GAY E STABILITA’ DI COPPIA

Questo post intende analizzare la stabilità della vita di coppia dei ragazzi gay. La questione è complessa e non è assolutamente riducibile ai problemi di tipo sociale cui le coppie gay vanno incontro.

Intanto alcuni dati Istat. In Italia nel 2007 risultano complessivamente 81.359 separazioni (+1,2% rispetto al 2006) e 50.669 divorzi (+2,3% rispetto al 2006), pari rispettivamente a 273,7 separazioni e a 165,4 divorzi ogni 1.000 nuovi matrimoni, il che significa che per ogni 1.000 nuovi matrimoni che si celebrano 439.1 finiscono con separazione o divorzio. I figli coinvolti sono 100.252 nelle separazioni e 49.087 nei divorzi.

Questi dati sono assolutamente oggettivi e dimostrano come la vita di coppia, nonostante l’apologia che ne viene fatta da più parti, sia in realtà molto fragile anche per le coppie etero sposate, cioè per le coppie che, in teoria, non fosse altro in ragione dei figli, dovrebbero avere la massima stabilità.

In Spagna, secondo i dati pubblicati dall’Instituto Nacional de Estadística y del Ministerio de Justicia (fonte in quotidiano spagnolo La Razón, http://www.larazon.es/hemeroteca/mas-de-13-000-bodas-homosexuales-en-cuatro-anos), in quattro anni la legge sul matrimonio dei gay ha permesso la celebrazione di 13.116 unioni omosessuali, 8.898 matrimoni tra gay e 4.218 matrimoni tra lesbiche. In tutto si sono segnalati 159 divorzi e 6 separazioni tra persone omosessuali. La divorzialità tra le persone omosessuali in Spagna è pari all’1,26% mentre tra gli eterosessuali è intorno al 66%, cioè ogni tre matrimoni due coppie si separano o divorziano. I dati non sono tra loro paragonabili per moltissime ragioni ma col passare del tempo e col diffondersi del matrimonio gay c’è da aspettarsi che le percentuali tendano ad uniformarsi. Va sottolineato un concetto fondamentale: il cosiddetto matrimonio gay presenta, anche dopo 4 anni, delle incidenze percentuali assolutamente marginali perché di fatto è una istituzione che può essere utilizzata solo da una percentuale minima della popolazione omosessuale, cioè dagli omosessuali pubblicamente dichiarati, circa il 4% degli omosessuali, ossia approssimativamente lo 0,32% della popolazione generale. Per i gay non pubblicamente dichiarati, che costituiscono circa il 96% del totale degli omosessuali e circa il 7,7% della popolazione generale, l’introduzione del matrimonio omosessuale non ha di fatto cambiato nulla.

Prescindendo dai dati legali e dalle rilevazioni statistiche osservo che un ragazzo eterosessuale è indotto dalla famiglia e dall’ambiente sociale verso l’idea di formare coppia e di sposarsi. I genitori lo incoraggiano in questo senso. Il fatto di avere una ragazza è considerato come una patente di vita adulta, un fatto che non solo non deve essere nascosto ma che può essere esibito in tutti gli ambienti senza rischio alcuno. Almeno in linea teorica la sessualità etero è connessa con l’idea di avere figli e di comportarsi secondo natura. Questi fattori se non determinano gli eterosessuali al matrimonio certamente ne favoriscono il cammino verso il matrimonio, molto spesso anche quando le premesse per un matrimonio sono di fatto carenti. I risultati di questa pressione sociale verso il matrimonio si rilevano facilmente in sistemi giuridici piuttosto elastici in materia di separazione e di divorzio, come in Spagna, dove due matrimoni su tre si sfasciano e la presenza dei figli non è sufficiente ad impedirne la dissoluzione. C’è da chiedersi quante coppie etero si costituirebbero se le condizioni sociali fossero avverse come accade nel caso delle coppie omosessuali, cioè se non ci fosse l’incentivo rappresentato dal mettere al mondo figli, se le unioni eterosessuali fossero considerate inaccettabili a livello sociale e dovessero essere vissute molto spesso segretamente. La vita di coppia stabile, tra etero, sarebbe un’eccezione, così come lo è tra i gay. La popolazione della Spagna ammonta a 46,5 milioni di abitanti circa. Ammettendo una percentuale di omosessuali pari all’8% si arriva alla cifra di 3.720.000 e la percentuale di omosessuali sposati ammonta allo 0,70% della popolazione omosessuale, una percentuale minima. Ciò vuol dire che, al di là del pur fondamentale riconoscimento legale, in Spagna, la condizione dei gay, a livello sociale, non è realmente cambiata se non marginalmente con l’introduzione del matrimonio omosessuale.

