PAURA DI ESSERE GAY

Ho visto sul forum la sezione capire di essere gay e vorrei chiedere a Project di mettere questa storia in quella sezione.
Non credo che la mia storia sia molto comune, adesso conosco due ragazzi gay ma hanno esperienze lontanissime dalla mia, nel senso che si sono sentiti sempre gay. Per me non è stato così. Io sono cresciuto nella piena convinzione di essere etero e questa idea me la sono portata appresso in pratica senza nessun cedimento fino a dopo aver compiuto i 21 anni. Ho avuto il mio primo contatto sessuale con una ragazza intorno ai 16 anni, a 18 ho avuto il mio primo rapporto completo con una ragazza e l’ho desiderato come fanno tutti i ragazzi etero. Il sesso con le ragazze mi piaceva molto e le amavo anche a livello emotivo. Insomma erano l’unico vero oggetto dei miei desideri. A 19 anni mi sono fidanzato con Martina (il nome è inventato) la stessa ragazza con la quale avevo avuto il mio primo rapporto. Insieme stavamo molto bene, anche a livello sessuale. Mi sentivo veramente soddisfatto. Non lo dico per dire, era proprio così. Io sono di settembre, ho compiuto 21 anni. Martina mi ha fatto il regalo più bello che potessi desiderare. Siamo andati fuori insieme tre giorni e sono stati giorni da sogno! Questa è la premessa.

Tornato dai tre giorni con Martina la domenica sera, il giorno appresso vado all’università e vengo a sapere che il professore di genetica col quale dovevo fare la tesi non insegnava più da noi. La cosa mi dava fastidio. Ho cercato di capire che fine avrei fatto. Tutti gli studenti del mio gruppo sarebbero stati assegnati al professore di genetica dell’altro canale che però non era specificamente un genetista molecolare. Comunque non c’era molto da fare. La prima lezione sarebbe stata l’indomani alle 9.00. L’indomani alle 8.30 ero davanti all’aula e, secondo la mia antica abitudine mi guardavo intorno alla ricerca della collega più carina. Ne vedo una niente male, la seguo, mi siedo vicino a lei e cerco di fare quattro chiacchiere finché non arriva il professore, poi, nel voltarmi casualmente all’indietro, incrocio lo sguardo di un ragazzo che non avevo mai visto, probabilmente uno dell’altro canale. Lì per lì non ci faccio nemmeno caso, poi la cosa si ripete e noto che il ragazzo che mi osserva, appena mi giro distoglie immediatamente lo sguardo. Lui sta più indietro rispetto a me quindi ha la possibilità di osservarmi con attenzione mentre io non mi posso girare… però so che c’è e che mi sta osservando. Ma che cosa avrà da guardare quello! Poi la lezione termina, mi giro ma lui non c’è più, ci resto quasi male, poi mi giro verso la mia collega carina, ma sono distratto, singolarmente distratto. Non sto nemmeno pensando al ragazzo… ma nemmeno alla ragazza. Non sapevo il perché ma il pensiero di quel ragazzo mi tornava di tanto in tanto alla mente, mi chiedevo se lo avevo già visto da altre parti ma mi sembrava di no, cercavo di trovare una ragione del perché mi stesse osservando ma non ne trovavo nessuna ma continuavo a pensarci. Poi me ne dimentico, il pomeriggio torno alle cose mie solite e non ci penso per un po’… poi la sera mi torna in mente, mi dico: “Ma che vorrà quello?”. L’indomani lo rivedo, è molto più prudente, evidentemente non vuole che io che io lo becchi mentre mi osserva. Il gioco di sguardi mi distrae anche durante la lezione. Non so che fare, mi dà fastidio che mi osservi così… mi riprometto di farglielo capire… mi giro un po’ mentre il professore è girato verso la lavagna e lo becco che mi osserva, con la mano gli faccio cenno, come a dire. “Che vuoi?”, lui mi fa capire che me lo dirà all’intervallo… e io aspetto l’intervallo per capire di che si tratta… suona la fine della lezione. Esco, si avvicina, gli chiedo: “Ma noi ci conosciamo?” e lui mi risponde “Purtroppo no…” Io non colgo al volo il significato di quel purtroppo e gli chiedo: “Ma perché mi osservi?” Mi risponde: “Perché sei un bel ragazzo…” e nel dirlo diventa rosso e gira gli occhi dall’altra parte. Una risposta del genere non me l’aspettavo… gli ho detto solo: “Ma che dici…” e me ne sono andato ma la cosa mi ha turbato profondamente. Mi sentivo un po’ come una puttana ad essere stato abbordato in modo così diretto e poi, con i miei parametri di allora, che un ragazzo potesse dire ad un altro ragazzo una cosa come quella che quello aveva detto a me mi sembrava del tutto assurdo… Non avevo mai odiato i gay, per me semplicemente non esistevano, quello era il primo ragazzo gay che incontravo… e mi aveva fatto una mezza dichiarazione… ero turbato, agitato, quasi offeso, mi sentivo sporco per il fatto di essere stato desiderato da un ragazzo, mi sembrava una cosa strana, innaturale… Insomma, ci ho ripensato tutto il pomeriggio… poi la sera ho visto Martina, l’ho vista per dire che ci siamo appartati come facevamo sempre. Tra noi la confidenza era totale, io le ho raccontato la storia e lei mi ha risposto: “Beh… è solo un finocchio!” e lo ha detto con un tono che non mi è piaciuto per niente. Per un attimo l’ho odiata, ma dopo è passata e abbiamo fatto l’amore… però mentre lo facevamo ogni tanto mi tornava in mente quel ragazzo e il pensiero mi dava fastidio. A Martina non ho detto nulla perché la sua reazione precedente non mi era piaciuta. Tu guarda come sono le cose… con un ragazza ci vai a letto e poi non le dici quello che pensi! Però a me è successo così. Sono tornato a casa arrabbiato con me stesso… era la prima volta che non dicevo a Martina la verità e tutto perché? Per un imbecillotto che mi aveva detto una cosa da finocchi… Non capivo perché potesse succedere una cosa simile, non potevo farmi condizionare da quello… però in effetti lui aveva detto solo poche parole, stupide quanto vuoi… ero io che stavo andando in crisi per una stupidaggine. La mattina appresso l’ho rivisto all’università, lui non si è avvicinato e ha fatto finta di nulla e la cosa mi è dispiaciuta… mi dicevo: “Tanto questo lo dice a tutti!” Però mi faceva rabbia che facesse finta di non vedermi e allora ho preso l’iniziativa, mi sono avvicinato e l’ho salutato con un ciao, lui mi ha risposto con un sorriso, come per dire: “Ci sono… non ti preoccupare” Ormai tra me e lui c’era une specie di sfida. Martina non sta alla mia facoltà, però alla mia facoltà c’era una ragazza che mi piaceva molto, Anna, quando vedevo quel ragazzo avvicinarsi mi stringevo a lei quasi istintivamente e lei mi diceva: “Ma che fai!” dopo un paio di settimane più o meno così e dopo qualche dissapore con Martina per motivi stupidissimi, ho deciso di parlare con quel ragazzo e di dirgli di lasciarmi in pace. Un giorno alla fine delle lezioni lo fermo perché volevo arrivare a una specie di regolamento di conti, gli chiedo di parlare, ce ne andiamo ai giardini pubblici, data l’ora c’era poca gente. Gli dico che mi deve lasciare in pace e lui mi guarda e mi dice: “Ma che ti ho fatto?” Io non so che dire… gli dico: “Non mi devi sfottere! Hai capito?” Mi dice: “Non lo farei mai…” Gli dico: “E il discorso che mi hai fatto quel giorno?” Mi risponde: “Quello è vero sei un bel ragazzo…”. Gli chiedo. “Sei gay?” Mi risponde: “Sì” Ribatto: “Io no! E non me ne frega niente! C’ho pure una ragazza e ci sto benissimo!” Lui mi fa: “E allora dov’è il problema?” Mentre parlava io lo osservavo. Non era un tipo appariscente ma era dolce… mi veniva voglia di toccarlo, aveva mani molto belle… e un sorriso incredibile. Gli faccio un sorriso e gli dico: “Pensi che un gay e un etero possano essere amici?” Mi risponde di sì con la testa e sorride. Abbiamo parlato un po’ poi ci siamo scambiati i numeri