ANDY ROMANZO GAY 8/1

Dedico con affetto questo post a Francesco che mi ha sempre incoraggiato ad andare avanti nella pubblicazione di ANDY ROMANZO GAY.
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Col trascorrere dei giorni Andy aveva cominciato a considerare la piccionaia come casa sua, nei confronti di Marco i conflitti erano divenuti piuttosto rari e in genere sia l’uno che l’altro cercavano di cedere per primi e di non creare motivi di attrito. Andy superò anche le ritrosie iniziali nei confronti di Rocco e Rosa e nel parlare con Marco cominciò a chiamarli papà e mamma, questo inizialmente aveva il significato di papà e mamma di Marco ma poi l’espressione divenne più ambigua e Andy cominciò ad adoperarla anche in riferimento a sé, anche se con Rocco e Rosa non fece mai cenno di questo fatto e a maggior ragione lo stesso fece Marco, ma Andy cominciò anche a frequentare Rocco e Rosa in modo sistematico, quasi sempre, almeno all’inizio, insieme con Marco, poi andò a trovarli anche da solo, prima in occasione di qualche necessità come ritirare le cose cucinate da Rosa o portare a Rocco qualche oggetto che era stato lasciato alla piccionaia ma poi anche senza un motivo contingente, se passava di lì suonava e saliva, era accolto con molto calore e cominciava a trovarsi a suo agio, rimaneva stupito del fatto che lo accogliessero proprio come un figlio, non erano invadenti, gli dicevano solo cose belle, lo subissavano di pasticcini e di cioccolatini, se ne andava sempre carico di bottiglie di vino, di barattoli di melanzane e di cose cucinate per la settimana, Marco vedeva tutto questo e cercava di favorire la felicità di Andy, gli lasciava quasi il posto di figlio, a casa di Rocco ormai Andy parlava liberamente, si sfogava un po’ come era abituato a fare con Marco, Rocco lo stava a sentire come un oracolo e Andy cercava di dimostrasi saggio. Un pomeriggio Marco era dovuto andare da dei parenti in un paese in provincia di Roma, Andy era uscito con Rocco per andare con lui a fare la spesa a un supermercato che chiudeva alle nove, era sera e in una stradetta buia tre uomini stavano picchiando malamente un ragazzo nero, i picchiatori erano in tre contro uno, quando Rocco e Andy li videro ebbero un attimo di perplessità poi Andy si avventò su di loro, Rocco era più esitante ma si buttò anche lui appresso a Andy, la zuffa si fece furibonda, Andy sembrava un leone, picchiava come una furia a calci e a pugni, poi trovò una spranga per terra e tornò a picchiare, Rocco era piccolino di statura ma resistentissimo, beccava pugni ma non cadeva per terra, il nero, per il soccorso insperato, si rianimò e cominciò a cambiare il risultato della partita, Andy sembrava dominato da una furia irrefrenabile, picchiava in modo violento, i tre se ne resero conto, si guardarono in faccia per un attimo e tentarono di scappare a piedi, Andy ne bloccò uno e lo tenne a terra lasciando la spranga, gli altri due gli si avventarono addosso, liberarono il loro compare e cominciarono in tre a caricare Andy di pugni e di calci, Sulle prime Andy riuscì a difendersi ma non sarebbe durata a lungo, il nero era a terra e non sembrava in buone condizioni, Rocco raccolse la spranga e si avventò urlando sui tre che quando lo videro mollarono Andy per terra e se la diedero a gambe, nel frattempo il nero si rialzò e si allontanò in direzione opposta. Andy avrebbe voluto parlare col nero ma non ci riuscì perché anche quello era già lontano, lo sentì solo strillare grazie! in un italiano molto approssimativo. Andy e Rocco erano ammaccati e non poco, Rocco si era seduto sul marciapiede era un po’ affannato e non ce la faceva a rimettersi in piedi, Andy aveva un labbro pesto e una mano malamente graffiata perché era scivolato di peso sull’asfalto, si rialzò, fece qualche movimento per accertarsi che non ci fosse nulla di rotto, poi aiutò Rocco a tirarsi su, erano sudatissimi, avevano i vestiti sporchi e strappati, si guardarono in faccia, tra loro qualche cosa era cambiato, tornarono a casa da Rosa, senza la spesa, Rocco era a pezzi, ad ogni movimento sentiva forti dolori ma riusciva a muoversi, e aveva l’impressione che non ci fosse nulla di rotto, aveva passato un momento brutto ma era estasiato, Andy per lui era diventato come un dio, si commuoveva a guardarlo e gli veniva da piangere, Andy era forte e era buono.
