IL SESSO NEL RAPPORTO GAY ETERO

Questo post è dedicato a chiarire il significato della sessualità in un rapporto tra un ragazzo gay e un ragazzo etero. Nelle e-mail che ricevo e nelle chat con i ragazzi emerge spesso l’idea che se un ragazzo accetta un contatto esplicitamente sessuale con un altro ragazzo questo è il segno evidente della sua coscienza di essere gay. Più semplicemente: “se accetta un contatto sessuale con me è gay ed è innamorato di me”. Dietro questa affermazione c’è la tendenza a leggere il sesso esplicito come parte essenziale di un rapporto gay sottovalutando al contempo la dimensione più tipicamente affettiva: “se fa sesso con me è innamorato di me”.

Se per un verso è comprensibile che un ragazzo gay innamorato di un suo amico cerchi di arrivare ad un contatto sessuale con lui, bisogna però che il ragazzo innamorato comprenda che il suo amico può non essere innamorato di lui, e può addirittura non essere gay anche se può finire per accettare un contatto sessuale.

Il costume sessuale sta cambiando e comportamenti che 40 anni fa erano impensabili ora cominciano a diffondersi e molti tabù crollano logorati dal trascorrere del tempo. Oggi l’imbarazzo nel parlare di masturbazione non esiste praticamente più e il tabù della nudità è ampiamente ridimensionato. Dai ragazzi etero il tabù legato ai contati sessuali con altri ragazzi viene più volte superato, sia a livello di giochi gay tra ragazzi etero che anche a livello di contatti sessuali di coppia che sono indubbiamente molto più affini a un rapporto gay vero e proprio dei semplici giochi sessuali. In altri termini, oggi per un ragazzo etero l’idea di poter avere un contatto anche sessuale con un ragazzo, fosse anche un ragazzo esplicitamente gay, non costituisce più un tabù insuperabile. Ho incontrato in chat ragazzi etero che hanno voluto bene a un loro amico gay e hanno finito per accettare un contatto sessuale con quel loro amico gay. Si trattava spesso di contatti sessuali profondamente voluti e desiderati solo dalla parte del ragazzo gay e accettati dal ragazzo etero come una specie di gratificazione da regalare all’amico gay. Nella maggior parte in questi rapporti manca una vera reciprocità sessuale anche a livello minimo. Questo fatto permette al ragazzo etero di partecipare a un contatto omosessuale salvaguardando in qualche modo la propria identità etero attraverso una motivazione altruistica. Il succo di questi discorsi sta nel fatto che un ragazzo etero può benissimo episodicamente essere coinvolto in contatti sessuali con un altro ragazzo, ma il ragazzo etero resta in ogni caso un ragazzo etero, la sua sessualità non cambia per il fatto di aver partecipato qualche volta ad un po’ di sesso gay.

In buona sostanza un ragazzo etero può accettare un contatto sessuale con un altro ragazzo per due motivazioni sostanzialmente differenti ma che non si escludono a vicenda e anzi talvolta si integrano:

1) Per gioco.

2) Per ragioni affettive.

Ma perché un ragazzo etero tende in certi casi a costituire un’amicizia forte con un ragazzo più o meno esplicitamente gay? Le risposte possono essere molteplici:

1) Perché sente l’affetto del suo amico gay e ne è gratificato, si sente amato e desiderato e percepisce le attenzioni dell’altro.

2) Perché non ha nulla di meglio da fare o prova un senso di solitudine che si allevia per la presenza dell’amico gay.

3) Perché l’amico gay è insistente e fa una corte sfrenata al ragazzo etero.

4) Perché, a parte l’orientamento sessuale, tra i due ragazzi c’è una stretta affinità di vedute.

5) Perché si tratta di amicizie che rimontano alla prima adolescenza.

6) Perché il ragazzo gay è interessato ad ascoltare e il ragazzo etero ha bisogno di parlare.

