, sei unico, Birillo, unico.
– Tutti sono unici!
– No, tu hai una risposta affettiva forte e loro lo sentono eccome.
– Si però pure papà e mamma sono persone uniche, cose del genere per me non le farebbe nessuno… ma lo capisci Cucciolo, noi stiamo qui e loro stanno lì a lavare i piatti… in qualche modo non mi sembra giusto… però sai che alla fine mi sento veramente più sereno, in fondo sono rassicuranti, il fatto che mi accettino per me è importante…
– Ma, Birillo, non ti accettano, ti vogliono bene e secondo me la loro gratificazione ce l’hanno eccome.
– Cucciolo…
– Sì…
– Ma lo sai che mi sta venendo sonno… ti devo dire una cosa ma non la prendere male…
– Cioè?
– Qui con te sto bene ma il letto per due è troppo stretto e rischio di cadere per terra, se non ti dispiace me ne vado nell’altro letto…
– Ci mancherebbe, Birillo, certo che ci devi andare.
Andy cambiò letto.
– Com’è bello avere le lenzuola di bucato, è una bellissima sensazione sulla pelle… Cucciolo, l’hanno fatto per me, hai capito, l’hanno fatto per me! Adesso mi sto zitto… però ti voglio bene e anche a papà e a mamma, … vi voglio bene. Notte Cucciolo!
– Ti vogliamo bene, notte Birillo!
Andy non riuscì ad addormentarsi, tutto gli sembrava così nuovo e così strano che il suo cervello rimaneva vigile e girava all’impazzata. I rumori nella cucina finirono e Andy si rese conto che Rocco e Rosa erano andati a dormire, cercò di prendere sonno ma la cosa non gli pareva possibile, si alzò e senza fare rumore si diresse verso il letto di Marco, scostò la coperta.
– Posso, Cucciolo?
– Ti stavo aspettando… ma fai piano perché qui si sente tutto, c’è troppo silenzio.
– Ma tanto papà e mamma come stanno le cose lo sanno…
– Sì va be’, ma non tiriamo troppo la corda…
– Allora lo vedi che non lo accettano…
– No, dai, Birillo, il problema non è questo… però cerchiamo di non dare troppo nell’occhio…
– Ma lo vedi come sei… tu ti vergogni di me… almeno della situazione…
– Buono, Birillo, stai buono… ma che ti viene in mente, senti, lo facciamo domani…
– No! Dai, adesso…
– Ma per te passare i limiti è un impulso irrefrenabile…
– Sì, Cucciolo, e se ci sentono è pure meglio…
Andy cominciò ad alzare il tono della voce.
– Parla piano! Mannaggia, quando fai così ti strozzerei, tu mi vuoi sputtanare per forza…
– Tanto… più sputtanati di così…
– Buono! Stai buono!
– Ah! Così mi piace! Mi piace tanto vedere che ti posso mettere in crisi… e poi se papà e mamma ci vogliono bene veramente ci devono accettare come siamo…
– Birillo, non tiriamo troppo la corda…
– No! Io la voglio tirare per vedere se si spezza oppure no…
– Mannaggia… statti fermo… stai zitto! Almeno non fare troppo chiasso… io non capisco se tu adesso vuoi fare l’amore o vuoi solo dare spettacolo…
– Va bene… ho capito, va’, qui non c’è trippa per gatti, me ne torno al letto mio (e fece il gesto di alzarsi)…
– Aspetta! Dove stai andando?
– Al letto mio…
– Dai, Birillo, stai qua, ma non facciamo troppo casino…
– Cucciolo, noi adesso facciamo l’amore e domani mattina mamma trova le lenzuola sporche di sperma… bello eh? Io lo farei apposta…
– Tu saresti capace…
– A me gli ipocriti non sono mai piaciuti… e tu saresti quello coi comportamenti liberi… Cucciolo…
– Che c’è?
– E se mi metto a fare un po’ di mugolii sessuali a voce alta?
– Se ci provi ti castro!
Andy cominciò ad alzare un po’ la voce, Marco gli pose immediatamente una mano davanti alla bocca e Andy si zittì.
– Buono! Per carità!
– Tu c’hai paura, lo vedi, tu c’hai paura! Perché non li mettiamo alla prova mamma e papà?
– Birillo! Un po’ di rispetto lo dovresti avere, non dico di me, ma di loro… certe cose non se le meritano… tu tuo padre l’hai distrutto, ma il mio non lo devi distruggere…
– Cucciolo, ma tu credi che sto pensando cose cattive?
– Cattive no, ma un po’ provocatorie e secondo me non lo dovresti fare perché papà e mamma ti vogliono bene veramente e tu non li devi mettere alla prova per divertimento…
– Mannaggia, Cucciolo, mi sa che hai ragione! Certe volte sono proprio stupido, faccio come facevo con mio padre… mi sa che pure a lui alla fine gli ho rotto le palle oltre ogni limite… però lui se lo meritava, … va be’, va’… me ne torno a letto veramente…
– Birillo! Non mi cambiare umore… in effetti mi piace di più quando hai voglia di giocare…
– Allora adesso mi metto a mugolare di piacere…
– Zitto! …
– Cucciolo…
– Sì.
