AMORE GAY TRA I CARRI ARMATI

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Pubblico con immenso piacere alcune pagine di diario che, attraverso minimi cenni, raccontano una storia d’amore gay nata sul campo di battaglia. Ringrazio Massimo che ha voluto inviarmela.

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10 Giugno 1940 [1], ore 21 – Oggi pomeriggio ho provato l’orgoglio di essere Italiano. Abbiamo ascoltato alla radio il discorso infiammato del Duce! Finalmente siamo in guerra! W l’Italia! Popolo Italiano, corri alle armi! E dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore! Abbiamo quasi 250.000 uomini in Libia e possiamo spazzare via gli Inglesi dall’Egitto!

Michele qualche volta non lo capisco, questo deve essere un momento di orgoglio, finalmente potremo dimostrare quanto valiamo, ma è come se lui fosse spaventato da quello che ci aspetta, dice che sarà dura, che qui in Africa siamo più forti degli Inglesi ma che arrivare ad Alessandria non sarà facile e che lo vedremo sul campo che gli Inglesi la guerra la sanno fare.

11 Giugno – Il generale Berti [2] qui ha 5 divisioni sul confine e artiglieria e carri armati, poi non capisco che paura dobbiamo avere, Balbo [3] la guerra se l’aspettava certamente e tutti dicono che si è preparato bene, però è pure vero che i carri L3 sono proprio Arrigoni [scatolette di sardine], sono carri da tre tonnellate e un carro del genere è veramente una scatoletta di sardine. Ho cercato di fare capire a Michele che gli Italiani non hanno nulla da temere dagli Inglesi, ma lui dice che gli Inglesi sono un osso duro.

12 Giugno – Oggi le scatolette di sardine si sono comportate bene, abbiamo ributtato indietro le truppe inglesi e le abbiamo inseguite fino quasi a Sidi Omar. Io non capisco perché non ci danno l’ordine di attaccare. Eravamo quasi a Sidi Omar ma ci hanno dato l’ordine di tornare indietro. Oggi Michele ha visto che sul campo di battaglia gli Italiani ci sanno fare! E l’ho visto proprio sorridere, ma anche lui non ha capito il senso del ritirarsi.

13 Giugno – Oggi il capitano ci ha spiegato che gli Inglesi a Sidi Omar hanno le autoblindo che nella sabbia si muovono molto più facilmente delle nostre scatole di sardine e che non le hanno fatte uscire per farci avvicinare e per darci poi il colpo micidiale, il comando lo ha capito e non è caduto nella trappola.

14 Giugno – Giornata di totale attesa. Il morale è alto, resto a lungo a parlare con Michele, mi piace questo ragazzo, è forte però anche gentile, lui è abruzzese e così sono gli abruzzesi. Mi ha detto che anche lui si è arruolato volontario, ma io l’ho fatto perché nel Duce ci credo e credo nei destini della Patria, ma lui in queste cose mi pare un po’ più freddo, forse, anche se avantieri era proprio contentissimo della vittoria.

15 Giugno – Un’altra giornata interminabile però ho parlato molto con Michele, comincio a pensare che abbiamo veramente molto in comune, anche se adesso dobbiamo pensare alla guerra.

16 Giugno Domenica – Finalmente il contrattacco verso Sidi Omar e abbiamo vinto! Ho provato dei brutti momenti, le autoblindo sono veramente micidiali e adattissime alla guerra nel deserto ma non abbiamo mollato e alla fine gli Inglesi si sono ritirati. Quando abbiamo fatto dietro front per tornare alla base ho visto tanti dei nostri Arrigoni in fiamme e ho avuto il terrore che Michele ci avesse lasciato la pelle. Il solo pensiero mi ha fatto stare male, ma poi ci siamo ritrovati. Effettivamente per mettere fuori combattimento un nostro L3 basta un fucilone anticarro a spalla. La sera ci siamo divertiti io e Michele, abbiamo scherzato tanto, gli ho detto che avevo avuto paura che lui fosse morto e mi ha detto che la stessa paura l’aveva avuta anche lui e che poi nelle scatole di sardine, sotto il sole si creperebbe anche se gli Inglese non ti sparassero addosso. Come siamo ridotti adesso, prima di riprendere i combattimenti dobbiamo aspettare dei rimpiazzi. Il capitano mi ha detto che abbiamo perso quasi la metà degli L3 e purtroppo anche gli uomini che ci stavano dentro.

