CONDIZIONAMENTI SESSUALI GAY

Questo post è dedicato al ruolo che la sessualità assume nel condizionare i rapporti tra ragazzi gay. Il discorso sarà articolato in due parti attraverso l’esame di due diverse situazioni:

1) Un tentativo di mettere in pratica un modello astratto di coppia gay

2) Una ricerca di un equilibrio senza assunzioni pregiudiziali di modelli di coppia

Un tentativo di mettere in pratica un modello astratto di coppia gay

Secondo il comune modo di vedere, un ragazzo gay può realizzare al meglio la sua sessualità in un rapporto di coppia quando quel rapporto parta da una reciproca e forte attrazione sessuale. Su questa base si assume che sia più facile costruire anche un rapporto affettivo stabile, in un certo senso le esigenze affettive appaiono qui subordinate alle esigenze sessuali. Per entrare nello specifico attraverso discorsi più immediati, riposto qui un brano di una mail di un ragazzo 26enne, che chiamerò Andrea.

“Io penso che se uno si fa condizionare nella vita, alla fine non conclude niente e che non decidere mai è peggio che sbagliare e io d’altra parte non volevo e non voglio stare a guardare il treno che passa. Project, se uno non si dà da fare, dopo non si può lamentare. Io di cose mezze mezze che si insabbiavano in un tira e molla che non finiva più non ne volevo più sapere. Se ci vuoi stare ok, altrimenti ognuno per la sua strada. Insomma lo vedo la prima volta, mi stava prendendo un coccolone, così sexy che uno così non l’avevo mai visto. Ragazzi, resto proprio imbambolato. Ci siamo conosciuti assolutamente per caso, io avevo frequentato chat e pure locali, ma lui l’ho conosciuto per caso a una cena di lavoro dell’impresa dove lavoro io. Stava con una ragazza ma non se la filava proprio e allora ho deciso di giocare il tutto per tutto e gli ho detto: “Sei bellissimo!” Mi ha sorriso e mi ha detto: “Pure tu!”. Oh, io non sono mica male, anzi, prima le ragazze non mi mollavano mai (le mollavo sempre io!) ma adesso che qualcuno sa di me trovo pure i ragazzi che mi fanno la corte, ma certi, poveretti, non per vantarmi, ma non mi ci metterei mai. Insomma, lui mi sorride. Ci appartiamo un po’, sai come vanno queste cose, vedi che lui ci sta e ti fai coraggio, ci siamo toccati un po’ (nel senso intimo) e lui ci stava eccome. Sono proprio esploso. Io allora ero single e non ero mai stato con un ragazzo, lui le sue esperienze le aveva fatte, ma alla fine a me non me ne importava niente. Insomma fatto sta che sono andato da lui la sera stessa ed è successo tutto quello che poteva succedere, io ero talmente partito che non avevo nemmeno pensato ai preservativi ma lui li aveva. La cosa mi ha fatto pensare che non era uno che si metteva a rischio facilmente. Insomma, dopo 15 giorni sono andato a vivere a casa sua. In pratica era proprio un sogno un ragazzo, cioè “quel ragazzo” tutto per me. Avevo una paura tremenda che mi potesse tradire, che si potesse stancare di me ma non sembrava proprio. Er un po’ più grande di me (31 anni) e aveva già una posizione invidiabile in azienda ma lui che poteva avere tutto quello che voleva stava con me. Insomma, va tutto bene per un paio di mesi, poi comincio a capire che c’è qualcosa che non va. Non vuole fare più sesso con me. Mi sento disperato, lo supplico ma non ne vuole sapere, mi dice che ha conosciuto una ragazza ma non ne vuole parlare. Lui con una ragazza? Mi sembra proprio assurdo. Un pomeriggio mi dice che deve andare in azienda e esce ma in azienda non ci va. Dove fosse andato non lo sapevo e non lo so nemmeno ora ma aveva cominciato a dirmi bugie e a tenermi fuori dalla sua vita. Facevamo sesso tutte le sere, almeno all’inizio, perché io all’inizio non avevo detto niente, poi gli ho chiesto come stessero le cose e si è arrabbiato molto, mi ha detto che non era il sevo di nessuno e che se non mi stava bene me ne potevo pure andare. Io non volevo andare via, mi sembrava che il mio sogno cadesse a pezzi e non capivo nemmeno il perché. Sono rimasto a casa sua quasi per sfida. Lui la faccia di buttarmi fuori non l’ha avuta ma ha cominciato a comportarsi proprio come se io non ci fossi. Veniva a casa con i suoi amici che si trattenevano fino a notte alta e io ci rosicavo un sacco, poi non ce l’ho fatta più e l’ho mandato solennemente a quel paese e me ne sono andato da casa sua. Dopo tre settimane sono finito in ospedale per un brutto incidente e lui non si è nemmeno degnato di venirmi a trovare. Niente! E che stavo in ospedale lo sapeva benissimo. Ecco questa è un po’ la sintesi della storia. È decisamente meglio stare da soli che con uno così, ma l’ho capito solo alla fine.”

