ESSERE O NON ESSERE GAY

Ricevo oggi il seguente commento sul Bolog Progetto Gay:

Project visto che sei molto bravo ad analizzare le situazione dei ragazzi gay vorrei darti un suggerimento sul prossimo argomento da trattare: l’omofobia interiorizza: i ragazzi hanno veramente paura di essere gay, perché sono spaventati da questo tipo di sessualità, o perché hanno paura della reazione degli altri, cioè di essere discriminati, non accettati ed etichettati.
Scritto da : erox 24/5/2008

Caro erox,
mi proponi una questione sulla quale mi sono trovato a riflettere più volte, accennando ad una omofobia interiorizzata e chiedendoti se i ragazzi hanno veramente paura di essere gay, perché sono spaventati da questo tipo di sessualità o perché hanno paura della reazione degli altri, cioè di essere discriminati, non accettati ed etichettati. Cercherò di rispondere sulla base dell’esperienza maturata nelle chat. Credo che porre la questione in termini di alternativa secca per un verso non permetta di esaurire tutta la questione ma abbia il vantaggio di mettere subito a fuoco i due aspetti essenziali della paura di essere gay.
Per evitare un approccio astratto, cercherò di riportare situazioni concrete, naturalmente usando nomi di fantasia.

1) Lorenzo ha 20 anni, ha avuto una ragazza fino a sei mesi fa ed ha avuto con lei rapporti sessuali in modo piuttosto regolare, pur avendo avuto talvolta fantasie sessuali gay mescolate con fantasie etero, si è considerato senza esitazione etero ed ha continuato a masturbarsi pensando alle ragazze fino a circa sei mesi fa. Successivamente ha incontrato in palestra un ragazzo 21enne, Marco, che all’inizio ha considerato solo un buon amico, che si è poi rivelato essere gay. Marco con non poca insistenza ha convinto Lorenzo ad avere con lui forme di intimità sempre più spinta fino ad arrivare alla masturbazione reciproca. Quando Lorenzo mi ha contattato si sentiva sereno e libero, il suo rapporto con Marco gli sembrava soddisfacente. Lorenzo, che si considerava chiaramente gay, mi ha contattato essenzialmente per chiedermi come fare a uscire dal rapporto con la ragazza che sentiva ormai come un vincolo. Il discorso di Lorenzo circa la ragazza dimostrava tuttavia che dietro la determinazione di chiudere il rapporto con lei permanevano valutazioni estremamente positive del contatto affettivo con la ragazza, contatto che a detta di Lorenzo doveva essere comunque “purtroppo” chiuso perché sul piano sessuale le scelte di Lorenzo erano orientate verso Marco col quale però Lorenzo non dimostrava di avere un vero rapporto affettivo. In altri termini l’affettività di Lorenzo era indirizzata verso la sua ragazza mentre la sessualità era orientata verso Marco. Ho cercato di fare riflettere Lorenzo perché decidesse che fare in modo meno impulsivo, ma non c’è stato nulla da fare, Lorenzo ha lasciato la ragazza in un autentico stato di disperazione ed è passato a vivere con Marco una sessualità frenetica, tipica di coloro che hanno appena scoperto l’omosessualità in età ormai adulta. Due mesi dopo il rapporto tra Marco e Lorenzo era completamente logorato. Lorenzo accusava apertamente Marco di avergli rovinato la vita. Dopo un litigio furibondo Marco e Lorenzo si sono lasciati definitivamente. La ragazza di Lorenzo lo ha cercato e lo ha rivoluto con sé. Lorenzo e la sua ragazza hanno ricominciato ad avere rapporti sessuali avvertiti da Lorenzo come poco soddisfacenti. Dopo circa un mese Lorenzo mi ha ricontattato per parlare del suo orientamento sessuale dicendomi che si sentiva “più gay che etero” ma che non ce la faceva ad accettare l’idea di essere gay. Si aspettava da me che io gli dicessi che era gay e che doveva di nuovo e definitivamente lasciare la ragazza. Io gli ho detto solo di prendersi il suo tempo e di capire meglio quali fossero i suoi veri desideri sia a livello affettivo che sessuale e ho aggiunto che mi è capitato per due volte che un ragazzo che mi aveva contattato per parlare di orientamento sessuale si sia orientato verso l’eterosessualità, in entrambi i casi ho mantenuto ottimi rapporti con quei ragazzi. Io sono gay ma se un ragazzo è orientato vero l’eterosessualità è mio dovere aiutarlo a fare la sua scelta verso l’eterosessualità facendogli capire che non sta commettendo alcun tradimento ma sta solo seguendo le sue inclinazioni.

2) Massimo, 23 anni, gay fin dall’origine, vive a casa dei genitori esplicitamente omofobi, nonostante le pressioni dei genitori non ha mai avuto un ragazza, non è dichiarato perché vive in un paesino minuscolo nelle Alpi lombarde. Recita la parte dell’etero, per necessità di sopravvivenza, fa la corte alle ragazze del paese, stando attento a non esagerare e a non creare mai nulla di troppo personale. Ha fama di donnaiolo (fama usurpata ma da lui alimentata). Non ha amici gay se non in via telematica. I suoi pochissimi amici etero lo credono etero senza ombra di dubbio. Quando mi ha contattato, Massimo era appena uscito da una vicenda giudiziaria: era stato coinvolto in una oscura faccenda perché aveva partecipato a un pestaggio o qualcosa di simile i danni di un ragazzo gay allora 19enne. Massimo era stato rilasciato perché il 19enne lo aveva scagionato, mentre massimo diceva che lui al pestaggio c’era e si era comportato peggio degli altri. Quando abbiamo parlato, Massimo mi ripeteva che al pestaggio c’era anche lui ma che il 19enne lo aveva voluto tenere fuori, non sapeva capire come mai si fosse fatto trascinare in una cosa del genere che gli sembrava palesemente assurda. Massimo mi ha raccontato che l’essere stato accusato di aver partecipato al pestaggio lo aveva fatto considerare da tutti ancora più marcatamente etero tanto che il fatto di non aver mai avuto una ragazza era passato in secondo piano. Quando il padre di Massimo ha saputo di che cosa era accusato il figlio non lo ha rimproverato e quando il figlio è stato scagionato il padre ha continuato a dire che il figlio c’era come se si trattasse di una questione di merito. Massimo non ha mai avuto un ragazzo, ha evitato qualsiasi manifestazione esterna della sua omosessualità, attualmente ha un lavoro precario. Lo scorso anno ha lavorato per quattro mesi. Massimo è solo e sa che resterà solo, sogna di trovare lavoro lontanissimo da casa sua e dal suo piccolo paese.

Credo francamente che le due situazioni di cui ho parlato siano un esempio lampante dei due versanti della paura di essere gay: quello soggettivo legato all’orientamento sessuale e quello sociale legato alle reazioni della gente alla omosessualità. In termini reali le situazioni esistono entrambe, ma le situazioni del primo tipo sono certamente meno numerose anche se più gravi. Grazie erox per il tuo suggerimento!

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=183&start=0

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