AMORE GAY E CONDIZIONAMENTI SOCIALI

Questo post è dedicato ad una riflessione sui condizionamenti esercitati nel rapporto tra due ragazzi gay dalla diversa educazione e dalla diversa condizione sociale.

In genere, quando un ragazzo gay si innamora di un ragazzo di cui non conosce l’orientamento sessuale, la domanda che immediatamente si pone è: “è gay o non gay?” Se per un verso è vero che si tratta di una questione fondamentale che condiziona automaticamente tutto il resto, è pur vero che non si tratta comunque dell’unico condizionamento. Spesso, un volta che un ragazzo gay abbia accertato che il ragazzo di cui si è innamorato è anch’egli gay, dopo i primi momenti di entusiasmo subentrano le prime perplessità, non però derivanti da una mancanza di reciproca attrattiva sessuale ma dalla difficoltà oggettiva nel costruire una relazione profonda a causa di punti di partenza molto lontani.

Costruire una relazione tra due ragazzi gay non è una questione essenzialmente sessuale, occorre costruire un rapporto tra persone che sia fatto di fiducia reciproca, di affetto e di rispetto. Intervengono a questo punto due variabili che in genere nella fase iniziale sono state trascurate:
1) La differenza di educazione
2) La differenza di condizione sociale

Per costruire un rapporto d’amore serio è indispensabile una condizione di parità che faccia da fondamento al successivo costruire insieme. Quanto maggiori sono le differenze di educazione e di condizione sociale tanto più difficile è partire su un piede di parità. In qualche modo è comunque possibile farlo ma sulla base di una rinuncia al proprio ruolo e alle proprie abitudini da parte di uno dei due ragazzi per non condizionare l’altro, ma queste rinunce nascondono spesso delle riserve mentali che prima o poi tornano a galla con tutto il loro potere dirompente.

Partiamo dalle differenze di educazione tra ragazzi che vivono più o meno la stessa condizione sociale. Tra loro le differenze si manifestano nelle abitudini di vita, nella maggiore o minire libertà nei comportamenti e nei discorsi, nella maggiore o minore inibizione di fonte alla sessualità. Si tratta sì di condizionamenti ma la coscienza della propria omosessualità porta quasi sempre a superare i condizionamenti educativi o a svalutarli dall’interno, in nome della possibilità di vivere una vita affettiva di coppia. Un esempio classico sono i ragazzi che hanno avuto una educazione religiosa che, quando superano il problema del condizionamento religioso o passano oltre in modo radicale o restano in quell’ambiente in modo solo formale.

Le differenze di livello sociale costituiscono invece una vera e potente barriera che si più alzare tra due ragazzi gay e può impedire loro di vivere una vera vita di coppia. Riporto qui di seguito alcuni dei sintomi tipici del disagio sociale attraverso delle frasi molto indicative:
1) Quando esco con i suoi amici non mi trovo bene, è un altro mondo
2) Lui con i miei amici non si trova bene, non so che cosa gli piglia, sembra imbranato
3) Ai miei amici non piace, parla proprio di cose di un altro pianeta
4) Ha un concetto di divertimento che non capisco, per lui è un rito, secondo me recita

Il disagio sociale si manifesta prima nelle cose esterne e poi gradatamente nelle altre:
a) Che bisogno c’era di occhiali da sole da 300 euro?
b) Non ci vediamo per un mese perché deve andare in vacanza con i suoi, ma secondo me lui preferisce così
c) Ma a me che me ne frega di vedere le foto che ha fatto a New York
d) Quando gli propongo di andare a prendere una pizza in qualche posto che piace a me storce sempre la bocca
e) Io a casa sua? Con la madre che parla con erre moscia … ma dai!
f) Mi dice che ho l’accento meridionale
g) Parla troppo di cose che non mi interessano
h) Mi dice che per me sarebbe disposto a fare di tutto, però in vacanza se n’è andato con i suoi
i) È ingegnere, ok, ma perché me lo deve ripetere mille volte?
j) Mi dice che mi dovrei rimettere a studiare ma non lo dice per me, è che si vergogna di me

