GAY IN USA

Questo articolo mira ad evidenziare come nell’arco di meno di un ventennio la condizione giuridica dei Gay negli USA sia stata radicalmente modificata. Il discorso non può che partire dal XIV Emendamento che così recita:

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XIV Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America

Sezione 1.

Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono. Nessuno Stato potrà fare o far rispettare qualsiasi legge che possa ridurre i privilegi o le immunità dei cittadini degli Stati Uniti. Nessuno Stato potrà privare qualsiasi persona della vita, della libertà o della proprietà, senza un giusto procedimento legale, né negare a qualsiasi persona nella sua giurisdizione l’eguale protezione delle leggi.

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Ad un europeo salta agli occhi che si parla di un diritto dello Stato di privare una persona della vita, purché ciò avvenga secondo un giusto procedimento legale. Ma non è di questo che dobbiamo parlare qui, ma della condizione giuridica dei Gay negli USA. La clausola del giusto procedimento legale ai sensi del XIV Emendamento è stata tradizionalmente invocata dai Gay per il riconoscimento dei loro diritti negli USA.

La sentenza  della Corte Suprema degli Stati Uniti nel processo Bowers v. Hardwick, 478 U.S. 186, detta brevemente sentenza Bowers, pronunciata il 10/6/1986

(http://www.law.cornell.edu/supct/html/historics/USSC_CR_0478_0186_ZS.html )

considerata l’accusa allo statuto della Georgia di violare i diritti individuali attraverso la condanna della sodomia tra maschi adulti e consenzienti, concluse che:

1)       La Costituzione non riconosce alcun diritto fondamentale agli omosessuali di impegnarsi in atti di sodomia.

2)       Non è accettabile pensare che qualsiasi tipo privato di condotta tra adulti consenzienti sia garantito dalla Costituzione e non possa essere oggetto di divieti disposti dalla legge.

3)       E’ quanto meno “ridicolo” (is , at best, facetious), in un contesto in cui molti Stati hanno criminalizzato e ancora criminalizzano la sodomia, affermare che “si tratta di un comportamento profondamente radicato nella storia e nella tradizione di questa nazione” o di un concetto implicito nella “libertà ordinaria”.

4)       Si dovrebbe esercitare la massima prudenza nell’ampliare le clausole del giusto procedimento legale alla tutela di “nuovi diritti fondamentali”.

5)       Il fatto che un comportamento omosessuale si verifichi nell’intimità di una casa privata non modifica la sostanza delle cose.

6)       Le leggi contro la sodomia non possono essere invalidate sulla base asserita che la convinzione della maggioranza dei cittadini che la sodomia è immorale non è una spiegazione logica adeguata per supportare la legge.

La sentenza è del giugno 1986, in pratica la Corte Suprema considera legittime le leggi dei singoli Stati che criminalizzano specifiche pratiche sessuali o discriminano l’omosessualità in quanto tale. Riporto qui di seguito, tradotta da me, la fondamentale sentenza LAWRENCE versus TEXAS che in un clima sociale profondamente mutato modifica radicalmente la precedente decisione del 1986.

 (http://www.law.cornell.edu/supct/html/02-102.ZS.html )

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CORTE SUPREMA DEGLI STATI UNITI

LAWRENCE et al. v. TEXAS

RISPOSTA PER LA CORTE D’APPELLO DEL TEXAS, QUATTORDICESIMO DISTRETTO

DISCUSSA IL 23/3/2003, DECISA IL 26/6/2003

In risposta a un disturbo causato da armi in una residenza privata, la polizia di Houston entrò nell’appartamento del ricorrente Laurence e vide lui e un altro uomo adulto, il ricorrente Garner, impegnati in un atto sessuale privato consensuale. I ricorrenti furono arrestati e condannati per rapporto sessuale deviato (deviate sexual intercourse) in violazione di una legge del Texas che vieta che due persone dello stesso sesso siano coinvolte in certe intime condotte sessuali. Nella motivazione, la Corte d’Appello di Stato sostiene tra l’altro che la legge violata non era incostituzionale per quanto riguarda il rispetto delle procedure nel Quattordicesimo emendamento.

