GAY E RAPPORTI AFFETTIVI NON STANDARD

I gay, come tutti, d’altra parte, crescono in una società che presenta loro modelli di coppia e di rapporti affettivi. Un ragazzo gay cresce con l’idea, che si trasforma in imperativo, di costruire una coppia gay secondo i modelli che è stato abituato a recepire come i veri archetipi dei rapporti affettivi: coppia gay, meglio se pubblicamente dichiarata, senza alcun problema né interno né esterno. L’esperienza della vita, però, insegna ben presto a dubitare di quei modelli, che molto raramente si tramutano in realtà, e porta le persone verso una serie di rapporti affettivi molto più complessi, spesso anche contraddittori in cui ciascuno si trova a doversi destreggiare da solo con la sola guida dei suoi sentimenti.
Perché tanti ragazzi faticano a staccarsi da situazioni molto complesse nelle quali si sono venuti a trovare e magari svalutano altre ipotesi che dal di fori si presentano come allettanti e fedeli ai modelli standard?
La mente umana e i sentimenti non rispondono a schemi o a stimoli astratti. Il voler bene, l’innamorarsi dipende da meccanismi molto profondi della coscienza, meccanismi che non obbediscono ad una logica semplice di tipo para-economico di dare e avere.
Il presupposto di qualunque vera relazione affettiva, sia essa standard o meno, è il rispetto e l’affetto verso l’altro. Potrà trattarsi anche di relazioni impossibili per le più varie ragioni, ma quando c’è rispetto e affetto reciproco, anche il distacco, anche l’impossibilità assume un altro significato perché il bene dell’altro è un valore in sé, anche quando non è congiunto alla realizzazione de nostri desideri. L’amore, l’affetto, non sono frutto di un calcolo, ma sono impulsi spontanei che ci portano non verso un ragazzo, ma verso quel particolare ragazzo, infungibile, unico e irripetibile, al quale ci sentiamo vicini, nonostante tutti i suoi problemi (e forse anche e soprattutto per i suoi problemi) e nonostante le sue resistenze e i suoi rifiuti, e ci sentiamo vicini incondizionatamente.
L’amore vero ha una caratteristica di sostanziale generosità, è un essere non per sé ma per l’altro con la consapevolezza che l’altro è un altro e che dovrà sentirsi amato e non vincolato, ricercato e desiderato ma nello stesso tempo libero. Amore senza condizioni e senza pretese. La felicità, o meglio la felicità possibile, non quella metafisica, non consiste nel conseguimento di uno scopo ma nella consapevolezza di amare e di essere amati, non importa nemmeno come, se non si è coppia si può sempre essere amici e non è una soluzione di ripiego. L’idea del “tutto o nulla” rischia di portare al nulla piuttosto che al tutto e di svuotare la vita dei suoi significati più semplici e più profondi.
L’amore è fatto di piccoli gesti, una telefonata, un sms, una conversazione su skype che sono altrettanti modi per dire: “non mi sono dimenticato di te!”

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Se volete, potete commentare questo post nel forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=4622

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