SESSO E AMORE GAY NELLE SCUOLE INGLESI DEL PRIMO 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quarta

Nell’ambito del progetto di riedizione in traduzione italiana delle storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis, presento qui la storia n. 13. Si tratta di un documento di importanza eccezionale per far luce su alcuni argomenti particolarmente interessanti:

1. Le abitudini sessuali delle scuole inglesi del primo ‘900,

2. Il contrasto tra la sessualità di sottomissione delle scuole e l’ideale di lirico di certe forme di amore omosessuale.

3. La paura fobica della masturbazione, alimentata da forti pregiudizi della classe medica,

4. Le esperienze eterosessuali dei gay con le prostitute, come tentativo autoimposto di recuperare una sessualità etero.

5. Le amicizie affettuose, anche con implicazioni sessuali, tra un gay e un etero.

Buona lettura.

STORIA XIII

Artista, dell’età di 34 anni. “La prima sensazione sessuale di cui sono cosciente”, scrive, “la provai all’età di 9 o 10 anni, quando mi innamorai di un bel ragazzo che deve essere stato circa due anni più grande di me. Non mi ricordo neppure di aver mai parlato con lui, ma il mio desiderio, per quanto posso ricordare, era che avrebbe dovuto impadronirsi di me e occuparsi di me. Ho ancora la netta impressione di quanto anche il dolore e la crudeltà sarebbero stati piacevoli nelle sue mani. (ho notato che nei bambini piccoli è spesso difficile distinguere le emozioni sessuali da quello che un adulto definirebbe crudeltà.)

Deve essere stato in quel periodo che scoprii, completamente da solo, l’atto della masturbazione. Il processo si sviluppò del tutto naturalmente, anche se non posso non pensare che la mia vita da rinchiuso in una strada di Londra e in una scuola di Londra e la mancanza di esercizio fisico, di paesaggi, di colori e di belle forme, avessero molto a che fare con quel processo. L’impostazione della scuola in cui mi trovavo era singolarmente corretta, ma mi chiedo se la vantata correttezza dell’impostazione  delle scuole diurne può compensare la vita libera e disciplina rilassata di una scuola pubblica inglese.

Non so fino a che punto la masturbazione, piuttosto frequente tra i 10 e i 13 anni, possa avere influito sulla mia debole salute, ma quando avevo 12 anni fui portato da mia madre da un famoso dottore. Non mi fece nessuna domanda di natura sessuale, ma raccomandò che fossi mandato lontano da Londra. Aveva un orrore spontaneo per i giochi violenti tra ragazzi, e sconsigliò diverse scuole pubbliche che ci erano state suggerite. Alla fine fui mandato a una scuola privata in riva al mare.

La scuola privata era pulita e sana. Il tuffo nel Cocito sessuale della grande scuola pubblica che seguì fu bruscamente improvviso. Ai miei tempi  – omissis – era un perfetto spezzatino  di impurità. C’era un sacco di incontinenza, non molta crudeltà, la conversazione sporca era una cosa continua, ma c’era anche una grande quantità di affetto genuino, anche fino all’eroismo, mostrato tra i ragazzi nelle loro relazioni gli uni con gli altri. Tutte queste cose erano trattate dagli insegnanti e dai ragazzi come più o meno diaboliche, col risultato che venivano o  perseguite o del tutto trascurate, secondo l’istinto sessuale o emozionale di ciascuno. Non si provava nemmeno a fare una distinzione. Un bacio era sporco come l’atto della fellatio, e nessuno aveva un qualsiasi metro o principio con cui guidare le voglie della fanciullezza.

La mia prima iniziazione ai misteri del sesso fu nelle mani dell’addetto del dormitorio, che mi mostrava il suo pene quando mi svegliava la mattina, e mi masturbava quando mi faceva il bagno caldo la notte del Sabato. Questa vecchia canaglia 45enne commetteva l’atto della fellatio con la maggior parte dei ragazzi a turno quando faceva il giro del dormitorio. Per i ragazzi più grandi non posso parlare, ma su di noi più giovani di 14 e 15 anni esercitava una sorta di terrore osceno e di fascino. Era molto popolare, andavamo da lui come le colombe vanno da un serpente. Quando ho rivisitato la mia vecchia scuola molti anni dopo, occupava una posizione di molta responsabilità nella cappella del college, e notai che aveva quella espressione di reverenza furba che credo di poter ora scoprire immediatamente quando la vedo in un uomo.

