SAN PIER DAMIANI E L’OMOSESSUALITA’

Quanti oggi si meravigliano delle posizioni della chiesa cattolica di fonte alla omosessualità potranno comprendere, dalla lettura di quanto segue, quanto profonde siano le radici della inconciliabilità tra chiesa e omosessualità.

San Pier Damiani, personaggio per molti aspetti non privo di meriti, uno dei più noti contemplativi di vita eremitica, fu in realtà uomo di azione assai ben inserito nel contesto politico del suo tempo, nato nel 1007, quando era da poco priore del monastero di Fonte Avellana, assistette all’incoronazione imperiale di Enrico III a Roma ed entrò in buoni rapporti con l’ambiente di corte. I successivi contatti furono numerosi e cordialissimi: si recò più volte in Germania, l’imperatrice Agnese fu sua penitente e tentò di trattenere Enrico IV dal divorzio con Berta.

Dante lo colloca nel VII cielo quello di Saturno, tra gli spiriti contemplanti, nel XXI canto del Paradiso e lo descrive indignato per la corruzione ecclesiastica.

La prima preoccupazione di Pier Damiani fu la riforma della chiesa e in questa prospettiva scrisse intorno alla seconda metà del 1049 il Liber Gomorrhianus dedicato alla omosessualità, in particolare a quella diffusa tra gli ecclesiastici. Pier Damiani condanna senza riserve, per esempio, l’abitudine diffusa tra gli ecclesiastici del suo tempo di avere contatti carnali tra loro e di assolversi poi a vicenda o i contatti carnali tra confessore e penitente.

Rinvio chiunque voglia farsi un’idea seria dei rapporti tra omosessualità e chiesa nel medioevo (rapporti che nella sostanza non sono cambiati) alla lettura di una tesi di laurea in Storia delle Filosofia, discussa il 24 settembre 1996, presso la facoltà dei Lettere e Filosofia con sede in Arezzo dell’Università degli studi di Siena, intitolata “Il Liber Gomorrhianus di Pier Damiani: omosessualità e Chiesa nel Medioevo”, pubblicata in “Philosophia Medii Aevi” Sito dedicato agli studi di storia della filosofia e della cultura medievali, col patrocinio del Dipartimento di Filologia Classica e Scienze Filosofiche dell’Università del Salento http://www.phmae.it/. Riporto qui di seguito, senza commento, alcuni brani del Liber Gomorrhianus di Pier Damiani.

Il testo è tratto dalla pagina http://www.phmae.it/IZ/traduzioneLG_a.htm

II

Dei diversi comportamenti sodomitici

Quattro tipi di questo comportamento vergognoso possono essere distinti nello sforzo di svelarvi tutto il problema in modo ordinato.

Alcuni si macchiano da soli, altri si contaminano a vicenda toccandosi con le mani i membri virili, altri fornicano fra le cosce e, infine, altri [fornicano] di dietro. Fra questi c’è una progressione graduale tale che l’ultimo è ritenuto più grave rispetto ai precedenti. Perciò viene imposta, a quelli che peccano con altri, una penitenza maggiore rispetto a quella prevista per chi si macchia da solo con il contatto del seme emesso, e quelli che si contaminano da dietro sono giudicati più severamente di quelli che si uniscono fra le cosce. Quindi, l’abile macchinazione del diavolo ha escogitato questi gradi di dissolutezza in modo che, quanto più in alto l’anima infelice prosegue fra questi, tanto più in basso è gettata nella profonda fossa dell’inferno.

[ … omissis …]

Si attinge proprio dal concilio di Ancira.

XIV

Di quelli che hanno peccato irrazionalmente, vale a dire che si sono uniti con le bestie e si sono contaminati con i maschi

Quelli che sono vissuti o vivono irrazionalmente: quanti prima del ventesimo anno hanno commesso tale peccato, dopo quindici anni di penitenza, meritano di entrare nella comunità delle preghiere, solo dopo cinque anni di permanenza in questa comunità ottengono il sacramento della penitenza. Inoltre, durante il tempo della penitenza si dovrà discutere della qualità della loro vita e così otterranno misericordia. Se essi continuano insaziabilmente a commettere questi peccati, impiegano un tempo più lungo per fare penitenza. Quanti invece sono caduti in questo peccato e hanno superato l’età dei venti anni e sono sposati, dopo venticinque anni di penitenza, sono accolti nella comunità delle preghiere e vi rimangono per cinque anni; soltanto allora ricevono l’eucarestia. Infine, se quelli che hanno peccato sono sposati e superano i cinquant’anni di età, ricevono la grazia dell’eucarestia alla fine della loro vita.

