FRUSTRAZIONI GAY

Parlando su msn con parecchi ragazzi gay, mi trovo spesso di fronte a reazioni che faccio fatica a comprendere ma che, pur essendo piuttosto differenziate, hanno sicuramente alla base motivazioni assai simili. Le reazioni si collocano a vari livelli intermedi tra quelle di frustrazione aggressiva e quelle di totale passività. Provo a dare un’idea dei contenuti più ricorrenti:

FRUSTRAZIONE AGGRESSIVA – “Il mondo fa schifo”, “Io spaccherei tutto”, “La gente è una mer.a”, “A uno come quello gli spaccherei la faccia”, “Sono deficienti e immaturi”, “Li odio tutti quanti”, “Non li sopporto proprio”, “Ho l’impressione di buttare via il tempo”, “È passato un altro giorno e non ho concluso nulla! Io il tempo lo devo buttare via così!”

FRUSTRAZIONE PASSIVA – “Gli altri si possono divertire io no”, “Ma che ci sto a fare?”, “Tanto non serve a niente!”, “Non sarò mai felice.”, “Di studiare non me ne frega niente, tanto non ci riuscirò mai, la mia vita è solo un insieme di fallimenti”.

Alla base di queste forme di frustrazione ci possono essere motivazioni diversamente articolare ma tutte riconducibili alla impossibilità reale o presunta di vivere una vita affettiva soddisfacente e alla convinzione che “gli altri” (etero ma anche gay) la loro vita affettiva la vivano pienamente.
Le frustrazioni si ritrovano in diverse forme in gruppi diversi di persone:

– I ragazzi grandi, oltre i 35 anni, che cominciano ad avere la sensazione di avere “perso il treno” per essere arrivati troppo tardi all’accettazione di sé o all’idea che una realizzazione affettiva è possibile anche per un ragazzo gay.

– Ragazzi con orientamento sessuale specifico verso persone molto più grandi di loro che si rendono conto della difficoltà di realizzare quello che vorrebbero e della condanna sciale (anche tra i gay) delle loro preferenze. Questi ragazzi si sentono emarginati anche tra i gay.

– Ragazzi con orientamenti sessuali specifici minoritari, ossia ragazzi che si innamorano molto raramente e di tipologie di ragazzi con i quali è difficile costruire un rapporto. Questi ragazzi non si innamorano in genere dei ragazzi di cui si innamora la maggioranza dei ragazzi gay e hanno l’impressione che il futuro, per loro, possa consistere esclusivamente o nell’accettazione di soluzioni di compromesso o nella solitudine affettiva.

– Ragazzi che si ritengono inadatti a costituire un centro di interesse affettivo e sessuale per un altro ragazzo sia per ragioni fisiche che per ragioni psicologiche.

Devo aggiungere una riflessione che mi è venuta spesso in mente, trovandomi a parlare con i ragazzi e confrontando le loro reazioni con quelle che avevano i miei coetanei quando avevano vent’anni. Quarant’anni fa, in termini oggettivi, le motivazioni della frustrazione di un ragazzo gay potevano essere anche più gravi perché l’isolamento era totale e tuttavia, per quello che ho potuto vedere parlando con persone della mia generazione, il senso di frustrazione era meno profondo e la tendenza a ricercare soddisfazioni sostitutive nello studio, nella carriera e in una dimensione sociale che prescindesse dall’orientamento sessuale era nettamente più forte. In sostanza c’era all’epoca la chiara coscienza della impossibilità di costruire una vita secondo i propri principi. Oggi, soprattutto grazie ad internet, le possibilità di contatto tra ragazzi gay sono enormemente aumentate ma sono aumentate proporzionalmente anche le attese, e il senso di frustrazione, lungi dall’essere sublimato in attività produttive, si manifesta fortissimo. Uno dei rischi connessi ad una realtà come Progetto Gay consiste proprio nel costituire una cassa di risonanza che amplifica il senso di frustrazione e lo radicalizza. Non solo, ma il contatto diretto con altri ragazzi gay, che all’inizio si presenta come estremamente promettente, smonta poi piano piano il presupposto per il quale due ragazzi gay hanno necessariamente un mondo comune e fa risaltare le differenze che sono spesso radicali. La discussione tra gay non è facile perché mette in evidenza che anche tra gay esistono meccanismi di emarginazione sociale e di competitività. Tutto questo rischia di radicalizzare la frustrazione: “Mi sento emarginato perfino tra gli altri gay!”