Per il resto il dormitorio era chiassoso e volgare, e c’era una buona dose di bullismo, che probabilmente ha fatto poco male. Il mio ricordo principale è ora quello del mistero sporco del parlare osceno, del quale non mi sono mai preoccupato e che non ho mai capito. Ciò di cui avevo veramente bisogno, come tutti gli altri ragazzi, era un piccolo aiuto tempestivo per i problemi sessuali, ma nessuno di noi lo ha mai ottenuto, e ognuno doveva elaborare da solo il proprio principio di condotta. Era un processo lungo, difficile e costava una grande fatica, e non posso che credere che molti di noi abbiano fallito nel loro sforzo. Eravamo arrivati impreparati per la mancanza di qualsiasi istruzione. Il principio al quale eravamo apparentemente addestrati era la repressione di ogni istinto. Mia madre era ignorante per la sua innocenza, mio ​​padre per la sua indifferenza, e così, stando tra di loro, sono stato mandato fuori indifeso. Una madre si assume una grande responsabilità nel mandare suo figlio lontano impreparato. Un genitore non dovrebbe cercare di scaricare la sua responsabilità sul maestro di scuola. Solo l’amore dovrebbe essere la fonte da cui dovrebbero fluire le rivelazioni [sul sesso]…; il maestro, per la stessa natura della sua posizione, non può rivelare alcunché.

Una imminente crisi della mia salute – dovuta, a quanto apparirebbe oggi a cause abbastanza ovvie – mi liberò dal purgatorio del dormitorio del collegio, e fui trasferito in un istituto privato. Questi istituti erano considerati più selezionati e meno ‘ruvidi ‘. L’atmosfera sociale era, però, forse più malsana, perché più effeminata, e il collegio era pieno di giovani nobili poppanti. Il capo nominale della casa in condizioni normali avrebbe potuto essere un vero leader. Ma, in realtà, il vero capo della casa era un giovane paria di livello scolastico piuttosto basso e pieno d’ipocrisia e di innaturali concupiscenze. Il ragazzo che occupava il cubicolo accanto al mio era anche lui un brutto caso di sviamento sessuale, anche se non aveva una distinzione sociale che lo rendesse un personaggio raffinato da temere. Ebbi tutte le opportunità di osservarlo fino a quando, due anni più tardi, per fortuna, gli fu chiesto di andarsene. Parlava in modo osceno dalla mattina alla sera, si ubriacò in una o due occasioni, si masturbava costantemente senza nascondersi, aveva rapporti sessuali inter femora con molti dei ragazzi più giovani, ma senza dimostrate alcuna attenzione o affetto per loro, e dava l’impressione di essere nato per un bordello. L’unica cosa che lo redimeva era la presenza di qualche elemento di buon cuore: una caratteristica che si trova spesso tra quelli che sono egoisti e irresponsabili. Mi è stato detto, dopo, che si è perso del tutto. Non so se gli istinti sessuali di questo giovane cucciolo avrebbero potuto essere trasformati o guidati; ma una vita più ruvida e più semplice di quella di una scuola pubblica e un clima più aperto e meno ipocrita avrebbero potuto metterlo in una condizione migliore. L’ipocrisia è un vizio, però, di cui gli scolari stessi sono fortunatamente privi. È un vizio che viene dopo. Il tono tra i ragazzi era francamente e violentemente impuro, anche se impuro non per istinto, ma per la mancanza di direzione e per la repressione.

Non ho un solo ricordo felice di questo periodo della mia vita scolastica. Ma da questo pantano di virtù mal concepite ho colto il mio primo bocciolo di affetto sincero. Lo definisco un bocciolo perché non è mai maturato fino al fiore. All’inizio mi era stato dato il massimo della sporcizia perché me ne alimentassi, e alla fine per me stesso il massimo della castità. Sarà per me una questione di rammarico destinato a durare tutta la vita il fatto che l’amore, che è stato la stella polare dei miei anni di scuola, non è mai stato portato a compimento e non si mai poggiato su un solida base di cameratismo.

