SESSO E AMORE GAY NELLE SCUOLE INGLESI DEL PRIMO 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quarta

Nell’ambito del progetto di riedizione in traduzione italiana delle storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis, presento qui la storia n. 13. Si tratta di un documento di importanza eccezionale per far luce su alcuni argomenti particolarmente interessanti:

1. Le abitudini sessuali delle scuole inglesi del primo ‘900,

2. Il contrasto tra la sessualità di sottomissione delle scuole e l’ideale di lirico di certe forme di amore omosessuale.

3. La paura fobica della masturbazione, alimentata da forti pregiudizi della classe medica,

4. Le esperienze eterosessuali dei gay con le prostitute, come tentativo autoimposto di recuperare una sessualità etero.

5. Le amicizie affettuose, anche con implicazioni sessuali, tra un gay e un etero.

Buona lettura.

STORIA XIII

Artista, dell’età di 34 anni. “La prima sensazione sessuale di cui sono cosciente”, scrive, “la provai all’età di 9 o 10 anni, quando mi innamorai di un bel ragazzo che deve essere stato circa due anni più grande di me. Non mi ricordo neppure di aver mai parlato con lui, ma il mio desiderio, per quanto posso ricordare, era che avrebbe dovuto impadronirsi di me e occuparsi di me. Ho ancora la netta impressione di quanto anche il dolore e la crudeltà sarebbero stati piacevoli nelle sue mani. (ho notato che nei bambini piccoli è spesso difficile distinguere le emozioni sessuali da quello che un adulto definirebbe crudeltà.)

Deve essere stato in quel periodo che scoprii, completamente da solo, l’atto della masturbazione. Il processo si sviluppò del tutto naturalmente, anche se non posso non pensare che la mia vita da rinchiuso in una strada di Londra e in una scuola di Londra e la mancanza di esercizio fisico, di paesaggi, di colori e di belle forme, avessero molto a che fare con quel processo. L’impostazione della scuola in cui mi trovavo era singolarmente corretta, ma mi chiedo se la vantata correttezza dell’impostazione  delle scuole diurne può compensare la vita libera e disciplina rilassata di una scuola pubblica inglese.

Non so fino a che punto la masturbazione, piuttosto frequente tra i 10 e i 13 anni, possa avere influito sulla mia debole salute, ma quando avevo 12 anni fui portato da mia madre da un famoso dottore. Non mi fece nessuna domanda di natura sessuale, ma raccomandò che fossi mandato lontano da Londra. Aveva un orrore spontaneo per i giochi violenti tra ragazzi, e sconsigliò diverse scuole pubbliche che ci erano state suggerite. Alla fine fui mandato a una scuola privata in riva al mare.

La scuola privata era pulita e sana. Il tuffo nel Cocito sessuale della grande scuola pubblica che seguì fu bruscamente improvviso. Ai miei tempi  – omissis – era un perfetto spezzatino  di impurità. C’era un sacco di incontinenza, non molta crudeltà, la conversazione sporca era una cosa continua, ma c’era anche una grande quantità di affetto genuino, anche fino all’eroismo, mostrato tra i ragazzi nelle loro relazioni gli uni con gli altri. Tutte queste cose erano trattate dagli insegnanti e dai ragazzi come più o meno diaboliche, col risultato che venivano o  perseguite o del tutto trascurate, secondo l’istinto sessuale o emozionale di ciascuno. Non si provava nemmeno a fare una distinzione. Un bacio era sporco come l’atto della fellatio, e nessuno aveva un qualsiasi metro o principio con cui guidare le voglie della fanciullezza.

La mia prima iniziazione ai misteri del sesso fu nelle mani dell’addetto del dormitorio, che mi mostrava il suo pene quando mi svegliava la mattina, e mi masturbava quando mi faceva il bagno caldo la notte del Sabato. Questa vecchia canaglia 45enne commetteva l’atto della fellatio con la maggior parte dei ragazzi a turno quando faceva il giro del dormitorio. Per i ragazzi più grandi non posso parlare, ma su di noi più giovani di 14 e 15 anni esercitava una sorta di terrore osceno e di fascino. Era molto popolare, andavamo da lui come le colombe vanno da un serpente. Quando ho rivisitato la mia vecchia scuola molti anni dopo, occupava una posizione di molta responsabilità nella cappella del college, e notai che aveva quella espressione di reverenza furba che credo di poter ora scoprire immediatamente quando la vedo in un uomo.

Per il resto il dormitorio era chiassoso e volgare, e c’era una buona dose di bullismo, che probabilmente ha fatto poco male. Il mio ricordo principale è ora quello del mistero sporco del parlare osceno, del quale non mi sono mai preoccupato e che non ho mai capito. Ciò di cui avevo veramente bisogno, come tutti gli altri ragazzi, era un piccolo aiuto tempestivo per i problemi sessuali, ma nessuno di noi lo ha mai ottenuto, e ognuno doveva elaborare da solo il proprio principio di condotta. Era un processo lungo, difficile e costava una grande fatica, e non posso che credere che molti di noi abbiano fallito nel loro sforzo. Eravamo arrivati impreparati per la mancanza di qualsiasi istruzione. Il principio al quale eravamo apparentemente addestrati era la repressione di ogni istinto. Mia madre era ignorante per la sua innocenza, mio ​​padre per la sua indifferenza, e così, stando tra di loro, sono stato mandato fuori indifeso. Una madre si assume una grande responsabilità nel mandare suo figlio lontano impreparato. Un genitore non dovrebbe cercare di scaricare la sua responsabilità sul maestro di scuola. Solo l’amore dovrebbe essere la fonte da cui dovrebbero fluire le rivelazioni [sul sesso]…; il maestro, per la stessa natura della sua posizione, non può rivelare alcunché.