La corte valutando questo punto ha considerato la sentenza del processo Bowers v. Hardwick, 478 U.S. 186.

Si ipotizza che la legge del Texas che considera un crimine per due persone dello stesso sesso essere coinvolte in certe condotte sessuali intime violi la clausola del giusto processo legale.

a  – Per risolvere questo caso bisogna accertare se i ricorrenti erano liberi, in quanto adulti, di impegnarsi in una condotta privata, sotto la garanzia del diritto del giusto processo legale.

Per questo giudizio la Corte ritiene necessario riconsiderare gli assunti della sentenza Bowers.

La questione sostanziale sottoposta alla Corte, nella causa Bovers è “se la Costituzione Federale conferisca un diritto fondamentale agli omosessuali di impegnarsi in atti di sodomia…”. La sentenza manifesta l’incompetenza della Corte nell’affermare la portata della libertà in gioco. Dire che il punto centrale nella sentenza Bowers era semplicemente il diritto di praticare determinate condotte sessuali sminuisce il significato della questione proposta, sarebbe come se si dicesse a una coppia sposata che il matrimonio riguarda solo il diritto di avere rapporti sessuali. Anche se le leggi coinvolte nella sentenza Bowers, e anche quelle coinvolte in questa decisione, non comportano altro che il divieto di un atto sessuale particolare, le sanzioni previste e le loro finalità hanno implicazioni che si estendono ben oltre, toccando il comportamento sessuale, che è la più privata delle condotte umane, e in casa, cioè nel luogo più privato. Queste leggi cercano di controllare dei rapporti personali che, siano o meno formalmente riconosciuti dalla legge, spettano alla libertà delle persone di scegliere senza essere punite come criminali.

La libertà garantita dalla Costituzione riconosce alla persone omosessuali il diritto di costruire rapporti, all’interno dei confini delle loro case e delle loro vite private, conservando la loro dignità come persone libere.

b – Dopo avere rigettato la pretesa di liberà presentatale, la Corte, nella sentenza Bowers afferma che le condanne contro la sodomia hanno radici antiche. Bisognerebbe comunque notare che non c’è una storia di lunga durata, in questo paese, per quanto riguarda le leggi dirette alla condotta omosessuale, considerata come materia separata. Le prime leggi americane sulla sodomia non erano dirette egli omosessuali come tali ma intendevano invece proibire più in generale l’attività sessuale non procreativa, sia tra uomo e donna che tra due uomini. Inoltre le più antiche leggi sulla sodomia sembrano non essere state applicate contro adulti consenzienti che agiscano privatamente. Invece la condanna della sodomia spesso coinvolgeva atti predatori verso quanti non potevano acconsentire o non acconsentivano: relazioni tra uomini e ragazzi o ragazze minorenni o relazioni tra adulti che coinvolgessero l’uso della forza, relazioni tra adulti che implicassero disparità di stato o tra uomini e animali. L’antico divieto penale di sodomia omosessuale sul quale la sentenza Bowers si è basata è così connaturato con la condanna generale del sesso non procreativo, come lo è con la tradizione di perseguire comportamenti per il loro carattere omosessuale.

Lungi dal possedere radici antiche, le leggi americane indirizzate a coppie dello stesso sesso non si sono sviluppate fino all’ultimo terzo del ventesimo secolo. Ed anche adesso, solo nove stati hanno indicato le relazioni omosessuali come oggetto di azione penale.

Perciò, i motivi storici fatti valere nella sentenza Bowers sono più complessi dell’opinione della maggioranza e della opinione conforme del Chief Justice Burger citata. Sono motivi che presentano qualche dubbio e, in conclusione, sono stati sopravvalutati.

