INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO

Caro Project,
ho visto che nel forum c’è una sezione sulla laicità e ho anche letto qualcuno degli articoli. Condivido quello che dici, ma una società laica mi sembra molto molto lontana da venire, ammesso e non concesso che sia una realtà possibile. Concordo sul fatto che una concezione laica debba caratterizzare lo stato, che non può e non deve fare distinzioni tra religioni e ideologie che, a vario titolo, sono diffuse al suo interno, ma uno stato laico dovrebbe essere creato da una società che laica non è affatto ma è anzi impregnata di intolleranza ed è dominata dall’idea che la morale debba essere unica per tutti e che la legge debba essere una specie di pedagogia sociale per portare la gente verso quella o quell’altra mentalità. Aspettarsi che uno stato laico venga promosso da gente che è mille miglia lontana dall’idea di uno stato laico è come aspettarsi la Repubblica sociale per decreto reale. Il papa Benedetto XVI parlava tanto di radici cristiane dell’Europa ma io ho l’impressione che quello che caratterizza la cultura occidentale non è tanto il Cristianesimo, ma l’idea stessa di stato laico che è un’eredità dell’Illuminismo. Io sono gay e non sono cresciuto in un ambiente laico, tutt’altro, eppure per me la laicità è ormai da parecchi anni un abito mentale, non riuscirei a dare credito a nessuna metafisica e penso che il fatto di essere gay mi abbia in sostanza costretto a ragionare con la mia testa. Come non era possibile per me una omologazione sociale così non era possibile nemmeno una omologazione mentale. Ma io non sono una mosca bianca, ho conosciuto diversi ragazzi gay e anche diversi uomini adulti e perfino anziani gay, alcuni erano un po’ scivolati verso la depressione ma altri si erano formati un loro mondo razionale in cui la categoria fondamentale era usare il proprio cervello. Project, voglio sottolineare che non è neppure una questione di cultura o di ambiente sociale. Ho conosciuto ragazzi che faticavano a scrivere in Italiano corretto ma quando ci parlavo mi mettevano in crisi perché erano abituati a ragionare in modo autonomo ed erano molto più avanti di me. Uno di questi ragazzi mi dava delle risposte che mi spiazzavano proprio e mi facevano vedere la debolezza dei ragionamenti di cui andavo tanto fiero. Una volta, parlando con un ragazzo gay cattolico, che era nello stesso tempo cattolico praticante e gay praticante, ho provato a dirgli che le due cose mi sembravano inconciliabili. Beh, si vedeva che qual ragazzo aveva cercato tutte le vie per continuare a mantenere un piede in due scarpe e lo faceva con grande disinvoltura, vabbe’, ma il punto non è questo, quel ragazzo era convinto di avere qualcosa in più di me perché diceva di avere la fede e questo mi lasciava sconcertato, perché anche se a me sembrava incoerente, lui era veramente convinto di quello che diceva. Il mondo lo divideva nettamente in due: credenti e non credenti e questo mi faceva arrabbiare. Non ho mai capito che differenza ci sia tra credenti e non credenti. Se è una questione formale, cioè il credente è quello che dice di credere e recita un credo, beh, allora la divisione in due categorie sembra reggere, ma, appunto, sono differenze solamente formali. Facciamo un passo più avanti, chi ha fede dovrebbe dedicare la vita al suo prossimo, ok mi sta bene, ma non vedo perché non dovrebbe farlo anche chi non ha fede. Il non credente non è un uomo senza valori, anzi! Dà un valore alle cose di dimensione umana senza bisogno di metafisiche: il rispetto e l’amore del prossimo sono valori profondamente laici. Quindi anche sul campo delle opere non regge alcuna distinzione. L’altra ipotetica distinzione tra credenti e non credenti è fatta proprio in base alla fede, ma di che siamo parlando? Ecco che allora l’astrazione è massima e quindi è massima la confusione dei concetti. Banalmente arriverei alla conclusione che tra credenti (o presunti tali) e non credenti non c’è di fatto nessuna differenza, sarà anche semplicistico ma mi sembra più realistico e più onesto. Ma non solo, molti scritti e molti simboli che le religioni gestiscono a loro esclusivo uso e consumo sono di fatto patrimonio dell’umanità. Si potrebbe dire che quegli scritti e quei simboli per un credente e per un non credente hanno significati diversi, ma questo sarebbe tutto da verificare e il terreno, su questi argomenti, è quanto mai scivoloso e cedevole. Adesso vengo al punto dolente, Project, e questa mi sa che non te l’aspetti: mi sono innamorato di un ragazzo ultra-cattolico gay, abbiamo parlato diverse volte, ammette eccome di essere gay e anche di essere interessato a me, secondo me tanto basterebbe per cominciare una storia ma secondo lui non basta affatto perché c’è di mezzo la religione e quindi tanti discorsi, tante discussioni su cattolicesimo e laicità ma contatti fisici zero, la sua parola d’ordine è castità. Vabbeh, contento lui, è strano ma io mi sto adattando a questo modo di fare e poi adesso ho l’impressione che il suo modo di starmi vicino sia finalizzato “anche” a convertirmi, lui dice che in fondo io la fede me la porto ancora dentro, che è addormentata ma che lui la sveglierà. Peccato che io pensi più o meno le stesse cose riguardo al rapporto tra lui e l’omosessualità. Mi vuole fare conoscere i suoi amici, tutti ex scout legatissimi alla chiesa ma io penso che quello non è il mio mondo e che mi ci sentirei a disagio e fino adesso gli ho sempre detto di no, ma lui insiste. Prima o poi probabilmente cederò. Gli ho chiesto se loro sanno che è gay e mi ha risposto: “Beh… no, non lo sanno… ma io ti presento come un amico.” Project, mi sono innamorato di un bel ragazzo, di questo non c’è dubbio, certe volte me lo mangio con gli occhi, però nello stesso tempo ho l’impressione che sarà solo una perdita di tempo e che l’essere cattolico, o il credere di esserlo, sia una specie di malattia dalla quale non si guarisce. Certe volte, nelle cose che dice, avverto la presenza di cose che non capisco affatto, di condizionamenti che non capisco affatto. Se mi dicesse: “Non me la sento di fare sesso con te.” Beh, lo capirei, ma quel “vorrei ma non devo” mi sembra masochismo mescolato a ipocrisia anche perché lui con altri c’è stato eccome e lo ha ammesso senza problemi, ma mi risponde che allora non riusciva a prendere la fede sul serio, mentre adesso ci riesce! Ma allora che cos’è la fede? È solo non fare sesso? E allora io mi chiedo: “Ma che cosa ho da spartire io con questo ragazzo?” Ecco, è questo che ti volevo dire. Che ne pensi Project?

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=78&t=4865

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