Una imminente crisi della mia salute – dovuta, a quanto apparirebbe oggi a cause abbastanza ovvie – mi liberò dal purgatorio del dormitorio del collegio, e fui trasferito in un istituto privato. Questi istituti erano considerati più selezionati e meno ‘ruvidi ‘. L’atmosfera sociale era, però, forse più malsana, perché più effeminata, e il collegio era pieno di giovani nobili poppanti. Il capo nominale della casa in condizioni normali avrebbe potuto essere un vero leader. Ma, in realtà, il vero capo della casa era un giovane paria di livello scolastico piuttosto basso e pieno d’ipocrisia e di innaturali concupiscenze. Il ragazzo che occupava il cubicolo accanto al mio era anche lui un brutto caso di sviamento sessuale, anche se non aveva una distinzione sociale che lo rendesse un personaggio raffinato da temere. Ebbi tutte le opportunità di osservarlo fino a quando, due anni più tardi, per fortuna, gli fu chiesto di andarsene. Parlava in modo osceno dalla mattina alla sera, si ubriacò in una o due occasioni, si masturbava costantemente senza nascondersi, aveva rapporti sessuali inter femora con molti dei ragazzi più giovani, ma senza dimostrate alcuna attenzione o affetto per loro, e dava l’impressione di essere nato per un bordello. L’unica cosa che lo redimeva era la presenza di qualche elemento di buon cuore: una caratteristica che si trova spesso tra quelli che sono egoisti e irresponsabili. Mi è stato detto, dopo, che si è perso del tutto. Non so se gli istinti sessuali di questo giovane cucciolo avrebbero potuto essere trasformati o guidati; ma una vita più ruvida e più semplice di quella di una scuola pubblica e un clima più aperto e meno ipocrita avrebbero potuto metterlo in una condizione migliore. L’ipocrisia è un vizio, però, di cui gli scolari stessi sono fortunatamente privi. È un vizio che viene dopo. Il tono tra i ragazzi era francamente e violentemente impuro, anche se impuro non per istinto, ma per la mancanza di direzione e per la repressione.

Non ho un solo ricordo felice di questo periodo della mia vita scolastica. Ma da questo pantano di virtù mal concepite ho colto il mio primo bocciolo di affetto sincero. Lo definisco un bocciolo perché non è mai maturato fino al fiore. All’inizio mi era stato dato il massimo della sporcizia perché me ne alimentassi, e alla fine per me stesso il massimo della castità. Sarà per me una questione di rammarico destinato a durare tutta la vita il fatto che l’amore, che è stato la stella polare dei miei anni di scuola, non è mai stato portato a compimento e non si mai poggiato su un solida base di cameratismo.

Quando avevo più o meno 16 anni e mezzo entrò in collegio un ragazzo di circa due anni più giovane di me, che divenne il pensiero dominante dei miei giorni di scuola. Non ricordo un momento, da quando l’ho visto la prima volta fino al tempo in cui ho lasciato la scuola, in cui non fossi innamorato di lui, e l’affetto era ricambiato, anche se un po’ riservatamente. È sempre stato un po’ più avanti di me nei libri e nelle borse di studio, ma mentre il nostro affetto maturava trascorrevamo la maggior parte del nostro tempo libero insieme, accettava le mie proposte come una ragazza che viene corteggiata, un po’ beffardamente, forse, ma con vero piacere. Mi permetteva di coccolarlo e di accarezzarlo, ma la nostra intimità non è mai andata oltre il bacio, e anche su questo c’era l’onta della vergogna; c’era sempre una barriera tra noi, e non abbiamo mai nemmeno sussurrato tra noi le cose di cui tutta la scuola parlava oscenamente. Non ci è mai venuto in mente alcun collegamento tra le nostre emozioni e la morale sessuale della scuola. In effetti, vivevamo una vita di sogno fatta di castità che non si poteva paragonare ad alcun’altra condizione umana. Tutto questo andò improvvisamente in pezzi. Il mio amico era molto bello ed era un oggetto di attrazione per gli altri. Che alcuni dei ragazzi più anziani gli avevano fatto proposte di rapporti sessuali, lo sapevo,  ma le avevano fatte a lui come a me, che ero di una malvagità indicibile. Un giorno ho sentito che quattro o cinque di questi suoi pretendenti lo avevano maltrattato; gli avevano, credo, tolto i pantaloni e avevano tentato di masturbarlo. L’offesa era probabilmente una animalesca presa in giro; a me sembrò un’offesa imperdonabile. La questione fu segnalata al direttore da un inserviente, ma perché seguisse la punizione era necessaria una prova di conferma. Ero lacerato dalle passioni, non potevo quindi riflettere e, alla fine, commisi il più grande dei crimini per uno ragazzo di scuola: feci la spia. L’azione, date le circostanze, era coraggiosa, ma la cosa mi era indifferente dato che il ragazzo che mi piaceva mi giudicava bene. Il risultato fu che, alla fine del trimestre, a quattro o cinque dei ragazzi più grandi fu ‘chiesto di andarsene’. Il breve periodo rimanente della mia vita scolastica, che in precedenza era stata un inferno, divenne davvero felice. Il fatto che questo abbia procurato un danno ai quattro o cinque ragazzi il cui peccato, dopo tutto, non era che un impulso male indirizzato di cui era responsabile il sistema, mi sembra ora molo ingiusto. Dei ragazzi mandati via, però, certamente tre hanno fatto carriere importanti. Dato che il mio amico ed io, ci preoccupavamo più di prima uno dell’altro; man mano che il nostro affetto aumentava, aumentava anche la paura di quei sentimenti. L’amicizia era troppo eterea da vivere; ma anche adesso abbiamo un profondo rispetto uno per l’altro.