17 Giugno – Vuoto totale, passo la giornata con Michele a cercare di rimettere in funzione qualche scatoletta di sardine non troppo ammaccata. Sto bene con Michele, si ride, si scherza, se la guerra è questa non è poi così terribile, anche se quando penso agli uomini che sono morti oggi mi sento completamente sottosopra.

18 Giugno – Più parlo con Michele più mi convinco di una cosa. Potrei anche sbagliare però la sensazione è quella.

19 Giugno – Di ricognizione insieme con Michele andiamo avanti e indietro per il confine ma di Inglesi nemmeno l’ombra. A un certo punto ci troviamo vicino a un nostro carro L3 bruciato, ci avviciniamo, quello che abbiamo visto credo che non lo dimenticheremo per tutta la vita, gli uomini non sono morti sul colpo ma sono morti bruciati perché il colpo ha deformato la lamiera e i portelli non si sono aperti. Morire così deve essere terribile! La sera non abbiamo nemmeno mangiato e siamo rimasti un po’ fuori ma senza stenderci per terra perché tra scorpioni e serpenti se ti addormenti rischi di finire avvelenato.

20 Giugno – Servizio di cucina con Michele e con gli altri, giornata noiosissima, non potevo parlare seriamente con Michele perché c’erano gli altri, ma mi sa che quello che avevo pensato è proprio vero.

21 Giugno – Caldo soffocante. Ho chiesto a Michele perché si è arruolato volontario e mi ha detto che anche se c’è la guerra, forse sta meglio qui che a casa. Gli ho chiesto il perché ma è stato evasivo.

22 Giugno – Il capitano dice che i rimpiazzi tardano ad arrivare perché oltre il fronte egiziano c’è quello franco-tunisino e Balbo deve provveder a entrambi. Con Michele ormai ci capiamo al volo, in pratica ci siamo capiti, direi che oggi mi sono passati anche gli ultimi dubbi.

23 Giugno – Nessuna traccia degli Inglesi. Stiamo qui a fare nulla! Abbiamo recuperato qualche altro carro poco danneggiato. Anche il capitano non sa che dire, aspetta ordini che non arrivano. Con Michele finalmente abbiamo parlato chiaro. E adesso? Anche perché simo pure in guerra e proprio non vorrei che finisse male. La notte scorsa ho avuto gli incubi pensando agli uomini che sono morti bruciati, ne ho parlato con Michele e mi ha abbracciato per cercare di farmi stare tranquillo.

24 Giugno – Bellissima giornata con Michele, distaccati per aspettare ordini vicino Bardiah, tra noi e gli inglesi meno di 10 chilometri ma degli Inglesi nemmeno l’ombra. Facciamo il bagno in mare lasciando i vestiti sulla spiaggia, poi succedono alcune cose. Dopo un’ora siamo al campo, ma non ci sono ordini. Torniamo verso il deserto al nostro campo. È stata proprio una bellissima giornata e sono stato proprio bene.

25 Giugno- Con Michele tutto bene ma in pratica ci siamo parlati pochissimo perché sono arrivati 6 uomini di rinforzo, praticamente niente, e io li ho dovuti istruire su come si usano gli L3. Con Michele ci siamo visti solo la sera, perché lui è andato in ispezione la nelle retrovie e quindi io non ero preoccupato.

26 Giugno – Come vorrei che finisse la guerra! Prima la desideravo tanto ma mi sembra che sia durata già troppo, vorrei essere congedato domani. Così potrei tornare in Italia con Michele e potrei anche andarmene in Abruzzo.

27 Giugno – Con Michele abbiamo deciso che è meglio avere pazienza. Il capitano mi ha chiamato e mi ha detto di non dimenticare mai che siamo soldati e mi sa che ha proprio ragione.

28 Giugno – Sento alla radio una notizia incredibile è morto Italo Balbo, è rimasto ucciso mentre era di ritorno da una ricognizione in territorio egiziano. Il suo aereo è precipitato in fiamme durante un’azione di bombardamento nemica su Tobruk, cioè non al confine egiziano ma ben dentro il territorio libico, così ha detto la radio. Ma che fine assurda! Lui, un asso dell’aviazione! Il capitano dice che l’andamento della guerra dipenderà tutto da chi sostituirà Balbo. Il capitano ha capito quella cosa ma non detto nulla, oggi ha parlato solo di Balbo. Giornata splendida con Michele.

