GAY E SENSI DI COLPA

In questo articolo cercherò di analizzare il rapporto tra gay e senso di colpa.

La “colpa” in termini oggettivi si valuta in termini di difformità rispetto ad un comportamento ritenuto moralmente o giuridicamente corretto. Un medesimo comportamento può quindi essere ritenuto colpevole o incolpevole a seconda del comportamento che si assume come moralmente o giuridicamente corretto. In altri termini, anche la valutazione oggettiva della colpa dipende dal sistema di valori che si assume come parametro.

Il “senso di colpa” si distingue dalla “colpa” perché si riferisce non all’oggettività di un fatto valutato sulla base di un parametro esterno di tipo formale come la legge o come un codice comportamentale ben definito, ma alla soggettività della percezione di un fatto come colpa da parte di un individuo in rapporto ad un proprio sistema di valori.

In questo senso, esistono comportamenti legalmente e moralmente colposi rispetto a parametri oggettivi esterni che non producono nessun senso di colpa perché sono giudicati dal soggetto del tutto morali rispetto al sistema di valori interno del soggetto stesso. La legge può impormi comportamenti che ritengo immorali, io non li metterò in pratica, sarò oggettivamente colpevole rispetto al parametro oggettivo esterno “legge” ma non rispetto al parametro soggettivo interno “coscienza individuale” e quindi non proverò sensi di colpa. Un comportamento in violazione di una regola esterna provoca colpa in termini oggettivi, ma non senso di colpa in termini soggettivi se quel comportamento non è contrario alla coscienza individuale.

Questo discorso in termini logici è conseguente. Il problema del senso di colpa è intrinsecamente legato alla definizione dei valori della “coscienza individuale”, e la coscienza individuale è una realtà che caratterizza la vita adulta. La definizione della “coscienza individuale” è un fenomeno molto complesso nel quale intervengono molte variabili di tipo familiare e ambientale. Mi soffermerò ora sulla definizione della coscienza individuale di un ragazzo gay, per tornare allo specifico di questo articolo.

GAY E INTERIORIZZAZIONE DELLA EDUCAZIONE ETERO

Parto da una costatazione: non esiste una educazione differenziata per i ragazzi gay. Le famiglie non si pongono neppure il problema di poter dare ai loro figli una educazione differenziata perché sono gay, non saprebbero neppure da dove cominciare e nella maggior parte dei casi non si rendono nemmeno conto di trovarsi di fronte ad un ragazzo gay. Nella scuola o in altri ambienti educativi (religiosi, sportivi, politici) i centri di interesse sono altri e l’identità sessuale dei ragazzi è del tutto marginalizzata se non addirittura repressa.

Tutti i ragazzi, specialmente in età adolescenziale finiscono per assimilare une educazione ed un sistema di valori tipicamente etero. Basti notare che in pratica quando si parla d’amore a scuola si parla esclusivamente di amore etero. Se si aggiunge poi la pressione in senso etero dei media e del gruppo dei pari in cui i gay sono una minoranza che tende a mimetizzarsi per difendersi, si comprende come inevitabilmente l’assimilazione di un sistema di valori etero finisca per configgere con lo sviluppo di una sessualità gay in un ragazzo che sta crescendo.

GAY E ETERO DI FRONTE ALLA MASTURBAZIONE

Emblematici sono gli atteggiamenti di fronte alla masturbazione da parte dei ragazzi etero e da parte dei ragazzi gay.

Un ragazzo etero giovanissimo che non ha contatti sessuali con le ragazze vede nella masturbazione una anticipazione del sesso etero di coppia che, nonostante i divieti e le limitazioni, resta comunque “un valore oggettivamente fondamentale” nella società. Quel ragazzo etero potrà avere non sensi di colpa ma momenti di frustrazione derivanti dalla masturbazione quando arriverà a ritenere la masturbazione un’attività sessuale sostitutiva di una sessualità etero di coppia che sembra molto difficile raggiungere o che si allontana molto nel tempo.

Per un ragazzo gay la masturbazione non è un’anticipazione di un comportamento sessuale generalmente approvato ma è una conferma che il proprio orientamento sessuale, che emerge chiamante nella masturbazione, è proprio quello che è socialmente considerato riprovevole. Da qui i sensi di colpa che sono insieme per la masturbazione e per l’omosessualità. È invece piuttosto difficile che un ragazzo gay più grande viva la masturbazione con senso di frustrazione perché per un ragazzo gay l’alternativa tra masturbazione e sessualità di coppia è puramente ipotetica e di fatto spessissimo la masturbazione costituisce per un ragazzo gay l’unico modo di vivere la sessualità.