Troppo spesso i ragazzi gay tendono a dividere il mondo in gay ed etero come se questa divisione marcasse una netta linea di confine tra i due gruppi. In realtà se questa linea di confine esiste oggettivamente sul piano dell’orientamento sessuale, non ha certamente alcuna ragion d’essere in moltissimi altri campi. È proprio per questa ragione che le amicizie gay-etero esistono e spesso sono saldissime; anche se non sono simmetriche queste relazioni possono trovare motivazioni profonde da entrambe le parti.

Va tenuto presente che lo sviluppo di una relazione gay non è mai l’esito di una strategia messa in campo da una sola parte, non si tratta di una partita a scacchi e non c’è alcuna strategia vincente. Vedere una storia d’amore come la storia di una conquista significa leggerla come rapporto non paritario nel quale c’è un conquistatore e c’è un conquistato e questa è una tipica eredità della cultura eterosessuale. Nel mondo gay in cui si parte su un piano di parità, il rapporto si costruisce in due, intendo dire che se non si è realmente in due a cooperare alla costruzione di un rapporto affettivo serio il rapporto, ammesso e non concesso che nasca, nasce comunque su basi molto fragili.

Molti ragazzi gay non riescono a concepire veri rapporti di amicizia con un ragazzo e intendono l’amicizia con un ragazzo esclusivamente come una passo necessario di una strategia di conquista che ha come obiettivo la realizzazione di un contatto sessuale. Partendo da questo punto di vista la dimensione del rapporto affettivo è subordinata alla realizzazione di un contatto sessuale. Il rapporto sessuale è visto come una condizione necessaria per la costruzione di un rapporto affettivo serio. In questo modo si capovolge l’ordine naturale delle cose, si pospone la costruzione di un rapporto affettivo serio e la si subordina alla sessualità.

L’incapacità di accettare l’amicizia con un altro ragazzo se non come primo passo del tentativo di coinvolge quel ragazzo dal punto di vista sessuale priva parecchi ragazzi gay di rapporti di amicizia maschile che sono cose assolutamente fondamentali per l’equilibrio affettivo di un ragazzo gay.

In genere il tentativo di sessualizzare il rapporto parte dal ragazzo gay che tende a leggere il comportamento del suo compagno come un cammino verso la consapevolezza di essere gay, cioè tende ad applicare all’altro i propri canoni interpretativi, portiamo alcuni esempi.

1) È un gay latente, ancora non è cosciente di essere gay ma io lo aiuterò nel suo cammino e gli farò scoprire la sua vera natura.

2) In fondo è gay ma non lo vuole accettare, tante delle cose che fa lui un ragazzo etero non le farebbe.

3) Quantomeno è bisex perché non è mai stato appresso a una ragazza in modo serio e questo qualche cosa vuol dire.

È evidente che il tentativo di sessualizzare il rapporto presuppone l’identificazione del proprio amico come gay almeno potenziale. In caso contrario il tentativo sarebbe condannato pregiudizialmente all’insuccesso.

Il punto di vista del ragazzo etero che accetta deliberatamente un contatto sessuale con un suo amico gay si può riassumere più o meno così:

1) Il mio amico è gay ma è un bravo ragazzo e io gli voglio bene. Si è innamorato di me, io non mi sento seriamente coinvolto da questo fatto ma nemmeno respinto. Se posso fare l’amore con delle ragazze che non mi interessano allora lo posso fare anche con lui che non mi interessa sessualmente ma che sento molto affine da tanti altri punti di vista.

2) Io lo faccio per lui, per quanto riguarda me posso essere coinvolto solo a livello fisico, ma la mia sessualità è realmente un’altra. Non mi sento meno etero per il fatto che posso fare contento un amico in un modo che a me non costa nulla.

3) Col mio amico gay in fondo c’è chiarezza, lui sa che sono etero, non penso che possa attaccarsi a me in modo morboso.

Riporto qui di seguito con qualche minima modifica una mail che mi è stata inviata il 21 Giugno 2009.

