I GAY E LA LEGGE

Oggi è una domenica elettorale, quando questo materiale sarà pubblicato le elezioni saranno passate, quello che scriverò ora non ha nulla che vedere con le logiche di partito o di potere ma è semplicemente una riflessione sulla civiltà/inciviltà del mondo in cui siamo chiamati a vivere. La legge, in Italia, non discrimina i gay, siamo coperti da norme di livello costituzionale. Ma la legge, se non ammette la “discriminazione attiva” tollera comunque altre forme di discriminazione in quanto non riconosce le unioni omosessuali e meno che mai le parifica al matrimonio, e qui la costituzione dimostra un netto favore per le coppie eterosessuali. L’assenza di discriminazioni “legali” dei gay (in un mondo in cui le discriminazioni di fatto sono numerosissime) non ha nulla a che vedere con la reale parità di diritti. In Italia i gay vivono sì in assenza di discriminazioni legali ma sono cittadini che godono di una sfera di diritti limitata. Questa situazione deriva da una pluralità di cause, prima fra tutte l’idea ancora molto diffusa secondo la quale, prescindendo del tutto dal fatto che un comportamento sia o meno lesivo dei diritti altrui, la legge pur non perseguendolo possa applicargli legittimamente condizioni di sfavore, non trattandolo alla stregua di altri comportamenti. In questo senso le limitazioni di libertà o le condizioni di sfavore non si giustificano sulla base della tutela del diritto dell’altro, ma sono costruite surrettiziamente su valutazioni di carattere morale, peraltro molto discutibili perché sostanzialmente limitative dei diritti fondamentali della persona e sulla base del comune sentire della maggioranza della popolazione. In sostanza le valutazioni morali di una maggioranza incidono in questo modo “legalmente” su diritti sostanziali di minoranze che restano del tutto compressi e privi di riconoscimento.
Insisto nel dire che l’unica legittima limitazione che la legge può e deve imporre alla sfera di libertà del singolo è quella che trova la sua ragione nella tutela del diritto altrui. Esistono purtroppo sistemi giuridici che nulla hanno a che vedere con il rispetto della libertà individuale e che in sostanza non si propongono come obiettivo la tutela del supremo valore della libertà ma l’imposizione di un sistema ideologico precostituito, anche a costo della riduzione o dell’oppressione totale dei diritti fondamentali di libertà.
I gay, nel rivendicare anche in Italia una sostanziale parità di diritti, come avviene nei paesi più civili del mondo, chiedono che lo stato svolga il suo compito di garante della libertà e della parità dei cittadini, non solo vietando le discriminazioni esplicite ma dando piena legittimazione alle unioni omosessuali che sono una realtà sociale rilevante e che meritano una seria tutela legale perché sono realtà sostanziali del vivere sociale che non sono minimamente lesive del diritto altrui.
Solo in uno stato giuridicamente arretrato può essere tollerato che il compagno di un gay ricoverato in ospedale non possa nemmeno ricevere informazioni sulla salute del suo compagno non essendo legalmente un congiunto, mentre alle famiglie che di fatto hanno abbandonato i figli non solo è riconosciuto questo diritto ma anche quello di ereditare in assenza di testamento l’intero patrimonio del loro congiunto. Tutto questo non è solo ingiusto ma profondamente incivile. E’ il regno della forma sulla sostanza, del pregiudizio sul giudizio oggettivo e informato.

Se volete, potete partecipare alla discussione sul tema aperta sul forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=27213671

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