ANDY ROMANZO GAY 7/4

Dedico questo post a Fabio, che mi ha lasciato un graditissimo commento sull’indice di Andy Romanzo Gay, spingendomi a proseguirne la pubblicazione. Vorrei rassicurarlo… il romanzo contiene 30 capitoli.
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Marco si mise a sedere sul divano e Andy si sdraiò poggiando la testa sulle sue ginocchia, Marco lo coprì con una copertina leggera, poi Andy si voltò verso di lui, gli si leggeva in faccia il senso della beatitudine e dell’abbandono totale, sembrava non avere nessuna preoccupazione, Marco cominciò ad accarezzarlo, lo avrebbe coccolato nel modo più tenero, ma avrebbe lasciato a Andy l’eventuale scelta di un contatto sessuale, in quel momento Marco voleva essere proprio rassicurante, voleva che Andy sentisse che in lui aveva trovato uno che gli voleva bene, che tutto avrebbe subordinato all’idea di renderlo felice, Andy non solo non pensò ma si addormentò, Marco si sentì invadere da una tenerezza infinita, stringeva tra le braccia il suo Andy addormentato, era per lui come una madre, come un nido, lo vedeva respirare tranquillo, in modo regolare, di tanto in tanto gli accarezzava il volto o gli allontanava i capelli dagli occhi con un gesto leggerissimo, Andy non si svegliava, gli passò una mano dietro la spalle e lo strinse a sé ancora di più ma Andy non si svegliò nemmeno così, Marco non si mosse per tutto il tardo pomeriggio, lo tenne così sulle ginocchia, come avrebbe tenuto un figlio, aveva il cellulare sul tavolino, lo spense per non turbare quella visione paradisiaca. Andy si svegliò solo quando era ormai buio, aveva dormito, veramente dormito e molto, aveva gli occhi riposati di chi si alza da un sonno ristoratore e sorrideva a Marco che lo stringeva a sé.
– Marco…. Marco… ho sognato che stavamo insieme a letto, ma non adesso, quando eravamo piccoli, io stavo bene solo con te, tu eri mio fratello e insieme facevamo dei dispetti terribili a mio padre e lui ti picchiava ma non ti poteva fare niente perché tu avevi una forza sovrumana e lo respingevi, allora se la voleva prendere con me, ma tu ti mettevi in mezzo e mi difendevi, poi io ti dicevo che avevo già preparato la valigia e che potevamo scappare insieme, allora tu facevi il gesto che si doveva partire subito e andavamo via insieme, poi è venuto uno che ti voleva sparare perché ci voleva riportare a casa e io mi sono messo in mezzo e ha sparato me e sono caduto per terra stavo per morire ma ero contentissimo perché ti avevo slavato, poi ti sei chinato su di me, mi hai preso in braccio, hai cominciato a correre a duecento all’ora e mi hai portato all’ospedale e sei rimasto con me, poi io mi sono sentito meglio e siamo scappati tutti e due dall’ospedale e il buco del proiettile non c’era più.
Andy aveva gli occhi rossi, Marco si chinò a baciarli.
– Sai che è stato uno dei momenti più belli che abbiamo passato insieme, quando ti sei addormentato sono rimasto sconvolto, ho pensato che ti fidavi totalmente di me e io potevo sentire tra le braccia il calore del mio Andy addormentato, e poi il sogno… senti… mi batte il cuore più veloce del solito.
Andy accostò l’orecchio al petto di Marco.
– E’ vero… mi voglio riaddormentare e non mi vorrei svegliare più, cioè vorrei vivere un sogno meraviglioso mentre tu mi tieni tra le braccia così… Marco hai notato una cosa?
– Che cosa?
– Oggi niente sesso, mi sono sentito così coccolato che non mi è nemmeno venuto in mente, il calore affettivo è stato fortissimo lo stesso… e poi così domani c’è tutto lo sperma risparmiato oggi.
Marco fece un larghissimo sorriso e Andy continuò.
– Quando ero più piccolo pensavo che il sesso fosse una specie di godimento personale, tipo masturbazione, adesso penso che quando hai con te la persona che ami il sesso è un modo forte di comunicare, le parole dicono cose più sfumate, più che altro più ambigue, il sesso trasmette le sensazioni forti, comunicative a livello elementare ma molto chiare, senza possibilità di fraintendimenti, certe volte penso che vorrei fondermi con te in una specie di unità strettissima, diventare una sola persona, mettere insieme tutto, non solo le cose mentali e i pensieri ma anche le sensazioni, mi piacerebbe avere in comune gli occhi, le mani, il pisello, in questo modo le sensazioni sarebbero proprio le stesse, certe decisioni potresti prenderle con la tua personalità, altre con la mia, tanto non ci sarebbe nessuna differenza, la prima volta che ti ho visto ho provato immediatamente una reazione sessuale, andavo in erezione per il solo fatto che ti vedevo e non riuscivo a trattenermi, volevo assolutamente stare solo con te, [… omissis…], mi succede spessissimo anche adesso, tutte le volte che ti sento particolarmente vicino.
– Birillo, ma tu adesso stai bene veramente?
– Sì, adesso sì.
– E allora perché qualche volta mi dici che non sei sicuro di te stesso, che potrebbe anche succedere qualche cosa che io non mi posso aspettare, che ti potresti innamorare di un’altra persona?
