DIDEROT E L’OMOSESSUALITA’

I due capitoletti di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi sono dedicati a due argomenti molto diversi. Il primo riguarda la distinzione tra amor platonico e amicizia platonica e il secondo riguarda il modo usato da Diderot per trattare l’omosessualità.

Partiamo dal rapporto tra amor platonico e amicizia platonica. A dire il vero, Raffalovich ragiona in termini apparentemente molto astratti, le sue conclusioni, tuttavia, rinviano a realtà ben conosciute e diffuse nel mondo omosessuale e cioè all’innamoramento dei un omosessuale nei confronti di un eterosessuale, nella fase in cui l’omosessuale, pur di trovare una risposta ai suoi sentimenti, è disposto a mettere da parte la sessualità fisica:

“All’inizio questi due uomini si scoprono, si riconoscono, capiscono di essere superiori, si rispettano, si piacciono, si amano. L’amicizia platonica li unisce. L’amante platonico al termine di un periodo che varia secondo i caratteri e le circostanze, sente l’amore platonico risvegliarsi in lui. L’amicizia dell’altro lo incoraggia e lo scoraggia. È forse amore questa amicizia così tenera, così devota, così delicata? È forse amicizia? Comincia la lotta, lotta che può durare parecchio tempo e può portare a delle crisi. L’amore dell’uno infiammerà l’amicizia dell’altro o questa amicizia sarà abbastanza forte e preziosa da sormontare l’amore dell’altro? L’una cosa o l’altra accadrà, altrimenti ci sarà indifferenza, freddezza, noia e risentimento.”

Per quanto riguarda il rapporto di Diderot con l’omosessualità, Raffalovich si sofferma a fare chiarezza circa i motivi indicati da Diderot come cause dell’omosessualità: l’amore della bellezza, la scarsità di donne e la paura della sifilide, e ne dimostra l’infondatezza, ma riconosce a Diderot, che non era omosessuale, il merito di essere un osservatore oggettivo e senza preconcetti dei comportamenti omosessuali e lo fa citando due brani della sua corrispondenza privata in cui racconta a Mlle Volland due aneddoti legati all’omosessualità, uno che coinvolge l’abate Galiani e l’altro il principe di Bauffremont. In entrambi i casi Diderot tratta l’omosessualità esattamente come tratta l’eterosessualità, cioè non rivela alcun tratto di omofobia, neppure in privato.

Invito caldamente il lettore a leggere anche le note al testo, che sono veramente interessanti e chiariscono molto la portata del discorso.
Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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Come distinguere l’amor platonico dall’amicizia platonica

È una questione che io pongo soprattutto perché se ne prenda coscienza, per ricordare che la distinzione esiste, per rassicurare i timorosi, più che per dare una risposta dettagliata o definitiva.

L’amor platonico[1] non può esistere senza l’amicizia platonica, la comprende, la sottintende, la ingloba. L’amante platonico sensato, onesto, che non mette in pubblico il suo amore e che non ne ha vergogna, non differisce affatto, agli occhi del mondo, dall’amico platonico. L’amicizia platonica non influisce sulla sessualità che in un modo riflesso: è più facile essere casti se si ha un amico intimo che è casto: questo salta agli occhi. L’esempio muto ed eloquente fa di più per la castità di tutte le esortazioni e di tutte le parole. L’amicizia agisce sulla sessualità come tutte le grandi occupazioni, riducendo, diminuendo il suo dominio. L’amore platonico, filosofico, al contrario, benché reprima la sessualità esteriore, abolendo il dominio in cui la sessualità fisica esiste da sola, non fa che trasformarla, trasporla, elevarla, trasfigurarla. L’amore filosofico, che decentralizza la sessualità, la sensualità, agisce in senso contrario all’amicizia che localizza, restringe, riduce alla sua più semplice espressione la sessualità.

