COPPIA GAY E SOLITUDINE

Caro project,
ogni tanto leggo il tuo forum, le storie dei ragazzi mi lasciano sempre dentro qualcosa. Vorrei contribuire anche io, nonostante non sono iscritto. in un momento di sconforto ho scritto qualcosa che forse potrà interessare a qualcuno. Se ritieni che non sia adatto, lo posso capire, se invece vuoi pubblicarlo, hai il mio permesso, ma assolutamente per problemi personali ci tengo a tenere l’anonimato. Ti ringrazio per l’attenzione, ma soprattutto per il lavoro che fai. Continua così. Un abbraccio.
Con stima.
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"In questo pomeriggio sento qualcosa di strano dentro di me. Innanzitutto è da tantissimo tempo che non parto per un viaggio introspettivo, verso quel dentro che spesso sento come oscuro, come proibito, come qualcosa da cui fuggire per non farmi inghiottire. Nonostante le belle parole che potrei dirmi per darmi coraggio, parole che mi rimbalzano in testa ogni giorno, che mi aiutano ad andare avanti, mi rendo conto che oggi non le voglio sentire. Posso cadere in quel buio x una volta? Beh penso che posso, dato che l’ho fatto milioni di volte in passato e ne sono uscito quasi sempre illeso. Oggi in quel buio ci vedo la solitudine. Non la stessa solitudine che vedevo anni fa, che ormai era la mia unica compagna di vita. Oggi è una solitudine diversa, forse piu matura. Ho 28 anni, e sono qui nella casa dove sono cresciuto, dove ho passato la mia infanzia e la mia terribile adolescenza. Posso guardare indietro al mio cammino piu recente, fatto di una vita fuori casa con il mio compagno, inseguire e raggiungere il sogno di una storia d’amore, eppure quella solitudine non è sparita, ma ha solo cambiato aspetto, cambiato forma. Come quando la chiesa (odiata e amata) parla del demonio sotto diverse forme. Forse la solitudine è quel demonio. Non la mia omosessualità, ma soltanto la solitudine. Penso che passerò tutta la vita a combatterci, anzi come ho fatto negli ultimi due anni fuori casa, a ignorare la solitudine e concentrarmi sui problemi reali, tipo i soldi per l’affitto e le bollette, tenere in ordine la casa, vivere le piccole cose della vita con il mio compagno, e cosi via. Sono felice di questa vita che mi sono costruito con cosi tanta forza e coraggio. Dalle lotte per l’accettazione con la mia famiglia, ne sono uscito vincente nonostante mille sofferenze ed ostacoli. Da mio padre che a malapena mi parlava ad ora che riconosce ed accetta il mio ragazzo, da mia madre che era la mia nemica numero uno, ad ora che è diventata la mia migliore amica e confidente. Tantissime cose sono cambiate. Oltre a questo aspetto, ho preso coraggio per continuare gli studi interrotti anni fa, l’università, gli esami, l’adrenalina, i sacrifici, i sogni e le speranze. Tante sedute di analisi, o terapia, chiamala come ti pare, eppure sono serviti a qualcosa. Eppure tutto inevitabilmente crolla. C’è sempre un ostacolo verso la felicità completa. Lo so, sono egoista, non mi accontento di ciò che ho, ma non ce la faccio, penso che sia la natura umana di evolversi e continuare a sognare e raggiungere traguardi sempre nuovi con sfide più difficili e dure. Bene, oggi mi sento senza una sfida. Senza volontà di continuare. Ovvio che ci sono problemi di fondo a questo malessere, sofferenze che vanno oltre il muro di apparenza della felicità che mostro e che spesso sento. Mi trovo molto bene con il mio lui, ormai abbiamo raggiunto un equilibrio nel nostro rapporto che mi soddisfa. Siamo in sintonia su tutto, siamo amanti, ma soprattutto amici e confidenti. Almeno io lo sono con lui e lui con me un po’ meno dato il suo carattere. Eppure mi va bene anche cosi. Ho accettato due anni fa di iniziare una storia all’insegna della menzogna. Mentire alle famiglie, nascondere al mondo il nostro bellissimo amore. Eppure non mi sono mai sentito inferiore agli altri, alle altre coppie. Anzi spesso ho sentito il nostro amore come piu profondo e sincero di tante coppiette sposate che sento in giro. Come colleghe di lavoro che tradiscono i mariti, o gli stessi che vanno con altre donne. Io no. Fiero di essere fedele. In questa società che ormai promuove valori che disprezzo, come la superficialità, l’apparenza, l’ipocrisia della famiglia tradizionale mi disgusta. Forse nasce dall’invidia di non poterne avere una. Intendiamoci non con una donna. Ma il fatto di non potermi sposare con il mio uomo, è un qualcosa di profondamente destabilizzante a lungo andare. Continuare la farsa degli eterni amici, o come della coppia imperfetta, incapace di prendersi responsabilità al pari delle coppie etero sposate. Perché io non posso prendermi quelle responsabilità? Capisco e rispetto tutte le coppie gay che vogliono gli stessi diritti del matrimonio, ma i doveri? Piu passa il tempo e mi rendo conto che ho bisogno di questi doveri. La profonda mancanza di sicurezza che mi ferisce da morire. Non è certo una firma su un registro che da sicurezza per il futuro, o il doversi legare