UN RAGAZZO GAY ASSILLATO DAI GENITORI

Ciao Project, finalmente trovo un po’ di tempo per scriverti.

Sono successe delle cose in queste settimane, ma ti parlo della mia famiglia. Sarò molto lungo nella mail, un romanzo.. Ma non preoccuparti, rispondi quando puoi.

Sopportare la situazione è diventato sempre più difficile, il fatto che io viva in una grande città – nonostante torni a casa più volte al mese – manda i miei genitori in uno stato di assoluta frenesia per il semplice fatto che non possono controllarmi. Sono patetici e incredibilmente oppressivi, sono assolutamente convinti ad esempio che io vada in piscina per chissà quale oscuro motivo a sfondo sessuale, magari perché ho conosciuto qualcuno, tant’è che mio padre mi dice “non è che vai lì a fare qualche cazzata ?”, ripetutamente e continuamente entrambi dicono che verranno a fare irruzione in casa senza avvisarmi. Se fosse solo questo non mi preoccuperei, il fatto è che sono ossessionati dal pensiero che io possa essere gay, tanto da dirmi continuamente cose sconce, che davvero fin ora non ho letto nella mail di nessun ragazzo su progettogay.. Appena appaiono delle ragazze in tv, mio padre commenta schifosamente (davanti a mia madre) e poi insieme mi fanno domande del tipo “e a te, ti piacciono ? (riferito alle tette delle ragazze semi-nude), oppure mi chiedono se mi piacciono i culi delle stesse, mi assillano con domande sessuali ! Allora io sarò anche omertoso, ma non ipocrita, quindi davanti a queste domande non rispondo. Al che, mio padre continuava ad insistere, e a chiedere 4, 5 volte consecutive, dicendo che la cosa gli importa eccome. In pratica mi hanno costretto a fare un mezzo coming out semplicemente non facendomi dire che mi piacciono tette e culi femminili. Mia madre non è da meno, anzi. In un servizio di un tg, in cui si mostrava una manifestazione di baci collettivi, lei guardava, e le sue parole erano “hhh… che schifo…che schifo !” con una espressione – che ben conosco – di disgusto tale, che mi sono sentito morire. Ma il vero macigno di tutta questa storia è permanente, c’è sempre e non va via mai.. Quando siamo insieme, avverto sempre un senso di profondo disagio perché non rispondono come dovrebbero, ogni tanto mi fanno strani sguardi, tutto ciò in un clima di apparente normalità, ma nei fatti mi sento perennemente con un senso di colpa. Mi sento trattato come qualcuno che commette, che ha commesso o che continua a commettere degli sbagli, e anche se non me lo dicono, sono sempre lì a ricordarmelo con gli atteggiamenti, ma non con le parole. Non ce la faccio più a vivere come se avessi commesso chissà cosa, mi fanno sentire sbagliato.. E a volte ci credo, e mi dico che se davvero non avessi nulla da nascondere di me stesso, potrei benissimo dire la verità, ma non lo faccio mai. A contribuire a questo quadretto pittoresco della mentalità della mia famiglia, si è aggiunto mio zio. Un bel giorno mentre parliamo mi dice : “mamma mia sai che è successo ieri nel pullman ? Io dormivo, ma dietro di me sentivo delle voci di due fidanzati, a un certo punto mi giro ed erano 2 gay ! Che schifo.. Stavano lì sui sedili a due che si baciavano, si davano effusioni in pubblico.. Mamma mia che schifo (e ride sbalordito).. pure l’autista poteva vederli.. a fianco a me dalla parte sinistra del bus, c’erano 2 signori – un marito e una moglie – che li guardavano e ridevano, quante risate si sono fatti ! Ma io quel ragazzo l’avevo squadrato bene, si vedeva che era un po’ ricchione, i modi strani e i capelli particolari.. e poi ad aspettarlo all’arrivo come se niente fosse, c’era la madre.. come se fosse tutto normale ! Mamma mia che schifo.. ”

Inutile dire quel che sentivo dentro, ma al che sorrido e dico: vabbè qui siamo di mentalità molto ristretta, già al nord è una cosa molto più comune..

Macché ! Ma dai.. che schifezza, in pubblico !

