GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Questo post è dedicato ai ragazzi per i quali l’accettazione della propria sessualità gay come normalità è stata ed è tuttora problematica. Cercherò di chiarire i meccanismi con i quali la repressione esterna della sessualità gay si interiorizza e genera insicurezze e conflitti interiori.

Parto da un presupposto che è un po’ la somma delle esperienze maturate in Progetto Gay, tutti, ma in particolare i ragazzi giovani, hanno bisogno di vivere una dimensione relazionale-affettiva gratificante, che è la base su cui poggia la vita affettiva e sessuale adulta. Questa dimensione relazionale-affettiva dovrebbe svilupparsi all’interno della famiglia attraverso un volersi bene che sia primario, indefettibile, non collegato ad alcuna condizione. Se questo volersi bene si realizza i ragazzi hanno modo di crescere con dei punti fermi di tipo affettivo, con delle certezze, e di sviluppare se non un dialogo, che non è sempre facile, almeno un rapporto di rispetto e di affetto con i propri genitori. Accade purtroppo che alcuni genitori non siano realmente capaci (non sempre per loro colpa) di costruire e di mantenere un rapporto affettivo con i figli. Tutto questo non è collegato in alcun modo al livello culturale dei genitori. Ci sono genitori coltissimi, anche in questioni di psicologia, che mancano di una carica affettiva adeguata nei confronti dei figli, che prima che amarli e accettarli li giudicano, costruiscono su di loro aspettative e pongono condizioni per concedere il loro affetto e ci sono genitori che non hanno mai letto un libro di psicologia ma che sono istintivamente capaci di trasmettere con un abbraccio una carica affettiva fortissima. L’esigenza di contatto affettivo non si ricuce al solo ambiente familiare ma è la molla di fondo della vita “vera” delle persone. Un contatto affettivo vero è una spinta fortissima verso la vita, ma spesso accade che per un malinteso senso del pudore non si parli di queste cose e le si metta al margine.

L’educazione affettiva e sessuale, non è mai precettistica ma imitativa. Ciò che si interiorizza realmente sono i comportamenti che si osservano da vicino nell’ambiente familiare, è quella la vera educazione affettiva. Vedere i genitori che si scambiano una carezza o un sorriso, che manifestano rispetto l’uno per l’altro, che coinvolgono i figli in una dimensione affettiva calda, in cui si può dire “ti voglio bene!” senza timore che la frase sia considerata stupida, fa stare bene i ragazzi, li fa sentire in un ambiente sereno, vicino a genitori che li amano.

