GAY E MATRIMONI DI COPERTURA RECIPROCA

Caro Project,
mi chiamo Michele, ho 36 anni, vivo in un paese della Calabria ionica e mi trovo in un brutto momento per una serie di ragioni. Ho lavorato in condizioni molto precarie fino a novembre, poi è finito tutto. Lavoravo fuori dal mio paese e lavoravo da anni, guadagnavo poco, ma alla fine mi bastava per sopravvivere e per avere un minilocale in affitto in comune con un altro ragazzo, cioè in pratica una piccolissima casa. Avevo un amico, che per me era più di un amico, quello che condivideva il locale con me. Lavoravamo nello stesso posto, lui guadagnava meno di me ma né io né lui saremmo riusciti da soli a pagare un buco di casa dove vivevamo. Abbiamo deciso di condividere le spese e abbiamo preso insieme il minilocale, lo abbiamo ripulito, lo abbiamo arredato come potevamo e in qualche modo avevamo risolto il problema di casa. Tutto questo ormai diversi anni fa. All’epoca, io e il mio amico condividevamo solo l’appartamento (stanza unica). Era una vita piccola piccola, ma stavamo bene così. Io tornavo a casa dei miei genitori il meno possibile e quando ci tornavo era un’ossessione di discorsi di trovarsi una ragazza e sistemarsi. Non ne potevo più. Poi, col mio amico (lo chiamerò Giuseppe, ma non si chiama così) si è stabilito un clima di sempre maggiore confidenza. Lui è uno molto calmo, molto ritirato, non ha mai fatto stupidaggini e te ne puoi fidare. Insomma, arriviamo al fatto che mi deciso e gli dico come stanno le cose. Non so che reazione aspettarmi e magari potrebbe andare a pezzi anche la storia della casa in comune, ma non succede così, mi dice che lui è bisessuale, però, anche se ci conoscevamo da molti mesi, non lo avevo mai visto con una ragazza, e anzi le ragazze le teneva a distanza. C’è da dire che, però, pure non me, anche se stavamo sempre insieme e da molto tempo, non c’era mai stata nessuna manifestazione di interesse, come anche io non ero interessato a lui. In pratica eravamo solo amici, almeno fino al chiarimento, e nella sostanza lo siamo stati anche dopo, con un po’ di intimità in più, un po’ di coccole e sporadicamente anche un po’ di sesso. Stavamo bene insieme, senza pretese, la vita andava avanti giorno per giorno, ci capivamo. Non eravamo amanti nel senso che la gente dà a questa parola, ci volevamo bene e soprattutto andava bene così, non c’erano desideri frustrati, non c’era il tentativo di trasformare il nostro rapporto in altro. In pratica le cose andavano avanti così, diciamo bene, da sei anni, poi, all’improvviso l’azienda va in ristrutturazione e c’è il taglio del personale e siamo finiti fuori tutti e due. Per noi è stata una rovina totale. Ci siamo messi subito alla ricerca di alternative ma non abbiamo trovato assolutamente nulla, se non lavori giornalieri con paghe letteralmente di fame. In pratica siamo stati costretti tutti e due a tornare a casa dei nostri genitori. Giuseppe sta in un altro paese, piuttosto lontano. Quando va bene ci vediamo la domenica. Gli altri giorni io vado a lavorare nella campagna di mio padre e lui cerca di arrangiarsi con qualche lavoretto per il negozietto di famiglia, che dopo l’apertura del supermercato resta aperto quasi in perdita. La mia vita è a questo punto. Certe volte mi prendono attacchi di depressione terribile, ho visto crollare tutto il mio, anzi il nostro piccolo mondo, che per me era tutto e adesso sono di nuovo con i miei che hanno ripreso a insistere per farmi sistemare. Invitano a casa ragazze per farmele conoscere, io non mi faccio trovare e mio padre va su tutte le furie. D’altra parte è un tipo molto collerico e se avesse le idee chiare su di me non riesco ad a immaginare come reagirebbe. Devo fingere che tutti i miei malesseri sono legati al fatto che non lavoro, in buna parte è così, ma non posso negare che stare in famiglia e non poter stare con Giuseppe per me è distruttivo. Quando vado a trovare Giuseppe vedo che lui fa