Le intimità, i contatti, i gesti affettuosi, che esprimono l’amicizia o il cameratismo, secondo le età, le circostanze, le epoche, i paesi, le classi, e non hanno significato o portata, che sono questioni mondane, di necessità, o casuali, sono al contrario le eterne e coscienti soddisfazioni dell’amor platonico. Il corpo dell’amico è per l’amico l’espressione di una personalità, di una individualità cara; il corpo dell’amante o dell’amato è per l’amante platonico lo stesso, ma è anche una gioia che la volontà collega a questa cara individualità. La volontà impedisce all’amate di ottenere un contatto col corpo amato, un piacere che non è sentimentale o prevalentemente psichico. L’amante platonico irritato contro colui che egli ama penserebbe di andare fuori dalla regole se ricercasse delle carezze o le trovasse dolci.

L’espressione fisica per eccellenze dell’amor platonico, la notte trascorsa con l’amante, testimonia la differenza essenziale tra l’amicizia e l’amore. L’amicizia farà da supporto a questa notte, l’amore la sceglierà. Solamente, dato che è tipico dell’amor platonico non permettersi nulla che sia sgradevole all’altro, l’amicizia che fa parte dell’amor platonico lo comporterà invece spesso.

L’amor platonico può sempre diventare amicizia quando incontra solo amicizia. L’amicizia può diventare amor platonico. Ed è questa possibilità che spiega la situazione reciproca di due uomini onesti, uno amante platonico e l’altro amico platonico. All’inizio questi due uomini si scoprono, si riconoscono, capiscono di essere superiori, si rispettano, si piacciono, si amano. L’amicizia platonica li unisce. L’amante platonico al termine di un periodo che varia secondo i caratteri e le circostanze, sente l’amore platonico risvegliarsi in lui. L’amicizia dell’altro lo incoraggia e lo scoraggia. È forse amore questa amicizia così tenera, così devota, così delicata? È forse amicizia? Comincia la lotta, lotta che può durare parecchio tempo e può portare a delle crisi. L’amore dell’uno infiammerà l’amicizia dell’altro o questa amicizia sarà abbastanza forte e preziosa da sormontare l’amore dell’altro? L’una cosa o l’altra accadrà, altrimenti ci sarà indifferenza, freddezza, noia e risentimento. In ogni caso, l’amicizia che si è riscaldata, l’amore che si è cristallizzato, poggiando sul mutuo rispetto non appartengono che alla psicologia, non alla patologia. Senza queste due possibilità, il lungo duello che precede i sentimenti ben definiti e stabili non potrebbe avere luogo.

Diderot e l’unisessualità

“Mademoiselle de l’Espinasse: Questi gusti abominevoli, da dove arrivano? – Bordeu: Dovunque da una povertà di organizzazione tra i giovani, dalla corruzione della testa dei vecchi; dalla forza attrattiva della bellezza ad Atene, dalla carenza di donne a Roma, dalla paura delle sifilide a Parigi. Addio, addio.”

Queste cause sono finemente individuate ma sono tutte sostanzialmente accessorie, perché ciascuna, senza eccezione, riposta all’eterosessualità con altrettanto ardore e in modo altrettanto diretto come all’unisessualità.
Diderot aveva una paura terribile della sifilide. Lo sappiamo dalle sua storie di pericoli venerei ai quali sfuggì e che lo fecero sempre fremere ripensandoli più tardi. Non divenne per questo meno eterosessuale, ma più appassionato della donna sensibile e sana.

La paura delle malattie, ahimè, non ferma affatto gli uomini. C’è bisogno di situazioni particolari perché un giovane uomo si faccia guidare da questa paura. Penserei piuttosto che in molti casi si tratta di una scusa, soprattutto, dato che gli omosessuali possono contagiarsi delle malattie terribili; il cancro della gola o del palato per esempio non possono essere rari tra loro.

La mancanza di donne non spiega l’uranismo anche se può svilupparlo e può condurre all’inversione – Ma quanti uomini sono passati attraverso tutte queste situazioni senza diventare omosessuali? Quanti hanno potuto cedere alla follia causata dal desiderio di questa “Y di carne” senza divenire per questo meno eterosessuali? La mancanza, l’assenza di donne può sovreccitare l’eterosessualità tanto quanto può favorire l’unisessualità. Lo si vede in tutte le colonie.

