AMORE GAY, MASTURBAZIONE E SESSUALITA’ FISICA

Questo post è dedicato ad una riflessione sulla fisicità della sessualità. Mi capita spesso, parlando in chat con ragazzi gay, di avvertire come per molti di loro la sessualità fisica sia una realtà piuttosto nettamente separata dall’affettività e come la valutazione della sessualità sulla base di categorie non omogenee con quelle tipiche della vita affettiva finisca per creare disagio, spesso anche in modo pesante. Non è raro trovare atteggiamenti o di totale mitizzazione della sessualità fisica o di totale rifiuto più o meno consapevole della fisicità della sessualità. Naturalmente tra i due estremi c’è una articolata fascia di posizioni intermedie in cui la sessualità fisica è più o meno integrata in una vera dimensione affettiva, ma la polarizzazione verso la mitizzazione della sessualità fisica o verso la sua sublimazione/rimozione è ancora largamente presente. Prendiamo in considerazione i due comportamenti.
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Mitizzazione della sessualità fisica

Il valore mitico della sessualità fisica nella vita di un ragazzo è legato al suo vivere la sessualità proiettivamente nella masturbazione. Le fantasie masturbatorie prefigurano la sessualità fisica di coppia, più esse sono intense e “unilaterali” maggiore è il peso mitico della sessualità fisica. Sottolineo l’aggettivo unilaterali perché in pratica per un ragazzo gay, tanto più se vive in un contesto chiuso, trovare una forma di confronto serio su questi argomenti è praticamente impossibile e la sessualità o finisce per essere orientata dalla pornografia e quindi per essere imitativa o finisce per essere costruita sulla base di interpretazioni del tutto unilaterali di esperienze sessuali o para-sessuali come quelle che si realizzano nello spogliatoio delle palestre o delle piscine. La mancanza di confronto serio sui contenuti delle fantasie masturbatorie degli altri spinge un ragazzo ad assolutizzare le proprie e a ritenere che tutti i ragazzi gay abbiano fantasie sessuali simili alle sue. Con questo meccanismo, in assenza di ogni possibile riscontro, si radica più o meno consapevolmente, l’idea che la sessualità di coppia sia un incontro quasi “con un altro se stesso” e che permetta di realizzare a pieno le proprie fantasie masturbatorie. Quando poi queste fantasie sono più o meno conformi ai modelli che la pornografia presenta, la convinzione che la propria visione della sessualità di coppia sia il vero modello della sessualità gay si radica ancora più fortemente.
Va tenuto presente che la sessualità rappresentata nella pornografia non è lo specchio di una realtà sessuale libera e incondizionata ma rappresenta una realtà sessuale a sua volta cresciuta sulla base dei modelli della pornografia. È ovvio che per la pornografia la mitizzazione della sessualità fisica è fondamentale e il puro e semplice rapporto sessuale è presentato come il vertice della soddisfazione e del piacere del tutto indipendentemente da qualunque implicazione affettiva. Su queste cose si basano impieghi di denaro per somme da capogiro. Aggiungo che nella stragrande maggioranza dei casi il modello pornografico domina anche nelle chat erotiche e nei siti di incontri in cui il presupposto della mitizzazione della sessualità fisica intesa come ”la sessualità” è costantemente presente.
Parlare di sessualità in modo serio, capire come vivono realmente la sessualità gli altri ragazzi, rendersi conto che la soddisfazione che si prova nella sessualità non deriva solo dalla sua dimensione fisica ma anche e soprattutto dalla dimensione affettiva che è alla base di una vera sessualità fisica, significa demitizzare la sessualità fisica e presentare l’amore gay per quello che è, ossia come un contatto affettivo profondo nel quale si innesta anche la sessualità fisica come modalità di comunicazione affettiva. La maturità affettiva di un ragazzo ma anche di un adulto si valuta proprio dalla capacità di mantenere un equilibrio tra le componenti della vita affettiva e di saper gestire un rapporto di coppia focalizzando l’attenzione affettiva sulla personalità dell’altro nel suo complesso. Mi limito ad un solo esempio: saper stare accanto al proprio ragazzo quando si sente a disagio o vive dei momenti difficili crea una forma di solidarietà affettiva di fondo che può avere una valenza profondissima, si tratta di una presenza che non ha nulla di esplicitamente sessuale ma dà una misura dell’interessamento alla persona dell’altro nel suo complesso e della volontà di costruire una vita in due.
