TEORIA DELL’INVERSIONE SESSUALE

Presento oggi la traduzione dell’intero capitolo 6 del trattato di Havelock Ellis sull’Inversione sessuale. Il capitolo affronta le varie teorie per spiegare l’inversione sessuale, da quelle freudiane a quelle decisamente più organiciste legate agli studi allora appena avviati sugli ormoni. In tutte queste teorie emerge però costante l’idea della femminilizzazione dell’omosessuale, idea che Haddington Symonds considerava  del tutto irrealistica e che non prese mai seriamente in considerazione, ma che è stata in voga per decenni, lasciando anche oggi tracce condizionanti. È da osservare che nel trattato di Ellis si riscontra una impostazione che tende pregiudizialmente a non distinguere l’omosessuale dal transessuale ed è proprio questo fatto che accredita l’idea della femminilizzazione dell’omosessuale. In fondo le ricerche di Ellis non giungono, nella sostanza, a risultati sbagliati, ma quelle ricerche riguardano una platea di persone che non è ristretta ai soli omosessuali nel senso moderno del termine (distinti cioè dai transessuali e da altri fenomeni di vera sessualità intermedia, fisica o affettiva). L’opera di Ellis, pur iniziata in collaborazione con Addington Symonds, prese poi, nel corso degli anni e dopo la morte di Symonds, una strada autonoma. Nell’edizione del 1927, devo dire “purtroppo”, l’impostazione di Symonds, che conosceva in prima persona il mondo omosessuale, è stata messa da parte per dare spazio alle classiche teorie mediche sull’omosessualità, astrattamente congetturali e ancora piene di pregiudizi.

CAPITOLO 6

LA TEORIA DELL’INVERSIONE SESSUALE

L’analisi di questi casi conduce direttamente a una questione di primaria importanza: Che cos’è l’inversione sessuale? Si tratta, come molti vogliono far credere, di un vizio abominevole acquisito, che deve essere sradicato con la prigione? o è, come pochi affermano, una varietà benefica delle emozioni umane che dovrebbe essere tollerata o addirittura favorita? Si tratta di una condizione di malattia che qualifica chi ne è affetto per il manicomio? o è una mostruosità naturale, un umano “divertimento”, le cui manifestazioni devono essere regolate quando diventano antisociali? Probabilmente c’è un elemento di verità in più di uno di questi punti di vista. Punti di vista molto divergenti sull’inversione sessuale sono in gran parte giustificati dalla posizione e dall’atteggiamento del ricercatore. È naturale che l’ufficiale di polizia debba trovare che i suoi casi sono in gran parte meri esempi di vizio disgustoso e di crimine. È naturale che il direttore del manicomio debba scoprire che abbiamo principalmente a che fare con una forma di follia. È altrettanto naturale che l’invertito sessuale stesso debba scoprire che lui e i suoi amici invertiti non sono così diversi dalle persone normali. Dobbiamo riconoscere l’influenza della deformazione professionale e personale e l’influenza dell’ambiente.

Ci sono state due correnti principali quanto ai punti di vista sull’inversione sessuale: una che cerca di allargare la sfera dell’acquisito (rappresentata da Binet, – che, comunque, ha riconosciuto la predisposizione, – Schrenck-Notzing, e recentemente i freudiani), l’altra che cerca di allargare la sfera della congenito (rappresentata da Krafft-Ebing, Moll, Féré, e oggi dalla maggior parte degli autori). C’è, come di solito accade, verità in entrambi questi punti di vista. Ma, dato che coloro che rappresentano il punto di vista dell’inversione acquisita spesso negano ogni elemento congenito, siamo chiamati a discutere la questione. Il punto di vista secondo il quale l’inversione sessuale è interamente spiegata attraverso l’influenza delle prime associazioni, o della “suggestione”, è attraente e, a prima vista, sembra essere supportata da quello che sappiamo sul feticismo erotico, attraverso il quale i capelli di una donna, o un piede o anche l’abbigliamento, diventano il fulcro delle aspirazioni sessuali di un uomo. Ma si deve ricordare che ciò che vediamo nel feticismo erotico è soltanto l’esagerazione di un impulso normale; ogni amante è in qualche misura eccitato dai capelli della sua amante, o dal piede, o dagli indumenti. Anche qui, dunque, c’è realmente ciò che può essere ragionevolmente considerato come un elemento congenito; e, inoltre, c’è ragione di credere che il feticista erotico di solito mostri ulteriori elementi congeniti ereditari di nevrosi. Pertanto, l’analogia col feticismo erotico non porta molto aiuto a coloro che sostengono che l’inversione è puramente acquisita. Si deve inoltre rilevare che questo argomento a favore dell’inversione acquisita o suggerita comporta logicamente l’affermazione che la sessualità normale è anch’essa acquisita o suggerita. Se un uomo viene attratto verso il proprio sesso, semplicemente perché il fatto o l’immagine di tale attrazione vengono portati davanti a lui, allora siamo costretti a credere che un uomo venga attratto verso il sesso opposto solo perché il fatto o l’immagine di tale attrazione è stata portata davanti a lui. Tale teoria è impraticabile. In quasi tutti i paesi del mondo gli uomini creano legami con altri uomini, e le donne con altre donne; se l’associazione e la suggestione fossero le uniche cause influenti, l’inversione, invece di essere l’eccezione, dovrebbe essere la regola per tutta la specie umana, se non, addirittura, per tutta la serie degli animali. Inoltre, dovremmo ammettere che l’istinto umano più fondamentale è costituito in modo da essere ugualmente ben adattato alla sterilità come a quella propagazione della specie che, come un dato di fatto, troviamo dominante in tutta la vita. Bisogna quindi mettere da parte del tutto l’idea che l’orientamento dell’impulso sessuale sia solo un fenomeno suggerito; una tale nozione è del tutto contraria all’osservazione e all’esperienza, e non si può inserire facilmente in uno schema biologico razionale.

I freudiani – sia le scuole ortodosse che quelle eterodosse – hanno talvolta contribuito, involontariamente o meno, a far rivivere l’idea ormai antiquata che omosessualità sia fenomeno acquisito, e, insistendo sul fatto che il suo meccanismo è un puramente psichico, anche se inconscio, hanno avvalorato l’idea che esso possa essere riadattato all’ordine normale con metodi psicoanalitici. Freud per primo ha steso una formulazione completa della sua visione dell’omosessualità in un piccolo e pregnante libro originale, Abhandlungen zur Sexualtheorie(1905), ed ha spesso toccato altrove l’argomento, come hanno fatto molti altri psicoanalisti, tra cui Alfred Adler e Stekel, che non appartengono alla scuola freudiana ortodossa. Quando gli invertiti sono studiati psicoanaliticamente, Freud crede che si constati che nella prima infanzia essi passino attraverso una fase di fissazione intensa ma breve su una donna, di solito la madre o forse una sorella. Poi, dato che una censura interna inibisce questo impulso incestuoso, essi lo superano da soli identificandosi con le donne e rifugiandosi nel narcisismo, e il sé diventa l’oggetto sessuale. Infine essi cercano maschi giovani simili a loro stessi, che amano come le loro madri li amavano. La loro ricerca degli uomini è determinata in questo modo dalla loro fuga dalle donne. Questo punto di vista è stato esposto non solo da Freud ma anche da Sadger, Stekel, e molti altri. [1] Freud stesso, tuttavia, è prudente nel precisare che questo processo rappresenta solo un tipo di stentata attività sessuale, e che il problema dell’inversione è complesso e diversificato.