Se dal mondo dai gay dichiarati che arrivano a sposarsi si passa al mondo dei gay non dichiarati la situazione comunque, a prima vista, non sembra cambiare di molto. In questo caso non si parlerà ovviamente di gay sposati ma di copie gay stabili. Il numero di coppie stabili appare comunque piuttosto basso, anche se qui le statistiche sono molto più difficili. Tra i gay non dichiarati è diffuso l’ideale della coppia gay stabile che rappresenta il sogno della grande maggioranza dei ragazzi gay non dichiarati, ma di coppie stabili se ne vedono comunque poche. Sottolineo che non ho detto “ce ne sono poche” ma “se ne vedono poche”. Anche sul fenomeno “coppia gay” influisce enormemente la non visibilità dei gay non dichiarati che sono circa il 96% del totale. Solo i gay dichiarati possono accedere al matrimonio e solo loro incidono sulle statistiche ufficiali, il resto è sommerso.

Sulla base di quanto emerge dalle chat con i ragazzi, rilevo che, dopo l’introduzione di internet la condizione dei gay non dichiarati si è notevolmente modificata. Fino all’inizio degli anni ’90, per un ragazzo non dichiarato, non esisteva nessuna possibilità di incontrare altri ragazzi non dichiarati. C’erano anche allora le associazioni gay ma erano frequentate esclusivamente da gay dichiarati. Per gli altri, la stragrande maggioranza, di fatto, l’associazionismo era del tutto impraticabile e l’isolamento era la regola. Negli ultimi anni le cose sono cambiate. Esiste oggi anche per un gay non dichiarato la possibilità di avviare un dialogo con un altro gay non dichiarato in condizioni di totale anonimato. Tenendo un comportamento di buon senso è comunque possibile, con rischi contenuti, per un ragazzo gay non dichiarato conoscere altri ragazzi gay non dichiarati ed è anche possibile, e addirittura non rarissimo, che due ragazzi gay non dichiarati di conoscano di persona, cosa che è la condizione di base perché si possa arrivare alla formazione di una coppia tra ragazzi gay non dichiarati.

Dall’osservatorio privilegiato di Progetto Gay si rilevano parecchi dati interessanti:

1) I ragazzi gay non pubblicamente dichiarati mettono al primo posto nella graduatoria dei valori della loro vita la possibilità di vivere in coppia con un altro ragazzo. Mi sono chiesto se questo sia solo per analogia con quanto avviene nel mondo etero. È chiaro che per una coppia gay non c’è l’incentivo dei figli e nemmeno quello della pressione sociale, che anzi è fortemente disincentivante. Può, allora, solo l’imitazione del mondo etero condurre i ragazzi gay a considerare il vivere in coppia il primo valore della vita? Francamente credo che per i ragazzi gay, e in particolare per quelli non dichiarati, la realizzazione di una vita di coppia non costituisca solo una risposta ad una spinta emotiva originaria verso un altro ragazzo ma abbia anche il senso di una rivincita sulla vita, rappresentata dal superamento di una solitudine spesso problematica se non angosciante, molto più radicale per un ragazzo gay, in particolare non dichiarato, che per un etero che non vive in coppia. In sostanza, per un gay non dichiarato, vivere in coppia significa anche superare una situazione di disagio.

