RAGAZZI GAY ALLA RICERCA DI UN COMPAGNO

Mi accade spesso nelle chat con i ragazzi gay di affrontare il tema della ricerca di un compagno. La maggior parte delle storie che ascolto non riguardano il rapporto reale tra due ragazzi ma i tentativi di creare un rapporto o meglio di trovare un compagno da parte di ragazzi gay. Vorrei dire che gran parte della vita di un ragazzo gay è dedicata alla ricerca di un compagno, questa ricerca si realizza in modo cosciente a partire da un’età molto anticipata e dura per parecchi anni, dovrebbe concludersi almeno in teoria con la realizzazione di una vita di coppia ma spesso la ricerca non si conclude in modo definitivo anche se procede con gli anni in modo sempre meno convinto. I ragazzi gay che vivono in coppia stabile sono in realtà una netta minoranza, la stragrande maggioranza non riesce a costruire relazioni stabili e spesso si ferma a forme di amicizia nelle quali proietta una sessualità esclusivamente masturbatoria. Sia ben chiaro che in queste osservazioni non c’è alcun giudizio di valore perché le situazioni esterne e i condizionamenti possono essere estremamente diversi da caso a caso. Ma cerchiamo di affrontare l’argomento in modo razionale e procediamo per punti.

LA SPINTA ALLA RICERCA DI UN COMPAGNO

Quando un ragazzo gay diviene cosciente del proprio orientamento sessuale tende automaticamente ad inquadrare le proprie pulsioni in quei modelli di comportamento affettivo/sessuale che gli appaiono più consoni ai propri desideri. Le scelte che ogni ragazzo compie e che gli appaiono libere, cioè non condizionate, sono in realtà il frutto di condizionamenti così profondi e incisivi da non essere neppure avvertiti. L‘educazione familiare, quella religiosa, quella derivata dall’esempio sociale, operano chiaramente anche sui ragazzi gay e contribuiscono, in positivo o in negativo a fornirgli scale di valori e modelli di comportamento. Le esigenze affettive di fondo di un ragazzo gay, che originariamente non sono di coppia, vengono incanalate in modo quasi inavvertito verso la costruzione di un rapporto di coppia. Un ragazzo gay che cresce vede i suoi amici etero che con l’incoraggiamento sociale e con quello familiare, costruiscono rapporti di coppia ed è portato in modo spontaneo a costruire qualcosa di simile. L’imitazione del modello etero comunemente accettato diventa il paradigma della soluzione del vero problema di fondo dei ragazzi gay, cioè del problema della solitudine: “Non posso parlare con nessuno, con conosco altri ragazzi gay, ho bisogno di confrontarmi, mi sento solo e non ce la faccio più”. La spinta di fondo che viene incanalata verso la costituzione di una coppia gay non è in realtà una spinta verso la coppia ma verso la socializzazione e l’amicizia, deriva cioè dalla necessità di non sentirsi soli, l’idea di coppia è un passo successivo e neppure tanto scontato. Anche il problema del coming out non viene dalla necessità di favorire una ipotetica vita di coppia ma dalla necessità di socializzare e di farsi accettare per quello che si è. La stragrande maggioranza dei coming out è diretta a un solo ragazzo o anche a una sola ragazza, il che significa che la prospettiva di coppia è lontana. Mi capita spesso di parlare in chat con ragazzi gay anche non giovanissimi, trentenni e oltre, che per la prima volta, con la copertura dell’anonimato, parlano liberamente della loro sessualità, per questi ragazzi si tratta di un’esperienza liberatoria, di superare un tabù pesante. Rendersi conto che i propri problemi sono in pratica gli stessi affrontati da tantissimi altri ragazzi dà sicurezza. Il passo da una chat coperta dall’anonimato al parlare di sé faccia a faccia con un altro ragazzo, etero o gay che sia, è difficile e delicato, ma quando con molta gradualità e con molta prudenza ci si arriva il senso di liberazione è forte. Anche il coming out diretto da un ragazzo gay ad un altro ragazzo, nella maggioranza dei casi, non mira a costruire dei rapporti di coppia, perché l’altro ragazzo è spesso chiaramente etero, la vera motivazione del coming out verso un amico è sentirsi accettati da lui.