– Adesso, va bene, non facciamo stranezze troppo strane, ma tu pensi che papà e mamma mi vogliano bene veramente?
– Birillo, non te lo devo dire io, lo vedi da solo…
– Però se io poi la facessi qualche stranezza grossa…
– Ma che ti passa per la testa?
– No, voglio dire, se facessi qualche stranezza grossa non voluta, cioè se loro fossero messi alla prova proprio dalle circostanze…
– Birillo, mi sa che li abbiamo messi alla prova oltre ogni limite umano, penso che non si stupirebbero più di nulla, forse di una cosa sì: della stupidità!
– Mannaggia, Cucciolo, ma sei cattivo forte, mi dai certe frecciate tremende…
– Però secondo me ci vuole…
– Sì, lo so che ci vuole, però cerca di farmelo capire in modo meno brusco… in effetti è vero, provocare sarebbe una cosa stupida… mannaggia, Cucciolo, ma tu hai sempre ragione!
– Zitto, Birillo, e cerchiamo di dormire…
– Di dormire? No… che dormire? Cucciolo io voglio fare l’amore con te, qui, in questa casa, mentre papà e mamma stanno nell’altra stanza, magari zitti zitti… però non ci voglio rinunciare… lo facciamo al buio o accendiamo la luce… al buio mi piace meno perché non ti poso guadare negli occhi… Cucciolo…
– Sì.
– Che bello quando ti chiamo e mi rispondi: sì! Mi piace tanto! … non lo so nemmeno se adesso mi va di fare l’amore con te, tanto non potrebbe essere una cosa più tenera di così e poi al tuo corpo mi sono così abituato che quasi non mi eccita più…
Marco rimase perplesso e gli allungò una mano tra le gambe.
– Bugiardo! Tu mi sfotti sempre!
– Dai, non ti arrabbiare.
Andy lo abbracciò strettissimo. Fecero l’amore con una grande carica di serenità e di dolcezza, la notte era tutta per loro ma non impiegarono molto tempo, Andy fece la massima attenzione a non sporcare le lenzuola.
– Cucciolo…
– Sì.
– Non è tanto piacevole fare l’amore dovendo stare attenti a non sporcare tutto…
– Lo so, ma…
– Ho capito, ho capito… mannaggia ma quante manovre, qui i cleenex non si contano più… ecco, così… mi pare che adesso è tutto a posto… Cucciolo, ti dispiace se mi ritiro nel mio letto.. se no domattina… Notte Cucciolo!
– Notte Birillo! … Sei meraviglioso!
– Questo lo sapevo. Notte Cucciolo!
Andy osservò l’orologio luminoso, non era nemmeno l’una e mezza. Verso mattina, quando si percepiva a stento la prima luminosità dell’alba fuori della finestra, Andy si svegliò, sentì dei rumori. Rocco si era alzato ed era uscito fuori di casa, Andy dopo qualche minuto sentì Rocco che apriva la macchina e sistemava alcune cose nel portabagagli, rientrò dopo una ventina di minuti. Andy sentì armeggiare in cucina, ma in modo molto cauto, come di uno che non vuole fare rumore, distinse il rumore dell’accendigas e provò una sensazione per lui nuovissima: Rocco gli stava preparando la colazione, la cosa fece su di Andy un effetto notevole, non aveva mai provato in modo così netto la sensazione che un’altra persona, diversa da Marco, potesse fare una cosa simile per lui, si voltò verso Marco che dormiva ancora e pensò che per Marco quei rumori erano cose normali, Marco poteva non farci caso, lui era abituato a sentirsi coccolato. Andy si alzò, diede un bacio leggerissimo a Marco e se ne andò in cucina.
– Andy, che fai, torna a dormire, c’è ancora quasi mezz’ora, vai a dormire…
– No, io voglio stare qua, c’è tutta un’atmosfera così strana, è ancora buio e poi ti ho sentito quando ti sei alzato…
– Mannaggia, Andy, mi dispiace, ho cercato di fare piano ma qui si sente tutto.
Andy pensò per un attimo a quello che era successo la sera prima.
– No, voglio dire che in effetti non mi riesce tanto di dormire… qui è tutto nuovo per me… anche il fatto che tu mi stai preparando la colazione, mi sembra così strano… però la cosa mi piace molto…
– Andy, mettiti un giaccone pesante che ti faccio vedere le piantine che ti ho preparato…
Andy si mise il giaccone e uscì appresso a Rocco.
– Ecco, guarda, sono solo tre ma sono vive vive e dovrebbero crescere bene sulla terrazza…
– Ma che piante sono?
– Sono una gazania, quella con quei fori gialli che sembrano margherite, un timo volgare e quello che sembra un tappetino verde è timo serpillo, il timo è profumato e la gazania è fiorita.
– Che belli… grazie…
– Vieni dentro che qui fa ancora freddo. Senti come si sta meglio dentro!
– E’ vero è proprio un’altra temperatura, ma c’è il riscaldamento?
– No, è che la casa accumula calore di giorno al sole e poi lo perde lentamente durante la notte…
– Papà, ti posso chiedere una cosa?