Si può dire che questo punto di vista presuma una costituzione bisessuale come normale, e che l’omosessualità sorga dalla soppressione, a causa di qualche incidente, della componente eterosessuale, e dal percorso attraverso un processo autoerotico di narcisismo verso l’omosessualità. Su questa concezione freudiana generale dell’omosessualità si sono basate numerose varianti, e caratteristiche distinte sono state specificamente sottolineate, da singoli psicoanalisti. Così Sadger ritiene che, sotto l’individuo maschio amato dall’invertito, si nasconda una femmina, e che questo fatto può essere rilevato attraverso la psicoanalisi che rimuove lo strato superficiale del palinsesto psichico; egli ritiene che questa disposizione dell’invertito sia favorita da una mescolanza frequente di tratti maschili e femminili nei suoi parenti maschi; originariamente, “non è l’uomo che l’omosessuale ama e desidera, ma l’uomo e la donna insieme in un’unica forma”; l’elemento eterosessuale viene poi soppresso, e quindi rimane l’inversione pura. Inoltre, sviluppando il punto di vista Freudiano sull’importanza dell’erotismo anale (Freud, Sammlung Kleiner Schriften zur Neurosenlehre, vol. ii), Sadger pensa che sia anche la regola per un invertito passivo aver sperimentato l’erotismo anale nell’infanzia ed essere stato spesso sottoposto a clisteri, che hanno portato al desiderio dell’intromissione del pene nell’ano. (Medizinische Klinik, 1909, N. 2.) Jekels spinge questa dottrina oltre e dichiara che tutti gli invertiti sono in realtà invertiti passivi; l’invertito è, nel suo amore, egli afferma, insieme soggetto e oggetto; si identifica con la madre e vede nell’oggetto del suo amore la propria persona giovanile. E, Jekels si chiede, qual è lo scopo di questa riorganizzazione mentale? Può a malapena ottenere da altri, risponde, piuttosto che da parte della madre, la stimolazione della regione anale dell’oggetto, che è ormai diventato lui stesso, per procurarsi lo stesso piacere che durante l’infanzia ha vissuto quando sua madre soddisfaceva il suo erotismo anale. Jekels considera questo punto di vista come la continuazione e la concretizzazione dell’interpretazione di Freud; e il punto principale dell’omosessualità, anche quanto è passiva in modo evidente, diventa il desiderio di soddisfazione erotico-anale (L. Jekels, “Einige Bemerkungen zur Trieblehre,” Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Sept., 1913). La maggior parte degli psicoanalisti è cauta nel negare una base costituzionale o congenita dell’inversione, anche se lasciano la questione in background. Ferenczi, in un interessante tentativo di classificare l’omosessuale (Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Marzo 1914), osserva: “L’indagine psicoanalitica mostra che sotto il nome di omosessualità sono riuniti insieme i più vari stati psichici, da un lato vere anomalie costituzionali (inversione o omoerotismo soggettivo), dall’altro condizioni ossessive psiconevrotiche (omoerotismo oggettivo o omoerotismo ossessivo). L’individuo del primo tipo si sente essenzialmente una donna che desidera essere amata da un uomo, mentre l’altro rappresenta una fuga nevrotica dalle donne piuttosto che una simpatia per gli uomini.” La base costituzionale è molto chiaramente accettata da Rudolf Ortvay che sottolinea (Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Gennaio 1914) che la dottrina biologica dei caratteri recessivi e dominanti nell’ereditarietà contribuisce a rendere chiara la comparsa o la soppressione dell’omosessualità in una disposizione bisessuale. “Gli eventi infantili”, aggiunge, “che, secondo Freud, decidono i rapporti sessuali degli adulti, possono esercitare la loro funzione solo sulla base di una predisposizione biologica, essendo le impressioni infantili determinate dalla predisposizione ereditaria.” Isador Coriat, d’altra parte, pur riconoscendo due forme di inversione, incompleta e completa, afferma coraggiosamente che l’inversione non è mai congenita e mai trasmessa attraverso ereditarietà; è sempre “originata da un preciso meccanismo inconscio.” (Coriat, “Homosexuality,”New York Medical Journal, 22 Marzo 1913). Il punto di vista di Adler sull’omosessualità, come su altre condizioni collegate, differisce da quello della maggior parte degli psicoanalisti perché insiste sulla presenza di un difetto organico originario, che il soggetto cerca di trasformare in un punto di forza; egli accetta due componenti principali dell’inversione: una vaghezza quanto alle differenze sessuali e un processo di auto-assicurazione sotto forma di ribellione e di sfida, e anche la femminilità dell’invertito può diventare un metodo per guadagnare potere (A. Adler, Ueber den Neurösen Charakter, 1912, p. 21).

Il meccanismo della genesi dell’omosessualità avanzato da Freud non deve essere respinto in modo secco. Freud ha spesso manifestato l’intuizione del genio, e si astiene dal plasmare le sue concezioni in quelle forme rigide che sono state a volte adottate dagli psicoanalisti più dogmatici che lo hanno seguito. Né dobbiamo essere indebitamente scioccati dall’aria “incestuosa” del “complesso di Edipo”, [2] come è comunemente chiamato, che compare come componente del processo. La parola “incesto”, anche se è stata utilizzata dallo stesso Freud, sembra quasi una parola non corretta da applicare ai sentimenti vaghi ed elementari dei bambini, soprattutto quando quei sentimenti passano appena al di là di una fase di sentimenti non localizzata e quindi davvero pre-sessuale (nell’uso comune del termine “sessuale”), che può essere considerata naturale e normale. La concezione freudiana viene travisata e compromessa dall’affermazione che si tratta di “incesto”. [3] Quando un bambino ama sua madre con un intero amore, quell’amore comporta necessariamente i germi che nella vita adulta diventano separati e si sviluppano nell’amore sessuale, ma si è imprecisi nel dire che questo amore del bambino è “incestuoso”. È abbastanza facilmente immaginabile che il meccanismo psichico dello stabilirsi dell’omosessualità, in alcuni casi, sia stato corrispondente, al percorso descritto da Freud. Si può anche ammettere che, come gli psicoanalisti sostengono, il dichiarato horror feminæ occasionalmente ritrovato negli invertiti maschi possa plausibilmente essere considerato come il capovolgimento di una precoce e delusa attrazione femminile. Ma è impossibile considerare questo meccanismo invariabile o anche frequente. È abbastanza vero, e ho trovato ampie evidenze del fatto, che gli invertiti sono spesso strettamente legati alle loro madri, anche in misura maggiore di quanto accade di regola tra i bambini normali, e che spesso a loro piace essere costantemente in unione con le loro madri. Ma questa attrazione è molto fraintesa, se è considerata come un’attrazione specificamente sessuale. Infatti, il punto centrale di questa attrazione è che il ragazzo invertito sente vagamente la propria indole femminile e così tralascia i divertimenti non congeniali e la frequentazione del suo stesso sesso per la simpatia e la comunità di gusti che trova concentrata in sua madre. Quanto meno una tale associazione è la prova di un’attrazione sessuale, tanto più essa più essere ragionevolmente considerata la prova della sua assenza; proprio così come l’associazione dei ragazzi tra di loro, e delle ragazze tra di loro, anche nelle scuole co-educative [scuole miste], è la prova della prevalenza del sentimento eterosessuale rispetto al sentimento omosessuale. La conferma di questo punto di vista può essere trovata nel fatto, trascurato e talvolta anche negato dagli psicoanalisti, che spesso, anche nella prima infanzia e contemporaneamente a questa comunità di sentimenti con la madre, il ragazzo omosessuale sta già sperimentando il fascino predominante del maschio. Lo sente molto prima dell’età in cui narcisismo tende a verificarsi, o in cui la coscienza di sé è diventata sufficientemente sviluppata da permettere alla censura interna sulle emozioni non consentite di operare, o a qualsiasi fuga da esse di concretizzarsi. Inoltre, mentre la maggior parte degli autori sono stati raramente in grado di trovare una qualche prova evidente della attrazione sessuale del maschio invertito durante l’infanzia verso la madre o la sorella, [4] un’attrazione di questo tipo per il padre o il fratello sembra meno difficile da trovare, e se trovata, è incompatibile con il processo tipico freudiano. Ho potuto osservare che, tra le Storie qui riportate, ci sono almeno due chiari esempi di una tale attrazione durante l’infanzia. Va inoltre detto che qualsiasi teoria dell’eziologia dell’omosessualità che ometta di considerare il fattore ereditario dell’inversione non può essere ammessa. L’evidenza della frequenza dell’omosessualità tra i parenti stretti dell’invertito è ormai indiscutibile. L’ho ritrovata in una parte considerevole dei casi, e in molti di questi l’evidenza è indiscutibile e del tutto indipendente dalla dichiarazione del soggetto stesso, il cui parere potrebbe essere considerato forse di parte o inaffidabile. [5] Questo fattore ereditario sembra infatti essere richiamato dalla stessa teoria freudiana. A proposito di questa teoria abbiamo bisogno di sapere come sia possibile che il soggetto passi attraverso fasi psichiche, e raggiunga una disposizione emotiva, così diversa da quella della persona normale. L’esistenza di una tendenza ereditaria definita in una direzione omosessuale rimuove tale difficoltà. Freud stesso riconosce questo e chiaramente afferma una costituzione psico-sessuale congenita, che deve coinvolgere la predisposizione. Sulla base di un sondaggio generale, quindi, sembrerebbe che, sul versante psichico, possiamo accettare la realtà dei processi dinamici inconsci, che in casi particolari possono essere di tipo freudiano o simile. Ma mentre lo studio di tali meccanismi può illuminare la psicologia dell’omosessualità, essi lasciano inspiegati i fattori organici fondamentali ora accettati dalla maggior parte degli autori. [6]