– Andy, tu si’ ‘nu bravo guaglione, ci sai proprio fare, uno che sta co’ te sta sicuro, mi sembravi com’a Carnera, gliele abbiamo date a quei delinquenti, a me mi piacciono quelli che menano le mani quando si devono menare le mani.
Nel dire così dava pacche sulle spalle ad Andy e cercava di dimostrargli tutta la sua ammirazione, poi glielo disse nel modo più esplicito.
– Marco è stato fortunato a trova’ ‘nu guaglione comm’a te.
Andy rispose con un gesto per lui assolutamente inconsueto, mise un braccio sulla spalla di Rocco.
– Oggi mi sei piaciuto troppo, ti sei buttato come un leone, se non ci fossi stato tu quelli mi avrebbero fatto la pelle.
– Ma quale leone, come un povero vecchio.
– No, come uno che si butta quando mi butto io e mi difende con le unghie e con i denti, come fa un papà, e ti volevo pure dire che quando parlo di te con Marco ti chiamo papà, la cosa potrebbe significare che sei il papà di Marco ma per me significa anche qualche cosa di più, io ti consideravo già un papà, ma adesso ti ci chiamerò proprio, adesso mi viene spontaneo.
– Andy, ma tu mi stai facendo il regalo più bello del mondo, pure io quando parliamo di voi con Rosa dico “questi figli nostri”, e Rosa mi dice sempre che ti devo preparare il pacchettino di cose buone perché quello ti fa sempre piacere.
A casa Rosa li vide stracciati e pesti.
– Madonna mia e che è successo? Gesù benedetto, che avete fatto?
– Niente, niente, statti zitta, non è successo niente.
– Ma quale niente, tutto sporco di sangue, Andy con la faccia pesta e tu col sangue dal naso, venite che vi devo medicare, ma vi siete fatti molto male? Ma avete avuto un incidente?
– No, guarda, Andy ha visto che tre delinquenti stavano pestando un ragazzo nero e s’è messo in mezzo e poi mi sono messo in mezzo pure io, ne abbiamo prese tante ma ne abbiamo pure date tante, il ragazzo poi ha detto grazie, grazie e se ne è scappato pure lui, dopo che i tre se ne erano scappati prima.
– E chi erano? E perché stavano picchiando a quell’altro? No, io le voglio sapere queste cose che quella è mala gente, si mettono in tre contro uno ma Gesù Cristo gliel’ha da fa scontà sta cattiveria. Andy, e tu ti sei fatto male? Figlio mio come ti sei ridotto, hai fatto bene e questo è sacrosanto, ma mo’ mi fai preoccupa’, stai bene? Vulimmo chiamà o dottore?
– No, mamma, lascia perdere.
Rosa fu presa in contropiede.
– Come hai detto?
– Ho detto mamma, hai capito bene.
– Bello mio, bello di mamma sua, ma chi me la dovesse dire a me ‘na giornata comm’ a chista, bello, bello mio, aspetta che ti voglio abbracciare…
Lo abbracciò e lo tenne strettissimo, poi se lo portò in cucina e gli preparò subito un caffè.
– Ti vuoi lavare, ti vuoi sistemare, vuoi un vestito pulito di Rocco? Però mi sa che non ti entrerebbe, lui è tanto buono ma è piccolino. Comunque fa’ tu, è che mamma sta qua, ‘o vulimmo chiamà a Marco? Viene qua e ceniamo tutti assieme, chissà se è ancora per strada… sì, sì, sì, sì.
Lo chiamarono al telefonino, prima parlò Andy.
– Ciao Marco, ti volevo dire che non ho potuto fare la spesa e che se vuoi possiamo mangiare dai tuoi.
– Poi Rosa gli tolse il telefono di mano.
– Marco, guarda che ti aspettiamo … dobbiamo festeggiare.
– Ma scusa, ma che è successo?
– Niente, niente, ma cose buone, vieni presto ché ti stiamo aspettando, e non perdere tempo, hai capito. Ciao, ciao.
– Io sto per la strada, ma sto quasi a Roma.
– Vieni qui, Marco, ti aspettiamo! Ciao, ciao.
Quando si fu ripulito e medicato Rocco tornò a parlare con Andy.
