OMOSESSUALITA’ TRA ARTE E MUSICA

È, e soprattutto è stata, opinione diffusa in tempi andati, che l’omosessualità fosse particolarmente comune tra gli artisti e i musicisti in particolare. Non c’è dubbio che gli ambienti frequentati dagli artisti siano stati, tradizionalmente e da molto tempo, bel lontani da atteggiamenti bigotti e da pregiudizi, e resta comunque il fatto che nell’opera d’arte che si esprime per immagini si sia portati quasi spontaneamente a porsi domande della sessualità dell’autore. Il Davide di Michelangelo o gli sfondi del Tondo Doni suscitano facilmente interrogativi, e se si considera che la vita dei grandi artisti è spesso moto più conosciuta di quella dei banchieri o dei matematici, si comprende facilmente come l’idea che l’omosessualità e l’arte vadano a braccetto abbia potuto consolidarsi. Il discorso vale ovviamente anche per la musica, che fino a poco tempo fa non poteva essere ascoltata se non alla presenza fisica dell’esecutore o del cantante, aveva cioè una dimensione fisica ineliminabile, basti pensare agli innamoramenti di Addington Symonds verso i ragazzi del coro delle chiese. Probabilmente se si conoscesse in modo altrettanto preciso la vita dei banchieri o dei matematici si capirebbe che l’omosessualità è comune anche lì, come in qualsiasi altro contesto, anche se è assai meno evidente.

Nei due capitoletti di “Uranismo e Unisessualità” che presento oggi, Raffalovich non cerca affatto di andare a caccia di omosessuali nell’arte e nella musica, cosa che richiederebbe uno spazio enorme, ma si sofferma su pochi aspetti generali di utilità immediata. Intanto sul rapporto tra arte e nudo, e quindi tra curiosità per la bellezza e curiosità sessuale. Va detto che Raffalovich considera la curiosità sessuale al limite della patologia, se non chiaramente patologica. Ovviamente oggi la visione di queste cose è molto diversa. Cita in particolare l’esempio di Goethe che, dopo essere rimasto turbato dalla visione di una Leda nuda, pensò che fosse una sua mancanza, in quanto uomo moderno, non aver mai goduto della visione del copro umano nudo e pensò quindi di chiedere ad un suo amico di fare un bagno nel lago per poterlo vedere in versione integrale, avrebbe poi fatto in modo di fare lo stesso anche col copro femminile, ma, dice Raffalovich, Goethe faceva queste cose come artista, non come maschio! Cosa che effettivamente lascia un po’ perplessi.

Per quanto riguarda la musica, Raffalovich insiste sul fatto che la musica si confonde col cantante o col violinista e che quindi i musicisti hanno certamente tutte le strade aperte nel mondo omosessuale e non hanno che da scegliere a che punto fermarsi. Raffalovich conclude con una deduzione sulla base degli annunci comuni sui giornali dell’epoca, una versione ante litteram dei siti di incontri, ma certamente molto più rischiosa perché in assenza di telefoni e ovviamente di anonimato, sugli annunci bisognava mettere il vero indirizzo dell’inserzionista. Questi annunci, che sono stati comunissimi fino all’arrivo di internet, offrivano prestazioni sessuali, ma dovendo evitare la censura, dovevano usare un linguaggio criptico, nel cui ambito “artistico” e “musicale” divennero sinonimi di omosessuale.
Ma lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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L’amore della bellezza e la curiosità oscena nei loro rapporti con l’unisessualità.

Mi sembra, riflettendoci, che la bellezza possa essere messa fuori questione; quello che porta di più verso l’unisessualità come verso l’eterosessualità, è qualcosa che produce un’illusione di bellezza, un effetto di bellezza, ma la bellezza in sé non produce alcun effetto sessuale sull’uomo che si rende conto di essere in presenza della bellezza. Poniamo Antinoo vivo, o un essere ancora più bello, l’Ermes di Prassitele, lo Schiavo di Michelangelo, in presenza di tre uranisti: uno artista, pittore, scultore, scrittore; uno tenero, sensuale, ma capace di riconoscere la bellezza come l’arte la definisce; e il terzo amante dei soldati, dei macellai, della gente del popolo, dei bei ragazzi. L’effetto sui primi due sarà molto diverso dall’effetto sul terzo, l’artista comincerà ad ammirare quello che non ha mai potuto ammirare in questo modo, perché la bellezza, così come esiste nell’arte o nell’idea che ce ne facciamo non si ritrova affatto concretamente nei corpi umani.

