GAY EFFEMINATI TRA STEREOTIPI E REALTA’

Ciao Project
Ieri sera mi sono imbattuto in questo forum e nel leggere qualche articolo mi sono come rassicurato vedendo che non sono l’unico a vivere i ‘disagi’ di un adolescente gay. Poi stamattina ho iniziato a
pensare alla mia situazione e forse era meglio se continuavo la mia vita senza farmi tanti problemi. Questa è la prima volta in vita mia che parlo della mia sessualità e che con me stesso faccio un po’ di ordine (e non è semplice, ho mille pensieri e non so nemmeno come organizzare i discorsi).
Praticamente mi sono reso conto di essere gay penso verso i dodici anni, comunque l’ho capito ma la cosa è finita lì, non è che mi sia posto più di tanto il problema. La mia adolescenza l’ho cercata di vivere al meglio e così è stato. Di fare coming out non ci ho mai nemmeno pensato, non tanto per i miei genitori (non mi darebbero alcun problema penso, basta che non lo venga a sapere mio nonno che per lui già è stato difficile accettare che non abbia fatto il classico, e non scherzo), ma per non turbare la serenità della mia vita quasi
‘perfetta’. Solo ora che ho diciannove anni inizio ad aver bisogno di una vita sentimentale e sessuale, e poi avrei dovuto pensare alla mia omosessualità prima o poi.
Comunque penso che SE NON FOSSI GAY STAREI MILLE VOLTE MEGLIO e vi spiego perché. Forse sarà colpa di questa ‘educazione etero’, ma i miei fanno pressioni per sapere della mia vita sessuale, ma io rispondo sempre con "sono cazzi miei", però mi rendo conto che loro pensino "ha diciannove anni e farà sesso" e questo mi pesa tanto. Poi c’è una pressione da parte dei miei genitori più indiretta, che mi rendo conto
che me la costruisco da solo, ovvero invidia nei loro confronti. A volte vorrei avere come genitori due tristi repressi trogloditi ignoranti che guardano uomini e donne e si ammazzerebbero all’idea di avere un figlio gay: in questo modo potrei avere il diritto di disprezzarli e me ne andrei di casa; si, mi dispiacerebbe non stare con loro, ma la vita va avanti. Invece i miei genitori conducono una vita che mi sembra quasi non potrò avere; la spensieratezza che hanno avuto dai venti ai trenta (ragazzi/e sesso divertimenti che so da foto e racconti di amici e nonni) ora come ora mi sembra che solo in parte potrò avere, ma poi la vita da adulti rispettabili che si amano e amano i loro figli mi sembra totalmente preclusa. Anche se la vedo una
cosa lontana, mi chiedo se potrò mai avere dei figli e una famiglia che venga considerata da tutti una famiglia vera non di serie B.
Poi una cosa che odio dell’essere gay è che mi sembra di essere stereotipato, i ragazzi gay che conosco (pochi e che non sopporto caratterialmente) hanno molti gusti e interessi simili ai miei… Se ripenso a me a quattordici anni, ero un cliché vivente, mi interessavo solo di moda, ero fan di Paris Hilton, ero un gran pettegolo, ascoltavo Britney Spears, Madonna, Christina Aguilera e queste cantanti da ragazzine in fase pre adolescenziale. Poi ero, e sono ancora in parte oggi, una "checca", e me rendo conto da come dico
certe cose, dai gesti che faccio e da come parlo, e questo non lo sopporto! Poi non sopporto il fatto di essere amico delle donne… Di questo me ne sono reso conto da settembre circa quando ho iniziato l’università. Venendo da una città molto piccola i miei più cari amici alla fine lo sono perché facendo parte delle famiglie più ‘importanti’ (è brutto da dire ma non so come spiegarmi) della città siamo cresciuti insieme (anche se vedo che con i ragazzi maschi ci sono amico ma ho molto meno rapporto) e non sono considerato l’amico gay dalle ragazze ma solo me stesso. Invece ora mi sono trasferito a Milano per l’università e ho legato con delle ragazze con cui mi trovo molto bene, solo che a volte mi sembra di essere proprio il classico "amico gay" a cui dici come ti vesti o gli inciuci col ragazzo. Il problema è che ai maschi non ho veramente nulla da dirgli, e mi rendo conto che le amicizie a casa sono così perché le circostanze hanno fatto sì che fossero così, ma ora sarò destinato a essere l’amico gay? Non che stia male, ma vorrei
anche altro… Forse queste saranno cazzate, ma il mio più grosso problema è… mi innamorerò mai? Ma nemmeno innamorarmi, vorrei avere un legame affettivo e sessuale con qualcuno, ma qualcosa di serio. Solo che se non inizio a cercare i miracoli non avvengono e di certo gli uomini non cadono dal cielo. Anche ora che mi sono trasferito a Milano non sono minimamente intenzionato a cercare qualcuno, non saprei nemmeno cosa fare. Comunque un modo lo devo trovare perché il mio unico sfogo sessuale è nella masturbazione, e anche se ho letto più volte "è naturale non bisogna avere sensi di colpa", trovo che masturbarsi (sia che il soggetto sia gay che etero) davanti a un sito porno o in webcam con uno sconosciuto sia di quanto più squallido possa esistere. Quindi più che senso di colpa dopo la masturbazione mi abbatto un po’ e mi dico "ma invece di stare qui a fare ‘ste porcate e perdere tempo non posso fare del sesso normale con qualcuno di normale come fa la gente normale?" (preciso che per normale non intendo etero).
Vabe’ ora mi sento solo un ridicolo ragazzino omosessuale di provincia che fa la vittima. Non so bene cosa sperassi di fare scrivendo questa email, non sei dio e so che non mi puoi dire cosa fare, però certamente mi ha aiutato a chiarirmi un po’ le idee (ora sono depresso però!). Sono felice che esista un qualcosa come Progetto Gay, per lo meno ti rendi conto che essere Gay non è solo chat e porno.
Grazie di tutto
B.
Ps. Se vuoi pubblicare l’email non ci sono problemi, solo se possibile, non pubblicare il mio indirizzo.
______________