Quando, all’età di 19 lasciai la scuola mi fu permesso di vagabondare per un anno prima di entrare all’università. In questo periodo mi capitò un’esperienza sessuale che, fosse o non fosse una cosa di cui tenere conto, certamente considero ora con rammarico, se non con orrore. Mio padre aveva scoperto, qualche mese prima di questa data, che io avevo l’abitudine di masturbarmi, e mi aveva dato quello che pensava fosse il consiglio giusto, secondo le circostanze: ‘Se lo fai [se ti masturbi],’ disse,’ non sarai mai in grado di utilizzare il tuo pene con una donna. Quindi la cosa migliore da fare sarà andare con una prostituta. Se ci andrai, però, potrai forse prendere una malattia terribile. Pertanto il modo più sicuro sarebbe quello di farlo all’estero, se ne avrai l’occasione, perché lì le case di tolleranza sono controllate’. Dopo essersi dichiarato di questo avviso non s preoccupò ulteriormente della faccenda, ma mi lasciò ad occuparmi del mio destino. Il grande medico, dal quale fui portato in questo periodo, mi diede anche lui il suo consiglio su questo punto. ‘La masturbazione’, disse,’ è la morte. Un certo numero di giovani uomini viene da me con la stessa storia. Dico loro che si stanno uccidendo, e anche tu ti ucciderai.’ La speranza del medico era apparentemente di spaventare i suoi giovani pazienti per portarli verso quelle che egli riteneva essere le condizioni naturali di vita, e uno se ne andò via con l’impressione che ogni manifestazione sessuale su se stessi fosse una infermità fisica, dovuta alla propria debolezza morale. Tutto questo mi capitò, un po’ di tempo prima che potessi prendere la decisione di seguire i consigli di mio padre, ma dopo un periodo di vera e propria angoscia morale, deliberatamente e completamente a sangue freddo, mi diedi da fare per mettere in pratica la cosa. Cercai una puttana per le strade di – omissis – ed andai a casa con lei. Da qualcosa che mi disse capii di averle dato piacere, e mi chiese di andare di nuovo da lei. Lo feci due volte, ma senza alcun vero piacere. Il tutto era troppo sordido e senz’anima, l’uomo che decide di prendere una cattiva medicina regolarmente deve prima rendersi conto che ne ha veramente bisogno.

Più o meno nello stesso tempo mi capitò di stare, per alcuni mesi, in una città universitaria tedesca, e decisi, dato che ne avevo l’opportunità, di portare il consiglio paterno alla conclusione logica. Provai una casa autorizzata. Il posto era pulito e decente, e le condizioni, lo riconosco, erano come quelle che normalmente si trovano in qualsiasi città continentale adeguatamente regolamentata, ma a me la cosa appariva indicibilmente orribile. Era un’operazione puramente commerciale, e non aveva nemmeno l’elemento qualificante del rischio per se stessi, o della trasgressione nei confronti di un codice sociale o disciplinare. Sono andato via con la  sensazione di avere toccato il fondo nelle mie esperienze sessuali, e ho capito che cosa Faust aveva visto quando il topo rosso usciva dalla bocca della strega nella danza di Valpurga.

Queste furono le uniche occasioni in cui ebbi un rapporto sessuale con le donne. Guardando indietro a queste cose, mi sembra che fossero quasi inevitabili. Ma se avessi la mia vita da vivere di nuovo io le eviterei come se fossero un progetto letale. Credo di essere uscito dal fuoco illeso, probabilmente, anzi, mi ha fatto bene, nel senso che ha reso possibile per me guardare più in profondità nella vita, anche se fino a che punto vedere i tormenti dei dannati ci spinge  riflettere, forse solo un Dante potrebbe dirlo. Ritengo fondamentalmente sbagliato e immorale farsi delle conoscenze a scapito della vergogna e della miseria altrui. Per me il pensiero principale e quello più amaro è che ho gettato via il primo sorgere della mia virilità dove non ho ottenuto nessun amore  in cambio. Sia per un ragazzo che per una ragazza, la propria verginità è, o dovrebbe essere, un bene tanto glorioso e sacro da essere custodito gelosamente, e da dare solo al richiamo dell’amore, a chi ci ama, sia esso compagno, amante, o moglie, e noi possiamo amare a nostra volta.

La vita universitaria completa in cui entrai all’età di 20 anni portò con sé una marea di nuove idee, sentimenti e sensazioni. Le amicizie che feci lì rimarranno sempre quelle centrali della mia vita. Fino al mio ultimo trimestre al college all’età di 24 anni ho sempre indossato la mia corazza di castità artificiale, ma poi un cambiamento gradualmente arrivò, e cominciai a capire il rapporto tra i fenomeni fisici del sesso e le sue manifestazioni intellettuali e fantastiche (io non ero destinato a capire pienamente tutto questo per alcuni anni e per di più esclusivamente attraverso la mia esperienza personale.)  Fu lo studio di “Foglie d’erba” di Walt Whitman che per la prima volta gettò luce su questa questione. Fino a quel momento avevo tenuto le due cose rinchiuse, di fatto, in due compartimenti stagni separati, le mie amicizie in uno, i miei istinti sessuali in un altro, – da tenere sotto controllo e da reprimere seguendo il codice della scuola pubblica come io lo concepivo.

È inutile dire che sono stato continuamente turbato da fenomeni sessuali abituali: sogni erotici, perdita di liquido seminale, erezioni fastidiose di notte, ecc. Queste cose le ho represse come meglio ho potuto, con la masturbazione abituale e con la dieta regolare e l’esercizio fisico che vita accademica ha reso possibile. Una volta, per il periodo di un anno dovrei dire, ho provato a superare il desiderio della masturbazione a tappe graduali, sul principio della cura dell’ubriacone con la quale egli prendeva ogni giorno meno vino inserendo un ciottolo in più nella sua bottiglia. Ho segnato sul mio calendario i sogni erotici e le notti in cui mi masturbavo, e ho cercato gradualmente di prolungare i tempi intermedi. Sei settimane, tuttavia, sono state il periodo più lungo nel quale sono stato in grado di astenermene.”