Conversazione chiusa. Questa è la mentalità del 95 % delle persone del paese sperduto in cui ho la sfortuna di vivere. Basti dire che mio padre – un uomo col chiodo fisso – tempo fa, dopo tutta la violenza psichica che ho dovuto subire da uno psicologo dal quale fui portato forzatamente, mi chiese : allora, sei guarito ? Sicuro che sei guarito ? Per uno come lui, la più grande punizione divina è un figlio gay. Non gli importa dell’università tanto quanto gli importa delle ragazze. Preferirebbe di gran lunga vedermi muratore con una famiglia che avvocato senza.

A proposito di sessualità, una cosa che invece non ti ho mai detto è la visione distorta che io avevo della sessualità da piccolo. Iniziai presto a rendermi conto di provare attrazione per i ragazzi, ma mi ricordo addirittura che da bambino (circa 8 anni) quando mia madre si assentava, occasionalmente – sarà capitato 3-4 volte nella vita – mi travestivo da donna, con tanto di tacchi e parrucca, e giocai a fare la donna, a recitare nel ruolo di una donna. Capitò una volta che mi beccò, e ricordo che ne fece una vera tragedia, mentre io non davo molta importanza, lo ritenevo semplicemente un “gioco proibito”. Tuttavia nell’adolescenza, quando a 12 anni capii di essere gay, nella mia mente non conoscevo la possibilità di un amore tra uomo e uomo, pensavo al binomio uomo-donna come l’unico possibile, e così – desiderando gli uomini – pregavo tutte le sere chiedendo come mai non fossi nato donna, come mai fossi un ragazzo e non una ragazza. Solo col passare del tempo ho capito che potevo amare un uomo pur essendo me stesso, che non dovevo per forza essere una donna, ma potevo benissimo essere me stesso, e lì finalmente ho capito il mondo. Ciò detto, c’è da dire che non sono assolutamente effeminato, anzi.. Nessuno e poi nessuno conoscendomi superficialmente può pensare a me come ad un gay, tant’è che mi parlano con naturalezza delle varie “schifezze” che vedono in giro, ribadendo tutti la stessa cosa come un disco rotto : che “quelli” si riconoscono subito. Lo psicologo dal quale fui portato di peso, sai cosa disse ai miei ? Che uno è gay se durante l’infanzia si è travestito, se giocava con le bambole (cosa che peraltro non ho mai fatto), se aveva più amicizie femminili che maschili, e cose simili. Immediatamente mia madre mi puntò il dito e disse: si, mi ricordo io che si è travestito, e giocava molto di più con le ragazze.

Oggi penso con rabbia a quel cretino, peraltro non scomparso definitivamente dal mio mondo. Rappresentava l’unica e la grande occasione per spiegare davvero il mondo gay ai miei e spingerli ad accettarmi, nonostante io negassi. Invece, dopo quelle sedute forzate che mi hanno violentato nel profondo, i loro comportamenti sono notevolmente peggiorati, e guarda caso nell’ultimo incontro si videro loro e lui, senza di me . Non so cosa abbia potuto dire, so solo che era molto vicino alla chiesa e il risultato è questo, nonostante mi diceva continuamente “io ho tanti amici gay, apriti con me”. Sono strafelice di non averlo fatto.

Ad oggi sono sempre più convinto che fosse una trappola per farmi “confessare”.

Ti dico ciò perché in qualche maniera si collega a un particolare episodio accaduto. Sono tornato a casa, e nei piccoli paesi come il mio ogni cazzata che si svolge diventa un evento imperdibile, così è accaduto che una semplice commedia (peraltro di mediocre qualità, fatta da ragazzi della mia età all’incirca), divenisse uno di quegli eventi imperdibili ai quali non si può non andare. Sacrilegio ! Ho osato rifiutarmi di seguire capofamiglia, matrona e prole, ed ecco di nuovo gli spietati attacchi al loro ritorno. Me ne hanno dette di tutti i colori, dicono da tempo una frase : “tu non esci per paura ! Hai paura della gente, sei un asociale (a volte anormale) ecc..” E’ da molto tempo che ogni volta che mi rifiuto di uscire (quasi sempre) mi accusano di “paura della gente”. Ho validi motivi per credere che questa stramba teoria gliel’abbia inculcata lo psicologo di allora. E’ proprio da allora che continuano a dire queste cose, ma non hanno capito niente.. E’ verissimo che io non esco affatto nel mio paese, tranne le volte in cui sono obbligato, ma avviene questo per un semplice motivo : non ho come interesse quello di uscire insieme a gente che non mi sarà mai amica, ma al massimo buona conoscente per i motivi che sai, oltre al fatto che non ho un solo argomento in comune con loro, che corrono appresso a gossip e grotteschi eventi paesani come quello di fare un’insulsa commedia di pessima qualità. Ma purtroppo io sono a dir poco isolato. Su una cittadina intera, tutti pensano che uscire sia sacrosanto e doveroso, tutti ! E’ opinione comune, dai bambini agli anziani, che chi non esce la sera ha problemi psichiatrici e va aiutato. Il fatto di preferire un film o un buon libro a una commediucola da strapazzo fatta da 15enni o – comunemente – di preferirli a una semplice uscita la sera in un paesino di 8 mila anime, li sbalordisce.