Se il livello di socializzazione con alcuni amici può arrivare fino al coming out, neanche il coming out risulta però veramente soddisfacente. Subentrano quindi altre esigenze di carattere più marcatamente affettivo o più marcatamente sessuale. Nella grande maggioranza de casi i ragazzi gay non fanno coming out in famiglia e vivono situazioni di tensione o quanto meno di poca chiarezza nei rapporti con i genitori, non si sentono liberi e hanno la sensazione che, se i genitori sapessero, le cose cambierebbero in peggio. Questi ragazzi non si sentono realmente amati per quello che sono, tendono a chiudersi in se stessi e a desiderare un clima affettivo diverso realizzabile solo in un rapporto con altri gay con i quali la comprensione, ipoteticamente, dovrebbe essere migliore. Spesso i ragazzi gay hanno una fortissima disponibilità affettiva, cosa tipica delle persone che vivono in situazioni di emarginazione, e si affezionano in modo profondo a chi dimostra verso di loro rispetto e attenzione. Questo desiderio di affettività tende spontaneamente ad orientarsi verso altri ragazzi gay o verso un altro ragazzo gay, o presunto tale, che, se prescindiamo dai coinvolgimenti sessuali, potremmo chiamare il migliore amico. Il migliore amico è visto come il riferimento affettivo fondamentale.

Ma la spinta più forte alla ricerca di un compagno è innegabilmente di natura sessuale. Come è ovvio la sessualità dei ragazzi gay che non hanno una vita sessuale di coppia, cioè della grande maggioranza dei ragazzi gay, si realizza attraverso la masturbazione che ha un ruolo fondamentale nella strutturazione delle fantasie sessuali e in ultima analisi della futura ipotetica sessualità di coppia. L’impulso sessuale tende spontaneamente a seguire la dimensione affettiva e in questo modo la sessualità può essere costruita su una base affettiva forte. Perché questo meccanismo funzioni è indispensabile che un ragazzo abbia dei riferimenti affettivi forti, in pratica che abbia un amico speciale sul quale indirizzare le proprie fantasie masturbatorie, se poi questo amico fosse gay e la cosa fosse reciproca si sarebbe in condizioni ideali. Purtroppo ben raramente le cose funzionano come appena detto. Assai spesso i ragazzi tendono a costruire una vita sessuale senza alcuna base affettiva perché sono di fatto privi di punti di riferimento affettivi forti e sono profondamente condizionati dalla pornografia, scoperta spesso in una età precocissima in cui manca di fatto la capacità di distinguere tra la realtà della vita effettiva/sessuale e un film porno. Ragazzi che non hanno amici e che vivono in condizioni di sostanziale privazione affettiva, sia familiare che tra coetanei, finiscono spesso succubi della pornografia e si rifugiano in una sessualità masturbatoria in cui le fantasie erotiche non sono rappresentate da ricordi più o meno amplificati di esperienze reali a contenuto sessuale, ma da modelli di comportamento dedotti dalla pornografia. Bisogna sottolineare che la pornografia non è un fenomeno di nicchia ma è di fatto un fenomeno comune che è diventato in moltissimi casi il più potente mezzo di educazione o di maleducazione sessuale dei ragazzi, gay o etero che siano. La pornografia un tempo era molto più difficilmente accessibile, negli anni 60/70, prima di internet, andare all’edicola a comprare un giornaletto porno era uno scoglio talmente grosso che di fatto ben pochi ragazzi affrontavano e certamente pochissimi ragazzi gay. Il vero boom della pornografia si è avuto negli anni della prima diffusione delle tv private. A quel tempo, in orario notturno, molte reti offrivano spettacoli porno, ovviamente etero, per incrementare l’audience e farsi conoscere dal pubblico. Successivamente con l’arrivo di internet, dopo una prima fase di pornografia molto aggressiva e dichiaratamente finalizzata a scopi di lucro, è stato possibile scaricare video porno gratuitamente in siti sicuri anche sotto il punto di vista dei visus e di altre minacce informatiche. Oggi non c’è ragazzo, gay o etereo, che non faccia uso, almeno sporadicamente, di pornografia. La masturbazione, condotta su immagini tratte dai porno tende a strutturare la sessualità su quei modelli che si presentano come una specie di paradigma ideale della sessualità. In realtà non c’è nulla di più lontano della pornografia dalla vera vita sessuale dei ragazzi gay e in particolare delle coppie gay giovani. Su questo tema ho scritto diversi articoli, qui mi preme solo sottolineare che la ricerca di un compagno è spesso condizionata dai modelli della pornografia.