– Quello io lo penso veramente, così come penso che adesso sto bene. Voglio dire che adesso sto bene, quello che succederà dopo non lo posso sapere, tu non te la devi prendere con me, tu fai delle scelte definitive ma a me le scelte non sembrano mai definitive, sto bene adesso, ma domani potrebbe non essere così, però adesso sto bene veramente… insomma, Cucciolo, te l’ho detto, con me devi avere una pazienza enorme, io sono incoerente, non sono capace di prendere decisioni definitive, lo so che è una cosa molto pericolosa, ma non ne sono capace veramente, mi piace essere coccolato ma non so se riuscirei a fare per te quello che voglio da te, forse non ci riuscirei, forse magari dopo posso essere anche di una fedeltà esasperante, ma non te lo devi aspettare perché potrebbe non succedere affatto così, io prima non sono mai stato innamorato, non sapevo che cosa volesse dire, adesso sto cominciando a capire ma non sono convinto di avere capito fino in fondo che cosa vuol dire, però, Cucciolo, non ti devi spaventare, io non voglio affatto dire che la tua presenza per me è meno importante, però sto cercando di capire che cosa significano i miei entusiasmi, io adesso sono contento veramente, sto bene con te ma non so che cosa sei per me, voglio dire che potrebbe essere solo amicizia, anche con un po’ di sesso, perché no, ma non so ancora se vorrei veramente legarmi a te per la vita e non so nemmeno se ne sarei capace.
– Birillo, però un po’ mi metti in crisi, mi sento frenato, mi piacerebbe una risposta senza esitazioni, in qualche modo ho l’impressione che ci sia, poi mi arriva la doccia fredda, certe volte mi vengono dei momenti di entusiasmo ma poi mi freno, non so come potresti prenderla, magari potresti pensare che sto cercando di metterti in gabbia in qualche modo, io lo so che tu ti vuoi sentire libero, però io mi sono innamorato e non ce la faccio a tenere un atteggiamento distaccato, ma non si tratta nemmeno del sesso, ma proprio delle aspettative nei tuoi confronti, io ti voglio per tutta la vita, mi spaventa un po’ l’idea che la cosa a te potrebbe non andare bene, vorrei tanto che ci fosse una unità di intenti, ma questo mi sembra non si realizzi, tu vai per la tua strada, forse c’è bisogno di più tempo, di conoscersi meglio, potrebbe anche essere così, però tu in qualche momento sembri entusiasta ma poi fai macchina indietro e cerchi di riconquistarti uno spazio di autonomia e io mi sento in imbarazzo, certe volte mi trattengo anche dal punto di vista sessuale, aspetto sempre che sia tu a fare il primo passo però tante volte non succede nulla… e tu non fai un passo per venire nella mia direzione… Birillo, io ho bisogno di qualche certezza in più.
– Sì, lo capisco, ma io non te la posso dare, non me la sento, vedi Cucciolo, se ti promettessi la luna mi potrei trovare malissimo dopo, voglio dire che io ti poso dire quello che provo adesso, e tu lo sai benissimo, ma non me la sento di fare promesse quasi matrimoniali, … ma perché noi dobbiamo ripetere degli schemi che non sono nostri? Quelli che si sposano si fanno una promessa per tutta la vita e poi finisce quasi sempre in modo grottesco, ma noi che c’entriamo?
– Be’, se devo dire la verità, stai dicendo delle cose che non mi piacciono, io non ti chiedo di fare nessuna parodia del matrimonio e tra l’altro non è affatto vero che i matrimoni finiscono tutti male, io penso che nella vita si debba pure fare una scelta, voglio dire che se non ti sta bene stare con me si può trovare un’altra soluzione, possiamo rimanere amici, non c’è problema, ma io vorrei capire che cosa sta succedendo, stare sempre in attesa del disastro incombente non mi sembra nemmeno giusto, Birillo, tu da me una cosa del genere non l’accetteresti.
– No, probabilmente no, ma tu hai le idee chiare, voglio dire che tu non ti fai problemi quando ti impegni anche per il futuro, ma a me queste cose non piacciono.
– Ma non è che tu stai cercando una balia e basta, adesso te ne sei andato da casa e stai qui perché non potresti stare da nessun’altra parte?
– Potrebbe anche essere, io te l’ho detto onestamente ma tu non l’hai considerata una possibilità reale, ma potrebbe essere così.
– Sì, ma adesso perché tu me l’hai detto pensi che la cosa possa andare bene lo stesso, tu in effetti stai cercando di tenere sempre un piede dentro e un piede fuori, è questo che non mi piace… tu vuoi fare l’amore quando pare a te ma non ti vuoi sposare… tu vuoi rimanere sempre libero di scegliere, oggi o domani potresti venire da me e dirmi che te ne vuoi andare… e io? Ma ti pare una cosa possibile?
– Se mi vuoi bene veramente sì!
– Be’, forse, ma è una cosa difficilissima… e poi perché non dobbiamo essere alla pari? Tu vuoi che tutte le condizioni siano a tuo favore, ma perché? Voglio dire che se te ne vuoi andare o se vuoi stare con un’altra persona io non mi sconvolgo mica però devo capire quello che stiamo facendo, Birillo, anch’io ho una vita sola, sarei felicissimo di spenderla tutta per te ma vorrei che per te fosse lo stesso, però… mah! Adesso non so più che cosa dire.
– Cucciolo, io ti voglio bene, questo ormai l’ho capito, ma non mi chiedere altro, del futuro non ne so nulla, noi possiamo studiare insieme, anzi lo dobbiamo fare ma la vita effettiva è tutta un’altra cosa.
– Mah! Certo che resto un po’ perplesso…
– Dai, Cucciolo, non ci pensare, domani dobbiamo lavorare tanto e adesso è ora di dormire.