L’uranista tenero, sensuale ma capace di riconoscere la bellezza non vedrà i suoi sensi folgorati e la sua sessualità annientata dalla precisione della forma, della carnagione, dalla composizione dei dettagli, come l’artista; ma la sua ammirazione, fatta di tenerezza e di sensualità e di sentimento per l’arte, sarà ugualmente rispettosa e paziente. Dato che entrambi sapranno di essere in presenza di qualcosa di più grave, di più duraturo del piacere, o del capriccio, o dell’egoismo del momento, essi proveranno un senso di dovere, di obbligo verso la bellezza. E saranno capaci, secondo la misura di quello che essi sono e di quello che possono, delle più estreme adorazioni, delle più estreme devozioni, delle più platoniche. L’uomo che ha a lungo cercato la bellezza, che è stato abbastanza raffinato da cercarla, non lo ha fatto per darsi subito ad un accoppiamento.

Il terzo, quello che cerca i vigorosi, quelli messi bene, non perderebbe tempo nei preliminari, ma cercherebbe subito quello che lui cerca nei bei maschi, e troverebbe molto probabilmente che avrebbe preferito delle labbra più grosse, un paio di baffi, occhi più scavati, qualcosa di più volgare o di più affettato, di più adeguato, di più simile al suo ideale sessuale. In una parola, là dove avesse riconosciuto il modello di bellezza, la bellezza ideale, si sarebbe raffreddato, avvicinandosi un po’ di più all’indifferenza.

Non bisogna confondere la curiosità del corpo nudo che viene dal desiderio di vedere qualcosa di bello ancora non visto, e quella che deriva dal desiderio di vedere qualcosa di sessuale, di sconveniente.

Molti invertiti hanno raccontato che nella loro infanzia facevano dei veri giochi di destrezza per vedere delle nudità maschili, ma non hanno fatto le dovute differenze, non hanno analizzato la cosa.

In molti bambini l’ossessione di vedere delle nudità maschili nasce dall’idea (letta o soprattutto ascoltata) che il corpo umano è quello che c’è di più bello al mondo, e soprattutto il corpo maschile. E questi bambini desiderano di vedere questa bellezza meravigliosa ”la forma umana divina”; ma essi desiderano probabilmente di vedere il collo, le spalle, l’ascella, ciò che hanno ammirato e amato nelle statue.
Altri bambini hanno prima di tutto e soprattutto una curiosità oscena, il desiderio di vedere il sesso nudo, la virilità degli uomini,[1] questo per loro è stato spontaneo, precoce, e lo si può ben credere, tutti bambini sono capaci di questa curiosità precoce, di questa ossessione; ma ora ho delle prove sufficienti per affermare che la curiosità oscena non esiste in tutti i bambini uranisti e non è sempre segno di uranismo, non è una parte necessaria del desiderio di vedere la nudità maschile.

La curiosità oscena spontanea, costituisce probabilmente nel bambino uranista una differenza psico-sessuale, ma questo bambino, all’epoca del suo sviluppo definitivo, sarà un effeminato innamorato della virilità altrui, oppure un virile innamorato della sua propria virilità e che la soddisfa con degli effeminati, o un virile che la soddisfa con altri virili?

Per quanto riguarda il bambino uranista, che non conoscerà questa curiosità oscena se non alla pubertà, o più tardi, sotto l’influenza di letture, di conversazioni, ecc.., egli potrà sottrarvisi all’epoca della sua maturità definitiva o anche prima. Avrà più probabilità di essere un uranista superiore, un platonico; in ogni caso sarà meno istintivo, meno scoraggiante. L’ossessione degli organi della virilità è secondo me così patologica, così pericolosa, così grossolana, che non ci si stupisce di trovarla negli effeminati degenerati dall’onnipotenza come Eliogabalo, o nei dissoluti, nei prostituti e nei ninfomani.

Se i Greci non esageravano gli organi virili delle loro statue, questo non accadeva per pudibonderia o per timidezza. E i bambini il cui desiderio di vedere il corpo maschile non è osceno possono essere stati influenzati dalla foglia di fico, hanno potuto dirsi che se il sesso fosse stato bello o carino non verrebbe nascosto. Questa impressione ricevuta da un invertito molto equilibrato può essere durevole malgrado tutti gli accidenti e gli incidenti, ed egli può, dopo le oscenità della pubertà e poi della giovane virilità, senza per questo essere casto, considerare l’ossessione fallica come qualcosa che è sulla strada della follia.

