DEFINIZIONE PERSONALE DI SE’ NELLA COPPIA GAY

Questa è una citazione da “Camere Separate” di Pier Vittorio Tondelli che è uno dei miei scrittori preferiti indipendentemente del fatto che fosse uno scrittore dichiaratamente gay (lo leggevo già quando avevo 15 anni e non ci pensavo assolutamente che un giorno mi sarei innamorato di un ragazzo):
“ … si ritrova vedovo di un compagno che è come non avesse mai avuto; e a proposito del quale, non esiste nemmeno una parola, in nessun vocabolario umano, che possa definire chi per lui è stato non un marito, non una moglie, non un amante, non solamente un compagno ma la parte essenziale di un nuovo comune destino.”
Ora vorrei che queste parole fossero di spunto per aprire un dialogo per me molto importante su questo: come mi definisco io all’interno della mia coppia sia che la stia vivendo, la stia iniziando o solo immaginando? Mi spiego, questa non è a mio vedere una banale considerazione sul significato di una parola ma è il modo in cui ognuno di noi offre una definizione di se all’altro, al mondo e anche a se stesso. Per uno che vuol costruire una vita di coppia questo non è un fatto da poco, perché ci spinge in qualche misura ad uno sforzo serio di riflessione su quelle che sono le nostre aspettative ed i nostri desideri mettendoli a confronto non solo con l’altra metà della coppia ma anche e soprattutto con il nostro background culturale affettivo e con l’immagine che la società offre di una relazione gay. Alla fine una parola è una parola ma per ognuno di noi può assumere significati e sfumature lievemente differenti. Io per dire fino a qualche anno fa nel riferirmi a Davide lo facevo sempre nei termini di “mio ragazzo”, ora da qualche tempo questa parola non mi riesce più a convincere molto. Ormai ho 30 anni e sono tanti anni che stiamo insieme. Ora per parlare di lui alle persone che conosco dico sempre “il mio Davide”, per quelle che di lui non sanno ancora niente mi viene spontaneo usare la parola “il mio amico”, ma nel mio dirlo c’è una inclinazione particolare dell’espressione per cui nessuno mai fraintende il significato di amico. Amico per me al momento vuol dire amore disinteressato, dedizione, tenerezza e tanto altro al di là di una valenza sessuale che soprattutto con le persone che non conosco bene sento che appartiene solo a me e non sono fatti loro. Davide invece mi chiama semplicemente “Fede” diminutivo a cui lui attribuisce anche la valenza propria della parola perché nella sua storia personale gli ho riportato la fede, improvvisa e miracolosa, nella sincerità dei sentimenti di una persona. Ma a volte mi chiama anche “il suo compagno …” e quei puntini stanno a significare la pausa un po’ strascicata che dà alla parola per sottintendere “di vita”.
Ora mi piacerebbe molto sentire le vostre di “definizioni” e magari un commento a fianco sul significato che date alle parole. Per me e certo per voi pure sarebbe certo una buona base di partenza per imparare a dialogare comprendendoci meglio.
Federico
[Potere aggiungere i vostri commenti direttamente sul blog oppure nella specifica discussione di
Progetto Gay Forum]
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