Si dimentica troppo facilmente che gli atti eterosessuali o omosessuali non determinano affatto l’eterosessualità; per incoscienza, per fatti occasionali, per vanità, per debolezza, ecc. ecc., parecchi individui si danno o si prestano ad atti che non rispondono alla loro vera sessualità, alla loro sessualità ordinaria o normale.

Non si può quindi valutare l’insieme della sessualità di un uomo da atti isolati. Il matrimonio, le amanti, le buone fortune non bastano più oggi per riabilitare l’unisessuale e a stento sviano i sospetti. E per la paternità il discorso è identico.
L’attrattiva della bellezza non agisce in modo omosessuale se non sull’uranista o sul libertino, o sul raro sognatore che non è abbastanza artista per non rispettare la bellezza. Io credo che si possa separare l’amore dalla bellezza. Gli uranisti che si diranno trascinati dall’amore della bellezza saranno o dei bestemmiatori o dei sofisti. La bellezza, in quanto bellezza suprema non eccita affatto sessualmente. Quindi non è la bellezza che li esalta. Quello che è più vero è che certo gli uranisti si giustificano ai loro occhi attraverso la superiorità delle linee del corpo maschile rispetto a quelle del corpo femminile. Gli eterosessuali artisti o istruiti non ne dubitano e non diventano meno eterosessuali per questo.

Se la bellezza perfetta e astratta scusasse il delirio dei sensi penso che l’arte sarebbe molto malata. La bellezza ispira un certo rispetto alle anime ben nate.
Se l’amore della bellezza conduce all’inversione, porta allo stesso modo all’eterosessualità, o piuttosto una qualsiasi sessualità si adorna del suo amore della bellezza.

La corruzione della testa, la povertà dell’organizzazione, portano le persone malaticce a tutte le bassezze di tutti i vizi e di tutte le cattive abitudini. Quanti gobbi, quanti malaticci, quanti infermi adorano le donne belle e procaci? Quello che resta di questo brano di Diderot, è che certi unisessuali giovani sono scarsamente organizzati, certi unisessuali vecchi sono cerebralmente decaduti, che certi sono artisti e altri amano la bellezza, – che la paura delle sifilide esaspera la tendenza unisessuale dell’eterosessuale con inclinazioni uraniste che si è lasciato forse infettare da una ragazza, e che questa paura non interrompe affatto gli atti sessuali pericolosi degli invertiti, come il sesso orale (che un certo invertito, vestito da donna, praticava undici volte in una notte ad undici clienti in un ballo in maschera) e i coiti tra le natiche. La paura della sifilide serve piuttosto agli uranisti che vogliono sedurre un eterosessuale giovane o timido. La mancanza di donne può soprattutto rivelare gli istinti unisessuali ignorati o spingere ad atti unisessuali. Essa può anche ispirare disgusto per il maschio.

Diderot, forse perché il dott. Bordeu parlava a una donna, ha omesso la causa più autentica, più profonda, più lusinghiera per la donna: la noia.

Jean-Jacques ha detto che l’uomo non era maschio se non in certi momenti mentre la donna restava donna per tutta la vita. Senza saperlo ha scoperto una delle cause primordiali dell’unisessualità. Quello che è così eternamente femminile in una donna provoca molta unisessualità. Un maschio sempre maschio si stancherebbe di una donna sempre donna, Un uomo che non è maschio se non di tanto in tanto è incline a rivoltarsi contro la donna eternamente ferita, verso il bimbo malato dodici volte impuro.[2] La differenza fisica allontana così come avvicina. Goethe stesso, così indulgente verso le donne, ne ha paragonate alcune, che si abbassavano a raccogliere dei fiori in un giardino a delle capre sentimentali.

Diderot ha lasciato un progetto dettagliato di una grande e brillante commedia intitolata “Le train du monde” (l’andazzo del mondo), commedia che avrebbe potuto essere insieme un ammirevole ritratto dei cattivi costumi, dei caratteri e anche una divertente e ingegnosa commedia.