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Sublimazione e rimozione della sessualità fisica

Nonostante la minore rigidità del costume sessuale che si è affermata negli ultimi anni, la sublimazione e la rimozione della sessualità fisica da parte dei ragazzi gay, e anche di non più ragazzi, è ancora largamente presente. Si va da casi di autentica e radicale rimozione che comprende anche il rifiuto della masturbazione a casi in cui la sessualità fisica masturbatoria è vissuta con forti sensi di colpa come trasgressione mentre è del tutto rimossa l’ipotesi di una sessualità di coppia.
In situazioni del genere emerge facilmente che la sessualità fisica è considerata un disvalore, addirittura distruttivo dei rapporti affettivi “veri” cioè di quelli sublimati. Valgano come esempio queste frasi a proposito della masturbazione:“Pensando a lui non l’ho mai fatto perché mi sembrerebbe di sporcarlo, di usarlo per una cosa non positiva.”“Cerco di evitare ma siccome poi non ci riesco allora lo faccio ma solo in modo meccanico, cioè non voglio pensare a lui mentre lo faccio, lui una cosa del genere non se la merita.”“Non riesco a masturbarmi pensando al ragazzo di cui sono innamorato, lo amo troppo, sembra una cosa stupida, ma per me è importantissima, e allora penso a una ragazza e ci riesco, ma deve essere una ragazza che non mi interessa, magari lo farei pure pensando a un ragazzo, anzi lo faccio, ma non pensando a lui.”
Da queste frasi è evidente che la masturbazione è vissuta come trasgressione ma non come trasgressione liberatoria ma come trasgressione che scatena pesanti sensi di colpa. Esistono situazioni tipiche in cui i sensi di colpa legati alle fantasie masturbatorie sono più forti:
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1) Quando si tratta di uomini sposati che si sono ritenuti etero per molti anni e che vedono nel masturbarsi pensando a un ragazzo una forma di tradimento coniugale.
2) Quando si tratta di ragazzi molto legati alla religione che vedono nella masturbazione un peccato.
3) Quando si tratta di ragazzi sui quali si concentrano forti attese familiari, cioè di ragazzi molto amati ma nello stesso tempo molto condizionati dall’ambiente familiare, che vedono nel masturbarsi con fantasie gay una specie di tradimento nei confronti delle attese familiari.
4) Quando si tratta di ragazzi che sono cresciuti in condizioni dei forte privazione affettiva e in particolare senza l’abitudine al contatto fisico affettivo (abbracci, baci, coccole) da parte dei genitori.
5) Quando le fantasie masturbatorie sono rivolte a persone di età molto diversa.
6) Quando le fantasie masturbatorie sono rivolte all’interno della propria famiglia.
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In situazioni del genere è fondamentale rendersi conto del fatto che la fisicità sessuale e in genere la masturbazione non ha nulla di patologico o di immorale.
I desideri non si possono controllare e la sopravvivenza di tabù può essere accettata nel senso che può non essere opportuno per il bene dell’altro manifestargli i nostri sentimenti ma non nel senso che ci si debba sentire in colpa per quei sentimenti o se ci si masturba pensando a quelle persone.
La sessualità fisica, almeno a livello di masturbazione, fa parte della vita ordinaria della stragrande maggioranza delle persone, il che, anche a livello statistico, le toglie qualunque aprioristica notazione di patologico o di immorale.
Anche qui sarebbe fondamentale il confronto con gli altri che aiuterebbe a mettere da parte le paure e i pregiudizi. Stupisce come per molti gay, ancora nel XXI secolo, sia difficile accettare la normalità della masturbazione e capire il significato positivo che essa ha nella vita affettiva delle persone, in termini di definizione della sessualità e di prefigurazione di un rapporto di coppia.