civilmente (del matrimonio religioso mi disinteresso). Quanto piuttosto al riconoscimento pubblico che mi manca. Non mi interessa piu di tanto poter andare in giro a braccetto con [omissis] o fare vari sbaciucchiamenti in pubblico. Non è questo. Il riconoscimento da parte di amici e famiglia che mi manca. Poter dire: questo è il mio compagno, o nella migliore delle ipotesi, dire questo è mio marito. Non lo posso fare. Con la mia famiglia ho cercato con gli anni di raggiungere un equilibrio in questo senso. Durante tutti i giorni dell’anno siamo una coppia agli occhi della mia famiglia. Eppure da parte della sua famiglia non è cosi. Ho conosciuto tutti, sono stato presentato come “migliore amico” “convivente”, e cosi via. Ma mai come ciò che sono in realtà. Perché la sua famiglia non conosce la sua omosessualità, e credo che nemmeno lui ne sia consapevole. Certi argomenti tra noi sono tabù, non se ne parla mai e sinceramente ne sono un po’ stufo. Sento la necessità di sdoganare o forse meglio dire prendere per il collo certi argomenti e parlarne. Eppure non si riesce mai con lui. La sua famiglia mi ha accettato nel migliore dei modi. Eppure questo ruolo dell’eterno amichetto mi sta molto stretto. Non che mi aspetto chissà che, ma il fatto che il riconoscimento da parte della sua famiglia, mi darebbe piu certezza verso il futuro. E poi c’è anche il discorso famiglia in senso proprio. Io so che voglio una famiglia con dei figli, so che li voglio crescere con lui e so che anche lui lo vuole. Eppure non si fa un passo verso questa direzione. A parte che non sappiamo nemmeno come muoverci. Per noi coppie gay è estremamente difficile completare la nostra unione con un bambino. Eppure io ci spero ancora. Sarò ingenuo, stupido, ma credo che quello che c’è nel cuore non muore mai (cit. da qualche film o canzone, boh). Eppure è cosi. In passato con l’ingenuità dei vent’anni, ho annullato la mia natura, mi sono messo con una donna, con l’unico scopo di avere una famiglia con dei figli. E vivevo male, stavo da cani, sempre piu triste e solo per non poter essere me stesso. Ora sto molto meglio, sono me stesso, ma il prezzo da pagare è davvero cosi alto? Davvero il destino è una vita senza poter amare, crescere, sostenere dare tutto ciò che posso al sangue del mio sangue, a un bambino? A dire il vero l’espressione sangue del mio sangue è ridicola. In quanto sarei ben felice di adottare un bambino che ha bisogno di cure e di una famiglia. Al mondo ci sono centinaia di milioni di bambini che vivono in condizioni pietose, senza una stabilità famigliare, economica, e spesso anche igienica. Io e il mio compagno potremmo dare tutto questo ad un bambino. Eppure lo stato non ce lo concede. E la società, mi rincresce ammetterlo, ma ancora non lo accetta. Basta pensare all’immagine che noi (come gay) diamo di noi stessi… ma non entriamo in discorsi troppo alla larga. Ciò che vorrei è una vita come quella di tutti gli altri. Non ce la faccio a dovermi arrendere, a dover per forza scegliere. Anche perché la mia omosessualità fa parte di me tanto quanto il mio istinto paterno. Perché devo rinunciare ad entrambi? Se avessi continuato la strada precedente, fingendo un eterosessualità che non mi appartiene, magari sposandomi con una donna e avendo figli con lei, che razza di padre potrei mai essere se non mi sento nel cuore felice e sereno? Non credo nella cosidetta “guarigione” dall’omosessualità, però sono convinto che tanti gay potrebbero vivere una vita etero, magari esserne pure soddisfatti, ma qualcosa dentro mancherà sempre. Qualcosa che diventerà ogni giorno più grande e più oscuro. E questo l’ho già provato e non lo voglio. Spesso mi sento come se avessi 50 anni. Come se la mia vita l’avessi già fatta. Ho avuto poche ma pesanti esperienze. Dipendenze da droghe prima, da alcol poi, anni di sregolatezza, di divertimenti sfrenati che non mi hanno lasciato dentro niente. Il vuoto dentro non si è mai riempito. E non si riempie nemmeno ora. Non so che fare, mi sento in certi momenti come in bilico su una corda e appena guardo sotto mi gira la testa. Trovo appiglio nella quotidianità, nel lavoro, nello studio, nella vita con il mio compagno… ma qualcosa dentro manca sempre… sempre… come se vedessi già il mio futuro, tra venti o trenta anni, quando la giovinezza sarà ormai sfiorita, appassita insieme ai miei capelli persi chissà dove, e mi renderò conto che non sono mai stato padre e non lo potrò mai piu essere. Eppure la vita riserva sempre sorprese… come per il progresso scientifico che non procede mai in modo lineare, ma sempre con grandi balzi… io sto ancora aspettando il balzo che mi permetterà di raggiungere “la mia stella” come la chiamo io… quella stella, oggi come ieri è sempre un figlio. E sempre lo sarà. "

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Se volete, potete partecipare alla discusione di quetso post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=615&start=0

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