Goethe, come al solito, è molto istruttivo su questo argomento. Nelle sue lettere dalla Svizzera (che finge scritte da Werther) Goethe racconta il suo disappunto alla vista di una nudità molto bella, di una Leda. Si disse che era una sua mancanza il fatto che, essendo un moderno, non conosceva la bellezza del corpo umano. Si decise allora ad istruirsi e pregò il suo amico di fare un bagno nel lago e poté così godere di vedere questo ammirevole corpo nudo, poté godere della bellezza umana, immaginarsi nelle foreste il bell’Adone e il bel Narciso. Solo che bisognava vedere anche Venere inseguire il cacciatore recalcitrante, Eco inseguire l’indifferente Narciso; e si procurò questo spettacolo delizioso, ma come artista, non come maschio.

La casa di Goethe a Weimar non contiene corpi femminili classici ma molti corpi maschili greci, e in un’età avanzata egli affermava che la bellezza maschile era superiore alla bellezza femminile, più ideale.

Ulrichs ammette che la bellezza non ecciti sessualmente, e nella sua rivendicazione della licenza [libertà] sessuale, questa ammissione sembra quasi un rimprovero! Ma in ogni caso ha un valore. Adriano e Pindaro, lui dice, hanno probabilmente amato i loro favoriti platonicamente a causa della loro grande bellezza.

Si sa che parecchi invertiti (come molte donne) non guardano alla figura di quelli che amano. Si accontentano di un’espressione maschile o tenera, o effeminata, o intelligente; non sono troppo esigenti, insistono su un minimo indispensabile qualsiasi.

La bellezza morale agisce in modo analogo a quello della bellezza fisica e quando essa si mostra nel suo splendore, annulla il desiderio di un atto sessuale determinato, ma non la volontà o la possibilità di un accostamento fisico.

Mi affretto a dire che la bellezza fisica non continua necessariamente a produrre questo effetto raffreddante sull’artista, e che abituandocisi egli può desiderare di possedere in modo diverso che solo con gli occhi. La bellezza perfetta non esiste per l’artista che per un breve momento, perché ben presto egli si accorge delle imperfezioni, della debolezze, delle stanchezze. La temperanza e la sobrietà, l’austerità graziosa, fanno parte della bellezza fisica, della bellezza greca.

Un grande artista potrà comunque amare sempre colui il cui profilo gli ha dato gioia, ha suscitato il suo trasporto (Michelangelo e Tommaso Cavalieri, Winckelmann e Berg, Platen e Bulow, Shakespeare e W. H.). Tra l’amore voluttuoso, devoto, della bellezza, e il desiderio speciale di compiere certi atti sessuali con la bellezza perfetta c’è un abisso che non viene sempre superato e che non bisognerebbe dimenticare. Gli storici, i contemporanei, gli uomini e le donne lo dimenticano spesso.

Mi si dirà che l’amore voluttuoso, devoto della bellezza è pericoloso, che può portare a degli atti immorali, e non posso negarlo: comunque, dato che gli uomini che possono provare questo amore voluttuoso, devoto, appassionato, rispettoso della bellezza sono rari sia in ragione del loro numero che delle loro qualità, dato che essi conoscono delle leggi speciali e sono soggetti ad esse, non corrono un rischio troppo grande.[2] I falsi artisti, i falsi grandi uomini corrono un pericolo maggiore di scambiare il loro gusto sessuale per l’amore della bellezza.

Devo riconoscere l’esistenza di una categoria di uomini che per difendersi contro i loro desideri sessuali o sensuali, si abituano a mettere insieme la bellezza e il piacere sessuale; possono in questo modo sopprimere una inclinazione, una tendenza per aver solo visto una qualunque imperfezione, o una piccola tara. È abbastanza frequente, negli eterosessuali come negli unisessuali.

In questo modo si liberano dal tormento di essere innamorati fino al giorno in cui hanno la disgrazia di passare oltre, di farsi trascinare, e diventano innamorati molto stupidamente, malgrado la balbuzie, malgrado il brutto colorito del volto o la pappagorgia. Ma non è l’amore della bellezza che è la causa della loro sessualità, perché al contrario se ne sono serviti come di una difesa.