Quando avevo più o meno 16 anni e mezzo entrò in collegio un ragazzo di circa due anni più giovane di me, che divenne il pensiero dominante dei miei giorni di scuola. Non ricordo un momento, da quando l’ho visto la prima volta fino al tempo in cui ho lasciato la scuola, in cui non fossi innamorato di lui, e l’affetto era ricambiato, anche se un po’ riservatamente. È sempre stato un po’ più avanti di me nei libri e nelle borse di studio, ma mentre il nostro affetto maturava trascorrevamo la maggior parte del nostro tempo libero insieme, accettava le mie proposte come una ragazza che viene corteggiata, un po’ beffardamente, forse, ma con vero piacere. Mi permetteva di coccolarlo e di accarezzarlo, ma la nostra intimità non è mai andata oltre il bacio, e anche su questo c’era l’onta della vergogna; c’era sempre una barriera tra noi, e non abbiamo mai nemmeno sussurrato tra noi le cose di cui tutta la scuola parlava oscenamente. Non ci è mai venuto in mente alcun collegamento tra le nostre emozioni e la morale sessuale della scuola. In effetti, vivevamo una vita di sogno fatta di castità che non si poteva paragonare ad alcun’altra condizione umana. Tutto questo andò improvvisamente in pezzi. Il mio amico era molto bello ed era un oggetto di attrazione per gli altri. Che alcuni dei ragazzi più anziani gli avevano fatto proposte di rapporti sessuali, lo sapevo,  ma le avevano fatte a lui come a me, che ero di una malvagità indicibile. Un giorno ho sentito che quattro o cinque di questi suoi pretendenti lo avevano maltrattato; gli avevano, credo, tolto i pantaloni e avevano tentato di masturbarlo. L’offesa era probabilmente una animalesca presa in giro; a me sembrò un’offesa imperdonabile. La questione fu segnalata al direttore da un inserviente, ma perché seguisse la punizione era necessaria una prova di conferma. Ero lacerato dalle passioni, non potevo quindi riflettere e, alla fine, commisi il più grande dei crimini per uno ragazzo di scuola: feci la spia. L’azione, date le circostanze, era coraggiosa, ma la cosa mi era indifferente dato che il ragazzo che mi piaceva mi giudicava bene. Il risultato fu che, alla fine del trimestre, a quattro o cinque dei ragazzi più grandi fu ‘chiesto di andarsene’. Il breve periodo rimanente della mia vita scolastica, che in precedenza era stata un inferno, divenne davvero felice. Il fatto che questo abbia procurato un danno ai quattro o cinque ragazzi il cui peccato, dopo tutto, non era che un impulso male indirizzato di cui era responsabile il sistema, mi sembra ora molo ingiusto. Dei ragazzi mandati via, però, certamente tre hanno fatto carriere importanti. Dato che il mio amico ed io, ci preoccupavamo più di prima uno dell’altro; man mano che il nostro affetto aumentava, aumentava anche la paura di quei sentimenti. L’amicizia era troppo eterea da vivere; ma anche adesso abbiamo un profondo rispetto uno per l’altro.

Quando, all’età di 19 lasciai la scuola mi fu permesso di vagabondare per un anno prima di entrare all’università. In questo periodo mi capitò un’esperienza sessuale che, fosse o non fosse una cosa di cui tenere conto, certamente considero ora con rammarico, se non con orrore. Mio padre aveva scoperto, qualche mese prima di questa data, che io avevo l’abitudine di masturbarmi, e mi aveva dato quello che pensava fosse il consiglio giusto, secondo le circostanze: ‘Se lo fai [se ti masturbi],’ disse,’ non sarai mai in grado di utilizzare il tuo pene con una donna. Quindi la cosa migliore da fare sarà andare con una prostituta. Se ci andrai, però, potrai forse prendere una malattia terribile. Pertanto il modo più sicuro sarebbe quello di farlo all’estero, se ne avrai l’occasione, perché lì le case di tolleranza sono controllate’. Dopo essersi dichiarato di questo avviso non s preoccupò ulteriormente della faccenda, ma mi lasciò ad occuparmi del mio destino. Il grande medico, dal quale fui portato in questo periodo, mi diede anche lui il suo consiglio su questo punto. ‘La masturbazione’, disse,’ è la morte. Un certo numero di giovani uomini viene da me con la stessa storia. Dico loro che si stanno uccidendo, e anche tu ti ucciderai.’ La speranza del medico era apparentemente di spaventare i suoi giovani pazienti per portarli verso quelle che egli riteneva essere le condizioni naturali di vita, e uno se ne andò via con l’impressione che ogni manifestazione sessuale su se stessi fosse una infermità fisica, dovuta alla propria debolezza morale. Tutto questo mi capitò, un po’ di tempo prima che potessi prendere la decisione di seguire i consigli di mio padre, ma dopo un periodo di vera e propria angoscia morale, deliberatamente e completamente a sangue freddo, mi diedi da fare per mettere in pratica la cosa. Cercai una puttana per le strade di – omissis – ed andai a casa con lei. Da qualcosa che mi disse capii di averle dato piacere, e mi chiese di andare di nuovo da lei. Lo feci due volte, ma senza alcun vero piacere. Il tutto era troppo sordido e senz’anima, l’uomo che decide di prendere una cattiva medicina regolarmente deve prima rendersi conto che ne ha veramente bisogno.