– Tutto quello che vuoi.
– Ma ieri notte avete sentito un po’ di trambusto?
– Sì, sì, l’abbiamo sentito… Ma mo’ intanto prenditi questo caffè bollente…
– Papà, ma ieri notte che avete pensato…
– Andy, non mi mettere in difficoltà! … Mannaggia ma mi devi mettere in crisi per forza…
– Scusa, ma volevo sapere… no, no, scusa, hai ragione…
– Andy… e tu l’hai sentito il trambusto che abbiamo fatto io e Rosa?
– No…
– Allora si vede che siamo stati più bravi di voi.
Andy rispose con un larghissimo sorriso.
– Ti piace con tanto caffè… così ti svegli meglio… o lo preferisci leggero…
– No, meglio carico…
– Vai a chiamare Marco che io vado a vedere se la mia Rosellina s’è svegliata.
– Papà, ma tu credi che mamma abbia sentito quello che abbiamo detto prima?
– Sì che l’ha sentito, non è mica sorda… ma non mi guadare con quella faccia… dai, vai a chiamare Marco!
Andy si sentiva strano, quello scambio di battute con Rocco aveva per lui quasi il valore di una rivelazione… lo avevano accettato veramente! Gli sembrava quasi incredibile, se ne andò da Marco, che era ancora addormentato, gli avrebbe raccontato tutto subito ma non c’era tempo di farlo, provò ad accennare la cosa sottovoce.
– Cucciolo, sveglia, andiamo a fare colazione… Cucciolo, la sai una cosa?
– Mh… che c’è? Che cosa?
– Lo sai che ieri sera ci hanno sentito, se ne sono accorti…
Marco lo guardò perplesso.
– Sì, se ne sono accorti, papà me l’ha detto un minuto fa e ha detto che pure loro… insomma, l’hanno capito, no, l’hanno proprio sentito ieri sera…
– Con tutta quella commedia che hai fatto se ne sarebbe accorto chiunque…
– Ma non ti dà fastidio?
– Be’ un po’ avrei preferito mantenere la nostra privacy ma la cosa non mi sconvolge…
– E allora tutta quella commedia che hai fatto ieri sera…
– Quella era per te… io lo sapevo che non l’avrebbero presa male, non sono mica stupidi…
– Andiamo, va’, non li facciamo aspettare.
Marco si alzò e si mise in ordine rapidamente, poi andarono insieme a fare colazione, Andy non sapeva fino a che punto poteva permettersi un comportamento disinvolto, poi decise di mantenere una certa riservatezza. Rosa non si era ancora alzata ma la colazione era pronta…
– Allora, ragazzi, su, che poi dobbiamo partire…
– E mamma?
– A mamma la colazione l’ho portata a letto, non sta tanto bene, ma non è niente di grave, voi preparatevi…
– Posso andare a salutarla?
– Certo, Andy, puoi fare tutto quello che vuoi…
Andy entrò nella camera di Rocco e Rosa.
– Ciao mamma, come stai?
– Niente, niente va tutto bene, e tu come vai?
– Io bene, ma tu non…
– No, Andy, non è niente, ho un po’ di doloretti, ma sono le solite cose, adesso, vai non ti preoccupare, va tutto bene…
Andy si avvicinò e le diede un bacio.
– Grazie, Andy, e statti sereno… hai capito?
– Sì, ho capito.
Finita la colazione misero a posto le ultime cose e si prepararono per la partenza, Rocco aveva già sistemato le piante nel portabagagli, sistemò anche quello che era rimasto delle provviste, poi arrivò anche Rosa, con due grosse sporte.
– Perché mi guardi, Andy? Questa è la biancheria e questa sono i vestiti della campagna.
– Ma tu lavi sempre tutto?
– E certo, così quando tornate qua vi trovate tutto sistemato…
– Allora… signori, si parte… ciao casetta, ciao campagna! Si torna a Roma…
In macchina parlarono pochissimo, Andy si addormentò quasi subito sulla spalla di Marco e non lo svegliarono. Quando arrivarono alla piccionaia, Marco gli diede una scossa.
– Birillo, sveglia, siamo arrivati…
– Mh… sì, ecco… Ciao papà, ciao mamma… quando ci torniamo?
– Quando volete voi, adesso la strada la sai, domani vi faccio avere le chiavi, così ci potete andare quando volete…
– Sì, va be’, ma quando ci torniamo tutti insieme?
– Andy, questo dipende solo da te, per noi va sempre bene, basta che ce lo fai sapere il girono prima, ma pure il giorno stesso va bene.
– Grazie! E’ stato bellissimo, proprio tutto bellissimo…
– Una cosa Andy…
– Sì…
– Non sei tu che devi dire grazie a noi, ma noi che dobbiamo dire grazie a voi… noi siamo due vecchietti, voi siete giovani…
– Va be’, va’, tanto avete capito…
– Ciao Andy, ciao Marco…
– Ciao papà, ciao mamma… Marco, su, andiamo…
Usciti dalla macchina continuarono a salutare finché la macchina di Rocco non svoltò l’angolo. Salirono a casa, ma dopo pochissimi minuti sentirono suonare il citofono, Andy andò a rispondere.
