RAGAZZI GAY E DUBBI DI ORIENTAMENTO SESSUALE

I problemi di orientamento sessuale possono essere i più vari, cercherò qui di sintetizzare alcune idee guida su quelli che si osservano più comunemente,

Partiamo da un principio, ossia del fatto che l’orientamento sessuale di un ragazzo emerge realmente solo nelle manifestazioni “libere” della sessualità masturbatoria, cioè che è gay non il ragazzo che ha rapporti sessuali con un altro ragazzo ma il ragazzo che, in assenza di altri condizionamenti, si masturba pensando ai ragazzi. Il principio deriva dal fatto che nelle situazioni reali di coppia i condizionamenti non sono eliminabili mentre nell’ambito della masturbazione la fantasia sessuale agisce in modo tendenzialmente libero. L’orientamento sessuale, rilevato in questi termini, si mantiene nel corso della intera vita, tuttavia può in certi periodi, in particolare dell’adolescenza, e nella prima giovinezza, in assenza di una sostanziale libertà,essere represso da sensi di colpa, da motivazioni connesse alla riprovazione sociale e da ogni altra forma di non accettazione da parte del ragazzo. La repressione-rimozione può avvenire a livello completamente inconscio e il condizionamento può essere così profondo che un ragazzo che “in assenza di condizionamenti” si masturberebbe pensando esclusivamente ai ragazzi, arriva a masturbarsi pensando alle ragazze come fanno gli eterosessuali e a vivere per anni una vita che ripete tutti i comportamenti tipici dei ragazzi eterosessuali.

Tra le condizioni fondamentali che possono reprimere pesantemente le manifestazioni del vero orientamento sessuale di un ragazzo (condizioni connesse all’educazione, all’omofobia sociale sociale, alla religione, ecc.) un posto particolarissimo spetta all’imprinting sessuale, cioè ai primi contenuti di carattere sessuale che si stampano della mente a seguito di esperienze ad elevato valore simbolico in termini di sessualità (come assistere a momenti di nudità anche socializzata, come accade in uno spogliatoio, o spiare la nudità di altre persone) o addirittura a seguito delle prime concrete esperienze sessuali in età molto preoce. L’imprinting sessuale può essere più o meno forte e conduce in genere alla scoperta della masturbazione o ad essa è strettamente connesso. In pratica, la prima sessualità masturbatoria si struttura sulla base dell’imprinting sessuale ma non è affatto detto che questo imprinting sessuale corrisponda all’effettivo orientamento sessuale del ragazzo. Così accade che ragazzi che successivamente si scopriranno gay si masturbino per lunghi periodi della loro vita pensando alle ragazze o anche alle ragazze, fatto che comporterà per loro l’assunzione di una falsa identità etero e produrrà comunque problemi di identità sessuale.

Ma l’imprinting sessuale non interferisce solo con l’orientamento sessuale gay-etero, nel senso che un ragazzo gay può assumere comportamenti etero o viceversa, ma l’imprinting sessuale gay può essere problematico anche per un ragazzo gay in termini di “modalità” dell’orientamento sessuale.

È ben chiaro a tutti che il termine gay rappresenta solo una categoria che raggruppa genericamente persone sessualmente orientate verso persone dello stesso sesso senza tuttavia definire le modalità di questo orientamento. Ma le modalità dell’essere gay sono molto variabili non solo a livello di comportamenti ma anche a livello di orientamenti specifici.

Alcuni ragazzi preferiscono ragazzi con determinate caratteristiche fisiche , altri con altre caratteristiche, ma al di là dei parametri fisici che definiscono l’attrattiva che un uomo può avere per un gay, esiste un parametro oggettivo molto importante che definisce la modalità dell’essere gay ed è l’età delle persone verso le quali si prova interesse sessuale.
Su un campione di ragazzi di età media di 23,5 anni, circa il 13% afferma di innamorarsi preferenzialmente di ragazzi più giovani, circa il 67% afferma di innamorarsi preferenzialmente di coetanei e circa il 21% dichiara di innamorarsi tendenzialmente di ragazzi più grandi. Di quel 21% un quarto circa preferisce persone nettamente più grandi, si tratta dei cosiddetti rapporti intergenerazionali. Non si tratta comunque di fenomeni statisticamente trascurabili perché su questo si è sviluppato il genere “mature” della pornografia che, deve essere sottolineato, non trova la maggioranza dei suoi fruitori tra gli uomini adulti ma tra i ragazzi gay piuttosto giovani la cui sessualità è orientata verso uomini maturi.

