GAY MILITARI DI LEVA

Ricevo e pubblico

Sono nato nel marzo 1986, quindi a gennaio del 2004 ho ricevuto, ultimo fra gli ultimi, la terribile cartolina di chiamata alla visita di leva. Si ventilava della sospensione del servizio militare obbligatorio, ma ancora le cose erano nel vago. Avevo sperato fino all’ultimo momento di farla franca, ma la mia cartolina precetto mi convocava per la visita di leva all’inizio di agosto 2004. Dal 30 settembre 2004 le visite di leva sono state abolite. In buona sostanza io sarei stato negli ultimissimi contingenti in partenza per il servizio di leva obbligatorio prima dell’abolizione degli obblighi di leva. A scuola ero un anno avanti, giusto in tempo per non poter avere il rinvio per motivi di studio, avrei potuto iscrivermi all’università e l’avrei scampata col rinvio e invece i miei non ne hanno voluto sapere e li ho odiati per questo, ma in effetti questo fatto è stato la mia fortuna, anche se me ne sono reso conto dopo. Mio padre mi ripeteva sempre che nell’esercito mi avrebbero fatto diventare un uomo e diceva: “Chi non è buono per il re non è buono nemmeno per la regina!”, un vecchio modo di dire che chi non ha fatto il servizio militare non è buono nemmeno per il matrimonio. Io avevo il terrore del servizio militare, del nonnismo e di tutto quello che si leggeva allora su queste cose. Non potevo certo dire a mio padre di essere gay e che avrei potuto dichiaralo alla visita di leva proprio per non fare il militare, quindi per me non c’era scampo.

Io penso che tutti i ragazzi abbiano letto un po’ di storie porno sulla vista di leva, beh, vi assicuro che leggere della visita militare quando a doversi sottoporre a una cosa del genere sono gli altri può essere divertente, ma quando a dover passare un’esperienza simile sei tu la cosa ti fa venire proprio l’angoscia. Non era nemmeno per la cosa in sé, perché qualche visita sportiva l’avevo passata anche io e anche con situazioni un po’ imbarazzanti perché doversi abbassare gli slip davanti al dottore non piace a nessuno, ma la cosa che mi preoccupava non era nemmeno quella ma l’erezione, perché per un ragazzo gay, trovarsi in una situazione come quella, in condizioni di nudità o quasi davanti a tanti altri ragazzi e davanti ai dottori che potevano fare coi ragazzi quello che volevano con la scusa della visita medica (e qualcuno esagerava proprio) beh, fa un certo effetto e, volente o nolente, a vedere cose del genere all’erezione un ragazzo gay ci arriva eccome, solo che se ci arrivi in una situazione del genere non c’è solo l’imbarazzo ma il fatto che ti bollano proprio, cioè lì non puoi proprio perdere il controllo. Come si sarebbe svolta la cosa esattamente non lo sapevo proprio, era una paura comune a tutti gli altri ragazzi che dovevano fare la visita, ma io di ragazzi che l’avessero già passata non ne conoscevo. Quelli più grandi di me si divertivano a raccontarmi cose terribili, insomma, cose da film porno. L’ultima settimana ho fatto proprio gli esercizi ioga fino all’incredibile: controllare il respiro, la postura, stare in piedi su un piede solo, trattenere il respiro per lungo tempo, tirare indietro la pancia perché avevo letto che è una cosa che fa diminuire l’erezione, ecc. ecc..

Arriva il girono terribile, stavo male dalla mattina. Ci mandano in una sala d’attesa e, aspetta, aspetta, si fa quasi mezzogiorno, chiacchiero con gli altri, uno mi dice: “Ce n’è uno con la barba, se capiti con quello sei fregato! Quello è gay e ti rigira come un pedalino.” A un certo punto viene un sergente e ne chiama dieci e io tra quelli, ci fa entrare nello spogliatoio e ci dice di metterci in mutande e di poggiare tutto il resto sull’attaccapanni. Ci spogliamo. Ho il cuore che mi batte in modo violento, ci fanno entrare nella sala medica poi ci mandano a due a due davanti ai dottori, proprio di fonte a me capita un ragazzo biondo molto bello. Entrano due dottori, hanno la barba tutti e due, il dottore che viene dalla parte mia ha solo un pizzetto, il ragazzo che sta davanti a me lo rigirano come un pedalino e nudo proprio, e io lì davanti a vedere, quindi mi parte l’erezione e non riesco a trattenermi. Il mio dottore mi fa abbassare gli slip, si rende conto di quello mi sta succedendo, sente i testicoli per mezzo secondo, mi fa tirare su gli slip e mi manda via facendomi segno con gli occhi di andare via in fretta prima che l’altro dottore possa interessarsi a me, mentre il ragazzo biondo il medico suo lo umilia facendo perfino commenti ad alta voce.

