AFFETTIVITÀ E SESSUALITÀ GAY

Questo post mira a puntualizzare il rapporto tra affettività e sessualità nelle persone omosessuali. Quanto segue è un primo tentativo di sintetizzare ciò che emerge dall’esperienza di Progetto Gay e perciò si riferisce essenzialmente a gay non dichiarati.

Cercherò innanzitutto, pur con i limiti che qualunque linguaggio comporta, di chiarire che cosa intendo con i termini affettività e sessualità. Non voglio dare alcuna definizione a termini che sono di per sé alquanto indefinibili ma intendo solo specificare con quali significati userò questi termini nel seguito.

AFFETTIVITÀ

Con la parola affettività intendo riferirmi alla sfera profonda delle relazioni interpersonali “primarie” cioè a quelle relazioni interpersonali che non sono strumentali ad altri fini e trovano in se stesse la ragione del loro potere gratificante. In altri termini intendo quelle relazioni che si costruiscono e si mantengono spontaneamente e che risultano gratificanti per il fatto stesso che esistono. La presenza importante di un rapporto affettivo, spesso, non si rileva mentre quel rapporto è in essere ma quando quel rapporto viene meno, attraverso un senso di mancanza, di vuoto e di insoddisfazione. Il venir meno di un rapporto affettivo produce la sensazione della solitudine. Alla maggior parte dei rapporti affettivi non si attribuisce in genere un valore particolare perché essi non spiccano nell’orizzonte del soggetto ma costituiscono il substrato necessario della sua stabilità affettiva. I rapporti affettivi essenziali consentono e garantiscono la tranquillità di una persona, quando ci sono, sono dati per scontati, quando vengono a mancare se ne percepisce nettamente l’importanza.

SESSUALITÀ

Con la parola sessualità intendo riferirmi a tutto ciò che in modo diretto o indiretto comporta una eccitazione sessuale, ossia è legato alla fisiologia della sessualità, all’erezione, all’eiaculazione, ai sogni erotici, alla masturbazione e alla sessualità di coppia. La sessualità è nettamente percepita dal soggetto come qualcosa di specifico e di chiaramente connotato rispetto all’affettività. Mentre l’importanza e il peso stabilizzante dei rapporti affettivi non sono spesso avvertiti o sono nettamente sottovalutati, il significato e il peso della sessualità sono invece spesso sopravvalutati e messi in relazione biunivoca esclusiva e diretta con lo stare bene o male.

Premesse queste definizioni dei due concetti di affettività e di sessualità, si capisce facilmente che si tratta di fenomeni correlati ma diversi.

Nella sfera affettiva rientrano i rapporti familiari e le amicizie in modo e grado molto vario. Nella sfera sessuale rientra tutto ciò che ha in modo diretto o indiretto per il soggetto un significato in termini di fisiologia sessuale. I due insiemi sono diversi, la sessualità non è un sottoinsieme dell’affettività né l’affettività è un sottoinsieme della sessualità. Esistono dimensioni affettive essenziali, importantissime nell’equilibrio di una persona, che nulla hanno a che vedere con la sessualità ed esistono forme di sessualità in cui manca una vera base affettiva.

Partiamo dall’analisi dell’affettività adolescenziale. Durante l’adolescenza, quando si risveglia la sessualità, quasi tutta l’attenzione dei ragazzi è concentrata sulla sessualità e gli aspetti affettivi della relazionalità sono in genere poco sottolineati ma ciò nonostante sono essenziali. Consideriamo in particolare il periodo critico delle scuole medie, il vero momento di definizione della sessualità di un ragazzo. Ad undici, dodici anni un ragazzo non ha e non può avere un’idea precisa del mondo adulto che avverte ancora come lontano da sé, non può avere una vera autonomia di decisione o di scelta perché manca di riferimenti essenziali che imparerà a conoscere via via negli anni, ha quindi bisogno di “affidarsi” ad altri, di creare meccanismi che lo rassicurino e gli permettano la conquista di gradi di libertà via via maggiori. Il rapporto con i genitori è, a questo punto, fondamentale e tanto più importante, in termini di stabilizzazione affettiva dei ragazzi, quanto meno avvertito. L’elemento fondamentale del rapporto con i genitori si manifesta nella loro presenza non oppressiva. Quando la presenza del genitore si fa pesante il suo ruolo stabilizzante viene meno e il rapporto rischia di diventare conflittuale. Tipico è il caso della violazione della privacy di un ragazzo da parte dei genitori. Non è importante che un adolescente parli effettivamente di tutto con i propri genitori ma che sappia che in caso di necessità potrebbe farlo e troverebbe un ascolto adeguato. La difficoltà del mestiere di genitore nei confronti di figli adolescenti sta proprio nel mantenere un equilibrio adeguato all’età dei figli che permetta loro di sviluppare una progressiva autonomia senza il rischio che si sentano abbandonati a se stessi.