– Pensa che quando Marco ci ha detto che si era innamorato di un ragazzo noi pensavamo chissà che cosa, pensavamo che non lo avremmo rivisto più e poi tante altre cose strane, sai avevamo le idee un po’ confuse, lui non ci ha spiegato niente, ha detto solo che avremmo capito ma solo dopo averti conosciuto, proprio così, anzi ha detto: ve lo devo fare conoscere, allora capirete. Adesso abbiamo capito, Marco non se ne è andato, lo sentiamo, lo vediamo e poi abbiamo trovato a te e chi ce lo diceva a noi che dovevamo vedere crescere la famiglia, abbiamo trovato un leone e poi quando t’ho visto che ti buttavi su quei delinquenti mi sono sentito orgoglioso di avere un figlio così, uno coraggioso e uno che sta dalla parte dei disgraziati. Mo’ che viene Marco ‘a famiglia nuosta è tutta intera. Lo vuoi un pochetto di vino con due sottaceti? … Facciamo un antipasto, vieni vieni, si portò Andy in cucina, prepararono i piatti con i sottaceti, un po’ di prosciutto e un po’ di salame, Rocco apriva i barattoli e faceva assaggiare ad Andy il primo pezzettino.
– E buono?
– Mm!
Prepararono insieme la tavola, poi si sedettero sul divano, uno a fianco all’altro, Andy passò il braccio sulla spalla di Rocco.
– Che papà che c’ho io, quando Marco mi parlava di te e di Rosa credevo che dicesse così per dire perché non pensavo che potessero esistere cose del genere, m’ha detto della tua reazione quando ti ha detto che si era innamorato di me.
– Ah, sì, quella della guagliona e d’o guaglione masculo.
– Sì quella.
– All’inizio non è stata così semplice, con Rosa abbiamo parlato molto, poi essa m’ha detto: è ‘o figlio nuosto e nui aimmo ‘a sta’ co isso, ‘a mamma è mamma, sempre. E io ho detto che pure ‘o padre è padre, sempre. Ma noi l’avevamo visto subito che Marco era felice, proprio una cosa eccezionale, non l’avevamo visto mai accussì. E mo’ simmo felici pure noi.
Quando Marco arrivò vide Andy pesto e non capì che cosa fosse successo, glielo raccontarono.
– Ma che cosa dobbiamo festeggiare? Il fatto che siete stati picchiati?
– No, Marco, non siamo stati picchiati, io stavo per essere picchiato e di brutto ma papà s’è buttato e m’ha difeso a costo di farsi spaccare la faccia.
Marco colse quel “papà” inaspettato, poco dopo Andy continuò.
– Quando siamo tornati a casa mamma s’è preoccupata tantissimo, ma poi s’è tranquillizzata.
Marco capì.
– Ho capito che cosa c’è da festeggiare, però Andy è pure mio, io lo so che vi piace tanto però, … comunque ve lo presto.
Mentre Rocco e Rosa finivano di preparare la tavola, Marco e Andy si sedettero vicini sul divano in un atteggiamento rilassato, non troppo libero, data la situazione, ma sostanzialmente col comportamento di due che si amano. La cena fu un momento straordinario, Marco vedeva il suo Andy felice e glielo disse.
– Andy, sai una cosa, io ti volevo fare felice ma credo che da solo non ci sarei riuscito, ci mancava qualche cosa che io non ti potevo dare e adesso mi pare che tu l’abbia trovata.
– Per chi non ha mai avuto una famiglia sentirsi come mi sento io adesso significa rinascere.
