DIALOGO SUI GAY AL BAR

Dialogo ascoltato in un bar il 2/6/2008, tra

1) il barman 55enne,
2) una signora (cliente abituale) 60enne,
3) la padrona del bar.

Lo riporto a memoria cercando di essere il più fedele possibile.
Il discorso si avvia da un fatto di cronaca: un ragazzo ha accoltellato un amico per un futile motivo.

– (padrona del bar, rivolta alla cliente): Un figlio come quello a trovarselo è proprio un bel guaio.
– (barman alla cliente): Signora, ma lei che preferirebbe un figlio come quello o un figlio gay?
– (cliente): Beh, non lo so, non so proprio che cosa sarebbe peggio, ma forse meglio gay.
– (barman): Ma è un’altra cosa su!
– (cliente): See! So’ boni quelli!
– (padrona del bar): Vebbe’, so’ fatti loro, ma che te fanno, scusa..
– (barman): Beh io penso che per accettare i gay ci vorranno almeno altri 50 anni, quando vedi un negro con una ragazzina bianca che pensi che sono uomini pure quelli però non l’accetti, e coi gay è lo stesso. Sono quelle cose che le accetti in teoria ma non vorresti mai che ti capitassero in casa tua.
– (cliente): Tra uno gay e uno come quello c’è proprio da vedere quello che è peggio. Se mi capitava a me non lo so quello che facevo, dico, oh! Ma ce stanno tante belle ragazzette! Ma te devi mette coll’ommini! Se vede che c’hai il cervello bacato!
– (barman): Ma quelli so’ fatti così, a loro gli piacciono gli uomini.
– (padrona del bar): Io, se mio figlio mi dicesse che è gay, non so che gli farei, ma no nel senso che lo meno, non so proprio come la piglierei e poi se a tuo figlio gli dai un’educazione buona non fa mica quella fine. Mo’ io non c’ho niente contro i gay, io non dico che bisogna ammazzarli, ma l’avete visto come si conciano, vanno in giro con la canotta che so’ pelosi che fanno schifo, ma non c’hanno un po’ di dignità.
– (barman alla padrona): Però pure lei un poco razzista è. Lei mi fa come un amico mio di Napoli, che lui accettava tutto, accettava tutto, che per lui i gay erano come tutti quanti gli altri, che però quando il figlio suo l’ha visto che si baciava con un altro, quando è tornato a casa l’ha caricato di botte che un altro poco e lo mandava all’ospedale.
– (cliente): E ha fatto bene che così bisogna trattarli ‘sti froci!
– (barman): No, signo’ ha fatto male perché il figlio se n’è andato e non l’ha più visto e ‘ste cose un padre non le deve fare.
– (cliente): Ma che stai a di’? Mo’ poco poco sei frocio pure te!
– (barman): Signo’ c’ho moglie e figli e pure due nipotini.
– (cliente): E allora che li difendi a fare?
– (barman): Io signo’, ce la volevo vede’ veramente a lei se gli capitava veramente.
– (cliente): Ma che stai a di’! Io ve volevo vede’ a voi se ‘sto bar diventava un bar de froci! Tie’, becca! Vebbe’, va’ fammene anda’ via. Oh! Se vedemo!

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Un pensiero su “DIALOGO SUI GAY AL BAR

  1. O.o
    Giuro non ho parole! Hai una foto segnaletica della vecchia cliente abituale?
    Così giuro che se la incontro la riempo de botte io!!!!!

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