GAY E CORAGGIO DI CAMBIARE

Caro Project,

leggendo il tuo blog ho avuto un sussulto di orgoglio e mi capita molto di rado. Ho 43 anni e alle spalle una vita di quelle che a te non piacerebbero proprio. Sono dichiarato pubblicamente da moltissimo tempo, anzi diciamo che sono stato pubblicamente dichiarato e sono passato per la trafila di quelle che tu chiami con molto distacco cose etichettate gay. Per mia fortuna sono riuscito a salvarmi la salute e questo mi conforta perché c’è gente alla quale è andata molto peggio che a me. Quando avevo 18/20 anni internet praticamente non c’era, e mi ero fatto le mie idee, un po’ come dici tu, la frenesia di provare credendo che entrare nel giro avrebbe facilitato le cose e in un certo senso era vero ma da altri punti di vista è stato distruttivo, prima di tutto la notizia che io fossi gay ha fatto rapidamente il giro della città, una città piccola del nord in cui il pettegolezzo e l’ipocrisia la fanno da padroni sempre. Per fortuna studiavo in un’altra città e sono arrivato a finire gli studi, ma poi quando ho cominciato la professione ho avuto problemi enormi perché da me scappavano tutti (sono medico) e sono stato costretto a cambiare città, ho dovuto ricominciare tutto da zero, per non dire delle recriminazioni terribili da parte della mia famiglia che mi trattava come uno stupido senza rimedio, cosa che mi ha spinto ancora di più ad andarmene. Nella nuova città, dopo un po’ ho ricominciato ad andare per locali, perché era diventata quasi una droga. Ho conosciuto gente fuori di testa che in qualche caso mi ha fatto proprio paura e dopo cinque anni me ne sono dovuto andare di nuovo in una città diversa, più piccola, qui i locali non c’erano ma sono cominciate le chat e anche lì è stato un tormento, proprio come una droga, conoscevo dei ragazzi in chat, poi ci si vedeva, si faceva un po’ di sesso e poi sparivano ed erano ragazzi spericolati che quando parlavo di preservativi mi prendevano per matto. Io avevo proprio la frenesia del sesso, avevo più di 30 anni, anzi più di 35, ma passavo tutto il mio tempo libero a cercare contatti. Mi sentivo solo, ed ero solo, i rapporti con casa erano del tutto inesistenti. Mio padre e mia madre non si sono più fatti sentire dopo che sono andato via di casa, li chiamavo ma non mi rispondevano deliberatamente. Gli unici punti di riferimento erano i ragazzi che conoscevo solo per sesso, di uno in particolare mi ero innamorato, mi diceva tante cose dolci ed era un ragazzo molto bello ma pretendeva di venire a vivere con me, cosa che non potevo proprio fare perché avrei finito per non lavorare più e per creare un casino di problemi con tutta le gente che avevo intorno, poi è sparito, ma prima di sparire mi ha vomitato addosso tutti gli insulti possibili, che ero un verme, uno che non ha il coraggio di essere quello che è e soprattutto che ero un morto di fame, perché a lui piaceva di fare la bella vita e con me non la poteva fare di certo. Questa storia è durata tre anni e mi la lasciato con un senso di rigetto e di amarezza fortissima. Col passare degli anni, i ragazzi giovani non volevano più saperne di me e mi cercavano solo i cinquantenni ma era gente più scoppiata di me, depressi da ricovero, che si credevano ragazzini di primo pelo e cercavano di darsi un tono, anche etero sposati, anche gente con patologie a sfondo religioso, una varia umanità che non pensavo nemmeno potesse esistere. Sono arrivati perfino ad offrirmi soldi in cambio di sesso. Uno era malato, aveva un’asma forte e l’ho convinto a farsi ricoverare perché rischiava grosso. Ad agosto del 2009 ho detto basta, ho cancellato tutti i contatti gay che avevo. Ho cambiato numero di telefonino e mi sono buttato completamente nel lavoro, praticamente mi sono rimesso a studiare per fare una specializzazione molto impegnativa e molto lunga che mi porti a occuparmi di aids, ho finito i primi due anni e cominciato il terzo, è una cosa serissima e mi impegna completamente, adesso lavoro part-time e guadagno pochissimo e tutto quello che guadagno va per la specializzazione. Sono realmente interessatissimo agli studi e penso per la prima volta di avere fatto la scelta giusta. Non ti dico quello che vedo in ospedale, c’è un bisogno veramente disperato di gente che si occupi di queste cose, io sono rinato e ho trovato la mia strada. C’è moltissimo da fare e non tanto in Italia o in Europa ma soprattutto in Africa dove l’aids, senza medicine e in mezzo alla totale ignoranza, è un autentico flagello. Giorni fa ho trovato “progetto gay” proprio cercando siti che si occupano di prevenzione e poi mi sono messo a leggere anche il resto. Non abbassare la guardia Project! Quello che fai ha un senso. La vita ha un senso e non sta nel cercare sesso ma nel dare amore senza condizioni, io l’ho capito tardi ma fortunatamente l’ho capito. Essere gay ha un senso eccome, penso che l’essere gay e l’avere passato tutto quello che ho passato sia la vera molla della mia motivazione di fondo. Ti ho raccontato in breve la mia storia, pubblicala se vuoi, a me farebbe piacere. Permettimi una notazione professionale, non abbandonare mai il discorso sulla prevenzione perché sono in pochissimi a farlo e ce n’è un bisogno enorme. Ti aggiungo il link alla pagina su hiv e aids del Ministero della salute http://www.salute.gov.it/hiv/hiv.jsp che resta un punto di riferimento fondamentale per trovare informazioni serie, anche per i medici (vedi aggiornamento delle linee guida). Mi piacerebbe dedicare un po’ di tempo al forum ma adesso ho altri obiettivi per cui ti chiedo di mantenere la privacy.

[lettera firmata]

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=54&t=2060

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