IL ROMANZO DI UN INVERTITO NATO (sesta parte)

Ebbi poi un’avventura con un giovane spagnolo che fece per me quello che io avevo fatto con gli altri. Mi seguiva dappertutto durante un lungo periodo, restava lunghe ore sotto il mio balcone e passeggiava sulla riva quando c’ero io. Io feci la sua conoscenza e lui mi mostrò la più appassionata amicizia. Lo feci venire qualche volta a casa mia ma aveva lo sesso mio carattere, era molto timido e io ero abituato ai maschi possenti, cominciai presto a prenderlo in avversione. L’ho congedato in modo molto poco onorevole e poi non l’ho più visto. Credo che sia tornato in Spagna con la famiglia.

Un giorno in città un uomo mi seguì; il mio capitano era in viaggio, lo spagnolo mi annoiava e avevo bisogno di distrazioni. Ci capimmo molto presto. Gli diedi appuntamento nell’appartamento del capitano di cui avevo la chiave. Fui disgustato da quest’uomo che aveva lo stesso vizio del vostro Battista. Era freddo e appiccicoso; un biondo aspro e antipatico. Non ne potei far nulla tanto ero disgustato e se ne andò molto presto come era venuto. Dopo non l’ho più visto.

Ecco, Signore, la confessione che io volevo farvi; è terminata. Forse mi compatirete, dato che il dono dei grandi spiriti è conoscere e comprendere il bene e il male. In mezzo al mondo in cui vivo e in cui passo, isolato dai miei stessi pensieri, sento una profonda tristezza e un profondo disgusto. Non esco da questo torpore se non nei soli istanti in cui posso abbandonarmi a una folle passione, e questi istanti sono rari perché non voglio più mettere le persone a conoscenza del mio triste segreto. Le signore mi coccolano parecchio. Più di una mi ha fatto delle avances molto galanti, che ho sempre respinto sorridendo ma con vera disperazione e grandi rimpianti. Mi trovo molto bene in compagnia delle signore che fanno veramente per me quello che le signore di La Curée fanno per il vostro Maxime, al quale io un po’ assomiglio; ma più sfortunatamente di lui, la mia natura mi ha impedito l’amore e mi lascia solo la fredda dissolutezza che ha finito per diventarmi odiosa anch’essa.

Mi prendono spesso in giro per la mia malinconia e per i miei atteggiamenti alla Werther, ma se leggessero nel mio cuore mi compiangerebbero o forse riderebbero. Come vi ho già detto, quaggiù non ho alcuna speranza e tutte le gioie degli altri mi sembrano solo un insulto nei miei confronti. Dovrò rimanere sempre quello che sono: un essere carino, piccolino, profumato, irreprensibilmente elegante, frivolo e seriamente dissoluto; lo dico segretamente, perché nessuno ha dubbi su quello che sono e su quello che faccio. Quando dico nessuno intendo fatta eccezione per le tre o quattro persone che mi hanno conosciuto veramente.

Ma dato che loro hanno condiviso le mie debolezze e le mie vergogne, io non devo arrossire davanti a loro, o almeno arrossiamo insieme.

E perché dovrei avere vergogna di quello che ho fato? Non è forse la Natura che ha fatto il primo errore e mi condanna a una sterilità eterna?

Avrei potuto essere una donna adorabile e adorata, una madre e una moglie irreprensibile, e sono solo un essere incompleto, mostruoso, che desidera soltanto ciò che non gli sarebbe permesso e a sua volta è desiderato da quelle che lui non può considerare che come amiche e non come delle amanti. Conoscete supplizio più doloroso, e i nostri torti non sono forse scusabili?

Sono sicuro, Signore, che voi conserverete questa confessione come uno dei documenti umani meno consultati e che mi sarete grato di avervela inviata.
Vi dirò ancora qualcosa che potrà interessarvi sul mio entourage e sul teatro nel quale io vivo … (Nota di Zola: tralascio qui alcuni dettagli troppo circostanziati che permetterebbero forse agli indiscreti di scoprire l’identità dell’autore di queste confessioni. Mi basti dire, per riassumere le informazioni che mi ha dato sulla sua famiglia, che questa famiglia è, dal lato paterno, di molto buona e molto antica nobiltà) … e se non fosse stato per la dote di mia madre e per delle speculazioni ben riuscite, noi saremmo dei ben tristi rappresentanti della nobiltà. Il matrimonio di mio padre vi spiegherà del resto la nostra decadenza e l’origine della nostra opulenza.

I miei fratelli sono tutti sistemati e hanno una bella famiglia. Prego Dio ogni giorno che nessuno dei figli mi rassomigli né nel fisico né nel morale.