L’imprinting sessuale verso gli uomini maturi può intervenire anche su ragazzi etero e ne può mascherare la sessualità etero che tuttavia, in assenza di profondi condizionamenti esercitati soprattutto dalla pornografia, finisce quasi sempre, anche se spesso dopo periodi di disorientamento e di ansia, per manifestarsi in modo chiaro e in tempi non lunghissimi, tanto che in genere un ragazzo etero dell’età di 21/22 anni che abbia avuto un imprinting gay verso uomini maturi ha definitivamente archiviato gli effetti di quell’imprinting. È possibile che in qualche caso le cose siano più complicate ma non ne ho mai visto esempi concreti.

Per quanto riguarda i ragazzi gay la questione è molto delicata. I gay, in genere, non sono favorevoli ad accettare i rapporti intergenerazionali e questo comporta che i ragazzi che provano attrazione sessuale verso uomini maturi vivano una pesantissima condizione di disagio. Da quello che ho visto direttamente si tratta di situazioni di prostrazione tra le peggiori che ho trovato nel mondo gay. Come già accennato la situazione si complica quando un ragazzo vive in stato di sostanziale emarginazione sia di fronte ai coetanei etero che di fonte ai coetanei gay e vive la sua sessualità esclusivamente attraverso la pornografia. Quando manca una vera socializzazione con i coetanei maschi, le esigenze affettive dei ragazzi gay orientati verso uomini maturi finiscono più di qualche volta per indirizzarsi verso le ragazze che offrono al ragazzo un rapporto affettivo autentico all’interno del quale per quei ragazzi è certamente possibile arrivare a praticare anche una sessualità etero. In buona sostanza non è raro trovare ragazzi gay orientati verso uomini maturi che siano indotti a superare l’emarginazione che sono costretti a vivere accettando di costituire una coppia etero. Si tratta in questi casi di ragazzi che vivono rapporti affettivi serissimi e profondi con le loro ragazze e che si adeguano ad una sessualità etero pur di non perdere il contatto affettivo del quale hanno disperato bisogno. Ovviamente questo ragazzi coltivano il loro orientamento sessuale sul piano separato della masturbazione.

L’orientamento sessuale dei ragazzi gay verso uomini maturi è nella maggioranza dei casi transitorio e tende a recedere quando la socializzazione con altri ragazzi è accompagnata ad un contatto affettivo serio, non sessuale, con un adulto. In buona sostanza alla base dell’orientamento dei ragazzi verso uomini maturi c’è la sessualizzazione dell’affettività che nel mondo di oggi è un fenomeno in espansione. Per paradossale che possa apparire, è spesso così difficile manifestare la propria effettività che la si trasferisce sul piano dell’interesse sessuale. Ne deriva, tra l’altro, l’insoddisfazione dovuta al fatto che i rapporti sessuali con persone mature, che dovrebbero rispondere ad esigenze di tipo sostanzialmente non sessuale, nella grande maggioranza dei casi trascurano del tutto quelle esigenze. Quando i ragazzi gay orientati verso uomini maturi hanno la possibilità di sperimentare direttamente il tipo di rapporto sul quale hanno tanto fantasticato, si rendono facilmente conto che, salvo casi veramente eccezionali, ben difficilmente un uomo adulto è disposto a coinvolgersi in rapporti affettivi e sessuali con ragazzi giovani, la disponibilità sul lato sessuale si trova facilmente ma la disponibilità affettiva necessaria per costruire un rapporto serio e stabile è un’assoluta rarità.

Nella stragrande maggioranza dei casi i ragazzi gay orientati verso uomini più grandi provano delusioni sia nei rapporti etero, che per loro sono una forzatura sotto il profilo sessuale, che nei rapporti con uomini maturi che finiscono per rivestire sistematicamente il carattere della occasionalità ed essere privi di vero valore affettivo. I sensi di colpa e di confusione in questo modo aumentano e si avvia un’opera di progressiva mitizzazione di un rapporto gay astratto che risulti finalmente effettivamente soddisfacente sia sotto il profilo affettivo che sotto il profilo sessuale. La mitizzazione carica quel rapporto di valenze fortissime, la sessualità tendente verso gli uomini maturi ne risulta affievolita e la sublimazione della sessualità tende ad affermarsi. Quando poi si presenta l’occasione reale di un contatto sessuale con un gay più o meno coetaneo in un rapporto sia affettivo che sessuale, l’ansia è così forte e l’occasione è così pesantemente caricata di valenze simboliche che si arriva talvolta a non poter nemmeno andare in erezione al momento in cui si realizza concretamente la possibilità di un vero contatto sessuale, a qualunque livello esso sia. La frustrazione che ne segue è pesante non tanto per la cosa in sé quanto perché la mitizzazione del rapporto gay tra coetanei ne esce praticamente distrutta.