– Ciao Andy, sono papà, ci siamo dimenticati le piante, se mi apri il portone te le metto nell’ascensore e te le richiami su.
– Mannaggia, me ne ero dimenticato, ti mando subito l’ascensore.
– Ciao Andy, salutami Marco di nuovo.
– Ciao papà!
Nel dire così il tono della voce aveva un accento nuovo, un po’ più convinto. Uscì sul pianerottolo a prendere i vasi ma c’era anche un sacchetto di terra. Portò il tutto sul balcone.
– Cucciolo, adesso le dobbiamo mettere a posto subito, se no soffrono…
– Macché soffrono!
– No, Cucciolo, quelle sono piante, sono cose vive.
– Dai, ti do una mano così facciamo presto presto.
Si misero d’impegno, Andy fu meticolosissimo, scelse i vasi in ordine di grandezza, ci mise la terra nuova, poi girarono i vasi che avevano usato per portare le piantine con la massima cura per non rompere il pane di terra, e sistemarono le cose nel modo migliore, Andy aveva già deciso i posti: la gazzania nel posto più soleggiato d’angolo, e le due piante di timo subito sotto la rosa, l’insieme era gradevole e molto verde.
– Sai Cucciolo, papà ha detto che il timo serpillo cresce e riempie i vasi e si allarga, perciò l’ho messo nel vaso più basso e più largo, l’altro l’ho messo nel vaso conico perché accestisce a cespuglietto, anche la gazzania ha un vaso molto largo e poco profondo perché anche quella tende ad allargare e poi dovrebbe sopportare bene anche un po’ di siccità, ma tanto qui avranno tutta l’acqua che vorranno e pure il concime… Stanco, Cucciolo?
– No.
Risistemarono e ripulirono rapidamente la terrazza.
– Mannaggia, Cucciolo, che giornata!
– Perché?
– E’ stata una cosa stranissima, ma tu hai capito che loro ci hanno sentito ieri sera?
– Sì che ho capito… ma lo sapevano anche prima, secondo me l’hanno capito da quando ho detto che avevo conosciuto un ragazzo speciale…
– Be’, però io non mi aspettavo una reazione simile.
– Perché? Ti aspettavi che ti mangiassero?
– No, ma che fossero più distaccati, più formali…
– Andy, ma lo sai che si vede che una famiglia normale non l’hai avuta mai?
– Non è vero, io ho avuto una famiglia normale, è la tua che è una famiglia di marziani.
– Ma adesso ti è passata la malinconia?
– Mi pare di sì. Sì. Credo proprio di sì… però sai Cucciolo, tu non mi basti mica, tu da solo non ci saresti riuscito a farmi passare la malinconia, ma loro ci sono riusciti…
– Sì, perché tu l’amore ieri sera l’hai fatto con loro, non è vero?
– Ma che c’entra quando dico che loro ci sono riusciti voglio dire che ci sono riusciti insieme con te.
– Così va meglio!
– Cucciolo, lo sai che mi sta venendo sonno…
– No, Birillo, adesso dobbiamo lavorare, approfittiamo del fatto che è presto e non perdiamo tempo.
– Uffa! Che pizza! Tu devi sempre rovinare tutto… va be’, va’, si fa come vuoi tu, tanto qui si fa sempre come vuoi tu…
– Su, Birillo, tutte queste cose le hai già dette mille volte, cerca di inventartene altre…
– Quando fai così ti ammazzerei!
– Ci andiamo a prendere un caffè al bar?
– No, Cucciolo, lo facciamo a casa, i quattrini non li dobbiamo sprecare…
Mentre Andy preparò il caffè, Marco sistemò la stanza per cominciare il lavoro, dopo pochi minuti erano immersi nello studio, ma questa volta non si trattava solo di leggere e di ripetere, ogni tanto si accendevano discussioni animate su questioni di diritto, ma da una parte come dall’altra non si passavano i limiti di una discussione di carattere scientifico, quando Marco riconosceva che Andy aveva ragione, cosa per la verità piuttosto frequente, si ritirava di buon grado.
– Ok, mi pare che potresti avere ragione, aspetta, sì, hai ragione, hai ragione, aspetta, rifammi un po’ tutto il ragionamento, ma mi pare che hai ragione.
Andy si sentiva gratificato, esponeva tutta la sua teoria con la terminologia più accurata possibile cercando di sottolineare tutti i passaggi logici. Marco quando vedeva Andy totalmente coinvolto nel discorso si astraeva un po’ dalla discussione e ammirava la gioia sul volto di Andy, lo vedeva trasfigurato, in quei momenti non lo avrebbe invaso nessuna malinconia, si sentiva forte e anche utile e Marco cercava di accentuare il più possibile questa situazione ed effettivamente anche Marco cominciava ad avere un panorama più approfondito della materia, i ragionamenti di Andy lo avevano sveltito, gli avevano insegnato le malizie tipiche della disciplina e Marco aveva l’impressione di avere ormai in buona parte colmato il gap iniziale di preparazione, qualche volta, quando Andy si lanciava in affermazioni non perfettamente coerenti, Marco glielo faceva notare, Andy accettava l’osservazione, un po’ a malincuore ma l’accettava e Marco gli chiedeva subito un bacetto, come per rifare la pace.