Il modo più razionale di considerare l’istinto sessuale normale è di considerarlo un impulso biologico innato, che raggiunge il pieno sviluppo intorno al tempo della pubertà. [7] Durante il periodo dello sviluppo la suggestione e l’associazione possono venire a giocare un ruolo nel definire l’oggetto dell’emozione; il terreno è pronto, ma la varietà dei semi che possono prosperare in esso è limitata. Che ci sia una maggiore indefinitezza nello scopo dell’impulso sessuale in questo periodo si può ben crederlo. Ciò è dimostrato non solo da occasionali e timidi segnali di emozione sessuale diretti verso lo stesso sesso durante l’infanzia, ma dal carattere spesso ideale e non localizzato della passione normale anche durante la pubertà. Ma il canale dell’emozione sessuale non è per questo deviato in un percorso anomalo. Ogni volta che questo accade siamo tenuti a credere, e abbiamo molte ragioni per credere che, si tratta di un organismo che sin dall’inizio era anormale. Lo stesso seme della suggestione è seminato in vari terreni; in molti si spegne; in pochi fiorisce. La causa può essere solo una differenza nel terreno.

Se, dunque, dobbiamo postulare un’anomalia congenita per spiegare in modo soddisfacente almeno gran parte degli invertiti sessuali, in che cosa consiste questa anomalia? Ulrichs ha spiegato la questione dicendo che negli invertiti sessuali un corpo maschile coesiste con un’anima femminile: anima muliebris in corpore virili inclusa. Anche autori scientificamente eminenti, come Magnan e Gley, hanno adottato questa frase in una forma modificata, ritenendo che nell’inversione un cervello femminile è combinato con un corpo maschile o con ghiandole maschili. Questa, tuttavia, non è una spiegazione, cristallizza soltanto in un epigramma un’idea superficiale della questione. [8]

Possiamo probabilmente cogliere meglio la natura dell’anomalia se riflettiamo sullo sviluppo dei sessi e sulla bisessualità organica latente in ciascun sesso. In una fase iniziale di sviluppo i sessi sono indistinguibili, e per tutta la vita rimangono le tracce di questa primo terreno comune del sesso. Il pollo femmina mantiene in una forma rudimentale gli speroni che sono così grandi e formidabili nel suo signore, e, talvolta, essa sviluppa la capacità di cantare, o mette il piumaggio maschile. Tra i mammiferi il maschio possiede capezzoli inutili, che di tanto in tanto si sviluppano anche in seni, e la femmina possiede un clitoride, che è solo un pene rudimentale, e può anche svilupparsi. La persona sessualmente invertita di solito non possiede alcuna esagerazione di questi segni di comunità con l’altro sesso. Ma, come abbiamo visto, nelle persone invertite c’è un buon numero di più sottili approssimazioni al sesso opposto, sia sul piano fisico che sul piano psichico. Mettendo la materia in una forma puramente speculativa, si può dire che al concepimento l’organismo è dotato di circa il 50 per cento di germi maschi e di circa il 50 per cento di germi femminili, e che, col procedere dello sviluppo, o i germi maschili o quelli femminili prendono il sopravvento, fino a quando nell’individuo pienamente sviluppato rimangono solo pochi germi abortiti del sesso opposto. Nell’omosessuale, tuttavia, e nel bisessuale, possiamo immaginare che il processo non si è svolto normalmente, a causa di alcune peculiarità nel numero o nel carattere dei germi originali maschili o dei germi femminili, o di entrambi, il risultato è che abbiamo una persona che è organicamente intrecciata in una forma che è più adatta all’esercizio dell’impulso sessuale invertito rispetto all’impulso sessuale normale, oppure è altrettanto attrezzata per entrambi. [9]

La concezione della bisessualità latente di tutti, maschi e femmine, non può non essere abbastanza evidente agli osservatori intelligenti del corpo umano. Emerge in un primo periodo nella storia del pensiero filosofico, e fin dall’inizio è stata occasionalmente utilizzata per la spiegazione dell’omosessualità. il mito di Platone nel Simposio e le statue di ermafroditi dell’antichità mostrano come menti acute, che lavoravano per la scienza, si esercitavano con questi problemi. (Per uno studio completamente illustrato dell’antica concezione dell’ermafroditismo nella scultura vedi L. S. A. M. von Römer, “Ueber die Androgynische Idee des Lebens,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. v, 1903, pp. 711-939.) Parmenide, seguendo Alcmeone, il medico filosofo che scoprì che il cervello è l’organo centrale dell’intelligenza, osserva Gomperz (Greek Thinkers, Eng. tr., vol. i, p. 183), usava l’idea di variazione della percentuale di elementi generativi maschili e femminili per spiegare le idiosincrasie di carattere sessuale. Dopo un immenso intervallo Hössli, il modista maschile svizzero invertito, nel suo Eros (1838) ripresentò di nuovo il punto di vista greco. Schopenhauer, ancora una volta, riconobbe dal punto di vista filosofico la bisessualità dell’individuo umano (vedi Juliusburger, Allgemeine Zeitschrift für Psychiatrie, 1912, p. 630), e Ulrichs, dal 1862 in poi, adottò una dottrina simile, su base platonica, per spiegare la costituzione “Uranista”. Dopo di ciò l’idea cominciò ad essere sviluppata più precisamente sul piano scientifico, anche se non, in un primo momento, con riferimento all’omosessualità, e più in particolare dai grandi pionieri della dottrina dell’evoluzione. Darwin sottolineò l’importanza dei fatti su questo punto, come più tardi Weismann, mentre Haeckel, che è stato uno dei primi darwiniani, negli ultimi anni ha chiaramente riconosciuto il peso sull’interpretazione dell’omosessualità del fatto che gli antenati dei vertebrati erano ermafroditi, come gli stessi vertebrati sono ancora nella loro forma embrionale (Haeckel, nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Aprile 1913, pp. 262-3, 287). Questo punto di vista, però, era stato proposto in precedenza da singoli medici, in particolare in America da Kiernan (American Lancet, 1884, e Medical Standard, Novembre e Dicembre 1888), e Lydston (Philadelphia Medical and Surgical Reporter, Settembre 1889, e Addresses and Essays, 1892).