Dopo questa fase se ne apre spesso un’altra non priva di problemi, ossia quella della sperimentazione sessuale. Il ragazzo che si sente confuso circa la propria sessualità cerca di metterla alla prova per avere le idee più chiare, innescando un ciclo perverso di tentativi e delusioni o parziali delusioni. Gli esperimenti sessuali, ossia il mettere alla prova la propria sessualità, non hanno nulla della immediatezza e dalla spontaneità della vera sessualità, sono delle costruzioni mentali il cui fine non è né il contatto interpersonale né il piacere sessuale ma la verifica della propria sessualità, come se la sessualità dovesse rispondere sempre e comunque agli stimoli, cosa lontanissima dalla realtà. I dubbi circa il proprio orientamento sessuale (anche in termini di modalità) inducono i ragazzi a “provare per vedere che succede” talvolta si tratta di esperimenti deliberatamente e consapevolmente accettati proprio come esperimenti, altre volte la sperimentazione sessuale è solo parzialmente consapevole e il ragazzo ha l’impressione di vivere una vera storia d’amore o qualcosa di molto simile e la coscienza piena della motivazione reale arriva solo dopo la delusione finale. Le delusioni tuttavia non spengono il ciclo delle sperimentazioni ma ne avviano una nuova fase in un’altra direzione.

Nella ricerca dei motivi dell’insoddisfazione connessa alla sperimentazione sessuale si considera spesso il tempo passato a negare la propria omosessualità a se stessi e a gli altri ma si trascura altrettanto spesso l’idea che la sessualità è il completamento di una dimensione affettiva e si finisce di nuovo nella sessualizzazione dell’affettività con i rischi tipici che una cosa del genere comporta.

Avere rapporti affettivi seri di amicizia con altri ragazzi, gay e non, significa avere informazioni dirette circa la sessualità degli altri, in particolare degli altri ragazzi gay, evitando di cadere nella trappola dei modelli sessuali forniti dalla pornografia. Si tratta di una vera e propria funzione di prevenzione rispetto alle visioni più settoriali e agli ambienti etichettati gay, ove si finisce spesso in cerca d’amore nel senso alto del termine e dove si trova al massimo una parziale disponibilità sessuale connessa alla promiscuità diffusa in certi ambienti.

L’errore vero che moltissimi ragazzi in stato di confusione e di sperimentazione sessuale commettono è quello di considerare come “sessualità gay” quella che viene proposta in ambienti frequentati praticamente in modo esclusivo da gay dichiarati. Spesso i ragazzi non dichiarati avvertono come un muro che li separa da quegli ambienti con i quali non si identificano affatto e il loro sentirsi gay va in crisi per questo, ossia per la difficoltà di accettare quei comportamenti che essi credono essere tipicamente gay. Un ragazzo arriva così ad una conclusione assurda: “Ma se quelle cose non fanno per me vuol dire che non sono gay e allora non so che cosa sono”. La stragrande maggioranza dei gay non è pubblicamente dichiarata e non frequenterebbe mai locali etichettati gay non solo perché il frequentarli equivale a dichiararsi ma perché non ne sente affatto l’esigenza. Per capire che cos’è il vero mondo gay e come vivono veramente i gay non si può guadare la minoranza dei gay dichiarati che frequentato i locali gay e vivono secondo quelli che la mentalità comune ritiene essere i modi di vita gay, per capire chi sono i gay bisogna arrivare a un dialogo vero con ragazzi gay non pubblicamente dichiarati, cosa che solo teoricamente è difficile, perché i ragazzi gay non dichiarati si incontrano dappertutto, a scuola, all’università, sui posti di lavoro e perfino in chiesa. Se moltissimi ragazzi in stato di confusione e di sperimentazione sessuale potessero conoscere la realtà del mondo gay vero e non solo di quello commerciale e mediatico arriverebbero molto prima ad accettarsi e ad avere approcci seri con la sessualità in termini di sessualità affettiva. Progetto Gay serve proprio a favorire il contatto tra i ragazzi gay e la realtà del mondo gay.