La cena fu meno importante del solito, Rosa non se l’aspettava, preparò in fretta un risotto coi piselli e fece cuocere dei pezzi di merluzzo surgelato, per contorno preparò delle patate lesse con un po’ di insalata e vi aggiunse le melanzane sotto olio, una fetta di prosciutto e i carciofini, l’insieme risultò gradevole anche se non molto elaborato. Andy era straordinariamente sciolto, si comportava in modo imprevedibilmente libero, scherzava con Marco in modo disinvolto, rispondeva a Rocco battuta su battuta, anche se per la verità Rocco ormai aveva quasi divinizzato Andy e non faceva che ripetere a Marco che aveva trovato un ragazzo speciale, che se lo doveva tenere da conto, ecc. ecc.. Andy continuò per tutta la sera a chiamare Rocco e Rosa papà e mamma, lo faceva in modo molto naturale e questo fatto rendeva la presenza di Andy quasi magica, Marco lo vedeva scherzare, ridere con estrema libertà, … era stato adottato a tutti gli effetti e si sentiva a tutti gli effetti un figlio, ma questo suo senso di liberazione scatenava in Andy altri desideri, lo portava a vedere la sua nuova famiglia come una protezione per poter vivere finalmente con Marco la sua sessualità in un modo più scoperto, voleva che l’accettazione della sua sessualità da parte di Rocco e di Rosa non fosse solo sottintesa ma divenisse esplicita, questo pensiero prendeva via via forma e Andy andava definendo sempre meglio la dimensione concreta delle sue aspettative, in fondo era certo che Rocco e Rosa avevano accettato non solo l’Andy eroe, ma anche la sessualità di Andy, come avevano accettato prima quella di Marco. Andy si sentiva così libero che si arrischiò a fare qualche riferimento di natura sessuale che fece rabbrividire Marco. Erano ormai alla fine della cena e Rocco aveva accennato al fatto che era tardi e che avrebbero fatto bene a tornare a casa loro senza perdere troppo tempo, Andy non si trattenne dal dire la sua.
– Sì, io non vedo l’ora di arrivare a casa… va be’, va’… Marco lo sa perché! (e fece la faccia furbetta)
Marco lasciò correre l’argomento, ma si percepì un attimo di tensione, Andy proseguì per la sua strada.
– Marco fa finta di niente ma lui lo sa…
Marco si sentì in imbarazzo, Rocco fu costretto a intervenire suo malgrado.
– Sai, Andy, Marco è un po’ riservato…
– Sì, ma io lo voglio dire che gli voglio bene, Marco non se la sente ma io lo voglio dire, di voi non mi vergogno, voi lo sapete chi sono e che cosa penso…
Marco era imbarazzato e terrorizzato, pensava che i discorsi di Andy avrebbero trasformato l’epica di Andy-eroe nella farsa di Andy che non si controlla, avrebbe voluto zittirlo ma sapeva che non poteva fare nulla per farlo tacere, ormai Andy era partito in quarta e continuava nella sua direzione senza freni.
– … Insomma voi mi volete bene e questo per me è importantissimo però voi lo dovete sapere che io voglio bene a Marco, io di questo non mi devo vergognare, è la verità, per me è una cosa bellissima.
– Lo sappiamo Andy, lo sappiamo… e lo sa pure Marco che gli vuoi bene.
– Però aspetta, Rocco… papà, io ci tengo a dirlo a voi, anche se lo sapete già, però ci tengo, io voglio bene a Marco nel senso che ne sono innamorato, è questo, se questo non lo dico chiaro mi sembra di giocare sull’equivoco.
Marco era sconvolto ma anche estasiato.
– Andy, noi lo sappiamo, lo sappiamo benissimo.
– Sì però che sono innamorato di Marco, che lo desidero sessualmente, io a voi lo posso dire, è vero, per me è una cosa importantissima, io lo devo dire, se no il discorso non ha senso.
Rocco lo interruppe.
– Andy… scusa, adesso te la devo chiedere io una cosa: ma tu pensavi che noi non l’avessimo capito?
– No, però pensavo che tu, in particolare stasera, per quello che è successo, stessi mitizzando un po’ troppo.
– Andy, non ho capito… ma che c’entra? … Noi siamo vecchi e va bene ma non siamo mica stupidi, io e Rosa di voi parliamo tutti i giorni per ore, per noi siete la cosa più importante che c’è… certo che l’abbiamo capito, che voi fate l’amore non l’abbiamo capito? … Era una cosa ovvia… scusa… io ti voglio chiedere una cosa, ma tu pensi che io e Rosa non facciamo l’amore?