Al tempo delle scuole medie c’è anche un altro elemento fondamentale nelle determinazione dell’equilibrio affettivo di un ragazzo ed è il gruppo dei pari, degli amici, dei compagni di scuola o di giochi. L’inserimento sociale nel gruppo, a questa età, non è analogo a quello degli adulti che si incontrano in situazioni sociali come il lavoro ma ha una intrinseca e importante valenza affettiva. La trasmissione di valori e di codici di comportamento avviene spessissimo attraverso il gruppo dei pari. Qui va fatta una sottolineatura importante. Negli anni della scuola media quando si definisce l’orientamento della sessualità adulta, gli argomenti che riguardano la sessualità non sono quasi mai oggetto di confronto tra un ragazzo e i genitori e la trasmissione di valori e di modelli di comportamento avviene, su questi temi, in modo pressoché esclusivo attraverso il gruppo dei pari. In buona sostanza la prima sistematizzazione del sé come persona sessuata avviene quasi sempre nel gruppo dei pari.

Cerchiamo ora di applicare quanto detto al caso di un ragazzo di 11, 12 o 13 anni che comincia a percepire la propria omosessualità. Al di là di definizioni di qualunque genere, avverte che il modo che hanno i genitori di riferirsi alla sessualità è esclusivamente eterosessuale e che anzi quando i genitori parlano degli omosessuali lo fanno identificando l’omosessualità come una malattia se non proprio come una depravazione. Questo fatto mette un ragazzo giovanissimo in situazione di grave difficoltà, lo disorienta, gli fornisce una percezione distorta e colpevolizzata di sé, il ragazzo non solo si rende conto che non potrebbe parlare comunque con i genitori di quello che gli sta succedendo ma capisce che il giudizio dei genitori su quello che lui è realmente è negativo. Di qui la sensazione di solitudine, di isolamento più che di conflitto aperto, che si manifesta sempre più chiaramente col passare degli anni. Un discorso sostanzialmente analogo vale anche per il gruppo dei pari nei confronti del quale non ci può essere un inserimento sostanziale, dato il peso che la scoperta della sessualità ha a quell’età nel cementare il gruppo. Ne deriva anche qui una sensazione di isolamento e di solitudine. L’educazione sessuale formale o meglio gli elementi base della sessualità presentati dalla scuola sono per di più esclusivamente eterosessuali e questo non fa che complicare le cose. Ma non basta, perché il gruppo dei pari diventa spesso capace di comportamenti autenticamente aggressivi nei confronti dei ragazzi che non si allineano. Il bullismo è una forma pesantissima di violenza che trasforma il gruppo dei pari in autentico persecutore dei ragazzi omosessuali. Parlando su msn con tanti ragazzi gay ho potuto notare quanto il fenomeno del bullismo omofobo sia frequente e violento e quanti danni possa produrre.

In conclusione il rapporto con i genitori e il rapporto col gruppo dei pari, che sono per i ragazzi etero dei rapporti affettivi fondamentali e profondamente stabilizzanti, diventano per i ragazzi gay fonte di sconforto e di senso di solitudine. Devo sottolineare che i ragazzi gay considerano spessissimo il periodo della scuola media come quello peggiore e più traumatico della loro crescita.

Le conseguenze dell’isolamento dei ragazzi gay al tempo della scuola media sono notevoli, in primo luogo la tendenza alla socializzazione si riduce nettamente, i ragazzi si isolano e tendono a chiudersi in se stessi, ma esistono anche conseguenze legate specificamente alla sessualità. Moltissimi ragazzi gay arrivano all’uso della pornografia finalizzata alla masturbazione prima dei 14 anni e inevitabilmente i modelli forniti dalla pornografia diventano la base della loro educazione sessuale, una educazione sessuale in cui lo spazio per l’affettività diretta verso un altro ragazzo è praticamente inesistente.