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ATTRAZIONE GAY ETERO

Il tema “Attrazione Gay-Etero”, in questo ultimo periodo è uno di quelli in assoluto più frequenti nelle chat con i ragazzi, direi che anzi si tratta proprio del tema più discusso e di quello che polarizza il massimo di attenzione. Giorni fa ho pubblicato una mail di un ragazzo etero che mantiene un ottimo rapporto con due ragazzi gay che si sono innamorati di lui, separatamente uno dall’altro, ma il tema ricorre anche quando si parla con non più giovanissimi, anche 40enni e anche sposati. Tutto questo lascia pensare che ci sia un progressivo cambiamento nel modo di intendere il rapporto gay-etero, sia dal lato gay che dal lato etero. Queste cose, se ormai non sono più viste come un tabù, non sono però né semplici da gestire né tanto meno riducibili a schemi elementari. La presenza di problematiche connesse ai rapporti gay-etero tra 40enni che scoprono molto tardi la loro omosessualità o tra gay o bisessuali sposati si giustifica sulla base di una osservazione. Un uomo che si scopre gay a 40 anni si rende conto di essere omosessuale perché avverte un interesse sessuale indirizzato verso altri uomini ma siccome questa presa di coscienza avviene in una ambiente non gay la probabilità che il 40enne si innamori di un gay è decisamente bassa e il suo primo innamoramento sarà con ogni probabilità verso un etero, lo stesso discorso e a maggiore ragione si può fare per gli uomini sposati.
Poniamoci ora dal punto di vista di un ragazzo gay non dichiarato, che quindi è abbastanza restio a frequentare ambienti etichettati come gay e a cercare amici fra i gay dichiarati. Questo ragazzo si troverà immerso in un ambiente etero e avrà amici etero, tra questi amici sarà portato inevitabilmente a identificare un ragazzo di cui innamorarsi. Per un ragazzo gay che vive in un ambiente etero è certo molto più facile innamorarsi di un ragazzo etero anche se questo comporta dei problemi che all’inizio non sembrano neppure condizionanti. Ma, sia ben chiaro, un ragazzo gay che si innamora di un ragazzo apertamente etero lo fa con la segreta speranza che quel ragazzo sia gay e che prima o poi arrivi ad ammetterlo.
La partenza può essere più o meno in sordina, si va dalle amicizie che evolvono lentamente verso l’amicizia amorosa alle vere e proprie passioni che comportano forme di dipendenza psicologica anche molto marcata. Innamorarsi non è un fenomeno astrattamente mentale ma un fenomeno che contempera aspetti di affettività e di sessualità propriamente detta e, anzi, è proprio la sessualizzazione unilaterale del rapporto che è il segno tipico del’innamoramento. La presenza dell’altro è sentita come necessaria, la sua fisicità, la sua voce sono vissute come elementi apportatori di serenità e la sua presenza assume una netta coloritura sessuale. Quando un ragazzo gay si innamora, concentra sul ragazzo di cui è innamorato tutti i suoi interessi sessuali, va in erezione al solo pensiero di quel ragazzo, fa su quel ragazzo le sue fantasie sessuali e si masturba pensando a quel ragazzo. In sintesi si potrebbe dire che l’immagine di quel ragazzo entra nella fantasia sessuale del ragazzo che se ne è innamorato. Qui emerge il vero rischio di questi rapporti ossia la tendenza a interpretare come reale il mondo dei desideri connessi alla fantasia sessuale: “Sono innamorato di quel ragazzo, quindi lui è innamorato di me!”. In altri termini il desiderio induce a un salto indebito dal piano reale dell’innamoramento unilaterale al piano fittizio dell’amore corrisposto, o che potrebbe essere corrisposto. Questo salto dalla unilateralità alla condivisione è però spesso oggettivamente immotivato. Le motivazioni, fortissime sotto il profilo soggettivo, sembrano autorizzare e sostanziare l’ipotesi di una almeno ipotetica bilateralità. In questo modo, la dissimmetria, che è la caratteristica di fondo ineliminabile dei rapporti gay-etero, viene dissimulata sotto le apparenze di una ipotesi di possibile omosessualità dell’amato, tutta da verificare. Si tratta di ipotesi palesemente fittizie ma esse alimentano una speranza di fondo. Bisogna tenere presente che in effetti più che palare di rapporto gay-etero bisognerebbe parlare dal lato gay di rapporti tra un gay e un possibile gay nascosto o represso sotto le apparenze di un etero. Questa è, almeno in origine, la chiave di interpretazione della cosiddetta attrazione gay-etero.
Diciamo subito che i rapporti gay-etero non sono mai proiettivi al 100%, non si tratta cioè di pure fantasie di reciprocità radicalmente staccate della realtà. In pratica nella quasi totalità dei casi dei livelli più o meno profondi di condivisione esistono. Sa va da vere e proprie forme di amore reciproco senza sessualità condivisa, quando l’etero capisce e accetta di essere oggetto di desiderio sessuale da parte del ragazzo gay, a forme assai più labili di simpatia più o meno ondivaga. Intanto le situazioni si configurano in modo molto diverso a seconda della dimensione più o meno esplicita del rapporto. I rapporti gay-etero più seri non solo non sono messi in crisi dalla piena consapevolezza della situazione da parte del ragazzo etero, ma ne sono anzi rinsaldati. Non c’è bisogno di sottolineare che in un vero rapporto d’amore, cioè di reciprocità affettiva, la chiarezza reciproca è un postulato essenziale. Quando i rapporti sono costruiti sul non detto e quando il timore circa il fatto che la chiarezza possa distruggere il rapporto invita alla reticenza è lecito ipotizzare una forte unilateralità.