Una ricerca di un equilibrio senza assunzioni pregiudiziali di modelli di coppia

Troppo spesso si adotta come modello di una relazione tra ragazzi gay un rapporto di cui la sessualità rappresenta il perfezionamento, oltre che la causa remota da entrambe le parti, cioè si dà per scontato che due ragazzi gay siano portati a stare insieme per soddisfare un’esigenza affettivo-sessuale primaria che, una volta verificate le condizioni di tipo affettivo che ne garantiscano la serietà, realizza pienamente il desiderio di coppia dei due. Questo modello, per quando attraente, in molti casi non è di fatto applicabile perché le motivazioni che spingono due ragazzi a stare insieme possono anche essere significativamente diverse da un interesse sessuale reciproco, cioè possono presentarsi sotto l’apparenza di una spinta sessuale ed essere in sostanza delle esigenze di tipo affettivo generale. L’educazione affettivo-sessuale dei ragazzi gay li spinge a sottolineare la dimensione strettamente sessuale come causa fondamentale se non esclusiva del loro rapporto, in altri termini l’accento è posto essenzialmente sulla dimensione sessuale e non su quella affettiva. La conseguenza di tutto ciò è una tendenziale sessualizzazione dell’affettività.

Riporto qui di seguito un brano di una mail di un ragazzo 23enne (che chiamerò in seguito Lorenzo) che chiarisce il concetto:

“Io gli volevo bene, cioè con lui stavo bene, ero contento quando c’era, quando non c’era la mancanza la sentivo forte, aspettavo le sue chiamate al cellulare o su msn, mi piaceva tanto quando veniva da me e parlavamo tanto, e si toglieva le scarpe e si stendeva sul mio letto, con me si sentiva libero e io con lui, lo so che se avessi bisogno di lui farebbe qualsiasi cosa per me, è un bel ragazzo ma non è il mio tipo, qualche pensiero sessuale su di lui ce lo facevo pure, in fondo perché no, ma non solo non è mai stata una fissazione ma diciamo che su di lui di fantasie di quel tipo ce ne facevo poche mentre mi capitava di più su qualche altro ragazzo magari di quelli impossibili che non avrei mai potuto avere, che però mi intrigavano di più. Gli volevo bene ma non mi sento veramente trasportato sessualmente verso di lui.”

La situazione che qui è descritta (il rapporto tra i due ragazzi), dal punto di vista dell’autore della mail ha una matrice primaria di carattere affettivo e non tipicamente sessuale, è, in altri termini, la situazione tipica che predispone ad una forte amicizia gay. Il punto di vista dell’altro ragazzo è così riassunto dell’autore della mail:

“Per lui è diverso, praticamente è sempre stato diverso fin dall’inizio, ha proprio il modo di fare tipico dell’innamorato, per me ha tante attenzioni, mi rispetta molto, sta attento al mio umore, mi coccola parecchio, abbracci, baci, stare a contatto fisico con me, però vedo che lui si frena, cioè lo capisco, si frena perché lui ci terrebbe proprio ad andare oltre ma lo fa solo quando pensa che sia io a volerlo (magari non è così), per il resto non ci prova nemmeno, mi dice che mi sogna, che sono il suo tipo, che quando non ci possiamo vedere si masturba pensando a me, che si porta la mia foto appresso, lo sento che è molto preso. Con lui io sto bene anche a fare sesso ma è una cosa diversa, a me sta bene come una forma di tenerezza, lui si frena e io invece un po’ lascio che sia lui a decidere e cerco di seguirlo come posso, come mi viene, ma la dissimmetria la sento e mi dispiace perché magari si potrebbe meritare qualcuno meglio di me. Stiamo insieme da più di due anni ma non possiamo convivere, non so nemmeno se sarebbe meglio. Io gli voglio bene, non lo tradirei mai, mi ci sentirei male io, abbiamo fatto tutti i controlli per l’hiv e sta tutto a posto però non è solo questo il motivo per cui non lo tradirei, ma è che uno come lui non se lo meriterebbe proprio. In questi ultimi mesi ho visto tanti ragazzi che fisicamente mi piacciono più di lui ma penso che con loro non sarebbe meglio che con lui, che alla fine mi attraggono dal punto di vista sessuale e basta, mentre con lui è diverso. Certo un amore travolgente non lo sento proprio, è un’altra cosa, una cosa importante, molto importante anche per me, ma è un’altra cosa.”