In genere si registra un netto miglioramento della situazione con il passaggio alla scuola superiore in cui i fenomeni di bullismo tendono a sparire. Tra i 14 e i 15 anni cominciano a svilupparsi delle amicizie amorose, non sempre condivise ma vissute dai ragazzi gay con coinvolgimenti emotivi e affettivi molto forti, spesso queste amicizie sono delle vere e proprie forme di innamoramento in cui la sessualità ha un peso molto significativo. Il valore affettivo stabilizzante di queste amicizie amorose è notevole, almeno all’inizio, ma alla lunga la frustrazione può tornare a prevalere perché questi rapporti sono fortemente dissimmetrici. In questa fase si innesta, dopo la presa di coscienza e l’accettazione del proprio essere gay, l’idea del coming out ristretto ossia del dire ad uno i più amici fidati di essere gay. Il problema del coming out è l’espressione di una ricerca di stabilità affettiva all’interno di un gruppo di amici che sanno e che accettano e con i quali si può essere se stessi. Spesso il coming out diretto verso un amico speciale è nella sostanza una dichiarazione d’amore dalla quale ci si aspetta una risposta che però di norma non arriva nei termini attesi e questo comporta un ulteriore senso di frustrazione. Non è raro che dopo un coming out le cose non solo non migliorino ma si complichino addirittura. Resta tuttavia che l’investimento affettivo sulle amicizie, più o meno sessualizzate, da parte dei ragazzi gay è notevole, il rapporto con i genitori resta invece formale e comincia a venire alla luce il problema del coming out familiare. Nella grande maggioranza dei casi i ragazzi non arrivano al coming out familiare che resta un fenomeno minoritario e limitato a situazioni ambientali particolarmente favorevoli.

Con l’andare dell’età il problema del conflitto o della incomprensione da parte dei genitori viene percepito come meno urgente mentre nasce l’esigenza di crearsi un proprio mondo affettivo attraverso amicizie, questa volta con altri ragazzi gay. Tuttavia la ricerca di amici gay è spesso confusa dai ragazzi gay con la ricerca di un ragazzo, ossia di un partner di coppia. I modelli derivanti dalla pornografia e dal contesto gay visibile accentuano il significato della sessualità e tendono a svalutare la dimensione affettiva e qui interviene un altro elemento tipico di molti ragazzi gay e cioè la sessualizzazione dell’affettività. I due ambiti di amicizia e amore tendono a sovrapporsi e in particolare le esigenze affettive vengono vissute come esigenze sessuali, le amicizie più importanti tendono a sessualizzarsi e a trasformarsi in rapporti di coppia su una base apparentemente o debolmente sessuale. Molto spesso la forza e nello stesso tempo la debolezza e, direi, soprattutto la fluidità dei rapporti tra gay è dovuta proprio a questa sessualizzazione dell’affettività. Un rapporto tra due ragazzi gay parte come un rapporto basato sulla sessualità ma col passare del tempo, in genere in termini brevi, la spinta sessuale in senso stretto si esaurisce e subentra una relazione affettiva forte di tipo amichevole che però talvolta mantiene significati e sbocchi anche sessuali, ma in cui la sessualità non è avvertita come l’elemento primario. In qualche caso i rapporti costruiti su queste basi si sciolgono proprio per il venire meno dello spinta specificamente sessuale ma in genere si mantengono perché sono una risposta concreta ad un bisogno affettivo profondo. I due ragazzi parlano chiaro tra loro, non si giurano amore eterno, sono consapevoli che il loro rapporto potrà venire meno, almeno sul piano sessuale, se uno di loro troverà delle alternative veramente convincenti ma sono anche consapevoli che il rapporto affettivo tra loro “probabilmente” non verrà meno. I ragazzi che vivono rapporti di coppia con sessualizzazione dell’affettività stanno bene insieme, si sentono profondamente a disagio quando in nome di una esclusività sessuale che capiscono di non poter garantire a priori, tentano di allontanarsi l’uno dell’altro, stimano umanamente il loro compagno, gli voglio bene in modo profondo anche se con l’andare del tempo si accorgono di non esserne più o di non esserne mai stati sessualmente innamorarti di lui. Questi rapporti tra ragazzi gay sono di fatto molto più frequenti e molto più stabili di quanto si crede, proprio perché hanno alla base esigenze affettive profonde.

