AMORE OMOSESSUALE E AMICIZIA TEDESCA SECONDO RAFFALOVICH

Il breve capitolo di “Uranismo e Unisessualità”, intitolato “l’amicizia tedesca”, che vi presento oggi, è un autentico gioiello. In esso Raffalovich, con estrema finezza intellettuale definisce che cosa egli intenda per amicizia tedesca: si tratta di un’amicizia “che non ha paura né delle parole, né delle confessioni, né dei gesti, né delle maldicenze.”

La letteratura tedesca è ricchissima di scambi epistolari tra omosessuali di alto profilo culturale; questi documenti sono stati pubblicati in Germania senza censura perché il linguaggio e i concetti di fondo sono del tutto simili a quelli di analoghi epistolari eterosessuali.

Certo, in Inghilterra, in nome di una falsa morale, si sarebbe trovato qualche giudice ben pensante pronto ad imporre la censura per non corrompere la gioventù! Raffalovich cita dei bellissimi brani di lettere scambiate tra Schleiden (padre di Rudolph Schleiden) e il suo amico Beyer. Sia Schleiden che Beyer si sposarono ed ebbero figli, ma le loro lettere sono in sostanza lettere d’amore.

L’intelligenza di entrambi fu di non nascondere i loro sentimenti ai figli “perché i figli potessero ereditare l’amore e l’amicizia dei padri.” Sarà proprio Rudolph Schleiden nel 1886 a pubblicare le lettere e a manifestare il proprio orgoglio di essere figlio di un tale padre.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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L’AMICIZIA TEDESCA

Avevo raccolto dei documenti sull’espressione viva e toccante di un’amicizia che vorrei chiamare tedesca, è l’amicizia che non ha paura né delle parole, né delle confessioni, né dei gesti, né delle maldicenze. Stavo conducendo questo studio con l’aiuto di tutti i grandi nomi della Germania, le lettere ferventi di Frédéric Schlegel, di Schiller (lettere filosofiche tra Julius e Raphael) e degli altri, con l’aiuto dei romanzi, da quelli di Jean Paul fino a quelli di Suderman e di Wilbrandt, intendevo riassumere e analizzare interi settori della mia biblioteca, Hamann, Gleim, Acim von Arnim, Clemens Brentano, Liebig, Heinrich von Kleist, ecc. ecc..

Intendevo spiegare come le lettere degli uranisti superiori avessero potuto essere pubblicate integralmente senza scioccare, perché gli uranisti superiori non si esprimono in modo diverso dalla maggior parte degli eterosessuali moderni. E mi chiedevo come avrei fatto per avere il tempo e lo spazio necessario. Un libro viene in mio soccorso, ed esso soltanto dirà tutto quello che io ho da dire.

Nel 1886, è stato pubblicato il primo volume delle memorie di Rudolph Schleiden, memorie interessanti sotto molti punti di vista, e soprattutto per quelli che sono a conoscenza della storia contemporanea dello Schleswig-Holstein. Venendo da una famiglia dalla quale è ben contento di provenire, da genitori che venera, Rudolph Schleiden comincia col raccontare la vita di suo padre, e un episodio della giovinezza paterna esemplificherà in modo molto concreto l’amicizia che io chiamo tedesca.

Schleiden padre aveva 22 anni quando fece la conoscenza del suo amico Beyer. Beyer sposò più tardi la figlia di Kosegarten.[1] Rudolph Schleiden cita alcune lettere di Beyer, perché esse caratterizzano i due amici e perché mostrano quanto suo padre fosse amabile e amato. Trascrivo qui, sintetizzando, alcuni frammenti:

“Mi manchi molto. Non mi resta altro che la gioia di poter parlare di te. Kosegarten diceva ieri a tavola: È un peccato che Schleiden sia partito. Se tornasse mi farebbe piacere. – No, ho detto io. Non a me: lui non mi farebbe piacere, ma se potessi godermi il suo suonare (il piano) e il suo canto, lui potrebbe starsene lontano quanto vuole. Il mio sentimento per l’arte e il mio disinteresse sono stati lodati. Non sapevano che io pensavo tutt’altro… Ultimamente abbiamo avuto a casa un sacco di gente. Queste persone si stupivano di vedermi così zelante vicino a Lotte. Loro non sapevano che tu stavi tra me e Lotte. Lei diceva che io ti avevo procurato dolore parecchie volte. Te l’ho procurato, caro? Questo mi dispiacerebbe e comunque mi riempirebbe il cuore di gioia. Perché solo se tu mi ami io ho potuto farti del male.”