In linea teorica per un ragazzo gay una storia d’amore, in senso sia affettivo che sessuale, ma un storia condivisa, richiede il verificarsi di una serie di precondizioni circa il ragazzo di cui ci si innamora:
1) che sia gay,
2) che sia fisicamente corrispondente agli archetipi di ragazzo ideale del ragazzo che se ne innamora,
3) che abbia un carattere compatibile,
4) che la situazione logistica consenta la costruzione di un rapporto reale,
5) ecc.
Il verificarsi contemporaneo di tutte queste condizioni non è di per sé probabile e un ragazzo gay, pur di arrivare a costruire una storia d’amore, si adatta a diversi compromessi: accetta di viaggiare, almeno entro certi limiti, chiude un occhio sulla compatibilità caratteriale, spesso limita le sue esigenze anche in fatto di bellezza fisica (corrispondenza all’archetipo ideale) e, in ultima istanza, è disposto anche a rinunciare all’idea che il ragazzo da amare sia gay. In un certo senso, anche se l’espressione sembra poco rispettosa, “meglio un etero oggi che in gay domani (che potrebbe anche significare mai)”.
Nell’ipotesi di gran lunga più comune, di un rapporto che nasca senza una vera chiarezza di fondo, si verificano spesso dei fraintendimenti, talvolta radicali e totalmente fuorvianti. Il gay e l’etero interpretano i gesti e i discorsi del compagno secondo codici completamente diversi il che può portare a momenti di imbarazzo pesante. In un rapporto non chiaro l’espressione “ti amo” non è usata e al suo posto compare (peraltro molto raramente) l’espressione “ti voglio bene” alla quale però il gay attribuisce quasi il significato di una dichiarazione d’amore, mentre l’etero dà un significato assolutamente generico. Ma i fraintendimenti più imbarazzanti sono quelli relativi ai gesti affettuosi, come la carezza, il bacio, l’abbraccio e talvolta anche vere forme di disinvoltura e di assenza di imbarazzo a livello sessuale. Il gay tende a caricare questi gesti di significati che per l’etero non esistono affatto. Tra ragazzi strettamente etero esistono spesso forme di disinibizione fisica che sono viste dal gay come forme di vero coinvolgimento sessuale, interpretazione tuttavia totalmente fuorviante.
Accontentarsi o non accontentarsi? Che cosa ci si può aspettare da un rapporto gay-etero? La risposta non può essere data a priori perché ci sono rapporti gay-etero in cui in cui i livelli di coinvolgimento e di soddisfazione sono profondi da entrambe le parti anche se il coinvolgimento sessuale è solo unilaterale. Un parametro strettamente correlato alla reciprocità può aiutare a valutare un rapporto gay-etero e si tratta dell’andamento della soddisfazione nel tempo. Se la soddisfazione mantiene nel medio periodo un andamento stabile il rapporto si può ritenere in buona parte reciproco, se la soddisfazione registra una flessione il coinvolgimento è probabilmente unilaterale. Le relazioni scarsamente condivise hanno un andamento della soddisfazione rispetto al tempo tendenzialmente parabolico, dopo un periodo di rapido aumento, segue una altrettanto rapida diminuzione della soddisfazione, fino ad arrivare a livelli negativi di disagio anche forte, collegati a rifiuti espliciti o alla sopravvenuta consapevolezza di difetti intrinseci del rapporto come falsità, ipocrisia, strumentalizzazione, doppio gioco. Le relazioni condivise presentano indici di soddisfazione che tendono a stabilizzarsi a livello tanto più alto quanto maggiore è il livello di condivisione. Per la definizione stessa di rapporto gay-etero il livello si soddisfazione resta comunque al di sotto, e spesso di parecchio, del livello massimo possibile relativo a una condivisione ideale anche a livello sessuale. In un qualsiasi rapporto e quindi anche in un rapporto gay-etero che abbia un apprezzabile indice di condivisione, il livello si soddisfazione dal lato gay può essere raggiunto mantenendosi sempre al di sotto della linea che indica il livello di stabilità (rapporto inizialmente sottovalutato dal lato gay) ma può essere raggiunto anche dopo una prima forte impennata, legata in genere all’idea che l’altro ragazzo sia o possa essere gay, accostandosi alla linea di stabilità dall’alto (rapporto sopravvalutato dal lato gay e successivamente ridimensionato).
Vorrei concludere questo post con una osservazione, credo che sia accaduto più o meno a tutti i ragazzi gay di trovarsi implicati in qualche modo in rapporti gay etero. Spesso i ragazzi gay si trovano nella condizione di trascinare il rapporto: prendono sempre l’iniziativa, temono di essere importuni, avvertono dall’altro lato una reazione in tono minore, provano desideri fortissimi nei confronti del ragazzo di cui sono innamorati ma si guardano bene dal manifestarlo anche minimamente. Questi sono gli indici tipici di un rapporto fortemente unilaterale. Quando il rapporto è di questo tipo e una relazione condivisa non è possibile neanche a libello medio-basso, un ragazzo gay dovrebbe chiedersi se il suo innamoramento abbia un minimo di prospettiva, il che, al limite potrebbe anche essere, o se sia una fantasia totalmente unilaterale e, valutando la cosa a mente lucida, ne dovrebbe trarre le dovute conclusioni. So benissimo per esperienza diretta che in questo campo valutare le cose a mente lucida è difficilissimo ma non è comunque mai male mantenere un atteggiamento equilibratamente razionale, almeno nei limiti che la situazione permette.
 