– Fai presto tu a dire: non ci pensare! Comunque … forse è meglio cercare di dormire. Notte Andy!
– Perché non mi chiami Birillo?
– Notte Birillo!
– Notte Cucciolo! … Cucciolo, ti prego, non mi tenere a distanza, io ti voglio bene, ti potrà sembrare poco ma è vero, se mi tratti male ci sto malissimo, tu non puoi capire… Cucciolo, non mi devi trattare male… io non ce la faccio più, adesso mi sento proprio uno schifo, Cucciolo, non mi devi rifiutare così, che cosa ti ho fatto? Perché cerchi di trattarmi con distacco, lo vedi, Cucciolo, tu non capisci niente, io adesso ho un bisogno disperato di essere abbracciato e tu mi tieni a distanza…
Andy lentamente cominciò a piangere, Marco se ne accorse dalla voce, si girò verso di lui e lo strinse a sé.
– Birillo, calmati, non è successo nulla.
– No, non è vero, tu mi stai rifiutando… lo vedi, neghi perfino l’evidenza! Tu mi vuoi fare pesare le cose stupide che dico, non lo so se sono stupide ma tu non me le devi rinfacciare, mi devi volere bene veramente, mi devi fare crescere piano piano, non mi puoi trattare alla pari, Cucciolo, tu hai le tue certezze, io non ce le ho… tu mi devi rassicurare, ne ho bisogno, non mi devi mettere alle strette, mi devi fare anche un po’ da papà, Cucciolo, io sono solo, tu no! Ricordatelo, non mi rinfacciare quello che dico, cerca di volermi bene veramente… io lo so che mi vuoi bene ma a modo tuo, devi cercare di volermi bene a modo mio, tu non ti chiedi quello che serve a me, tu pensi che io sia come te ma non è così, non abbiamo fatto la stessa vita, io ho bisogno di crescere affettivamente, non sono abituato a queste cose, imparo prima le cose di sesso, quelle affettive per me sono un mondo tutto da scoprire e non è una cosa così facile. Cucciolo, adesso non stare così zitto, cerca di parlare, dimmi quello che pensi: il silenzio è terribile, se pensi che mi manca un pezzo di cervello me lo devi dire chiaro, io ne ho bisogno, non me l’ha mai detto nessuno, io ho bisogno di confrontarmi, di scontrarmi con te, di crescere, parla, Cucciolo! Mi dà fastidio quando resti in silenzio così per tanto tempo, è un altro modo di rifiutarmi, tu stai pensando che io sono stupido ma non hai il coraggio di dirmelo, stai pensando che ti sei cacciato in una storia che ti va stretta, che ti vorresti liberare di me ma non lo puoi più fare… dillo Cucciolo!
– Adesso devi stare un po’ zitto, altrimenti io non posso dire nemmeno una parola… ti dico quello che sto penando, ma non ha niente a che vedere con quello che pensi tu: penso solo che ti voglio bene, che tu hai probabilmente molto più bisogno di me di quello che io posso immaginare, mi spaventa un po’ il fatto di contare così tanto per il mio Birillo però è una cosa che mi gratifica moltissimo… Birillo, mi sembra come se tu stessi rivivendo adesso la tua adolescenza, hai bisogno di parlare, di scontrarti, di trovare una sponda resistente, tutte queste cose mi riempiono di tenerezza, penso che ci sono state tantissime cose che a me sembrano naturali e che tu non hai mai conosciuto. Non so se tu sei mai stato coccolato nel senso serio del termine… Però mi sembra che tu abbia ancora molto bisogno di sentirti al centro della situazione e, non so se ci potrai credere, ma adesso capisco tante altre cose di Andy, anche i tuoi complessi sul sesso, anche tutti i significati del silenzio, tu lo vivi come un silenzio punitivo, io stavo solo cercando di farti parlare il più possibile, io il mio Birillo lo amo con tutta l’anima, io la mia scelta l’ho fatta, forse sarà tutta in salita… forse tu te ne andrai… ma io il mio Birillo lo amo veramente. Birillo…
Marco poggiò la sua guancia contro quella di Andy e la sentì bagnata di lacrime, gli scarmigliò i capelli e lo baciò sulla bocca.
– Cucciolo… è questo che devi fare, mi devi volere bene, io di te ho bisogno veramente, quando sento un po’ di asprezza in quello che dici, magari anche se ce la sento solo io e poi non c’è, mi viene una sensazione terribile, mi sento rifiutato… e se mi sento rifiutato da te il mio mondo è finito… lo capisci che significa che adesso stiamo insieme? Per me sei tutto… non è un modo di dire, è proprio così, se non ci fossi tu io non avrei niente altro, io non ho amici, non ho nessuno, ho solo il mio Cucciolo, ho il terrore che il Cucciolo non mi capisca, ti voglio bene ma ti temo pure perché tu mi puoi distruggere con uno sguardo, se mi devi rimproverare fallo, ma con amore, non essere mai aspro perché mi faresti malissimo, con me devi parlare molto, devi farmi parlare molto, piano piano mi renderò conto di tante cose, piano piano comincerò a capire tante cose che adesso non posso capire, dammi tempo, Cucciolo, io non so se ti deluderò ma farò di tutto per non deluderti, ma non essere mai aspro con me, prendimi con le buone, se mi comporto da stupido… insomma adesso mi sto ripetendo… Cucciolo, che pensi?
– Penso solo che sono felice, penso che un mese fa quando guardavo questo letto mi venivano delle malinconie terribili e adesso ci stiamo insieme a parlare per nottate intere.