– Cucciolo… la facciamo finita coi libri… non ne posso più, è dalle otto di stamattina e abbiamo fatto l’una…
– Va bene Birillo, però dopo pranzo ci rimettiamo a lavorare, io col codice faccio ancora fatica, ci sono troppe cose che non ho capito…
– Ma quando mai… ormai lo sappiamo a memoria.
– Tu lo sai a memoria…
– No, Cuccilolo, lo sai a memoria pure tu, prima mi hai messo i puntini sulle i tante volte e citando il codice a memoria.
– E allora andiamo avanti, cerchiamo di vedere se riusciamo a finire il libro…
– Quello non sarebbe male ma ne rimane più di metà, bisognerebbe mettersi sotto come si deve, ma proprio con ritmo di battaglia…
– Birillo, ci dobbiamo provare…
– Lo so, mannaggia, devo stare attento a non correre troppo con la fantasia, certe volte mi faccio i conti degli esami e dei tempi e mi sembra che si possa fare tutto molto in fretta… lo sai Cucciolo, certe volte comincio a crederci…
– Be’ guarda che oggettivamente ci sono tutti i presupposti per crederci, in effetti non solo abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare ma ci stiamo avvantaggiando per novembre…
– Be’, avvantaggiando no, stiamo lavorando perché ci sono tantissime cose da studiare, non ci stiamo avvantaggiando, se mai non stiamo perdendo tempo… senti, andiamo a vedere le piante e poi cuciniamo… Cucciolo, lo sai che sono veramente belle, la rosellina adesso è fiorita ma anche le piante verdi sono belle, anche questo timo serpillo è bello, fa tutto un prato di erbetta verde e secondo me questo crescerà pure, forse è pure più bello di quello a cespuglio… che faccio, ci metto un altro po’ d’acqua?
– No, Birillo, ce l’hai messa stamattina…
– Sì, forse è meglio, però mi sa che devo coprire i vasi come ho fatto per la rosa.
– Quello magari sarebbe utile.
– Allora forza, dammi una mano che facciamo in fretta e poi ci mettiamo a cucinare, però non mi dire di no, così il terrazzo è già molto più bello, è vivo, si vede che questa è una casa abitata…
– Sì, si vede che è la casa di Andy…, è vero, Birillo, è tutto curato… c’è qualcosa di femminile…
– No… Cucciolo, che c’entra, c’è solo un po’ di attenzione alle cose belle e vive… lo vedi che pregiudizi hai?
– Ma io dicevo così per dire…
– Però anche così per dire non mi è piaciuta.
– Scusa, Cucciolo, il balcone è molto maschile…
– Ma no, è solo più bello, è solo più nostro, Cucciolo, alla fine piace pure a te…
– E’ vero, mi piace e credo che cercherei di tenere bene le piante anche se non ci fossi tu, tu me l’hai insegnato ma io l’ho imparato.
– Guarda un po’, con questi cartoni così ti sembra che può andare?
– Non avresti potuto fare meglio…
– No! Non avremmo potuto fare meglio!
– Hai ragione… ma adesso in cucina…
– Che ti faccio, Cucciolo? Facciamo una cosa un po’ sfiziosa?
– Ho capito, hai voglia di perdere tempo!
– Senti brutto stronzone, se dici un’altra cosa come questa te la faccio pagare!
– Scusa… facciamo quello che vuoi tu!
– Lo vedi quanto sei stupido, questa è una risposta stupida, mi dovevi dire, chessò, mi piacerebbe una scaloppina o mi piacerebbe una pizza, ma tu rispondi in modo stupido!
– Allora facciamo un risotto coi funghi.
– Così va meglio.
– Birillo, mentre tu prepari io do una passata di aspirapolvere… però alle tre al massimo ricominciamo.
– Va bene alle tre ricominciamo, ma non mi ossessionare con queste cose, pure io voglio studiare ma non deve diventare un’ossessione.
– Però, Birillo, di cose ne abbiamo fatte tantissime e il libro che stiamo studiando adesso mi sembra piuttosto facile…
– Non cantare vittoria troppo presto, ma l’hai visto il manuale che cos’è? Mi fa spavento solo a guardarlo…
– Sì, ma se riuscissimo a finire il libro entro un paio di giorni potremmo passare al manuale già questa settimana… aspetta, facciamo così, invece di passare l’aspirapolvere ci leggiamo il primo capitolo del manuale, mentre tu cucini…
– Lo sapevo io che saremmo andati a finire così… va be’, però solo il primo capitolo, perché per il risotto non ci vuole più di mezz’ora…
– Ok, Birillo, grazie!
– Ma tu guarda questo! Mi deve torturare comunque… anche se in teoria per il mio bene…
– Allora, Birillo. Dunque: le problematiche giuprocessualistiche …
Andy entrò seriamente nell’argomento… quando il riso fu pronto lo mise nei piatti ma non interruppe Marco, il riso si freddò completamente e dopo quasi due ore il primo capitolo era stato letto. Cominciarono mangiare senza commentare il sapore del riso né il fatto che ormai fosse freddo.