di tutto per tirarmi su di morale ma mi rendo conto che pure lui è a pezzi. La sua famiglia è pure peggio della mia, e noi adesso viviamo entrambi alle spalle dei nostri genitori. Mio padre, che ovviamente non sa niente di Giuseppe, mi ha proposto una cosa, cioè di andare a lavorare la terra con lui, perché ha un bel pezzo di terra che, lavorata bene, potrebbe rendere qualcosa, lui la vede come la soluzione ideale, e dice: “Ti sposi e te ne vieni a vivere con noi!” Per lui la soluzione è questa e va in bestia quando vede che io non ne voglio sapere. Non capisce perché una cosa, che a lui sembra la più ovvia del mondo, per me è del tutto priva i senso. Non arriverà mai a capire che lui è lui e io sono io, e d’altra parte io non perderò nemmeno tempo a spiegarglielo. Da qualche settimana c’è una novità che ha complicato ulteriormente le cose e cerco di spiegartela. Giuseppe ha una sorella, più giovane di noi, ma non è una ragazzina, ha 31 anni. Ha avuto tanti fidanzati ma di sposarsi non ne ha mai voluto sapere. I genitori hanno cercato di costringerla al matrimonio ma non c’è stato niente da fare. Qualche settimana fa, lei e Giuseppe hanno parlato chiaro e in pratica la sorella di Giuseppe si sente da sempre attratta verso le donne. Una domenica che sono stato da loro abbiamo parlato di questo fatto ed è stata una cosa liberatoria, penso per tutti e tre. Adesso la sorella di Giuseppe lavora nel negozietto dei genitori (che sono anziani e malandati) ma non ne può più delle pressioni dei genitori che la vogliono vedere sistemata a tutti i costi. Insomma, era venuta fuori un ‘idea, non lo so se è una cosa sensata, ma potrebbe pure essere, cioè io potrei sposare la sorella di Giuseppe e potremmo cercare di andare a vivere tutti e tre insieme, però per fare una cosa del genere dovremmo trovare un lavoro tutti e tre più o meno nello stesso posto e questo è quasi impossibile. L’idea del matrimonio è venuta fuori da sé in modo spontaneo e penso che né Giuseppe né la sorella l’avessero pensata prima. Però le complicazioni sarebbero moltissime, non tanto per me e per Giuseppe, ma per la sorella, perché da sposata per lei sarebbe molto più difficile trovarsi una compagna e poi io e lei dovremmo vivere insieme, il che complica ancora di più le cose. Però ci sarebbero i vantaggi di zittire i nostri genitori e io potrei anche continuare a convivere con Giuseppe. Sto cercando di riflettere su questa cosa da un paio di settimane, per cercare di prevedere tutti i possibili lati negativi. La sorella di Giuseppe è anche una bella ragazza e poi ragiona in pratica come noi, non è formalista, ma bisogna stare molto attenti, penso, prima di fare passi del genere. Poi c’è la questione che forse la cosa più ovvia sarebbe non il matrimonio ma l’unione civile, che è molto meno vincolante, ma i nostri genitori una cosa del genere non l’accetterebbero mai, per loro la strada è solo quella del matrimonio e nemmeno del matrimonio civile, proprio di quello in chiesa, che però ci creerebbe una marea di problema anche a livello legale, problemi che non riesco nemmeno a prevedere. Poi, sempre per restare nel mondo sei sogni, ci sarebbe l’idea di aprire una piccola attività commerciale in tre, sarebbe bellissimo e ci lavoreremmo tutti e tre col massimo entusiasmo, ma non qui, bisognerebbe trasferirsi nel nord dove la mentalità è un’altra e dove forse qualche possibilità ci sarebbe, ma ci vorrebbero troppi soldi e di soldi non ce ne sono proprio. Al momento il problema vero è il lavoro e finché non arriva il lavoro, tutto il resto rimane in sospeso. Project, che pensi dell’idea del matrimonio? Mi piacerebbe molto avere un tuo parere e magari anche il parare dei ragazzi del progetto. Se vuoi, pubblica questa mail, ma non i brani che ti ho scritto in corsivo. Fai tu, io mi fido.
Fammi sapere.
B.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5978

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