– Forse tu preferiresti stare a fare l’amore…
– Birillo… io adesso sto bene, mi sento realizzato, se oggi fossimo rimasti a fare l’amore piuttosto che a parlare non so se sarebbe stato meglio, ma non credo proprio, anch’io ho bisogno di conoscere meglio il mio Birillo, ci vuole tempo e anche il mio Birillo deve avere una pazienza enorme con me, sto cominciando a capire ma non è facile, dobbiamo cercare di capirci a vicenda, e poi io lo so che mi vuoi bene, lo sento in modo fortissimo
– Cucciolo e se io adesso volessi fare un po’ di sesso con te?
Marco si voltò verso Andy e lo baciò.
– Cucciolo, ma tu non lo devi fare per me…
– Birillo! Adesso cerca di stare un po’ zitto!
– Dici che devo stare zitto, ma io ti voglio dire quello che provo, ti giuro che ti dico tutto!
– Ma non c’è bisogno di dire nulla, si capisce lo stesso…
– Va be’ sto zitto, però una cosa fammela dire.
– Che cosa?
– Che ce l’hai grossissimo!
– Birillo!
– Se vuoi sto zitto, però [… omissis…]
– Tu chiacchieri troppo!
Marco lo baciò profondamente.
I giorni trascorsero in una serenità sostanziale, Andy e Marco avevano creato un loro equilibrio affettivo, lo studio assorbiva gran parte del tempo ma non mancavano tra loro né la tenerezza né un contatto sessuale frequente, che però non diveniva routinario.
Il 20 aprile sera, poco prima di mezzanotte, Marco si ricordò che lo zio Mario era morto il 21, chiamò i suoi anche se era tardissimo. Andy era nella stanza e si accostò al telefono.
– Ciao mamma.
– Ciao Bello, come andate?
– Qui tutto bene, si studia da matti, ma va tutto bene, e voi?
– Grazie a Dio pure noi…
– Domani è l’anniversario di zio Mario.
– Eh! Che vuoi fare? La vita è fatta così. Domani andiamo al cimitero, i lavori dovrebbero averli finiti, mah!
– Come ti senti mamma?
– Beh! Quando ci penso… ma adesso non pensiamo alle cose brutte, Mario sarebbe stato contento se ti avesse visto come stai adesso… Che fate, Marco? Ci venite a trovare un giorno di questi?
Andy fece cenno a Marco di passargli il telefono.
– Mamma, scusa un attimo, qui c’è Andy che ti vuole parlare.
– Ciao, Rosa, ti volevo dire una cosa, se pensi che si possa fare, domani al cimitero ci possiamo venire pure noi?
– Come no… Noi ci andiamo verso le nove, se venite qui a casa alle otto e mezza va benissimo, ma possiamo andare anche più tardi… quando volete voi.
– No, alle otto e mezza va benissimo, ti ripasso Marco, ciao e saluta Rocco.
– Ciao Bello.
– Ciao mamma, allora alle otto e mezza domani mattina.
Dopo la telefonata Marco guardò Andy con un’aria positivamente sorpresa.
– Non mi guardare così, Cucciolo, se tu sei come sei dipende pure da tuo zio… e poi questa casa era la sua, noi ci stiamo godendo quello che ha fatto lui, e poi chissà com’era veramente…
– Era un brav’uomo, io non me lo ricordo molto bene ma sembrava un po’ distaccato, di smancerie non ne faceva ma cercava di risolvere i problemi sostanziali… . Ma com’è che ti è venuta in mente l’idea del cimitero?
– Be’ credo che possa fare piacere ai tuoi, tu hai detto che mi hanno adottato, se è vero, vuol dire che zio Mario è anche mio e da quello che mi hai detto non mi sarebbe mica dispiaciuto avere uno zio così, ma io zii non ne ho mai avuti, né buoni né cattivi… Ma a queste cose ci pensiamo domani, adesso dobbiamo dormire, io non so tu, ma io sono stanco morto.
La mattina seguente Andy aveva messo la sveglia alle sette ma si era svegliato prima che suonasse, aveva preparato il caffè e lo aveva portato a Marco a letto.
– Alzati, Cucciolo, che facciamo colazione…
– Andy, oggi solo caffè!
– Perché?
– Non ci pensare, non è per la dieta, ma facciamo così.
– Ok!
Si erano alzati, avevano fatto la doccia insieme come succedeva ogni giorno poi, al momento di rivestirsi, Andy aveva chiesto a Marco come avrebbe dovuto vestirsi per andare al cimitero.
– Vestiti come ti vesti tutti i giorni, non c’è niente di rituale.
– Ma tua madre come si veste per andare al cimitero?
– Mi fai delle strane domande… mamma si veste come tutti giorni, non è un funerale, stiamo solo andando al cimitero…
– Ok, sai io al cimitero ci sono stato solo per i funerali, a casa mia non si usava andare al cimitero, nemmeno il due novembre…
Quando arrivarono a casa di Rocco Andy pensava di aspettare di sotto ma Marco gli fece cenno di salire.
– Ciao Andy, ciao Marco, venite, accomodatevi, Rocco è sceso un attimo a comprare una cosetta, ma adesso arriva, venite, sedetevi, fate colazione…
A casa era tutto apparecchiato per la colazione, Andy capì perché Marco non aveva voluto fare colazione alla piccionaia e la cosa gli fece un certo effetto.
– Allora, come andiamo? State lavorando tanto eh?