2) Quando creare una coppia è possibile ma non facile e rappresenta una liberazione da uno stato di disagio, la vita di coppia, che nasce controcorrente rispetto al giudizio sociale, nasce comunque intrinsecamente forte, tanto forte da superare gli ostacoli di tipo sociale, anche tramite la non visibilità accettata come condizione normale. In queste condizioni la stabilità di coppia è alta. Se creare una coppia gay fosse oltre che possibile anche molto facile, la coppia gay nascerebbe intrinsecamente con le stesse fragilità di fondo della coppia etero, cioè nascerebbe non come realizzazione di una unica (o quasi) possibilità di creare coppia, ma come una scelta possibile tra le tante scelte possibili di coppia e l’idea del rivedere la scelta si affaccerebbe anche in campo gay, come si affaccia sempre più spesso in campo etero.

3) Il numero di coppie gay tra ragazzi non dichiarati tende progressivamente ad aumentare e soprattutto tra i ragazzi più giovani. Si formano più coppie stabili di ventenni che di trentenni o di quarantenni. I ragazzi gay più giovani partono con l’idea di una vita coppia possibile, i trentenni sono decisamente molto più scettici e i quarantenni considerano la vita di coppia gay quasi irrealizzabile. Esistono però coppie stabili che si sono formate tra ragazzi ben sopra i 30 anni ma si tratta in genere di ragazzi che hanno vissuto lunghi periodi di repressione sessuale, che non hanno avuto esperienze sessuali precedenti e hanno conservato anche ben oltre i 30 anni un’affettività e una sessualità tipica dei ventenni.

4) Le coppie gay stabili si formano molto più facilmente tra ragazzi che non siano stati condizionati dalla pornografia, che non abbiano provato esperienze sessuali con persone conosciute in chat o nei locali cosiddetti gay. Molte coppie stabili si formato tra ragazzi che vivono insieme la loro prima ed unica esperienza affettiva e sessuale.

5) La sessualità all’interno di una coppia gay di ragazzi non dichiarati, pur essendo importante, è inquadrata in una dimensione di coppia, per la quale se due ragazzi costituiscono una coppia hanno anche una vita sessuale comune, ma quei ragazzi non costituiscono una coppia essenzialmente fine di avere una vita sessuale comune.

6) La sessualità dei ragazzi gay che vivono stabilmente in coppia è molto meno mitica e teorica di quella dei ragazzi che non vivono in coppia. L’esperienza concreta della vita sessuale di coppia contribuisce a smitizzarla e a darle il senso della realtà, della non assolutezza, della necessaria commistione con mille altri aspetti della convivenza quotidiana.

7) I ragazzi gay che vivono in coppia stabile, in genere, non presentano disturbi d’ansia ed hanno una visione più positiva della vita. Si potrebbe pensare che quei ragazzi non avessero disturbi ansiosi neppure prima di vivere in coppia e che anzi quello fosse proprio un fattore predisponente alla vita di coppia, ma in realtà molti ragazzi che avevano vissuto stati ansiosi non trascurabili li hanno del tutto superati quando sono riusciti a realizzare una vita stabile di coppia. Osservo che in genere non si tratta di coppie visibili. In sostanza non è il fatto di essere copia all’esterno che produce una stabilizzazione affettiva ma il fatto di essere coppia in due, di avere di fatto superato la solitudine.

8) La vita di coppia frena i protagonismi individuali, abitua alla mediazione, al venire a patti con l’altro e a trovare soluzioni condivise dei problemi, induce a non drammatizzare le situazioni potenzialmente di rottura e a sentirsi felici di poter gratificare l’altro cedendo nel momento del confronto.

9) La vita di coppia non è veramente tale finché non ha affrontato e superato le difficoltà di adattamento reciproco, cioè i momenti di rischio per la stabilità della coppia che si manifestano quando si supera la fase iniziale dell’innamoramento, che è ancora unilaterale, per passare ad una logica di coppia.