La sentenza Bowers intendeva certamente puntualizzare che per secoli ci sono state voci potenti che hanno condannato le condotte omosessuali come immorali. Ma è obbligo di questa Corte definire la liberà di tutti e non rendere obbligatorio il proprio codice morale. Le leggi e la tradizione della nazione nello scorso mezzo secolo sono qui più rilevanti. Esse mostrano una emergente consapevolezza che la libertà dà una protezione sostanziale alle persone adulte nel decidere la loro condotta e la loro vita privata il questioni che riguardano il sesso.

c – Le carenze della sentenza Bowers diventano ancora più evidenti negli anni che seguono la sua pubblicazione. I 25 stati con leggi che proibivano le condotte indicate nella sentenza Bowers si sono ridotti ora a 13, dei quali 4 indirizzano le loro leggi esclusivamente contro le condotte omosessuali. In questi Stati, incluso il Taxas, che ancora condanna la sodomia (sia omosessuale che eterosessuale), c’è un percorso verso la non obbligatorietà dei divieti rispetto ad adulti consenzienti che agiscono in privato. Ciò conferma che la clausola di giusto percorso legale protegge le decisioni personali relative al matrimonio, alla procreazione, alla contraccezione, alle relazioni familiari, alla crescita e all’educazione dei figli, e colpisce la legislazione basata su concetti di classe, diretta agli omosessuali come gruppo e rende ancora più incerto l’assunto della sentenza Bowers. Lo stigma che la legge penale del Texas impone, per di più, non è una cosa banale. Anche se un reato c’è e si tratta di un reato minore, resta ciò non di meno un reato penale con tutto quello che questo fatto comporta per la dignità delle persone incolpate, compresa l’annotazione delle condanne nel casellario giudiziario e sui moduli di ricerca di lavoro e il fatto di essere registrati come colpevoli di reati sessuali secondo la legge dello Stato. Quando le fondamenta di una sentenza hanno subito una seria erosione, l’atteggiamento critico da parte di altre  fonti ha maggiore importanza. Negli Stati Uniti l’atteggiamento critico verso la sentenza Bowers è stato sostanziale e continuo, una disapprovazione delle sue motivazioni sotto ogni punto di vista, e non soltanto quanto ai suoi presupposti storici. E anche se la sentenza Bowers si basava su valori ampiamente condivisi, i ragionamenti della sentenza e i suoi assunti sono stati rigettati dalla Corte Europea dei Diritti Umani e altre nazioni hanno intrapreso azioni coerenti con l’affermazione del diritto protetto degli omosessuali adulti di seguire condotte intime consensuali.

Non c’è stata peraltro alcuna evidenza che in questo paese ci sia un interesse dello Stato in qualche modo più legittimo o più urgente che giustifichi la limitazione delle scelte personali.

Attenersi a quanto già deciso non è un obbligo inderogabile.

La sentenza Bowers non ha prodotto forme di affidamento tali da poterne sconsigliare il ribaltamento quando ci siano ragioni convincenti per farlo.

La sentenza provoca incertezza perché altre sentenze, anteriori e successive contraddicono i suoi assunti di fondo.

d – La ragionevolezza della sentenza Bowers non resiste ad un’analisi attenta. Stivens, nel suo parere contrario alla sentenza Bowres conclude che “il fatto che la maggioranza che governa uno Stato abbia tradizionalmente considerato una particolare pratica come immorale non è una ragione sufficiente per sostenere una legge che vieta quella pratica, e singole decisioni riguardanti l’intimità delle relazioni fisiche, anche quando non destinate a produrre prole, sono una forma di “libertà”, protetta dalla clausola del giusto processo”.

Questa analisi avrebbe dovuto essere alla base della sentenza Bowers, ed è alla base di questa sentenza.

La sentenza Bowers non era corretta quando fu pronunciata e non è corretta neppure oggi e con la presente decisione è annullata.

In questo caso non sono coinvolti minori, persone che potrebbero essere ferite o costrette né persone che non possano facilmente rifiutare il loro consenso e non si tratta di condotte pubbliche né prostituzione. Il caso coinvolge invece due adulti che, con pieno e mutuo consenso, si sono dedicati a pratiche sessuali comuni in uno stile di vita omosessuale. Il diritto dei ricorrenti alla libertà sotto la clausola del giusto processo legale accorda loro il pieno diritto di seguire condotte private senza intervento dello Stato.

Lo stato del Texas non favorisce alcun interesse pubblico statale che possa giustificare la sua intrusione nella vita personale e privata dei singoli individui.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=2325

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