GAY E ANSIA

L’ansia è una forma di timore connesso a qualcosa di indefinito e indeterminato che è avvertito come un pericolo dal quale però è impossibile tenersi lontani. L’ansia ha manifestazioni fisiche di vario livello, dall’irrequietezza, all’insonnia, alla tachicardia, alla extrasistolia, all’ipertensione e sconvolge talora i ritmi della vita ordinaria rendendo difficile se non impossibile la realizzazione di azioni quotidiane che prima dell’insorgere dello stato ansioso erano considerate banali.

Ci sono forme di ansia del tutto prive di cause oggettive individuabili e ci sono forme di ansia in cui si individua una causa oggettiva ma la reazione ansiosa va ben al di là di quanto ci si potrebbe razionalmente aspettare. L’ansia è connessa ad una errata valutazione del pericolo e alla prevalenza della reazione emotiva su quella razionale. Si possono rilevare manifestazioni ansiose di intensità molto variabile in molte patologie anche gravi ma se ne possono riscontrare, quantunque di grado più lieve, anche in situazioni che hanno oggettivamente ben poco di patologico.Oggi l’ansia comincia ad essere studiata non solo a livello descrittivo ma anche a livello biochimico, si tratta di studi affascinanti ma siamo agli inizi di una biochimica dei fenomeni psichici che resta comunque materia per alti specialisti. Le terapie farmacologiche dell’ansia possono andare ben oltre i classici ansiolitici minori ma devono essere gestite sotto stretto controllo specialistico. Intendo dire che le competenze biochimiche e farmacologiche per gestire i moderni psicofarmaci vanno oltre le competenze del medico di base e richiedono intervento di specialisti.

In questo post prenderò in considerazione il peso dell’ansia in particolare in relazione all’accettazione della omosessualità e agli aspetti della vita ordinaria di un omosessuale. Preciso che non mi occuperò di ansia patologica, che, come detto, ha bisogno di un approccio specialistico, ma di ansia “normale”. Per quanto possa sembrare paradossale, l’ansia, entro certi limiti, è una componente normale della vita di tutti ed è addirittura necessaria per mantenere, quando se ne presenta la necessità, i dovuti livelli di attenzione e di allarme.

C’è una nozione sulla quale vorrei fermarmi in particolare: l’ansia, o meglio la predisposizione all’ansia, in molti casi si trasmette per via educativa. Ogni forma di educazione che tenda ad accentuare il clima di incertezza e di paura, ogni forma di educazione che trascuri di valorizzare adeguatamente un approccio razionale è di per sé ansiogena. Al contrario ogni forma che educazione che fornisce al bambino spiegazioni di tipo razionale lo abitua a pensare con categorie razionali e lo immunizza nel confronti degli eccessi di emotività. Non c’è bisogno di dire che la migliore profilassi dell’ansia dell’adulto sta in una educazione rassicurante e gratificante, che non induca mai timori irrazionali.

L’ansia è alimentata nel bambino dal mancato rapporto con gli adulti e coi genitori in particolare. È la tipica ansia di rifiuto. Talvolta il rapporto con l’adulto c’è ma è ansiogeno perché punitivo, distaccato e formale. Al di là della volontà educativa, resta il fatto che un adulto ansioso induce ansia nel minore e lo porta per imitazione ad assimilare i meccanismi ansiogeni (dubbi ricorrenti, sensi di insicurezza assecondati, eloquio frenetico e ripetitivo e simili, innalzamento del tono della voce, tono allarmato, o nell’altro senso, mutismo, ansia depressiva, passività ecc. ecc.). Un sano ambiente familiare è la migliore profilassi dell’ansia anche a lunga scadenza, cioè a distanza di anni.

Va tenuto per presente che influiscono sulla genesi dell’ansia molte altre componenti al di fuori della stretta cerchia familiare, tra le altre sono fondamentali l’educazione religiosa e la sessualità. Non è la religione in sé ad essere ansiogena ma è innegabile che un rapporto distorto con la religione può portare ad alti livelli d’ansia. La religione può essere vista in modo positivo e tranquillizzante, come una spinta all’impegno personale e alla disponibilità verso il prossimo, ma può anche essere vista in modo ansioso può cioè ingenerare timore, smarrimento e sensi di colpa del tutto immotivati, in questi termini si trasforma in una causa di preoccupazione, il timore di essere giudicati e di non essere all’altezza delle attese porta al crollo dell’autostima e a stati d’ansia che possono essere anche molto profondi.

Per quanto riguarda la sessualità il discorso si fa particolarmente complesso, perché tornano in campo le dinamiche familiari, quelle legate alla religione e tutta la sfera relazionale, dalle amicizie al clima sociale in cui si vive. La reazione davanti alla scoperta della sessualità fisica e della masturbazione è fortemente dipendente dall’ansia. Per molti ragazzi i primi contatti con la sessualità sono assolutamente tranquilli perché per loro la sessualità non è mai stata un tabù ma un argomento del quale era possibile parlare seriamente con gli adulti. Per altri ragazzi i primi contatti con la sessualità sono invece causa di ansia profonda, accentuano la solitudine in ambito familiare, sono percepiti come qualcosa di sporco o comunque di strano, come un elemento di eccezionalità che per ciò stesso marginalizza la persona, la isola dall’ambiente familiare e sociale e la chiude nella sua solitudine a viversi i suoi sensi di colpa.