Ciao B.,
ti ringrazio per la mail e vado subito al punto. Ti innamorerai mai? In effetti in quello che scrivi il grande assente è l’amore, cioè il sentire un trasporto autentico e convinto verso un altro ragazzo, il desiderarne la presenza, il fantasticare su di lui, il proiettare su di lui la tua affettività e anche la tua sessualità. Hai vissuto in una piccola città in una famiglia che ti ha voluto bene ma ha anche riposto in te molte aspettative e bene o male ti ha imposto un ruolo che non senti tuo. Leggendo quello che hai scritto mi sono chiesto: Ma sulla base di che B. si sente gay? Per il fatto di avere visto qualche porno gay o di essersi masturbato in cam con uno sconosciuto? Ma è possibile che un ragazzo gay di 19 anni non si sia mai innamorato? Non abbia mai perso la testa per uno suo amico o un suo compagno e abbia finito per fuggire dal contatto con gli altri ragazzi? Perché un ragazzo gay deve avere delle remore nel cercare di approfondire l’amicizia con dei ragazzi? Quando dici “Se non fossi gay starei mille volte meglio” di fatto metti proprio in evidenza che non hai mai sperimentato il senso di fondo dell’essere gay che consiste nell’innamorarsi di un ragazzo e nel sentirsi ricambiati, è per questo che non stai bene nel tuo essere gay, perché è un essere gay cui manca l’esperienza essenziale che non è quella del fare sesso con un ragazzo ma quella dell’innamorarsene e del sentirsi amati. Reclami dei diritti in nome dei gay e ti posso capire ma i diritti si guadagnano sul campo cercando di costruire per sé e per gli altri qualcosa di buono perché la società matura lentamente e bisogna aiutarla a maturare. E poi perché un ragazzo gay deve dire “Se non fossi gay starei mille volte meglio”? Al di là del discredito sociale della omosessualità, tu credi veramente che un rapporto d’amore tra due ragazzi abbia meno dignità e meno valore del rapporto tra un ragazzo e una ragazza? Se lo non lo credi, come non lo crede nessuna persona di buon senso, che ti importa delle difficoltà che incontrerai e delle attese che disilluderai? Essere gay non una scelta ma una identità profonda, non sessuale, ma affettiva, umana nel senso più alto del termine, è un modo di amare.
Non ti nego che mi ha colpito non poco il brano in cui ti definisci un po’ checca e dici che i gay sono stereotipati. Ma non sarebbe ora di superare questi atteggiamenti (perché quello sono) e cominciare ad essere se stessi senza nessuna concessione a modelli gay che di realmente gay non hanno proprio nulla? Insomma se essere gay significa amare un ragazzo “in condizioni di assoluta parità” che cosa c’entrano gli atteggiamenti? Come se ci fosse un modo di fare tipico dei gay. Di ragazzi atteggiati ad imitazione dei gay da avanspettacolo ogni tanto se ne vede qualcuno, ma sono delle pose imitative, non dei modi di essere. Un giorno avevo incontrato un gruppo di ragazzi e tra loro ce ne era uno atteggiato in modo quasi teatrale, poi gli è squillato il cellulare ed era il padre. Quel ragazzo ha immediatamente messo da parte gli atteggiamenti teatrali e ha risposto al padre in modo serissimo. Ma è mai possibile che la cosiddetta cultura gay mediatica, che non è altro che una sovrastruttura commerciale, debba finire per essere un modello ancora realmente condizionante? Ammesso e non concesso che possa esserlo per i giovanissimi che non hanno altri punti di riferimento, non dovrebbe esserlo per nessuna ragione per i ragazzi più grandi e di fatto tu stesso avverti il fastidio ci certi atteggiamenti che pure riconosci come tuoi.