30 Giugno – sono arrivati degli uomini che erano a Tobruk quando è caduto il Savoia-Marchetti di Balbo, hanno raccontato che alle cinque e trenta del pomeriggio hanno sentito la cannonata che lì è il segnale di attacco aereo, 9 bimotori inglesi carichi di bombe, arrivano dal mare a gruppi di tre, dritti su Tobruk2, perché lì c’erano i nostri aerei da caccia. Ma i nostri decentrano tutti gli aerei in posti lontani uno dall’altro proprio per evitare che con una incursione si possano subire grossi danni. Dal porto si vedeva una enorme colonna di fumo nero. Solo quando è arrivato il terzo gruppo si è sentito qualche cannone della contraerea italiana. L’azione inglese era stata fulminea e ci aveva colto di sorpresa. I bimotori inglesi si sono allontanati controsole per evitare la contraerea. I nostri si aspettavano un’altra ondata di bombardamento. Poi hanno sentito le ambulanze correre verso Tobruk2. Poi di nuovo hanno sentito un rombo di motori d’aereo nella stessa direzione controsole verso dove si erano allontanati i bombardieri. Si aspettavano un’altra ondata di bombardamento. Gli apparecchi erano due e controsole non di distinguevano bene, a un certo punto uno ha gridato che erano italiani, erano Savoia-Marchetti 79, Ma non aveva fatto tempo a dirlo che la contraerea si era scatenata. Dal porto, dall’incrociatore San Giorgio e dai sommergibili in rada è stato un inferno. Pensavano tutti che fossero aerei inglesi, altrimenti la contraerea non avrebbe sparato, ma qualcuno aveva visto benissimo che erano 79, uno dei due arei si è allontanato verso nord, l’altro è stato colpito ed è precipitato, poi l’altro aereo è tornato rendendosi visibile ed era proprio un 79. Quello abbattuto era quello di Balbo. Balbo buttato giù dalla contraerea Italiana che aveva appena subito un bombardamento inglese senza sparare un colpo! Il colonnello è stato a sentire il racconto di quelli che stavano a Tobruk, e ha fatto una smorfia, come a dire che i conti non tornavano.

5 Agosto – Oggi c’è stata battaglia a Sidi Aziz, e abbiamo ributtato indietro gli Inglesi, ma non capisco perché non danno l’odine di avanzare, più aspettiamo più gli Inglesi si organizzano. Stavo con Michele su un L3 ma non è stato uno scontro difficile, penso che gli Inglesi si aspettassero un attacco in profondità e invece abbiamo avuto l’ordine di ripiegare. Di Graziani [4] non so quasi nulla, e non so se si intenda di guerra nel deserto, perché questa è una guerra molto particolare, qui i problemi sono soprattutto il caldo, la mancanza di acqua e di carburante e la sabbia che entra dappertutto al punto che i camion non funzionano più e poi non ci sono strade e i mezzi a ruote si insabbiano. Quanto tira il Ghibli non si vede nulla e la sabbia entra nei polmoni. Non vedo l’ora che finisce la guerra!

21 Agosto – Siamo stati aggregati a una brigata nuova arrivata dall’Italia con gli M11/39, sono dei carri da 11 tonnellate, non sono carri pesanti ma a me sembrano potentissimi, niente di simile agli L3. Il colonnello dei carristi ci ha detto che presto arriveranno gli M13/40 che sono molto più maneggevoli e moderni. Comunque anche l’M11 non è male, ha un cannoncino da 37 in casamatta e due mitragliatrici Breda binate in torretta. Peccato che il cannone in casamatta non è molto brandeggiabile, se fosse in una torretta mobile avrebbe l’orizzonte a 360 gradi. Comunque la corazza è di 15 millimetri quindi per sfondarla ci vuole un cannone grosso. Con Michele va tutto bene e poi adesso tutti pensano che stia per arrivare l’ordine di attacco e hanno altro da pensare.

26 Agosto – Il colonnello dice che nelle retrovie c’è molto movimento. Presto entreremo in Egitto e ci batteremo con gli Inglesi. Ci sarebbero 3 divisioni italiane e due libiche pronte a passare il confine.

27 Agosto – Noi siamo a ridosso del confine e qui sembra tutto tranquillo, ma gli ufficiali sono in fermento, urlano che deve essere tutto pronto.

10 Settembre – Il colonnello ci ha detto che il grosso dell’armata è in arrivo. Ci mandano nelle retrovie a dare informazioni sulla viabilità. Ho visto tutta la potenza dell’esercito italiano, una massa immensa di uomini e di mezzi.

