RAGAZZI GAY E ABUSI SESSUALI

Per cercare di affrontare in modo meno superficiale la questione degli abusi sessuali partiamo dal codice penale e cerchiamo di vedere in sintesi le nozioni penalistiche di:

1) Violenza sessuale
2) Atti sessuali con minorenne
3) Corruzione di minorenne
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VIOLENZA SESSUALE (da 5 a 10 anni di reclusione)

Perché si configuri una violenza sessuale si richiede costrizione a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o abuso di autorità o delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa.
La violenza sessuale è aggravata (da 6 a 12 anni di reclusione) quando è commessa nei confronti di persona non ancora 14enne, oppure con l`uso di armi o di sostanze alcoliche narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa, oppure da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio, oppure su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale, oppure nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici, della quale il colpevole sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore.
La violenza sessuale è ulteriormente aggravata (da 7 a 14 anni di reclusione) se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto i 10 anni.
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ATTI SESSUALI CON MINORENNE

Sono puniti con la stessa pena della violenza sessuale, anche in assenza di violenza o minaccia o abuso di autorità o delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa, gli atti sessuali con persona che al momento del fatto non ha compiuto i 14 anni o non ha compiuto i 16, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest`ultimo, una relazione di convivenza.
Non è punibile il minorenne che, in assenza di violenza o minaccia o abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni.
La pena è aggravata se la persona offesa non ha compiuto i 10 anni.
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CORRUZIONE DI MINORENNE (da 6 mesi a tre anni)

Si ha corruzione di minorenne quando si compiono atti sessuali in presenza di persona minore di anni quattordici, al fine di farla assistere.
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Se si pensa che la rapina è punita con la reclusione da 3 a 10 anni e che la violenza sessuale è punita con la reclusione da un minimo di 5 a un massimo di 14 se aggravata, si capisce che il codice penale intende sanzionare in modo molto netto la violenza sessuale. Le ragioni non sono solo da ravvisare nell’allarme sociale che quei delitti (si tratta di delitti in senso stretto) comportano ma nell’effettivo e grave danno provocato alla vittima. Danno che non è patrimoniale ma può condizionare spesso in modo pesantissimo la vita.

È chiaro che la violenza sessuale di gruppo o la violenza sessuale tramite costrizione fisica possono creare traumi profondissimi in chi le subisce proprio per l’elemento intrinsecamente violento che la caratterizza. Meno chiaro sembra a prima vista equiparare alla violenza sessuale gli atti sessuali con minore, anche in caso di assenza di violenza o minaccia, quando si tratti di minore infra-14enne o di minore infra-16enne e l’abuso si compiuto da familiari o dal tutore. Ma il legislatore ha inteso tutelare il minore non solo dalla violenza sessuale ma più specificamente da ogni forma di abuso anche non realizzato tramite violenza o minaccia.
Perché gli atti sessuali tra adulti non costituiscano reato si richiede il consenso dei partecipanti, detto consenso deve essere consapevole e libero. Il legislatore penale ha presupposto ex-lege che il consenso dell’infra-14enne o dell’infra16enne nei confronti del familiare non possa essere considerato valido proprio per la mancanza di piena consapevolezza e di libertà. La scelta del legislatore è l’unica compatibile con una tutela sostanziale del minore che non può dipendere dalla valutazione soggettiva del suo presunto consenso.
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Lasciamo da parte il codice penale. La violenza sessuale può essere considerata:

1) dal punto vista dell’autore
2) dal punto di vista della vittima

Per quanto riguarda il punto di vista dell’autore si apre un enorme capitolo legato alla pedofilia, alla sua valutazione penale e psicologica e al come prevenirla e superarla. Mi limito a due sole osservazioni:

1) La maggior parte degli atti sessuali pedofili (su infra-14enni) avviene in ambiente familiare da parte di genitori, zii e amici di famiglia, e già questo fatto li rende assai difficilmente perseguibili perché i responsabili sono proprio le persone che dovrebbero prendersi cura del minore.
2) La maggior parte delle persone che mostrano tendenze pedofile hanno subito a loro volta atti di violenza sessuale o di pedofilia.