Quando siamo usciti di là avevo un batticuore terribile, 120 e oltre, il biondo mi ha spiegato che il medico “finocchio” non era capitato a me ma a lui. Io ero assolutamente certo del contrario ma non potevo spiegargli il perché. Certo che se un medico è gay, fare il medico militare delle visite di leva deve essere il massimo, il medico che era capitato a me, però, non mi ha umiliato affatto e non ha approfittato della situazione e avrebbe potuto benissimo farlo mettendomi in un imbarazzo terribile, ma lui, secondo me, ha capito come stavano le cose, cioè che ero gay, e mi ha permesso di svicolare.

I giorni successivi ci sono stati i test psicologici, ma erano tutte cazzate. Alla fine: abile arruolato!

Il primo novembre mi mandano al corpo. C’era per la verità aria di disarmo, era l’ultimo contingente di leva. Arrivo, mi incorporano, poi la vestizione e poi al reparto. Il solito imbarazzo nelle docce (senza divisorio) ma siccome non c’erano orari fissi, a pranzo mangiavo pochissimo e facevo la doccia nel primo pomeriggio quando non c’era nessuno. Mi sarebbe piaciuto moltissimo farla in ora di punta, insieme con tanti altri ragazzi, ma la cosa era troppo pericolosa. Ogni tanto una puntata alle docce in ora di ressa ce la facevo, ma quello è tutto un altro discorso.

Nonnismo? Mah! Io non ne ho visto, ripeto, forse perché era l’ultimo contingente, anzi anche gli ufficiali ci trattavano in modo molto elastico. I primi mesi c’è stata una vera disciplina, poi si accontentavano che non facessimo disastri, è stata una cosa piuttosto blanda. Con gli altri ragazzi le cose si sono sciolte abbastanza rapidamente. Certo non potevo dire in giro di essere gay ma non mi sono mai sentito in difficoltà per il fatto che me ne stavo per i cavoli miei. Uno dei ragazzi si chiamava Bruno, era del Trentino ed era biondissimo, nonostante si chiamasse Bruno (ho un debole per i biondi!), io stavo sempre con lui, facevamo tutto insieme meno la doccia, era educato, non invadente, non pieno di sé, un bel ragazzo ma tranquillo. Insomma mi sono preso una bella cotta per Bruno, stagli vicino, sentilo parlare, stare con lui tanto tempo mi provocava proprio delle reazioni sessuali e certe volte ero in imbarazzo perché pensavo che se ne sarebbe accorto e difatti così è successo, mi ha sorriso e mi ha detto: “Ma che mi combini!” io sono diventato rosso come un peperone, ma tra noi non è cambiato niente, abbiamo continuato a passare tutto il tempo insieme, poi è uscito il discorso della visita di leva e gli ho raccontato quello che era successo a me, il che in pratica equivaleva a dirgli chiaro chiaro che ero gay, mano mano che si andava avanti nel discorso io temevo una reazione negativa e mi sentivo imbarazzatissimo, ma lui sorrideva divertito della storia, poi la cosa imprevista, mi guarda fisso negli occhi e mi dice: “Sapessi che è successo a me, sono proprio partito alla grande e il dottore mio, quello col pizzetto, mi ha detto di andarmene subito”. Quindi anche Bruno era gay! Abbiamo scherzato un po’ su tutte le storie della visita poi gli ho detto: “Ma lo sai che è bellissimo fare il militare!” Adesso voi vi potreste aspettare chissà che cosa, magari tanto sesso e invece no, è sopravvenuta una forma di imbranamento totale, sia da parte sua che da parte mia, io me lo sognavo tutte le notti e quando potevo, cioè quando c’era quel minimo di privacy, mi masturbavo pensando a lui e lui sicuramente faceva lo stesso, ma di questo non abbiamo mai parlato. Una volta abbiamo fatto un campo insieme, vicino Udine, stavamo in tenda insieme ma eravamo in otto e non si poteva avere nemmeno un po’ di intimità. Quando ci capitava di avere libera uscita andavamo sempre insieme, stessa pizzeria, stessa passeggiata. Ci sedevamo sulla panchine e parlavano per ore, mi raccontava tutte le sue fantasticherie, anche cose sessuali ma poco, poi gli ho chiesto se aveva un ragazzo nella vita civile e mi ha detto di no, io gli ho detto che anch’io non avevo un ragazzo, ma anche dopo queste ammissioni non è successo nulla. Un giorno gli ho proprio detto che mi ero innamorato di lui e mi ha detto: “Anch’io sono innamorato di te, ma non me ma sento di cominciare una storia che tanto non più durare.” Mi ha proprio fatto capire che mi desiderava ma lo diceva solo con le parole, nessun gesto, neppure minimo, nemmeno una carezza, andavamo deliberatamente alla docce in momenti diversi della giornata, ma ci desideravamo. Era convinto che siccome abitavano a 400 km di distanza non avremmo mai potuto costruire una cosa seria insieme, ma io per stare con lui di chilometri ne avrei fatti anche mille. Ho provato a insistere, si vedeva che era tentatissimo e stava combattendo contro se stesso per trattenersi, era ansioso, capivo che stava elaborando la sua scelta, che in fondo tentava di resistere a se stesso ma avrebbe voluto cedere. Giorno dopo giorno vedevo cadere le sue difese e speravo che il giorno appresso mi avrebbe detto di sì, poi mi sono scoraggiato e non ho insistito più nel dire che volevo fare sesso con lui, a malincuore sono tonato a discorsi più generici, cioè senza sesso, all’inizio sembrava molto sollevato dalla mia decisione di abbassare i toni, poi dopo due giorni, viene da me la mattina e mi dice: “Quando vai alle docce?” Io mi illumino di un sorriso a 34 denti e gli dico: “Alle due e mezza, che non c’è proprio nessuno!” Mi risponde: “Vengo pure io, però guarda facciamo solo la doccia!” Stavamo nel piazzale e c’era gente intorno e quindi non lo potevo abbracciare e non potevo nemmeno mettermi a strillare per la felicità perché mi avrebbero preso per pazzo, ho solo fatto il gesto con la bocca di mandargli un bacetto e mi ha detto: “Ricordati che hai promesso, solo la doccia!”