– Sì, mamma, proprio da pazzi, e poi Andy non mi molla un minuto, se comincio a perdere tempo mi arriva subito la tirata di orecchie…
– Dai, non esagerare… e poi Rosa, sai una cosa… abbiamo messo sul balcone una piantina di rose, pensa, l’avevamo trovata nella spazzatura, ma adesso la devi vedere, è uno splendore e ci sono perfino i boccioli, lo sai come si chiama quella piantina?
– No, che pianta è?
– Non il tipo di pianta, proprio il nome…
– Perché le avete messo un nome?
– Sì, si chiama Rosellina!
– Rosa andò ad abbracciare Andy, che ormai era entrato nella logica dei marziani e se l’aspettava.
– Bello mio! Come sono contenta! Poi me la devi fare vedere… ma che bel pensiero hai avuto…
– Sai, magari sembra che io sono distratto ma tante cose mi restano impresse.
Rocco rientrò.
– Oh! Ciao Andy, ciao Marco, come state?
– Papà, ma com’è che tu stai qua?
– Ho preso una giornata di ferie.
Rocco notò che Andy era andato a sedersi vicino a lui sul divano.
– Andy, poi ci devi venire a vedere l’uliveto mio… quello è stato, pensa, un regalo di mio cognato.
– Di zio Mario?
– Sì, lui sapeva che mi piaceva tanto la campagna ma allora non c’erano soldi e io continuavo a pensarci solamente alla campagna, Marco aveva sei anni, Mario mi ha detto un pomeriggio che dovevamo andare a fare una passeggiata verso Tivoli perché doveva andare a vedere delle cose e siamo andati, lì abbiamo visto l’oliveto, mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto un pezzo di terra così, allora era tutto abbandonato, c’erano cataste di materiale di cantiere, ma di materiale di scarto, sparse per tutto il terreno, ne avevano fatto un deposito di tegole vecchie, di ferri vecchi e di mattoni sbreccati, però la terra era bella, io l’ho detto a Mario e lui m’ha detto che era stata un’occasione, che quella terra l’avrebbero dovuta dividere tra troppi eredi a allora avevano pensato di sbarazzarsene e lui l’aveva comprata a quattro soldi, ma non credo che fossero nemmeno quattro, poi mi ha detto: questa quando muoio io è tua, ma ne puoi fare quello che vuoi anche subito, però c’è tanto da lavorare per bonificare tutto. Io ho lavorato come un negro e l’ho ripulita tutta, ma l’ho fatta diventare proprio un giardino… anche l’olio e le olive sono di Mario, lui è morto neanche quattro anni dopo e a me è rimasto l’oliveto.
In macchina il discorso continuò.
– Sai, Andy, Mario per noi è stato proprio un papà, era molto più grande di noi, ma tu dovevi vedere con che rispetto ci trattava, c’ha sempre fatto un regalo per l’anniversario del matrimonio, per san Rocco e per santa Rosa, per il compleanno mio e di Rosa, e pure per san Marco e per il compleanno di Marco queste cose non se le dimenticava mai, non ti dava mai troppa confidenza… e noi non ce la pigliavamo nemmeno… E adesso abbiamo fatto rimettere a posto la tomba, è una tomba a terra, ma il pezzetto di terra ce l’abbiamo in concessione per 25 anni, sono quattro metri quadrati, ma l’abbiamo fatto mettere un po’ a posto, una cosa semplice, ci sono due piantine, a lui non piacevano i fiori recisi, diceva che erano cose morte, invece gli piacevano tanto le piante vive.
– Rocco, lo sai che Andy ha piantato una rosa a casa e l’ha chiama Rosellina per me.
– Bravo, Andy, eh! Allora le piante piacciono pure a te… ma sono belle, sono vive, le ha fatte il Padre eterno, non è come il computer, sono un po’ come noi, sono cose vive…
– Be’ abbiamo ripulito il balcone e adesso ci dovremmo mettere un po’ di piante ma piano piano, l’importante è curarle quando ci sono, ma lì ci batte il sole tutta la giornata e il posto è ideale.
– Sì, Andy, c’è molto sole ma devi stare attento e mettere dei ripari in modo che il sole non batta sui vasi, le radici non devono stare in vasi infuocati dal sole, in quella casa questo pericolo c’è.
– E che posso fare?
– Basta mettere delle coperture, pezzi di cartone, cose del genere lungo la ringhiera in modo che il vaso stia all’ombra, basta quello.
Entrarono con la macchina all’interno del cimitero e scesero fin giù in una vallata, vicino ai ruderi di una villa romana. La tomba era a terra, semplice ma con un minimo di spazio intorno, si notavano la lapide nuova e la croce, di forma molto sobria e di colore chiaro, sull’area della tomba erano disposte agli angoli quattro piante di rosa, tutte dello stesso colore, piante molto forti e già radicate da diversi anni, erano potate basse ed erano fiorite di un rosso chiaro che staccava sul bianco della lapide. Andy non sapeva che contegno tenere. Rosa baciò la foto, Rocco fece lo stesso gesto dopo di lei, Marco non lo fece, Andy lasciò correre, Rocco andò alla fontana a prendere l’acqua per innaffiare le rose mentre Rosa ripuliva la lapide, quantunque fosse nuova, e tagliava con le forbici i getti troppo allungati della fioritura. Innaffiate le piante rimasero tutti e tre in silenzio vicino alla tomba, Andy non si mosse, dopo pochi secondi Rosa si fece il segno della croce e bacio di nuovo la foto del fratello, Rocco fece altrettanto, come era accaduto prima Marco non fece lo stesso gesto. Rientrarono in macchina. Andy non sapeva che cosa dire, non sapeva come comportarsi in quella circostanza, provò ad assumere una faccia d’occasione, Rosa pensò che non stesse bene.
