GAY EFFEMINATI TRA STEREOTIPI E REALTA’ seconda parte

Dopo aver ricevuto il permesso da B., pubblico il seguito del nostro scambio di mail (continuazione del post precedente).
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Progetto Gay grazie per la risposta, argomentata molto bene e per niente approssimativa, però comunque volevo precisare delle cose. Innanzitutto non capisco se la tua fosse una domanda vera o retorica quando ti sei chiesto "Ma sulla base di che B. si sente gay?". Questo è difficile da spiegare, ho sempre saputo di esserlo (infatti la gente che dice di esser confusa non mi convince tanto), cioè mi piacciono i ragazzi, li guardo e se c’è un bel ragazzo ovviamente sono attratto da lui. Tra l’altro i porno sono arrivati tardi nella mia vita (ho avuto Internet un po’ tardi e la webcam sarà da qualche mese) e la consapevolezza che mi piacessero gli uomini ce l’ho sempre non so come spiegarmi. Poi per quanto riguarda le amicizie, ho due cari amici maschi, uno storico con il quale sono cresciuto insieme, e un compagno di studi del liceo. Su entrambi non nego che ci siano state delle fantasie, ma fini a se stesse, non è che abbia "perso la testa" o altro, sono i miei migliori amici, punto, non mi so nemmeno immaginare una storia con loro. Poi non è che "fuggo dal contatto con i ragazzi", anzi qui a casa comunque con gli altri ragazzi ci parlo normalmente e ho un rapporto con loro, certo non da telefonarsi o altro, ma se ci devo passare una serata insieme ce la passo piacevolmente. Poi qui a Milano invece non fuggo ma proprio non trovo nessuno di sesso maschile con cui potrei o vorrei avere un rapporto di amicizia (ho il problema che giudico e per me le persone possono essere o frequentabili o imbarazzanti), e comunque il fatto che abbia stretto solo con donne è così e non mi devo fare troppe paranoie.
Invece il problema grosso è il bisogno di legami affettivi e questo l’hai capito. Ma ti giuro non avrei bisogno di mentire nemmeno sai chi sono, io non ho mai perso la testa per nessuno, mai innamorato, mai fissato per nessuno (e questo non vuol dire che non sia gay, perché lo stesso vale per le donne a parte una fissa in seconda media ma che penso sia legata a un processo inconscio di mascheramento, e comunque ero piccolo); al massimo se vedo un bel ragazzo lo guardo e penso "che fico" ma la cosa finisce lì. E leggendo sul blog noto che tutti hanno avuto cotte per amici e sofferenze d’amore. Forse sarò strano io, forse è la mia tattica inconscia che vuole evitare rogne, non ne ho idea, forse dovrei andare in terapia (ah grazie mille per quel dato, sono felice di sapere che c’è una buona probabilità che da qui a cinque anni le cose non cambieranno molto e non avrò alcun rapporto sessuale!). Poi quando hai parlato di "remore nel cercare di approfondire l’amicizia con dei ragazzi", non ho capito se intendevi amicizie vere o qualcosa di più. Nel primo caso già mi sono spiegato, ora che devo ricostruirmi una nuova rete di amici a Milano, con le ragazze sto meglio ed è così non perché tema gli uomini. Nel secondo caso non so se siano remore o semplicemente mancanza di voglia, tempo, coraggio; io il gayradar non ce l’ho, in più ho gusti difficili (non tanto nell’aspetto fisico, ma nelle persone in generale pretendo un certo spessore), in più devo studiare, ho mille cose da fare. Fino a poco tempo fa mi andava bene così, ma ora per forza di cose se davvero ci tengo un modo lo troverò di trovare qualcuno con cui approfondire un’amicizia (ah poi ho un gran problema, leggevo che molti si trovano in chat, ma un altro mio limite sono i miei schemi fissi che ho su tutto, anche sulle chat, e incontrare qualcuno via chat mi mette solo una gran tristezza, e proprio non ce la faccio, io le persone le devo vedere, devo sentire che mi trasmettono, bo non so come spiegarmi).
Comunque ora devo darmi alla caccia (cioè da febbraio ora ho gli esami), non so come ma lo farò, non sono mai stato un triste in vita mia e non lo diventerò di certo ora.
Poi volevo passare ad un altro punto, ovvero la storia della "checca" su cui hai molto insistito. Devo dire che questo è il problema minore, però dato che il sasso l’ho comunque lanciato, volevo precisare che quando dici "Basta con l’idea del gay come checca! Basta con la femminilizzazione del gay!" non sono pienamente d’accordo. Si è vero che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, e un gay non è solo e per forza così, però non si può nemmeno negare che molti gay sono accomunati da un determinato modo di fare, che ritrovo talvolta in me stesso e nelle poche persone omosessuali che conosco (vorrei precisare che quando dico "checca" non intendo esagerazioni tipo il tizio del grande fratello). Io non mi volevo permettere di criticare o altro, e non è che non vorrei avere certi atteggiamenti perché simbolo di omosessualità, ma perché lo trovo brutto da vedere, non so come spiegarmi, la "civetteria", se così si può definire, è una cosa che non mi piace sia nelle donne che tanto meno negli uomini (non è questione di "educazione etero", anche le donne che accentuano la loro femminilità mi urtano). Comunque questa è una cosa mia e non c’entra tanto con l’omosessualità. Per quanto riguarda poi io come ero nella fase undici/quattordici ci ripenso più con il sorriso che altro, e non con rancore.