Beh, siamo arrivati tutti e due alle docce con un quarto d’ora di anticipo. Io mi aspettavo che la cosa si sarebbe facilmente trasformata in un contatto sessuale molto forte e diretto, ma non è successo niente di tutto questo. Mi ha detto che era molto imbarazzato e che non se la sentiva, gli ho risposto che potevo capirlo e che non l’avrei presa male. Ha esitato un po’, poi mi ha detto: “Però a distanza e insieme, capito?” e si è allontanato da me di parecchi metri, si è messo proprio dall’altra parte dello spogliatoio. Ci siamo spogliati insieme e ce ne siamo andati nella sala docce non solo senza toccarci ma stando proprio lontani, però potevo vederlo nudo e non era una cosa casuale, stava lì per me e d’altra parte anche io stavo lì per lui. Il tutto è durato al massimo tre minuti, penso i tre minuti più intensi della mia vita, poi mi ha detto: “Adesso basta!” Siamo tornati nello spogliatoio e ci siamo rivestiti. È stata un’esperienza da brivido. Una volta rivestiti, abbiamo messo la testa sotto il getto di acqua gelata perché altrimenti non eravamo certo in condizione di uscire dal locale docce e di andare in giro per la caserma.

Nei gironi successivi il rito della doccia alle due e mezza è diventato la regola, lui era meno imbarazzato e anche io ma non ci siamo mai toccati per circa due mesi, poi siamo stati congedati e quando ci hanno dato il foglio di congedo e ci hanno detto che potevano andare via perché era finito tutto, beh, mi è preso proprio lo sconforto, mi sentivo agitato, stavo proprio male perché lasciare Bruno mi sembrava una cosa atroce. Lui se n’è accorto e mi ha detto: “Tu pensi che possa funzionare?” Gli ho risposto di sì come un disperato. Siamo andati via dalla caserma e abbiamo cominciato a parlare come una coppia, ormai era evidente che non ci saremmo più lasciati, che avremmo lottato contro tutto e contro tutti per vivere la nostra vita. Era il primo novembre 2005. Ormai stiamo insieme da due anni e mezzo e spero di invecchiare con Bruno al mio fianco.

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se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=19&start=0

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