ACCETTARSI COME GAY IN ITALIA E IN SVEZIA

Ciao Project,
noi non ci conosciamo però ho deciso di mandarti questa lettera perché progetto gay mi ha aiutato moltissimo nel mio processo di accettazione e vorrei che tu leggessi (e se vuoi che tu pubblicassi) i risultati della mia esperienza su questo argomento (cioè l’accettazione). Adesso mi sento sereno e penso che tanti ragazzi che si sentono come mi sentivo io fino a pochi mesi fa potrebbero trovare utili le cose che sono venuto elaborando piano piano.
Ho 25 anni, la mia storia penso sia simile a quella di moltissimi ragazzi gay. Ho una sorella più piccola di me di un anno. Mio padre è tra i 50 e i 60, mia madre non ne ha ancora 50. La mia famiglia mi vuole bene ma a modo suo, sono brave persone ma non sono capaci di guardare al di là del proprio naso. Mio padre è il classico bell’uomo per la sua età, ancora ben portante, e ha certamente un fascino sulle donne, l’ho notato in tante situazioni, ma ho notato anche un’altra cosa, quando ci sono donne, diciamo dai 20 in su, lui si trasforma, si atteggia, cambia modo di fare, non se ne accorge nemmeno, ma ha il comportamento del seduttore, finisce tutto lì ma è evidente che ancora alla sua età le donne riescono a trasformarlo. Non credo sia mai stato molto soddisfatto della vita sessuale con mia madre, una volta, in privato, quando siamo riusciti a parlare un po’ mi ha detto: “non ti mettere con una mezza monaca come tua madre che se no il monaco lo devi fare pure tu!” Mio padre sa degli omosessuali che sono “checche”, “femmine venute male”, “povera gente che ti può fare solo pena” queste sono parole sue. Quando deve svalutare qualcuno dei suoi colleghi più giovani il discorso finisce sempre lì e quando dice quelle cose le dice con l’aria di chi sa esattamente quello che dice. Il suo atteggiamento affermativo, quando ero ragazzino, mi dava sicurezza, se una cosa l’aveva detta papà per me era verità assoluta. Adesso mi rendo conto che in quel modo mi ha messo in testa una marea di stupidaggini e che io le ho assimilate come se fosse vangelo e poi ho avuto una marea di problemi a trovare una strada per arrivare a ragionare col mio cervello ma per fortuna ci sono arrivato lo stesso. Mia madre è tutta casa, chiesa e pettegolezzi, è una brava donna ma ha bisogno di sicurezza e la trova nelle cose che dice papà (purtroppo) e nelle cose che dicono i preti (anche qui purtroppo). Se quello che dice papà non corrisponde a quello che dicono i preti allora si sente incerta e finisce per tollerare quello che dice papà e per pensare che comunque quello che dicono i preti è certamente giusto, ma quando, come nel caso della omosessualità, sia papà che i preti dicono più o meno le stesse cose allora si sente completamente esaltata. I miei non litigano, si tollerano, i ruoli sono ben definiti e salvare la faccia è in assoluto la prima cosa da fare. Mia sorella quando aveva vent’anni si era messa con un ragazzo senza dire niente ai miei, ma si sentiva in colpa per questo fatto e mi assillava perché voleva da me un consiglio su che cosa dovesse fare. Io le dicevo di andare per la sua strada ma lei ha parlato con mamma, dopo tre mesi la storia con quel ragazzo era finita e lei adesso sta con un altro ragazzo, questa volta uno che sta bene a mamma. Se penso che avrò un cognato così (ormai è certo che finisce così) mi viene il latte alle ginocchia. Una volta stavamo fuori con mia sorella e il ragazzo, in macchina, a sentire la radio e hanno messo una canzone di Tiziano Ferro, il mio futuro cognato non conosceva la canzone e nemmeno riconosceva la voce di Tiziano Ferro, io gli ho detto che era Tiziano Ferro e lui ha fatto una smorfia che è bastata a farmi perdere quel minimo di rispetto che avevo per lui. Mia sorella in pratica si è allineata alle scelte di mamma. Il ragazzo viene da una famiglia ricca e cattolica, quindi è da sposare! Io non voglio fare quella fine. Se devo essere sincero, se non mi sono mai considerato gay fino a pochi mesi fa, perché a casa mia gay è ancora una parolaccia, non mi sono nemmeno mai considerato etero, a 15/16 massimo 17 anni ho provato anche ad avere una ragazza, fino a parlare insieme si poteva pure, anche se mi era indifferente, ma quando si cominciava a fare un po’ di petting anche pochissimo, mi chiedevo che cosa stavo facendo, la sentivo proprio come una cosa del tutto innaturale. In realtà io non solo non ho avuto un rigetto per il sesso gay ma avevo proprio un rigetto verso il sesso etero, che sentivo come una specie di violenza alla quale in un modo o nell’altro avrei dovuto finire per adattarmi. Le battute stupide che faceva mio padre sui gay allora mi ferivano profondamente, mi sentivo sbagliato, in colpa, e cercavo di cambiare strada, il rigetto dell’essere gay era questo, cioè un essere costretto a mettere da parte qualcosa che sentivo invece come parte di me, come una cosa importante che mi faceva stare bene e in cui non trovavo assolutamente niente di