Sento che invecchiando finirò in una devozione che mi offrirà la sola consolazione possibile, ma il mio desiderio più ardente è quello di non invecchiare e di andarmene nel fiore della mia giovinezza e della mia bellezza. Se dovessi invecchiare mi disprezzerei e mi odierei troppo.

Non ho niente da aggiungere a queste pagine già così lunghe; Temo di avervi orribilmente annoiato, se avete avuto comunque il coraggio di arrivare fin qui.
Non fa nulla, mi sono un po’ alleggerito l’anima e ho scritto con une sorta di voluttà retrospettiva le scene abominevoli e ardenti di cui sono stato attore.

È inutile assicurarvi che tutto quello ce c’è nel mio scritto è vero; non avrei avuto alcuna ragione di mentire, e voi stesso riconoscerete forse la veridicità di tutto quello che vi scrivo. Mi sembra di essermi trattato abbastanza duramente e non mi sono lusingato né sul lato fisco né su quello morale.

Perdonate i miei scarabocchi, ma ho scritto a cuore aperto, come se mi confessassi a un medico o a un amico e non ho potuto fare caso alla forma o all’ortografia.

Ecco, Signore, quello che avevo da dirvi.

Uno dei vostri più appassionati ammiratori.

P.S. Sapere voi. Signore, che cosa mi ha spinto a scrivervi qui? – È la rabbia e l’invidia che io ho provato rivedendo un ragazzo della più perfetta e augusta bellezza, per il quale io ho avuto in altri tempi la passione più ideale e al quale non ho mai parlato e non parlerò mai. Io lo amo mentre lo odio e vorrei saperlo morto, perché non appartenga mai a nessuno. Avete mai sospettato un simile martirio?

V. – Terzo documento

Signore,

Spero che abbiate ricevuto il pacchetto di fogli così spaventosamente scritti che vi ho inviato. Li ho scritti con piacere, sicuro che nei vostri profondi studi sull’umanità, le sue malattie e le sue disgrazie, una tale confessione non potesse che esservi gradita.

Vi ho scritto in una giornata noiosa e triste mentre c’era una pioggia scrosciante e i colori malinconici si stendevano su tutte le cose. L’ultima parte di questa confessione fu scritta l’indomani mattina mentre una pioggia terribile batteva sulla mia finestra in una banale e triste camera mobiliata.

Quello che ho scritto ha stranamente risentito del mio umore e della tristezza e della noia che mi circondavano. Ho spinto troppo verso il nero tutti i colori e forse mi sono mostrato per quello che sono, ma certamente per quello che non sono sempre. Sono fatto così e ho questa malinconia e questa tristezza – che è diventata il fondo del mio carattere -; ma ne esco spesso e non mi sento sempre così infelice. Vi scrivo questo dopo una cena deliziosa, in numerosa compagnia, in cui ho ricevuto molti complimenti e in cui il vino generoso e tutto lo scintillio di una casa ricca incantavano il cuore e lo spirito. Voglio dunque completare lo studio della mia persona che io considero spesso favorita dalla natura perché essa ha fatto di me un essere che neppure i più audaci poeti sono riusciti a creare.

Uomo e elegante nel corpo, io possiedo lo spirito, lo charme e tutti i gusti delle donne più deliziose; posso dunque trionfare qualche volta attraverso i doni riuniti dei due sessi, anche se qualche volta mi uccido a forza di rimpianti di non essere né uomo né donna. Mi compiaccio nel mettermi a confronto con i bellissimi eroi della mitologia e nel dirmi che Giacinto, Ganimede e tante altre bellissime creature non differivano assolutamente da me e furono adorati dagli dei più belli e più potenti.

Io provo ripugnanza – la ripugnanza più assoluta – per la donna, ma io considero le donne come mie simili, e provo la più viva amicizia per parecchie di loro che mi conservano una tenera amicizia, meravigliandosi forse – senza chiedersi le cause – delle mie riserve e della mia innocenza nei loro confronti.

Sono in corrispondenza regolare con parecchie belle donne, che mi hanno spesso confidato i loro più intimi sentimenti e alle quali sono sempre piaciuto per la mia conversazione più che licenziosa. Molte hanno finto di credere che io facessi loro la corte e mi hanno fatto delle proposte abbastanza esplicite: – io ho subito provato ripugnanza nei loro confronti e le ho immediatamente tenute a distanza. Fingo sempre di essere innamorato di un’altra donna, do loro dei dettagli su persone immaginarie e racconto loro ogni genere di cose che ho imparato dai libri o che so da qualche amico.

Una volta una cugina sposata è rimasta ad abitare da noi per un po’ di tempo. Lei dormiva in una camera a fianco alla mia e solo un muro separava i nostri due letti, collocati in due angoli delle rispettive stanze.