Molto spesso nella conversazione si presentano fraintendimenti legati al fatto che i due codici comunicativi sono diversi. Valga un esempio per tutti: un ragazzo può dire qualunque cosa dei proprio genitori ma non tollera giudizi da parte del suo compagno:
– Mio padre ha sempre fatto il suo comodo, dice che è ovvio perché è lui che caccia … Non lo sopporto proprio, da quando sa che sono gay è proprio odioso.
– Effettivamente pure lunedì si è comportato proprio da str …
– Però se non facesse così lo metterebbero sotto i piedi!

Il segno vero del disagio sociale è costituito dall’assenza della progettazione di una vita comune, dalla sottolineatura che il rapporto andrà avanti “finché dura”, “finché ne avremo voglia”, ma anche dall’assenza di una sincerità totale reciproca, come se l’altro ragazzo non dovesse essere se non una persona con la quale si condivide, e solo parzialmente, la sessualità. Si tratta della cosiddetta falsa coppia, cioè della coppia che condivide solo alcuni momenti della vita e mantiene separato tutto il resto. Spesso la falsa coppia sul piano sessuale funziona bene, la sua debolezza emerge solo a tempi lunghi quando nei momenti di eclisse dell’interesse sessuale si capisce che non c’è una reale comunità di vita. Una caratteristica delle false coppie e l’idea di mantenere un rapporto aperto e libero, parole dietro le quali si nasconde un vuoto affettivo e una sostanziale volontà di non legarsi.

Spesso, durante le discussioni, i ragazzi che si trovano in una falsa coppia tendono a mantenere il punto e a non cedere, la discussione di fa dura e di principio e non è raro che si arrivi a litigi anche aspri perché manca la stima reciproca che è l’elemento base della vita di coppia. La rottura della falsa coppia è nella grande maggioranza dei casi definitiva e non rimediabile, mentre nelle vere coppie che condividono livelli profondi di affettività la crisi si supera e risulta di fatto un elemento tutt’altro che negativo per la crescita della vita comune.

I ragazzi di livello sociale alto in genere non sono disposti a sacrificare la loro posizione sociale o a metterla tra parentesi in nome della omosessualità. Ci sono eccezioni significative ma nonostante tutto, ciò che conta di più non è come A sente il problema ma come B crede che A lo senta e spesso le incomprensioni sono inevitabili. Il vero problema è essere in due a livello sostanziale, avere le stesse prospettive, essere coscienti che o ci si realizza in coppia o non ci si realizza nemmeno come singoli, lavorare per un “noi” mettendo da parte la dimensione individualistica.

Un’attenzione particolare deve essere rivolta al problema tipico della coppia di costruire un mondo sessuale comune mettendo anche qui da parte le proprie esigenze in funzione dell’altro. Sessualità condivisa significa fantasie sessuali comuni, significa vivere una sessualità costruita insieme, scoperta insieme, in condizioni di assoluta parità. Mi è capitato di vedere ragazzi che vivono in coppia da anni per i quali la sessualità è nel modo più evidente uno scambio affettivo che è finalizzato al manifestare all’altro ragazzo che si vuole condividere la vita con lui nel senso più profondo. Va detto però che quei ragazzi avevano realizzato un vero progetto di vita comune e che le difficoltà legate alle incomprensioni da parte delle famiglie e dell’ambiente sociale non avevano fatto che mettere alla prova il loro rapporto stabilizzandolo in modo sostanziale. La sessualità vissuta in questi termini è realmente un modo di amarsi che ormai ha realizzato una vera comunità di coppia. Arrivare a questi risultati non è facile e quando ci sono problemi di educazione molto diversa o di livello sociale molto diverso superare queste difficoltà richiede sentimenti molto forti e scelte molto determinate.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=339

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