Ciao Project,

sono un ragazzo etero di vent’anni, ho un amico gay mio coetaneo (chiamiamolo Marco) e ti vorrei raccontare quello che è successo tra noi. Premetto che non ho mai avuto dubbi sulla mia sessualità, poi ho trovato il tuo Progetto e ho letto molto di quello che hai scritto e non ho visto che rafforzata la mia idea di essere etero. Insomma io di gay non ho proprio nulla, questo per sgombrare il campo da equivoci, scusa se faccio questa sottolineatura, non ho nulla contro i gay ma io non lo sono.

Quando avevamo 19 anni Marco mi disse chiaramente di essere gay. La cosa non mi sconvolse affatto, siamo stati sempre affiatatissimi, palestra insieme da quando avevamo 14 anni, compagni di scuola dalle medie in poi, stessa facoltà, studiare insieme per fare gli stessi esami. Io allora non avevo capito che Marco non confessarmi di essere gay aveva cercato di farmi capire che si era innamorato di me. Io allora non lo capii e continuai a trattarlo come sempre. Le cose tra noi però non erano più come prima. Quando stava con me era in imbarazzo, non mi guardava in faccia, era molto più formale. Un giorno l’ho visto proprio male e ho cercato di farlo parlare. Pensavo che lui avesse una vita affettiva sua almeno minima, ma non era così. Eravamo in macchina e quando l’ho visto proprio a terra gli ho preso la mano e l’ho stretta, lui si mordeva le labbra fino a farle sanguinare, poi si è messo a piangere e mi ha parlato di sé (e di me) a cuore aperto. È stato un momento intensissimo, lui tendeva ad allontanarmi e a dirmi che dovevo andare per la sua strada, mi diceva che siccome non sono gay tra noi non ci sarebbe stato mai nulla, ma io a Marco volevo bene, come a un fratello ma gli volevo bene, e ho cercato di farglielo capire, ma lui tendeva a interpretare ogni gesto affettuoso come un modo per mettere in dubbio la mia eterosessualità. Insomma, non è stata facile ed è andata avanti così per mesi. Poi gli è venuta in mente l’idea che se io avessi avuto un rapporto sessuale con lui mi sarei accorto di essere gay perché mi diceva che solo un gay poteva volergli bene come facevo io. Ha insistito tantissimo. Io gli dicevo che tra noi non sarebbe cambiato nulla e che io ero etero e etero sarei rimasto. Mi ha letteralmente supplicato di provare e io alla fine gli ho detto di sì. Sotto il profilo sessuale non mi ha creato grossi imbarazzi, forse solo all’inizio, pensavo che le cose sarebbero andate in un altro modo, in effetti sentivo che non era il mio mondo e lo sentiva anche lui. Insomma è finita con una masturbazione reciproca un po’ maldestra poi mi ha guardato e mi ha detto che aveva capito ed è finita lì. Perché ti scrivo questa mail? La ragione è che dopo quel giorno il nostro rapporto si sta spegnendo, lui non mi cerca più, quando lo cerco io mi sfugge. Una volta mi ha incontrato mentre stavo a passeggio con la mia ragazza ed ha cambiato strada e a me è dispiaciuto tantissimo. Io a Marco voglio bene ma penso che quello che posso offrirgli io a lui non interessi, quando gli parlo di amicizia lui sorride in modo ironico come per dire che non è quello che vuole da me, ma io posso dargli solo quello. Project, ma perché i ragazzi gay devono riportare tutto al denominatore comune de sesso? Io non voglio perdere Marco, per me è importante, che cosa posso fare per fargli capire che avere un amico come lui per me è importante. Tra l’altro penso che si sia vergognato tantissimo di avere insistito tanto per fare un po’ di sesso con me, se ne sente in colpa e lo vedo benissimo, come se mi avesse violentato o qualcosa di simile, ma io non l’ho mai vista in questi termini, vorrei che lo capisse ma non mi sta a sentire. Perché non riesce a capire che nella vita il sesso non è tutto? Project, fammi sapere quello che ne pensi. È quasi assurdo che io ti scriva per questa ragione ma per me Marco è importante e so che mi puoi capire senza fraintendere.

Andrea

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=326

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