GAY TRA MORALE VERA E TERAPIE RIPARATIVE

Ho appena terminato la lettura di in reportage giornalistico molto documentato concernente le “terapie riparative della omosessualità” ossia le terapie che i gruppi cattolici consigliano per risolvere il problema della omosessualità (link al testo) tutto sotto la supervisione di un professore di psicologia della Pontificia Università Gregoriana. Già in altra occasione ho avuto modo di accennare alla gaia scienza di sedicenti scienziati, ma qui la cosa è più seria perché dietro queste cose c’è l’avallo della Chiesa e non si tratta quindi del solito guru isolato. In queste cose sono coinvolti uomini di Chiesa. Sono personalmente convinto che il messaggio cristiano sia una cosa serissima, o meglio una cosa che, se presa seriamente, è una cosa serissima, e ho conosciuto uomini di Chiesa che hanno veramente speso la vita per il prossimo. Mi chiedo come sia possibile che le cose che sono descritte nell’articolo ottengano l’avallo della Chiesa. Come sia possibile che un ragazzo di 15/16 anni debba subire per volontà dei genitori una farneticante terapia “riparativa dell’omosessualità” queste cose non sono solo immorali ma sono al limite del codice penale. Anche su questo blog (e ho conservato tutti i dati relativi) qualcuno ha pensato di inserire falsi commenti che riportavano link a siti per la terapia riparativa dell’omosessualità vedi il post Gay come valore .
Tanto premesso, senza prendere in considerazione i contenuti specifici dell’articolo, che evidenziano lo squallore di certi ambienti vorrei sviluppare qui poche riflessioni sull’idea stessa di moralità. Per alcuni, che si ispirano a principi di carattere religioso, la moralità corrisponde al conformarsi ad un insieme di norme alle quali si pretende di dare un valore assoluto, addirittura rivelato, e in questo senso la pronuncia di tipo dogmatico sui contenuti della morale bolla come relativismo qualunque idea di evoluzione della morale. Per altri la morale non è una questione di carattere para-giuridico, non è una forma nobilitata di codice penale che definisce autoritativamente che cosa siano il bene e il male, ma è un principio in base al quale è morale tutto ciò che diminuisce il livello di sofferenza del nostro prossimo ed è immorale tutto ciò che quella sofferenza invece incrementa. Un principio del genere è di sua natura relativistico e non prevede che esistano cose oggettivamente buone e cose oggettivamente sbagliate, secondo questo punto di vista bene e male non si giudicano a priori ma solo a posteriori sulla base di quello che provocano (non può l’albero buono fare frutti cattivi né l’albero cattivo fare frutti buoni). Ora, ciascuno di noi ha una coscienza e, come ho spesso ripetuto, ci sono persone che hanno bisogno di ricevere la loro patente di moralità dall’esterno a partire da una più o meno realistica adesione a codici di comportamento recepiti sulla base di un principio di autorità, abdicando in sostanza alla loro libertà di coscienza in nome dell’obbedienza, e ci sono persone che considerano impensabile accettare norme esterne in contrasto con la loro coscienza. Queste persone possono faticare molto nel trovare i principi della loro moralità e nell’affrancarsi dalla morale esterna, che è sempre la soluzione apparentemente più facile da accettare.
Un blog come questo, visto nella prospettiva di chi valuta l’omosessualità in modo pregiudiziale come moralmente “intrinsecamente disordinata”, non può che essere considerato moralmente riprovevole, non tanto perché parla anche di sesso, quanto perché tenta di sottolineare l’idea di “omosessualità come valore”, tende cioè a sottolineare che l’omosessualità per se stessa, come ogni forma d’amore, può essere vissuta con una moralità profonda, con un totale rispetto dell’altro e in modo da promuovere sempre e comunque il bene dell’altro.
L’affermazione: gay = immoralità, non solo è profondamente falsa ma spessissimo non viene neppure dall’ignoranza, che potrebbe in parte giustificarla, ma da una forma radicale di ipocrisia. Chi legge questo blog, se ha un minimo di coscienza e di onestà mentale, non potrà mai vedere i gay come portatori di una tendenza morale “intrinsecamente disordinata”. Io sono un gay, parlo con ragazzi gay dieci ore al giorno e mi chiedo: ma come possono le persone che conoscono questi ragazzi avere ancora dei pregiudizi circa la moralità dei gay? Tra i ragazzi gay che conosco, che non sono certo pochissimi, ho visto atti di generosità incredibili, fino al sacrificio di sé e delle proprie aspirazioni in funzione del bene dell’altro. Io voglio rivendicare, per puro spirito di verità, la serietà, la dignità e il valore morale di un sito come questo, che offre a me e ai ragazzi una possibilità di confronto e di incontro, che allevia il senso della solitudine e della privazione affettiva che purtroppo ancora oggi caratterizza la vita di tanti ragazzi gay, che favorisce la serenità delle persone e le aiuta a stare bene con sé e con gli altri. Non lo dico per pura presunzione: lo vedo ogni girono, lo vedo dall’affetto che ricevo. Non ho la verità in tasca e attraverso questo blog e le chat con i ragazzi ho cambiato parere più volte e su cose sostanziali. Non sono uno psicologo, non ho alcuna pretesa di cambiare le tendenze di nessuno, cose del genere mi sembrano patologiche. Non ho secondi fini di nessun genere e meno che mai di natura economica, non ho fondato associazioni professionali, non ho pretese di essere uno scienziato, tutte queste cose sono mille miglia lontane da me. Io sono un Gay, lo scrivo con la lettera maiuscola e mi sento felice di esserlo. Se c’è qualcosa di buono da fare per i ragazzi gay, io sento il dovere di farla, a qualunque costo. L’essere gay è la fonte della mia moralità e quando parlo con i ragazzi e li ritrovo esattamente come me, con gli stessi sogni, con le stesse ansie, con la stessa volontà di vivere il loro essere gay in modo alto, dignitoso, morale, allora mi confermo nella mia già radicatissima convinzione che essere gay è un valore.
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