Pochi anni dopo l’autore di questa comunicazione formò una relazione intima (in cui non fece lui le prime avances) con un ragazzo, di qualche anno più giovane di lui e di bassa classe sociale, il cui progresso fu in grado di assistere. “Ma per quanto mi riguarda”, osserva, “gli devo tanto quanto gli ho dato, perché il suo amore ha illuminato l’oro dell’affetto che era in me e ha consumato le scorie. È da lui che ho imparato che tra il fisico e lo spirituale nell’amicizia non c’era nulla di simile ad una linea invalicabile.” Questo rapporto è durato per alcuni anni, fin quando il giovane uomo si è sposato; i suoi effetti sono descritti come molto vantaggiosi per entrambe le parti; tutti i problemi sessuali sono scomparsi, insieme con il desiderio di masturbarsi. “Tutto nella vita ha cominciato a cantare di gioia, e quel poco di vero lavoro creativo che io posso aver fatto lo attribuisco in gran parte alla capacità di lavoro che nacque dentro di me in quegli anni.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5313

GAY TRA 800 E 900 TRA CASTITÀ E SENSI DI COLPA

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte terza

(gay tra 800 e 900 tra castità e sensi di colpa)

Prosegue la pubblicazione delle Storie  accluse al trattato sull’Inversione sessuale di Havelock Ellis con tre storie, per molti aspetti modernissime, dalle quali si comprendono le difficoltà che gli omosessuali di fine ‘800 e dei primi del ‘900 incontravano nel riconoscersi tali, in un mondo in cui la difesa della morale equivaleva alla congiura del silenzio ed è possibile farsi un’idea di come i ragazzi di allora potessero comunque trovare una risposta ai loro dubbi sulla sessualità. Le tre storie evidenziano anche come le difficoltà di vivere realmente l’omosessualità spingessero piuttosto frequentemente gli omosessuali a limitarsi alla sola masturbazione e li spingessero ad evadere in un mondo comunque frustrante di sogni intellettuali.

STORIA 7

“La mia discendenza è molto solida e sana. Entrambi i miei genitori (che appartengono alla classe media professionale) godono di una buona salute generale; né posso rintracciare una qualsiasi tendenza marcatamente anormale o patologica, della mente o del corpo, in tutti i ricordi di famiglia. Anche se sono io stesso di un temperamento fortemente nervoso e sensibile, la mia salute è buona. Io non sono a conoscenza di alcuna tendenza alla malattia fisica. Nei primi tempi della mia virilità, tuttavia, a causa, credo, della grande tensione emotiva con la quale ho vissuto, il mio sistema nervoso è stato un bel po’ a pezzi ed esausto. Mentalmente e moralmente la mia natura è abbastanza ben bilanciata, e non ho mai avuto grandi problemi in questi campi.

All’età di 8 o 9 anni, e molto prima che comparissero delle sensazioni sessuali distinte, provai un’attrazione amichevole verso il mio stesso sesso, che si sviluppò dopo l’età della pubertà in un appassionato senso d’amore, che, però, non trovò mai alcuna espressione fino a quando non fui pienamente ventenne. A scuola ero un semiconvittore e sentii poco del chiacchiericcio scolastico su argomenti sessuali, ero, per di più, molto riservato e modesto; nessuna persona anziana o genitore parlò mai con me di tali questioni, e la passione per il mio stesso sesso si sviluppò gradualmente, assolutamente non influenzata dal di fuori. Durante tutto questo periodo, e fino a un bel po’ più tardi, non appresi la pratica della masturbazione. La mia natura sessuale era un mistero per me. Mi trovai tagliato fuori dalla comprensione degli altri, mi sentivo un emarginato, e, avendo un temperamento altamente amorevole e affettuoso, mi sentivo intensamente infelice. Durante il giorno, pensavo ai miei amici maschi – qualche volta a ragazzi della mia età, qualche volta a ragazzi più grandi, e una volta anche a un insegnante – e sognavo di loro durante la notte, ma ero troppo convinto di essere un mostro senza speranza di realizzare mai progressi efficaci. In seguito fu più o meno lo stesso, ma a poco a poco, anche se lentamente, venni a scoprire che c’erano altri come me. Mi sono fatto un paio di amici speciali, e alla fine mi è capitato di tanto in tanto di dormire con loro e di soddisfare il mio bisogno imperioso di abbracci reciproci e di emissioni. Prima che questo accadesse, però, sono stato un paio di volte sull’orlo della disperazione e della follia per la passione repressa e il tormento.

Nel frattempo, fin dall’inizio, fisicamente, le mie sensazioni verso il sesso femminile erano di indifferenza, e più tardi, con la sviluppo più specializzato dei desideri sessuali, divennero sensazioni ben definite di repulsione. Pur avendo molti amici di sesso femminile, la cui compagnia mi piace e cui sono sinceramente affezionato, il pensiero del matrimonio o della convivenza con loro mi è sempre stato odioso.

Da ragazzo ero attratto, in generale, dai ragazzi piuttosto più grandi di me, dopo aver lasciato la scuola ancora mi innamoravo, in modo romantico, dei compagni della mia condizione. Ora, – all’età di 37 anni, il mio ideale di amore è un uomo forte, di costituzione robusta, della mia età, o meglio più giovane, preferibilmente della classe operaia. Anche se deve avere sensibilità e carattere solido, non deve essere particolarmente intellettuale. Se dotato in quest’ultimo campo, non deve essere troppo loquace o raffinato. Tutto ciò che è effeminato in un uomo, o tutto ciò che è intellettuale a buon mercato, mi ripugna in modo molto deciso.

Non ho mai avuto a che fare con la cosiddetta pederastia reale. Il mio desiderio principale in amore è la vicinanza fisica o il contatto, come dormire nudo con un amico nudo; il contatto specificamente sessuale, anche se abbastanza urgente, sembra una questione secondaria. La pederastia, sia attiva che passiva, mi potrebbe sembrare possibile, con quello che ho amato molto devotamente e che mi ha anche amato a quel livello, ma per altri motivi non è quello che penso realmente. Sono un artista per temperamento e per scelta, appassionato di tutte le cose belle, soprattutto della forma umana maschile, di costituzione attiva, leggera e muscolosa; di un personaggio simpatico, ma un po’ indeciso, anche se in possesso di autocontrollo.

