JEREMY BENTHAM – SAGGIO SULLA PEDERASTIA

Sono lieto di annunciare che, dopo un lavoro lungo e non facile, è finalmente online nella Biblioteca di Progetto Gay, la mia traduzione italiana del saggio di Jeremy Bentham “Offese contro di sé: pederastia”:
Jeremy Bentham (1748-1832) fu un uomo di intelligenza illuminata la cui opera incise profondamente nello sviluppo del diritto inglese e di quello americano e contribuì allo sviluppo delle idee del liberalismo e indirettamente anche del socialismo. La modernità del personaggio e la sua capacità di anticipare i tempi sono stupefacenti: difese strenuamente la libertà personale ed economica, la libertà di parola, la parità di diritti delle donne, si impegnò per l’abolizione della schiavitù, per l’abolizione delle punizioni corporali e la depenalizzazione della sodomia. Ma la cosa che più colpisce in quest’uomo è la stretta laicità, in un mondo in cui la religione era ancora largamente dominante.
Fu l’ispiratore della nascita della Università di Londra, aperta a tutti, senza distinzioni basate sulla religione o sul rango sociale e senza distinzioni razziali. Non è mia intenzione scrivere un saggio su Bentham, che richiederebbe una conoscenza dell’autore ben più profonda della mia. Intendo qui limitarmi soltanto ad un testo “Offese contro di sé: pederastia”, un saggio di diritto sulla opportunità di sanzionare penalmente la pederastia, scritto nel 1785, quindi all’età di 37 anni, in 60 pagine e mai pubblicato da Bentham.
Si tratta del primo saggio che affronta il problema delle depenalizzione della pederastia, che ai suoi tempi era punita con l’impiccagione. Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1978 (summer and fall issues of Journal of Homosexuality, v.3:4(1978), p.389-405; continuato in v.4:1(1978), a cura del Dr. Crompton, Professore di Inglese nell’Università del Nebraska:
Per la mia traduzione mi sono servito della edizione sopra citata. Il testo è complesso, talvolta non del tutto chiaro. Si tratta in effetti di appunti e non di un libro in un’edizione a stampa curata dall’autore. Oltre l’evidente laicità che confina talvolta in una celata ironia contro gli atteggiamenti moralistici dei teologi, si colgono vari aspetti di interesse per la storia dei diritti degli omosessuali.
Bentham, quando si riferisce alla pederastia intende parlare di rapporti tra adulti consenzienti, in questo senso manca del tutto ogni riferimento alla pedofilia.
Bantham ritiene che i partner siano giovani o che sia giovane almeno uno dei due ma li considera entrambi capaci di intendere e di volere e arbitri delle proprie azioni.
Il saggio smonta i tradizionali inquadramenti criminologici della sodomia con argomenti di carattere logico e con la citazione di fonti storiche, dimostra che la pedofilia non porta alla diminuzione delle nascite e non infiacchisce i corpi, che non ha nulla a che vedere con la misoginia e sostanzialmente non influenza i diritti delle donne.
L’ironia nella demolizione delle motivazioni teologiche della condanna della pederastia è evidente e la conclusione che non ha alcun senso punire come reati cose che non producono danno sociale né personale arriva come esito scontato di un ragionamento strettamente coerente.
“Stupisce che nessuno ancora abbia immaginato che sia peccaminoso grattarsi dove prude, e che non sia mai stato definito che l’unico modo naturale di grattarsi è con questo o quel dito e che è innaturale grattarsi con qualsiasi altro.”
Questa citazione si potrebbe usare benissimo ancora oggi contro coloro che ritengono l’omosessualità contro natura.
Bentham non ha mai amato il moralismo, a nessun livello, e ha ritenuto laicamente che morale e diritto fossero cose completamente diverse e che la legge debba essere basata su principi di utilità generale, gli unici in nome dei quali è lecito mettere limiti alle libertà individuali.
Molto curiosa, in questo saggio è la parte che riguarda la masturbazione in cui Bentham dimostra di accettare del tutto acriticamente i pregiudizi provenienti dalla classe medica del tempo e ritiene la masturbazione la pratica sessuale più pericolosa perché capace di indebolire gli individui e di minarne la salute, ma ovviamente ritiene che non avrebbe alcun senso ritenerla un reato da perseguire penalmente.
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