Mi capita spesso di parlare con ragazzi che cercano di reprimersi e di evitare di masturbarsi e alcuni ci riescono per lunghi periodi di tempo e quando poi si masturbano vanno in crisi e si sentono in colpa. Altri per il fatto di praticare la masturbazione si sentono “sporchi” o pensano di masturbarsi troppo frequentemente. In un caso come nell’altro la masturbazione è caricata di sensi di colpa e di situazioni ansiose. Mi capita di parlare con ragazzi che quando parlano di queste cose si aspettano come reazione una predica e una condanna moralistica e addirittura si stupiscono di non trovare nulla di simile e di trovare invece la possibilità di parlare di queste cose in modo serio. Per un ragazzo che prova sensi di colpa nella masturbazione è fondamentale capire che la masturbazione non è un comportamento patologico ma è un comportamento normale comune a tutti i ragazzi e anche agli adulti. Sembra incredibile che nel XXI secolo ci siano ancora ragazzi che provano sensi di colpa per la masturbazione, ma è più frequente di quanto non si creda. Oltre a rendersi conto che di masturbazione si può parlare benissimo in modo serio con persone adulte, è fondamentale, per un ragazzo gay, parlare di queste cose in modo serio con altri ragazzi gay più o meno coetanei, cosa che comporta la possibilità di rendersi conto che non si è affatto “strani”. Trovare in altri ragazzi comportamenti sessuali analoghi ai propri e poterne parlare apertamente fa superare il senso della solitudine e dà della sessualità una visione assai meno mitica e trasgressiva.

GAY E PORNOGRAFIA

Un discorso analogo a quello sulla masturbazione si può fare a proposito dell’uso dei siti porno. Che i ragazzi cerchino dei siti porno per masturbarsi è un dato di fatto. Quando queste cose sono vissute come forme di trasgressione generano inevitabilmente sensi di colpa.

L’accesso al sesso come “proibito” è vissuto ansiosamente il che significa che è vissuto senza un atteggiamento critico, i modelli dedotti dalla pornografia, proprio perché non sottoposti a critica vengono assimilati passivamente. Quando invece è possibile parlare di queste cose in modo serio e rendersi conto che sono anche questi dei comportamenti comuni, la dimensione ansiosa tende a venire meno, del porno si può parlare, comprendendone i rischi, ma senza demonizzarlo s priori.

Un discorso serio sulla masturbazione e sulla pornografia aiuta la creazione di una “coscienza individuale” di tipo non imitativo ma critico, in buona sostanza aiuta i ragazzi a pensare con la propria testa, a considerarsi ragazzi come tutti gli altri, a recuperare una maggiore stima di sé e a vivere la sessualità non come trasgressione associata immancabilmente a sensi di colpa ma come una componente fondamentale della vita della quale non ci si deve vergognare.

GAY ED EDUCAZIONE REPRESSIVA

Ogni forma di morale esterna, non assimilata criticamente ma imposta e assunta con intransigenza e sulla base di un principio di autorità, spinge non alla costruzione di una “coscienza individuale” ma all’asservimento della coscienza che si afferma proprio attraverso i sensi di colpa e l’idea della trasgressione. Dove non esiste la possibilità di un discorso libero sulla masturbazione, sulla pornografia e più in generale sulla sessualità prevalgono categorie come devianza e perversione con il conseguente obbligo di adeguarsi al comportamento ritenuto giusto. In altre parole prevale l’atteggiamento repressivo.

TIPICI SENSI DI COLPA GAY

Alcuni ragazzi si fanno una colpa del non aver parlato ai loro genitori della loro omosessualità e in questo modo danno la colpa a se stessi della impossibilità di un rapporto corretto con i genitori. Altri ragazzi poi si sentono in colpa di non aver detto di essere gay all’amico di cui sono innamorati. Altri si sentono in colpa per le loro ingenuità nei confronti di altri ragazzi, ingenuità imputabile non a loro ma a una totale mancanza di educazione alla omosessualità. Si arriva al punto che alcuni ragazzi gay che hanno avuto una ragazza, si sentono in colpa di non amarla come, secondo loro, dovrebbero. Altri si sentono il colpa anche per il solo fatto di essere gay.

Tutti questi sensi di colpa si possono superare attraverso una forma sostanziale di socializzazione che rompa la logica dell’isolamento e aiuti a costruire quella del dialogo e del confronto.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32611573

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