RAGAZZI GAY TRA DUBBI E INDECISIONI

Questo post è dedicato ai dubbi e alle indecisioni dei ragazzi gay, non ai dubbi circa l’orientamento sessuale ma ai dubbi che assalgono i ragazzi quando si apre concretamente davanti a loro la prospettiva di una vita di coppia. Il sogno di un ragazzo gay è non solo la reciprocità dell’innamoramento ma trovare nel proprio ragazzo un appoggio, uno stimolo a superare in concreto situazioni che da soli è difficilissimo superare. Devo sottolineare che per un ragazzo gay la decisione di mettersi in coppia con un altro ragazzo ha un significato molto diverso da quello che ha per una ragazzo etero mettersi in coppia con una ragazza. Il fatto che la coppia etero sia la regola generale e la coppia gay sia l’eccezione, per un ragazzo gay è profondamente condizionante. La coppia gay ha una intrinseca dimensione di visibilità (comunque si cerchi di non pubblicizzarla) che non ha nulla a che vedere con la visibilità del singolo. Se un ragazzo è gay e non vuole manifestarlo, con un po’ di buon senso e di prudenza può continuare a passare per etero davanti a tutti senza eccessive difficoltà, se invece si mette in una coppia stabile la cosa diventa in qualche modo visibile, se poi la coppia convive l’evidenza dei fatti si impone a chiunque. In buona sostanza, per un ragazzo gay, costituire una coppia gay senza convivenza equivale a dichiararsi ad un limitato ma indefinito di numero di amici, mentre costituire una coppia gay convivente significa in pratica dichiararsi pubblicamente. Per questa ragione sono in particolare i ragazzi gay non dichiarati quelli che presentano le maggiori esitazioni di fronte all’idea di creare un rapporto di coppia. 1) Quando un ragazzo gay non dichiarato ma disposto a rischiare incontra un altro ragazzo della stessa mentalità la coppia, se ha solide basi affettive interne, nasce forte, ossia con una spontanea propensione ad affrontare le difficoltà sociali. In altri termini essere in coppia rafforza la volontà costruttiva. 2) Quando invece si incontrano due ragazzi di cui uno ha forti timori ed esitazioni cominciamo a nascere i problemi perché la prospettiva della vita di coppia è vista dai due ragazzi in modi profondamente diversi. 3) Quando poi entrambi i ragazzi sono assillati da dubbi e da timori la coppia nasce debolissima, se nasce. Riporto qui di seguito un tratto di conversazione in chat tipico della situazione 2): Marco: Che pensi? Andrea: Sì, sarebbe bello … Marco: Ma dipende solo da noi Andrea: Dai, non mi ci fare pensare, tanto è impossibile, ma dove andiamo? Marco: Scusa, ma lavoriamo tutti e due, una casetta piccola piccola ce la possiamo permettere Andrea: Ma come faccio? E a i miei che dico? Me ne vado di casa e dico che vado a vivere con te? È una cosa impossibile, dovrei rompere con tutti, e se poi non funziona? Marco: Ma perché non dovrebbe funzionare? Scusa, ma tu mi vuoi bene? Andrea: Ma lo sai, il problema non è quello, è che poi devo continuare a vivere pure il resto della vita mia, non posso tagliare con tutti. Se mia madre lo sapesse ci rimarrebbe secca, lei da me si aspetta che io metta su famiglia, ma con una ragazza Marco: Ma se ce ne andiamo proprio in un’altra città? Andrea: Guarda, intanto dovrei mollare il lavoro … e come faccio? E un altro lavoro dove lo trovo? Sono cose troppo incasinate. Qui in città avrebbe un senso, ma se ce ne andiamo da un’altra parte non ce la facciamo nemmeno a sopravvivere, scusa ma il lavoro chi ce lo dà? Marco: E allora qui, dai! Non i dire di no! Andrea, ti prego, pensaci seriamente, non sto scherzando Andrea: Marco, dai, lasciamo perdere, forse è stata anche una cosa sbagliata il fatto che ci siamo messi insieme, tu il coraggio dei certe cose ce l’hai, io, per te, sono una palla al piede Marco: Ma che dici!!! Ma ti sei rincitrullito, Andrea, io ti amo! Non posso vivere senza di te! Andrea: Marco, lasciamo perdere, le cose romantiche sono belle solo nei romanzi, noi non possiamo andare da nessuna parte. Marco: E se io una casetta minima a prendo? Sono andato per agenzie e ne ho trovata una che ce la possiamo pure permettere … Andrea: Marco non mi forzare, non mi piacciono queste cose, mi metti a disagio Marco: Scusa Andrea, però non voleva essere una forzatura, ma a te non piacerebbe proprio l’idea di vivere insieme? Andrea: Certo che mi piacerebbe, e lo sai benissimo, ma tanto non lo potremo mai fare, ma come faccio? Marco così ci sputtaniamo tutti e due, la gente gli occhi ce li ha. Un altro po’ e hanno capito anche così, ma se ce ne andassimo a vivere insieme sarebbe come pubblicare gli annunci sul giornale. Te la senti tu? Io onestamente no, sono un codardo lo so ma che ci posso fare, io di fare le crociate contro il