Ma fermiamoci sui problemi connessi alla violenza sessuale o agli atti sessuali su minori dal punto di vista della vittima e in particolare sui ragazzi che manifesteranno poi un orientamento sessuale gay.

Gli atti sessuali su minori sono molto più comuni della violenza sessuale vera e propria. Parlando in chat con i ragazzi non è raro incontrare ragazzi che abbiano subito una vera violenza sessuale ma è addirittura frequente incontrare ragazzi che, ben prima dei 14 anni, siano stati coinvolti in attività sessuali con adulti o con ragazzi decisamente più grandi di loro. Si tratta quindi di fattispecie penalmente sanzionate, ma spesso queste cose sono realizzate con familiari o con ragazzi più gradi, con i quali si crea un clima giocoso, le attività sessuali sono vissute dal minore appunto come un gioco e la consapevolezza di quello che è accaduto sopravviene molto tempo dopo i fatti. Quei fatti però si stampano nel cervello dei ragazzi che li hanno subiti e sono il loro vero imprinting sessuale.

Se poi si tratta di atti violenti o peggio di violenza di gruppo il trauma può essere gravissimo. I ragazzi che hanno subito ripetutamente una penetrazione violenta anche da parte di più persone finiscono per associare in modo molto stretto sesso e violenza cosa che crea enormi complicazioni nell’accettazione della loro sessualità.

Un ragazzo che abbia partecipato ad attività sessuali con un uomo adulto in età molto giovane, se arriverà a vivere una vera sessualità etero esclusiva, la vivrà anche come superamento del ricordo di quei fatti e in sostanza la sessualità adulta etero non ne sarà condizionata in modo veramente pesante. Quando invece il ragazzo che ha avuto esperienze sessuali con un uomo adulto quando era giovanissimo, nel crescere, avvertirà pulsioni omosessuali le vivrà male perché le interpreterà non come una sua esigenza spontanea ma come qualcosa che si è introdotto nella sua mente proprio a seguito dell’abuso subito. I ragazzi che hanno subito abusi sessuali proveranno in genere un forte rifiuto della loro identità gay.

I ragazzi che in assenza di violenza o di abusi a sfondo omosessuale si sarebbero identificati spontaneamente come gay, a seguito degli abusi sviluppano delle forme di “eterosessualità di fuga”. Si tratta in realtà di allontanarsi il più possibile dal ricordo della violenza o degli abusi e, siccome si è subito un abuso da uomini, la fuga verso l’eterosessualità è la strada maestra. In sostanza l’imprinting sessuale legato all’abuso (imprinting di rimozione) finisce per agire in senso opposto rispetto al comune imprinting sessuale. L’imprinting sessuale in genere induce a una sessualità imitativa, quello connesso a un abuso induce a una vera rimozione delle forme di sessualità ritenute in qualche modo affini all’abuso subito.