– Cucciolo, però non sembra così difficile, ne abbiamo lette sessanta pagine…
– E’ vero ma quando una cosa sembra troppo facile bisogna diffidare sempre, forse non abbiamo capito niente…
– Certo è molto diverso dal diritto sostanziale, è proprio tutta un’altra logica, qui parla di figure, di rito… mi sa che queste cose sono molto più vicine alla pratica… chissà quanti processi si vincono e si perdono solo per questioni di procedura! Certo che chi ha in mano la tecnica del processo può riuscire a uscirne anche se ha torto…
– Birillo, ci mangiamo solo un po’ di frutta e ci rimettiamo a finire l’altro libro, se riusciamo a finirlo, dopodomani passiamo al manuale…
– Dai, Cucciolo, forza e coraggio… forse poi magari ci lascio la pelle il giorno prima di discutere la tesi… sai che meraviglia!
Lavorarono fino a tarda notte, senza interruzioni, le pagine andavano avanti facilmente, quasi troppo facilmente. Il terzo capitolo era ormai concluso, Marco si faceva portare dall’entusiasmo, Andy lo aveva seguito con la massima buona volontà, ma non voleva andare più avanti, era stanchissimo e non ce la faceva più.
– Dai, Cucciolo, adesso basta, ti prego, ne abbiamo fatto tantissimo…
– Va be’, sei stato bravissimo a tirare avanti fino a quest’ora, adesso basta… come va, Birillo?
– Dovrebbe andare tutto bene… però non lo so, forse sono troppo stanco…
– Ma veramente va tutto bene, Birillo?
– Cucciolo, io ti vedo entusiasta e questo mi fa piacere ma mi sembrano tutte cose strane, come fai a appassionarti a queste cose, sono cose che ti mettono di buon umore, si vede, ma a me sembra strano che tu ci possa trovare un entusiasmo, io ti seguo, Cucciolo, io ti voglio bene e non ti ostacolerei mai, anzi io cerco di fare tutto quello che ci può essere utile sotto questo punto di vista però l’entusiasmo non mi viene… adesso mi sento strano, parlo con te ma è come se non me ne importasse poi molto, è come se tu non mi potessi capire veramente, mi sembra inutile parlare con te, mi sembra di ripetere delle parti già scritte, io ti dico che mi vengono le malinconie e tu mi dici che non ce n’è nessuna ragione ecc. ecc., ma tu non lo sai che vuol dire avere dentro la malinconia, tu provi a fare la tua parte ma mi sembra che in effetti tu non riesca a capirmi, in certi momenti, non adesso, ma qualche volta è successo, avrei voluto rimanere solo, in certi momenti ho provato verso di te dei momenti di risentimento forte, come se tu mi stessi manovrando, lo so che non è così, razionalmente lo so, ma emotivamente certe volte reagisco male, mi sembra di non essere un uomo ma solo un giocattolo nelle tue mani, non lo penso sempre, ma quando mi sembra che tu non sia in sintonia perfetta con me, certe volte succede, anzi succede piuttosto spesso, quando capita io dentro di me ti rifiuto, mi chiudo e finisco per recitare un po’ la parte che tu vuoi sentire, in certi momenti mi verrebbe voglia di ribellarmi o forse vorrei solo che tu mi capissi di più… Cucciolo, mannaggia, mi sento strano, forse non mi va di parlare con te…
Marco gli fece cenno di andare a sedersi vicino a lui sul divano, Andy andò a sedersi e Marco si appoggiò alla sua spalla senza dire niente, erano entrambi assonnati, nessuno dei due aveva voglia di parlare o forse entrambi avevano paura delle parole, rimasero in silenzio, poi Marco poggiò la testa sulle ginocchia di Andy, generalmente succedeva il contrario, Andy si trovò un po’ spiazzato ma rimase in silenzio, passarono alcuni minuti.
– Birillo, che pensi?
– Non penso, sento che ci sei… è bello stare così, forse la comunicazione c’è più che con le parole… forse ci vorrà più tempo ma credo che finirai per capirmi veramente, adesso ti sento molto vicino…
– Anch’io, Birillo; è bello addormentarsi e farsi coccolare così, anche tu finirai per riuscire a capirmi fino in fondo… Andy…
– Che c’è?
– Ti voglio bene!
– Anch’io, Cucciolo. Chissà perché gli innamorati hanno sempre bisogno di conferme? … Ma tu ti senti innamorato veramente?
– Io sì, Birillo, dubbi non ne ho.
– Io i dubbi ce li ho, vorrei sentirmi innamorato di te, ma qualche volta non mi riesce e quando non mi riesce è brutto, mi sento solo, anzi, mi voglio sentire solo, certe volte penso alla morte, penso che non mi importa niente di niente, che la vita non ha senso, che io vado avanti solo perché ci sono e non faccio mai una cosa che voglio io veramente, adesso le cose che devo fare me le suggerisci tutte tu, a me sta bene così, ma certe volte lo sento che non sono cose mie…
– Per esempio?