Va detto che la sessualizzazione dell’affettività realizza nella sostanza l’effetto stabilizzante che è tipico delle relazioni affettive anche se lascia una almeno parziale insoddisfazione sul piano sessuale. Perché possa realizzarsi comunque una forma di sessualizzazione dell’affettività in un rapporto tra due ragazzi, tra di loro deve comunque esserci una compatibilità e un’intesa anche sessuale, in caso contrario la cosa non partirebbe neppure. Il grado di compatibilità e di interesse sessuale reciproco può essere molto vario, se è tale che l’esclusività sessuale di coppia è di fatto vissuta come una garanzia e non come un limite, allora il rapporto nasce su ottime basi e non si tratta più di una sessualizzazione dell’affettività in cui la sessualità è marginale e comunque non del tutto soddisfacente ma di un vero rapporto d’amore che coniuga un’attrazione sessuale reciproca e forte con una dimensione affettiva profonda, in pratica il sogno di qualunque ragazzo gay. In questo caso non si può neppure parlare di sessualizzazione dell’affettività ma si dovrebbe parlare di fusione originaria di sessualità e affettività.

La sessualizzazione dei rapporti affettivi è un meccanismo che agisce tra ragazzi che hanno comunque costruito un rapporto di amicizia così importante da potersi trasformare in un rapporto di coppia, eventualità che però non è sempre realizzata. Capita spesso che, nonostante ripetuti tentativi di creare rapporti affettivi con altri ragazzi gay, non si riseca effettivamente ad istaurare rapporti veramente profondi e, con l’andare del tempo la situazione può divenire decisamente frustrante. In genere chi vive queste frustrazioni è solito attribuirle alla mancanza di un ragazzo, ossia al non vivere una relazione di coppia ma in realtà la mancanza di una relazione di coppia difficilmente produce sensazioni di frustrazione profonda in ragazzi che hanno una vita affettiva gratificante, cioè in ragazzi la cui vita è stabilizzata dalla presenza di rapporti affettivi importanti sia in famiglia che con gli amici. In queste situazioni l’assenza di un compagno è compensata da altre gratificazioni. Quando invece la vita affettiva è molto impoverita, quando le amicizie di fatto fono solo formali, i ragazzi sono particolarmente predisposti a percepire il senso della solitudine che sconfina in qualche caso in forme al limite della depressione. In situazioni ci carenza effettiva si instaura spesso il tentativo di costruire deliberatamente un rapporto di coppia per sfuggire alla solitudine, ma in situazioni del genere il tentativo difficilmente si trasforma in una relazione stabile perché alla base manca una dimensione affettiva di amicizia vera, cioè di affettività vera che possa permettere di vivere almeno parzialmente una dimensione sessuale. In pratica si identifica il problema nella difficoltà di realizzare una vita di coppia e si tralascia il sostrato affettivo. In queste situazioni più che cercare un partner di coppia bisognerebbe cercare di crearsi un mondo di vere amicizie gay e non solo. La stabilizzazione derivante da una vita affettiva gratificante consente di vivere anche una sessualità serena.

Vorrei adesso dedicare una riflessione a comprendere perché tanti ragazzi, ma anche tante persone che non sono più né ventenni di trentenni, apprezzano Progetto Gay. La prima spinta che porta le persone ai siti di Progetto Gay tramite i motori di ricerca e legata al cercare di capire come gli altri vivono l’essere gay, ma se la motivazione fosse effettivamente solo informativa l’interesse verrebbe meno in periodi relativamente brevi. In realtà, pur rimanendo il contatto personale diretto un elemento importantissimo dei rapporti affettivi, la rete può offrire delle possibilità reali di creare rapporti sensati e addirittura profondi con altri ragazzi certamente gay, cosa che nella vita reale non è affatto facile, Progetto Gay è in buona sostanza un centro di aggregazione, una piazza mediatica in cui ci si incontra e ci si conosce. Un forum e una chat non appartengono a una dimensione virtuale, non sono film, ma mezzi di comunicazione tra persone reali e per questa via è possibile costruire rapporti affettivi autentici con altre persone. In sostanza il Progetto favorisce la creazione di rapporti affettivi e riduce di molto il senso di solitudine che tanti gay oggi ancora provano e che per i gay della mia generazione era una specie di destino ineluttabile. Barbara ha avviato sul forum una discussione sulla progettogaymania ipotizzando scherzosamente che il Progetto possa creare delle vere e proprie dipendenze. Io invito tutte le persone che frequentano il forum e la chat e pensare come si sentirebbero se per qualsiasi ragione Progetto Gay sparisse definitivamente dalla rete da un girono all’altro. Francamente penso che se ne sentirebbe la mancanza proprio perché alla fine scrivere sul forum e chiacchierare con degli amici gay seri in chat non è una cosa neutra come leggere un’enciclopedia ma ha realmente un valore affettivo.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=1195&start=0

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