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VOGLIO BENE A DUE RAGAZZI GAY MA SONO ETERO

Ciao Project,

mi sono deciso a scriverti anche se non so nemmeno che cosa c’entro io con le cose che fai tu. Tu ti occupi dei ragazzi gay e io credo proprio di non essere gay, anzi direi che ne sono quasi certo. Ho letto tutte le cose che hai scritto sull’orientamento sessuale e tante lettere di altri ragazzi ma, onestamente, non mi ci ritrovo. Tu mi dirai: e allora che mi scrivi a fare? Io penso di essere etero perché le ragazze mi eccitano proprio, se devo cercare un sito in rete cerco un sito di ragazze, l’orientamento sessuale mio è quello, ma io tra i ragazzi etero non sono mai stato bene, con le ragazze sì, almeno fino a quando si rimane sul sessuale e non si cerca di costruire altro, ma coi ragazzi etero non sono mai riuscito ad andare d’accordo. Saranno forse solo mie fissazioni e forse conosco poco i ragazzi etero, ma con loro non ho mai potuto costruire nulla di più di una chiacchierata stupida. Un po’ anche con le ragazze è così, se la metto sul sessuale, ok, funziona, ma se cambio registro l’entusiasmo mi passa proprio. Io ho due amici gay, chiamiamoli Marco e Andrea, che non sanno l’uno dell’altro e io mi guardo bene dal dire a Marco di Andrea e viceversa. Sono due ragazzi che nessuno prende mai per gay. Marco ha 27 anni, fino a un paio d’anni fa aveva la ragazza. Andrea ha 21 anni e da quello che sembra vive in funzione dello studio da quando aveva 15 anni. Io di anni ne ho 28. Tra me e questi due ragazzi, separatamente però, si sono creati rapporti di amicizia molto belli. Per me non hanno un’attrattiva sessuale, giusto forse un po’ Andrea, ma un po’ e solo quando si creano dei momenti di confidenza molto intima, ma sono cose sulle quali non ho mai costruito castelli in aria o fantasie di nessun genere. Io attualmente non ho una ragazza, ne avevo una fino a due anni fa e si stavo bene ma poi è andata a vivere in un’altra regione e piano piano ci siamo persi di vista. Quando è capitato che sono rimasto solo, cioè che la mia ragazza è partita, proprio in quei giorni, Marco ha rotto con la sua ragazza. Eravamo di nuovo scapoli tutti e due e la sera andavamo un po’ in giro per pizzerie. Io che Marco fosse etero non l’avevo mai messo in dubbio, poi piano piano una sera dopo l’altra l’amicizia è diventata un’amicizia stretta e una volta, in macchina, abbiamo parlato delle nostre ragazze e lui mi ha detto che aveva lasciato la sua perché pensava di essere gay, apparentemente l’ha buttata lì senza nessuna sottolineatura ma gli deve essere costato moltissimo. Ho sempre pensato che si aspettasse da me un discorso dello stesso tipo, forse pensava che la nostra amicizia in realtà potesse essere altro, ma sicuramente Marco era del tutto fuori dalle mie prospettive sessuali (su Andrea invece qualche piccolo dubbio lo avrei avuto). Probabilmente è rimasto deluso perché non gli ho detto quello che avrebbe voluto sentire. Onestamente mi sentivo gratificato che Marco mi avesse fatto un discorso del genere, abbiamo continuato ad uscire un paio di volte la settimana per andare a prendere la pizza. Abbiamo parlato tanto. È probabilmente il migliore amico che ho e sa praticamente tutto di me, penso che un po’ sia innamorato di me ma non mi dispiace, certo