La notte lei dava dei colpi al muro della mia camera, ridendo e scherzando. – perché era molto spiritosa e giocava sempre al bambino terribile (ora è morta di meningite). Tremavo sperando che non le venisse l’idea di chiamarmi e fingevo di addormentarmi subito adducendo a pretesto il sonno più profondo. Credo che avrei potuto dormire completamente nudo al suo fianco senza che mi avesse sfiorato neppure il più piccolo desiderio.

Io posso avere la più grande simpatia per le signore – io parlo di signore, perché le altre non mi sembrano che bestie grossolane – ma io posso essere solo loro amico e mai altro, mentre i miei sensi si risvegliano in un modo terribile e potente quando sento vicino a me o anche vedo soltanto un uomo che mi piace, di qualsiasi condizione sociale sia.

Comunque è vero che io preferisco sempre persone distinte e ben sistemate, soprattutto i militari.

Ieri quando ho consegnato alla posta la lunga lettera che vi avevo indirizzato, sono stato colpito dal bell’aspetto dell’impiegato delle poste; i romani sono veramente molto belli! Oggi ho inviato molte lettere per poter ritornare a vederlo e mi sono divertito a parlargli e a guardarlo. È decisamente un uomo affascinante!!

Io ho per gli uomini una vera passione; e se fossi una donna sento che sarei terribile nei miei amori e nelle mie gelosie!

Non crediate che per amare io intenda solamente fare quello che vi ho scritto ieri; io penso che ci sia un modo molto più bello e più nobile di amare. Purtroppo non lo potrò mai provare, perché un uomo veramente nobile e affascinante come ne conosco, non vorrebbe certamente saperne di me, e bisogna che mi accontenti degli uomini depravati; è vero che forse sono più divertenti e molto meglio degli altri. Ecco la mia consolazione.

Vorrei comunque amare qualcuno di una passione bella e nobile.

Capisco tutti i sacrifici che si possono fare quando si ama e fremo per il fatto di non poter conoscere questo sentimento e soprattutto di non poter essere amato con la passione del cuore e lo slancio col quale sento che potrei amare.

Ho veramente paura, adesso, che l’amore del giovane militare non sia stato che una cosa molto ben calcolata: un mezzo per godersi il mio denaro; forse anche la mia persona gli è stata gradita perché senza dubbio gli ho fato provare cose che lui non conosceva.

Temo che questo sia veramente tutto e che lui non provasse nessun altro sentimento per me.

Quanto al capitano, è un dissoluto, che mi conservo perché adesso non ho niente di meglio e al quale io appartengo per abitudine. Forse lo amo pure più di quanto penso di amarlo. Quando parte, il fatto mi contraria e le sue lunghe assenze mi risultano molto sgradevoli, benché io non sia veramente innamorato di lui e sia stato innamorato fino ad ora solo una volta nella vita e forse non lo sarò più con così violenta esplosione di sentimenti teneri e delicati e con una così terribile gelosia.

Credo che il capitano mi ami veramente, lo dice, almeno. Ma ho notato più di una volta che cambia molto dopo che la cosa è stata consumata e che gli ardori e le passioni che mi testimonia prima cambiamo molto dopo che ha fatto quello che voleva. Non era così nei primi tempi e penso proprio che lui consideri solo il suo piacere al di là della mia figura e della mia persona, mentre si preoccupa molto meno di me, cioè dei miei sentimenti dei miei affetti; l’altra parte mi affatica parecchio. Benché sia molto vigoroso e forte, anzi proprio perché è vigoroso e robusto, si agita a lungo prima di emettere il seme. Io invece emetto il seme rapidamente, mente lui fa lo stesso, anche se devo aspettare poco, recupero la mia capacità di ragionare e posso considerare l’uomo incapace di lussuria. Allora il suo voto mi appare feroce e vile, cosa che, mentre mi era gradita prima, una volta raggiunto il godimento, mi provoca fastidio e quasi terrore. Vorrei fuggire ma dopo aver goduto è giusto che possa farlo anche lui. Questo mi stanca molto e giaccio lì con la faccia dura e sempre rigida e ferrea. In quei momenti lo odio. Ma quando arriviamo ad emettere il seme insieme allora sono preso da vera felicità e in quei giorni lo amo veramente e mi ci metto anima e copro e mi sforzo al massimo di piacergli. Per me è un grande dolore non poter ricevere nel mio corpo il suo seme nel quale mi sembra ci sia la sua essenza. Sono afflitto pesantemente da questo desiderio e allora desidero ardentemente di essere una donna.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=4895

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...