– Che c’è, Andy, ti senti bene?
– Sì, non c’è problema, forse è il caldo e forse è l’atmosfera del cimitero che mi mette malinconia.
– Sai, Andy, quando c’era ancora zio Mario e andavamo al cimitero, dopo mi comprava sempre il gelato perché diceva che dovevo pensare che andare al cimitero non fosse una cosa triste, da allora, anche dopo che lui è morto, quando andiamo al cimitero, papà ci compra sempre il gelato, pure d’inverno, vero papà?
– Sì sì, adesso andiamo, appena rientriamo a Roma li compriamo.
Durante il viaggio di ritorno Andy si sentiva coinvolto in una atmosfera familiare che aveva delle usanze consolidate che Andy non comprendeva del tutto, vedeva che Marco era contento che lui fosse il quarto della compagnia e cercava di farsi vedere partecipe e interessato ma in effetti ogni tanto pensava alla sua famiglia: i nonni paterni non li aveva mai conosciuti e nemmeno suo padre, quelli materni erano morti quando era piccolo, i genitori del suo patrigno erano vecchi e Andy ricordava di averli visti solo al matrimonio della madre e forse in altre due o tre occasioni, e non sapeva nemmeno se fossero morti, comunque non ne aveva avuto notizia, non aveva esperienza di vecchi, non ne aveva mai conosciuti e frequentati, dopo un po’ di silenzio e di caldo Andy avviò il discorso.
– Io in questo cimitero non c’ero stato mai, è enorme.
– E’ una vera e propria città, ti dà l’idea di quanto è grande Roma.
– Ma voi ci venite spesso?
– Spesso no, è molto lontano, ci veniamo cinque o sei volte l’anno… hai visto che la tomba è a terra?
– Sì.
– Ricordatevelo, anche quando toccherà a noi, meglio a terra… come si faceva tanti anni fa, questo Marco lo sa.
– Ma perché dobbiamo fare questi discorsi, su, cerchiamo di pensare a cose buone… Adesso pensiamo al gelato… se no Andy si immalinconisce.
– No, Marco, io non mi immalinconisco affatto, lì dentro sembra un giardino, ci sono gli uccelli, i fiori, c’è silenzio, sembra di stare in campagna.
Si fermarono ad una gelateria, Rocco prese l’iniziativa
– Andy, tu che gelato vuoi?
– Una coppa fragola e limone.
– Loro prendono sempre crema e cioccolato.
Andy avrebbe voluto accennare a pagare il conto, aveva pochissimi quattrini, fece mentalmente il conto e si accorse che ce l’avrebbe fatta, osò.
– Posso fare io?
– Grazie Andy, ma qui la regola è che paga il più vecchio, veramente…, quando c’era Mario pagava sempre lui, e tu poi sei il più piccolo di casa!
L’apprezzamento piacque ad Andy che si lasciò sfuggire uno dei suoi sorrisi fulminanti.
Rocco aveva già preparato mentalmente un suo piano per non costringere i ragazzi a rientrare a casa sua, andò dritto verso la piccionaia, Rosa se ne accorse e capì al volo, Marco non afferrò subito la cosa.
– Papà, ma dove stai andando?
– A casa vostra, Marco, vi accompagniamo.
– Ma non è tardi…
– No, adesso e meglio che torniate a casa vostra e che vi mettete un po’ a studiare.
Sotto la piccionaia accostarono la macchina, Andy e Marco salutarono prima di scendere, Rocco e Rosa ripartirono solo dopo che videro richiudersi il portone.
– Cucciolo, lo sai che mi ha fatto uno strano effetto… mi sembrava di essere tuo fratello.
– Ma tu sei anche mio fratello, non solo ma anche…
– Tu che dici, come la troveremo la rosellina?
– Io penso bene, prima che ricominci a vegetare proprio bene ci vorrà un po’ di tempo ma credo che la troveremo bene.
In casa andarono subito a vedere la rosa, era mezzogiorno e c’era molto sole, Andy sentì con la mano la temperatura del vaso, cercò dei cartoni per schermarlo, li portò fuori, li adattò, poi innaffiò senza esagerare e senza bagnare le foglie.
– Però, Cucciolo, non sta tanto male, i germogli sono un po’ fiacchi ma nemmeno tanto e poi la terra era asciutta, qui c’è veramente troppo sole…
– No, la piantina sta benissimo, c’ha un vaso enorme, di coccio, adesso pure schermato… ma che cosa può volere di più?
– Forse vorrebbe stare in piena terra, le piante sono fatte per stare in piena terra, quello è il loro ambiente.
– Sì, ma in piena terra non la curerebbe nessuno, qui c’è Andy che ci pensa.
Andy pensò a se stesso.
– Sai, Cucciolo, anch’io mi sento come la rosellina, mi hai trapiantato ma effettivamente sto meglio nel vaso.
– Birillo! Lo so che sei tenerone…
Marco si avvicinò e lo baciò sulla guancia.
– Però, Birillo, adesso dobbiamo pensare anche a studiare.
– Sì, hai ragione, forza… io faccio un po’ di tè freddo e poi subito sotto, tu prepara, così dopo è tutto pronto.
Si rimisero al lavoro e rimasero a studiare fino alle due del pomeriggio, senza interruzioni ma non senza qualche sorriso e qualche carezza nei momenti di maggiore stanchezza.
Il pranzo fu una cosa rapida ma Andy non volle rimettersi subito a studiare.