Più o meno nello stesso tempo mi capitò di stare, per alcuni mesi, in una città universitaria tedesca, e decisi, dato che ne avevo l’opportunità, di portare il consiglio paterno alla conclusione logica. Provai una casa autorizzata. Il posto era pulito e decente, e le condizioni, lo riconosco, erano come quelle che normalmente si trovano in qualsiasi città continentale adeguatamente regolamentata, ma a me la cosa appariva indicibilmente orribile. Era un’operazione puramente commerciale, e non aveva nemmeno l’elemento qualificante del rischio per se stessi, o della trasgressione nei confronti di un codice sociale o disciplinare. Sono andato via con la  sensazione di avere toccato il fondo nelle mie esperienze sessuali, e ho capito che cosa Faust aveva visto quando il topo rosso usciva dalla bocca della strega nella danza di Valpurga.

Queste furono le uniche occasioni in cui ebbi un rapporto sessuale con le donne. Guardando indietro a queste cose, mi sembra che fossero quasi inevitabili. Ma se avessi la mia vita da vivere di nuovo io le eviterei come se fossero un progetto letale. Credo di essere uscito dal fuoco illeso, probabilmente, anzi, mi ha fatto bene, nel senso che ha reso possibile per me guardare più in profondità nella vita, anche se fino a che punto vedere i tormenti dei dannati ci spinge  riflettere, forse solo un Dante potrebbe dirlo. Ritengo fondamentalmente sbagliato e immorale farsi delle conoscenze a scapito della vergogna e della miseria altrui. Per me il pensiero principale e quello più amaro è che ho gettato via il primo sorgere della mia virilità dove non ho ottenuto nessun amore  in cambio. Sia per un ragazzo che per una ragazza, la propria verginità è, o dovrebbe essere, un bene tanto glorioso e sacro da essere custodito gelosamente, e da dare solo al richiamo dell’amore, a chi ci ama, sia esso compagno, amante, o moglie, e noi possiamo amare a nostra volta.

La vita universitaria completa in cui entrai all’età di 20 anni portò con sé una marea di nuove idee, sentimenti e sensazioni. Le amicizie che feci lì rimarranno sempre quelle centrali della mia vita. Fino al mio ultimo trimestre al college all’età di 24 anni ho sempre indossato la mia corazza di castità artificiale, ma poi un cambiamento gradualmente arrivò, e cominciai a capire il rapporto tra i fenomeni fisici del sesso e le sue manifestazioni intellettuali e fantastiche (io non ero destinato a capire pienamente tutto questo per alcuni anni e per di più esclusivamente attraverso la mia esperienza personale.)  Fu lo studio di “Foglie d’erba” di Walt Whitman che per la prima volta gettò luce su questa questione. Fino a quel momento avevo tenuto le due cose rinchiuse, di fatto, in due compartimenti stagni separati, le mie amicizie in uno, i miei istinti sessuali in un altro, – da tenere sotto controllo e da reprimere seguendo il codice della scuola pubblica come io lo concepivo.

È inutile dire che sono stato continuamente turbato da fenomeni sessuali abituali: sogni erotici, perdita di liquido seminale, erezioni fastidiose di notte, ecc. Queste cose le ho represse come meglio ho potuto, con la masturbazione abituale e con la dieta regolare e l’esercizio fisico che vita accademica ha reso possibile. Una volta, per il periodo di un anno dovrei dire, ho provato a superare il desiderio della masturbazione a tappe graduali, sul principio della cura dell’ubriacone con la quale egli prendeva ogni giorno meno vino inserendo un ciottolo in più nella sua bottiglia. Ho segnato sul mio calendario i sogni erotici e le notti in cui mi masturbavo, e ho cercato gradualmente di prolungare i tempi intermedi. Sei settimane, tuttavia, sono state il periodo più lungo nel quale sono stato in grado di astenermene.”

Pochi anni dopo l’autore di questa comunicazione formò una relazione intima (in cui non fece lui le prime avances) con un ragazzo, di qualche anno più giovane di lui e di bassa classe sociale, il cui progresso fu in grado di assistere. “Ma per quanto mi riguarda”, osserva, “gli devo tanto quanto gli ho dato, perché il suo amore ha illuminato l’oro dell’affetto che era in me e ha consumato le scorie. È da lui che ho imparato che tra il fisico e lo spirituale nell’amicizia non c’era nulla di simile ad una linea invalicabile.” Questo rapporto è durato per alcuni anni, fin quando il giovane uomo si è sposato; i suoi effetti sono descritti come molto vantaggiosi per entrambe le parti; tutti i problemi sessuali sono scomparsi, insieme con il desiderio di masturbarsi. “Tutto nella vita ha cominciato a cantare di gioia, e quel poco di vero lavoro creativo che io posso aver fatto lo attribuisco in gran parte alla capacità di lavoro che nacque dentro di me in quegli anni.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5313

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