non posso corrispondere ai suoi sentimenti, ma con lui non mi sono mai sentito in imbarazzo e il fatto che almeno un po’ sia innamorato di me non mi condiziona affatto, cioè mi dispiace per lui perché non trova quello che vorrebbe. Io da Marco mi sento amato ed è una cosa che mi fa piacere e gliel’ho pure detto e gli voglio bene, non è a livello sessuale che non mi viene proprio ma è un bravissimo ragazzo e un amico vero. Quanto ad Andrea il discorso non è molto diverso, c’è che è parecchio più giovane di me. Non è quello che si direbbe un bel ragazzo, ha 21 anni ma gliene potresti dare pure 15, ma è molto affettuoso, ci siamo trovati subito bene insieme, lo conosco da quando aveva 19 anni, era l’hanno che ha fatto la maturità, era il fratello piccolo di un mio amico. Una volta sono andato a casa loro, il mio amico non c’era ma c’era Andrea, con me è stato proprio affettuosissimo ma anche un po’ timoroso, si vedeva che stavamo bene insieme. Mi sorrideva in modo disarmante, ho provato a dire che dovevo andare via e che ero venuto per vedere il fratello e ho proprio visto un attimo di delusione nel suo sguardo e allora ho cercato di non deluderlo e siamo rimasti a parlare per parecchio tempo, alla fine mi ha chiesto se volevo fare due passi con lui la domenica mattina e gli ho detto di sì. A rompere il ghiaccio ci abbiamo messo diversi mesi senza mai parlare di cose troppo private. Un girono mi chiama e mi dice che ha bisogno di parlare con me. Alla fine mi dice che si è innamorato di me e poi mi chiede se sono gay, io gli dico la verità, non sono gay, lui mi guarda e si mette a piangere. È stato uno dei momenti emotivamente più intensi che io abbia mai vissuto, in pratica ci siamo abbracciati ma lui dopo qualche secondo si è staccato, c’è rimasto malissimo, non sapevo che dire e come comportarmi ma sono rimasto a parlare con lui, prima con disagio, poi meno. Nei mesi successivi ho notato che ha fatto dei grossi sforzi per staccarsi da me ma poi ogni volta che ci provava dopo tornava indietro. Ho pensato pure ti tagliare io perché mi sa che così non gli permetto di vivere una vita sua possibile perché continua probabilmente ad aspettarsi da me qualcosa che non penso possa proprio esistere. Io ad Andrea voglio un bene profondo ma non ne sono innamorato nel senso sessuale del termine, cioè non desidero una vera intimità sessuale con lui. Forse l’accetterei pure, ma non sarebbe una cosa mia, lo farei per lui. Certe volte penso che lo farei. Ma è un’ipotesi molto forzata. Marco e Andrea si conoscono ma ognuno pensa che l’altro sia etero, mi sono chiesto se non farei meglio a dire a tutti e due come stanno realmente le cose, ma in realtà, anche se si conoscono, tra loro non è scoccata nessuna scintilla. Sembra un paradosso, ma due ragazzi gay che si conoscono non si innamorano l’uno dell’altro, ma entrambi si innamorano di me, cioè di un etero. Con Marco e con Andrea io in sostanza non provo nessun coinvolgimento sessuale, nemmeno con Andrea, però con loro sto bene. Se ho bisogno di sesso vado su internet lo cerco lì, ed è solo sesso etero, ma con loro sto bene veramente. All’esterno nessuno capisce niente non credo nemmeno che sospettino o cose del genere, siamo solo un gruppo di amici, tra questi amici ci sono io, c’è Marco e c’è Andrea.