Sulla masturbazione, non ti preoccupare, la mia vita non ruota intorno a ad essa. E sono stato esagerato a dire che sarei stato meglio etero, era solo un momento di sfogo. Se analizzo la mia vita, devo dire che l’omosessualità non mi ha mai impedite di ottenere ciò che desideravo (tranne ora per quanto riguarda il bisogno di una relazione, ed è per questo che ho detto di non voler essere gay, ma era uno sfogo, prima di pensarlo devo provare e poi si vedrà, e in fondo, sì devo faticare di più, ma un modo lo dovrò pur trovare prima dei 24,2 anni!). Ho avuto gli amici che volevo, la vita sociale che volevo, frequentato la gente che volevo, andato alle feste che volevo, il liceo fatto come volevo, sto frequentando l’università che volevo, e tutto questo indipendentemente dall’essere omosessuale. Genitori e famiglia in generale sono fieri di me perché sono quello che volevano che fossi, e volevo sottolineare che il "ruolo che mi hanno imposto" in verità è quello che io voglio, perché per loro non conta che sia gay o meno, ma che sia brillante a scuola e nella vita (mia mamma è sempre stata chiara, "del matrimonio non me ne frega niente, il giorno più bello della mia vita sarà la vostra laurea"), e soprattutto che io sia felice, e sanno che la vita sentimentale e sessuale arrivati alla mia età diventa una componete importante per esser felici. Magari sbagliano nei modi a volte, o forse sono io che mi faccio mille film in testa, ma comunque sia i miei genitori non se toccano!
Ora sono forse un po’ aggressivo ma non è che sia una forma di difesa, è che mi sono reso conto che ho iniziato a lamentarmi solo perché c’era qualcosa che non andava, e odio le lagne, e prima di lamentarmi sarebbe meglio almeno tentare di risolvere la situazione invece di fare la vittima… Semmai a 24,2 anni avrò il diritto di lamentarmi della mia vita e della mia omosessualità.
Grazie di tutto, veramente
B.
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Ciao B.,
beh, intanto di nuovo grazie per questa seconda mail che integra molto bene e completa la precedente. Direi che in questi termini praticamente tutto quello che dici mi sembra condivisibile, salvo un punto, cioè salvo l’idea di darsi da fare per trovarsi un legame affettivo. Se mi dicessi che è opportuno avere sempre la massima disponibilità a capire, la massima apertura anche ai minimi segnali che arrivano dall’esterno, allora sarei d’accordo. Ma che significa darsi da fare? Da quello che hai scritto per te non significa di certo frequentare chat erotiche o siti di incontri, alludi forse ai locali o all’associazionismo gay? Non ti nascondo che sull’idea di darsi da fare per trovarsi un ragazzo sono perplesso, perché così si cerca di costruire un rapporto che mira a risolvere un proprio problema, quello della solitudine affettiva, e non è esattamente questo il significato dell’innamoramento. In qualche modo cercare un ragazzo significa cercare un complemento de sé, ma la vita di coppia comporta l’essere in due che è in gran parte una riduzione del sé per fare spazio alla nuova dimensione di coppia.
Volevo chiederti il permesso di pubblicare anche la tua seconda mail perché penso che sarebbe utilissima per tanti ragazzi. Se sei d’accordo, dammi un cenno e procedo alla pubblicazione. Ti ringrazio anticipatamente.
Un abbraccio.
Project
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Certo puoi pubblicare tutto ciò che vuoi. Comunque forse mi sono espresso male, il "darsi da fare" aveva uno scopo del tutto enfatizzante. Per ora in locali gay non mi ci vedo proprio, e l’associazionismo non è che proprio mi faccia impazzire. Il darsi da fare voleva simboleggiare una specie di svolta, più che altro mentale.
Volevo semplicemente dire che devo iniziare ad ammettere la possibilità di una relazione, cosa che prima non mi passava nemmeno lontanamente per la mente. Di certo non cerco qualcuno così per colmare un vuoto, però se non mi guardo nemmeno in giro concluderò poco. Poi mi conosco e se dovesse mai accadere qualcosa con qualcuno dovrò esser preso e anche tanto, di certo non mi accontento e da solo
ci posso stare. E se sarà amore bene, se non lo sarà pace ho diciannove anni e la vita va avanti. Poi non lo so, ora parlo tanto, ma poi voglio vedere fra qualche mese quanti passi avanti avrò fatto.
B.

Ps. Faber est suae quisque fortunae (Sallustio). Qualcosa dovrò pur fare per essere artefice del mio destino?

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=529&p=3001#p3001

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