NORMALITA’ GAY E PAURA DI ESSERE GAY

Scrivo questo post perché una mail ricevuta questa sera mi ha indotto a riflettere sulla centralità di un argomento, cioè la paura di essere gay. Mi ha scritto un ragazzo che dice di avere compiuto da poco 16 anni e di non sapere nulla del mondo gay, dice di provare sensazioni che crede possano significare che è gay. Descrive queste sensazioni in modo molto chiaro e lui stesso giunge alla soluzione “Io penso proprio di essere gay”, ma aggiunge subito dopo: “però ho paura di essere gay”. In questa mail “avere paura di essere gay” non significa avere dubbi, perché il mio giovanissimo lettore non ne ha e probabilmente ha ragione a non averne, “avere paura di essere gay” significa letteralmente temere che stia per cominciare qualcosa di terribile e di incontrollabile. E’ a questo concetto di “paura di essere gay” da parte di chi gay comunque ci si sente realmente che voglio dedicare questa discussione.

Intanto, il fatto che un ragazzo di 16 anni non sappia in concreto che cosa significa essere gay sembra indicare delle carenze e delle chiusure educative di base. Nessuna informazione seria sembra essere filtrata a questo ragazzo circa la vita vera dei gay, lui stesso confessa chiaramente di “non saperne nulla”, però questo ragazzo in realtà non è affatto disorientato. A 16 anni usa internet, a quanto lui stesso dice, ha visitato siti definiti “gay” di tutti i tipi, è arrivato a Progetto Gay, ha letto ampiamente i blog e il forum e ha addirittura trovato il coraggio per scrivere a me, cosa che per un ragazzo di 16 anni è assolutamente eccezionale (l’età media dei ragazzi che frequentano Progetto Gay è tra i 25 e i 26 anni). Questo ragazzo, dunque, ha le idee molto chiare sul “che fare” per capire che cos’è la vita vera dei gay. A quanto lascia intendere, mi scrive non per avere informazioni che può avere in quantità tramite i blog e il forum, ma per rendersi conto di come ci si trova in un ambiente come questo, che però, come lui stesso riconosce, è un ambiente molto particolare. Io sintetizzerei la risposta alla domanda “che cosa cerca da me questo ragazzo?” in una espressione brevissima: “cerca una conferma della normalità dell’essere gay”. A questo ragazzo e a tutti i ragazzi che potranno capitare casualmente su Progetto Gay in cerca di normalità, io dedico questo post.

In primo luogo, essere gay non è un atto di ribellione a nulla e a nessuno ma è solo la manifestazione di una identità personale. Grandi istituzioni come Chiesa Cattolica condannano l’omosessualità e tendono a farla apparire come non normale. Sarebbe facile avviare una polemica contro questi atteggiamenti e sciorinare argomenti e testimonianze ma tutto questo accentuerebbe l’idea di gay come non normale, di gay contro qualcosa. La linea di Progetto Gay non è quella della polemica ma quella della presentazione della normalità dell’essere gay. Normalità che non è un dogma ma si avverte direttamente dalla osservazione della realtà nel suo aspetto quotidiano. Progetto Gay non fa discorsi ideologici ma racconta frammenti di vita gay a chi vuole ascoltarli.

Spesso i gay si nascondo, questo è un fatto, i gay pubblicamente dichiarati sono una percentuale minima, molti di dichiarano ad un ristrettissimo numero di amici dei quali si fidano, e molti sono ancora oggi quelli che non si dichiarano a nessuno. La vita gay non si manifesta alla luce del sole non perché o gay abbiano qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi ma perché l’ignoranza e il preconcetto nei confronti dei gay è tale da indirli a un comportamento estremamente prudente. Chi, anche tra gli etero, conosce la vita dei gay da vicino non la considera affatto anormale. Le amicizie serie tra ragazzi gay ed etero sono ormai una cosa piuttosto comune e non perché ci sia “tolleranza” che è una parola che rimarca la non normalità, ma perché l’essere gay è considerato da moltissimi etero assolutamente normale. Spesso questi etero non possono neppure manifestare all’esterno questa loro convinzione nel timore di essere presi per gay e di dover incappare anche loro nelle maglie della omofobia.

I ragazzi gay son ragazzi come tutti gli altri, né migliori né peggiori, tra loro ci sono persone eccellenti e persone inaffidabili esattamente come tra gli etero. Le dinamiche della vita affettiva gay sono del tutto analoghe alle dinamiche della vita affettiva etero, con in più le complicazioni dovute al fatto che i gay non sono distinguibili dal resto della popolazione e che quindi per un ragazzo gay costruire un rapporto affettivo con un altro ragazzo gay è decisamente più problematico, ma con la diminuzione dei livelli di ignoranza e di pregiudizio i gay, specialmente quelli giovani, riescono oggi a prendere contatto tra loro senza eccessive difficoltà.

Molte complicazioni della vita gay non sono imputabili ai gay ma alla mancata parificazione delle unioni gay al matrimonio, che ha portato a problemi di vario tipo. Chiedere che le unioni gay siano in tutto parificate al matrimonio non è una fantasia peregrina ma un’esigenza sociale di giustizia che finirà per prevalere anche in Italia così come accade in altre parti del mondo.

Non è affatto vero che i gay non si realizzano. Ho visto più volte ragazzi gay felici della loro vita di coppia e ho visto matrimoni eterosessuali fallire nonostante la presenza di figli.

Di regola i gay non fanno stranezze, non hanno comportamenti diversi da quelli degli altri ragazzi, non sono effeminati, tanto è vero che non si riesce nemmeno a riconoscerli.

La vita normale dei ragazzi gay e fatta di studio, di lavoro, di affettività e di sessualità come la vita di tutti gli altri ragazzi.

L’essere gay non ha nulla a che vedere col male che è la sofferenza imposta ad un’altra persona. E’ invece un male la limitazione di fatto della libertà dei gay perché crea sofferenza del tutto immotivata. La paura dell’essere gay deriva solo dall’ignoranza e dal pregiudizio.


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Se volete, potete partecipare alla discussione sul tema aperta nel Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26441737

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