RAGAZZI GAY GIOVANISSIMI IN CHAT

Mi capita, anche se non molto frequentemente, di parlare in chat con ragazzi molto giovani che si trovano a prendere coscienza del loro essere gay. I contenuti di queste chat sono spesso assai diversi dai tipici contenuti delle chat con ragazzi grandi. Con i ragazzi più giovani mi trovo spesso di fronte alla necessità di fare capire che:

1) essere gay non ha niente a che vedere con il “fare questo o quello” in termini di sesso, ma significa in primissimo luogo amare un altro ragazzo,

2) che la ricerca esasperata della sessualità in età troppo anticipata non è segno di maturità affettiva ma esattamente del contrario,

3) che la sessualità non è un gioco,

4) che la sessualità di coppia è sostanzialmente diversa dalla masturbazione perché non si tratta di confrontarsi con le proprie fantasie ma con un ragazzo vero e con la sua realtà psicologica, si tratta cioè di creare rapporti affettivi seri,

5) che i sentimenti hanno bisogno di tempo per crescere e che le persone che, appena conosciute in chat, ti dicono di essersi innamorare di te, in realtà non cercano te ma solo un po’ di sesso,

6) che il sesso può comportare rischi seri per la salute e che l’uso del preservativo è sempre e assolutamente indispensabile,

7) che nei contatti in rete bisogna essere prudenti, bisogna evitare nel modo più assoluto di dare numeri di cellulare, numeri di telefono fisso, indirizzi di casa o altri elementi atti alla identificazione personale.

Se per un verso è naturale che ragazzi giovanissimi tendano all’esplorazione della sessualità, c’è per un latro verso il rischio che la dimensione “curiosità” diventi l’unica spinta o la spinta principale verso la sessualità. Dai colloqui si evince in modo chiaro che i ragazzi gay più giovani (e quelli che approdano a Progetto Gay sono certamente i più coraggiosi) non hanno in pratica alcun confronto con persone adulte attendibili sul tema della sessualità e della omosessualità in particolare. Moti ragazzi sono timidissimi e imbarazzati e siccome un dialogo (cioè un discorso a due) è di fatto impossibile, in genere parlo solo io cercando di esporre i contenuti che mi sembrano di maggiore interesse sulla base delle poche parole scambiate con l’interlocutore. In alcuni casi, circa il 50%, si arriva a un dialogo aperto ma non subito, ed è evidente che i ragazzi non sono abituati a parlare di sessualità in modo serio. In qualche caso si crea un clima di fiducia e il discorso si fa meno teorico e molto più personale. Quando i ragazzi giovanissimi, che partono impostando tutto il discorso su questioni di tecniche sessuali, si sentono fermati e riportati a una dimensione più seria, o scappano o cambiano radicalmente tono. Quelli che scappano probabilmente non hanno la maturità necessaria per comprendere che essere gay è una cosa che coinvolge la vita affettiva profonda o forse di quella vita affettiva profonda non sentono ancora l’esigenza e sono fermi alla fase puramente esplorativa della sessualità. Quelli che non scappano ma cambiano tono arrivano a un dialogo serio e personalizzato. Questi ragazzi, che hanno certamente una dimensione affettiva gay già piuttosto definita, non cercano comunque spontaneamente di valorizzarla, ma istintivamente privilegiano la dimensione sessuale ritenendola più adulta, per loro la sessualità è ancora subordinata all’ansia di crescere e si stupiscono talvolta che io dia tanta importanza alla dimensione affettiva gay e che la consideri fondamentale, cose che ritengono strana, almeno in un primo momento. Molti ragazzi, anche giovanissimi, nella loro ansia di sperimentazione della sessualità vanno ben oltre la masturbazione e cominciano a costruirsi mentalmente l’idea che devono “provare con un ragazzo”. L’idea dell’esperimento certe volte è dominante. L’esperienza sessuale a due è considerata una specie di patente sessuale della vita adulta. Il “provare” si riduce però a provare una tecnica, e la dimensione affettiva viene del tutto marginalizzata. In alcune situazioni mi sono trovato di fronte a ragazzi giovanissimi che vantavano una certa esperienza sessuale e sciorinavano tecniche e numeri di rapporti avuti (più o meno credibili) come un vero Curriculum da presentare a un concorso. Fermati da me in modo drastico però manifestavano una disponibilità al dialogo inaspettata. In sostanza si scontravano, probabilmente per la prima volta, con una visione adulta della sessualità che in qualche modo li affascinava. Di fronte ad espressioni come: “gli amici miei l’hanno fatto”, oppure “ma perché no?”, oppure “i gay lo fanno” ho spesso reagito in modo deciso e ho cercato poi di riprendere il discorso con calma. La cosa fondamentale nelle chat con i ragazzi molto giovani è ascoltare e fare in modo che arrivino da sé alle conclusioni. Molto spesso, con ragazzi giovanissimi affronto il tema della prudenza, sia in termini di prevenzione della malattie sessualmente trasmesse, che in termini di prudenza in rete. È evidente che nessuno ha mai parlato a questi ragazzi in modo anche minimamente serio di queste cose e che non hanno assolutamente la percezione del rischio. La mia insistenza sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse è stata talvolta la causa della interruzione del dialogo con ragazzi che queste cose non le volevano sentire proprio e le consideravano una forma di moralismo finalizzato solo a terrorizzare i ragazzi per mettere loro in mente che il sesso è una cosa negativa. In qualche caso a seguito del mio discorso sull’uso del preservativo mi sono trovato di fronte a risposte paradossali come “chi non risica non rosica!” seguite dall’abbandono della chat. In sostanza dalle chat con i giovanissimi si deduce che sono completamente abbandonati dal mondo adulto e che la loro educazione sessuale, intesa come confronto con adulti responsabili su tematiche relative alla sessualità e alla omosessualità in particolare, è praticamente inesistente.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=98&start=0

 

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