– Per esempio l’università, non mi dice nulla, mi sembra un sogno tuo, non mio, a te piace l’idea di diventare avvocato, magari prima non ti ci eri messo come si deve e adesso sì, ma si vede che è una cosa che ti dà una spinta notevole, io ti vengo appresso, ma non è un sogno mio…
– Birillo, ma ti sarebbe piaciuta di più un’altra facoltà?
– No, per me una vale l’altra, e poi come ho scelto la facoltà universitaria lo sai, l’ho scelta solo per fare dispetto a mio padre e questo dice tutto.
– Ma a parte l’università ci sono altre cose che ti piacerebbe fare?
– Io avevo i miei sogni, ma erano tutti sogni affettivi, voglio dire che sognavo di trovare un ragazzo che mi volesse bene e non ne avrei mai potuto trovare uno meglio di te, e poi ci sono i tuoi… io da questo punto di vista sono contento, in effetti i miei sogni li ho realizzati però penso che ci sia qualche altra cosa che mi lascia perplesso, cioè io non lo so se questa è proprio la mia strada… Certe volte vorrei vivere diversamente, chessò avere una famiglia mia vera, con te sto bene, ma non è proprio una famiglia, io credo che potrei vivere con una ragazza, che mi potrei sposare, che potrei avere figli e penso che queste cose adesso mi mancano, lo so, è strano però una specie di tarlo di questo genere mi sta entrando nel cervello, credo che alla fine di una ragazza che mi volesse bene potrei anche innamorarmi, ma può esistere una ragazza che può volere bene a uno come me?
– Penso che potrebbe esistere eccome, non so se tu potresti essere la felicità di una ragazza, questo non lo posso capire, è troppo lontano dalla mia esperienza, ma credo, anzi so, che volerti bene è una cosa assolutamente naturale, tu sei uno come si deve e poi sei buono dentro, sei assolutamente onesto e questo è importantissimo… ma Birillo, tu hai già qualche idea più precisa in mente, cioè c’è una ragazza in particolare che ti piace?
– Non lo so, però forse sì, ho dei ricordi di qualche ragazza che non mi era indifferente, ricordi vaghi, ma ce li ho, ti sembra assurdo?
– No, Birillo, non mi sembra assurdo affatto, tu sei una persona diversa da me, anche se io ti adoro, puoi benissimo avere esigenze affettive diverse dalle mie, come il mio sogno sei tu, il tuo sogno può benissimo essere una ragazza, non c’è nulla di strano, anzi…
– Cucciolo, ma io dico sul serio, non sono discorsi solo teorici, qualche volta penso che con una ragazza potrei stare bene, non lo so ma questa sensazione mi è venuta e potrebbe essere una cosa molto seria, io qualche volta, anni fa, per una ragazza ho avuto anche un interesse sessuale… e forse neanche tanto banale…
– Birillo, quello che dici può essere molto importante… però una cosa voglio che tu la sappia: io ti voglio bene e ti vorrò bene sempre e comunque, non è per le cose che mi hai detto o per il fatto che potresti metterti con una ragazza che posso volerti meno bene, Birillo, starò sempre dalla parte tua…
– Cucciolo, che cose belle mi hai detto… lo sapevo che non ti saresti alterato… ma una cosa del genere te l’aspettavi?
– No, veramente no… forse un pochettino sì, ne hai parlato troppe volte perché possa essere una cosa detta tanto per dire…
– Ma ti mette in difficoltà?
– Che ti posso dire… non lo so, adesso mi sembra di no, poi magari potrebbe succedere… Birillo, io per te farei qualunque cosa, rinuncerei pure a te per farti stare bene, e poi in ogni caso credo che anche tu continueresti a volermi bene lo stesso…
– Cucciolo, ma tu l’accetteresti veramente una cosa del genere?
– Se fosse una cosa che ti fa stare bene sì, l’accetterei senz’altro.
– Ma tu pensi che una cosa del genere sarebbe possibile?
– Birillo, io ogni tanto li vedo i tuoi momenti di malinconia, si vede che quando ti capitano sei senza entusiasmo, una spinta come quella potrebbe essere veramente fondamentale…
– Però, Cucciolo, per entrare in un’altra orbita io potrei avere bisogno di staccarmi da te, cioè potrei avere bisogno di avere un mondo tutto mio…
– Birillo, se tu vuoi io me ne posso andare a vivere a casa di papà e tu puoi stare qua… per il resto tutto come prima…
– Non corriamo troppo, Cucciolo, andiamo per gradi penso che potrei cominciare da cose più piccole… non so se dirtelo, Cucciolo, non lo so…
– Che cosa?
– Io credo che dovrei staccarmi un po’ da te anche dal punto di vista sessuale, ti voglio bene e mi piaci moltissimo ma mi sento dipendente, mi tenti molto ma mi sento un po’ condizionato, mi sembra tutto troppo ovvio…
– Birillo, tutto quello che vuoi tu! Se vuoi ti chiamo Andy…
– No, non ha senso, anche due amici si possono chiamare con un soprannome… piuttosto, Cucciolo, si potrebbero separare i letti, cioè potrei andare a dormire nell’altra stanza…
– Va bene, Birillo, come vuoi, non ti preoccupare.