È ovvio che l’educazione sessuale ha un peso determinante sull’insorgere dell’ansia sessuale. Nulla più dell’atteggiamento verso la sessualità è assimilato dall’ambiente. La logica dei tabù è ansiogena come quella dei divieti e degli obblighi. Tutte le forme di educazione restrittive della libertà, soprattutto restrittive della libertà “senza motivazioni razionali e autentiche”, induce sensi di ribellione e conseguentemente anche sensi di colpa, come tutte le reazioni vissute in clima di ansia.

Per quanto riguarda i ragazzi gay è tipica l’ansia legata al fatto di poter essere individuati come gay in famiglia, a scuola o dagli amici, ma è altrettanto tipica l’ansia legata all’uso della pornografia e all’idea di lasciare traccia dell’uso della pornografa, peggio ancora se si tratta di pornografia gay, nel computer usato da altre persone di famiglia. Non è raro vedere insorgere stati di ansia legati all’idea del tutto irrealistica di essere immorali, sesso-dipendenti o di essere in situazioni oggettivamente patologiche. Mi è capitato più volte di vedere ragazzi che si sentivano in colpa perché secondo loro erano troppo interessati al sesso. Quando si accorgevano che il mio discorso in proposito aveva come unica preoccupazione la prevenzione della malattie sessualmente trasmesse, in genere rimanevano perplessi e ancora più rimanevano disorientati di fronte all’idea che la sessualità non ha schemi e che ciascuno deve viverla liberamente, ovviamente nel rispetto degli altri. L’ansia porta ad espandere a dismisura il limite del patologico ed a sentirsi in una dimensione patologica che oggettivamente è immotivata. Se si potesse parlare della propria sessualità in modo libero, trovando risposte serie e non battute o reazioni scandalizzate, l’ansia sessuale sarebbe enormemente più contenuta.

Tra i ragazzi più grandi, poi, per quanto questo possa sembrare strano nel XXI secolo, esistono ancora molte reazioni ansiose legate ala sessualità di coppia, sia che si tratti di coppie etero sia che si tratti di coppie gay. Direi anzi che la sessualità di coppia è spesso tra le cause più profonde dell’ansia: ansia legata alla propria costituzione fisica più o meno muscolosa, alla propria statura, al fatto di sentirsi brutti, poco attraenti o ormai troppo grandi di età, o di avere pochi capelli, motivi tutti che sono visti come causa a priori di una quasi insuperabile impossibilità di vivere una vita di coppia felice. Altra cosa ansiogena e frustrante è il dovere chiedere il sesso al proprio compagno che non è ben disposto e che tende a defilarsi.

Evito di soffermarmi sulle sull’ansia da prestazione che può arrivare a comportare la perdita dell’erezione e le frustrazioni che ne conseguono, e mi soffermo invece sulla fine di un rapporto di coppia, quando uno dei due partner si ritrova solo, a leccarsi le ferite e a chiedersi che cosa ha sbagliato. Un’esperienza negativa, se non adeguatamente rielaborata, costituisce un condizionamento negativo per il futuro e porta a imitazioni della spontaneità e a comportamento più stereotipati.

Per i ragazzi che non hanno un compagno stabile esiste un’altra forma di ansia legata proprio alla necessità o alla presunta necessità di trovarsi subito un ragazzo per sentirsi come gli altri (in questo si evidenzia una percezione errata della realtà degli altri e una necessità di integrarsi realizzando quello che si ipotizza gli altri realizzino), quest’ansia è per molti aspetti simile all’ansia della fase frenetica attraversata dai ragazzi che si accettano come gay in età ormai adulta e che pensano che sia assolutamente necessario mettersi immediatamente alla ricerca di un ragazzo per recuperare il tempo perduto o per non perdere definitivamente il treno.

Tutti gli stati ansiosi cui ho fatto riferimento non sono inerenti alla omosessualità in sé ma alla sua dimensione sociale, cioè al fatto che “gli altri” possono non accettarla e vederla come una ragione per emarginare l’omosessuale, o almeno l’omosessuale pensa che questo possa accadere. Un problema tipico dei gay è il coming out, che può provocare ansie molto profonde, specialmente quando il timore di perdere l’affetto dei familiari o degli amici è oggettivamente fondato. La questione del coming out è un po’ la cartina di tornasole dell’ansia e della adeguatezza della dimensione educativa e sociale in cui si è vissuti e si vive. Per alcuni ragazzi il coming out familiare è relativamente poco traumatico, per altri è una cosa assolutamente inconcepibile perché oggettivamente pericolosa.

È possibile porre rimedio agli errori educativi e ridurre l’ansia legata a tabù di vario tipo? La risposta è sì. Ogni forma di socializzazione vera, ogni autentico rapporto di amicizia, ogni forma di confronto che stimoli un atteggiamento più critico e meno emotivo è di per sé una terapia dell’ansia. Se l’ansia, come spesso accade, è legata a relazioni problematiche tra l’individuo e il suo ambiente familiare o sociale, un cambiamento di ambiente può portare ad una drastica riduzione degli stati ansiosi. Classico è il caso del ragazzo che reagisce ansiosamente in casa, dove si sente giudicato e non libero, mentre recupera la sua spontaneità quando va a vivere in un’altra città per ragioni di studio o di lavoro. Alzare i livelli di autostima e di libertà individuale significa ridurre proporzionalmente i livelli di ansia.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto gay:
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