[ … omissis …]

Ma poiché ci siamo curati di fornire due testimonianze tratte da un solo sacro concilio, inseriamo anche ciò che il grande Basilio pensa di questo vizio di cui stiamo parlando, perché «ogni questione venga decisa sulla parola di due o tre testimoni». Egli dice:

XVI

Dei chierici o dei monaci che importunano i maschi

«Un chierico o un monaco che molesta gli adolescenti o i giovani, o chi è stato sorpreso a baciare o in un altro turpe atteggiamento, venga sferzato pubblicamente e perda la sua tonsura. Dopo essere stato rasato, venga ricoperto di sputi e stretto con catene di ferro, venga lasciato marcire nell’angustia del carcere per sei mesi. Al vespro, per tre giorni la settimana mangi pane d’orzo. Dopo, per altri sei mesi, sotto la custodia di un padre spirituale, vivendo segregato in un piccolo cortile, venga occupato con lavori manuali e con la preghiera. Sia sottoposto a digiuni e a preghiere, e cammini sempre sotto la custodia di due fratelli spirituali, senza alcuna frase perversa, e no venga unito in concilio con i più giovani».

[ … omissis …]

XVII

La giusta condanna di questa abominevole infamia

Questo vizio certamente non è affatto paragonabile a nessun altro vizio, poiché supera in gravità tutti gli altri vizi. Infatti, questo vizio è la morte dei corpi e la rovina delle anime. Contamina la carne, spegne la luce della mente. Scaccia lo Spirito Santo dal tempio del petto umano, introduce il diavolo istigatore della lussuria, fa sbagliare, sradica la verità dalla mente che è stata ingannata. Prepara tranelli per chi entra e a chi è caduto nella fossa, la ostruisce perché non esca. Apre l’inferno e chiude la porta del Paradiso. Fa del cittadino della Gerusalemme celeste l’erede della Babilonia infernale. Fa di una stella del cielo la stoppia del fuoco eterno. Lacera il corpo della Chiesa e lo getta nel fuoco della bollente Geenna. Questo vizio cerca di abbattere i muri della patria suprema e si affanna a riparare le mura della rinata Sodoma bruciata. Questo vizio viola la sobrietà, soffoca la pudicizia, massacra la castità, trucida con la spada del terribile contagio la verginità irrecuperabile. Deturpa tutte le cose, macchia tutto, contamina tutto. Nulla di ciò che lo circonda rimane puro, lontano dalla lordura, pulito. «Tutto puro per i puri, per coloro invece che sono contaminati e infedeli, niente è puro» [San Paolo a Timoteo 1,15]. Questo vizio allontana dalla comunità ecclesiastica e relega a pregare con i pazzi e con quelli che lavorano per il demonio; separa l’anima da Dio per unirla ai demoni. Questa nocivissima regina dei Sodomiti crea seguaci delle sue leggi tiranniche, luridi per gli uomini e odiosi per Dio. Ordina di intrecciare guerre scellerate contro Dio e al militante di portare il peso di un’anima pessima. Allontana dalla comunione degli angeli e imprigiona l’anima infelice sotto il giogo del proprio dominio grazie al suo potere. Spoglia i suoi militari delle armi virtuose e li espone ai dardi dei vizi perché ne siano trafitti. Umilia nella chiesa, condanna nella legge. Deturpa in segreto e disonora in pubblico. Rosicchia la coscienza come un verme, brucia la carne come il fuoco. Brama che il desiderio si sazi e, al contrario, teme che non si faccia vedere, che non esca in pubblico, che non si divulghi fra gli uomini.

[ … omissis …]

Arde la misera carne per il furore della libidine, trema la mente sciocca a causa del rancore del sospetto, nel petto del misero uomo già si solleva il caos infernale. Quanti sono quelli punti dagli aculei dei pensieri immondi, altrettanti sono quelli tormentati dai supplizi delle pene. Sono davvero infelici le anime dopo che questo velenosissimo serpente le ha morse. Toglie subito la facoltà di pensare, cancella la memoria, oscura l’acutezza della mente, fa dimenticare Dio e anche se stesso. Questa peste infatti, annulla il sentimento della fede, infiacchisce la forza della speranza, cancella il vincolo della carità, toglie la giustizia, abbatte il coraggio, rimuove la temperanza, smussa l’acume della prudenza.