“20 Ottobre[2] – La signora Kosegarten ha detto: Che peccato che il sig. Schleiden non sia qui. – Io mi sono messo al piano e ho cantato l’Adelaide e ho suonato e cantato la tua canzone. Teodoro mi ha ringraziato, soltanto, lui mi ha detto che mi mancava la tua profondità … Tu verrai! Questa è la mia preghiera al mattino e alla sera. Ti chiedi come posso tenere ad un uomo come te? Non lo capisco nemmeno io. Vieni, dunque, e ti dirò la ragione. Perché hai del denaro, se non serve per venire qui? Dio te lo ha dato per questo, non per sprecarlo a Berlino…”

“25 Novembre. – Mi chiedi se si parla ancora di te? O vanità, il tuo nome è Schleiden! Sì, veramente si parla ancora di te, ed è proprio a me che questo dà più fastidio. Schleiden, e sempre Schleiden, e niente altro che Schleiden, non ho forse detto più tardi di ieri: che bisogna fare per fare una tale impressione? Bisognerebbe essere altrettanto carino e cantare altrettanto bene ha detto qualcuno. Allora io corro al piano come un folle, mi metto a cantare come te, tanto come te che questo mi ha fatto paura. Avrei potuto gettarmi al tuo collo. Quando si celebrano le tue lodi io contraddico tutti, perché io ti amo troppo, e ti critico per farmi confutare dagli altri. E allora, mandami il tuo ritratto. Che bestia che sono! Perché non ho preso il tuo ritratto. So bene che aspetto hai, e ultimamente in una discussione ho negato violentemente che tu avessi begli occhi, ho ammesso solo che la tua bocca era passabile. Ma vorrei tanto averti con me.”

Nel mese di marzo, Schleiden e Beyer trascorsero qualche giorno insieme. Il giorno della partenza di Schleiden, Beyer gli scrisse:

“Stamattina, tanto sei stato al piano, piccolo mio, che non ti ho mai visto. Là tu ti sei immedesimato in me e nessuna scorza ti potrà nascondere. So che è una follia, ma perché hai cantato così? Io sto per partire. Tu verso occidente, io verso oriente. Tu verso il sole, io in direzione contraria. Parto oggi per Jasmund.”

Il 29 marzo scrisse: “ Ultimamente stavo ad Arcona. Non mi è piaciuta. È lì che siamo andati insieme all’inizio, e dove mi sei diventato molto caro. Anche l’albergo era così vuoto, così vuoto…”

Sedici anni dopo, Beyer scrisse a Schleiden, esprimendo il desiderio di rivedersi, di rivedersi ancora una volta e, se possibile, di lasciare che i figli ereditino l’amore e l’amicizia dei genitori.

Quando ci si preoccupa di liberare l’immagine, l’illusione dell’amico assente dal sentimento che si mescola al pudore, per difenderla contro gli indifferenti, quando ci si preoccupa dell’infantilismo del denigrare l’amico per sentirlo lodare, portare alla stelle, quando si pensa a questi slanci di giovani cuori che non dimenticano troppo la loro giovinezza, e quando si sa quello che un pubblico inglese, dei giornalisti inglesi, delle spose inglesi, dei giudici inglesi direbbero di questa corrispondenza piamente pubblicata dai figli, ci si domanda se il terrore inglese non finisca per spingere all’inversione più della fiducia tedesca.
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[1] Persona molto distinta.
[2] Più o meno un mese dopo.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questi post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5789

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