11 Settembre – C’è molta confusione. Abbiamo cercato di fare capire che i camion fuori delle strade non potevano camminare perché si sarebbero certamente insabbiati, le strade poi non erano adatte per una fila lunghissima di mezzi pesanti. Nessuno ci dava retta. Gli ufficiali davano ordini impossibili da eseguire nel deserto, mancava un coordinamento. Abbiamo provato a fare capire che oltre confine la situazione sarebbe stata molto peggiore. Per tutta risposta ci hanno rimandato al nostro campo.

12 Settembre – Il colonnello ci ha avvisato che l’armata si stava riorganizzando prima di passare il confine. Il colonnello diceva che gli stati maggiori prima non si rendevano conto delle difficoltà sul campo ma adesso avevano dovuto fare i conti con il deserto e quindi l’attacco non sarebbe arrivato prima di una decina di giorni.

13 Settembre – Il colonnello è nero! Cinque divisioni anno avuto l’ordine di entrare immediatamente in Egitto ma a suo dire non erano in condizioni logistiche adeguate per una cosa simile. In serata anche noi riceviamo l’ordine di entrare in Egitto. Partiamo immediatamente. Noi carristi pensavamo di rimanere uniti per fare fronte contro gli Inglesi, ma dobbiamo separarci in piccoli gruppi a protezione delle truppe non corazzare.

15 Settembre – Conquistiamo il passo Halfaya.

16 Settembre – Occupiamo Sidi El Barrani.

18 Settembre – Tutta la X Armata si ferma intorno a Sidi El Barrani, avanzare verso Marsa Matruh senza approvvigionamento idrico è impossibile.

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Il diario di Antonio termina qui. Il 9 dicembre 1940 il generale O’Connor, attaccando Sidi El Barrani, dà inizio alla operazione Compass, destinata a cacciare la X Armata italiana dall’Egitto. Alla fine dell’operazione Compass la X Armata italiana è distrutta, 130.000 soldati italiani sono stati catturati dagli Inglesi, le forze britanniche tengono stabilmente la Cirenaica ed sono pronte a muovere contro la Tripolitania. Mio nonno (che era anche lui del 1920, come Antonio, l’autore del diario, e Michele) ricevette queste pagine da Antonio di cui era diventato amico. Lui aveva capito che rapporto c’era tra Antonio e Michele ma con quei ragazzi si trovava a suo agio e in pochi giorni erano diventati amici.

Ma la storia non finisce qui, sia Antonio che Michele furono catturati dagli inglesi e furono mandati nello stesso campo di prigionia in Scozia. Mio nonno invece finì in un campo diverso perché fu catturato più tardi. Antonio e Michele alla fine della guerra rimasero in Scozia e aprirono insieme un piccolo ristorante. Mio nonno andò a trovarli e si trattenne da loro una settimana. Antonio è morto nel 2004 e Michele nel 2006. Quando ero ragazzo, mio nonno mi raccontò per la prima volta la storia di Antonio e Michele e mi disse che dovevo avere il massimo rispetto per queste persone. Sul momento non capii che cosa volesse dire, poi, crescendo, credo di aver capito. È proprio per rispetto di queste persone che ti mando questo scritto perché tu possa farlo conoscere a chi è in grado di capire.
Massimo
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
If you like, you can join the discussion on this post on Gay Project Forum:
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[1] Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò nella seconda Guerra mondiale a fianco della Germania, contro la Francia e l’Inghilterra. Mussolini pronunciò un famoso discorso dal balcone di Palazzo Venezia a Roma. Il discorso si concludeva con questa esortazione: “Popolo Italiano, corri alle armi! E dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”
[2] Comandante della X Armata italiana In Libia.
[3] Al momento della dichiarazione italiana di Guerra, il 10 giugno 1940, Italo Balbo era Governatore Generale di Libia e Comandante in capo dell’Africa Settentrionale Italiana e divenne responsabile della pianificazione dell’invasione dell’Egitto.
[4] Quando l’Italia entrò in guerra, Rodolfo Graziani era Capo di stato maggiore del Regio Esercito. Dopo la morte di Balbo (perito in un incidente per fuoco amico) il 28 giugno del 1940, Graziani prese il suo posto come Comandante in capo dell’Africa Settentrionale Italiana e come Governatore generale della Libia.
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