SESSUALITÀ GAY MASTURBAZIONE E ORIENTAMENTO SESSUALE

Mi è stato chiesto ripetutamente di parlare nel modo più semplice e nello stesso tempo più esplicito dei problemi psicologici connessi alle varie tappe dello sviluppo sessuale di un ragazzo gay. Proverò a farlo prendendo in considerazione due soli argomenti: la masturbazione e l’identità sessuale, con la premessa che non sono un medico né uno psicologo, anche se passo le mie giornate a parlare in chat con ragazzi gay di tutte le età e spesso parlo con loro proprio di temi connessi alla sessualità, farò quindi appello esclusivamente alla mia esperienza maturata in questa attività.

LA SCOPERTA DELLA MASTURBAZIONE

La masturbazione è l’atto volontario di toccarsi per provare piacere e raggiungere l’orgasmo.

L’età della prima masturbazione pienamente consapevole si colloca nella stragrande maggioranza dei casi tra i 10 e i 15 anni. Anche se in molti casi si viene a sapere della masturbazione dai racconti dei compagni di scuola e degli amici, moltissimi ragazzi scoprono ancora oggi la masturbazione incidentalmente, cioè in modo del tutto casuale. I ragazzi iniziano a prendere confidenza con il proprio organo genitale in vari modi: ne osservano le erezioni, lo toccano, inizialmente anche solo per lavarsi o per orinare. Con l’abitudine di manipolare il proprio pene si scopre che se ne può ottenere un piacere. La manipolazione del pene, che risulta gradevole, procede automaticamente fino alla scoperta dell’orgasmo.

A 15 anni praticamente la totalità dei ragazzi pratica la masturbazione. Tra i 13 e i 17 anni i ragazzi si masturbano anche più di una volta al giorno. La frequenza della masturbazione cala lievemente con l’età, per i ragazzi che non abbiano un partner sessuale, e difficilmente scende al di sotto di 20 volte al mese.

Non esiste nessuna differenza nella tecnica di masturbazione tra ragazzi etero e ragazzi gay. Esiste invece una profonda differenza tra ragazzi etero e ragazzi gay per quanto attiene le fantasie sessuali che aiutano a mantenere l’erezione durante la masturbazione. I ragazzi etero pensano intensamente alle ragazze, i ragazzi gay pensano intensamente ai ragazzi. È proprio per questo motivo che la masturbazione porta gradualmente i ragazzi gay alla consapevolezza di essere gay.

In genere i ragazzi avvertono la masturbazione come qualcosa di estremamente gradevole e nello stesso tempo di proibito che deve essere fatto nel massimo segreto e di cui non si può parlare. Per un ragazzo, essere sorpreso dai genitori mentre si masturba è una delle più terribili umiliazioni. Questi atteggiamenti, spesso complicati da moralismi e da condizionamenti di tipo religioso, contribuiscono, purtroppo, a diffondere un’idea negativa della masturbazione. Eppure la masturbazione è una manifestazione importantissima della sessualità che accompagnerà un ragazzo per tutta la vita e che non sarà comunque messa da parte quando interverranno altri rapporti sessuali, ma interagirà con essi in modo fondamentale. Imparare a conoscere il proprio corpo e le sue reazioni può dare molti spunti per vivere al meglio anche il sesso di coppia.

Una riflessione particolare merita la condanna della masturbazione come peccato grave da parte della Chiesa Cattolica [Catechismo della Chiesa cattolica art. 2396 “Tra i peccati gravemente contrari alla castità, vanno citati la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali.”] La formula usata dal Catechismo è senza appello. I ragazzi che frequentano la chiesa, raccontano regolarmente al prete in confessione di essersi masturbati, usando formule fisse, una, classica: “ho peccato contro la purezza”. Il prete procede (spesso in modo molto meccanico, a chiedere quante volte, se da solo o con altri, quindi ripete le solide formule di condanna della masturbazione e richiede al penitente (o presunto tale) un impegno nell’evitarla. Il penitente si dimostra pentito e viene assolto. In realtà si tratta di un falso pentimento, comunque a tempi brevi il ragazzo tornerà a masturbarsi e addirittura a farlo il più possibile prima della successiva confessione (tanto ormai la purezza è perduta). Poi il ragazzo va di nuovo a confessarsi e il ciclo si ripete. Il risultato è una forte spinta all’ipocrisia da parte della chiesa che sa benissimo come stanno le cose, che i pentimenti non sono pentimenti e che il meccanismo serve solo a indurre surrettiziamente sensi di colpa che tengono un ragazzo in stato di soggezione. Molti preti di fatto non considerano la masturbazione nemmeno un peccato e in questo modo ottengono il risultato di mantenere i ragazzi legati alla Chiesa. Altri operano vere e proprie crociate creando nei ragazzi più sensibili fortissime situazioni di stress, sensi di colpa profondi e inibizioni condizionanti nei confronti della sessualità. Per molti ragazzi la posizione della Chiesa in materia di masturbazione costituisce una causa di sofferenza profonda.