Quali fattori mettono in crisi la stabilità di una coppia? Anche qui le risposte vengono dall’esperienza di Progetto Gay.

1) In assoluto la prima causa di instabilità di coppia è la cosiddetta instabilità originaria che si verifica quando una coppia si costituisce per motivi che hanno poco a che fere con un rapporto affettivo profondo e reciproco. Classico è il caso della coppia che si è costituita perché uno dei due ragazzi intendeva “sperimentare” la vita coppia mettendo se stesso alla prova. Si tratta di una estensione del concetto di esperimento sessuale alla dimensione più globale delle vita di coppia. Così come gli esperimenti sessuali hanno poco a che vedere con la sessualità e sono molto legati alla volontà di trovare conferme sperimentali del proprio orientamento sessuale, così la vita di coppia avviata “per provare” ha poco a che vedere con le motivazioni affettive profonde e risponde ad una logica esplorativa sostanzialmente immatura. Chi intende “provare” la vita di coppia mira alla sessualità e alla coppia in sé prescindendo in buona parte dalla persona dell’altro ragazzo, trascurando cioè del tutto la base della vita di coppia che è l’amore autentico e corrisposto per un altro ragazzo. In sostanza su questa base si forma non una coppia ma un’immagine di coppia che manca della forza di coesione che una coppia gay nata su un rapporto d’amore ha realmente.

2) Le coppie gay costituitesi con presupporti deboli possono durare nonostante la fragilità perché può non concretizzarsi l’occasione che ne determini la dissoluzione. Una coppia fragile, senza urti esterni, resiste ma al minimo urto si frantuma. Spesso l’elemento di frattura è costituto dal presentarsi di alternative. Se la ragione che ha determinato la fragilità è proprio questa, alla dissoluzione della coppia segue, almeno da parte di uno dei ragazzi, la costituzione quasi immediata di una nuova coppia, la cosiddetta coppia alternativa. Alcuni anni or sono, quando le coppie gay tra ragazzi non dichiarati erano rarissime erano anche stabilissime, ora sono molto meno rare e cominciano a presentare aspetti di fragilità, c’è da ritenere che con l’aumentare del numero di coppie gay di ragazzi non dichiarati, aumenti anche la loro fragilità. Se per un ragazzo non dichiarato è più difficile costituire un rapporto di coppia di quanto non lo sia per un ragazzo pubblicamente dichiarato, il rapporto tra due ragazzi non dichiarati risulta alla fine più stabile proprio perché la realizzazione di un’alternativa è effettivamente molto più improbabile.

3) Esistono alcune situazioni in cui alla rottura generalmente non traumatica di un rapporto di coppia tra gay non dichiarati non segue la costituzione di un nuovo rapporto di coppia. Spesso rotture non traumatiche di questo tipo si presentano tra uomini non più giovani, anche ben oltre i 40 anni, che hanno alle spalle un rapporto di convivenza di parecchi anni. In questi casi non è la volontà di creare una coppia alternativa che porta alla dissoluzione della prima coppia, ma una lenta e progressiva desessualizzazione del rapporto che può anche essere imputabile a fattori esterni legati al lavoro o ad altre situazioni contingenti. In questi casi il rapporto di coppia si trasforma in un rapporto di amicizia via via meno stretta che finisce per dissolversi nel giro di qualche anno. Si torna in questo modo a una situazione di single.

4) Nell’ambito della vita gay di coppia la sessualità è un elemento fondamentale e la compatibilità sessuale di coppia (della quale ho parlato in uno specifico post) è solo un elemento, anche se molto delicato e spesso critico, che contribuisce alla stabilità di coppia, ma va sottolineato che la vita di coppia non deve essere considerata un obiettivo individuale ma, appunto, un obiettivo di coppia e non deve essere intesa come un completamento del sé ma come un completamento del “noi”.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=428

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