In genere l’orientamento sessuale profondo emerge anche se c’è un imprinting di rimozione, anche se emerge in modo più problematico e conflittuale e più tardivamente. È qui che si inserisce il problema della masturbazione. Come è noto le fantasie masturbatorie sono il principale indice dell’orientamento sessuale, al di là dei comportamenti nei rapporti di coppia. In genere, di norma, se non ci sono interferenze esterne pesanti, l’orientamento sessuale si manifesta chiaramente già dalle prime masturbazioni, non cambia nel corso della vita ed è nella grande maggioranza dei casi tendenzialmente univoco: o eterosessuale o omosessuale. In presenza di forti pressioni ambientali verso l’eterosessualità o di imprinting eterosessuale l’orientamento sessuale di fondo emerge più tardi, anche a 18/19 anni e in via graduale, in un breve periodo 2/3 anni, l’orientamento sessuale si stabilizza. Per i ragazzi che hanno subito abusi le cose sono meno facili, hanno avuto un imprinting sessuale gay ma connesso all’abuso e quindi tentano di rimuoverlo e per l’altro verso, avvertono le pulsioni della loro sessualità gay emergente e cercano di sublimarle o di reprimerle. Questi fenomeni, che condizionano lo sviluppo libero della sessualità, si manifestano attraverso una masturbazione non legata a fantasie esclusivamente etero o esclusivamente gay e lasciano i ragazzi nell’incertezza del loro orientamento sessuale, talvolta i ragazzi si identificano come bisessuali. In questo caso non è neppure il tempo che può risolvere il problema, è necessario staccate la sessualità gay da un ricordo negativo e ancorarla a una esperienza positiva. L’evento che porta alla soluzione del conflitto è l’innamoramento, specialmente quando si tratti di un innamoramento di tipo profondo con coinvolgimento sia a livello affettivo che a livello sessuale. Se il ragazzo si innamora, la sua masturbazione gay si stacca dal ricordo degli abusi e si lega al nuovo oggetto d’amore e in questo senso perde la sua problematicità. Per un ragazzo masturbarsi pensando al suo oggetto d’amore è assolutamente spontaneo e questo fa cadere piano piano il rifiuto della identità gay. Se poi all’innamoramento corrisponde dall’altra parte una risposta affettiva seria, anche non sessuale, il trauma dell’abuso si può considerare superato perché l’identità gay comincia ad essere vissuta come un valore.

Vorrei fare un’osservazione, ho conosciuto diversi dei ragazzi gay che hanno subito abusi, parlo soprattutto di abusi ripetuti o di vera violenza, e hanno raggiunto ottime posizioni sociali. In sostanza, la rimozione della sessualità gay, che nei casi peggiori può durare fin dopo i 30 anni, e la concreta impossibilità di partecipare profondamente a una relazione etero “di fuga” induce questi ragazzi a sublimare la sessualità e a dedicarsi in modo molto serio allo studio e alle attività professionali che sono un vero valore compensativo. La sessualità è ridotta alla masturbazione episodica e essenzialmente fisica, che crea indubbiamente molti meno problemi di una sessualità di coppia. La sublimazione delle energie sessuali verso le attività professionali, se per un verso complica e rallenta la maturazione psico-affettiva di questi ragazzi, per l’altro li gratifica e li compensa in modo non banale. Si tratta già comunque di una reazione positiva e concreta all’idea che aver subito abusi possa condizionare la vita e quasi distruggerla. L’autostima a livello sociale aumenta in modo netto anche se la sessualità-affettività resta in questi casi il grande rimosso che prima o poi bisognerà affrontare. Tuttavia essendo di fatto mancata la maturazione psico-affettiva adolescenziale, il ragazzo si trova ad affrontarne le tappe ad un’altra età, anche oltre i 30 anni, e deve imparare tutto da sé: deve capire che cosa vuole realmente e che la sessualità non è una scelta ma un dato di fatto con precise basi di carattere psico-fisiologico, deve capire che per un gay un rapporto con una donna, a livello sessuale, è possibile ma non è gratificante, che la sessualità e l’affettività sono cose complementari ma diverse. Quanto più pesante è risultato a livello soggettivo l’abuso subito, tanto più marcata è la spinta verso una sessualità etero di fuga e quindi verso la sublimazione della sessualità nell’attività professionale, non risultando la sessualità etero realmente soddisfacente. In buona sostanza i ragazzi che hanno subito abusi vissuti molto male si trovano a vivere in età decisamente adulta le esperienze dell’adolescenza gay, come il tentativo di fuga nell’etero o i sensi di frustrazione per una cotta verso l’amico etero. Queste cose possono andare avanti per anni ma poi, inevitabilmente, si arriva alla presa di coscienza del proprio vero orientamento sessuale.

Certo è che, se è comunque difficile per un ragazzo gay accettare la propria identità, lo è certamente di più per un ragazzo che abbia subito abusi. Il sostegno psicologico, in questi casi, può facilitare di molto il superamento del disagio.

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