– Senti, Cucciolo, adesso mi devi dare una mano. Dobbiamo svuotare la credenza e la dobbiamo mettere sul lato opposto e un po’ più dietro, così la credenza non sta al sole e possiamo ricavare un po’ di spazio avanti, vicino alla finestra, lì ci mettiamo il tavolo perché c’è più luce.
Marco era perplesso, ma non se la sentì di contraddire Andy. Svuotarono la credenza, la spostarono verso il fondo della cucina, poi la riempirono di nuovo e spostarono in avanti il tavolo, l’ambiente sembrava effettivamente più confortevole e quadrato, la parte abitabile spostata in avanti rimaneva più luminosa.
– Che te ne pare, Cucciolo?
– Bello! E’ veramente meglio di prima però adesso bisognerebbe dare una pulita dove stava la credenza prima.
– Quello lo faccio subito, non ti preoccupare.
Andy provvide in pochi secondi.
– Che te ne pare?
– Bello, Andy! Veramente bello! Sembra più grande e più luminoso.
– Ma non è che Rosa se la prende a male?
– Per i mobili?
– Sì.
– Se vedesse la cucina così potrebbe solo dire che è molto meglio di prima e poi tu lo sai benissimo, ti lascerebbe fare tutto quello che vuoi!
– Cucciolo, andiamo a vedere la rosellina!
Uscirono sul balcone, la rosa aveva i germogli belli rigidi e un po’ più alti del girono prima.
– Cucciolo, ma non ti pare che sia cresciuta un po’?
– Sì, probabilmente un po’ è cresciuta, con un giardiniere come te!
– Dai, non mi lusingare… adesso ci dobbiamo rimettere a studiare!
Il lavoro andò avanti senza difficoltà. Fecero una pausa verso le sette.
– Andy! Mi pare che cominciamo a ingranare proprio bene, abbiamo fatto quasi cento pagine e stamattina siamo stati fuori quasi fino a mezzogiorno, se andiamo avanti così i tuoi progetti potrebbero anche diventare realtà.
Questo richiamo alle speranze legate alla laurea portò Andy a chiedersi quanto quelle speranze fossero anche autenticamente sue ma la riflessione gli sembrò amara.
– Mh! Be’ andiamoci piano!
Alla risposta verbale Andy associò una smorfia con una leggera venatura di ironia malinconica che non sfuggì a Marco, che cercò comunque di mantenere il tono positivo
– Sì, Birillo! Io credo che le cose possano funzionare benissimo.
Andy, in modo piuttosto repentino, sembrava avere cambiato umore, non guardava Marco non lo fissava negli occhi e non sorrideva.
– Mah, forse, potrebbe anche essere, ma cerchiamo di non gasarci troppo.
Presero il tè, Marco fece cenno che era ora di ricominciare ma Andy non era della stessa idea.
– Cucciolo, adesso basta studiare, mi sono stufato… vediamo un po’ di televisione… che ne dici?
– Be’, dai, Birillo, non ti fare pregare, cerchiamo di mettercela tutta, pensiamo veramente a costruire qualche cosa per il nostro futuro, le prospettive ci sono…
– Cucciolo, ma quello che abbiamo fatto è niente di fronte a quello che dovremmo fare, e poi adesso non mi va, dai, lasciamo perdere, ricominciamo domani.
– Ma perché?
– Cucciolo, mi sono stufato, e poi tu magari arriverai pure fino in fondo ma io tanto alla fine pianterò tutto lì e sarà finito il fuoco di paglia.
– Ma che dici, Birillo? Noi dobbiamo lavorare insieme.
– Cucciolo, ma tu non l’hai capito ancora che a me dell’università non me ne importa niente, io studio perché tu vuoi che io studi con te ma io a tutte queste cose sublimi non ci credo affatto, se tu studi lo fai per i tuoi, lo fai per te… ma io alla fine mollerò tutto, che ti credi, io lo so come andrà a finire, io non ce la faccio a correre appresso ai sogni, Cucciolo io adesso lo faccio per te, non per me, ma poi alla fine mi stuferò anche di studiare per farti piacere e mollerò tutto, tu andrai avanti lo stesso e io finirò nella merda, come è inevitabile, non mi guardare strano, Cucciolo, tu certe cose non le puoi capire, io adesso sto qui con te ma non ci sto del tutto, io sto seguendo il progetto della tua vita, non quello della mia, quale sia la mia vita io non lo so però poi lascerò nella merda anche te, alla fine sarà così, io adesso sto qui, ma non mi va di dire che sono entusiasta perché non è vero, io adesso sto vivendo una vita che non è la mia, si può fare, per un po’ si può anche fare, ma non si può fare finta che i tuoi sogni sono anche i miei, io quali sono i miei non lo so e adesso non mi va di studiare, non mi va di sentirmi come te, io non ti voglio imitare in tutto, ho anch’io la mia personalità ma ci sto rinunciando giorno per giorno per diventare un personaggio della tua commedia ma questo non è giusto, certe volte mi sento quasi violentato, tu non te ne rendi conto… adesso sto parlando liberamente ma non ho la forza di farlo sempre, certe volte sto zitto e comincio covare un po’ di odio contro di te e anche contro i tuoi… tu queste cose non le vuoi sentire… eh? Dillo, Marco, ti faccio rabbia? Ti faccio pena? … Pensa quello che vuoi ma adesso non ho voglia di studiare, studia da solo se vuoi, io mi vedo la televisione… mi sono stufato di fare sempre quello che vuoi tu…
– Senti, Andy, io non sono abituato a trattare con gli stronzi, se vuoi giocare al giovane dannato fottiti per conto tuo e non venire a rompere il cazzo a me.