L’eroina travestita da uomo e sotto il nome di Piccolo cavaliere è così descritta:

“Bisogna che il Piccolo cavaliere sia gaio, gradevole, leggero, insolente, dissimulato, senza carattere, senza moralità, senza principi, sornione, raffinato, che prenda in giro tutti, che conosca il cuore umano ritenendolo naturalmente disonesto; che conosca gli uomini e le donne e li disprezzi; che conosca il mondo e che lo consideri come un covo di furfanti dove sarebbe un errore agire in buona fede; che pratica questa morale e la predica alla sua sorellina; per il resto capace di assumere o di abbandonare qualsiasi forma da un momento all’altro secondo il suo interesse e le circostanze.”

Uno dei mariti si innamora di lei, credendola quello che il Piccolo cavaliere finge di essere. Questo marito è “insinuante, dolce, lusinghiero, nascosto, misterioso, silenzioso, ironico, con in più il suo gusto.”[3]

Vi consiglio di leggere questo progetto di commedia che dà una chiara impressione dell’andazzo del mondo ozioso e mondano.

Gautier avrebbe potuto utilmente trarne ispirazione, quando scrisse Mademoiselle de Maupin.

Il lettore curioso dovrebbe, dopo avere letto gli estratti seguenti (dalle lettere di Diderot a Mlle Volland) sfogliare le lettere di Mérimée “à l’Inconnue” e paragonare gli aneddoti unisessuali che entrambi inviano a delle donne.

Parigi, 21 novembre 1760.

“l’abbate (Galiani)[4] è piccolo, grasso, paffuto: un certo Ascilto,[5] di vostra conoscenza, un certo Lica, anche lui di vostra conoscenza, avrebbero saputo bene che farsene, in altri tempi. Ci diceva a questo proposito che un giorno viaggiava in una carrozza pubblica … (segue la storia del gesuita che termina nel modo seguente):[6] il gesuita che discuteva con l’abate, spaventato, si alza, corre al letto dell’abate e gli dice: “Signore, sentite queste grida? Io muoio di paura; per favore, fatemi in po’ di posto accanto a voi!” Era il mezzo, aggiunge l’abate, di far riprendere questo povero gesuita! Aveva una tale paura! E mentre il gesuita si rassicura, benché il chiasso aumenti… [7] il resto della notte passò molto bene.”

4 agosto 1762.

“… L’avventura del principe di Bauffremont,[8] la conoscete quest’avventura, ma se per caso non la conoscete, come ve la posso raccontare? Si trovava a Saint-Hubert col re; tra le guardie c’era un giovane Svizzero che egli voleva persuadere in ogni modo che con un ragazzo carino c’erano cento occasioni in cui ci si sarebbe potuti infischiare di una ragazza carina. Il re prese male la cosa. M. de Bauffremont fu rimandato nelle sue terre e privato del cordone blu che stava per ottenere e Piron disse che solo lo spessore di uno Svizzero lo aveva separato dall’ottenerlo.”

Io rinvio alla lettera dii Mlle Volland: “Ah! Quanto mi è odiosa la Venere dei crocicchi, ecc.” in cui si renderà conto che il terrore della sifilide ha portato Diderot a sensualizzare la sua simpatia per le donne (il contrario di August von Platen che cercava di nobilitare la sua sensualità), ad amare con i suoi sensi l’innocenza, la carne sana, appassionata e non dipinta, a preferire la ragazza giovane non carina ma in buona salute, alla ragazza elegante, carina, dipinta, sospetta e interessata.
L’unisessualità ha in Diderot un osservatore fine, discreto, senza pregiudizi.[9]
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[1] Platonico filosofico, perché l’amore platonico onorevole accetta la soddisfazione sessuale esteriore. La soddisfazione sessuale dell’amore filosofico è latente.

[2] Nota di Project: – “la donna, bambino malato e dodici volte impura.” Alfred de Vigny (1797-1863) – [La colère de Samson]

[3] Nota di Project : – Cioè è anche lui omosessuale.