– Ma tu non la prendi male?
– Birillo, se certe cose non le senti tue al 100% non devi essere tu ad adattarti…
– Ma a te dispiace?
– Certo che mi dispiace, ma la tua libertà vale di più, io desidero che tu mi voglia bene, se andare a letto insieme può creare difficoltà se ne fa a meno, non ti preoccupare, almeno mi resta l’idea di avere fatto la cosa giusta.
– Cucciolo, però non stasera, stasera stiamo insieme… perché io col mio Cucciolo ci sto bene… Cucciolo, abbracciami, ti prego, abbracciami adesso…
– Marco lo strinse fortissimo e Andy cominciò a piangere.
– Mannaggia, io non sto mai bene da nessuna parte, non lo so nemmeno io quello che voglio, mentre parlavo di andarmene a dormire solo mi dicevo: ma che stai dicendo? Ma perché? Però quando sto con te alla fine non sto bene lo stesso… Cucciolo, non ce la faccio più.
– Non dire niente, Birillo, non c’è bisogno di dire niente, cerca di stare sereno… ti voglio bene, Birillo, ti vorrò bene sempre, comunque. Andy, tu mi hai fatto rivivere e io cercherò in tutti i modi di farti stare il meglio possibile…
– Cucciolo, io dico veramente quando dico che mi potrebbe mancare una ragazza però ho bisogno anche di te, mi ci devi portare tu ad essere felice, io da solo non ci arriverò mai, devi avere pazienza Cucciolo, mi devi stare vicino, io lo so che mi vuoi bene, nessuno mi ha mai voluto bene come hai fatto tu…
– Birillo…
– Che c’è?
– Come ti senti adesso?
– Non mi sento perfetto, non mi ci sento mai, ma sto bene… andiamocene a letto, va’ e poi i letti non li separiamo nemmeno domani, mi basta sapere che se mi dovessi sentire strano potrei andarmene a dormire da solo e tu non ci resteresti male…
Se ne andarono in camera da letto, Andy si sedette sulla sponda del letto e cominciò a spogliarsi ma continuava a parlare.
– Ma tu te lo immagini come deve essere andare a letto con una ragazza, tu pensi che quando lo fai poi può nascere un bambino… proprio un’altra persona vera, come me e come te, questo succede solo quando vai a letto con una ragazza, cioè la vita comincia così… Cucciolo, queste cose mi affascinano…
– Io le ho rimosse, cerco di non pensarci mai…
– Però sono cose vere, quella è la natura, quella è la vita e ci vuole una ragazza, ci vuole una donna… sai che ho notato una cosa, tu dici una ragazza, ma non dici mai una donna, la parola donna l’hai tolta dal vocabolario…
– Sì, in un certo senso è vero.
– Tu non sei misogino, l’ho notato tante volte, semplicemente per te le donne, nel senso di persone di sesso femminile non esistono, non fanno parte del tuo orizzonte…
– Più o meno è così…
– Ma io credo che anche tu potresti incontrare una ragazza capace di farti cambiare direzione…
– Be’, non ti allargare troppo… il teorema può valere per te ma per me non credo proprio, io pensieri come quelli che tu stai meditando adesso non ne ho mai avuti, proprio mai, le donne, diciamo la parola, le rispetto ma non le amo, non so perché, forse è tutto sbagliato, forse chissà perché… ma io non le amo, proprio come ci sono tanti ragazzi che per un altro ragazzo non potrebbero provare assolutamente un sentimento d’amore, perché non è nel loro archetipo…
Andy si infilò nel letto.
– Cucciolo, potremmo fare un esperimento, domani mattina me ne potrei andare all’università da solo… o la cosa ti sembra assurda?
– Non mi sembra assurda, mi sembrerebbe solo una perdita di tempo per lo studio, ma solo per quello, comunque anche con il libro siamo abbastanza avanti e credo che la cosa si possa fare.
– Va bene, però poi, quando torno non mi fare domande e non mi guardare strano…
– Promesso, Birillo, ce la metterò tutta per non essere invadente…
– No, non è per quello… se succede qualche cosa tanto sono io il primo a dirtela, ne posso parlare solo con te…
– Ok Birillo, domani facciamo come hai detto tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Domani me ne vado per conto mio ma stasera abbracciami.
Marco non se lo fece dire due volte.
– Birillo, mi rivolti come un pedalino, però per me sei tutto!
– No, Cucciolo, non mi dire queste cose, sono delle trappole psicologiche…
– Scusami Birillo, però quello che volevo dire lo hai capito lo stesso…
– Domani mi accompagni all’autobus…
– Se vuoi ti porto in macchina all’università…
– No, solo all’autobus… ma adesso abbracciami, non credo che sarà l’ultima volta, anzi penso proprio di no, però stanotte mi sento più libero… Cucciolo… pensi che sono pazzo?
– No, sento solo che ti voglio bene e che mi vuoi bene pure tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Ti andrebbe di fare l’amore… adesso?
– Birillo! Vieni più vicino!
____________
Potete trovare gli indici dei capitoli pubblicati in rete alla pagina:
http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html

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