DOVE E COME CERCARE UN COMPAGNO

Parlando con i ragazzi ho spesso modificato i miei punti di vista, ed è quanto è successo circa le motivazioni che spingono i ragazzi gay all’uso delle chat erotiche e dei siti di incontri nella ricerca di un compagno. A spingere i ragazzi verso quelle direzioni non è una specie di impulso irrefrenabile verso la sessualità ma, spesso, è il modello derivato dalla pornografia e inconsciamente assimilato e forse ancora più spesso e per i ragazzi più grandi, l’esperienza più volte reiterata della difficoltà di trovare ragazzi gay nella vita reale. In buona sostanza, quando una vita affettiva/sessuale non si può realizzare nella realtà si cerca di realizzarla in una specie di vita parallela, che è quella delle chat erotiche e dei siti di incontri. Molti ragazzi non vanno in questi siti a caccia di sesso o solo di sesso, molti di loro ci vanno realmente a cercare amicizia e affetto quando non vedono aperta in concreto nessun’altra possibilità. Questo ragionamento tuttavia contiene due errori di fondo, il primo è nel presupporre che sia possibile, e in un certo senso, facile trovare affetto e amicizia in quei siti e l’altro è nel dare per scontato che le difficoltà che si incontrano nella vita reale possano essere ovviate attraverso una scorciatoia come l’iscrizione a un sito di incontri.

Il primo presupposto non regge perché in quei siti esistono dei meccanismi di selezione dell’utenza molto efficienti. Basta leggere i profili e vedere le foto per capire che l’offerta è un’offerta di sesso, non di affetto o di amicizia. In quei siti resta solo chi ci trova quello che sta cercando cioè sesso facile, i ragazzi che ci cercano solo affetto o amicizia, dopo la prima esperienza negativa se ne vanno per altre strade. Mi corre l’obbligo di sottolineare che gli incontri sessuali non protetti con persone che abbiano avuto molti partner, come quelle che frequentano chat erotiche e siti di incontri sono una delle principali cause della diffusione dell’aids.

L’esperienza insegna, e lo vedo in chat tutti i giorni, che il sesso facile senza alcuna base affettiva non solo non è gratificante ma risulta pesantemente frustrante. Molti ragazzi restano impegolati per anni in situazioni pericolose ai fini dell’aids dentro i meccanismi delle chat e dei siti di incontri, è il solito motivo del: “Questa volta è andata male ma la prossima andrà bene”. Anche prescindendo dal rischio aids, che comunque esiste, questi meccanismi fanno perdere anni di vita in estenuanti attese seguite da inevitabili delusioni. Ma che strade e che possibilità si aprono ai ragazzi che abbandonano questi siti o che opportunamente non si avvicinano mai ad essi? La risposta è complessa e parte da una osservazione: per un gay, l’esperienza lo insegna, la vita di coppia è l’eccezione, non la regola, il che significa che molti ragazzi non riusciranno a soddisfare i loro sogni e spenderanno la vita alla perpetua ricerca di un qualcuno che non arriverà. È una verità sgradevole ma è un dato di fatto. La convinzione che sta alla base del meccanismo ciclico e frenetico di illusioni e disillusioni che occupa la vita di tanti ragazzi è che è meglio dare una spinta alla sorte e darsi da fare per la realizzazione dei propri desideri, che è però un teorema tutto da dimostrare. Essere aperti con buon senso e prudenza all’esperienza che può presentarsi è una cosa, vivere in una perenne frenesia nel tentativo di aumentare la probabilità di successo è una cosa molto diversa. Tuttavia capire la differenza per molti ragazzi è difficilissimo perché la si capisce solo per esperienza diretta nel corso degli anni.

UN COMPAGNO

Un compagno nel senso vero della parola, un compagno col quale costruire una vita a due non è un compagno di sesso in una vita sessuale separata della vita orinaria, no, un compagno è essenzialmente un compagno di vita, uno che non ti viene meno quando ne hai bisogno e uno che non abbandoneresti per nessuna ragione. Su un punto mi sento di insistere, con un compagno di vita si vive in regime fedeltà e di esclusività sessuale che non solo è l’unica via per tenersi lontano dall’aids ma è anche l’unica via per essere realmente compagni di vita in una dimensione di sincerità reciproca e di affetto profondo. Trenta o quaranta anni fa, per un gay, la solitudine era una destino inevitabile, oggi delle possibilità concrete esistono, dico possibilità, non parlo di certezze, se quella possibilità ci si presenterà dobbiamo essere pronti a rispondere nel modo più onesto possibile, senza riserve mentali, con la massima sincerità, confrontandoci col nostro potenziale compagno come se parlassimo con noi stessi. La felicità è possibile ma spesso in nome del meglio o di ipotetiche perfezioni gettiamo via le migliori occasioni della nostra vita.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

http://progettogay.gratisforum.tv/viewtopic.php?f=19&t=288

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