mondo non me la sento Marco: Scusa Andrea, vabbe’ dai, lasciamo perdere, facciamo che non te l’ho detto Andrea: Ma io come ragioni tu lo so e mi sento come una valigia pesante che tu ti devi portare sempre appresso … vabbe’ dai, lasciamo perdere Molto spesso l’irresolutezza del costruire una convivenza esterna si riflette pesantemente anche sulla dimensione affettiva del legame di coppia. Il brano della conversazione che riporto di seguito ne è un esempio. Massimo: Mannaggia, ma tu fai sempre così, mi smonti sempre tutto Maurizio: Senti Max, ne abbiamo parlato tante volte, non me la sento, non me la sento e basta e poi non mi assillare. Scusa, se ti smonto sempre tutto e tu vuoi altro, che ti posso dire, finiamola qui, ma scusa ma tanto io che ci sto a fare? A casa tua hanno un’altra mentalità, a casa mia non lo accetterebbero mai, ma scusa ma perché i tuoi di te lo sanno e miei di me non sanno nulla? Perché io sono più cretino di te? Massimo a te ti è andata bene a me no! E non c’è niente da fare, non è colpa mia è così, e poi noi siamo diversi, è una dato di fatto, insomma certe volte mi sento a disagio, cioè io avrei bisogno di un ragazzo che ragiona come me, con tutte le mie paure e tutto il resto. Massimo: Ma se continui così non ti realizzerai mai, ormai hai 31 anni! Maurizio: Bella sottolineatura! Mi è piaciuta molto! Vabbe’, fammi andare che è tardi Esistono rimedi alle situazioni di indecisione? La risposta in termini immediati è al quanto scoraggiante. L’indecisione nella grande maggioranza dei casi non è legata alla situazione concreta ma rappresenta il riflesso di una condizione di repressione nella quale un ragazzo vive, almeno quando l’indecisione non ha radici nella vita affettiva o sessuale stretta della coppia. Chiaramente la dimensione dei rapporti familiari gioca un ruolo di primissimo piano. I ragazzi indecisi spesso non hanno alcun dialogo con i genitori o li temono, vivono in ambienti repressivi in cui il pregiudizio è forte. In situazioni del genere, spingere un ragazzo ad ingaggiarsi in una vita di coppia che avverte come intrinsecamente pericolosa è sostanzialmente una forma di violenza, anche se in teoria a fin di bene. Bisogna sempre tenere presente che l’opzione tra il dichiararsi e il non dichiararsi è una cosa privatissima che affonda radici profonde nel vissuto individuale. In questo campo i modelli sono difficilmente esportabili. Bisogna tenere presente che l’idea di costruire concretamente una vita di coppia convivente è ancora oggi una specie di utopia per la maggior parte dei ragazzi gay e non perché questo non sia nei loro desideri ma perché non vedono la cosa concretamente praticabile, in particolare in certe zone d’Italia o in piccole comunità dove non è possibile garantirsi nemmeno un minimo di privacy. Le esitazioni possono anche avere altre motivazioni di origine interna alla coppia, come per esempio: 1) Volontà di mantenere un ambito di indipendenza individuale che nella vita di una coppia convivente sarebbe difficile mantenere 2) Rapporto affettivo o sessuale non pienamente coinvolgente 3) Incomprensioni reciproche anche su problemi marginali che finiscono per incrinare la solidità del rapporto 4) Ruoli economici non confrontabili all’interno della coppia 5) Mancanza di sostanziale parità dovuta a differenze sociali o a comportamenti che possono mettere in crisi la stabilità di coppia (infedeltà) In questi casi le esitazioni possono essere così gravi da rendere impossibile la prosecuzione di una convivenza già iniziata o da impedire che si arrivi ad una convivenza. Le cosiddetta riserva mentale, ossia l’accettazione di un rapporto con riserva, costituisce la minaccia più seria alla vita di coppia. E’ il caso del “sì ma”, del “sì però” ove il ma e il però sono indici di mancato coinvolgimento a tutti i livelli. In sostanza l’accettazione “con riserva” di un rapporto significa accettazione finché non si trova di meglio. Una coppia è stabile quando i suoi componenti non cercano alternative. Chi sente nel ragazzo che ama una accettazione con riserva deve capire che si tratta appunto di accettazione con riserva e che una eventuale vita di coppia partirebbe in questo caso su radici molto deboli. L’amore ha una dimensione irrazionale, ma la costruzione della vita di coppia, e ancora di più la costruzione di una convivenza, ha bisogno di una valutazione razionale delle prospettive perché si tratta di impostare una vita a due e per impostare una vita a due bisogna essere realmente in due senza riserve.
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Se volete, potete partecipare alla discusisone su questo post aperta nel Forum di Progetto Gay:
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