Un’ultima cosa: L’amore della bellezza rischia di finire di essere rispettoso e decente soprattutto quando l’uomo che ama scopre che il suo ideale di bellezza non è casto. Allora interviene la gelosia: l’uomo si dice che è stato molto stupido a rispettare o a rifiutare quello che invece gli altri hanno, ecc.. L’amore è spesso casto, a condizione che la gelosia non venga fuori. Una Mme Récamier[3] può sempre essere amata dato che essa non accorda più ad un uomo che ad un altro.
È così che nei grandi amori unisessuali la purezza dell’uno porta alla purezza dell’altro.

Musica e inversione

Si è parlato molto del legame tra musica e inversione sessuale; e anche oggi ci si occupa di questo tema e certamente molto presto qualche scienziato metterà insieme con arte e con successo i fatti, le supposizioni e le teorie relative.

È comunque molto facile sbagliarsi e considerare delle coincidenze come se fossero degli effetti o delle cause. Per esempio in Germania e in Austria il gusto per la musica è così incoraggiato, così diffuso e coltivato, che si possono incontrare lì delle persone senza il minimo spirito letterario o artistico, che apprezzano la musica di Wagner, che provano un piacere tecnico e non solo sentimentale nel sentire cantare bene, declamare bene. Non amano semplicemente la musica ma ne capiscono qualcosa. Non bisogna quindi stupirsi di trovare in Germania o in Austria la maggior parte degli invertiti, degli psicopatici, dei non conformisti sessuali, con del gusto, del talento o con un approccio facile alla musica. In questi paesi, i ragazzi un po’ sognatori, un po’ annoiati, un po’ precoci, o anche molto vanitosi, amando già l’adulazione e il successo, otterranno molto rapidamente dalla musica un piacere, una consolazione o l’occasione per farsi valere.

Molti invertiti, molti uranisti, sono sognatori, annoiati, precoci; molti altri sono molto vanitosi fin dalla loro infanzia, molto amanti dell’adulazione. E per i ragazzi che hanno una salute delicata, gusti poco turbolenti, per dei ragazzi sedentari, la musica può essere una scusa per allontanarsi dai ragazzi bruschi, burloni, indifferenti. Tutte le cause che agiscono su molti ragazzi agiranno almeno un po’ di più sugli ranisti o sugli effeminati, e l’effetto che la musica produce sugli stranieri contribuirà a legarli ad essa.

Si sa delle simpatie, della passioni ispirate dai ragazzi del coro, dai giovani musicisti, dai giovani cantanti e anche da quelli vecchi. Molte persone non hanno imparato a distinguere tra il musicista e la musica, tra l’uomo e i sentimenti o le emozioni che risveglia. Più d’umo è stato sedotto, affascinato e trascinato dalla musica di un individuo praticamente sconosciuto.

Gli uranisti maschi amerebbero probabilmente la musica in sé, per loro stessi, per il piacere che essa dà a loro e forse ad un amico, ma gli effeminati, così numerosi, l’ameranno per i successi facili. Non serve né molta voce né molto lavoro né molto di qualsiasi altra cosa ma solo una certa precisione nella dizione, nella sensibilità, nell’imitazione per cantare come tutte queste persone più o meno unisessuali, o almeno sessuali, in ogni caso. Essi spesso compongono anche le loro melodie, ma molto pochi hanno un talento originale. Tra tutti questi amatori, è forse la musica che ha acuito la loro vanità, la loro vanità è esacerbata forse dalla musica che ha squilibrato la loro sessualità e l’ha in ogni caso iperestetizzata? Ecco il problema che ci pongono gli invertiti, gli ipersessuali, gli onanisti, i piccoli talenti della musica.

Un uomo con un’attitudine musicale, non male di corpo o di figura, tra i 15 e i 40 anni, potrebbe fare la sua carriera nel mondo degli invertiti; otterrebbe ogni successo, dal successo della vanità fino al successo economico, da un’alacrità puramente mondana, dalle relazioni di buon cameratismo, fino al fuoco della passione unisessuale, fino alle relazioni voluttuose, libertine, interessate: dovrebbe solo scegliere.[4]

La musica, sotto questo punto di vista, è una professione ancora migliore del teatro, e si conosce comunque bene l’unione strettissima che esiste tra unisessualità e teatro, altrettanto stretta di quella tra eterosessualità e teatro.
Per valutare l’influenza della musica sull’inversione o dell’inversione sulla musica, bisogna dunque ricordarsi che nei paesi in cui lo studio della musica è molto diffuso, le disposizioni dei ragazzi, del loro ambiente, del mondo, quando arrivano all’adolescenza o lì vicino, facilitano, per l’invertito, per l’ermafrodita morale, per il sensuale iperestetizzato, per l’indifferente che vuol fare un percorso qualsiasi, il gusto e l’abitudine alla musica. È più facile essere musicista in questi paesi per un uomo la cui sessualità ha un ruolo sproporzionato al suo vigore fisico e intellettuale.