Ci sono dei momenti in cui però scattano tra genitori e figli meccanismi che non hanno nulla a che vedere con l’affettività. Alcuni genitori non pongono sempre e comunque al primo posto il rapporto affettivo con i figli ma lo subordinano ad alcuni “se”. In qualche modo questi genitori non amano i figli in quanto tali ma li amano in quando soddisfano dei requisiti e trasmettono loro in questo modo inconsciamente una scala di valori attraverso una serie di ricatti affettivi. Un campo tipico in cui si realizzano questi meccanismi sono gli studi e in particolare la scelta della facoltà universitaria in cui il genitore lascia “libero” il figlio ma gli suggerisce che lui preferirebbe la scelta di una particolare facoltà, presentando quindi al figlio non la possibilità di scegliere in modo incondizionato ma solo la possibilità di dire di no a quella che ai genitori appare coma la scelta migliore. Spesso la scelta proposta dal genitore non è neppure adeguatamente ponderata ma è per lo stesso genitore un banco di prova della sua autorità nei confronti del figlio. Un discorso analogo si realizza per i ragazzi etero quando i genitori tendono a suggerire al figlio come possibile ragazza una ragazza che i genitori ritengono adeguata, in questo sottintendendo che il figlio è immaturo e incapace di scegliere da sé. Chiaramente i meccanismi di ricatto affettivo e di risposta affettiva condizionata dei genitori si manifestano in forma dirompente nelle questioni concernenti l’orientamento sessuale dei figli. Un genitore dà per scontato che il figlio debba essere etero perché assume a modello la propria sessualità, è socialmente condizionato e non ha la più pallida idea di che cosa significhi essere gay. Su questa base un discorso serio con i figli su tematiche concernenti l’orientamento sessuale non solo è impossibile ma rischia di diventare uno scontro di principio. Se manca alla base del rapporto genitori-figli quella affettività primaria incondizionata e il genitore vive l’omosessualità del figlio come un tradimento delle proprie aspettative, le conseguenze non possono che essere negative. Spesso il rifiuto dei figli in quanto non conformi o ritenuti non conformi alle aspettative dei genitori circa l’orientamento sessuale, avviene in età molto precoce, quando il genitore vede o crede di vedere nel figlio degli atteggiamenti che considera gay. In quel momento la dimensione effettiva si interrompe e subentra la precettistica: “questo è giusto e questo e sbagliato”, “tu devi …” ecc. ecc.. Il genitore tenta di imporre al figlio dei limiti che, secondo lui, potrebbero risposarlo sulla buona strada. Spesso i figli, tanto più se giovanissimi, non si rendono neppure conto che le imposizioni che subiscono da parte dei loro genitori sono manifestazioni di omofobia (“non puoi andare in giro così, sembri un frocio!”). Diciamo pure che in questa fase il genitore coltiva ancora la speranza di orientare la sessualità dei figli correggendo una serie di comportamenti esterni. Vorrei sottolineare che in genere i genitori che hanno dubbi sulla sessualità dei figli evitano di parlare di omosessualità in modo serio e si limitano all’uso di espressioni di condanna per principio e senza appello e parlano con il figlio dando assolutamente per scontato, anche se sono convinti del contrario, che il figlio sia etero e anzi lo incoraggiano a farsi una ragazza. Questi meccanismi scattano molto presto e agiscono su ragazzi di 13-14 anni che, in questo modo, vedono come unica sessualità possibile quella etero. C’è ancora un’altra cosa fondamentale, questi ragazzi che ormai non hanno più un vero dialogo con i genitori si trovano in condizioni di carenza affettiva e quando si avvicinano a una ragazza cercano di instaurare con quella ragazza un rapporto affettivo vero. Questo significa che tra una ragazza etero adolescente ma anche 16/18enne e un ragazzo gay adolescente ma anche 16/18enne possono crearsi rapporti affettivi importanti che tuttavia non sono simmetrici, per la ragazza si tratta di un’affettività che ha una valenza sessuale, per il ragazzo si tratta di un rapporto in cui la sessualità non entra o entra poco, e qui cominciamo gli errori e le forzature. Il ragazzo dice “io la amo profondamente”, dice la verità ma si riferisce a una dimensione affettiva e non sessuale, percepisce che la ragazza vorrebbe da lui anche un contatto sessuale ma non si sente spontaneamente portato a corrispondere a quella richiesta, si sente inadeguato e vive il suo voler bene alla ragazza con un disagio profondo. Talvolta le esigenze affettive sono talmente forti che la presenza dell’erezione nei momenti di intimità con la ragazza viene letta come un segno di chiara eterosessualità o almeno di bisessualità. Va tenuto presente che i ragazzi gay che vivono queste esperienze, salvo che non si tratti di omosessualità latente e quindi non cosciente, vivono comunque in parallelo una sessualità masturbatoria gay e spesso fanno molto uso della pornografia ma lo fanno con profondi sensi di colpa, proponendosi spesso di resistere alla loro sessualità gay in nome dell’amore verso la ragazza alla quale sono disposti a sacrificare la loro sessualità in ragione del calore affettivo che la ragazza può dare loro. Questi ragazzi sono del tutto soli e abbandonati a se stessi, non possono affrontare con nessuno un discorso realistico che riguardi la loro sessualità e oscillano tra la pornografia gay e l’affettività sublimata nei confronti della ragazza. Non è raro il caso che un ragazzo arrivi, per non perdere la ragazza, ad avere contatti sessuali con lei ma si tratta di autentiche forzature perché la vera sessualità di questi ragazzi resta la sessualità masturbatoria gay che però è vissuta come una degradazione e un qualcosa che deve essere assolutamente evitato, anche se di fatto non è possibile evitarla. Ecco come la repressione della sessualità gay si trasforma in auto-repressione e in senso di inadeguatezza e di marginalità. Un ragazzo gay che cresce in queste situazioni faticherà molto a considerare normale la sua sessualità per due diverse ragioni, la prima è l’abitudine a considerarla una cosa da combattere e la seconda è la prevalenza dei modelli della pornografia e la conseguente abitudine a separare affettività e sessualità. Per questi ragazzi è già difficile accettare una sessualità fisica gay senza sensi di colpa ma è certamente molto più difficile pensare di vivere verso un ragazzo una vera forma di innamoramento che unisca la dimensione affettiva con quella più specificamente sessuale. È necessario rendersi conto della realtà, della quotidianità dell’essere gay, della compresenza necessaria di elementi affettivi e sessuali per costruire una rapporto profondo. Uscire dal condizionamento operato dalla repressione della omosessualità non è facilissimo, si tratta di ristrutturare la propria personalità sulla base di una sessualità gay che non deve essere più vista come un elemento negativo ma come un valore. Da qui la paura di essere gay, che deriva proprio dalla non conoscenza della realtà gay e dalla sua errata identificazione con tutto ciò che viene presentato come gay. Nel superamento della paura di essere gay un peso notevolissimo hanno le amicizie gay che possono creare un clima affettivo e di dialogo che permetta ad un ragazzo si sentirsi bene, di sentirsi a suo agio con degli amici gay. L’essere gay, se è vissuto come una cosa seria, coinvolge l’affettività profonda delle persone e permette di vivere una vita di alto profilo morale che può dare grandissime soddisfazioni.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=1094&start=0

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