[4] Nota di Project: – Giuseppe Gorani (Mémoirs secrets et critiques des cours, des gouvernemens, et des moeurs des principaux états de l’Italie, Buisson, Paris 1793; 3 voll.) riferisce che poco prima della morte l’abate Galiani avrebbe riferito di aver ricevuto all’età di 17 anni la dichiarazione d’amore di un vescovo amico di suo padre. Il ragazzo non si scompose, fece presente che era sorpreso perché si riteneva oggettivamente brutto e diede così al vescovo l’occasione per cambiare tono e sottolineare che ciò che lo attraeva era la cultura e l’intelligenza del giovane Galiani.
Luigi Serio (1744-1799), in suo opuscolo polemico indirizzato contro Galiani accenna all’omosessualità di Galiani.

[5] Nota di Project: – Ascilto e Lica sono due personaggi omosessuali del Satyricon di Petronio. Si allude al fatto che un omosessuale avrebbe ben saputo come trattare con l’abate Galiani.

[6] Note di Project: – Inserisco in questa nota e nella successiva i tratti delle lettera di Diderot saltati da Raffalovich: “… era d’inverno. All’inizio non si sapeva con si si era capitati, ma quando cominciò a fare giorno si ritrovò a fianco a un Gesuita, due ragazze stavano a fianco di un Bernardiniano e di un Benedettino e quest’ultimo aveva al fianco il segretario di un senatore napoletano, Nella mattinata non successe niente di particolare salvo che i due monaci facevano tutti gli sforzi possibili per rendersi gradevoli alle due ragazze. Ciascuno andò a mangiare per conto proprio. La serata fu come la mattina, cioè stessa galanteria da parte dei due monaci. La cena si fece in comune. Dopo la cena, quando fu ora di ritirarsi, il Gesuita si avvicinò all’abate e gli disse: “Signore, non sembra che noi siamo lì in buona compagnia, dovreste chiedere una camera a due letti per noi”. L’abate, cortesemente, la chiese e la ottenne. Le due ragazze furono sistemate in un’altra camera a due letti, i due monaci in una terza stanza a due letti e il segretario del senatore in una stanzetta da solo. Quando tutti si furono ritirati, il Gesuita iniziò una conversazione con l’abate da un letto all’altro. Mentre l’abate e il Gesuita discutevano, i due monaci aspettavano ognuno che l’altro fosse addormentato per andare a trovare le ragazze. Il Bernardiniano fu il più frettoloso; alzandosi in punta di piedi, se ne va nella camera delle ragazze, trova un letto, lo tasta, era vuoto, una delle ragazze, che lo occupava, era andata a discutere col segretario. Se ne va all’altro letto, ci trova l’altra ragazza, e si pizza accanto a lei. Nel frattempo il Benedettino si avanzava sui suoi passi; arriva dritto al letto del Bernardiniano e della ragazza; fu il Bernardiniano che gli capitò sotto mano; lo prende per il collo e lo trascina in mezzo alla stanza e si mette al suo posto. L’altro si alza e se ne va a prendere a pugni il rivale, mena colpi a destra e a manca e la ragazza riceve un pugno in un occhio e si mette a fare urli spaventosi. I due monaci in camicia se le danno di santa ragione e urlano anche loro spaventosamente.” [Opere di Diderot, vol. I, 1760, p. 9-11]

[7] Nota di Project: – “… sale l’albergatore. Si lascia una delle ragazze a letto col segretario, si chiude l’altra sotto chiave, si separano i due monaci e …

[8] Nota di Project: – Coste d’Arnobat racconta che Il principe Charles-Roger de Bauffremont, uno scapolo impenitente, aveva tentato in modo piuttosto palese di violare una bel soldato della guardia svizzera, poco prima di essere decorato dal re con il cordon bleu. Questo scherzo gli costò la nomina. Un uomo di spirito disse che Bauffremont era stato lontano dal cordon bleu solo lo spessore (fisico e mentale) di uno Svizzero. [Charles Pierre Coste d’Arnobat: Anecdotes curieuses et peu connues sur différentes personnes qui ont joué un rôle dans la Révolution (Geneva, 1793) p.27]

[9] Nota di Project: – Sottolineo che la storia dell’abate Galiani raccontata da Diderot mette esattamente sullo stesso piano eterosessualità e omosessualità.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5807

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