Non riesco a considerare le mie sensazioni sessuali come innaturali o anormali, in quanto si sono rivelate così perfettamente, naturalmente e spontaneamente dentro di me. Tutto quello che ho letto nei libri o sentito dire dell’amore sessuale ordinario, la sua intensità e la passione, la dedizione per tutta la vita, l’amore a prima vista, ecc., mi sembra essere facilmente comparabile con le mie esperienze in campo omosessuale, e, per quanto riguarda la moralità di questo complesso argomento, la mia sensazione è che sia la stessa che dovrebbe prevalere in amore tra l’uomo e la donna, e cioè: che nessuna soddisfazione del corpo dovrebbe essere cercata a costo del disagio o del degrado di un’altra persona. sono sicuro che questo tipo di amore è, nonostante le difficoltà fisiche che comporta, altrettanto profondamente eccitante e nobilitante dell’altro tipo, se non di più, e penso che in un rapporto perfetto le gratificazioni sessuali reali (qualunque esse siano) probabilmente occupino un posto meno importante in questo amore che nell’altro.”

STORIA 8

M. N., di 30 anni. “Si sarebbe potuto dire che mio nonno fosse di temperamento anormale, perché, anche se di molto umili origini, organizzò e svolte un lavoro di missione estremamente arduo e divenne un linguista rifinito, tradusse la Bibbia in una lingua orientale e compilò il primo dizionario di quella lingua. Morì, praticamente di superlavoro, all’età di 45 anni. Si sposò due volte, mio padre era il suo terzo figlio dalla seconda moglie. Credo che due, se non di più, della famiglia (numericamente sette in tutto) siano stati invertiti, e l’unico di loro che si sposò fu mio padre. Mia nonna era l’ultimo rappresentante di un’antica e molto ’selvaggia’ famiglia irlandese. Morì in età avanzata, di paralisi. Mio padre aveva 36 anni e mia madre 21 al momento del loro matrimonio. Sono nato tre anni dopo e fui il loro unico figlio. Il matrimonio si è rivelato infelicissimo, essendo i miei genitori del tutto inadatti l’uno all’altra sotto ogni punto di vista.

La salute di mio padre durante i primi anni del suo matrimonio era molto delicata, e ho ragione di credere che fosse stata minata in un certo modo dalla sua vita all’estero. So che sono nato con una leggera affezione di gonorrea, e da bambino la mia salute era piuttosto mediocre. Quest’ultimo fatto potrebbe essere stato causato dalla vita particolarmente infelice e innaturale che conducevo. Non avevo compagni della mia stessa età, e non ho nemmeno frequentato una qualche scuola fino a dopo la morte di mia madre. Mio padre si occupò della mia istruzione fino a quel tempo, avevo libero accesso a una biblioteca di grandi dimensioni e molto varia, e avevo anche una grande quantità di ozio solitario da godere. Nella biblioteca c’era una quantità di libri di medicina e di scienza, che erano i miei preferiti, e mi ricordo che decisi in età molto precoce di essere un medico. Quando avevo circa 5 anni, mi ricordo di aver avuto un sogno sessuale, collegato con un facchino della ferrovia. Ricordarmi di questo sogno mi procurava un grande piacere, e più o meno in quel periodo ho scoperto un metodo di auto-gratificazione (non c’è bisogno di molto ’insegnamento’ in queste cose!). Non posso affermare che il sogno che ho menzionato costituisca in assoluto la prima manifestazione di sentimento invertito, direi piuttosto che cristallizzava idee vaghe che potevo già aver avuto sull’argomento. Posso ricordare che quando avevo fra i tra 3 e 4 anni, un giovanotto di circa 20 venne a casa nostra più volte in visita. Era amante dei bambini, suppongo, e io in genere sedevo sulle sue ginocchia ed ero baciato da lui. Questa era una fonte di grande piacere per me, ma non ricordo se era accompagnata da erezione. Posso solo ricordare che la sua attenzione e le sue carezze facevano su di me un’impressione più grande rispetto a quelle delle donne. Più o meno a quell’età ero spesso eccitato quando dormivo con mia madre, e mi venia detto in faccia di non mentire. Mi ricordo che l’erezione era sempre presente in queste occasioni. Il sogno fu il primo di molti dello stesso genere, che nel mio caso furono mai accompagnati da emissioni. Sono sempre stati di carattere ’invertito’, anche se ho occasionalmente avuto sogni sulle donne. Questi ultimi, tuttavia, assumevano spesso qualche caratteristica tipica di un incubo!

Fino all’età di 14 anni mi sentivo molto perplesso e depresso dai miei punti di vista sul desiderio sessuale, ed ero convinto che fossero specificamente solo miei. Questo, combinato con la condizione solitaria della mia vita, e con circa quattro anni di maltrattamenti prima della morte di mia madre (che si era data al bere in quel periodo), ha avuto un effetto molto dannoso sulla mia salute, mentale e fisica. Guardando indietro dal mio attuale punto di vista, posso capire e perdonare molte cose che mi sembravano mostruose e ingiuste quando ero bambino. La vita di mia madre deve essere stata molto infelice, era amaramente delusa per molte ragioni, e molto probabilmente anche a causa mia. Il mio sfortunato e frainteso temperamento mi ha portato ad essere timido e reticente, e sono stato spesso in difficoltà, e la mia formazione non è stata calcolata in modo da migliorare la situazione. Alla fine, però, il cambiamento e la libertà sono arrivati, e sono stato mandato in un collegio. Qui, naturalmente, mi sono subito imbattuto nei legami affettuosi e nelle gratificazioni con altri ragazzi. Sono arrivato alla pubertà, e la mia salute è migliorata per l’influenza di un ambiente più felice. Non ci ho messo molto a scoprire che i miei compagni vedevano i piaceri che per me avevano un significato così importante da un punto di vista completamente diverso. Le loro gratificazioni erano normalmente accompagnate da conversazioni sulle donne, e da una direzione generale del pensiero orientata verso le donne. Quando ebbi superato i 15 anni, a causa di difficoltà economiche fui costretto a lasciare la scuola, e ben presto non solo costretto a basarmi solo sulle mie risorse, ma messo nella condizione di non dover rendere conto a nessuno, oltre che a me stesso, per la mia condotta. Naturalmente, la mia scoperta successiva fu che la mia situazione, lungi dall’essere particolare, era una condizione molto comune, e fui ben presto iniziato a tutti i misteri dell’inversione, alla sua setta segreta e al suo ’gergo’. Nel complesso la mia esperienza degli invertiti è stata un piuttosto ampia e variegata, e ho sempre cercato di classificare e confrontare i casi che sono venuti a mia conoscenza, al fine di arrivare a una sorta di conclusione o spiegazione.