sbagliato. È stato così che piano piano ho cominciato a farmi delle domande e a cercare di rispondere col mio cervello, leggendo il più possibile per cercare di capire ed è stato così che, con tanta fatica, ho cominciato a recuperare la mia libertà, almeno la mia libertà di pensiero, ma il passo fondamentale è proprio quello. Mi chiedevo: ma perché secondo tutta questa gente è una cosa patologica quando per me è una cosa assolutamente naturale? È possibile che loro abbiano tutti torto e io solo abbia ragione? Devo dire però che per arrivare consapevolmente a dirmi che non ci trovavo proprio niente di assurdo, niente di contro natura, ci ho messo parecchio. Tante volte ho provato a reprimermi ma era una scelta non spontanea ma autoimposta, provavo a schiacciare ma mia natura e ovviamente non ci riuscivo, provavo a dirmi che era sbagliato e che la cosa migliore sarebbe stata mettersi con una ragazza e mettere su famiglia ma erano solo ragionamenti astratti, la mia sessualità era incompatibile con le ragazze. Tra l’altro penso di essere stato anche molto fortunato perché per un ragazzo che, magari a bocca storta, ma un rapporto sessuale con una ragazza arriva ad averlo le cose possono essere molto più complicate, ma per me non è stato così, una ragazza, fosse pure Venere in persona, non ha mai avuto per me nessuna attrattiva sessuale e di questo sono stato sempre certo e poi c’era dall’altra parte il fatto che tutta la mia sessualità era gay, mi masturbavo da sempre pensando ai ragazzi, prima in modo del tutto naturale e senza problemi, poi con un bel po’ di sensi di colpa e finalmente adesso di nuovo senza nessun senso di colpa. Le mie fantasie erano tutte per i ragazzi. L’estate per me era una stagione bellissima e lo è adesso più di prima perché si va al mare con gli amici, certo loro pensano alle loro ragazze e io peso a loro ma non vedo proprio che cosa ci sia di male. Tirando le somme, se io avessi avuto una famiglia senza il tabù della omosessualità credo che non avrei avuto proprio nessun problema di accettazione. I problemi di accettazione sono solo delle conseguenze degli atteggiamenti omofobici diffusi. Certe volte penso con una certa invidia che ci sono ragazzi che vivono queste cose proprio in un altro modo. Ho conosciuto tramite internet un ragazzo svedese di Stoccolma (un bellissimo ragazzo!), Dag, chattiamo in Inglese la sera, gli ho raccontato di me e non riusciva a crederci, mi ha detto che in Svezia c’è una legge del 2001 che vieta qualsiasi discriminazione relativa all’orientamento sessuale e che lui non ha mai visto nessuna forma di discriminazione. Alcuni suoi amici sono gay e quando andavano a scuola e poi all’università lo sapevano tutti ma la cosa non ha mai creato nessun problema e c’era anche una forma di educazione contro l’omofobia, proprio fatta a scuola. Lì il liceo (Gymnasieskola) dura tre anni dai 16 ai 20 più o meno. La Svezia è al primo posto nel mondo nella tutela dei diritti dei gay: la legislazione protegge dalla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, sono riconosciute le unioni tra persone dello stesso sesso, sono riconosciuti diritti genitoriali per coppie dello stesso sesso, l’omofobia viene riconosciuta nelle espressioni di odio/criminalità. Dag mi ha detto che in Svezia l’educazione sessuale fa parte proprio dei programmi scolastici fino dalla scuola di base ed è integrata in tute le discipline, lui ha potuto parlare liberamente di omosessualità e dire di essere gay da quando aveva 16 anni, nella sua scuola si vedevano anche coppie di due ragazzi maschi che si scambiavano tenerezze e nessuno ci rimaneva sconvolto. Dag è luterano e non ha avuto mai problemi con la sua religione, mi ha raccontato che il pastore nel sermone della domenica parla qualche volta anche di omosessualità e ne parla in termini di amore, cosa che da noi sarebbe considerata un’eresia. Evidentemente è proprio un altro mondo.
In pratica i problemi di accettazione sono veramente, come ho letto in giro, forme di omofobia sociale interiorizzata. Io so perfettamente chi sono e che cosa voglio, però tanti problemi restano. Qui non siano Stoccolma e la mia famiglia non è quella di Dag, in altri termini so bene che per me sarà dura, che i miei non mi accetteranno, perché non sono proprio all’altezza di farlo, e che, se mai avrò un ragazzo, o me ne andrò a vivere lontano da casa mia o il nostro rapporto dovrà essere tenuto a livello privatissimo. Noi gay stiamo scontando in tanti modi l’ignoranza e il preconcetto diffuso e la cosiddetta non accettazione ne è uno degli esempi più tipici. Ma perché l’Italia deve essere sempre il fanalino di coda in tutte le scelte che rappresentano un passo in avanti verso la civiltà? Ma perché dobbiamo soffrire per la stupidità e l’ignoranza altrui? Spero tanto che l’Europa costringa l’Italia a diventare un paese civile.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=2532

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