Cosa si può dire di più? Dal momento che allontana ogni angolo di virtù dal cuore umano e fa entrare ogni sorta di vizi, come se i catenacci delle porte fossero stati divelti? Sicuramente, la sentenza di Geremia si adatta a quella che, sotto l’aspetto terreno, viene chiamata Gerusalemme: «l’avversario ha steso la sua mano — dice — su tutti i suoi tesori; ha visto entrare i pagani nel suo santuario, coloro ai quali tu avevi ordinato che non entrassero nella tua assemblea». Senza dubbio, questa bestia atrocissima divora in un solo boccone con le sue fauci cruente, tiene lontano chiunque, con le sue catene, dalle opere buone, fa cadere precipitosamente giù per i dirupi dell’oscena perversità. Presto, sicuramente, chiunque sia caduto in questo abisso della perdizione estrema sarà mandato via, come un esule, dalla patria suprema. Sarà separato dal corpo di Cristo, verrà allontanato dall’autorità di tutta la Chiesa, sarà condannato dal giudizio di tutti i Santi Padri, sulla terra verrà disprezzato dagli uomini, sarò respinto dall’abitazione dei cittadini celesti. Per lui il cielo diventerà di ferro e la terra di bronzo, né da lì può risollevarsi, gravato dal peso del delitto, né può qui nascondere a lungo i suoi mali nella tana dell’ignoranza. Qui non può godere finché vive, né sperare finché pecca, perché ora è costretto a sopportare l’obbrobrio dell’umana derisione e dopo il tormento dell’eterna dannazione. È evidente che a quest’anima si riferisce quella voce della lamentazione profetica in cui si dice: «Vedi, Signore, che angoscia è la mia, le mie viscere fremono, il mio cuore è sconvolto in me, perché sono stata ribelle: fuori la spada uccide, in casa è come la morte».

Preciso che il linguaggio di Pier Damiani è tra i più castigati e i meno espliciti. Damiani usa le “Interrogationes confessarii” di Burcardo di Worms, una guida alla confessione per il confessore, in cui con dovizia di particolari, Burcardo esemplifica al confessore le domande a cui sottoporre i peccatori durante la confessione. Damiani riassume questo interrogatorio nella sua classificazione dei quattro tipi di peccato omosessuale ma tralascia numerosi e importanti particolari utili anche per la comprensione del testo. A questo riguardo, la tesi di laurea che ho citato confronta i passi corrispondenti di Burcardo e di Pier Damiani per evidenziare la differenza di linguaggio.

Burcardo: “Hai fatto solo fornicazione con te stesso […], intendo dire che tu stesso hai preso nella tua mano il tuo membro virile e così hai retratto il tuo prepuzio e lo hai mosso con la tua propria mano” (Fecisti solum tecum fornicationem […], ita dico ut ipse tuum virile membrum in manum tuam acciperes et sic duceres praeputium tuum, et manu propria commoveres […])
Pier Damiani: “[…]coloro che si macchiano da se stessi per il contagio del seme espulso” ([…] qui per semetipsos egesta seminis contagione sordescunt […])

Burcardo: “Hai fatto fornicazione […], intendo dire che ti hai preso nella tua mano il pene di un altro e l’altro ha preso il tuo nella sua mano, e così a turno con le vostre mani avete mosso i peni.” (Fecisti fornicationem […], ita dico ut tu in manum tuam veretrum alterius acciperes, et alter tuum in suam, et sic alternatim veretra manibus vestris commoveretis […])
Pier Damiani: “[…] Altri si insozzano maneggiando tra loro vicendevolmente le parti virili.”
([…] alii sibi invicem inter se manibus virilia contrectantes inquinantur […])

Burcardo: “Se con un altro maschio tra le cosce […] intendo dire che hai messo il tuo membro virile tra le cosce di un altro, e così muovendoti hai effuso il seme [..]” (Si cum masculo intra coxas […], ita dico, ut tuum virile membrum intra coxas alterius mitteres, et sic agitando semen effunderes […])
Per Damiani: “[…] quelli che fanno il coito tra le cosce” ([…] qui inter femora coeunt)

Burcardo: “Hai fatto fornicazione come fecero i Sodomiti, in modo che alle spalle di un maschio e nelle parti del posteriore hai immesso la tua verga e così hai avuto un coito con lui al modo dei Sodomiti.” (Fecisti fornicationem sicut Sodomitae fecerunt, ita ut in masculi terga et in posteriora virgam tuam immitteres, et sic secum coires more Sodomitico?)
Pier Damiani: “[…] Coloro che corrompono gli altri nelle parti posteriori” ([…] qui alios in posteriora corrumpunt)

Burcardo (965 circa – 1025), vescovo di Worms, fu uno dei massimi canonisti del medioevo, uscito dalla scuola monastica di Lobbes. Con una mentalità moderna, o meglio con una mentalità che tenga nel dovuto conto il rispetto delle persone, non si può non rimarcare la violenza insita nella pratica della confessione condotta alla maniera raccomandata da Burcardo che è già un’anticipazione dell’inquisizione.

Osservo, e la cosa fa riflettere, che nell’elenco delle pratiche omosessuali manca del tutto il sesso orale.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=2521

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