Suppongo che sia dovuto alla versatilità femminile o all’impressionabilità il fatto che è possibile per me sperimentare mentalmente le emozioni attribuibili ad entrambi i sessi, secondo l’età e il temperamento del mio compagno, per esempio, con uno più grande di me, che possiede ben nette caratteristiche maschili, sono in grado di sentire quell’arrendevolezza e quella dipendenza che è così essenzialmente femminile. D’altra parte, con un giovane di tipo e di comportamento femminile posso incarnare, con la stessa quantità di piacere, il tenero, ma dominante, atteggiamento del maschio.

Io non provo sessualmente alcun particolare ’orrore’ verso le donne. Immagino che il mio sentimento verso di loro somigli molto quello che la gente normale sente per quanto riguarda gli altri del loro stesso sesso.”

M. N. osserva che non può fischiare, e che il suo colore preferito è il verde.

In questo caso il soggetto ha trovato facilmente un modus vivendi morale col suo istinto invertito, e dà la sua gratificazione per scontata. Nel caso seguente, che, credo, è tipico di molte persone, il soggetto non ha mai ceduto ai suoi impulsi invertiti, e, tranne che per quanto riguarda la masturbazione, ha osservato una stretta castità.

STORIA 9

R. S., 31 anni, americano di origine francese. “Sulla questione dell’eredità posso dire che appartengo ad una famiglia ragionevolmente sana, prolifica e longeva. Da parte di mio padre, tuttavia, vi è una tendenza verso problemi polmonari. Egli stesso è morto di polmonite, e due dei suoi fratelli e un nipote di consunzione. Nessuno dei miei genitori era malato o eccentrico. A parte una certa timidezza con gli sconosciuti, mio padre era un uomo molto maschile. Mia madre è un po’ nervosa, ma non è fantasiosa, e per niente portata a manifestare i suoi affetti. Penso che il mio temperamento fantasioso e artistico debba venire dalla parte di mio padre. Forse la mia origine francese ha qualcosa a che fare con esso. Con l’eccezione di mio nonno materno, tutti i miei progenitori erano di origine francese. Il padre di mia madre era inglese. Possiedo un temperamento mercuriale e un forte senso del ridicolo. Anche se il mio fisico è snello, la mia salute è sempre stata eccellente. In questi ultimi anni soprattutto sono stato molto portato all’introspezione e all’auto-analisi, ma non ho mai avuto allucinazioni, deliri mentali, né isterici, e non sono affatto superstizioso. Le manifestazioni spiritiche, le immersioni ipnotiche, e le altre mode psichiche del giorno esercitano poca o nessuna attrazione su di me. In realtà, io sono sempre stato scettico al riguardo, e piuttosto mi annoiano.

A scuola ero un indolente, ragazzo sognatore, che si sottraeva allo studio, ma per il resto ero abbastanza docile verso i miei insegnanti. Dalla prima infanzia mi sono dato a un gusto onnivoro per la lettura, le mie simpatie particolari erano per i viaggi, l’estetica, i soggetti metafisici e teologici, e più recentemente per la poesia e per alcune forme di misticismo. Non ho mai curato molto la storia o le materie scientifiche. Fin dall’inizio ho mostrato una forte vena artistica, e possedevo un amore travolgente per tutte le cose belle. Da bambino ero appassionato di fiori, amavano stare nei boschi e da solo, e volevo diventare un artista. I miei genitori si sono opposti a quest’ultimo desiderio e io ho ceduto davanti alla loro opposizione.

In me la natura omosessuale è singolarmente completa, ed è senza dubbio congenita. La gioia più intensa della mia infanzia (anche quando ero un ragazzino affidato a una balia) era quella di vedere gli acrobati e cavallerizzi al circo. Questo non era tanto per la loro abilità quanto a causa della bellezza dei loro corpi. Anche allora mi interessavo soprattutto dei ragazzi più agili e graziosi. La gente mi disse che gli attori del circo erano malvagi, e avrebbero rapito i ragazzini, e così sono arrivato a considerare i miei preferiti come metà diavoli e metà angeli. Quando ero più grande e potevo andare in giro da solo, mi capitava spesso di aggirarmi tra le tende degli spettacoli itineranti nella speranza di intravedere degli attori. Volevo vederli nudi, senza le loro calzamaglie, e avevo l’abitudine di rimanere sveglio la notte pensando a loro e desiderando di essere amato e abbracciato da loro. Un certo cavaliere che cavalcava senza sella, una sorta di fantino, mi piaceva soprattutto per le sue belle gambe, che erano fasciate di muscoli fino alla cintola, lasciando i suoi bellissimi fianchi non coperti dai pantaloncini. Non c’era niente di coscientemente sensuale di queste fantasticherie, perché al momento non avevo sensazioni o conoscenze sensuali. Curiosamente, le donne-attrici allora mi respingevano (come fanno oggi) con una forza più o meno pari a quella con la quale ero attratto dagli uomini.

Avevo anche l’abitudine di trarre un grande piacere nel guardare uomini e ragazzi che nuotavano, ma le mie opportunità di vederli così erano estremamente rare. Non ho mai osato lasciare che i miei compagni sapessero come la pensavo in queste cose, ma la vista di un giovanotto ben fatto o di un uomo nudo mi avrebbero riempito (come accade anche ora) di un misto di pudore, angoscia, e gioia. Avevo l’abitudine di raccontarmi senza fine storie su un castello immaginario abitato da bei ragazzi, uno dei quali era particolarmente mio caro amico.