di cellulare e ci siamo salutati. Ero contento di come erano andate le cose. Quel ragazzo mi piaceva. Mi dicevo: “Ma è proprio un bel ragazzo…” e subito dopo pensavo: “Ma che cavolo vado a pensare…”. La sera mi sono proposto di raccontare tutto a Martina perché altrimenti mi sembrava di tradire la sua fiducia. L’ho fatto e lei mi ha risposto: “Che hai fatto tu!” Le ho detto: “Ma guarda che non ci sono mica andato a letto…” lei mi ha guardato con un senso di repulsione e mi ha detto: “Ma non sarai mica finocchio pure tu?” Io allora mi sentivo etero al 100%, l’ho abbracciata, ecc. ecc. ma l’ho fatto solo per dimostrare che non ero gay, alla fine si è sciolta ed è stata contenta: per me quella è stata la prima volta che ho fatto l’amore perché dovevo farlo… ma lei non se n’è accorta. L’indomani vedo Marco all’università, mi accompagna in macchina, gli racconto che la sera prima ho fatto l’amore con la mia ragazza e che è stato bellissimo, lui mi guarda e mi fa: “Ti invidio… a me non è mai capitato niente di simile…” Io gliel’ho chiesto e lui mi ha parlato di sé. Esperienze sessuali nessuna! Dice che con me ci ha provato proprio perché io lo ispiravo molto, dice che non l’ho affatto deluso e che già avere un amico vero è bellissimo, anche se è etero perché forse certi etero ti capiscono più dei gay. Il discorso mi colpisce molto e decido sul momento di dirgli la verità. Gli dico: “Quello che ti ho detto non è vero… ieri ho fatto l’amore con la mai ragazza ma l’ho fatto per forza, per dimostrarle che non sono gay, perché le ho detto di te e lei mi ha rinfacciato che se voglio essere tuo amico sono gay anch’io…” Parlare con Marco è stato rassicurante perché tendeva a dire che io potevo essere solo etero, però io avevo parecchi dubbi per la testa e poi Marco mi piaceva fisicamente, così, solo a livello estetico. Ci salutiamo. La sera dovevo vedere Martina, la chiamo e le dico che non sto bene, resta perplessa e mi dice: “Ma non è per la storia di quel ragazzo?” Le dico di no. Dentro di me sapevo che non era vero. L’indomani rivedo Marco che mi riaccompagna a casa in macchina. Quando siamo dalle parti mie si ferma e cominciamo a parlare. Io mi eccito, era la prima volta che mi capitava di avere l’erezione per il solo fatto di stare in macchina vicino a Marco. Ero imbarazzatissimo, mi sono fatto schermo con l’impermeabile e sono sceso… Lui non si è accorto di nulla. Io mi sono detto: “Cavolo! allora è vero! … Però io non lo amo, io di lui non so quasi nulla, questa è solo attrazione gay senza amore e poi io non voglio essere gay, non ha senso che io possa essere gay, mica posso dipendere psicologicamente da Marco…” Ma mentre facevo tutto questo ragionamento, ce lo avevo sempre davanti agli occhi e non solo l’erezione non mi passava… insomma mi masturbo pensando a Marco, poi penso che ne dovrei essere preoccupato, angosciato… e invece no! Neanche per sogno! Mi resta solo in mente che è stato bellissimo e che lui con me ci starebbe e che lui stupidaggini sulla mia vita etero precedente non me ne aveva mai dette. L’indomani vedo Marco e gli racconto come sono andate le cose, mi aspetto una risposta entusiastica e invece lui è molto prudente, si vede che è contento ma mi dice una cosa che non mi sarei mai aspettato: “Luca, ti voglio bene, ma non è un gioco, tu a me non devi dimostrare niente, io ti voglio bene anche se sei etero, ti voglio bene come persona perché mi hai trattato con rispetto e perché gay o etero mi sono innamorato di te, ma tu non devi sbagliare strada, devi fare sempre e solo quello che ti senti spontaneamente di fare…” L’unico gesto che ha fatto è stato prendermi la mano e stringerla fortissimo tra le sue.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=53&start=0

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