GAY E CONDIZIONAMENTI INCONSCI

Questo post è volto ad identificare il peso dei condizionamenti inconsci sulla vita dei ragazzi gay.
Mi capita spesso nel parlare con ragazzi gay di riconoscere nei loro atteggiamenti, come anche nei miei, il risultato di condizionamenti ambientali inconsci fortemente interiorizzati.
Parto da una osservazione apparentemente banale. L’educazione, fin dalla più tenera età, è differenziata per sesso ed è in pratica totalmente orientata verso l’eterosessualità. Le coppie che compaiono tra i personaggi di Disney sono tutte eterosessuali. Nei libri scolastici gli accenni alla omosessualità sono minimi se non del tutto omessi, quando va bene sono di natura formale ma più volte il contesto spinge a considerare l’omosessualità in termini di vizio o di patologia.
Nonostante i ripetuti richiami del Consiglio d’Europa a mettere da parte qualsiasi forma di discriminazione sessuale e a garantire l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio, ancora sono fortissime le resistenze in questi campi anche perché queste resistenze, più o meno strumentali, sono elementi importanti per ricercare consenso.
La corte di Cassazione ha ritenuto, per molti aspetti doverosamente, che dare del “gay” a una persona costituisce ingiuria, il che non fa che confermare che l’omosessualità e considerata un disvalore.
La stessa invisibilità della stragrande maggioranza dei gay è segno palese del fatto che quelle persone si sentono a rischio o quantomeno marginalizzate dal contesto sociale.
Per un ragazzo etero che crescendo comincia a provare le prime pulsioni sessuali e le prime forme di innamoramento, la sessualità è una realtà della quale è possibile parlare in modo decisamente libero nel gruppo di pari. Per un ragazzo gay della stessa età la sua sessualità è un tabù assoluto, non solo nel senso che è intesa come cosa della quale bisogna ben guardarsi dal parlare con gli altri, ma addirittura nel senso che è cosa che deve essere repressa per cercare di realizzare un orientamento etero che è visto come l’unico legittimo.
La chiesa e anche di molti altri gruppi religiosi non fanno che condannare l’omosessualità come “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. Queste espressioni sono il segno di una assunzione di tipo dogmatico in materia di omosessualità e quindi il segno di un rifiuto di qualunque confronto serio in materia. Sottolineo che un confronto, per essere serio, deve prevedere anche la possibilità di modificare le proprie posizioni.
Aggiungo ancora che i media, praticamente tutti, con rarissime eccezioni, presentano immagini della omosessualità radicalmente false che servono a fare spettacolo e a gratificare la maggioranza del pubblico confermandola nei suoi pregiudizi.
Esistono anche opere cinematografiche serie in tema di omosessualità ma purtroppo sono di fatto fruite dai soli omosessuali e nel mondo etero sono considerate stranezze e nessuno le prende seriamente.
In un clima del genere, un ragazzo che cresce e si trova di fronte alla propria omosessualità è chiamato a maturare in fretta e a costruire una propria morale, dato che quella comune non è compatibile con la sua omosessualità. Tra i gay è facile trovare ragazzi che hanno forte indipendenza di giudizio e che sono poco condizionabili, ma il cammino che ha portato questi ragazzi a costruire un loro mondo di valori è spesso contorto e molto faticoso.

L’omosessualità non si sceglie ma si accetta. Il verbo accettare in questa frase non significa subire come una condanna, e nemmeno semplicemente subire, accettare significa considerare l’omosessualità come parte essenziale della propria persona, essenziale nel senso di irrinunciabile, il che vuol dire che “io” se non fossi “gay” non sarei più io.
Mi capita abbastanza spesso di incontrare ragazzi che si sentono sbagliati, che vivono la loro omosessualità come una parte di sé da reprimere, da eliminare, ragazzi che per non perdere l’affetto dei loro genitori si dicono disposti addirittura a negare la propria sessualità, ragazzi che, preso atto della netta condanna della omosessualità da parte della loro religione si dicono disposti a negare se stessi in nome dell’adesione è concezioni che come gay li considerano negatori di Dio, privi di evoluzione sessuale normale, casi patologici, persone che possono realizzarsi nella fede solo negando radicalmente la loro sessualità
In alcuni casi questi ragazzi finiscono per aprire gli occhi, ma non è raro che permangano condizionamenti profondi. È quasi incredibile quanto l’idea di stare facendo qualcosa di intrinsecamente cattivo e di non condivisibile possa avvelenare la sessualità con sensi di colpa e possa destabilizzare la vita di un ragazzo.
Che cosa, in fondo porta tanti ragazzi a Progetto Gay? La risposta è semplice: è il fatto che possono confrontarsi con altri ragazzi in modo non pregiudiziale, in un clima non ideologico, in un confronto non di idee ma di esperienze.
È difficile uscire dai condizionamenti inconsci seguendo ragionamenti ai quali si è abituati a rispondere con altri ragionamenti in una serie infinita. Non sono i ragionamenti che permettono di superare i condizionamenti e i pregiudizi, l’ho imparato per esperienza, è necessario vedere come vivono gli altri, che scelte fanno in concreto. Per capire che un gay non è un marziano verde ma un ragazzo come tutti gli altri c’è solo una strada e consiste nel conoscere dei ragazzi gay, prima in chat e poi, perché no, anche di persona. Ma per conoscere un ragazzo gay con cui confrontarsi in modo serio non si può andare a cercarlo in una chat erotica o in un sito di incontri. Quello che la gente in linea di massima associa alla parola gay non ha proprio nulla a che vedere con la realtà della stragrande maggioranza dei ragazzi gay.
Per un ragazzo gay due cose sono fondamentali: 1) trovare una propria strada per mettere da parte pregiudizi e condizionamenti. 2) mantenere una dimensione di sano realismo, ossia tenere ben saldi i piedi per terra, in altri termini: prudenza!

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=716&start=0

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