Nel 1893, nel suo L’Inversion Sexuelle, Chevalier, allievo di Lacassagne – che aveva già usato il termine “ermafrodismo morale” per questa anomalia – spiegava l’omosessualità  congenita con l’idea della bisessualità latente. Il Dr. G. de Letamendi, Preside della Facoltà di Medicina di Madrid, in un documento letto davanti al Congresso Medico Internazionale di Roma nel 1894, esposte un principio dell’ermafroditismo – un bipolarismo ermafrodita – che coinvolgeva l’esistenza di germi femminili latenti nel maschio, di germi maschili latenti nella femmina, germi latenti possono lottare per, e, talvolta, ottenere, la supremazia. Nel febbraio 1896, la prima versione di questo capitolo, che presentava la concezione dell’inversione come sviluppo psichico e somatico, sulla base di una bisessualità latente, fu pubblicata nel Centralblatt für Nervenheilkunde und Psychiatrie. Kurella (ib., Maggio 1890) ha adottato un punto di vista un po’ simile, sostenendo anche che l’inversione è una forma di transizione tra l’uomo completo o la donna completa e l’ermafrodita. In Germania, un paziente di Krafft-Ebing aveva elaborato la stessa idea, che collega l’inversione con la bisessualità fetale (ottava edizione della Psychopathia Sexualis, p. 227). Krafft-Ebing stesso in un primo momento semplicemente affermò che, congenita o acquisita, ci deve essere Belastung [una tara]; l’inversione è un “fenomeno di degenerazione”, un segno funzionale di degenerazione (Krafft-Ebing, “Zur Erklärung der conträren Sexualempfindung,” Jahrbuch für Psychiatrie, 1894). Nelle edizioni successive della Psychopathia Sexualis, tuttavia (dal 1896 in avanti, e in particolare nelloJahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901), si spinse più in là, adottando la spiegazione sulle base della bisessualità originaria (traduzione inglese della decima edizione, pp. 336-7). Usando più o meno lo stesso linguaggio che ho usato io, sostenne che c’era stato un conflitto tra i centri, e che l’omosessualità risulta da quel contrasto quando il centro antagonista a quello rappresentato dalle delle ghiandole sessuali ha la meglio, mentre ne risulta l’ermafroditismo psico-sessuale quando entrambi i centri sono troppo deboli per ottenere la vittoria, in entrambi i casi tale disturbo non sarebbe una degenerazione psichica o una malattia, ma semplicemente un’anomalia paragonabile ad una malformazione e abbastanza compatibile con la salute psichica. Questo è il punto di vista ormai ampiamente accettato dagli studiosi dell’inversione sessuale. (Molto materiale circa la storia di questa concezione è stato messo insieme da Hirschfeld, in Die Homosexualität, cap. xix, e prima in “Vom Wesen der Liebe”, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii, 1906, pp. 111-133.)

Un punto di vista simile o affine si ritrova ormai costantemente in autori di prestigio scientifico che solo incidentalmente si interessano allo studio dell’inversione sessuale. Così Halban (“Die Entstehung des Geschlechtscharaktere”, Archiv für Gynäkologie, 1903) riguarda l’ermafroditismo, che si estenderebbe alla sfera psichica, come uno stato in cui un impulso sessuale doppio determina il corso dello sviluppo fetale e lo sviluppo successivo. Shattock e Seligmann (“True Hermaphroditism in the Domestic Fowl, with Remarks on Allopterotism,” Transactions of Pathological Society of London, vol. vii, parte i, 1906), sottolineando che la semplice atrofia delle ovaie non può spiegare la comparsa nell’uccello femmina di caratteri maschili, che non sono regressivi ma progressivi, sostiene che tali uccelli sono davvero bisessuali o ermafroditi, o perché la singola “ovaia” è in realtà bisessuale, come era il caso del pollo che ha esaminato, o perché le ghiandole sessuali sono accoppiate, una di sesso maschile e l’altra femminile, oppure perché c’è del tessuto maschile fuori luogo in un viscere vicino come il surrene o il rene, e gli elementi maschili si affermano quando gli elementi femminili degenerano. L’”Ermafroditismo”, concludono, “lungi dall’essere un fenomeno del tutto anomalo tra i vertebrati superiori, dovrebbe essere considerato piuttosto come un ritorno alla fase ancestrale primitiva in cui il bisessualismo era la disposizione normale …. Una volta chiarita la questione del vero ermafroditismo nell’uomo, sorge la domanda se non si verificano gradi minori …. una prova remota di bisessualità nel soggetto umano può, forse, essere fornita dal fenomeno psichico della perversione sessuale e dell’inversione.” Allo stesso modo in un caso di caratteri secondari maschili unilaterali in un fagiano altrimenti femminile, C. J.  James Bond ha più recentemente dimostrato (Sezione di Zoologia, Birmingham Meeting della British Medical Association, British Medical Journal, 20 Settembre, 1913) che un ovi-testicolo era presente, con tessuto ovarico degenerativo e con lo sviluppo di tessuto testicolare, queste isole di crescita attiva del tessuto maschile si possono trovare frequentemente, egli afferma, nelle ovaie che stanno degenerando delle femmine degli uccelli, che hanno messo un piumaggio maschile. Sir John Bland-Sutton, riferendosi al fatto che la conformazione esterna del corpo non offre alcuna certezza positiva sulla natura delle ghiandole sessuali interne, aggiunge (British Medical Journal, 30 ott, 1909): “È una giusta presunzione il fatto che alcuni esempi di frigidità sessuale e di perversione sessuale possano essere spiegati dalla possibilità che gli interessati possano possedere ghiandole sessuali opposte nel carattere a quelle indicate dalla configurazione esterna dei loro corpi.” Guardando la questione in modo più ampio e fondamentalmente nei suoi aspetti normali, Heape dichiara (Proceedings of the Cambridge Philosophical Society, vol. xiv, parte ii, 1907) che “non esistono animali totalmente maschi o totalmente femmine, ma tutti contengono un sesso dominante e un sesso recessivo, ad eccezione di quegli ermafroditi in cui i due sessi sono equamente rappresentati …. mi sembra che ci siano molte prove del fatto che non esiste una cosa come un maschio puro o femmina pura.” F. H. A. Marshall, ancora una volta, nel suo manuale standard, The Physiology of Reproduction (1910, p. 655 et seq.), è incline ad accettare la stesso punto di vista. “Se è vero”, osserva, “che tutti gli individui sono potenzialmente bisessuali e che circostanze diverse, che conducono ad un diverso metabolismo, possono, in casi eccezionali, anche nella vita adulta, causare lo sviluppo dei caratteri recessivi, sembrerebbe estremamente probabile che il dominio di un insieme di caratteri sessuali rispetto all’altro possa essere determinato in alcuni casi in una fase iniziale dello sviluppo in risposta ad uno stimolo che può essere interno o esterno.” Così anche Berry Hart (“Atypical Male and Female Sex-Ensemble,” una comunicazione letta davanti all’Edinburgh Obstetrical Society, British Medical Journal, 20 Giugno 1914, p. 1355) considera il maschio normale o la femminile normale individui che incarnano il massimo degli organi potenti del loro proprio sesso con un minimo di organi non potenti dell’altro sesso, con tratti sessuali secondari congruenti. Qualsiasi aumento in quel minimo comporta la diminuzione del massimo e la non congruenza dei caratteri secondari.