Quanto detto sopra, quando si tratti di ragazzi gay, prende contorni ben diversi. Perché la Chiesa condanna non solo la masturbazione ma direttamente e senza appello l’omosessualità [Catechismo della Chiesa Cattloica, art. 2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.] (Una più ampia collezione di condanne della omosessualità da parte della Chiesa Cattolica si può trovare nel post:

http://nonsologay.blogspot.com/2007/12/omosessuali-e-chiesa.html

Un ragazzo gay all’atto della confessione ha due problemi, uno è quello della masturbazione (comune anche ai ragazzi etero) e l’altro è quello della omosessualità. La stragrande maggioranza dei ragazzi gay avverte la propria omosessualità come cosa talmente naturale che semplicemente e sinceramente non la considera come peccato e continua a confessare solamente “atti impuri” senza alcuna specificazione. Quando, in maniera casuale, emerge in confessione il tema della omosessualità le risposte da parte dei preti, pur se tutte in teoria di condanna, sono in realtà assai varie e variamente possibiliste. Anche qui, probabilmente l’idea che un atteggiamento drastico allontanerebbe definitivamente un ragazzo gay dalla Chiesa ha una parte non trascurabile

Il vero momento di crisi tra un ragazzo gay e la Chiesa si verifica quando il ragazzo viene a scoprire che la Chiesa pretende da lui la totale castità [art. 2359 del Catechismo della Chiesa Cattolica]. Il altri termini un omosessuale per restare nella chiesa deve negarsi radicalmente perché la Chiesa considera l’omosessualità “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale” (vedi post citato). Quali opzioni sono possibili per un gay? Egli potrà o tentare reprimersi totalmente per conformarsi a quello che la Chiesa gli chiede, con esiti comunque distruttivi a lunga scadenza, o giocare su una serie infinita di falsi pentimenti e ricadute come nel caso della masturbazione, oppure non tentare di conciliare quello che per definizione e inconciliabile. Spesso i ragazzi tentano la prima strada, la sentono impercorribile, rifiutano l’ipocrisia della seconda e alla fine giungono alla terza, con l’allontanamento definitivo della Chiesa e con la definitiva archiviazione dei sensi di colpa.

Non si può parlare di masturbazione senza accennare a due tematiche importanti che alla masturbazione sono strettamente connesse: la pornografia e fantasie masturbatorie.

Spesso la masturbazione è collegata alla ricerca di immagini o di video di contenuto esplicitamente sessuale. La cosa in sé non è negativa, se i ragazzi che ricorrono alle foto o ai video per masturbarsi lo fanno con la consapevolezza che si tratta di finzioni e non di realtà. Vedere un video porno in genere non sconvolge i ragazzi ma, quando la cosa è caricata di troppe valenze sostitutive di un’affettività reale carente, la pornografia può essere vissuta come un modello della sessualità. Naturalmente queste cose non accadono se i ragazzi che usano la pornografia per masturbarsi sono maturi sotto il profilo affettivo, ma quando si tratta di ragazzi molto giovani o non maturi il modello pornografico rischia di essere interiorizzato come un modello di vita reale, fatto che può portare molti condizionamenti dai quali poi è difficile liberarsi, primo dei quali l’idea della sessualità come “prestazione”.