È stato sempre il principe, nelle favole, che catturava il mio interesse e il mio affetto. Ero costantemente innamorando di bei ragazzi che non ho mai conosciuto, né ho mai provato a mescolarmi con i loro amici, perché ero turbato davanti a loro, e non avevo simpatia né attitudine per i giochi da ragazzi. A volte ho giocato con le ragazze perché erano più tranquille e gentili, ma mi sono interessato a loro poco o niente.

Come avviene di solito, i miei genitori trascurarono di impartirmi qualsiasi nozione che riguardasse il sesso, e le conoscenze che possedevo erano raccolte furtivamente da fonti contaminate, discorsi di ragazzacci a scuola e altrove. I miei vecchi mi fecero sapere, in modo vago, che simili discorsi erano malvagi, e la timidezza naturale e il desiderio di essere ’buono’ mi impedì di imparare molto sulle questioni sessuali. Dato che non sono mai andato in collegio, mi sono state risparmiate, forse, molte delle degradanti iniziazioni amministrate in tali situazioni da ragazzi che hanno conoscenze sessuali.

A dispetto di quanto detto sopra, non credo di essere stato sessualmente molto precoce, e anche adesso sento che mi deriverebbe più piacere dalla semplice contemplazione che da un contatto personale con l’oggetto delle mie attenzioni amorose.

Crescendo, arrivò, naturalmente, un desiderio fisico non definito, ma era la bellezza di quelli che ammiravo che mi attraeva di più. Al momento della pubertà ho acquisito spontaneamente l’abitudine della masturbazione. Una volta, mentre facevo il bagno ho scoperto che una sensazione piacevole veniva dal toccare gli organi sessuali. Non passò molto tempo che quell’abitudine si consolidò. In un primo momento la praticavo, ma di rado, ma poi molto più frequentemente (per esempio, una volta a settimana), anche se a volte sono trascorsi mesi senza che mi lasciassi andare ad essa. Ho avuto sogni erotici solo tre o quattro volte nella mia vita. Considero l’abitudine della masturbazione moralmente riprovevole e ho deciso molte volte di interromperla, ma senza risultato. Mi offre solo una soddisfazione assolutamente momentanea, ed è sempre seguita da scrupoli e da rimorso.

Nella mia vita non ho mai provato alcuna sensazione sessuale per una donna, né ho avuto alcun rapporto sessuale con nessuna donna. Il solo pensiero di una cosa del genere è troppo ripugnante e disgustoso per me. Questo è vero, a parte ogni considerazione morale, e non credo che potrei arrivare ad una cosa del genere. Io non sono attratto in nessun modo dalle giovani donne. Anche la loro bellezza fisica ha poco o nessun fascino per me, e spesso mi chiedo come gli uomini possano essere così colpiti da essa. D’altra parte, io non sono uno che odia le donne, e ho molte forti amicizie del sesso opposto. Sono, però, donne più grandi di me, e la nostra amicizia è basata esclusivamente su determinati gusti intellettuali o estetici che abbiamo in comune.

Non ho avuto praticamente nessun rapporto fisico con gli uomini; in ogni caso, nessuno specificamente sessuale. Una volta, quando avevo circa 19 o 21 anni, ho iniziato ad abbracciare un giovane ben formato con il quale stavo dormendo, ma la timidezza e gli scrupoli hanno avuto la meglio sui miei sentimenti, e, dato che il mio compagno di letto non era amorosamente inclinato verso di me, non se ne fece nulla. Qualche anno dopo mi sono fortemente legato a un amico che avevo già conosciuto per diversi anni. Le circostanze ci fecero stare molto tempo insieme durante un’estate. Fu allora che sentii per la prima volta lo shock pieno dell’amore. Lui ricambiava il mio affetto, ma entrambi eravamo timidi nel mostrare i nostri sentimenti o nel parlarne. Spesso, camminando insieme, dopo che era scesa la notte, avremmo messo le braccia ciascuno sulle spalle dell’altro. Qualche volta anche quando dormivamo insieme ci saremmo stesi a stretto contatto, e il mio amico una volta suggerì che io mettessi le mie gambe contro le sue. Lui spesso mi pregava di passare la notte con lui, ma io cominciai a temere i miei sentimenti, e dormii con lui, ma di rado. Nessuno di noi due aveva idee precise sulle relazioni omosessuali, e, a parte quello che ho raccontato sopra, non abbiamo avuto nessun ulteriore contatto tra noi. Pochi mesi dopo che i nostri sentimenti amorosi si erano sviluppati il mio amico morì. La sua morte mi causò grande sofferenza, e il mio temperamento naturalmente religioso cominciò a manifestarsi in maniera forte. In questo periodo, inoltre, ho letto per la prima volta alcuni scritti di Mr. Addington Symonds, e certe allusioni nel suo lavoro, insieme con la mia recente esperienza, presto mi portarono ad una piena coscienza della mia natura invertita.

Circa otto mesi dopo la morte del mio amico mi capitò di incontrare in una strana città un giovane della mia età, che esercitava su di me un’attrazione forte e immediata. Aveva un volto raffinato e bello, aveva una gradevole struttura fisica, e, anche se era piuttosto poco portato a dimostrare i suoi sentimenti, diventammo ben presto amici.