La teoria dello psicologo che posso dedurre abbia inculcato ai miei è questa : “non esce perché si sente a disagio tra la gente, e questo accade perché sa di essere gay e riconosce di essere in errore, quindi voi (i miei genitori) dovete aiutarlo a sopprimere questa parte malata di sé costringendolo o mettendolo nelle condizioni di frequentare gente normale e uscire”.

Cosa è accaduto ? Proprio domenica pomeriggio mentre ero di ritorno a Napoli dove studio, mi chiama la figlia di un tizio amico di mio padre (col padre presente al momento). Ora, questa tizia che ho visto una sola volta prima nella mia vita, mi chiede candidamente “perché non esci ? Ti ho chiamato perché non ti vedo mai.. Ti volevo dire che vorrei che uscissi con noi o con me..” Allibito. Sono rimasto allibito, oltre che profondamente umiliato, ed ero seriamente tentato di mandare questa sciocca affanculo, ma poi la gentilezza ha avuto la meglio e le ho spiegato con calma che io venerdì sera arrivo tardi, sabato sono impegnato con lo sport e domenica alle 5 torno a Napoli, quindi NON CI SONO.

Mi pare scontato che tutto questo è stato ordito dai miei, guarda caso all’indomani della commediucola mancata.

Un episodio per un 21enne trattato come un bambino, di un’umiliazione che è facile immaginare.

Sai cos’è che li sta mandando in bestia ? Il fatto che ogni giorno di più, come hai potuto notare, alzo la testa e sono sempre più orgoglioso di me, di quello che sono. E lo faccio capire in tutti i modi, in tutte le maniere implicite possibili e immaginabili. Sono fiero di me, e questo non lo accettano. In passato invece mi vergognavo, arrossivo dinanzi ai personaggi gay in tv, e loro ci godevano, come a dire “si rende conto di essere sbagliato, di essere in difetto”. Questo lo hanno capito, e mi stanno rendendo la vita impossibile. Sono solo come non mai, ringrazio ogni giorno Dio per il fatto che almeno sto più tempo a Napoli, lontano, senza di loro. A casa mia non ho nemmeno un briciolo di libertà e dignità, dato che nemmeno in bagno posso andare senza che spiino per vedere se ho pisciato o ho fatto altro.

Non immagino come sarà domani, io mi sto impegnando ma in questa situazione non so quanto resisterò. Sono senza amici e senza – non dico amore – ma quantomeno una storia, e questo mi sta rendendo duro, di pietra, nei confronti della vita. A volte piango ricordando com’era una volta, ai tempi delle prime medie, quando tutto non era ancora iniziato, quando la spensieratezza delle amicizie era l’unica cosa nella mia vita. Adesso sono disilluso, morto dentro, senza neppure una famiglia nel vero senso della parola, con una durezza incredibile, insolita da trovare in un 21enne.

Li vedo i miei coetanei, correre per le discoteche, lottare per le vere amicizie, piangere per i primi amori finiti male, gioire per il primo bacio, la prima volta, e inseguire il sogno di una vita, una vita possibile.

Il mio percorso di vita invece sarà anche non scontato, ma intanto mi sogno di poter andare nelle discoteche per quelli come me, non posso lottare per le amicizie vere, non piango per i primi amori finiti male, non gioisco per il primo bacio o per la prima volta, e inseguo il sogno di una vita impossibile.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=1574

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