L’eccitazione sessuale che porta alla masturbazione nella maggior parte dei casi non deriva dalla pornografia ma dalle cosiddette fantasie masturbatorie. Le fantasie masturbatorie sono delle ricostruzioni fantastiche di situazioni ritenute particolarmente eccitanti sotto il profilo sessuale. Nella stragrande maggioranza dei casi le fantasie masturbatorie non partono dalla pornografia ma dal ricordo ben impresso nella mente di situazioni erotiche reali anche molto lontane del tempo. Le fantasie masturbatorie in genere cambiano assai poco nel corso della vita e costituiscono gli archetipi e le unità di misura della sessualità nel senso che un contenuto sessuale della vita reale è spesso ritenuto più o meno sessualmente eccitante a seconda della conformità col modello rappresentato dalle fantasie masturbatrie. La fantasia masturbatoria essendo una manifestazione assolutamente libera della sessualità di un ragazzo, è fortemente indicativa dell’orientamento sessuale profondo di quel ragazzo. In alcuni casi le fantasie masturbatorie non si conservano stabili negli anni ma modificano invece il loro contenuto più o meno rapidamente. Circa un quarto dei ragazzi che finiscono per ritenersi definitivamente gay hanno vissuto in precedenza della fasi di eterosessualità, durate anche anni, con una vera sessualità etero. Questi ragazzi hanno avvertito i primi elementi del’emergere della sessualità gay proprio dalla deriva in direzione gay delle fantasie masturbatorie. Ci sono però ragazzi che, almeno per alcuni periodi della loro vita, si masturbano sia con fantasie erotiche etero che con fantasie erotiche gay. Di norma queste cose sono transitorie e la sessualità finisce per orientarsi da sé o in un senso o nell’altro [non riesco più a masturbarmi pensando a una ragazza]. Talvolta le fantasie masturbatorie possono essere sconvolte a seguito di eventi traumatici a sfondo sessuale. Quando le fantasie masturbatorie cambiano nel corso degli anni, in genere partono come fantasie etero e si trasformano in fantasie gay (il contrario è in effetti rarissimo, personalmente ne ho visto un solo esempio) e rappresentano l’affiorare della sessualità profonda repressa dall’educazione, dalle situazioni ambientali o da esperienze negative. La repressione delle proprie fantasie masturbatorie da parte di un ragazzo è un segno di disagio, di ridotta autostima e di dipendenza psicologica.

GAY E NON GAY

Come è ovvio, le successive tappe dello sviluppo sessuale comportano un complesso sviluppo psicologico che conduce verso l’età adulta. Ma andiamo per gradi.

In età pre-adolescenziale la curiosità sessuale dei ragazzi è fortissima. Il periodo della scuola madia (11-13 anni) rappresenta un momento delicatissimo dello sviluppo psico-sessuale di un ragazzo. Verso i 13 anni, ma anche prima, l’interesse dei ragazzi per l’organo sessuale maschile aumenta notevolmente in relazione al loro sviluppo sessuale. È l’età dei confronti, del voler vedere il pene di altri ragazzi, sia coetanei che più grandi. È l’età del “se mi fai vedere il tuo ti faccio vedere il mio”. Tutto questo, per sé, non ha nulla a che vedere con l’omosessualità. I confronti servono ai ragazzi per valutare il proprio sviluppo sessuale nel tempo e li aiutano a sentirsi in una categoria di normalità. Ci sono però ragazzi gay che avvertono per la prima volta il loro orientamento sessuale proprio in queste occasioni perché si rendono conto che le vivono in modo diverso dagli altri ragazzi, cioè non come solo momento di confronto, ma come soddisfazione di un vero desiderio sessuale.

Per i ragazzi gay la pulsione della sessualità irrompe in modo spesso imbarazzante e a 14/15/16 anni l’erezione diventa un problema non facile da gestire. In situazioni in cui altri ragazzi non hanno l’erezione, un ragazzo gay non solo ce l’ha ma non riesce a controllarla. La sua eccitazione diventa visibile in situazioni in cui gli altri ragazzi non si eccitano. La masturbazione di un ragazzo gay, come ho già detto, è condotta ricorrendo a fantasie tipicamente gay, i contenuti sessuali legati essenzialmente alla nudità di altri ragazzi si imprimono in modo indelebile nella memoria di un ragazzo gay, ciò che ai ragazzi etero non accade, un ragazzo gay si rende conto che i discorsi sulle ragazze, che eccitano gli altri ragazzi, non lo eccitano affatto.

Non toccherò qui il problema dei ragazzi che hanno a quest’età i loro primi rapporti eterosessuali e che si scopriranno poi gay a distanza di anni, perché di questo tema ho parlato spesso, mi fermerò invece sui ragazzi che vivono in questa età, molto precoce, i loro primi contatti sessuali gay e non si tratta certo di minoranze esigue.