Project, avevo cominciato a scrivere questa e-mail e l’avevo interrotta a questo punto, poi ho letto una cosa che avevi scritto tu tanto tempo fa sui rapporti tra gay e etero e sui gay che si innamorano degli etero, in questi post mi ci ritrovo pari pari, però, diciamo così che io la vedo dal lato dell’etero, mentre tu hai scritto quello che si prova del lato del gay, però dal lato dell’etero sono sì cose che hanno un grosso valore ma pure un grosso rischio. Io con questi ragazzi sto bene, direi che per me sono più che amici, il sesso non c’entra niente e io per quelle cose continuo a pensare alla donne, però con loro sto bene. Forse potrei dire che sono gay dal punto di vista affettivo e non sessuale. Per assurdo che possa essere, io con Marco o con Andrea ho pure pensato che sarebbe bellissimo viverci insieme ma addirittura tutti e tre insieme, cioè vivere nella stessa casa, loro magari potrebbero avere anche una vita sessuale tra loro, la cosa non mi creerebbe nessun problema, ma forse sono tutte fantasie stupide perché tra Marco e Andrea non c’è mi stato nulla, però mi piacerebbe anche vivere solo con Marco e soprattutto solo con Andrea. Certe volte penso che la presenza di questi due ragazzi possa perfino essere deleteria per me, perché da due anni a questa parte di fatto ho smesso di cercare contatti reali con le ragazze. In pratica dopo che se n’è andata via la mia ragazza non ho più avuto rapporti con le ragazze né sessuali né relazioni di nessun genere. Ho la mia vita sessuale privatissima come credo tutti i ragazzi che non hanno una ragazza (o un ragazzo) ma quella è tutta basata solo su fantasie etero. Ho provato pure a cercare di fare fantasie su Andrea ma la sento proprio come una cosa forzata, il cervello va spontaneamente in un’altra direzione. L’ho fatto perché, diciamo così, razionalmente, se fossi gay con Andrea starei benissimo (e forse pure con Marco) e, per paradossale che sembri, in un certo senso mi dispiace non essere gay, ma non credo ci sia molto da fare. Dopo che ho letto le cose che hai scritto tu, mi sono chiesto se un ragazzo gay innamorato di un etero riesce a capire veramente quello che si prova dall’altra parte. Certe volte ho proprio paura che Marco e Andrea tendano ad escludermi dalla loro vita, Andrea ci ha provato esplicitamente più volte, Marco mi vuole bene ma è più freddo e soprattutto più controllato di prima, ma queste cose a me fanno male, mi sento veramente come ghettizzato solo perché non sono gay e mi sento a disagio per questo, cioè ci sto proprio male. Poi mi sono chiesto: ma è possibile che queste cose capitino solo a me o che siano cose comunque rarissime? Francamente non credo che tutti i ragazzi etero che sono l’oggetto d’amore di un ragazzo gay si comportino con indifferenza, anzi io penso proprio il contrario. Insomma io voglio bene a questi ragazzi ma non c’è una spinta sessuale ma è una cosa seria lo stesso che in un certo senso pesa molto anche sulla mia vita. Per assurdo che sia, io così sto bene e se mi mancassero ne risentirei parecchio. Ecco questa è la mia storia. Dimmi quello che ne pensi e cerca di metterti pure dell’altra parte. Pubblicala, se lo credi opportuno, perché mi piacerebbe sapere se ai ragazzi del forum sono capitate cose del genere e come si sono comportati.

Ciao. Luca

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