– Be’, non lo so…
– Andy, bello mio, ma che tu pensi che noi viviamo sulla luna? Le nostre cosette le facciamo, mica ci vergogniamo a dirlo… perché tu adesso mi vuoi bene meno di prima? Andy io lo so che tu vuoi bene a Marco con tutto quello che questo comporta, il fatto che tu ci dici cose del genere significa molto e ne sono contento, vuol dire che hai fiducia e questo ti fa onore però tu non devi avere complessi… hai capito Andy! Tu non ti devi comportare come uno che sta rubando la marmellata, tu non hai bisogno di nessuna autorizzazione e di nessuna approvazione, quando hai l’approvazione di Marco tu stai a posto e lui sta a posto quando sta bene a te. Mo’ mi devi stare a ascoltare, tu sei un ragazzo buono, ma proprio come si deve, ma tu sei anche un uomo che ha fatto le sue scelte, la tua sicurezza la devi trovare dentro di te… tu non devi avere bisogno di nessuno! Andy! Tu mi devi fare un piacere, non te la prendere a male, ma tu devi essere un uomo che sa quello che fa, noi ti appoggeremo sempre, non è mica il sesso che ci condiziona, se tu fossi un poco di buono a casa nostra non ti ci avremmo fatto mettere piede, tu magari te ne potevi stare benissimo con Marco ma a noi non ci avresti né visti né sentiti, noi ti vogliamo bene come sei… hai capito Andy! Tu non ti devi giustificare di niente! Tu devi avere una dignità! Non sei più un ragazzino… tu sei un uomo e un uomo sa quello che vuole, sceglie e si prende le sue responsabilità… Io ho faticato tanto per mettere in testa a Marco che la vita è una cosa seria e non è stata fatica sprecata perché si è innamorato di te, noi non abbiamo paura della parole…, mi ha portato a casa Andy e credo che non potesse trovare meglio di così… Andy, qua tu sei stato un raggio di sole e non solo per Marco, adesso tu sei della nostra famiglia e ti vogliamo bene come un figlio ma tu sei soprattutto di Marco, perché la felicità di Marco dipende da te.
– Rocco… papà… ma ti ha dato fastidio quello che ho detto?
– No, no, mi fa tenerezza però una cosa te la devo dire, Andy, tu non devi abbassare la testa davanti a nessuno, mai, noi siamo qua per Marco e per te, tu la nostra approvazione ce l’hai totale, ma non ne hai bisogno, con noi puoi parlare di tutto ma non hai alcun dovere di dirci quello che fai, se lo fai è un tuo atto di generosità, il problema non lo devi mai avere nei nostri confronti ma nei confronti di Marco sì! Lui non è abituato a questi livelli di libertà e lo puoi mettere in difficoltà, prima di fare qualunque cosa devi pensare a lui e a quello che può provare lui.
– Scusami, Marco, non ci ho pensato, ma non l’ho fatto per metterti in difficoltà.
– Ma lo so benissimo…
Andy si alzò, si avvicinò a Marco, gli prese la mano e la baciò, poi se la passò sul viso.
– Io lo voglio fare, non voglio chiedere nessun permesso perché al mio Cucciolo può fare piacere.
Marco lo abbracciò.
Rosa andò a prendere il gelato, tre gelati erano di crema e cioccolato, uno di fragola e limone.
– Mannaggia, ve ne siete ricordati!
– E be’, ci mancherebbe!
Dopo il gelato Andy si sedette sul divano, si tolse le scarpe e si rannicchiò sul cuscino, poi ci ripensò.
– Posso? O vi crea problemi se sto senza scarpe, sto più libero…
– Andy, qui non devi chiedere permessi, qui sei a casa tua e puoi fare quello che ti pare.
Andy batté una mano sul cuscino vicino al suo per invitare Marco a sedersi vicino a lui, Marco ebbe un momento di esitazione.
– Dai, vieni, siediti qui, non ti salto mica addosso.
Marco andò a sedersi vicino a Andy che piano piano finì per appoggiarsi a lui. Rosa si presentò con dei bicchierini di porto, li consumarono tranquillamente, poi Andy finì per addormentarsi sul divano. Rosa lo guardò con un senso di tenerezza.
– Ma guarda là, s’è addormentato!
– E sì, succede più di qualche volta che si addormenti sul divano.
– Ma mo’ come fate… Marco, perché non restate qua? Possiamo mettere una brandina in camera tua, eh? Che ne dici?
– Mi sa che è l’unica soluzione…
– Rocco sistemò la branda in pochi minuti e fece cenno a Marco che potevano andare. Marco avrebbe preso in braccio il suo Birillo ma preferì svegliarlo.
– Andy! Sveglia! E’ ora di andare a dormire!
Andy quasi in trance si alzò, augurò la buona notte a Rocco e a Rosa, andò un attimo in bagno e poi Marco lo potrò con sé in camera, Andy non voleva dormire nel letto di Marco ma Marco fu deciso, lo aiutò a spogliarsi e lo mise a letto, poi accostò il più possibile la brandina al letto e si coricò. Dopo un sonnacchioso:
– Notte Cucciolo!
Marco rispose con un più lucido:
– Notte Birillo
E si addormentarono tenendosi per mano.
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