Vediamo così che l’antica concezione medico-filosofica della bisessualità organica avanzata dai Greci come la chiave per la spiegazione dell’inversione sessuale, dopo essere sparita dalla vista per duemila anni, è stata ripresa all’inizio del XIX secolo da due filosofi dilettanti che sono stati loro stessi invertiti (Hössli e Ulrichs), così come da un filosofo vero e proprio che non era invertito (Schopenhauer). Poi la concezione della bisessualità latente, indipendentemente dalla omosessualità, è stata sviluppata dal lato puramente scientifico (da Darwin e dagli evoluzionisti in genere). Nella fase successiva questa concezione è stata adottata dalle autorità scientifiche psichiatriche e di altre discipline che si occupano di omosessualità (Krafft-Ebing e la maggior parte degli altri studiosi). Infine, embriologi, fisiologi del sesso e biologi in generale, non solo accettano il concetto di bisessualità, ma ammettono che probabilmente esso aiuta a spiegare l’omosessualità. In questo modo si può dire che l’idea sia passata nel pensiero corrente. Non possiamo affermare che essa costituisca una spiegazione adeguata dell’omosessualità, ma ci consente in qualche modo di capire quello che per molti è un enigma misterioso, e fornisce una base utile per la classificazione non solo dell’omosessualità, ma anche delle altre anomalie sessuali miste o intermedie nello stesso gruppo. Le principali di queste anomalie sessuali intermedie sono: (1) l’ermafroditismo fisico nelle sue varie fasi; (2) il ginandromorfismo, o l’eunucoidismo, in cui gli uomini possiedono caratteri simili a quelli dei maschi che sono stati castrati precocemente e le donne possiedono simili caratteri maschili; (3) l’inversione sesso-estetica, o Eonismo (travestitismo di Hirschfeld o cross-dressing), in cui, al di fuori delle emozioni specificamente sessuali, gli uomini possiedono i gusti delle donne e le donne quelli degli uomini.

Hirschfeld ha discusso questi stadi sessuali intermedi in varie opere, soprattutto in  Geschlechtsübergänge (1905), Die Transvestiten (1910), e cap. xi di Die Homosexualität. L’ermafroditismo (la cui realtà è stata solo di recente riconosciuta ed è ancora contestata) e lo pseudoermafroditismo; nelle loro varianti fisiche sono pienamente affrontati nella grande opera, riccamente illustrata, Hermaphroditismus beim Menschen, di F. L. von Neugebauer, di Varsavia. Neugebauer ha pubblicato uno studio precedente e più breve sull’argomento nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen vol. IV, 1902, pp. 1-176, con una bibliografia nel vol. viii (1906) dello stesso Jahrbuch, pp. 685-700. Hirschfeld sottolinea il fatto che né l’ermafroditismo né l’eunucoidismo sono comunemente associati con l’omosessualità, e che gran parte dei casi di travestitismo, come definito da lui, sono eterosessuali. La vera inversione sembra, tuttavia, che si trovi non di rado tra gli pseudoermafroditi; Neugebauer ne registra numerosi casi; Magnan ha pubblicato un caso di una bambina allevata come in ragazzo (Gazette médical de Paris, 31 Marzo 1911) e Lapointe un caso in un uomo cresciuto come una ragazza (Revue de psychiatrie, 1911, p. 219). Tali casi possono essere spiegati con l’allenamento e con le associazioni coinvolte dall’errore precoce nel riconoscimento del sesso, e forse ancora di più con una predisposizione davvero organica all’omosessualità, anche se i caratteri sessuali psichici non sono necessariamente legati alla coesistenza di corrispondenti ghiandole sessuali.  Halban (Archiv für Gynäkologie, 1903) si spinge fino a classificare l’omosessuale come un “vero pseudo-ermafrodita”, esattamente paragonabile con un uomo con un seno femminile o con una donna con la barba, e propone di chiamare l’omosessualità “pseudo-ermafroditismo mascolino psichico”. Questo, tuttavia, è un’inutile e poco soddisfacente confusione.

Posizionare il gruppo di fenomeni omosessuali tra altri gruppi intermedi su una base bisessuale organica è una classificazione conveniente. Non la si può considerare certamente una spiegazione completa. È probabile che si possa, in ultima analisi, trovare una fonte più fondamentale di questi vari fenomeni nel gioco di stimolazione o inibizione delle secrezioni interne. [10] La nostra conoscenza dell’associazione intima tra gli ormoni e i fenomeni sessuali è già sufficiente a rendere comprensibile una tale spiegazione; la complessa interazione delle secrezioni ghiandolari interne e la loro responsabilità nel far variare disturbi in equilibrio potrebbe essere sufficiente a spiegare la complessità dei fenomeni. Questo sarebbe in armonia con ciò che sappiamo delle occasionali manifestazioni ritardate dell’omosessualità, e non sarebbe in contrasto con la loro natura congenita, perché sappiamo che uno stato disordinato del timo, per esempio, può essere ereditario, e si ritiene che lo stato linfatico possa essere o innato o acquisito. [11] I caratteri sessuali normali sembrano dipendere in gran parte dal coordinamento delle secrezioni interne, ed è ragionevole supporre che le deviazioni sessuali dipendono dal loro mancato coordinamento. Se un uomo è un uomo, e una donna una donna, (come dice Blair Bell) per la totalità delle loro secrezioni interne, gli stadi intermedi tra l’uomo e la donna devono essere prodotti dalla ridistribuzione di quelle secrezioni interne. [12]

Sappiamo che varie secrezioni interne possiedono un effetto sessuale significativo. Così l’atrofia del timo sembra essere collegata con lo sviluppo sessuale alla pubertà; la tiroide rafforza le ghiandole genitali; l’ipersviluppo surrenale può produrre in una femmina le caratteristiche secondarie del maschio, così come può causare sviluppo precoce di mascolinità; ecc. “Un’alterazione del metabolismo”, come suggerisce F. H. A. Marshall, “anche abbastanza tardi nella vita, può avviare cambiamenti nella direzione del sesso opposto.” Si può così trovare che processi chimici metabolici possono fornire una chiave per variazioni sessuali complesse e sottili, sia somatiche che psichiche, anche se dobbiamo ancora considerare tali processi come derivanti da una predisposizione innata.

Qualunque sia la sua ultima spiegazione, l’inversione sessuale può quindi ragionevolmente essere considerato un “gioco”, o una variazione, una di quelle aberrazioni biologiche che vediamo in tutta la natura vivente, nelle piante e negli animali.

Non stiamo affermando, come avrei cura sottolineare, che un istinto sessuale invertito, o un organo per tale istinto, è sviluppato nella prima vita embrionale; tale concetto viene giustamente respinto come assurdo. Quello che possiamo ragionevolmente considerare come formato in una fase iniziale di sviluppo è strettamente una predisposizione; vale a dire, quella modificazione dell’organismo che diventa più adattato rispetto all’organismo normale o medio a provare attrazione sessuale verso lo stesso sesso. L’invertito sessuale può quindi essere approssimativamente confrontato con l’idiota congenito, col criminale istintivo, o con l’uomo di genio, che non sono tutti rigorosamente concordanti con la variante biologica comune (perché questa differenza è di carattere meno sottile), ma che diventano un po’ più comprensibili per noi se consideriamo le loro affinità alle varianti. Symonds confrontava l’inversione al daltonismo; e tale confronto è ragionevole. Proprio come la persona daltonica ordinaria è congenitamente insensibile a quei raggi rosso-verdi, che sono appunto i più impressionanti per l’occhio normale, e dà un valore esteso agli altri colori, trovando che il sangue è dello stesso colore dell’erba e una carnagione florida è blu come il cielo, – così un invertito non riesce a vedere valori emotivi evidenti alle persone normali, trasferendo di quei valori su associazioni emotive che, per il resto del mondo, sono assolutamente diverse. Oppure si può confrontare l’inversione con un fenomeno come l’ascolto del colore, in cui non c’è propriamente un difetto come un’anomalia delle tracce nervose che producono combinazioni nuove e involontarie. Proprio come l’ascoltatore del colore associa istintivamente colori con suoni, come la giovane donna giapponese che osservava durante l’ascolto del canto, “la voce di quel ragazzo è di colore rosso!” così l’invertito ha le sue sensazioni sessuali collegate con oggetti che normalmente sono privi di interesse sessuale. [13] E l’inversione, come l’ascolto del colore, si trova più comunemente nei soggetti giovani, e tende a diventare meno marcata, o a spegnersi, dopo la pubertà . L’ascolto del colore, mentre è un fenomeno anomalo, questo va detto, non può essere definito una condizione patologica, ed è probabilmente molto meno frequentemente associato con altre stigmate anormali o degenerative rispetto all’inversione; vi è spesso un elemento congenito, indicato dalla tendenza alla trasmissione ereditaria, mentre le associazioni sono sviluppate molto precocemente nella vita, e sono troppo regolari per essere il semplice risultato della suggestione. [14]