La funzione della sessualità in questi rapporti è una funzione di garanzia, nel senso che garantisce l’esclusività del rapporto affettivo proprio in quanto congiunto ad un rapporto anche sessuale. Su questa esclusività si innestano da una parte attese di un rapporto quasi matrimoniale e dall’altra dei tentativi, per altro blandi, di salvaguardare la propria autonomia.

“C’è poi un ulteriore problema, lui lavora e io no, secondo me sta cominciando a fare progetti sull’idea di comprare un piccolo appartamento. Non ne ha parlato esplicitamente ma da qualche minimo accenno ho capito che cerca occasioni sulle riviste delle agenzie immobiliari. Quando passiamo vicino ad un’agenzia immobiliare si ferma a dare un’occhiata e prima non lo faceva. Penso che non me ne parli perché ha paura che io veda la cosa come una trappola e un po’ è così ma non perché non voglio stare con lui ma perché ci vorrei stare su un piede di parità, a me starebbe bene anche un appartamento in affitto pagato al 50%, ma vivere in una casa sua, con le spese pagate solo da lui, mi metterebbe a disagio. Devo essere libero di andarmene se per caso con lui non sto più bene e in quel caso mi sentirei vincolato, per non dire che non potrei mai dire ai miei che vado a vivere con lui. Onestamente penso che potrebbe anche funzionare proprio perché una convivenza non è fatta di sesso ma anche e soprattutto di tante altre cose, non lo mollerei facilmente, come non l’ho mollato in questi due anni e magari potrebbe andare avanti per tanti anni, ma si dovrebbe stare insieme perché ci si sta veramente bene, e io adesso ci sto bene, e non per forza o perché non ho un posto mio dove andare a vivere.”

In queste situazioni la sessualità finisce per acquisire piano piano una dimensione recessiva, l’esigenza di non trasformarla in routine spinge a diradare le occasioni e a trasformare la spinta sessuale in una forma di tenerezza sessuale reciproca che può essere più facilmente condivisa. Questi rapporti hanno un’apparente fragilità ma tendono a consolidarsi col tempo e a diventare sostanzialmente resistenti anche di fonte a situazioni che all’inizio avrebbero potuto metterli in crisi.

“Tre mesi fa circa ho conosciuto, tramite il mio ex, un ragazzo che è molto simpatico e che mi piace molto, chiamiamolo Paolo. Non ti nascondo che la cosa mi ha messo in crisi e non poco. Paolo penso si sia innamorato di me anche se io non gli ho manifestato nessun entusiasmo. I primissimi tempi non ne ho parlato col mio ragazzo, mi vergognavo molto, poi gli ho detto tutto e lì ho capito il valore del mio ragazzo, abbiamo parlato tanto e in modo serio, anche se era evidente che ci stava male non ha cercato minimamente di farmi pesare la sua presenza e quasi ha cercato di mettermi a mio agio dicendomi che dovevo sentirmi libero perché mi vorrà bene comunque. Francamente io capivo benissimo che lui stava male e che per lui stare lontano da me sarebbe stato un sacrificio pesantissimo e lì ho capito fino a che punto mi vuole bene. Nel frattempo Paolo con me ci ha proprio provato, io la tentazione l’ho avuta ma sarebbe stato proprio come dare una pugnalata al mio ragazzo e ho lasciato perdere i discorsi di Paolo. Francamente non ho avuto nessun rimpianto nemmeno sul momento, poi sono tornato dal mio ragazzo e gli ho detto che gli volevo bene. Abbiamo fatto l’amore ed è stata una cosa molto bella. Fare l’amore con una ragazzo che ti vuole veramente bene è una cosa indescrivibile, non è nemmeno una questione di sesso, pensi soprattutto a lui, a fargli capire che gli vuoi bene, a farglielo capire anche attraverso il sesso e senti che lui è felice e allora ti senti felice anche tu”.

Un rapporto come quello descritto nella mail citata sopra non parte da una spinta eminentemente sessuale ma arriva gradualmente alla conquista di una sessualità affettiva diversa, che ha l’apparenza dell’incertezza e la solidità delle cose di cui si comprende per esperienza diretta la reale portata. Si tratta in sostanza di costruire piano piano il senso di un rapporto.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=1154&start=0

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