Ancora oggi la parola “amore” è vista spesso come disincarnata, come sublimazione della sessualità, in un certo senso è come se si dicesse: “Posso innamorarmi di un ragazzo, posso amarlo con tutto me stesso, ma non devo desiderarlo sessualmente perché quello non è amore.”
La sublimazione della sessualità fisica induce anche ad altri ragionamenti sostanzialmente sbagliati, ne riporto un esempio: “Per me la sessualità non è una cosa importante, io penso che vorrei bene al mio ragazzo anche senza bisogno del sesso, cioè non mi sembra una cosa importante, lo potrei anche fare con lui, se vedessi che per lui è fondamentale, credo che alla fine mi adatterei però è una cosa che farei adattandomi a fare una cosa che non mi interessa”.
Manca in questo discorso la consapevolezza che un rapporto affettivo/sessuale deve essere paritario, in esso l’idea che uno dei due possa “sacrificarsi” a vantaggio dell’altro non è accettabile. Se manca una autentica forma di coinvolgimento sessuale reciproco manca anche un rapporto affettivo vero che è basato sull’idea che si sta costruendo qualcosa “insieme” anche attraverso la sessualità. Bisogna sottolineare che molte volte la radicale sublimazione della sessualità fisica esiste più a livello di enunciazione di principio che di realtà vissuta, il che significa che i ragazzi che a parole negano il valore della sessualità fisica, quando si troveranno realmente in situazioni affettive e sessuali coinvolgenti finiranno per mettere realmente e spesso rapidamente da parte l’idea di continuare a sublimare e a rimuovere la sessualità e la vivranno senza veri problemi.
Un’attenzione particolare merita la cosiddetta rimozione depressiva. Ci sono ragazzi che tendono a sublimare e a rimuovere la sessualità fisica per problemi che non sono legati alla sfera della sessualità ma a dimensioni più generali di non accettazione di sé, spesso di remota origine familiare. Frasi come: “Io la vita di un ragazzo finirei solo per rovinarla”, “È come se lo sapessi già che tanto non avrò mai un ragazzo”, “Fare sesso con me? Ma io non ho nulla per cui valga la pena di innamorarsi di me”. Tra i ragazzi che si esprimono in questo modo alcuni, pochi per fortuna, rifiutano del tutto il dialogo e lì c’è il rischio che ci sia una dimensione depressiva non facile da risolvere, ma la grande maggioranza pur considerandosi “uno scrigno chiuso” cerca invece di instaurare un dialogo serio sulle tematiche rimosse. Mi capita spesso di rimanere a parlare per ore con ragazzi che avevano dichiarato come premessa che per loro un dialogo spontaneo e autentico era impossibile. In queste situazioni avverto chiaramente il tentativo di creare un rapporto che non si perda nel tempo e noto che le cose dette vengono fissate nella memoria e sono realmente oggetto di riflessione. Anche con tutta la prudenza necessaria, questi ragazzi vogliono essere contraddetti, vogliono cercare fuori di loro qualcuno che metta in crisi il loro sistema di difesa. Il dialogo non è solo facile, contrariamente alle dichiarazione iniziali, ma autentico e profondamente voluto. Questi ragazzi, che amano definirsi “ragazzi senza qualità” hanno spesso una profondità di pensiero e una propensione al confronto assolutamente singolari. Anche qui ha un senso parlare e confrontarsi per superare la paure e per rendersi conto che un dialogo vero esiste. Osservo che spesso questi ragazzi, a fronte di moltissimi tabù dichiarati, sono invece molto più diretti e più liberi di tanti altri perché per loro il dialogo è un’esigenza di confronto vitale. In queste situazioni la rivalutazione del sé è fondamentale e la condivisione di un dialogo serio è il segno più evidente del fatto che si è accettati e che il proprio valore personale è apprezzato proprio per quello che è. Il dialogo ha inevitabilmente una dimensione affettiva e trasmette conferme e certezze più che per i contenuti che affronta per il fatto che va avanti e che è gratificante in sé.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:  http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=513
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