Tutte queste variazioni organiche sono anormalità. È importante che noi abbiamo una chiara idea di ciò che è un’anormalità. Molte persone immaginano che ciò che è anormale è necessariamente patologico. Ma non è così, a meno che non diamo alla parola patologico un’estensione scomoda e illegittimamente larga. È sia scomodo che inesatto parlare di daltonismo, di criminalità e di genio, come di malattie nello stesso senso in cui si parla di scarlattina o di tubercolosi o di paralisi generale, come malattie. Ogni anormalità congenita è senza dubbio dovuta ad una peculiarità nello sperma o negli ovuli o nella loro mescolanza, o a qualche disturbo nel loro sviluppo iniziale. Ma lo stesso può dirsi senza dubbio delle normali differenze tra fratelli e sorelle. È ben vero che alcune di queste aberrazioni possono essere dovute a una malattia prenatale, ma chiamarle anormali non è cosa che si debba dare per scontata. Se si pensa che ci sia bisogno di una qualche autorità per sostenere questo punto di vista, facciamo fatica a trovarne una più pesante di quella di Virchow, che più volte ha insistito sul giusto uso della parola “anomalia”, e ha insegnato che, anche se un’anomalia può costituire un predisposizione alla malattia, lo studio delle anomalie-patologiche, come le chiamava lui, o della teratologia come forse preferiamo chiamarla noi – non è lo studio della malattia, che egli ha definito nosologia; lo studio dell’abnorme è perfettamente distinto dallo studio del morboso. Virchow ritiene che la regione dell’anormale sia la regione del patologico, e che lo studio della malattia debba essere considerato distintamente come nosologia. Se noi adottiamo questa terminologia, o se consideriamo lo studio dell’anormale come parte della teratologia, è una questione secondaria, che non pregiudica la giusta comprensione del termine “anomalia” e la sua dovuta differenziazione dal termine “malattia”.

Nel corso della riunione di Innsbruck della Società Antropologica Tedesca, nel 1894, Virchow così si è espresso: “Nei tempi antichi un’anomalia era chiamata πάθος, e in questo senso ogni deviazione dalla norma è per me un evento patologico, Se abbiamo costatato un simile evento patologico siamo spinti oltre a chiederci che cosa fosse il pathos, la causa specifica di esso … Questa causa può essere, per esempio, una forza esterna, o una sostanza chimica o un agente fisico, che produce nella condizione normale del corpo un cambiamento, un’anomalia (πάθος). Questa può diventare ereditaria in alcune circostanze, e quindi può diventare il fondamento di alcuni piccoli caratteri ereditari che si propagano in una famiglia; in se stessi appartengono alla patologia, anche se non producono lesioni, perché devo osservare che patologico non significa dannoso, non indica malattia, malattia in greco è νὁσος, ed è la nosologia che si occupa delle malattie. La patologia in alcune circostanze può essere vantaggiosa” (Correspondenz-blatt Deutsch Gesellschaft für Anthropologie, 1894). Queste osservazioni sono interessanti quando cerchiamo di trovare le più ampie basi di una anomalia come l’inversione sessuale.

Questa stessa distinzione è stata più recentemente sottolineata dal Professor Aschoff (Deutsche medizinische Wochenschrift, 3 Febbraio 1910,.. del British Medical Journal, 9 aprile 1910, p 892), contro Ribbert ed altri che vorrebbero indebitamente limitare il concetto di πάθος. Aschoff sottolinea che, non solo per il gusto della precisione e dell’uniformità terminologica, ma per ragionare con chiarezza, è auspicabile che si debba mantenere una distinzione rispetto alla quale Galeno e gli antichi medici erano molto precisi. Hanno usato πάθος come termine più ampio che coinvolge l’affetto (affectio), in generale, non necessariamente come compromissione del tessuto vitale; quando questo era coinvolto si usava νὁσος, malattia. Dobbiamo riconoscere la distinzione, anche se rifiutiamo la terminologia.

Bisogna dire qualche parola sulla connessione tra inversione sessuale e degenerazione. In Francia in particolare, fin dai tempi di Morel, delle stimmate della degenerazione si è molto parlato. L’inversione sessuale è spesso considerata come una di quelle: vale a dire, come una sindrome episodica di una malattia ereditaria, che prende il suo posto accanto ad altre stimmate psichiche, come la cleptomania e la piromania. Krafft-Ebing a lungo ha considerato in questo modo l’inversione; è il punto di vista di Magnan, uno dei primi investigatori dell’omosessualità; [15] ed è stato adottato da Möbius. A rigor di termini, l’invertito è un degenerato; si è allontanato dal suo genere. Tale è anche una persona daltonica. Ma la concezione di Morel di degenerazione è stata purtroppo banalizzate e volgarizzata. [16] Per come stanno adesso le cose, otteniamo ben poche informazioni o addirittura nessuna dal sentirci dire che una persona è un “degenerato”. È solo, come Näcke costantemente ha sostenuto, quando troviamo un complesso di anomalie ben marcate che siamo abbastanza giustificati nell’affermare che abbiamo a che fare con una condizione di degenerazione. L’inversione si ritrova talvolta in una tale condizione. Ho, infatti, già cercato di suggerire che una condizione di anormalità minore, diffusa può essere considerata come una base dell’inversione congenita. In altre parole, l’inversione è legata a una modifica dei caratteri sessuali secondari. Ma queste anomalie e modifiche non sono invariabili, [17] e di solito non sono di carattere grave; l’inversione è rara nella persona profondamente degenerata. Non è auspicabile chiamare queste modifiche “stigmate della degenerazione”, un termine che rischia di scomparire dalla terminologia scientifica, per diventare un mero termine di abuso letterario e giornalistico. Tanto si può dire di una concezione o di una frase, di cui si è fatto fin troppo uso nella letteratura popolare. Nel migliore dei casi rimane un’espressione vaga e inadatta per un uso scientifico. È ormai ampiamente riconosciuto che è poco utile descrivere l’inversione come una degenerazione. Näcke, che attribuiva significato alle stimmate della degenerazione quando erano numerose, è stato particolarmente attivo nel sottolineare che gli invertiti non sono degenerati, e spesso è tornato su questo punto. Löwenfeld, Freud, Hirschfeld, Bloch, Rohleder, tutti rifiutano la concezione dell’inversione sessuale come una degenerazione.