Siamo stati insieme solo per pochi giorni, poi fui costretto ad andarmene per tornare a casa, e la separazione mi causò grande infelicità e depressione. Pochi mesi dopo passammo insieme un periodo di vacanza. Un giorno, durante il nostro viaggio andammo a nuotare, e ci spogliammo nello stesso stabilimento balneare. Quando vidi il mio amico nudo per la prima volta, mi sembrava così bello che avrei voluto buttargli le braccia al collo e coprirlo di baci. Tuttavia ho tenuto nascosti i miei sentimenti, osando a stento guardarlo per paura di non riuscire a trattenere i miei desideri. Più volte in seguito, nella sua stanza, l’ho visto nudo, con lo stesso effetto sulle mie emozioni. Fino a che non lo avevo visto nudo i miei sentimenti per lui non erano di carattere fisico, ma in seguito ho desiderato il contatto vero e proprio, ma solo di abbracci e baci. Sebbene fosse affezionato a me, non aveva assolutamente desideri amorosi per me, e essendo un tipo semplice, puro di sentimenti, mi avrebbe odiato per i miei sentimenti e per la mia natura invertita. Sono stato attento a non fargliela scoprire, e sono stato molto infelice quando mi ha confidato che era innamorato di una ragazza che voleva sposare. L’episodio è avvenuto diversi anni fa, e anche se siamo ancora amici, i miei sentimenti affettivi verso di lui si sono raffreddati notevolmente.

Sono sempre stato molto timido nel mostrare le mie tendenze affettive. La maggior parte dei miei conoscenti (e anche gli amici intimi) pensano che io sia stranamente freddo, e spesso si chiedono perché non mi sono mai innamorato o non mi sono sposato. Per ovvie ragioni non sono mai stato in grado di diglielo.

Tre o quattro anni fa, mi venne tra le mani il piccolo libro di Coventry Patmore, e dalla sua lettura risultò una strana mescolanza delle mie concezioni religiose e di quelle erotiche. Il desiderio di amare ed essere amati è difficile da soffocare, e, quando ho capito che da omosessuale non era né lecito né possibile per me amare in questo mondo, ho cominciato a proiettare il mio desiderio nell’altro mondo. Per nascita io sono un cattolico romano, e nonostante un temperamento un po’ scettico, cerco di rimanere tale per convinzione.

Dalle dottrine della Trinità, dell’Incarnazione e dell’Eucaristia, ho tratto conclusioni che avrebbero riempito le menti del pietista medio di un sacro orrore, tuttavia io credo che (date le premesse), queste conclusioni siano logicamente e teologicamente difendibili. La divinità del paradiso che io immaginato non assomiglia in alcun modo alle insulse concezioni del Beato Angelico, o al Quartier St. Sulpice. Il suo aspetto fisico, almeno, sarebbe meglio rappresentato da qualche semidio di Prassitele o da qualche ragazzo meditabondo nudo di Flandrin.

Anche se queste fantasie mi hanno provocato notevoli inquietudini morali, non sembrano del tutto riprovevoli, perché sento che la felicità più importante che vorrei trarre dalla loro realizzazione deriverebbe principalmente dalla contemplazione della persona amata, piuttosto che da gioie che richiedono maggiore prossimità fisica.

Io ho solo una conoscenza superficiale della storia e dei particolari del misticismo erotico, ma è probabile che le mie idee non siano né nuove né particolari, e molte parole dei pochi scrittori mistici, con le cui opere ho una frequentazione, sembrano sostanzialmente d’accordo con quanto io bramo e con le mie conclusioni Nel tentativo di trovare per esse una convalida da parte di un’autorità valida, ho sempre cercato conferme da parte dei membri del mio stesso sesso, di conseguenza è assolutamente improbabile che io abbia modellato le mie opinioni seguendo quelle di donne ipersensibili o isteriche.

Voi giustamente dedurrete che è difficile per me dire esattamente come considero (moralmente) la tendenza omosessuale. Di una cosa, però, sono molto certo, cioè che, anche se fosse possibile, non vorrei scambiare la mia natura invertita con una normale. Ho il sospetto che le emozioni sessuali e anche quelle invertite abbiano un significato più sottile di quello che è generalmente attribuito loro, ma i moralisti moderni o combattono vergognandosi delle interpretazioni trascendentali o non ne vedono alcuna, e io sono ignorante e incapace di risolvere il mistero che questi sentimenti sembrano implicare.

Patmore parla abbastanza coraggiosamente, a suo modo, e Lacordaire ha accennato ad alcune cose, ma in maniera molto controllata. Io non ho né la capacità né l’opportunità di studiare quello che i mistici del Medioevo hanno da dire in questo senso, e, poi, il modo medievale di vedere le cose, non mi è congeniale. La caratteristica principale della mia tendenza è l’ammirazione preponderante per la bellezza maschile, e in questo io sono più simile ai Greci.

Non ho assolutamente parole per dirvi quanto potentemente tale bellezza mi colpisce. I valori morali e quelli intellettuali sono, lo so, di maggior importanza, ma la bellezza fisica la vedo più chiaramente, e mi appare come la più vivida (se non la più perfetta) manifestazione del divino. Un piccolo fatto può, forse, rivelarvi i miei sentimenti in modo più completo. Non molto tempo fa mi capitò di vedere un giovanotto insolitamente ben fatto entrare in una casa di appuntamento con una comune donna di strada. Quella vista mi riempì dell’angoscia più acuta, e il pensiero che la sua bellezza sarebbe stata presto a disposizione di una prostituta mi fece sentire come se fossi un testimone impotente e infelice di un sacrilegio. Può darsi che la mia passione per bellezza maschile sia solo un’altra manifestazione della vecchia mania platonica, perché col passare del tempo mi capita di desiderare sempre meno il vero giovane che sta davanti a me, e sempre di più una qualche creatura ideale e perfetta il cui splendore fisico e il cui cuore amabile sono le cose reali di cui noi vediamo solo i riflessi in questa grotta di ombre. Dalla nascita e dallo sviluppo dentro di me di quello che io chiamo, per la mancanza di un nome migliore, il mio ideale Patmoreo omosessuale, la vita è diventata, nel complesso, un’attività stanca. Io non sono depresso, però, perché molte cose ancora hanno per me un certo interesse. Quando tale interesse viene meno, come accade di tanto in tanto, mi sforzo di essere paziente. Dio voglia che, dopo la fine qui, io possa essere tratto dall’ombra, e allontanato dalle immagini di vana apparenza per giungere nell’aldilà al possesso della loro infinita realtà.”

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