– Lo vedi come sei! Adesso viene fuori tutto quello che ti porti dentro!
– No, Andy, se ti vuoi convincere che sei più bravo di me a raccontare stupidaggini credici pure… io stronzate non ne dico, ma se tu vuoi stare qui pensando di trovare uno che ha tempo da perdere per giocare con te hai sbagliato proprio indirizzo, tu ancora ti credi di essere chissà chi, ti credi un predestinato magari al fallimento, ma un predestinato, ma sei solo un cretino che cerca di provocare per vedere fino a che punto si può tirare la corda…
– Lo vedi come sputi fuori il veleno! Lo vedi quello che pensi veramente! Ma sei un imbecille anche tu!
– Lo so, ma io quello che voglio lo so! Tu stai cercando di farti credere uno zombi, ma tu non sei uno zombi o un predestinato, sei solo un imbecille! Ma io sono più imbecille di te perché mi sono innamorato di un imbecille più imbecille di me! Senti, stronzetto! Lo so che sei più forte di me e che mi puoi mettere sotto quando vuoi ma non ti credere che ti lascerò distruggere tutto, se tu vuoi finire nella merda è inutile che ci provi perché io non te lo permetterò. Se vuoi fare lo stronzo hai sbagliato indirizzo, qui non ci sono psicanalisti che ti devono capire per forza, se vuoi cazzeggiare a me non me ne frega niente… io da te so quello che voglio e riuscirò a ottenerlo… che ti credi che qui puoi fare lo stronzo come a casa tua? No, Birillo, qui ci sono anch’io, non ti voglio mettere sotto ma non voglio nemmeno essere costretto a sopportare un Birillo troppo stronzo… Tu adesso mi chiedi scusa e ci mettiamo a studiare come si deve, se vuoi non mi chiedi scusa ma ci mettiamo a studiare comunque.
– E se io non lo faccio?
– Se tu non lo fai, fai le valigie e te ne vai domani mattina, a me gli zombi non piacciono.
– Lo vedi come sei autoritario! Sei peggio di mio padre!
– No, Birillo, non ti lascerò fare quello che vuoi tu, qui siamo in due e decidiamo in due.
– Ma stai facendo tutto da solo!
– No! Io sto facendo tutto ragionando con la testa di due persone perché tu non ragioni proprio. Birillo! Io parlo sul serio, non perdiamo il tempo come due deficienti! Cerchiamo di lavorare!
– Cucciolo, ma è una forzatura!
– E allora! E’ per il bene nostro, per il tuo e per il mio… Io mi sono innamorato del mio Birillo e non mi lascerò distruggere, tu mi puoi fare qualunque cosa, ma non puoi distruggere il nostro futuro! Noi non ne abbiamo un altro!
– E se io ne avessi un altro?
– Se tu ne avessi un altro adesso non staresti qui!
– Sì, ma te l’ho detto, io non so se durerà!
– Ah! Ancora con questa solfa! Basta! Adesso cerchiamo di pensare a lavorare!
– Cucciolo… mi sa che hai ragione…
– Avanti prendi il libro e cerca di non distrarti! Comincia a leggere tu, ché è meglio!
– Cucciolo scusami, io certe volte sono proprio cretino…
– Io so solo che ti voglio bene e guai a te se ti permetti di perdere tempo!
– Scusa!
Andy cominciò a leggere e andò avanti fino alle undici di sera, senza chiedere il cambio, cercò di ricapitolare ogni tanto perché la sua lettura fosse proficua anche per Marco, in più di una occasione si fermarono a discutere circa certi istituti giuridici, Andy cercava di venire incontro a Marco e di dargli ragione anche quando Marco sentiva di avere proprio le idee confuse, ma questo comportamento Marco non lo accettava.
– No, Andy, io di certe cose non ho capito niente e tu fai finta che non è così… se io dico stronzate me lo devi dire, non mi dare ragione per farmi contento, in queste cose ne capisci senza dubbio molto di più tu di me… capito? Tu una funzione ce l’hai, non ci devi rinunciare, qui sei tu che devi mettere i paletti al punto giusto, non mi dare ragione come ai deficienti… quando dico stronzate me lo devi fare capire, se no non serve a niente.
– Capito, Cucciolo, capito!
Andy riprese a correggere gli errori di Marco anche se con una certa esitazione. Poco prima di mezzanotte misero via i libri.
– Sei contento Cucciolo?
– Sì, e tu?
– Anche io!
– Ma per riflesso o perché sei contento veramente?
– Un po’ l’uno e un po’ l’altro…
– Birillo, scusami se prima sono stato brusco, mi dispiace quando faccio così, non riesco a trattenermi, poi ci ripenso e ho l’impressione che sto calcando la mano, che sto esagerando e che non dovrei fare così.
– No, Cucciolo, se non fai così, in casa rischi di trovarti veramente uno zombi… io un po’ oggi ho studiato per te, perché tu ci tenevi così tanto, però poi alla fine fa piacere anche a me pensare che forse un esame riusciremo a farlo, magari uno solo…
Marco si avvicinò a Andy e gli passò una mano tra i capelli.
– Birillo, che ti faccio per cena?
– Quello che vuoi Cucciolo!
– Però fammelo un sorriso perché pure io ho tanto bisogno di queste cose!
Andy tirò il collo all’indietro verso Marco e si baciarono sulle labbra.
– Pizza?
– Magari!
– Però surgelata perché è tardissimo.
– Ok, Cucciolo!
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