Ma che c’entra l’essere gay con l’imitazione dell’identità femminile? Sono ancora residui di mentalità ottocentesche! La sessualità etero è una sessualità “di ruolo” o di “complementarità” nel senso che un uomo e una donna sono fisiologicamente diversi e vivono nella sessualità ruoli che sono definiti a livello anatomico e fisiologico. La sessualità gay è una sessualità “paritaria” o di “identità”. Nota bene che un gay non cerca mai nel suo compagno il sostituto di una donna o uno che assuma un ruolo femminile, cerca invece il suo compagno proprio in quanto simile a sé, è chiaro che in questo contesto paritario non ha alcun senso parlare di femminilizzazione del gay. La femminilizzazione del partner, la “checca”, è una caratteristica degli “etero che vanno con gli uomini” e anche dei bisessuali, che nel rapporto gay tendono a riprodurre i ruoli di un rapporto etero. La femminilizzazione è stata assunta come caratteristica dei gay attraverso la diffusione dei rapporti gay-etero all’inizio dell’800, quando un ricco signore etero, stanco dei rapporti familiari, aveva rapporti sessuali “alla maniera etero” con un ragazzo, spesso suo subordinato (donde l’idea della penetrazione come segno di dominio) che rivestiva stabilmente ruoli femminili ed era indotto per compiacere il ricco signore ad imitare i comportamenti femminili, cioè ad essere una “checca”. La reciprocità dei ruoli era assolutamente impensabile. In genere i ragazzi gay (poveri) si adattavano a questa situazione nella quale potevano avere dei benefici materiali e nello stesso tempo potevano provare un po’ di sessualità con un altro uomo cosa altrimenti del tutto impossibile per la presenza di mille tabù. La pornografia omosessuale non è nata peri ragazzi gay poveri costretti al ruolo di “checca” ma per i ricchi signori etero che nel rapporto gay-etero con ragazzi di classe sociale inferiore sfogavano non solo la loro repressione sessuale ma soprattutto il loro desiderio di dominio. La pornografia dei rapporti omosessuali, quindi, non è nata sulla base del rapporto tra due gay ma sulla base del rapporto tra un etero dominante e un gay femminilizzato e siccome si trattava di rapporti tra due uomini si è finito per considerare impropriamente il modello offerto dalla pornografia come tipicamente gay e quel modello ha purtroppo influenzato pesantemente i comportamenti dei ragazzi gay. I rapporti paritari tra due ragazzi gay sono una cosa molto più tarda e si sono affermati alla fine degli anni ‘60 del ‘900, ma la vera sessualità gay è quella, cioè quella della parità, quella senza “checche”! E allora perché non cominciamo noi per primi a liberarci di tutta una tradizione che non ci appartiene ma ci è stata imposta e con la quale continuiamo a bamboleggiare? Basta con l’idea del gay come checca! Basta con la femminilizzazione del gay!
Quanto a quello che scrivi della masturbazione, beh, tra masturbarsi pensando al proprio ragazzo quasi per prefigurarsi o per rivivere un contatto sessuale con lui, masturbarsi guardando un porno, o masturbarsi in chat con un altro individuo incontrato per caso, la differenza è enorme, nel primo caso la masturbazione fa parte a tutti gli affetti di un rapporto d’amore ed ha una dimensione profondamente affettiva che presuppone un vero rapporto bilaterale, nel secondo caso la dimensione affettiva può esserci nella misura in cui il video è mentalmente rivissuto in riferimento non agli attori ma a persone reali incontrare nella vita quotidiana, ma si tratta comunque di fantasie del tutto unilaterali, nel terzo caso il ruolo tipico della fantasia masturbtoria è delegato alla presenza virtuale di un altro individuo col quale si crea un falso rapporto bilaterale. Il rischio connesso alla masturbazione in cam non è tanto la dipendenza psicologica e la coazione a ripetere quanto la falsità del rapporto bilaterale sottostante che abitua pian piano a considerare con la stessa leggerezza tutti i rapporti bilaterali, anche quelli che potrebbero avere una serissima consistenza. Non c’è da meravigliarsi che la masturbazione sia in pratica la più comune forma di sessualità tra i gay, dato che all’età di 24,2 anni il 50% dei ragazzi gay non ha ancora avuto il primo rapporto sessuale. Questo è un dato di fatto. Certo sarebbe molto bello vivere una sessualità di coppia in modo libero, socialmente accettato, ecc. ecc., ma queste cose sono ancora per moltissimi ragazzi gay pura utopia ed è per questo che, come dici tu, Progetto Gay sta facendo di tutto per dimostrare che essere gay non è “chat e porno” ma è una cosa serissima, perché è un modo di amare.

____________

Se volete, potete partecipare alla discussione si questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=529&start=0

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