Ma veniamo ai rischi specifici del senso di frustrazione, in primo luogo alle forme depressive che talora accompagnano l’adolescenza e la giovinezza di un ragazzo gay, forme depressive complicate dal fatto che parlare con i propri genitori è praticamente impossibile e che si è costretti ad una recita senza fine.
La depressione può arrivare a manifestarsi in crisi di pianto, in senso di abbandono e di inutilità. Accade talvolta che alcune idee connesse alla depressione diventino insistentemente ricorrenti e addirittura dominanti. È il caso dei ragazzi che costruiscono un discorso razionale a sostegno della loro idea depressiva dandole un’apparenza di oggettività. È il caso tipico delle cosiddette estrapolazioni, che sono frequentissime: “Se non mi sono innamorato in vent’anni non mi capiterà mai!”, “Tutto quello che ho fatto mi è andato sempre storto e sarà sempre così!”. In questi discorsi si parte da premesse che possono essere anche oggettive ma si giunge a conclusioni improprie caratterizzate da “sempre” e da “mai”, cioè a conclusioni radicalmente negative. Ho imparato per esperienza che parlare con ragazzi che vivono fasi depressive non è facile e che la prima cosa che bisogna tenere presente è che non bastano quattro chiacchiere positive per uscire dall’umore depresso. Se per un verso la depressione non deve essere alimentata, per l’altro deve essere rispettata. Vista dall’esterno sembra una cosa quasi banale, superabile con un po’ di incoraggiamento, ma vista dall’interno provoca sofferenza profonda. Il rispetto verso un ragazzo depresso si deve manifestare mettendo da parte ogni aggressività nei suoi confronti e ogni atteggiamento predicatorio, tutto questo non è affatto facile perché, per chi depresso non è, è decisamente difficile rendersi conto dei meccanismi della depressione. L’insistenza è vissuta da un ragazzo depresso come una forma di aggressività. Ciò che invece ha realmente valore è una presenza che non viene meno. Ma il discorso è molto complesso e andrebbe approfondito in altra sede.

Il secondo rischio tipico della frustrazione consiste nel tentativo di “risolvere il problema” attraverso le strade che sembrano le più facili o forse le uniche praticabili, ossia le chat erotiche e i siti di incontri. Le interviste di Progetto Gay http://nonsologay.blogspot.com/2010/07/ … i-gay.html dimostrano che la percentuale di ragazzi che frequenta chat erotiche e siti di incontri più o meno abitualmente non è trascurabile. È comunque piuttosto probabile che una buona percentuale di quei ragazzi non vada realmente nelle chat o nei siti di incontri per cercare sesso facile, in parecchi casi quei ragazzi sono spinti dal senso di frustrazione a ricercare in quei siti quello che non trovano altrove, ossia una vera vita affettiva. Da quello che vedo quotidianamente, molti ragazzi escono profondamente delusi dall’esperienza dei siti di incontri e delle chat erotiche e questo non fa che incrementare il senso di frustrazione. A parte il rischio hiv, l’alternativa tra l’andare sui siti di incontri e immalinconirsi in una forma di depressione radicale può apparire l’unica possibile, anche se realmente non lo è. Ciò che spesso condiziona è la fretta di arrivare alla soluzione. Tra l’altro la fuga dalla solitudine depressiva può essere così radicalmente condizionante da portare i ragazzi a sottovalutare i rischi reali delle chat e dei siti di incontri sotto il profilo delle malattie sessualmente trasmesse e a considerare i rapporti sessuali come indicativi di un sicuro substrato affettivo anche dove non è realistico aspettarsi nulla di simile. Ci sono ragazzi che tentano di avviare rapporti di coppia con ragazzi incontrati in chat o nei siti di incontri spendendo completamente se stessi in questo tentativo e riportandone alla fine, dopo molte peripezie, delusioni profonde. L’idea che la realizzazione di un contatto sessuale sulla base della sola gradevolezza fisica non realizza il benessere affettivo è difficile da accettare, tanto più da parte di un ragazzo in fuga dalla depressione. Sarebbe fondamentale creare rapporti affettivi veri, di semplice amicizia, che potrebbero, se si tratta di amicizia vera, consentire una vita affettiva meno centrata sulla sola vita di coppia. L’idea che la vita di una persona si identifichi con la sua vita di coppia e solo con essa, oltre ad essere del tutto irrealistica, non fa che amplificare le aspettative, prima, e il senso di frustrazione, dopo, dato che la vita affettiva si può costruire solo in due e non come risposta alle esigente di uno solo, per quanto profonde esse siano.

La frustrazione comporta anche un terzo tipo di rischio ed è il rischio connesso al trascurare o all’abbandonare tutte le altre attività che contribuiscono a costruire la vita vera di un ragazzo gay, parlo dello studio, del lavoro, del rapporto con la famiglia di origine e con gli amici di vecchia data. Quando l’idea di realizzare la vita di coppia diventa dominante, tutto il resto perde proporzionalmente peso e diventa oggetto di disprezzo e di esplicito disinteresse. Trascurare gli studi perché ci sono problemi più importanti da risolvere non solo non risolve i problemi ma ne aggiunge altri e allontana nel tempo l’autonomia economica che potrebbe essere invece uno degli elementi più utili a ridurre il senso di frustrazione e di depressione che accompagna la giovinezza di tanti ragazzi gay. Purtroppo l’idea che la vita di un individuo non si gioca sull’unico elemento “vita di coppia” è difficile da accettare per un ragazzo che è abituato e spinto a considerare la vita di coppia come totalizzante.
Che si può fare? Me lo sono chiesto una infinità di volte ma finora non sono riuscito a trovare nessuna risposta soddisfacente.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di qiesyo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=802&start=0

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