CIAO GUIDOTTO

Ciao Guidotto,
comincio col dirti che leggere un tuo commento (e che commento!) mi riempie di gioia e spero francamente che la tua presenza su questo blog possa divenire abituale, nel senso che confrontarsi con te è decisamente stimolante e il dialogo è di livello molto alto, ma non ti nascondo che ci sono delle cose che mi stupiscono non poco.
Se per un lato vedo me stesso profondamente laico (non nel senso riduttivo che la Chiesa dà a questo termine) nel senso che non riesco a pensare sulla base di categorie tipiche del pensiero religioso, vedo invece in te, da quello che scrivi, più che altro un eretico, cioè un Cristiano che, pur restando profondamente legato alla categorie del pensiero religioso, intende in sostanza creare un’altra (l’ennesima) forma di Cristianesimo. Un Cristianesimo in cui comunque il bisogno di Scrittura e di Autorità resta dominante.
Individui in Agostino una delle autorità fondanti della tua forma di Cristianesimo, ma Agostino (non uso dare patenti di santità a nessuno), che è stato proclamato Dottore di quella Chiesa gerarchica che tu non accetti, ha detto circa gli omosessuali cose del tutto conformi a quelle del Catechismo della Chiesa Cattolica: “I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di loro stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venire violata” (Agostino, Confessioni, c. III, p. 8).
Agostino non ha mai difeso, nonostante le apparenze, un criterio di liberà di coscienza. Ma bisogna aggiungere, per debito di chiarezza, che Agostino scrive anche cose che lasciano molte perplessità: “Mi ero fatto un amico, che la comunanza dei gusti mi rendeva assai caro. Mio coetaneo, nel fiore dell’adolescenza come me, con me era cresciuto da ragazzo. […] Con me ormai la mente del giovane errava, e il mio cuore non poteva fare a meno di lui” (Confessioni, Libro 4, 6-8). La morte dell’amico purtroppo li separò. “L’angoscia – ricorda Agostino – avviluppò di tenebre il mio cuore. Ogni oggetto su cui posavo lo sguardo era morte. Era per me un tormento la mia patria, la casa paterna un’infelicità straordinaria. Tutte le cose che avevo avuto in comune con lui, la sua assenza aveva trasformate in uno strazio immane. I miei occhi se lo aspettavano dovunque senza incontrarlo, odiavo il mondo intero perché non lo possedeva e non poteva più dirmi: “Ecco, verrà”, come durante le sue assenze da vivo. Io stesso ero divenuto, per me un grande enigma. Chiedevo alla mia anima perché fosse triste e perché mi conturbasse tanto, ma non sapeva darmi alcuna risposta” (Le Confessioni, Libro 4, 10). Enigma?
Ancora, il giovane Agostino racconta: “Giunsi a Cartagine, e dovunque intorno a me rombava la voragine degli amori peccaminosi […] inquinavo la polla dell’amicizia con le immondizie della concupiscenza, ne offuscavo il chiarore con il Tartaro della libidine”. (Confessioni. 3, 1).
Ma su questo Agostino, che i gay potrebbero apprezzare, finisce per prevalere il messaggio di Paolo, Rm 1,26-27: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni verso gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento».
Le interpretazioni decontestualizzate di Agostino in chiave moderna mi lasciano molto perplesso.
Diverso è il discorso se ci riferiamo ai Vangeli la cui saggezza umana consiste nel parlare per parabole, senza contaminazioni di filosofie varie e senza preoccupazioni di coerenza dogmatica. L’intelligenza dei Vangeli consiste nel “non dire mai troppo”, ciò che è invece, in termini laici, il peccato di fondo della Chiesa di tutte le epoche, che vuole comunque salvare l’idea di Cristianesimo come sistema onnicomprensivo ed esaustivo del mondo.
Caro Guidotto, tu tendi a riformare una istituzione millenaria che ha avuto miriadi di riformatori in più o meno buona fede, ma rivendichi comunque una appartenenza “ribelle” a quella tradizione, anche se, parzialmente almeno, ne sei fuori. La sottolineatura che il sesso viene troppo spesso sopravvalutato, in particolare da noi gay, sa di derivazione larvatamente ecclesiastica.
Distingui tra la Chiesa storica (mutevole e perdonabile perché mondana) e la Scrittuta, scritta con la S maiuscola, ma anche della sacra scrittura hai un’idea molto personale, perché è proprio la sacra scrittura che ha dato alla sessualità una coloritura incredibile. Riposto qui di seguito alcune concezioni di Mosè in materia di sesso.
[Mosè disse] non mangerai la lepre [cfr. Lv 11,5]. Perché? Per non diventare, egli disse, un molestatore di ragazzi, e per non essere trasformato in questa. Infatti alla lepre cresce ogni anno una nuova apertura anale, cosicché quanti anni essa ha vissuto, tanti buchi anali possiede.
Neppure mangerai la iena, egli disse, per non diventare un adultero o un seduttore, né per diventare come loro. Perché? Perché questo animale cambia il sesso ogni anno e un anno è maschio e l’altro è femmina.
Ed egli giustamente disprezzava anche la donnola [cfr. Lv 11,29]. Non diventerai, egli disse, come questa che noi sentiamo commettere atti impuri con la bocca, né ti congiungerai con quelle donne che hanno commesso atti illeciti con la bocca impura. Infatti, quest’animale concepisce attraverso la bocca.
Queste cose sono sacra scrittura, sono considerate parola di Dio! Non so se abbia realmente senso creare un Cristianesimo individuale o se sia l’ennesimo disperato, anche se rispettabile, tentativo di salvare comunque la parola Cristianesimo.
Certo è che, anche con tutti gli adattamenti e le rivisitazioni del caso, per un gay, sentirsi Cristiano è comunque problematico.
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