Nei paesi in cui l’educazione musicale è soprattutto un fatto accidentale, o la conseguenza di una disposizione naturale, come in Inghilterra per esempio, si trova assolutamente lo stesso rapporto tra la musica e la sessualità: ci sono solo delle differenze di dettaglio. E così è molto probabile che ci siano più sessuali, più non conformisti tra gli Inglesi che cantano per gusto o per vanità, per effeminatezza, perché il loro numero è meno determinato dalle circostanze esteriori. Questo comunque non è che una supposizione, e non è forse più una supposizione esatta, perché la mania musicale (non dico l’attitudine) degli Inglesi è molto forte e risveglia molte vanità maschili. Sono sicuro che molti Inglesi che cantano non oserebbero proferire una sola nota se fossero tedeschi.

Negli ambienti artistici, nei grandi centri della musica, si parla comunemente e spesso stupidamente del rapporto tra la musica e la sessualità. Dei giovani mondani che hanno un tendenza per l’unisessualità dicono senza capire quanto sono ridicoli: “È un peccato che io abbia questo talento per la musica: si dirà che sono effeminato, o che io sono come il tale o il talaltro .” L’uomo o la donna che arrivassero a una simile conclusione dal gusto o dal talento musicale di chiunque, anche e soprattutto di un uomo dall’aspetto eccentrico, dal modo di vestire sospetto, sarebbero o colpevoli di uno scherzo di cattivo gusto e di nessuna importanza, o erotomani da richiudere. E questa è la migliore risposta che trovo al problema dell’unisessualità e della musica. Tutto facilita la musica per l’unisessuale, ma nulla rende obbligatorio un rapporto tra le due cose.

Devo dire, tra parentesi, che in certe consorterie la parola “musicale” come la parola “artistico” sembra essere diventata un sinonimo di pederasta o anche una perifrasi per indicare una sottomissione a tutti i piaceri, a tutti i capricci sessuali e alla loro pratica. Si sentono alcuni unisessuali, che si piccano di essere artisti, dire: “Un tale è molto artistico” e questo significa che non ama le donne o che ama i due sessi, e che si crede uno colto e raffinato, che ha un colore favorito, dei pittori, dei poeti, dei romanzieri che predilige. Oscar Wilde ha contribuito a questo scellerato uso della parola “artistico”. Quanto a “musicale” ecco l’indizio che ho: si legge costantemente nei migliori giornali che un giovane uomo di buona famiglia, di bella presenza, amabile, simpatico e musicale vorrebbe essere adottato da un signore maturo, o viaggiare con un giovane ricco, o tenere compagnia a un uomo di mondo. Si legge anche che un uomo di mondo, o che un uomo ricco vorrebbe avere come segretario, o compagno di viaggio, o come compagno in città o in campagna, un giovane uomo di buona famiglia, simpatico e musicale.

Musicale ha forse un senso speciale? È possibile perché si sa che gli unisessuali in vari paesi si chiamano filantropi o ragionevoli.
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[1] Molti invertiti con curiosità oscena sono stati curiosi del sesso femminile nudo.
[2] Salvo il rischio di essere calunniati.
[3] Jeanne Françoise Julie Adélaïde Bernard, nota come Juliette Récamier o Madame Récamier (1777 – 1849), fu, nell’epoca del Direttorio e del Primo Impero, una donna elegante e apprezzatissima, il sui salotto fu centro di attività culturale e anche politica. Non ancora sedicenne sposò Jacques Récamier, ricco banchiere parigino amico dei genitori, che aveva oltre 30 anni più di lei. Il matrimonio fu solo platonico ma tra i due si notava un affetto sincero. In realtà Récamier era il padre naturale delle moglie e l’aveva sposta per consentirle di ereditare i suoi beni. Fu amica di Chateaubriand ed ebbe una relazione con Benjamin Constant ma rimase sempre mentalmente e affettivamente molto autonoma.
[4] Si veda l’Histoire de l’Opéra en Europe avant Lully et Scarlatti, di Romain Rolland, per una certa panoramica storica. (71esimo fascicolo della Bibliothèque des Ecoles françaises d’Athènes et de Rome, 1893.)

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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5811

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