Moll non è ancora in grado di abbandonare del tutto la posizione secondo la quale, dato che l’inversione comporta una disarmonia tra la disposizione psichica e la conformazione fisica dobbiamo considerarla come morbosa, e riconosce (come Krafft-Ebing) giusto il punto di vista secondo i quale è al livello di una deformità, cioè, di una anormalità paragonabile all’ermafroditismo fisico. (A. Moll, “Sexuelle Zwischenstufen,” Zeitschrift für Aerztliche Fortbildung, n. 24, 1904) Näcke ha più volte sottolineato l’opinione che l’inversione sia un’anomalia congenita non morbosa; e nell’ultimo anno della sua vita, ha scritto (Zeitschrift für die Gesamte Neurologie und Psychiatrie, vol. xv, Heft 5, 1913): “Non dobbiamo concepire l’omosessualità come una degenerazione o una malattia, ma tutt’al più come un’anomalia, a causa di un disturbo dello sviluppo.” Löwenfeld, un osservatore clinico sempre prudente e sagace, concordando con Näcke e Hirschfeld, riguarda l’inversione certamente come un’anomalia, ma non per questo morbosa; essa può essere associata con la malattia e la degenerazione, ma di solito è semplicemente una variazione dalla norma, non deve essere considerata come morbosa o degenerata, e non deve sminuire il valore dell’individuo in quanto membro della società (Löwenfeld, Ueber die sexuelle Konstitution, 1911, p. 166; anche Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Febbraio 1908, and Sexual-Probleme, Aprile 1908).  Aletrino di Amsterdam spinge l’opinione che l’inversione sia un’anomalia non morbosa ad un estremo indebito asserendo che “l’uranista è una normale varietà della specie homo sapiens” (“Uranisme et Dégénérescence,” Archives d’Anthropologie Criminelle, Agosto-Settembre 1908); l’inversione può essere considerata (nel senso corretto del termine qui adottato) una anomalia patologica, ma non una varietà umana antropologica paragonabile al Negro o all’uomo della Mongolia. (Per ulteriori opinioni a favore dell’inversione come anomalia, vedere Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 388 e segg.)

L’inversione sessuale, quindi, rimane una anomalia congenita, da classificare con altre anomalie congenite che hanno concomitanze psichiche. Per lo meno tale anomalia congenita di solito esiste come una predisposizione all’inversione. È probabile che molte persone passino attraverso il mondo con una predisposizione congenita all’inversione che rimane sempre latente e non risvegliata; in altre persone l’istinto è così potente che si apre a forza la sua strada a dispetto di tutti gli ostacoli; in altre ancora, la predisposizione è più debole, e una potente causa eccitante ha un ruolo predominante.

Siamo così condotti alla considerazione delle cause che eccitano la predisposizione latente. Una grande varietà di cause è considerata capace di eccitare l’inversione sessuale. È solo necessario parlare di quelle che ho trovato influenti. La prima che ci si presenta è il nostro sistema scolastico, con la sua segregazione dei ragazzi e delle ragazze separati gli uni dalle altre, durante i periodi della pubertà e dell’adolescenza. Molti invertiti non sono mai andati a scuola, e molti di coloro che ci sono stati passano attraverso la vita scolastica senza formare alcuna relazione appassionata o sessuale; ma ne resta un gran numero che data lo sviluppo dell’omosessualità dalle influenze e dagli esempi della vita scolastica. Le impressioni ricevute in quel periodo non sono meno potenti perché sono spesso puramente sentimentali e senza alcuna commistione sensuale evidente. Che siano sufficientemente potenti per generare da sole l’inversione permanente può essere dubbio, ma, se è vero che nei primi anni di vita gli istinti sessuali sono meno definitamente determinati rispetto a quando l’adolescenza è completa, e comunque concepibile, anche se non dimostrato, che un’impressione molto forte, che agisce anche su un organismo normale, possa causare l’arresto dello sviluppo sessuale sul lato psichico.

Un’altra causa che eccita l’inversione è la seduzione. Intendo dire l’iniziazione del giovane ragazzo o della ragazza da parte di qualche persona più grande e più esperta, in cui l’inversione è già sviluppata, e che cerca la gratificazione dell’istinto anormale. Questo sembra essere un incidente non raro nella storia degli invertiti sessuali. Che tale seduzione, a volte un atto brusco e sconsiderato di mera gratificazione sessuale – possa da se stessa produrre un gusto per l’omosessualità è altamente improbabile; in individui non già predisposti è molto più probabile che produca disgusto, come nel caso del giovane Rousseau. “Può essere sedotto solo colui che”, come dice Moll, “è in grado di essere sedotto.” Non c’è dubbio che accade di frequente in queste, come spesso accade in più normali “seduzioni”, che la vittima abbia offerto un invito volontario o involontario.

Un’altra causa eccitante dell’inversione, alla quale di solito è attribuita poca importanza, ma che trovo avere un certo peso, è la delusione nell’amore normale. Succede che un uomo in cui l’istinto omosessuale è ancora solo latente, o in ogni caso tenuto in uno stato di repressione, cerchi di formare una relazione con una donna. Questa relazione può essere ardente su uno o entrambi i lati, ma – spesso, senza dubbio, per l’omosessualità latente dell’amante – finisce nel nulla. Queste delusioni d’amore, in una forma più o meno grave, si verificano in un momento o in un altro per quasi tutti. Ma in queste persone la delusione provata con una singola donna costituisce un motivo abbastanza forte per produrre il disgusto nell’amante verso tutto il sesso femminile e per rivolgere la sua attenzione verso il proprio sesso. È evidente che un istinto che può essere deviato in questo modo difficilmente può essere forte, e sembra probabile che in alcuni di questi casi, l’episodio d’amore normale serva semplicemente per fare comprendere in modo chiaro all’invertito il fatto che egli non è fatto per l’amore normale. In altri casi, a quanto pare, – soprattutto quelli che sono un po’ deboli di mente e squilibrati, – una delusione d’amore avvelena veramente l’istinto normale, e un amore più o meno impotenti per le donne diventa un amore altrettanto impotente per gli uomini. La prevalenza dell’omosessualità tra le prostitute può essere, in larga misura, spiega con un disgusto simile e meglio fondato verso la sessualità normale. [18]

Questi tre fattori, quindi, – l’esempio a scuola, la seduzione e la delusione dell’amore normale, – che tutti allontanano il soggetto dal sesso opposto e lo fanno concentrare sul suo stesso sesso, sono le cause eccitanti dell’inversione; ma richiedono una predisposizione organica favorevole sulla quale agire, mentre c’è un gran numero di casi in cui assolutamente nessuna causa eccitante può essere trovata, ma in cui, dalla prima infanzia, l’interesse del soggetto sembra essere rivolto al suo sesso, e continua ad essere rivolto nello stesso modo per tutta la vita.

A questo punto concludo l’analisi della psicologia dell’inversione sessuale così come mi si presenta. Ho solo cercato di mettere in evidenza i punti più salienti, trascurando i punti minori, trascurando anche quei gruppi di invertiti che possono essere considerati di secondaria importanza. L’invertito medio, si muove nella società ordinaria, è una persona di salute generale media, anche se molto spesso con rapporti ereditari che sono marcatamente nevrotici. Egli è di solito oggetto di una anomalia congenita predisponente, o di un complesso di anomalie minori, che rendono difficile o impossibile per lui sentire attrazione sessuale per il sesso opposto, e facile sentire attrazione sessuale per il proprio sesso. Questa anomalia o compare spontaneamente fin dal principio, attraverso lo sviluppo o l’arresto dello sviluppo, o è risvegliata da qualche circostanza accidentale.

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[1] Vedi passim, Jahrbuch für Psychoanalytische Forschungen, Zentralblatt für Psychoanalyse, and Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse; anche Sadger, “Zur Aetiologie der Konträren Sexualempfindung,” Medizinische Klinik, 1909, n. 2.

[2] Per una esposizione di questo da parte di un rappresentante inglese delle dottrine freudiane, vedi Ernest Jones, “The Œdipus Complex As An Explanation of Hamlet’s Mystery,” American Journal of Psychology, Gennaio 1910.