Il primo concetto da tenere presente per considerare adulto un comportamento sessuale è legato all’idea di “prestazione”. Mi spiego meglio, spesso, anche tra persone pienamente adulte il concetto di prestazione finisce per dominare il rapporto sessuale. Prestazione significa far vedere che si è all’altezza della situazione, che si è capaci di fare qualcosa che è valutato di per sé. Nel linguaggio degli adolescenti, prestazione significa “essere adulti” o meglio “dimostrare di essere adulti”. Chi si preoccupa di dimostrare di essere adulto evidentemente non lo è ed ha bisogno di una visione elementare della sessualità, di tipo ”tecnico”, con la quale è molto più facile confrontarsi. I ragazzi più grandi, 18/19 anni e oltre, in genere hanno chiara l’idea di sessualità come contatto affettivo e non come prestazione, si innamorano nel vero senso della parola e ricercano essenzialmente un contatto affettivo profondo con i ragazzi che amano, perché li amano. I ragazzi più giovani o sono già su questa linea e allora sono emotivamente già degli adulti, o tendono a spostare tutta la sessualità sul piano della prestazione.

Mi trovo spesso a parlare con ragazzi giovanissimi, di 16 anni e anche meno, che letteralmente “si vantano” delle loro performance a livello sessuale e si ritengono adulti proprio per le loro prestazioni sessuali. Ascolto spesso dei discorsi, anche molto seri, di ragazzi che oltre l’idea di prestazione non sanno andare e che valutano solo “quello che fanno” a livello sessuale e non con chi lo fanno e perché. In alcuni casi si rivelano delle incongruenze incredibili da parte di ragazzi che si considerano gay proprio perché ritengono di tenere dei comportamenti sessuali che secondo loro sono comportamenti gay, anche se la cosa non sta affatto come loro pensano. Per esempio: un ragazzo molto giovane, che affrontava con un atteggiamento estremamente disinvolto ogni tipo di pratica sessuale, rifiutava di baciare il ragazzo con quale aveva rapporti sessuali, reagiva in modo aggressivo a forme di attenzione da parte del suo compagno, ritenute da lui non virili e sostanzialmente cose da persona debole. Questi comportamenti sono palesemente immaturi. I ragazzi (in genere più grandi) che vengono coinvolti da ragazzi giovanissimi come questi in una relazione sessuale, all’inizio si sentono soddisfatti perché per loro il cammino verso il rapporto sessuale è moto facilitato e addirittura ci si arriva nello steso giorno in cui ci si conosce, ma poi, piano piano, si rendono conto che qualcosa non funziona e che il centro del rapporto è costituito dalle prestazioni, dal fare questo o quello. In altri termini un ragazzo più grande si rende conto dell’immaturità affettiva del suo compagno e ne soffre non poco, percepisce in modo sgradevole quella forte sessualizzazione del rapporto che inizialmente gli era sembrata molto gratificante e, ancora peggio, avverte l’inaffidabilità del suo compagno che sta cercando un’esperienza più che una persona.

Va tenuto presente che la vera educazione sessuale è essenzialmente educazione affettiva e che un ragazzo vivrà bene la sua sessualità se avrà raggiunto una condizione affettiva generale soddisfacente. Per favorire la crescita affettiva dei ragazzi gay si possono fare molte cose:

1) Smitizzare la sessualità e presentarla non come cosa trasgressiva e proibita ma come realtà della vita ordinaria di tutte le persone.

2) Parlare di sessualità nel modo più semplice e più diretto possibile, con sincerità e senza assunzione di ruoli, in modo da aiutare i ragazzi a capire realmente di che cosa si tratta e a crescere dal punto di vista affettivo.

3) EVITARE NEL MODO PIU’ ASSOLUTO LE DOGMATICHE DEL SESSO cioè evitare di creare false categorie rigide e di definire i comportamenti sessuali in modo rigido, in questo senso si deve tenere presente che è necessario:

a) sottolineare che gay, etero e bisex sono esclusivamente delle modellizzazioni dei comportamenti sessuali che hanno senso solo se sono considerate delle concettualizzazioni elastiche e orientative nel senso che moltissime persone non si possono classificare in nessuna di queste categorie perché nella sessualità le variabilità individuali sono fortissime e fondamentali;

b) mettere da parte del modo più assoluto i cataloghi dei comportamenti sessuali, cioè evitare nel modo più assoluto di definire quali comportamenti siano etero, e quali gay sia in termini di comportamenti propriamente sessuali che in termini più generalmente affettivi;

c) evitare le enfatizzazioni e mirare soprattutto a sgombrare il campo dai falsi problemi che generano ansia inutilmente, insistendo sull’idea che la vera vita sessuale dei gay ha nella stragrande maggioranza dei casi ben poco di standard. L’esperienza insegna che in molti casi i ragazzi si fanno prendere dall’ansia per problemi sostanzialmente inesistenti o comunque per piccoli problemi, comuni a moltissimi ragazzi, e che si risolvono da sé con la maturazione psico-sessuale della persona.

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=102

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