[3] L’amore delle relazioni può essere sfumato da tutti i gradi di amore sessuale, alcuni dei quali sono così deboli e vaghi che non possono essere considerati innaturali o anormali; è fuorviante definirli incestuosi. Il romanziere russo, Artzibascheff, nel suo Sanine ha descritto l’affetto di un fratello per la sorella come toccato da una percezione del suo fascino sessuale (mi riferisco alla traduzione francese), e il libro è di conseguenza stato molto accusato ingiustamente come “incestuoso”, anche se l’atteggiamento descritto è molto pallido e convenzionale rispetto alla passione romantica cantata nel Laon and Cythna di Shelley, o alla tragica esaltazione della stessa passione nella grande opera di Ford, “‘Tis Pity She’s a Whore.” [Peccato che sia una puttana.]

[4] Così Numa Praetorius, un osservatore sagace con una vasta e approfondita conoscenza dell’omosessualità, si ritrova del tutto incapace di accettare il “complesso di Edipo” come spiegazione dell’inversione (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, luglio 1914, p. 362).

[5] Non si può affermare che la frequenza dell’inversione tra i parenti di invertiti sia una coincidenza casuale, perché va ricordato che poche stime della prevalenza dell’inversione forniscono una percentuale superiore al 3 per cento.

[6] Si veda anche una discussione del punto di vista freudiano fatta da Hirschfeld, che conclude (Die Homosexualität, p. 344) che possiamo accettare solo il meccanismo freudiano come raro, e in ogni caso subordinato alla predisposizione organica.

[7] È stato del tutto negato da alcuni (Meynert, Näcke, etc.) che ci sia un qualche istinto sessuale. Tanto vale, quindi, spiegare in che senso uso la parola. (“Analysis of the Sexual Impulse” nel vol. iii di questi Studi.) Voglio dire un’attitudine ereditata la cui esecuzione richiede normalmente per la sua piena soddisfazione la presenza di una persona del sesso opposto. Si potrebbe affermare che non esiste una cosa come un istinto per il cibo, che è tutto imitazione, ecc.. In un certo senso questo è vero, ma la base rimane automatica. Un pollo nato da un incubatore non ha bisogno di una gallina che gli insegni a mangiare. Sembra che scopra il mangiare e il bere, per così dire, per caso, in un primo momento mangiando goffamente e mangiando ogni cosa, fino a quando non viene a sapere quello che soddisferà meglio il suo meccanismo biologico. Non c’è istinto alimentare, può essere, ma vi è un istinto che viene soddisfatto solo dal cibo. È lo stesso con l’”istinto sessuale”. Le abitudini sperimentali e onnivore del pulcino appena uscito dall’uovo possono essere confrontate con l’incertezza dell’istinto sessuale durante la pubertà, mentre il pervertito sessuale è come un pollo che dovrebbe portare avanti in età adulta un appetito per la lana pettinata e la carta. Si può aggiungere che la questione della natura ereditaria dell’istinto sessuale è stata esaurientemente discussa e decisamente affermata da Moll nel suoUntersuchungen über die Libido Sexualis,, 1898. Moll attribuisce importanza all’ereditarietà delle attitudini normali per la reazione sessuale, quando sono di un grado molto debole, come fattore di sviluppo delle perversioni sessuali.

[8] Questo punto di vista è stato ripreso in forma modificata da Näcke (Zeitschrift für die gesamte Neurologie und Psychiatrie, vol XV, Heft 5, 1913.), che suppone che ci possa essere un anatomico “centro omosessuale” nel cervello; vale a dire, un centro di libido femminile nell’uomo invertito e un centro di libido maschile nella donna invertita. Egli ha espresso la speranza che in futuro i cervelli di persone invertite siano più attentamente studiati.

[9] Non presento questo punto di vista come qualcosa di più di un quadro che ci aiuta a capire i fenomeni reali di cui egli è testimone in materia di omosessualità, anche se posso aggiungere che un teratologista così abile come il Dr. J. W. Ballantyne considera che “sembra una teoria possibile.”

[10] Questa spiegazione dell’omosessualità è già stata provvisoriamente presentata. Così, Iwan Bloch (Sexual Life of Our Time, cap. xix, Appendice) suggerisce vagamente una nuova teoria dell’omosessualità come dipendente da agenti chimici. Hirschfeld ritiene inoltre (Die Homosexualität, cap. xx) che lo studio delle secrezioni interne è la via per capire le più profonde basi dell’inversione.

[11] A. E. Garrod, “The Thymus Gland in its Clinical Aspects,” British Medical Journal, 3 Ottobre 1914.

[12] ”La femmina pura e il maschio puro sono prodotti da tutte le secrezioni interne,” Blair Bell, “The Internal Secretions,” British Medical Journal, Nov. 15, 1913.

[13] Dopo che questo capitolo fu pubblicato per la prima volta (nel Centralblatt für Nervenheilkunde, febbraio 1896), anche Féré ha confrontato l’inversione congenita col daltonismo e simili anomalie (Féré, “La Descendance d’un Inverti,” Revue Générale de Clinique et Thérapeutique, 1896), mentre Ribot faceva riferimento all’analogia con l’ascolto del colore (Psychology of the Emotions, parte II, cap. VII).

 [14] Vedi, per esempio, Flournoy, Des phénomènes de Synopsie, Ginevra 1893; e per una breve discussione dei fenomeni generali della sinestesia, E. Parish, Hallucinations and Illusions (Contemporary Science Series), capitolo vii; Bleuler, articolo “Secondary Sensations,” in Tuke’s Dictionary of Psychological Medicine; e Havelock Ellis, Man and Woman, 5th ed., 1915, pp. 181-4.

[15] Magnan negli ultimi anni ha ribadito questo punto di vista (“Inversion Sexuelle et Pathologic Mentale,” Revue de Psychothérapie, March, 1914): “L’invertito è una persona malata, un degenerato.”

[16] È questo fatto che ha spinto gli Italiani ad essere timidi nell’usare la parola “degenerazione”; così, Marro, nella sua grande opera, I Caratteri dei Delinquenti, ha fatto un notevole tentativo di analizzare i fenomeni concentrati insieme come degenerati in tre gruppi: atipici, atavici e morbosi.

[17] Hirschfeld e Burchard tra 200 invertiti hanno trovato stimmate pronunciate di degenerazione solo nel 16 per cento dei casi. (Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xx.)

[18] L’alcol è stato a volte considerato una causa eccitante importante dell’omosessualità, e l’alcolismo non è certo raro nell’eredità degli invertiti; secondo Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 386) è ben marcato in uno dei genitori in oltre il 21 per cento, dei casi. Ma probabilmente non ha più influenza come una causa scatenante nella singola persona omosessuale che nella singola persona eterosessuale. Dal punto di vista freudiano, anzi, Abraham ritiene (Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Heft 8, 1908) che, anche in persone normali l’alcool rimuova l’inibizione da una omosessualità latente, e Juliusburger dallo stesso punto di vista (Zentralblatt für Psychoanalyse, Heft 10 e 11, 1912 ) ritiene che la tendenza alcolica sia inconsciamente suscitata dall’impulso omosessuale al fine di raggiungere la propria gratificazione. Ma possiamo accettare le conclusioni di Näcke (Allgemeine Zeitschrift für Psychiatrie, vol. LXVIII, 1911, p. 852), che (1) l’alcol non può produrre l’omosessualità in soggetti non predisposti, che (2) può suscitarla in coloro che sono predisposti, che (3) l’azione dell’alcol è la stessa sull’omosessuale e sull’eterosessuale, e che (4) l’alcolismo non è comune tra gli invertiti.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5446

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